
Altra interruzione nella cerimonia di premiazione dei
Malpertugini D'Horror(©) per segnalarvi un post che ritengo sia molto importante per il coraggio che mostra nel criticare la scena delle e-zine e portali di genere (nello specifico, horror e fantasy) facendo nomi e cognomi.
Non che io mi sia mai fatto problemi a fare nomi e cognomi, ma vedere che anche altre persone, ben più lette e influenti del sottoscritto, hanno in mente più o meno gli stessi colpevoli, beh, fa sentire meno soli e meno donchisciotteschi.
Quando, qualche tempo fa, pubblicai l'
invito a "mollare" i portali avevo in mente, oltre alle motivazioni palesate nell'articolo, anche quelle espresse da
Loredana Lipperini negli estratti che vi andrò ora a proporre.
Chi mi conosce sa bene come non abbia mai mandato a dire nulla e come non condivida alcuni aspetti del modo di bloggare della Lipperini: ha una gestione dei commenti che a me non piace (questo non significa che sia più o meno valida, più o meno sensata), pone eccessiva importanza e peso su certa scena editoriale italiana che a me non dice molto e infine, per quanto riguarda l'horror, continua a citare solo alcuni autori arcinoti (King, Barker, Lansdale, Gaiman) a dispetto di una scena anglosassone e mondiale che ne contiene infiniti altri, importantissimi.
Più che importantissimi: imprescindibili per una corretta e completa visione dell'horror contemporaneo.
Dove invece la Lipperini brilla molto, a parer mio, è per quanto concerne ruolo e condizione della donna. Tutta la sua produzione in questo campo è significativa e
un suo recente articolo mi ha interessato molto.
La "saccheggerò" a dovere nel 2010, quando tenterò di scrivere il saggio sul cambiamento di ruolo e corpo della donna negli ultimi 30 anni di cinema horror.
Questo per mettere i puntini sulle i, ma ora torniamo a bomba sull'argomento che riguarda questo intervento. Nel suo post del 16 dicembre,
Orrore e Horror, Lipperini scrive, fra le altre cose (i grassetti, qui e in altre citazioni, sono miei):
"Perché quello che sostenevo su Facebook (non so se il profilo sia visibile a tutti, quindi riassumo) è che anche in un settore apparentemente di nicchia come quello della narrativa di genere il problema non sono le iniziative estemporanee di un editore o di uno scrittore, bensì l’informazione.
E la medesima, ovvero le e-zine che si occupano di horror e fantasy, sono di qualità decisamente bassa e approssimativa, con rare eccezioni.
Parlo delle e-zine più lette, per intenderci, o del settore horror e fantasy di siti decisamente molto visitati come Booksblog. E qui mi riaggancio a quanto proprio Russo e Zambardino sostengono in Eretici digitali.
Ovvero, l’importanza della professionalità: non dell’appartenenza a una casta, intendiamoci, ma della riflessione su quello che si scrive, della consapevolezza di quel che si recensisce o si pubblicizza (la confusione fra horror e rosa adolescenziale si deve a molti di questi siti) e del fatto che non si stanno riportando le proprie impressioni su un blog personale, ma che si sta facendo informazione su un determinato argomento: sia pure un libro di genere."
A domanda diretta di un lettore:
"sono sinceramente curioso di conoscere i nomi di queste ezine di bassa qualità"

Lipperini risponde:
"La parte fantasy e horror di Booksblog, Horror Magazine e Fantasy Magazine: l’ho scritto anche nel saggio per Gargoyle disponibile in rete, dunque non è un mistero."
Incuriosito da questa risposta (che condivido nella maniera più assoluta) sono andato a cercare questo saggio di cui, mea culpa, non conoscevo l'esistenza. Si tratta di
Bruciare le stoppie nel quale, oltre ai nomi già precedentemente fatti, vengono aggiunti anche quelli di Horror.it, il Cancello e Scheletri.
