lunedì 31 gennaio 2011

127 ore (2010)

127 ore
2010, USA/UK, colore, 94 minuti
Regia: Danny Boyle
Soggetto/Sceneggiatura: Danny Boyle e Simon Beaufoy da un libro di Aron Ralston
Produzione: Cloud Eight, Film4 e varie


Aaron Ralston è un giovane climber un po' narciso ed egoista, convinto della sua onnipotenza a tal punto da non avvisare nessuno quando decide di passare un week end a esplorare il Blue John Canyon nello Utah.


Dopo aver incontrato due ragazze che stanno facendo trekking da quelle parti, Aaron si avventura nel canyon e finisce intrappolato, con la mano incastrata sotto un masso e nessun possibile aiuto in vista.


Lo aspettano le 127 ore più importanti della sua vita, durante le quali, con l'aiuto di una videocamera, riepilogherà e ricorderà amicizie, affetti e amori mentre, costretto a bere urina per idratarsi e sempre più indebolito e confuso, si avvicina per lui il momento di prendere una drastica decisione per evitare la fine ormai certa...

Difficile non fare i fan.
Si ammira un artista e alcune sue opere ci hanno entusiasmato, ovvio quindi che si sia inclini a certa benevolenza, naturale che si alzi il voto di qualche punto.
Se non lo si fa e si cerca di rimanere obbiettivi amando alcuni particolari della sua opera ma confermando perplessità assortite ecco che ci si becca scontati sospetti di bastiancontrarianesimo amatoriale, tanto per farsi notare.
Difficile non fare i fan anche perché è più dura scrivere i propri pareri: se sei groupie hai più o meno un modulo standard di valutazione cui pouoi cambiare di volta in volta qualche dettaglio, altrimenti devi cercare di motivare.

Di solito non mi interessa rimarcare se un film è tratto da una storia vera essendo per me le storie tutte “vere”. Ma in questo caso può forse importare il fatto, visto che Boyle riesce purtroppo a far sembrare ben poco verosimile una storia “vera”.

Intendiamoci, ci troviamo di fronte a una pellicola assai godibile, in particolare a chi come me ama Jackass e certe pubblicità della Nike, ma mancano parecchi elementi per far gridare al capolavoro o anche solo alla pellicola importante.

Nel suo lavoro più oliverstoniano di sempre Danny Boyle conferma una certa vena piaciona e positiva che è spuntata in alcuni suoi lavori recenti e confonde vitalismo, dramma e disperazione barattandoli per qualche spot della Gatorade e altro product placement assortito e di gran classe misto a pnl d'accatto del celapuoifareanchetu che è poi cugina di primo grado del peggior liberalismo predatorio.

Sparisce quindi la anche minima preoccupazione per le sorti di Aaron che sotto i colpi combinati di sceneggiatura e attore protagonista (un James Franco che non riesce ancora a convincere) diventa un istrione, un jokerello in sedicesima che al massimo sembra indispettito di trovarsi in una situazione simile e un po' contrariato di dover risolversi a certe drastiche soluzioni.

James Franco, come detto, ci mette del suo: legge la situazione e se ne approfitta, non ci regala dolore, disperazione e riflessione ma deborda spesso nel gigionesco e nell'istrionico-allucinato, spassandosela un sacco e subodorando uno dei ruoli più importati della sua carriera.

Cosa rimane quindi di una delle vicende personali più terribili di cui abbia letto negli ultimi anni?
La sensazione di un temporaneo intoppo nella vita di un super eroe un po' antipatico e stronzo, una di quelle storie che ammiri per molti aspetti tecnici piacevoli che, per quanto siano risaputi, vengono gestiti con ottima perizia e sicurezza da un Danny Boyle sempre più in palla e in controllo della macchina cinema.

Peccato che questo suo essere in palla lo induca a esagerare nei dribbling e nei tunnel piuttosto che giocare al servizio dei compagni: lui segnerà anche qualche gol in più ma alla fine la sua squadra torna a casa con un pareggio risicato quando avrebbe potuto vincere facile.

È uno spreco che il brillante giocattolino rimanga freddo e patinato laddove avrebbe dovuto essere rovente e sporco, e sotto la bella crosta non troverete un briciolo di riflessione filosofica, di impatto emotivo o di costruzione psicologica, ma comunque avercene di pellicole così: ci sono torte che non hanno nemmeno la crosta buona...

Cinema di oggetti (spesso di marca), di montaggi, di suoni (forse il lato in assoluto migliore di tutto il reparto tecnico) di dissolvenze e inquadrature nel quale persone e anime si perdono dopo i primi minuti e faticherete a trovarli fra i titoli finali.

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Filmato:

sabato 29 gennaio 2011

Without in cerca di fondi

Se state abitando nella malpercasa da qualche tempo allora conoscerete bene, forse fino alla nausea, la mia insofferenza verso certo indie sia musicale che cinematografico, insofferenza che sarebbe assurdo tramutare in dogma, motivo per cui vi segnalo questo Without.

La pellicola narra di una ragazza che accetta di custodire un anziano confinato su sedia a rotelle, in una casa su un'isola priva di campo per il cellulare e di collegamento internet.
Vi è una strana tensione che ondeggia fra la pressione panica esercitata dalla natura e una sottile e ambigua sensualità della ragazza (fra l'altro splendida, buon antidoto a labbrazze, volgarità da vicolo e brasilianità d'accatto varie così ehm, di moda in questi travagliati giorni) che, almeno nel trailer, mi paiono molto efficaci.

Ovvio, il rischio di indienoia è sempre dietro l'angolo ma in questo caso penso che lo correrò molto volentieri.
Mark Jackson, il regista, è in cerca di qualche ultimo fondo per finire di impacchettare il tutto, mi pare giusto segnalare dove poterlo aiutare.

Eccovi il trailer:

WITHOUT from right on red films on Vimeo.

mercoledì 26 gennaio 2011

Full Dark, No Stars (3 di 4) - Fair Extension


Con fatica e in ritardo giungo a parlarvi anche del terzo racconto presente in questa terribile e desolante raccolta di Stephen King e lo faccio ormai solo per chiudere in modo definitivo con un autore che non riesco più a sopportare.
Come detto, siccome King mi ha offerto parecchie splendide ore negli anni passati mi era sembrato giusto concedergli parecchie occasioni nonostante i molti brutti libri degli ultimi 15-20 anni ma con questi ultimi quattro racconti credo di aver saldato ogni debito.
Il tempo che risparmierò a non leggere più racconti e romanzi inutili come questi potrà essere impiegato su altri autori ancora affamati e vogliosi di impegnarsi, che hanno storie e contenuti da raccontare.

Nel caso di Fair Extension vale ancora di più l'avvertimento già dato nelle due precedenti recensioni, quelle riguardanti Big Driver e 1922 (e ne consiglio la lettura prima di questo post): per poter parlare del racconto in questione sarò costretto a rivelare molti dati e avvenimenti quindi chiunque non sopporti gli SPOILER non proceda oltre questo punto.
Consiglio la lettura delle due precedenti recensioni anche perché in quelle sedi raccomando di evitare, in sede di commento, alcuni argomenti quali la traduzione italiana che sono già discussi in altra sede e che non desidero veder comparire, nel bene o nel male, anche da queste parti.

Recensione...
Non è possibile recensire con impegno e serietà un racconto così moscio, stupido e derivativo, di sicuro per me il peggiore dell'intera raccolta, che è tutto dire visto il già mediocre livello dei precedenti.
Penso che in questo caso possa bastare una generale sinossi con qualche dettaglio di più, subito dopo, riguardante il metodo usato da King.

Dave Streeter ha il cancro è non sembra esserci molto da fare: morirà entro poco tempo, lasciando moglie e due figli, un normalissimo lavoro in banca, una casa e il consueto mucchietto di affetti e valori.
Ma una sera, tornando a casa, Dave incontra uno strano omino, George Elvid, che gli propone un affare inconsueto: potrebbe curarlo e allungargli la vita di una ventina d'anni almeno ma Dave dovrebbe “passare” la sfortuna a qualche altra persona. Ah, Dave deve anche pagare un tot ogni anno al buon Elvid che, si sa, i tempi sono quelli che sono e un po' di soldi in più sputaci sopra anche se sei Belzebù.


Dave inizialmente prende sottogamba la questione, credendo che Elvid sia uno dei tanti folli che si incontrano durante la vita, ma quando, durante il “periodo” di prova, il cancro sembra svanire lasciando sconcertati sia lui che il medico, allora si rende conto di avere a che fare con qualcosa di potente e, dopo aver riflettuto un po', individua la persona cui trasmettere la sfortuna.


Si tratta del suo amico Tom Goodhug. Tom si divertiva al liceo mentre Dave si occupava dei suoi compiti, Tom ha fatto fortuna con un ottimo investimento in una discarica, sempre aiutato da Dave, Tom gli ha fregato la ragazza e l'ha poi sposata, Tom ora è ricco, felice, gode di ottima salute e ha tre splendidi figli.


Detto fatto, Dave “passa la suora” a Tom e le cose cambiano d'incanto: la famiglia di Streeter prospera sempre di più mentre a quella di Tom ne accadono di tutti i colori.
Streeter vivrà anni e anni in completa felicità, stando accanto al suo amico e godendone della disgrazia.

Capite?
Faust che incontra George McFly.
Vi sarebbe molto da discutere sulla supponenza e arroganza di un autore che crede sia possibile ancora adesso, nel 2010, scrivere di un patto con il diavolo senza aggiungere NULLA a quanto scritto al riguardo negli ultimi secoli.
Vi sarebbe tanto da dire su uno scrittore che si crede così famoso, meta e ironico da poter chiamare l'ometto-diavoletto “Elvid” e farla poi franca riconoscendo il gioco di parole ed evidenziandolo.
Magari i difensori d'ufficio (ce ne sono sempre e in Italia, vedrete, ne spunteranno a pacchi nei prossimi mesi e anni) potrebbero far notare che George Elvid potrebbe avere qualche legame con The Devil went down to Georgia, no?
Di derapate sugli specchi ne siamo pieni, no?
E che dire della scelta dei cognomi, specie quello dell'amico di Dave?
Ma davvero ancora ci si può sbrodolare così addosso solo perché un tempo si era un discreto, a volte buono scrittore?

Vi sarebbe tanto da dire sulla tecnica narrativa nulla di uno narratore che si rifiuta di far emergere dalla pagina anche solo mezzo personaggio in tutta la vicenda e non fa altro che accumulare fattacci su fattacci come se compilasse un elenco della spesa.

O gli insopportabili e deficitari tentativi di cronogeolocalizzare la vicenda, con riferimenti a quando Winona Ryder viene beccata mentre ruba in un negozio e altre note di questo tipo, veri e propri stopper antilettura, granitici, soldi, i vecchi maglia nr. 5, i Danova e i Brio...
Ci sarebbero tante cose da dire.

Ma Fair Extension, che anche se fosse stato realizzato ai massimi livelli sarebbe un compitino poco stimolante, una wikipediata sul patto infernale con qualche termine invertito e una frase cambiata ogni tanto, diventa terribile, agonico e comico oltre ogni limite quando si passa alla seconda fase, ovvero quel che succede a Tom una volta che, poraccio, gli viene passata la sfiga.

