OFFSPRING USA, 2009, colore, 100 minuti
Regia: Adrew van den Houten
Soggetto/Sceneggiatura: Jack Ketchum
Produzione: Modern Offspring, Modernciné
In una contea rurale del Maine si aggira, da moltissimo tempo, una feroce banda di assassini composta prevalentemente da bambini molto piccoli, totalmente selvatici, che si spostano continuamente lungo la costa e fino al Canada, depredando case isolate e occasionali campeggiatori.
I piccoli, capeggiati da una violenta e sadica coppia di maniaci trogloditi, sono i diretti discendenti di un clan di cannibali che si è lentamente isolato dalla società e, grazie alla particolare conformazione del territorio e alla scarsa comunicazione fra le varie forze di polizia, è sempre riuscito a eludere la cattura.
Quando questi selvaggi assedieranno una casa isolata dove risiede una coppia con bambino piccolo, raggiunta poco tempo prima dalla sorella di lei con tanto di figlio al seguito e marito alcolizzato sulle sue tracce, gli eventi precipiteranno lungo un’inevitabile spirale di follia e violenza…
Con Offspring ammontano così a quattro i romanzi di Jack Ketchum che vengono adattati al grande schermo, a riconferma del potere dirompente della sua scrittura che viene finalmente scoperto anche in Italia con la sempre attenta Gargoyle Books che ha dato alle stampe La ragazza della porta accanto e Mondolibri che pubblica Red.
Essendomi occupato in tempi non sospetti e in largo anticipo di Jack Ketchum potrete ben capire come ogni nuova pellicola tratta da qualche sua opera attiri l’interesse di Malpertuis ed eccomi così reduce dalla visione di un Offspring che, a conti fatti, per ora è il lungometraggio più debole del gruppo (Red, The Lost e The Girl Next Door gli altri tre) ma che riesce comunque a interessare e intrattenere grazie in larga misura al materiale cartaceo di partenza.
E detto materiale è una bomba nucleare: una banda di selvaggi cannibali, molti dei quali persino incapaci di parlare una lingua strutturata, quasi tutti bambini, capitanati da una coppia di adulti. Vivono spostandosi di continuo, sessualmente promiscui e incestuosi. Dediti a pratiche di tortura, hanno costruito nel tempo una protolingua, partendo dai progenitori che vanno ricercati in un romanzo precedente a Offspring, ovvero quell’Off Season che tanti guai aveva procurato a Ketchum in occasione della prima pubblicazione, nel 1980.
Entrambi i romanzi, come molti fra quelli di Ketchum, sono stati per il sottoscritto un tour de force considerevole: questo grande scrittore ha una capacità unica di mettere in scena atti di violenza inaudita e di estrema morbosità senza mai scadere nel pornografico o nel puro display grafico, nell'exploitation.
Vi è sempre, in Ketchum, una grandissima umanità, una empatia profonda, totale con le vittime, empatia che contagia il lettore, anche quello meno disposto al coinvolgimento emotivo e questo è l’aspetto che più di tutti manca in una pellicola in grado di assicurare una forte altalena di sensazioni ma incapace di giocare al livello più profondo.
Poco male: Andrew van den Houten, probabilmente mosso dal suo ruolo di produttore nel precedente The Girl Next Door decide di passare alla regia e lo fa con buon piglio, azzecca larga parte del cast, mette in scena un discreto circo degli orrori (in particolare nelle lunghe scene dentro la cava) e non lesina sangue e trippa.
Ma, e sarebbe stato difficile far di meglio, inciampa sulla rappresentazione grafica, sul costume e trucco dei singoli selvaggi che, così adornati e vestiti, ricordano troppo da vicino gli Antenati e provocano alcuni involontari cali di tensione che inceppano a tratti l'intera pellicola.
Paradossalmente il momento realmente memorabile dal punto di vista della gestione della tensione è quello iniziale, con la donna ubriaca che torna a casa per trovarla invasa dai piccoli selvaggi che...
Partire con un momento così buono significa settare standard e aspettative medio alti che, purtroppo, non sempre verranno soddisfatti lungo il tragitto.
Buone scelte di cast nel quale brillano da un lato Art Hindle nella parte dell’ufficiale in pensione che in passato si era già confrontato con queste mostruosità e, dall’altro lato, una scatenata Pollyanna McIntosh nella parte di Mamma Cannibale, ferale e violenta come poche altre donne viste sullo schermo negli ultimi anni.
Van den Houten ha buon gioco a far risaltare alcune splendide location costiere ma deve ancora costruirsi come regista, in particolar modo nella gestione degli attori e degli elementi di contorno quali scenografia, costumi e così via.
Se riuscirete a non pensare (ma sarà impossibile) agli orribili costumi e parrucche riuscirete a godervi meglio un cannibal movie che merita comunque una visione, a maggior ragione se siete amanti dell'autore in questione ma, qui ancora di più che in molti altri casi, vale il consiglio di preferire il romanzo al film.
COLLEGAMENTI:
The Girl Next Door
Red
The Lost
FILMATO:





