Vi riporto alcuni estratti anche da questo saggio che sostanzialmente trovo di nuovo condivisibile, anche se in misura minore (io per esempio aggiungerei anche Carmilla all'elenco delle ezine di bassa qualità, ma posso capire i motivi dell'esclusione). Trovo preziose alcune considerazioni su certa narrativa romance che vanno a integrare quanto ho osservato in
Twilight: e vissero schiave e contente, ma non le cito qui vuoi per motivi di spazio vuoi perché non riguardano strettamente il discorso che stiamo andando a fare:
“Il problema, però, è che l’Italia è il paese dove, dopo l’America, la saga di Twilight ha avuto più successo.
Il problema è che l’horror italiano è assai lontano dall’aver conquistato le posizioni americane.
Il problema è che molti difensori italiani del genere sono i responsabili diretti della sua deriva verso il romance.
(...)
Molti autori italiani – e non pochi lettori dei medesimi – pensano che la via all’horror sia semplicemente quella di fornire bocconcini di sangue a chi li chiede.
(...)
Con pochissime eccezioni, che si contano sulle dita di due mani, la narrativa italiana horror sembra preoccuparsi poco delle emozioni e moltissimo dei vecchi ingredienti: il coperchio di una tomba che si solleva nella notte, lo scricchiolio di porte, del sangue e, per condimento, tette quanto basta.
Fate, prego, un giro per siti amatoriali, fanzine, gruppi di discussione dedicati all’horror. Troverete che, a fronte di una potenzialità notevolissima,la narrativa italiana di genere rischia di restare saldamente nelle mani di una nicchia.
(...)
In tema vampirico, non si difende Polidori, non Stoker, non King, non Lindqvist. Ma Anne Rice e Laurell K. Hamilton, creatrice della saga di Anita Blake.
(...)
L’horror italiano, oggi, è – salvo la decina di eccezioni di cui si parlava – quello di un piccolo gruppo che si trincera dietro l’incomprensione altrui, e che vivacchia senza guardarsi attorno.
Nessuno di questi romanzi viene citato nelle webzine di settore: Horror magazine (che invece dedica ampio spazio alla Meyer), Horror.it, il Cancello, Scheletri.
Il punto è qui.
A fronte del disinteresse dei media tradizionali per la letteratura di genere, la rete dovrebbe essere il luogo dell’approfondimento e dell’ampio respiro: lo è nei singoli blog, o su aNobii.
(...)
Nelle webzine (eccezion fatta per Carmilla) manca la consapevolezza di cosa sia stata e sia la grande letteratura gotica italiana ed europea: l’horror è caricatura, b-movie, schizzi di sangue. Roba da nerd malintesi e, va da sé, incompresi.”
Parole condivisibilissime, tutta la vita.
A me paiono idee importanti che riverberano una grande voglia (diffusa ovunque, in ambiti così diversi come Malpertuis o Lipperatura) di rinnovamento della critica e della scena elettronica di genere e fanno sperare in qualche tipo di cambiamento futuro.
Ovviamente ognuno (me compreso) avrà da fare dei distinguo, avrà da dire “quel sito sì, quello no”, ma sostanzialmente i distinguo finiranno appunto con l’annullarsi e i nomi rimarranno lì sulla lavagna.

E oltre a segnalare il mio massimo rispetto e plauso a Lipperini mi sembra doveroso estenderlo anche alla Gargoyle Books, che ha avuto il coraggio di approvare e stampare in una sua pubblicazione, quindi di fare a tutti gli effetti suo, un ragionamento e un
j'accuse come quello dell'autrice che indica precisi colpevoli e propone eventuali vie di ricambio e miglioramento.
Coraggio ancora più grande visto come e quanto la Gargoyle Books è stata trattata con i guanti dai suddetti portali che, a quanto io ricordi, in pratica non hanno quasi mai avuto occasione di criticare negativamente qualche suo testo, come se il solo fatto di essere uno dei pochi editori a pubblicare horror in Italia li rendesse automaticamente degli intoccabili, mentre da queste parti (mi pare pratica sana), quando ancora mi occupavo di pubblicazioni italiane, ebbi modo di parlare molto, molto bene di alcuni suoi testi e molto, molto male di altri.
Quindi un sentito ringraziamento a Lipperini e Gargoyle Books per l'onestà, per le proposte di riflessione e per gli spunti, ci voleva proprio!