Elencherò ora qui di seguito quel che King, in cambio di una guarigione dal cancro, gli fa accadere nel giro di poche pagine usando appunto una noiosa modalità di sterile elenco dei fatti, senza dinamiche, senza contrasti, senza emozioni (servono personaggi per quelle), senza nulla altro che il divertito ghigno del bambino che spruzza alcol sulle sue formiche per poi accendere il fiammifero.
Dunque... Il patto viene firmato nell'agosto del 2001 (e King non resiste dallo specificare “ less than a month before the fall of the Towers”, nel caso non sappiate far di conto), ok?

Dicembre 2001: Norma, la moglie di Tom, becca il cancro. Chemio

Giugno 2002: Dave becca una promozione, sua figlia entra in una prestigiosa scuola di giornalismo. Norma muore mentre gli Streeter scopano come rinnovati ricci durante una vacanza alle Hawaii.

2003: il figlio degli Streeter inventa, ragazzino, un videogioco che spopola e compra bei regali ai genitori, è già ricco.
Ottobre 2003: Carl, il ventitreenne figlio di Tom, in splendida forma fisica, si becca un infarto, il cervello rimane per troppo tempo senza ossigeno e Carl è ridotto in sedia a rotelle, incontinente, cerebroleso.

2004: il figlio di Dave continua a sfornare giochi, sempre più ricco e la figlia entra come giornalista al Boston Globe.
Invece il ragioniere della ditta di Tom scappa via con due milioni di dollari e la ditta se la vede molto, molto male.
Guardate il bimbo King come spruzza divertito l'alcol sulla formica:

Tom no longer looked thirty-five; he looked sixty. And must have known it, because he stopped dying his hair. Streeter was delighted to see that it hadn’t gone white underneath the artificial color; Goodhugh’s hair was the dull and listless gray of Elvid’s umbrella when he had furled it. The hair-color, Streeter decided, of the old men you see sitting on park benches and feeding the pigeons. Call it Just For Losers.

2005: Jacob, l'altro figlio maschio di Tom, invece di laurearsi torna a casa per lavorare nella morente ditta del padre. Si sposa con una biondina: al matrimonio il fratello di Jacob, "Carl Goodhugh hooted, gurgled, and burbled all the way through it" mentre la sorella di Jacob, Gracie, cade dai gradini della chiesa e si spacca una gamba.
Gli sposini vanno in Belize per il viaggio di nozze, Jacob si ricorda di bere acqua solo da bottiglie chiuse ma si becca lo stesso una violenta gastroenterite per essersi lavato i denti una volta con acqua del rubinetto, rovinandosi l'intera vacanza.

2006: la figlia di Tom, Gracie, quella che si era rotta la gamba al matrimonio, si becca la PIORREA (la fottuta piorrea, non ci si crede) e le cadono tutti i denti.
A fine anno King ci regala altre perle crono-geo:

Charlie Sheen, Tori Spelling, and David Hasselhoff got divorces, but in Derry, David and Janet Streeter celebrated their thirtieth wedding anniversary. There was a party. Toward the end of it, Streeter escorted his wife out back. He had arranged fireworks. Everybody applauded except for Carl Goodhugh. He tried, but kept missing his hands. Finally the former Emerson student gave up on the clapping thing and pointed at the sky, hooting.

2007 e scusate se non traduco, ma sto ridendo di nuovo a leggere questa immane pila di cazzate:

In 2007, Kiefer Sutherland went to jail (not for the first time) on DUI charges, and Gracie Goodhugh Dickerson’s husband was killed in a car crash. A drunk driver veered into his lane while Andy Dickerson was on his way home from work. The good news was that the drunk wasn’t Kiefer Sutherland. The bad news was that Gracie Dickerson was four months pregnant and broke. Her husband had let his life insurance lapse to save on expenses. Gracie moved back in with her father and her brother Carl.

Insomma il marito di Gracie muore in un incidente lasciandola povera e incinta di quattro mesi, lei va a vivere con il padre.

2008, febbraio: il figlio di Gracie nasce morto.
Il sempre elegante King, invece di anche solo provare a showarci qualcosa, ci tella che “Gracie—toothless, husbandless, and unable to smell anything—dropped into a deep depression”.
Maddai.No, davvero, pensavo ballasse e cantasse.
Ah, e anche questa aggiuntina altrimenti magari non capiamo bene il periodo, invece così realizziamo bene: il 2008 è l'anno in cui

A plane carrying two members of the rock band Blink-182 crashed. Bad news, four people died. Good news, the rockers actually survived for a change… although one of them would die not much later.
(…) 2008, what a year! Holy fuck! China hosted the Olympics! Chris Brown and Rihanna became nuzzle-bunnies! Banks collapsed! The stock market tanked!

Sticazzi.
Ah, sempre nel 2008 viene chiusa la discarica di Tom, con possibili procedimenti penali per inquinamento e minacce alla salute pubblica.

2009. Mentre Chris Brown pesta a sangue Rihanna ecco che Jacob, il figlio di Tom che fino a questo punto più o meno se l'era cavata, pesta a sangue e ferisce male sua moglie, che gli aveva trovato cocaina e prove di tradimento nella giacca.
Tom non può pagare buoni avvocati al figlio, Dave lo aiuta giusto per poter parlare con i legali e avere notizie sulla condizione mentale di Jacob, che non è buona.
Più tardi nello stesso anno Carl, l'altro figlio di Tom, soffoca con un pezzo di mela e muore.

Dobbiamo veramente parlarne oltre?
Io già quando Carl si becca l'infarto ho cominciato a ridere pensando "belin, ma che sfiga, ma non sarà troppo? Ma che accanimento", ed eravamo solo al 2003. Dopo è una valanga comica, un vero e proprio page turner per vedere quanta altra merda potrà mai arrivare in faccia a Tom, pare il giochino dello sfigato a scuola che si prende la rivincita meschina con il bullo...
Dobbiamo in qualche modo aggiungere altre annotazioni a un racconto che già da solo si demolisce quanto basta?
Dobbiamo andare a indagare come mai in Italia (ma nel mondo non è che sia una solfa tanto diversa, anche se comunque meno che da noi) una antologia simile è stata accolta con i massimi plausi da parte della critica (non) specializzata?
Abbiamo ancora bisogno di queste favolette (im)morali?
Di questo clown che si crede figo a giocare al contrario e farci vedere che un patto con il Diavolo può andare bene? Pensa davvero di essere originale o divertente?
Importano davvero gli scontati (chiunque abbia letto King potrebbe farli) riferimenti ad avvenimenti passati di Derry?
Abbiamo avuto a cuore anche per un singolo istante la sorte di mezzo personaggio?
C'era bisogno di sta roba dopo Thinner e Cose Preziose?
Abbiamo imparato qualcosa?
Siamo usciti modificati da questa lettura?
Anche solo emozionati per dieci minuti?

Non credo che sia utile, che possa portare a qualcosa il confronto con chi difende opere del genere.
Vedo molti dei difensori bloccati su posizioni tutto sommato arcinote, pronti a sistemi di difesa che evitano la discussione dell'opera per precipitarsi sui soliti campi retorici (se lo disprezzi è perché lo invidi, o perché sei “nemico del genere” o “nemico del popolare” e le solite cose assortite vecchie di decenni) e che non vedono l'ora di divagare.
Al contrario di quanto accade di solito, questa volta viene da domandarsi se quelli che difendono questo libro lo abbiano poi davvero letto.
Un conto è confrontarsi su artisti e opere di un certo rilievo sulle quali si possono discutere gusti e sfumature, un conto è avvilirsi a cercare di far capire quanto e come King abbia dato il peggio in questi tre racconti discussi fino a questo punto.

A lavar la testa all'asino...

Ci sentiamo prossima settimana per parlare dell'ultimo, tedioso e prevedibile, racconto di questa antologia.


Full Dark, No Stars
Stephen King
Scribner, 2010
pag. 384 pagine - $ 14,50
ISBN: 978-1439192566

Mignola porta Sir Edward Grey nel West

In uscita a febbraio una miniserie di cinque albi dedicata a uno dei personaggi del clan Hellboy/B.P.R.D, l'investigatore dell'occulto vittoriano (in più di un senso, visto che ha proprio salvato la Regina Vittoria) Sir Edward Grey.

Grey è come al solito alle prese con la Heliopic Brotherhood of Ra, la versione mignolesca di certa massoneria, inseguendone un membro finirà dritto dritto nel selvaggio west americano, in una città che ospita criminali umani e orrori soprannaturali.

Se Grey è un personaggio fisso del clan di Hellboy, ecco che gli artisti coinvolti sono ormai collaboratori fissi della famiglia estesa di Mike Mignola, che ha, fra i tanti meriti, quello di saper rinunciare a parte del palco e distribuire con acume i vari ruoli.

Lost and Gone Forever, questo il titolo della mini, è scritta da Mignola e John Arcudi, disegnata dall'ottimo John Severin, colorata manco a dirlo da Dave Stewart con copertine di Mignola e Severin.

Cinque albi da 32 pagine a 2,99 $ il tutto dalla cucina di mamma Dark Horse.

martedì 25 gennaio 2011

Una valle di spaventapasseri per Gordon Rollo

Non ho mai apprezzato più di tanto la scrittura standard di Gordon Rollo, ma se mi sono prefisso di fornire una panoramica, per quanto limitatissima, di quanto esce nel campo del perturbante oltre le soffocanti cortine italiche è giusto parlare anche degli autori medi o comunque di autori e opere che non stimolano più di tanto il mio interesse.

Si tratta comunque di un professionista eh, vive di scrittura, mi dicono che è cosa da tenere da conto in tempi come questi.

Uscito a settembre e già esaurito sul sito della casa madre ma rintracciabile altrove, Valley of the Scarecrow sembra essere la solita fiera standard del paranormale: Joshua Miller vende la sua anima al diavolo, la gente del villaggio scopre il tutto e non sembra essere molto d'accordo, tanto da pigliare Miller, crocifiggerlo in una chiesa sconsacrata e lasciarlo lì a marcire.

L'ospitalità di questi contadini....

Purtroppo (non so per chi) Joshua non marcisce: anzi, rinsecchisce e diventa simile a un terribile spaventapasseri. E dopo settant'anni ritorna in vita per cercare vendetta fra i discendenti di chi lo aveva crocefisso.

Brrr.

Per fortuna la Leisure gioca onesto e piazza il tutto a un prezzo risibile (meno di sei dollari), almeno non rischierete molto ad andare a controllare se Rollo riesce a regalarci qualcosa di meglio della poltiglia supernaturural offerta in sinossi...


Valley of the Scarecrow
Gordon Rollo
Leisure Books, 2009
brossurato, 7,99 - 5,59 $
ISBN : 978-08439-6334-2

This film should be confiscated and burnt...

Mentre tutti parlano dell'horror di Kevin Smith (e quindi di Red State potete leggere ovunque fino alla nausea) al Sundance ci sono altri film che stanno facendo discutere e che provengono da menti un tantino più stimolanti del noioso e banalotto regista di Clerks.

In questo caso sto parlando di The Woman di Lucky Mc Kee e Jack Ketchum, due artisti che godono di ottime credenziali e hanno una camera libera tutto l'anno qui nella malpercasa.

The Woman è una sorta di spin off di Offspring, di cui ho già parlato e troviamo nel cast Angela Bettis, Pollyanna McIntosh e Sean Bridgers.
Il soggetto prevede che un avvocato di buon successo si metta in testa di catturare e civilizzare l'ultima sopravvissuta del clan preistorico visto in Offspring, con conseguenze devastanti per tutta la famiglia.

Qui nel video un tizio esce fuori dalla sala indignatissimo e protesta per i contenuti del film, chiedendosi e chiedendo che razza di valori possa offrire all'umanità un'opera del genere.
Torneremo a discutere del film una volta che sarà diffuso, ovvio.

Quel che mi sorprende, a prescindere dal fatto se il filmato sia vero o falso, preparato come pubblicità cheap o effettivo termometro del pubblico, è la sua realizzazione.
Vero o falso, quella conta: se è vero al Sundance la gente è capace di discutere senza urlare, senza offendere le mamme e il fisico e senza minacciare violenza, se è falso si pensa comunque che una verosimile protesta da quella parti avverrebbe con queste modalità.
In Italia ciò sarebbe successo (o lo avrebbero ideato) in ben altra maniera.
Al primo minuto si sarebbe cercato di stabilire chi è il comunista e chi il fascista, al secondo si sarebbero identificate le invidie e i problemi psicologici, al terzo partivano le accuse riguardanti il mestiere di mamma e al quarto il risolutore e definitivo "ti spacco la faccia".

Trovo molto confortante, a parte le posizioni del tizio che sono opposte alle mie e fa sempre bene avere gente che la pensa in modo diverso, trovo confortante il confronto e l'esposizione delle proprie convinzioni. Non sarebbe stato male se il tizio fosse riuscito a reggere l'intera proiezione per poi poter domandare le stesse cose a McKee e Ketchum, se presenti.

Appena The Woman sarà disponibile mi piacerebbe parlarne e cercare di rispondere ai quesiti sollevati dal tipo qui nel filmato.

lunedì 24 gennaio 2011

Skyline (2010)

SKYLINE
2010, USA, colore, 94 minuti
Regia: Colin e Greg Strause
Soggetto/Sceneggiatura: Joshua Cordes e Liam O'Donnell
Produzione: Relativity Media, Hydraulx e varie

Jarrod e la sua ragazza vanno a Los Angeles a trovare l'amico Terry, ora famoso e ricco, che vive in uno splendido attico fra feste e stupende ragazze.
Dopo una prima notte nella quale la tipa di Jarrod gli confida di essere incinta, arrivano cattivissimi alieni che ipnotizzano gli uomini con una potente luce bianca per poi risucchiare i loro cervelli.


I nostri tentano di respingere gli attacchi all'attico, fra fughe e confronti con i mostri alieni, il tutto mentre su Los Angeles infuria una lotta senza quartiere ma anche a volte di quartiere in quartiere fra esercito e invasori.


Ma Jarrod, esposto alla luce, deve combattere una duplice lotta, cercando di salvare i suoi amici ma anche se stesso...

Mi hanno detto che gli alieni non hanno trovato poi molto da risucchiare in questo film.

Mi basta leggere i credits e scorgo la scena del parto di Skyline, anzi, meglio, posso risalire a nove mesi prima quando i fratelli Strause ci stanno dando dentro a far entrare lo spermatozoo Progetto Skyline nel grasso uovo Produzione Vogliosa.

Gli Strause li conoscete tutti, sono questi genietti dell'effetto speciale, talvolta un po' plasticoso ma quasi sempre efficace. Nel loro campo nulla da dire, non mi piace granchè il loro stile ma per certi versi sono bravi assai.
La pensano tutta, immagino che gli sia occorsa almeno una cena, forse anche uno o due ammazzacaffé a seguire.
Visto che siamo così fighi agli effetti, perché non non giriamo un gran bel filmone di invasione spaziale e agli alieni ci pensiamo noi così la gente viene a frotte?
In fondo lo avevano già fatto con Alieni e Predatori, no?

E forse agli Strause passa anche per la testa che gli ultimi esami medici avevano dato risultati preoccupanti, con deficienze genetiche nei cromosomi legati alla Scrittura Decente, ma immagino i testardi Strause: è nostro figlio! Lo vogliamo e anche se nascerà deforme e malato, ok, ci avete avvertito, ma lo terremo uguale.
L'orgoglio poco pratico e tanto arrogante degli ignoranti.

Cosa fanno allora?
Invece di prendere la medicina consigliata (ovvero “assumi uno sceneggiatore con le palle quadre”), preferiscono risparmiare e chiamare un loro amichetto di seconda unità ed effetti insieme a uno dei produttori e gli chiedono: voi, avete mai scritto una sceneggiatura?
E questi due, figurati se non saltano sul carro: no, man, e cosa ci vorrà mai? Mostri, astronavi, un eroe, una bellona, ciè, meglio tre bellone, qualche laser e via!
Sai che roba a scrivere, cioè, se uno scenggiatore volesse fare di punto in bianco l'effettista allora no, chiaro che sarebbe un poverazzo negato, ma al contrario invece si può, è una cavolata!

E così si parte, scenggiatura in resta e già in quel momento, diciamo prima dei tre mesi di gestazione, quando ancora si può far qualcosa di drastico, gli esami urlano: è cerebroleso, vi nascerà un film cerebroleso e con cinque altre gravissime malattie di cui una mortale al cuore, vi scongiuriamo, non fatelo nascere, pensateci.
I due Strause, con al seguito i due amichetti entrano, ovvio, in faase di negazione della realtà e scontro frontale e urlano al medico che i figli so’ piezz’ ‘e coratella e quindi avanti!
Il medico scrolla la testa e, rassegnato, cerca di limitare l'inevitabile disastro: ok, allora se proprio volete averlo, questo figlio, dovete almeno fare delle iniezioni di Attorame Valido, tre volte al giorno, massimo dosaggio.

Ma gli Strause, fra esami ed effettoni, tirano due somme e vedono che più che budget ora si dovrebbe parlare di non avere i soldi nemmeno per un panino.
Quindi annusano nei parcheggi hollywoodiani e chi trovano?
Un gatto, un tigrato di quelli grassocci e pigri, anche simpatici eh, quei gatti che fanno le facce buffe e se gli chiedi di far altro si mettono a ridere, Donald Faison.
Donald Faison nemmeno si cambia, arriva ancora in camice ed è pronto a combattere gli alieni.
Sempre nel parcheggio, accanto al gatto, un po' in disparte, troviamo uno di qugli spinoni un po' tristi e dimessi, di quelli che ti guardano dal basso anche solo per avere il permesso di respirare o andare a farla dietro il cespuglio.
Eric Balfour, che il carisma deve averlo dimenticato in quarta elementare, quando quella smorfiosa gli ha detto che ha una faccia da Stanlio e che farsi crescere una minifiga sotto il mento non ne aumenterà certo le possibilità di successo.
A condire, di supporto, un po' fuori dal parcheggio, i due trovano un vecchio cinghialotto che sta rovistando nella rumenta, David Zayas.
Sempre nello stesso parcheggio (che lenze i fratelloni!) ma un po' più tardi, all'imbrunire, recampano una saccata di lucciole per rischiarare la scena in seguito. Non ci vuole niente, una retina e qualche mazzetta.

Con iniezioni del genere il povero bimbo se la vede bruttissima e infatti, tempo neanche di arrivare al settimo mese, BAM! (ciè, no, meglio plof! Forse anche splosh..) il tapino nasce prematuro, deforme, deficiente e anche bruttino, ohibò.
E poi è di un noioso, sapeste. Sempre a frignare o urlare, anche quando non c'è motivo.
Una lagna totale che, oh, anche se è un povero bimbo tutto sfigato vorresti comuque spaccargli la testa sugli spigoli di un'altalena.
O, però 'sto feto, no, bruttino così, ha comunque tipo un braccio sviluppatissimo rispetto al resto, quello destro degli Effetti Speciali, ma proprio una cosa smisurata.
Così parenti e amici degli Strause, quando arrivano in reparto, inorriditi da tutto il resto, boccheggiando, infastiditi o affascinati dalle lucciole che svolazzano senza freno, riescono almeno a esclamare “Però, va' che bel braccione, va'! E bravi i nostri Strause, sarete contentissimi del vostro bracc... ehm, figlio!”

Quindi se amate le braccia grosse su corpi piccoli dalla testa vuota correte in sala, per tutti gli altri vale il consiglio che viene spesso dato all'interno del film, forse l'unica cosa sensata di questo assurdo cumulo di immondizia: “Non seguite la luce!”


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Filmato:

sabato 22 gennaio 2011

Take Shelter in The Mall: The Tall Man Run to Ground

Take Shelter è la nuova pellicola di Jeff Nichols con un soggetto molto interessante:

Curtis vive in una piccola città insieme a sua moglie, Samantha, e a sua figlia di sei anni, Hannah, che è sorda. L’uomo comincia a fare sogni sempre più strani e orrendi e, temendo per il futuro, inizia a costruire un rifugio sotterraneo.

Curtis teme sempre di più che stia per arrivare una enorme tempesta che distruggerà qualunque cosa e le sue preoccupazioni agitano sia la comunità locale che le persone a lui più vicine.
L’uomo, mentre costruisce il rifugio e sperimenta incubi sempre più atroci, comincia a domandarsi se tutto ciò diventerà realtà presto o se si tratta di una malattia mentale, fino a quando…

Star del film saranno il grande Michael Shannon (Bug), che è l’attore ideale per dar voce e corpo a Curtis, mentre nel ruolo della moglie, Samantha, troveremo Jessica Chastain.


* * *

Run to Ground è una pellicola di Zsombor Dyga con co-produzione a tre fra Ungheria, Regno Unito e Slovacchia.
Si tratta di tre storie collegate con, per sfondo, una decadente città dell'Europa orientale.
Una donna si mette in cerca di un bambino scomparso, un'altra donna sceglie di confrontarsi con lo stalker che minaccia la sua famiglia e un uomo riesce a individuare l'omicida di suo figlio e lo sequestra.
Ecco a seguire un trailer:



* * *

Con un impossibile misto di fiducia e preoccupazione accolgo la notizia che il prossimo titolo di Pascal Laugier ha trovato distribuzione mondiale. Girato in lingua inglese, The Tall Man narra di una infermiera che vive in una piccola cittadina dove scompaiono troppi bambini.
La donna, interpretata da Jessica Biel, si metterà sulle tracce del Tall Man, una creatura di leggenda che, si dice, rapisce bambini per scopi misteriosi.

Circa quindici milioni di budget per un cast che prevede, oltre alla Biel, anche Jodelle Ferland (Eclipse), Stephen McHattie (Pontypool) e William B. Davis (The Messengers).


* * *

Nuovo progetto di Catherine Hardwicke: Red Riding Hood, ovvero una reinterpretazione in chiave più moderna della classica favola di Cappuccetto Rosso che a me pare più Romeo e Giulietta meets Twilight.

Nel film Amanda Seyfried interpreta Valerie, una giovane donna che, pur amando Peter (Shiloh Fernandez) è costretta dalla famiglia a promettersi in sposa al ben più ricco Henry (Max Irons).
Le cose si complicano quando il licantropo che si aggira e perseguita la zona da tempo, non più soddisfatto dai sacrifici di animali che gli abitanti del villaggio gli consegnano ogni mese, decide di cominciare a predare gli umani.

Le morti nel villaggio costringono gli abitanti a chiamare un famoso cacciatore di lupi mannari (Gary Oldman, sigh) che però li avverte: la ferocissima bestia potrebbe essere chiunque di loro.
E Valerie teme proprio che si tratti di…

Emotrailer new romance a seguire:



* * *

Ai primi di giugno Corvus dovrebbe dare alle stampe The Mall, un romanzo di S. L. Grey che parte da premesse ben poco interessanti per poi effettuare qualche svolta che potrebbe meritargli una lettura, sempre che il tutto non venga poi svolto secondo i moderni dettami e precetti urban dull fantasy.

Dan lavora come commesso di libreria in un centro commerciale. Vende i soliti best seller a gente mediamente stupida e odia il suo lavoro.
Rhoda fa la babysitter e si è trascinata il bambino fino al centro commerciale per cercare il suo spaccia e comprare un po' di coca. Quando il bambino si perde fra i negozi la ragazza ha solo due ore per trovarlo e convince Dan ad aiutarla.

I due finiscono nelle viscere dell'enorme struttura e ancora più giù, in un vasto e labirintico complesso sotterraneo. Quando, dopo alcune vicissitudini, ne riemergono e pensano che il peggio sia passato, scopriranno ben presto di essere passati dalla padella alla brace.
Tutti i clienti paiono stranamente siliconati, i commessi sono incatenati ai loro posti di lavoro e il locale McDonald serve carne cruda e sanguinolenta...

Alla prossima settimana, momento dal quale abbandonerò la formula del sabato per spalmare le notizie lungo tutti i giorni.

venerdì 21 gennaio 2011

Heartless (2009)

HEARTLESS
2009, UK, colore, 114 minuti
Regia: Philip Ridley
Soggetto/Sceneggiatura: Philip Ridley
Produzione: Matador Pictures, Isle of Man Film e varie

Jamie è un ragazzo con una voglia a forma di cuore che gli copre metà faccia e ha condizionato da sempre la sua vita.
Vive con la madre, vedova, e lavora con il fratello (che ha moglie e figlio adolescente) nel suo studio di fotografia, ereditato dal padre, una figura che Jamie adora.


Senza ragazza, timidissimo e gentile, Jamie passa le giornate scattando fotografie e rimpiangendo l'infanzia nella quale c'era il padre a guidarlo e consigliarlo.
Gira per Londra, terrorizzato dal caos urbano che sembra dominare sempre di più la città e il dolore per la sua solitudine, unito al terrore generato dalle gang giovanili lo ha ormai convinto da tempo che la vita è orribile e priva di senso.


Ma Jamie scopre che alcuni membri delle gang sono in realtà dei demoni e proprio questi demoni uccidono sua madre. In seguito a questa tragedia Jamie viene però contattato da una strana figura, dai poteri sovrannaturali, che comincia a spiegargli che il caos può avere un suo senso e scopo.
E offre al ragazzo un patto mefistofelico: gli cancellerà la voglia dal viso se solo Jamie...

Un buon cast e una atmosfera efficace sono sufficienti a motivare la visione di un film, in particolare a fronte di uno svolgimento caracollante, svolte prevedibili e un finale (dettato da una filosofia di base) che rasenta l'insopportabile?

Non so voi, ma in questo caso a me basta e avanza. Sopporto l'ennesimo, triste tentativo di razionalizzare e motivare orrore e paure, dimentico le inutili catarsi e conciliazioni, lascio perdere il budget ridotto e un digitale che spesso non convince e mi tengo stretto le atmosfere e tutto quel che si costruisce fino a dieci minuti dalla fine.

Che non è poco, perché l'est di Londra messo in piedi da Ridley e soci, con i suoi esterni simili a zone di guerre o a territori spideriani e i suoi interni tappezzati color entropia, con torme gi ragazzi ostili e demoni dediti a evocazioni violente e caotiche ricorda da vicino il Red Hook di un grande scrittore di qualche decennio fa.

La figura del santone-profeta del Caos, in aggiunta, continua a riverberare lovecraftianerie assortite, così come i demoni rettiloidi incappucciati che bruciano gente a caso e impazzano, ghoul ululanti, fra cimiteri e sobborghi che somigliano a camposanti e ciò fa piacere se si pensa che di solito non appena si nomina HPL i registi chiamano subito, allarmati, gli effettisti speciali chiedendo tentacoli, gente anfibia e squame assortite.

Qua invece abbiamo un curioso ibrido fra, appunto, Lovecraft e Barker, con una mediocre favoletta faustiana che fino a un certo punto ci evita le solite pedanterie sul prezzo troppo pesante da pagare e che quando alla fine lo fa diventa roba così evidente e scontata che confido nella vostra capacità si interrompere la visione e conservare il meglio.

Jim Sturgess ci mette del suo per dar vita al tristo e angstoso Jamie, ma le frecce espressive nella sua faretra attoriale non sono poi tante e ci dobbiamo accontentare di due o tre espressioni di circostanza, volendo anche efficaci ma non straordinarie.
Otteniamo qualcosa di meglio quando a inizio ripresa entra in campo Eddie Marsan che subito falcia tutti a gamba tesa e si schiera in attacco a petto nudo e ghigno scoperto: eccolo, il nostro Nyarlathotep cockney, con tanto di esotica ed enigmatica ancella, pronto a proporre un confuso contratto allo sfigato Faustus di turno, contratto che diventerà presto caotica carta straccia per tutti tranne che per il confuso protagonista.

E Ridley è bravo a evitare le secche della eccessiva serietà, del credersela troppo e si mostra lesto a passare dai pauperointerni della setta, che richiamano mistica orientale e crowleyanesimo by the Thames, al salotto buono di Jamie quando riceve la visita del burocrate demoniaco che, con tanto di portatile in pelle di coccodrillo (!!!) e bastoncino rabdomantico che lo aiuta a trovare armi, allenta la tensione e devia verso il grottesco e l'ironico, tanto per farci respirare un po' prima della ripresa della crisi.

Il “male” paga eccome, arrivano donne e felicità in cambio di qualche sacrificio e una spruzzata di incubi morali, i teen-gangsta-demoni dilagano per una Londra sempre più in rovina e...
Ed è proprio qui che lo scrittore Ridley (il regista Ridley ha meno colpe) cala le caosbrache e cerca di sbrogliare tutti i fili secondo i moderni dettami del finale spiegone, quelli dettati al tempo da Voltaire e Diderot e amati alla follia da allora dal pubblico che necessita di generi, compartimenti, caselle e un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto.

Peccato, avremmo preferito vedere Londra squamizzata e sommersa, messa a ferro, fuoco e zanne e dobbiamo invece accontentarci di cattoliche redenzioni, confuso paternalismo e fotografia berlusconiana con tanto di calza sull'obbiettivo, sogni con luci gioiose e soffuse e riconciliazioni che hanno il sapore del troppo poco, troppo tardi.
Meglio tagliare e dimenticare, quindi, e tornare sul tetto del palazzo aspettando, insieme a Eddie Marsan, che attacchino i Clash e che Londra inizi davvero a bruciare invece che (rim)piantare petunie d'amore in giro per i suoi verdi parchi.

Da vedere, senza sperare nel capolavoro.

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Filmato:

lunedì 17 gennaio 2011

Winter's Bone (2010)

WINTER'S BONE
2010, USA, colore, 100 minuti
Regia: Debra Granik
Soggetto/Sceneggiatura: Debra Granik e Anne Rosellini (da un romanzo di Daniel Woodrell
Produzione: Anonymous Content, Winter's Bone Productions

Missouri, contea di Ozark, nel peggiore white trash della bible belt, fra boschi e povertà, arretratezza e ignoranza.
Ree Dolly è una diciassettenne nei guai e non ha fatto nulla per meritarseli.
Suo padre, un produttore e spacciatore di crack di mezza tacca, in libertà con la condizionale, ha ipotecato la casa e non è comparso in tribunale.


Ancora pochi giorni e la ragazza, che deve accudire un fratellino e sorellina facendo le veci della madre che giace in casa fra il depresso e il catatonico, perderà la casa.


Ma la ragazza teme che il padre sia morto, ucciso da qualche altro clan famigliare rivale cui aveva pestato i piedi, e intende mettersi in cerca del genitore, anche a rischio di contrariare chi vorrebbe che certi segreti rimanessero ben nascosti.

“Ma non hai un uomo che faccia queste cose per te?” chiede qualcuno, a un certo punto della vicenda, esasperato, all'indomita, quieta, durissima e dolcissima Ree.

No, non ce l'ha, come sembra che non ce l'abbiano tutte le donne che compaiono in questo impressionante capolavoro di western entropico e gotico.

Donne che cucinano, che curano, che accudiscono e che picchiano in modo selvaggio, che tagliano la legna e parlano per i loro uomini, che aprono le porte e vegliano su case vuote anche quando sono piene di gente.

Non ce l'ha l'uomo, Ree.
Vorrebbe entrare nell'esercito ma non si può, ci sono i fratellini e la madre e non ci sono gli uomini. Che è anche meglio, se non ci sono uomini. Perché quando ci sono tiranneggiano, spacciano, uccidono, taglieggiano, si drogano e ubriacano.
Ti mettono incinta tre volte e poi, quando quasi impazzisci a saperli fra meth e prigioni, scappano con qualcuna meno sfiancata dalla vita.

Tanto poi ci sono le donne che raccolgono i cocci, no?
Donne bellissime, tutte, certo, ma non credo sia possibile, ai ragazzi cresciuti fra le veline, capire quanto siano belle le donne di questo film.
Che è opera difficile da recensire senza scadere nelle iperboli più folli, perché si piange parecchio e ci si commuove oltre il lecito durante la visione e buona parte di quel groppo in gola torna anche quando se ne scrive e si vorrebbe solo dire “guardatelo, vi prego, guardatelo” e finita lì.

E, con uno dei salti mortali più geniali di questo film, proprio quando cominciamo a pensare che tutti gli uomini siano così ecco che sceneggiatura e regia cambiano le carte in tavola, rendendo ancora più incisivo e valido il discorso di genere portato avanti lungo tutta la trama.

Con personaggi così potenti, così definiti e privi di facilonerie e stereo-tipizzazioni, Debra Granik (già, ci voleva una donna per portare sullo schermo donne così magnifiche) ha mezzo lavoro già in saccoccia e lo sa. Ma non per questo molla la concentrazione anche solo per un secondo e continua a martellare con violenza o a cesellare leggera su ogni singolo aspetto, aiutata da un reparto tecnico e un cast fuori dall'ordinario, come non se ne vedevano da anni.

Non c'è un singolo aspetto sotto la soglia dell'eccellenza in questo titolo imprescindibile per sfuggire dalle gabbie di troppo cinema contemporaneo.
Michael McDonough fotografa con livore e grigiore una serie di deserti apocalittici che fanno sembrare La Strada un film allegro e caramelloso, salvo poi giocare con il colore e i toni caldi quando serve, proprio un minuto prima che si cada nella disperazione.
Il montaggio di Affonso Gonçalves, oltre ad aiutare la narrazione dell'intera pellicola, determina e caratterizza intere scene di dialogo che non avrebbero brillato senza il suo apporto.
Lo scouting sulle location è stato fatto da un falco con venti decimi e costumi e interni alle volte rubano la scena agli attori.
E la musica...

Attori che bisognerebbe premiare uno per uno, tutti: non potendo, bisogna offrire tutto il nostro respect a figure di solito in ombra perché mai come in questo film si può notare la potenza di un casting svolto con serietà e professionalità, così come hanno saputo fare Kerry Barden e Paul Schnee, che individuano tutti i volti adatti con acume sovraumano.

E cosa altro, cos'altro ancora?
Beh, certo, pur non nominando gli attori bisogna fare eccezione per lo strapotere di Jennifer Lawrence, che promette legnate nei denti a tutte le sue coetanee anche a mani legate e corpo infagottato: è nata una stella capace di sguardi che raccontano ben di più delle poche, lapidarie parole che le sentiamo pronunciare di quando in quando.
Seconda e ultima eccezione (ma anche gli altri sono bravissimi, ok?) per John Hawkes; non posso credere che sia lo stesso attore che ho visto in Me, you and everyone we know: metamorfizza peggio di Mystica, giuro!

Questo è il western ora, questo è il new southern gothic ora.
O meglio, no, non proprio southern, manca la componente lussureggiante, manca la sensualità, è tutto più morto e congelato, meglio parlare di new boreal gothic, un posto mentale dove una ragazza tutta d'un pezzo, “bread 'n butter” come lei ama ripetere, educa i suoi fratellini a sparare agli scoiattoli per poi scuoiarli, sventrarli e mangiarli (fritti però eh, lo stufato ai bimbi mica piace tanto) e non ha paura ad affrontare i temutissimi maschi locali.

Ma no, non è vero, paura ne ha tanta, tantissima: è solo da lì che può nascere il coraggio.

E parlando di paura, questo manifesto neo-femminista disseminato fino alla nausea di mamme (e sorelle, e amiche) grizzly ne è pieno, ne puzza proprio a ogni fotogramma.
Una paura, un terrore, un'ansia che opprime sempre, che aspetta in agguato non appena si esce dalla porta di casa (e forse è anche per questo che si lotta con tale caparbia per conservarla, quella casa) e ci si avventura in un paesaggio dove pneumatici, carcasse di auto e laboratori di meth esplosi lottano palmo a palmo contro una vegetazione sepolcrale e sterile, un cimitero abbandonato persino dai morti e dai fantasmi.
Nei boschi necrospettrali di una delle contee più povere degli USA (The per capita income for the county was $17,302. About 16.10% of families and 21.60% of the population were below the poverty line, including 30.80% of those under age 18 and 17.20% of those age 65 or over. Serve che traduca?) echeggiano, continui, gli spari dei bracconieri e degli affamati, ma sembrano più i rumori di una guerra poco distante. Guerra fra consanguinei, ovvio.

Paura quando si sta fuori dalle case delle persone e la porta si apre.
Paura di ogni gesto e di ogni parola.
Paura della cocaina e dell'alcool, paura delle armi.
Paura che porta rispetto: “inginocchiati, come se pregassi”, dice Ree mentre insegna a sparare a suo fratellino...

Le donne hanno bisogno come dell'ossigeno di un film che le ritragga così, gli uomini ne hanno bisogno ancora più di loro per capire determinate cose e spurgarsi il cervello dai rifiuti radioattivo-catodici.
E forse, visti ahimè i tempi e il materiale umano, un film può fare più di un libro, e ora uccidetemi pure.

Torniamo però alla paura, che talvolta si trasforma in terrore e, a questi due psicofratelli, si aggiunge anche il cuginastro orrore in una memorabile scena che coinvolge alcune donne, una barca, una motosega e altro ancora in un momento di cinema fra i più efficaci cui abbia assistito negli ultimi anni.

Capolavoro assoluto.
Vi prego in ginocchio, come se sparassi: correte a vederlo.

Ah: i debiti si pagano, le influenze si esplicitano, gli omaggi si evidenziano e gli apripista vanno riconosciuti, ok? Perché senza questo apripista forse avrei tardato a emozionarmi così ancora qualche mese e no, grazie, sono già così rari questi momenti.

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Filmato:

domenica 16 gennaio 2011

Janelle Monáe - Tightrope

Oh beh, il 2010 è ormai trascorso da sedici giorni.
Dal punto di vista della musica (visto che la domenica è il giorno della musica, come sabato quello delle news) non posso dire che per il sottoscritto sia stato memorabile.

Ho scritto in questi giorni un articolo sulle varie classifiche top 10 e ho avuto quindi modo di rinfrescarmi la memoria e no, nessun capolavoro o quasi. Alcuni grandi nomi che non combinano quasi mai cazzate hanno confermato la loro classe eterna (Neil Young, un Paul Weller un filino più punk del solito, gli Swans) ma danno tutti l'impressione di aver svolto, con discreta e alle volte buona lena, il loro compito annuale.
Niente male anche Dead Weather e i The Roots con John Legend (forse un po' troppo Legend, in effetti).
Altri mi hanno deluso: il secondo Grinderman mi pare meh bah boh, Badly Drawn Boy vergognoso.

Sono mancati titoli importanti in alcuni settori, mentre sul fronte sonoro un filino più estremo mi sono piaciuti (ma senza strapparmi i capelli) gli Shining o i Trash Talk e, ora che mi viene in mente anche se c'entra poco, in ambito prog i Circa Survive fanno cose egregie.
Si è persino risvegliato un dinosauro come Tom Petty che pensavo seppellito per sempre!

Ma quel che davvero non capisco è come larga parte dei blog/siti italiani (e stranieri, che gli indie italiani stanno dietro a certe moscerie di oltrepozza da sempre) non abbiano fato altro che nominare a nastro certi nomi che trovo fra l'inconsistente e l'insapore.
Arcade Fire, Deerhunter, The National, Beach House, Vampire Weekend (porcodue, questi lo ammosciano anche a Pan sotto viagra, giuro), tutti gruppetti che boh, proprio non capisco che cavolo ci si trovi, mea culpa.

In più, non ascoltando più di tanto classica, jazz, world o classica è ovvio che ho una visione ultra-limitata.

L'unico album che definirei capolavoro è quello di Janelle Monáe.
Si discuteva proprio ieri di bellezza... Janelle è un intrico così complesso di bellezza, talento e serietà che è impossibile non innamorarsene a prima vista.
Si tratta, come dice qualcuno che ne sa più di me, di una grandissima erede della lezione inarrivabile di Sly and the Family Stone e di una ragazza che oltre a saper ballare e cantare ha una presenza magnetica e, cosa pericolosa, sa pensare.

Questa se ne esce a 25 anni con un album concept che trae linfa da Fritz Lang e cita Hitchcock, Debussy e Philip K. Dick come influenze, tira fuori l'idea di un alter ego androide innestato in una saga fuuristica e ci regala n lavoro immenso, controcorrente rispetto ai vari trend poppettari senza per questo perdere ritmo o diventare roba "difficile" per pochi eletti.
Marvin Gaye, la Franklin, i Funkadelic, Sade, lo so, tutte influenze ovvie ma è così bello vedere un'artista che sa farsi influenzare per frullare, digerire gli antenati e risputarli lucidati a nuovo.

Sono meravigliato, se non cederà alle sirene dell'argento facile saprà regalare altri dischi immensi.
Gran video che capisce e illustra il concept e le capacità danzerecce della dea. Big Boi entra da par suo.
Avercene.

sabato 15 gennaio 2011

Hellboy, Hellraiser, Hellovecraft!



Dura oggi tornare a parlare di orrori finti, ma a mio modo di vedere è anche così che si conduce la lotta contro il Reale, quando il reale non sembra andare per nulla bene.
Ringrazio tutti quanti per le segnalazioni della scorsa settimana, specificando che più che singole uscite mi interessa avere da voi eventuali link a siti di news, case editrici, blog di interesse ecc ecc.
Questo sabato fumetti e cinema...

* * *

Questa volta Hellboy se la dovrà vedere con mucchi di vampiri nella nuova mini scritta da un titanico Mike Mignola e un magistrale Scott Hampton.
Tutto ha inizio quando il nostro rosso manopietrato preferito incontra in un bosco uno strano vecchietto che pare saperla assai lunga sulla futura apocalisse vampirica e...

The Sleeping and the Dead
Mike Mignola, Scott Hampton, Dave Stewart
Dark Horse, 2010-2011
3,50 $ ad albo

* * *


Chiunque abbia soggiornato nella malpercasa anche solo qualche settimana conoscerà il mio incondizionato amore e la mia assoluta fede in Ti West, uno dei pochi nuovi autori in una tipologia di narrazione che negli ultimi anni stenta a trovare voci autorevoli.

Sono quindi contento che il suo nuovo progetto, The Inkeepers, sia destinato a far bella mostra di sé in giro per vari festival, a partire dal SXSW di Austin.
Prodotto da Glass Eye Pix, il film ha nel suo cast Sara Paxton (Last House on the Left) e Pat Healy (Snow Angels) e narra degli ultimi due impiegati di un albergo in via di chiusura, lo Yankee Pedlar Hotel. I due, convinti che nell'hotel siano presenti degli spiriti cercano di scovare le prove dell'infestazione a tutti i costi prima della chiusura del posto...

* * *

Altro giro, altra corsa, altro festival, altra pellicola interessante.
Passiamo allo Slamdance dove verrà proiettato Atrocious, un lungometraggio a co-produzione Spagna-Messico che ha impressionato all'ultimo Sitges.
Atrocious si pone nel solco dei vari successori di Blair Witch Project e narra degli ultimi giorni di vita di una famiglia, trovata massacrata nella casa delle vacanze estive.
Il film è composto dal montaggio di parte delle 37 ore di filmati recuperati dalla polizia, eccovene un trailer:



* * *
Tocca a Tim Bradstreet il ruolo di superstar nella nuova serie di Hellraiser la cui uscita, per BOOM! Studios, è prevista per il prossimo marzo.
Le magnifiche copertine di Bradstreet impreziosiranno infatti albi scritti da Clive Barker e Christopher Monfette per i disegni di Leonardo Manco.
Il tutto per 3.99 $ ad albo.


* * *

Rimaniamo dalle parti dello Slamdance per occuparci di un'altra pellicola, di stampo ben diverso.
In The Last Lovecraft: Relic of Cthulhu assisteremo alle peripezie di Jeff, un modesto impiegato che scopre di essere l'unico erede vivente di Lovecraft e spetta quindi a lui il dovere di difendere l'umanità dalla minaccia di mostruose creature intenzionate a far tornare Cthulhu sulla Terra attraverso i poteri di una reliquia.
Per riuscire nella sua missione Jeff chiederà aiuto a un suo collega d'ufficio e a un fan di Lovecraft, il tutto all'interno di una produzione a basso budget dal tono comico che dovrebbe interessare tutti gli amanti di HPL...



Al prossimo sabato per altre briciole d'orrore

Medioevo prossimo venturo

venerdì 14 gennaio 2011

Jonah Hex (2010)

JONAH HEX
2010, USA, colore, 81 minuti
Regia: Jimmy Hayward
Soggetto/Sceneggiatura: Mark Neveldine, Brian Taylor e William Farmer
Produzione: Warner Bros

A causa di passato dubbio che durante la Guerra Civile gli ha attirato le ire di un generale dei Confederati, Turnbull, Jonah Hex si è trovato costretto ad assistere, a guerra finita, al massacro della sua famiglia a opera dello stesso Turnbull e dei suoi sgherri.


Lasciato in vita ma con il volto sfigurato, Hex si tramuta in uno spietato cacciatore di taglie in grado di parlare con i morti, il suo unico legame con l'umanità è ormai una prostituta che aspira a una vita diversa ed è innamorata di lui.


Turnbull non considera finita la guerra e vuole mettere in ginocchio l'Unione del Presidente Grant: ha trafugato i piani di un'arma potentissima, in grado di annientare intere città e colpirà proprio nel giorno della festa dell'Indipendenza.


Hex, convinto da Grant, cercherà di bloccare il piano di Turnbull cogliendo anche l'occasione per saldare qualche conto personale...

Uno dei più brutti film visti nell'anno passato, Jonah Hex è opera nella quale non si riesce a trovare nessun lato positivo che si possa salvare dall'immane disastro, catastrofe appesantita da un budget di un certo rilievo che non permette nemmeno la scusante dei pochi soldi a disposizione.

Ovvio, il problema non è comunque quasi mai nella somma a disposizione quanto nei neuroni impiegati a pensare e mettere su carta il frutto dei pensieri.
E si ha l'impressione che detti neuroni fossero in giro per qualche club losangeleno a dialogare con showgirl e margaritas, finendo con il produrre una sceneggiatura scollegata, incongrua, illogica e pacchiana, che non riesce nemmeno a giocare nel campo del so bad it's good...

Di sicuro non ha aiutato l'abbandono dei registi di Crank (che comunque non sono nulla di che) e l'arrivo dietro la macchina da presa dello sprovveduto Jimmy Hayward, mandato al massacro dal quel mondo dell'animazione che sembra dominare molto meglio rispetto ai film con attori in carne e ossa.
Ne esce quindi un mostro di Frankenstein assemblato in maniera confusa, fra materiale già girato e scene improvvisate, che lascia allo spettatore un retrogusto di soap opera televisiva (o di cartone animato), con un cinico quanto grezzissimo riutilizzo dello stesso girato che ci viene propinato un sacco di volte sotto forma di segmenti onirici e flashback.

Il mostro è anche sonoro, con i pur bravi Mastodon e Marco Beltrami che pasticciano, rielaborano, si rilanciano la palla e a furia di star seduti al mix e tornare in studio finiscono col bruciare la torta, in linea con tutto il resto della produzione, come per esempio il (sempre in carriera, va detto) mediocre direttore della fotografia, Mitchell Amundsen, la cui idea di sequenza onirica è riassumibile in “boh, coloreranno il cielo in modo strano con il computer, non sono affari miei”.

Sono così tanti gli elementi insopportabili nella scrittura di Neveldine e Taylor che si rimane frastornati dal bombardamento che giunge da ogni lato: dall'orrenda, stupida, ignorante e degradante idea di mistica nativo-americana alla metodica costruzione di una galleria di personaggi, eroi e cattivoni, con i quali è impossibile empatizzare; dall'estetica weird western di gomma e polistirolo fino a una CGI pre VIC-20 (i corvi! Era dai tempi delle iene del prequel de L'Esorcista che la natura non veniva violentata così a fondo da dei pixel), l'elenco dei fallimenti è lungo e forse è esercizio di sterile sadismo continuare.

Ma ancora...
Terribile, terribile gestione di quasi tutte le scene d'azione e del climax, che vengono quasi sempre interrotti da ricordi/sogni e quando non accade pare roba presa da un episodio moscio di Walker Texas Ranger.
Un gruppo di pellerossa da spiaggia che viene usato come il peggiore fra tutti i deus ex machina possibili, pronti a spuntare (da dove non si sa) all'occorrenza per curare e riarmare il nostro intrepido e bofonchiante eroe per poi tornare di corsa nel loro accampamento extra-dimensionale. Molto comodo, lo voglio anche io per i miei personaggi di Warcraft. Die, reload, re-quest.
Un brutto e cattivo cane che diventa amico per la pelle di Hex. Ma perché?
Un tizio che pare normale e invece è ultra-agile e sputa (giuro) veleno acido! Ma perché?
Eli Whitney, l'inventore della sgranatrice per cotone, che nel tempo libero progetta cannoni atomici a lunga gittata impiantabili su delle navi. Ma perché?

Ma non si può chiudere questo indegno capitolo della storia del brutto cinema senza menzionare il pessimo cast, frutto di scelte assurde a monte e di prove da ricottari a valle.
Josh “ceppo di legno” Brolin capace solo di fare l'orso arruffato che bofonchia frasi senza senso attraverso la ferita.
John Malkovich che (e mi spiace molto) pare aver perso da un po' troppo tempo la bussola della carriera e cerca di approdare alla pensione un brutto ruolo via l'altro, giorno dopo giorno, assegno dopo assegno, turata di naso dopo turata di naso.
E poi Megan Fox che quando si capirà che esistono centinaia di attrici molto più belle e, appunto, con il bonus di essere attrici e non costosi pezzi di mobilia, non sarà mai troppo tardi.
Messa nei panni del solito personaggio vetero-maschilista brilla in maniera intensa per dabbenaggine e inefficacia, ma non credo che a nessuno possa interessare qualcosa delle sue inesistenti capacità professionali.

Se, ripescando personaggi a fumetti secondari e weird western – steampunk, si cerca di agganciare e conquistare il pubblico dei nerd è meglio pensarci due volte, perché si tratta di pubblico esigente che non lascia passare la minima cazzata, figurarsi questa immane montagna di raffazzonature.
State alla larga dal wwwest così poco selvaggio e così tanto noioso...

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mercoledì 12 gennaio 2011

Centurion (2010)

CENTURION
2010, UK, colore, 97 minuti
Regia: Neil Marshall
Soggetto/Sceneggiatura: Neil Marshall
Produzione: Celeador Films e varie


Britannia, 43 d. c. Quintus Dias è un legionario a capo di uno dei fortini sparsi nel nord dell'Inghilterra durante la campagna di conquista romana. Il suo avamposto viene assaltato dai Pitti e lui viene catturato, salvo poi liberarsi e riuscire a raggiungere la famosa Nona Legione di Titus Flavius Virilus, in viaggio verso la Scozia per debellare una volta per tutte le popolazioni ostili.


Ma la legione cade in una imboscata e viene massacrata. Titus è catturato e i pochissimi sopravvissuti, capeggiati proprio da Quintus, cercano di liberarlo entrando nottetempo nell'accampamento dei Pitti ma le cose potrebbero filare non proprio lisce per il piccolo gruppo di soldati...

Abbiamo perso Neil Marshall?
Dopo l'opaca e pasticciata prova di Doomsday aspettavo con curiosità questo Centurion per capire se ci troviamo di fronte a un fuoco di paglia con due gran bei film nel passato e una sostanziale aridità d'idee e metodi nel futuro e temo che Marshall sia avviato a una carriera di discrete esecuzioni, a tratti anche piacevoli da guardare ma prive di spunti memorabili.

Centurion ne è esempio formidabile: cinema derivativo al 100%, muscolare e spettacolare quel tanto che basta, le giuste spruzzate di sangue miste a personaggi tanto stereotipati quanto accattivanti, storia risaputissima e priva di sorprese in ogni svolta (le identità del traditore e del bastardo vigliacco sono urlate decine di minuti prima) che scivola via senza intoppo alcuno.

Per un certo tipo di spettatore questi sono tutti pregi, la supposta “onestà” di un film che mantiene quel che promette e via andare, verso un altro fast food movie. Il problema è che il passato, quel passato che Marshall preda come un falco e frulla come una massaia prima di cena, offre decine di titoli che promettono di più e mantengono di più, anche a una seconda o terza visione, e non ci sono reali motivi per vedere Centurion.
O per non vederlo, se volete girarla così.

Ma l'arte che non ci cambia in qualche modo, vista l'enorme offerta di titoli, non è da prendere più di tanto in considerazione perché non farà altro che confermare alcune cose che già sapevamo, e intanto sarà passata un'altra ora e mezza della nostra vita.
A fare niente, a pensare nulla, a intrattenerci un po' ma non quanto si potrebbe e dovrebbe.

Rimangono nella testa, tolti i dati tecnici più ovvi in film come questi (costumi, scenografie...), due elementi, uno positivo cui credo vada riconosciuto molto del merito al Marshall regista e uno negativo che è invece da addebitarsi al Marshall sceneggiatore.

Sulla primo piatto della bilancia vanno messe le ottime prove di buona parte del cast: schiaffare qualcuno in costume da romano è sempre rischioso, così come si corre il pericolo di scivolare nella risata ogni volta che si conciano gli attori come barbari.
Marshall lo sa bene e obbliga tutto il cast a una serietà che talvolta è borderline con depressione e incazzatura, evitando così possibili risacche di umorismo involontario.
Il resto del lavoro lo compiono gli attori stessi, Dominic West e Michael Fassbender in particolare, quest'ultimo assai azzeccato nella parte del leader involontario.

Per contro vi è una pochezza di scrittura e caratterizzazione psicologica che non fa altro che portare la sua piccola goccia d'acqua all'enorme mulino del razzismo e del maschilismo ormai sempre più difficile da abbattere proprio in quanto lo si costruisce giorno dopo giorno senza saperlo.
L'africano che corre bene o il greco smilzo e infido sono due figure insopportabili per pochezza di pensiero dietro la loro creazione, così come il fatto che le donne descritte o riescono in qualcosa perché copiano capacità maschili, oppure sono “selvatiche” (come gatti, capite?) o ancora sono streghe.
Da lì a tenerle nelle gabbie o in palafitte sollevate da terra quando hanno il mestruo lo scarto mentale è poco, ma tanto è solo un film e cosa volete che sia.

Quando Marshall non cade in queste falle mette in mostra personaggi ovvi o ridicoli: il piccolo aiuto cuoco che, costretto a diventare guerriero, lancia mannaie rotanti manco fosse Goldrake o il gruppo di centurioni che si trasforma in mezzo minuto in un addestrato swat team con tanto di gesti silenziosi quando si fanno le incursioni).

E prevale quindi una tiepida noia, mai cattiva a sufficienza da spingerci a interrompere la visione anche se credo che chi, al contrario del sottoscritto, ha buon occhio per l'accuratezza storica, potrebbe trovare ulteriori motivi di insoddisfazione e chiunque, lasciando da parte armature e acconciature, potrebbe avere qualcosa da dire su come parlano tutti i protagonisti di questa carciofata.

Che altro?
Sangue e smembramenti? Sì, certo, a fiotti. Ma sono così over the top che non ci si crede nemmeno un secondo e forse sarebbe servito meno show off e più realismo, meno wow e più urgh.
Le veline e i tronisti? E come potrebbero mancare? Le pitte sono un po' troppo pittate per i miei gusti ma ci sono zinne e pettorali per tutti, persino Fassbender che corre nudo in mezzo alla neve, come siamo bipartisan...

Alla fine ne esce bene, molto bene il solo Sam McCurdy alla fotografia, bello contento di aver a che fare con stupendi paesaggi ed enormi palle di fuoco che rotolano in giro per i boschi.
Orrendi poster e locandine come prevede il trend contemporaneo.

Film inutile per quella che sta velocemente diventando una ex grande promessa del cinema britannico.

Altri film nell'Archivio Recensioni Cinema

sabato 8 gennaio 2011

Struzan, Christopher Lee, Ligotti e altro ancora...

Avendo più tempo a disposizione, cercherò, come detto, di occuparmi di parecchi post lasciati indietro nel corso dell'ultimo, tenendo conto delle segnalazioni e proposte che mi sono arrivate e dei miei appunti dalla lista “to do”.
Ma la segnalazione sulla terribile classifica di Amazon.it mi ha spinto a una reazione che, ne abbiamo già discusso, non può più essere la lamentela o la denuncia dei guasti, deve essere una reazione che proponga alternative.
Vorrei quindi tentare di tenere una sorta di rubrica fissa, credo il sabato, che operi come una sorta di mini-splattergramma.

Mini significa MOLTO mini: non posso certo tentare di replicare quel che faceva l'intera, ottima redazione e mi limiterò a brevi segnalazioni su quel che esce (o è già uscito, magari anche da qualche tempo) di perturbante in giro per il mondo.
Nulla di che, giusto cinque o sei titoli alla settimana fra cinema, letteratura, musica e fumetti, magari con qualche trailer o capitoli gratis in lettura, tanto per incuriosire e stimolare.
E se ci scappa un link a un sito interessante, a un gadget o a qualche intervista o notizia, videogioco o gioco da tavolo tanto meglio ancora.
Nessuna promessa ma tanto impegno, ok?

A questo proposito, manco a dirlo, ho bisogno di vostre segnalazioni, non tanto per quanto riguarda il cinema quanto per gli altri ambiti: leggete qualche sito o blog straniero per tenervi al corrente delle varie uscite? Datemi i link, anche se vi sembrano ovvi e già noti: creerò una sorta di database personale per fornire un servizio migliore di sabato in sabato.

Ci sono solo due limitazioni, le solite: non segnalatemi prodotti italiani e non segnalatemi serie televisive, per il resto credo che con un minimo di sbattimento potremo creare un servizio discreto

Partiamo “leggeri”, con poche segnalazioni per quello che il week end d'uscita dalle festività natalizie, poi andremo in crescendo fino a stabilizzarci a seconda delle energie disponibili.

* * *

La Hammer è tornata a operare, immagino lo sappiano anche i muri di casa di mia nonna, ma sembra che la loro prossima pellicola non partirà con il piede giusto, pur potendo contare su due attori come Christopher Lee e Hilary Swank.
The Resident potrebbe saltare la distribuzione in sala per approdare direttamente sul mercato domestico, in USA, a fine marzo.
Ancora poche settimane quindi per poter gustare le disavventure della giovane dottoressa che viene spiata (e peggio) dal suo padrone di casa...



 * * *

Uscita già da qualche mese e segnalata da parecchi blog, riviste e siti come una delle raccolte più importanti (insieme a Occultation di Laird Barron) dell'anno, Lesser Demons di Norman Partridge è ancora disponibile presso il sito della Subterranean Press.
Tre volte vincitore del Bram Stoker Award, Partridge ha ricevuto fra l'altro critiche positive da esperti del calibro di Joshi e Datlow.
Vale la pena copiare quanto detto al tempo della sua uscita:

Giunto ormai alla sua quinta raccolta di racconti, Partridge con questo suo Lesser Demons vi offre un vasto ventaglio di situazioni e stili: dalla disperata lotta di un ragno mutante contro un'armata di soldati giocattolo alla strana alleanza fra un nosferatu, uno sceriffo e un viaggiatore misterioso che devono affrontare pericolosi vampiri meccanici passando per la vicenda di un ragazzo con un passato traumatico di abusi che, in una landa devastata dalle radiazioni, sarà l'unica possibile salvezza per un gigante e uno spietato cacciatore.

Non le solite storielle horror, insomma, per un autore che riesce a mischiare Lovecraft, Howard e The Twilight Zone con uno stile fra il pulp e l'hard boiled.

Lesser Demons
Norman Partridge
Subterranean Press, 2010
Copertina rigida
pag. 280 - $ 25.00
ISBN: 978-1-59606-294-8

* * *

Gli inglesi ci hanno ormai abituati a storie di cittadini alle prese con qualche orrorifico problema non appena buttano il naso in campagna ma questo The Travellers sembra promettere un minore grado di certezza su chi stia facendo del male a chi o, come recita una delle frasi di presentazione della pellicola: an action thriller that will make you question who the villains really are.
Il trailer non mi convince, proverò comunque a guardare almeno una ventina di minuti di questa pellicola quando riuscirò a metterci le manacce sopra.



* * *

Dall'Inghilterra agli USA, via Italia, per ricordarvi che presto (fine febbraio/inizio marzo) sarà disponibile presso Hippocampus Press, in formato più accessibile, The Conspiracy Against Human Race di Thomas Ligotti.
Trovo che alcuni dei racconti di Ligotti siano fra le narrazioni più importanti (e disturbanti) apparse negli ultimi tempi, così come credo che abbia dato alle stampe fin troppo materiale incompleto, con alcune storie per me illeggibili e poco interessanti.
Ma anche al peggio Ligotti è sempre lettura ben più valida di gran parte del consueto teatrino cui siamo abituati dalle nostre parti ed è ancora più interessante andarne a scoprire il pensiero in questo suo saggio sul pessimismo filosofico.
Lascio la parola al maggiore esperto italiano di questo autore, indicandovi oltre al post di presentazione del volume anche quello, imprescindibile, sullo scrittore e la sua opera.

The Conspiracy Against the Human Race: A Contrivance of Horror
Thomas Ligotti
Hippocampus Press, 2011
brossura, 246 pagine, $15.00
ISBN 9780984480272

* * * 

La corsa al prossimo Saw conta sempre più concorrenti e la qualità sembra peggiorare, per quanto possibile visto il livello di partenza, di anno in anno.
In Choose (immagino il brainstorming che c'è voluto per uscirsene fuori con un simile titolo) il killer seriale di turno si diverte a far scegliere le sue vittime: uccido tua mamma o tuo papà?
Hai un minuto pre scegliere!
Brrr.
Visto il trailer in pratica si è visto tutto il film e anche i suoi possibili sequel.



* * *

Chiudiamo con qualcosa che farà contenti tutti quelli che, come il sottoscritto, avvertono che Photoshop sta uccidendo certo modo di creare i poster per il cinema.
La stessa sensazione ce l'ha anche Frank Darabont e ne parla nell'introduzione a The Art of Drew Struzan, bel volumone che ripercorre la carriera di uno dei migliori artisti grafici (La Cosa, Hellboy, Guerre Stellari e parecchi altri titoli molto noti) di Hollywood e dintorni.

Qui il sito ufficiale di Struzan

The Art of Drew Struzan
Drew Struzan e David J. Schow
Titan Books, 2010
cartonato, 160 pagine, $ 34.95
ISBN 978-1848566194


Al prossimo sabato per altre segnalazioni, ricordate di contribuire, non date nessun sito per scontato...

venerdì 7 gennaio 2011

Di sequelite si muore male...

Accanto alla sterile pratica dei rifacimenti, a Hollywood regna sovrana l'abitudine di creare sequel su sequel: si imbrocca la franchise, si crea dipendenza, si vende un sacco di merchandise idiota e via andare, verso altri capitoli e capitoli e capitoli che tanto chi capitola davvero è l'intelligenza.

Credo che, perlomeno da queste parti, si sia tutti d'accordo sul fatto che critiche e recensioni non hanno nessun valore “scientifico” o assoluto: la critica, come la letteratura o il cinema, è “solo” una forma di narrazione e gioca buona parte delle sue carte sull'essere convincente.

Nonostante ciò i tipi di BoxOfficeQuant hanno tentato un approccio scientifico alla materia sequel, per quanto possibile, radunando i valori forniti da Rotten Tomatoes che è un buon metro della media delle critiche e ponendo i punteggi degli originali sull'asse x e quello dei sequel sull'asse y.
I sequel che si innalzano sopra la linea hanno ottenuto critiche medie migliori rispetto all'originale, quelli che stanno sulla linea più o meno hanno pareggiato con il papà e quelli che stanno sotto non hanno convinto quanto il predecessore.
La grandezza delle bolle rappresenta l'incasso.

Un giochino, forse, ma guarda caso è un giochino che fornisce risultati che parlano molto chiaro, fin troppo...

Facciamo quindi un applauso alle poche mosche bianche che volano alto, Star Trek 2 L'ira di Khan su tutti...

QUI l'immagine in alta risoluzione e dimensioni gigante.

giovedì 6 gennaio 2011

Classifica Amazon Best Seller Horror


Riprendo le trasmissioni con due post che fanno riferimento a classifiche e diagrammi tanto per iniziare in alleggerimento il nuovo anno.
Nella settimana prossima arriveranno le recensioni (gli altri due racconti dell'ultimo King e altra roba ancora, non ho certo dimenticato).
Odio dover usare nel titolo la parola “Horror” ma quella è l'etichetta che usano su Amazon.it e non vedo per quale motivo dovrei alterarla.
Queste sono le prime cento posizioni di Amazon.it per quanto riguarda il loro venduto, prese alle 17.00 di mercoledì 5 gennaio 2011.

Credo che, pur non avendo valore enorme, una classifica come questa rifletta in maniera adeguata come vengono trattate certe narrazioni nel nostro Paese. E purtroppo il problema non è tanto nei pochissimi italiani presenti su 100 posizioni (Vergnani, Cortini-Moretti e Melodia, mi pare, correggetemi se ce ne sono altri, ho scorso la lista in fretta) quanto, spero sia evidente, quello della qualità.

Vampiri, qualche classico e King a fiotti e fiumi, a partire dalla prima posizione occupata dal suo ultimo aborto.

Immaginate di essere islandesi e amanti del buon vino, con la vostra nazione che si ostina a importare dall'Italia e dalla Francia un po' di Tavernello e altri liquami simili.
Cosa fare?

Lamentarsi perché ci sono pochissime serre sul territorio nazionale che producono pochi ettolitri di vino, spesso di qualità dubbia?
Lamentarsi che gli importatori di vino sono dei cerebrolesi che pensano a spacciare (quasi) solo enormi quantità di metanolo perché tanto a che serve sbattersi se comunque agli islandesi piace pure la benzina ad alti ottani?
Oppure farsi furbi e contattare (con mille metodi: amici che viaggiano, pacchi internazionali, ordini sui siti, gruppi d'acquisto e bla bla bla) direttamente Italia e Francia per reperire casse e casse di buon vino?

Lo so, le prime due vie sono le più facili e creano anche cassa di risonanza e ci fai pure la figura del figo, un po' come firmare appelli in giro per le più varie cause, mentre la terza via è un po' più uno sbattimento, ma credo che sia la migliore.

Oltretutto facendo arrivare più vino buono dall'Italia i pochissimi viticoltori islandesi potrebbero imparare qualche trucco in più e procedere a sfornare loro stessi del vino migliore: ok, magari sempre poco e con fatica, ma migliore.

Domani parliamo di una brutta malattia, la sequelite emorragica, nel frattempo eccovi la carta dei vini: buone bevute a tutti quanti.

1) Notte buia, niente stelle
Stephen King (Autore), Wu Ming I (Traduttore)

Tutti i romanzi e i racconti. Ediz. integrale (Grandi tascabili economici.I mammut)
Howard P. Lovecraft (Autore), G. Pilo (Redattore), S. Fusco (Redattore)

Il bacio perduto (Narrativa)
Lara Adrian (Autore), G. Giorgi (Traduttore)

Apocalisse Z (Narrativa Nord)
Manel Loureiro (Autore), C. Marinelli (Traduttore)

Twilight (Lain)
Stephenie Meyer (Autore), L. Fusari (Traduttore)

Torment
Lauren Kate (Autore), S. Daniele (Traduttore)

L'estate della paura
Dan Simmons (Autore), A. Guarnieri (Traduttore)

The dome (Serial)
Stephen King (Autore), T. Dobner (Traduttore)

Senso. La confraternita del pugnale nero:
J. R. Ward (Autore)

Eclipse (Lain)
Stephenie Meyer (Autore), L. Fusari (Traduttore), F. D'Alessio (Traduttore), C. Marmugi (Traduttore)

New moon (Lain)
Stephenie Meyer (Autore), L. Fusari (Traduttore)

La chiamata dei tre. La torre nera: 2 (Paperback)
Stephen King (Autore), T. Dobner (Traduttore)

La sfera nel buio. La torre nera: 4 (Paperback)
Stephen King (Autore), T. Dobner (Traduttore)

I diari delle streghe (Grandi tascabili contemporanei)
Lisa J. Smith (Autore), P. Falcone (Traduttore), A. Bibbò (Traduttore)

Io voglio. Angeli caduti: 1 (HD)
J. R. Ward (Autore), I. Katerinov (Traduttore)

Fallen
Lauren Kate (Autore), S. Daniele (Traduttore)

Il risveglio. Il diario del vampiro (Nuova narrativa Newton)
Lisa J. Smith (Autore), V. Gorla (Traduttore)

L'ultimo cavaliere. La torre nera: 1 (Paperback)
Stephen King (Autore), M. Whelan (Illustratore), T. Dobner (Traduttore)

Terre desolate. La torre nera: 3 (Paperback)
Stephen King (Autore), T. Dobner (Traduttore)

I lupi del Calla. La torre nera: 5 (Paperback)
Stephen King (Autore), B. Wrightson (Illustratore), T. Dobner (Traduttore)

La torre nera. La torre nera: 7 (Paperback)
Stephen King (Autore), M. Whelan (Illustratore), T. Dobner (Traduttore)

La canzone di Susannah. La torre nera: 6 (Paperback)
Stephen King (Autore), D. Anderson (Illustratore), T. Dobner (Traduttore)

Dark pleasure (Narrativa)
Kresley Cole (Autore), L. Canu (Traduttore)

La nascita del pistolero. La torre nera
Stephen King (Autore), J. Lee (Illustratore), R. Isanove (Illustratore), P. P. Ronchetti (Traduttore)

Dracula in love (Narratori stranieri Bompiani)
Karen Essex (Autore), A. Cristofori (Traduttore)

Il gioco proibito. L'inseguimento (Vertigo)
Lisa J. Smith (Autore), M. Faccia (Traduttore)

I vendicatori (Super bestseller)
Stephen King (Autore)

La scomparsa dell'Erebus (Omnibus)
Dan Simmons (Autore), G. L. Staffilano (Traduttore)

La lotta. Il diario del vampiro (Nuova narrativa Newton)
Lisa J. Smith (Autore), D. Di Falco (Traduttore)

Il bizzarro museo degli orrori (Vertigo)
Dan Rhodes (Autore), D. Restani (Traduttore)

World war Z. La guerra mondiale degli zombi (Cooper storie)
Max Brooks (Autore), N. Giugliano (Traduttore)

Il bacio cremisi (Narrativa)
Lara Adrian (Autore), G. Giorgi (Traduttore)

Il risveglio. La confraternita del pugnale nero: 1 (HD)
J. R. Ward (Autore), P. Pianalto (Traduttore)

Il risveglio. Il diario del vampiro (Newton Pocket)
Lisa J. Smith (Autore), V. Gorla (Traduttore)

Shining (Tascabili. Best Seller)
Stephen King (Autore), A. Dell'Orto (Traduttore)

L'angelo della finestra d'Occidente (Gli Adelphi)
Gustav Meyrink (Autore), D. Sassi (Traduttore), G. Drago (Traduttore)

Il trentaseiesimo giusto (Nuovi incubi)
Claudio Vergnani (Autore)

Il bacio del vampiro (Nuova narrativa Newton)
Colleen Gleason (Autore), R. Lanzi (Traduttore)

Strani luoghi. Hellboy: 6 (B&W)
Mike Mignola (Autore), Cary Grazzini (Autore), Dave Stewart (Autore), A. Danesi (Redattore), M. Rizzo (Traduttore)

Torno a prenderti (Super bestseller)
Stephen King (Autore)

Il club dei morti (Lain)
Charlaine Harris (Autore), A. Guarnieri (Traduttore)

Breaking dawn (Lain)
Stephenie Meyer (Autore), L. Fusari (Traduttore)

La battaglia di Jericho Hill. La torre nera
Stephen King (Autore), P. P. Ronchetti (Traduttore)

Vex e Kalix. La maledizione delle ragazze lupo (Lain)
Martin Millar (Autore), M. Astolfi (Traduttore), L. Olivieri (Traduttore)

Orgoglio e pregiudizio e zombie (Narrativa Nord)
Seth Grahame-Smith (Autore), Jane Austen (Autore), I. Maranesi (Traduttore), R. Zuppet (Traduttore)

La furia. II diario del vampiro (Nuova narrativa Newton)
Lisa J. Smith (Autore), D. Di Falco (Traduttore)

L'ombra del male. Il diario del vampiro (Nuova narrativa Newton)
Lisa J. Smith (Autore), M. Amodio (Traduttore)

L'anima nera. Il diario del vampiro (Nuova narrativa Newton)
Lisa J. Smith (Autore), M. Amodio (Traduttore)

Il ritorno. Il diario del vampiro (Nuova narrativa Newton)
Lisa J. Smith (Autore), R. Prencipe (Traduttore)

L'ombra dello scorpione. Captain Trips (Illustrati)
Stephen King (Autore), Mike Perkins (Autore), C. Prosperi (Traduttore)

La casa d'inferno (Gli aceri)
Richard Matheson (Autore)

Il circo dei dannati (Teadue)
Laurell K. Hamilton (Autore), A. Zabini (Traduttore)

La messa nera. Il diario del vampiro (Nuova narrativa Newton)
Lisa J. Smith (Autore), D. Di Falco (Traduttore)

Shadowland. Gli immortali (Teens)
Alyson Noël (Autore), S. Quadrelli (Traduttore)

Cerulean sins (Narrativa Nord)
Laurell K. Hamilton (Autore), A. Zabini (Traduttore)

Porpora. La confraternita del pugnale nero: 3 (HD)
J. R. Ward (Autore)

Scende la notte. Il diario del vampiro (Nuova narrativa Newton)
Lisa J. Smith (Autore), R. Prencipe (Traduttore)

Hunted. La casa della notte (Narrativa Nord)
P. C. Cast (Autore), Kristin Cast (Autore), E. Villa (Traduttore)

Pet Sematary (Super bestseller)
Stephen King (Autore)

Lasciami entrare (Tascabili Maxi)
John A. Lindqvist (Autore), G. Puleo (Traduttore)

Prohibited book. Ediz. integrale
Luis Royo (Autore), F. Satta (Traduttore)

Tempted (Narrativa Nord)
P. C. Cast (Autore), Kristin Cast (Autore)

Deeper (24/7)
Maggie Stiefvater (Autore), M. Martucci (Traduttore)

Un mondo migliore. Buffy. The vampire slayer: 4
Joss Whedon (Autore), Karl Moline (Autore), Jeph Loeb (Autore), M. Cedric Farinelli (Traduttore)

Lupi alle porte. Buffy. The vampire slayer: 3
Drew Goddard (Autore), Georges Jeanty (Autore), Joss Whedon (Autore), M. Cedric Farinelli (Traduttore)

Io sono leggenda (Collezione ventesima)
Richard Matheson (Autore), S. Fefè (Traduttore)

La metà oscura (Super bestseller)
Stephen King (Autore)

L'estate dei morti viventi (Farfalle)
John A. Lindqvist (Autore), G. Puleo (Traduttore)

Luna nera (Teadue)
Laurell K. Hamilton (Autore), A. Zabini (Traduttore)

Sunshine (Tif extra)
Robin McKinley (Autore), A. Ricci (Traduttore)

Resti mortali (Teadue)
Laurell K. Hamilton (Autore), A. Zabini (Traduttore)

La regina della notte (Tif extra)
Jeaniene Frost (Autore)

Giorni perduti. The walking dead: 1 (Z.La coll. dedicata al mondo degli zombie)
Robert Kirkman (Autore), Tony Moore (Autore), Cliff Rathburn (Autore), A. Toscani (Redattore, Traduttore), A. Ciccarelli (Redattore)

Racconti di fantasmi (Einaudi tascabili. Classici)
Henry James (Autore)

Alan Wake
Rick Burroughs (Autore), A. Cardinali (Redattore), B. Noberasco (Traduttore), C. La Via Colli (Traduttore)

La caduta di Gilead. La torre nera: 4 (Narrativa)
Stephen King (Autore), R. Isanove (Illustratore), P. P. Ronchetti (Traduttore)

Il ritorno. Marvel zombies (Collezione 100% Marvel)
Fred Van Lente (Autore), G. Lavagna (Traduttore)

New moon (Tascabili)
Stephenie Meyer (Autore), L. Fusari (Traduttore)

Untamed. La casa della notte (Narrativa Nord)
P. C. Cast (Autore), Kristin Cast (Autore), E. Villa (Traduttore)

Ragazze lupo (Lain)
Martin Millar (Autore), L. Olivieri (Traduttore)

La calma che precede. The walking dead: 7 (Z.La coll. dedicata al mondo degli zombie)
Robert Kirkman (Autore), Charlie Adlard (Autore), Cliff Rathburn (Autore), A. G. Ciccarelli (Redattore), S. Menchetti (Traduttore)

Tutto è fatidico (Super bestseller)
Stephen King (Autore)

Morto e spacciato (Odissea. Vampiri)
Charlaine Harris (Autore), A. Guarnieri (Traduttore)

La forza del desiderio. The walking dead: 4
Robert Kirkman (Autore), Charlie Adlard (Autore), Cliff Rathburn (Autore)

Quasi tenebra. La confraternita del pugnale nero: 2 (HD)
J. R. Ward (Autore), P. Pianalto (Traduttore)

Quattro dopo mezzanotte: 1 (Super bestseller)
Stephen King (Autore)

Questa vita dolorosa. The walking dead: 6 (Z.La coll. dedicata al mondo degli zombie)
Robert Kirkman (Autore), Charlie Adlard (Autore), Cliff Rathburn (Autore)

La breve seconda vita di Bree Tanner (Lain)
Stephenie Meyer (Autore), L. Fusari (Traduttore), S. Adami (Traduttore), C. Marmugi (Traduttore)

La miglior difesa. The walking dead: 5 (Z.La coll. dedicata al mondo degli zombie)
Robert Kirkman (Autore), Charlie Adlard (Autore), Cliff Rathburn (Autore), A. Toscani (Redattore), A. Ciccarelli (Redattore)

Polvere alla polvere (Teadue)
Laurell K. Hamilton (Autore), A. Zabini (Traduttore)

Tomba a sorpresa (Odissea. Streghe)
Charlaine Harris (Autore), A. Guarnieri (Traduttore)

Sopravvissuti (Elfheim)
Matteo Cortini (Autore), Leonardo Moretti (Autore)


Buio. My land (Lain)
Elena P. Melodia (Autore)

Toccata dalle tenebre (Tif extra)
Karen Chance (Autore), M. Diari (Traduttore)

Dracula (Collezione 100% Cult comics)
Colton Worley (Autore), F. Gamberini (Traduttore)

La seduzione del vampiro (Odissea. Vampiri)
Raven Hart (Autore)

Il ballo della morte (Teadue)
Laurell K. Hamilton (Autore), A. Zabini (Traduttore)

I segreti dei Sangue blu
Melissa de la Cruz (Autore), A. Ricci (Traduttore)

Resident Evil: The Umbrella Conspiracy
S. D. Perry (Autore), A. Cardinali (Redattore), A. Rubbini (Traduttore)

Il bacio di mezzanotte
Lara Adrian (Autore), G. Giorgi (Traduttore)