martedì 19 luglio 2011

The kids are all right

No, tranquilli, niente doppia recensione in una singola giornata. Giusto due righe per invitarvi a dare un'occhiata a questo film.

Ho appena finito di vederlo e trovo che sia una delle migliori commedie degli ultimi anni, interpreti fuori scala tutti, dialoghi che non so come abbiano fatto a scriverli e interpretarli con tale precisione, personaggi-persone, hanno tutti ragione e sono tutti pieni di difetti e pergi, risate, riflessioni e lacrime, il tutto in una tipologia narrativa che diventa di anno in anno più difficile da realizzare. Sono molto contento, lo rivedrò.

43 commenti:

  1. Boh, ho avuto un'impressione diametralmente opposta alla tua: tutto troppo "cute" in questa commedia per appassionarmi veramente, un pò troppi stereotipi sulle famiglie lesbiche.
    Vortex Surfer

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  2. Io, al di fuori della materia nella quale cerco di svillupare un minimo di competenza, non ne so poi molto. Non so quali siano gli stereotipi delle famiglie lesbiche quindi sono pessimo spettatore nell'individuarli.

    Per esempio nelle commedie ho un principale criterio di scelta, valutazione e preferenza: le prove degli attori e i botta e risposta dei dialoghi/battute/frasi.

    Qui non saprei dire chi (per me, ovvio) è più bravo di chi...

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  3. Ovvero: mi servirebbe, per identificare quelli che sono gli stereotipi nella rappresentazione delle famiglie lesbiche all'interno della cinematografia statunitense, la visione di (minimo eh, ma proprio per essere benevolo con me stesso) una decina di commedie che ritraggono famiglie lesbiche e questo, a mia memoria, credo sia la prima nella mia esperienza di spettatore, se va bene la seconda, ma credo la prima: non ho dati a sufficienza per individuare gli stereotipi di scena e di sviluppo delle psicologie e dinamiche, capisci?

    Quando avrò accumulato più visioni al riguardo (suggerimenti benvenuti)ci tornerò sopra di sicuro per verificare armato di maggiore consapevolezza!

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  4. Sembra interessante.

    Se ti manca, prova a dare un'occhiata a The Tao of Steve (vecchia commdia indie, la si trova in giro)... non ha nulla a che fare con le famiglie lesbiche, ma ha una visione piuttosto divertente sul rapporto uomo-donna, ed un personaggio centrale femminile piuttosto lontano dagli stereotipi.
    Beh, anche un personaggio maschile lontano dagli stereotipi, ora che ci penso...

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  5. Il trailer è interessante, sebbene appaia ai miei occhi molto, troppo yankee. Vero è che se il puritanesimo isterico statunitense riesce a partorire (sic!) un film sulle famiglie lesbiche, ciò è davvero notevole e hai fatto bene a segnalarlo. Il tema in sè è comunque molto, molto delicato, e troppo recente. Non credo, per esempio che esista nella letteratura psicoanalitica (perlomeno italiana) ancora nulla di teorico-sistematico sull'argomento. Se non ricordo male ha scritto qualcosa di interessante in tema di omosessualità, solo lo psicoanalista romano (di origine greca) Sarantis Thanopoulos. Se ti interessa ti cerco la relativa bibliografia. Buona Estate.

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  6. Grazie Elv, la tua breve recensione mi ha fatto venire voglia di vederlo (a dire la veritá evito le comedy/drama familiari) e non me ne sono pentito!
    Niente male veramente, i dialoghi e la mimica poi sono imperdibili, tutti moooolto naturali. Forse, un pochino mi ha infastidito quel leitmotiv organic, bio, green. Da vedere assolutamente in lingua originale.
    Cheers

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  7. Sai.. Sembra uno di quei film nei quali gli attori trovano una chimica così straordinaria fra loro tutti da far quasi gridare al miracolo, anche nei passaggi nei quali non accade molto io sono rimasto totalmente affascinato chessò, da un piccolo gesto della Moore o da una espressione di Ruffalo...

    Ruffalo poi comincia ad accumulare una manciata di interpretazioni e titoli interessanti, non lo credevo capace, a inizio carriera, di prestazioni simili, mi ha sorpreso.

    Di suoi, oltre ai titoli più famosi, consiglio sempre il "carveriano" I Giochi dei Grandi, anche lì cast straordinario...

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  8. Eh giá, Ruffalo sta dando prova di grande maturitá. lui e la Moore avevano giá lavorato molto bene insieme in "Blindness". Poi che dire, da uno che nel 2002 gli é stato diagnosticato un tumore al cervello (benigno fortunatamente) poi operato, mezza paralisi facciale , recuperato al 99% un fratello morto ammazzato in stile mafioso, riuscendo nella sua professione...beh, lasciami dire, tanto di cappello! Quest'uomo é un lottatore nato e merita il successo che ottiene. E poi é pure mezzo italiano ;)
    Terminata l'ode a Ruffalo, vado a farmi un panino al proscitto, che c'entra poi? Mah...

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  9. Visto subito, ieri, anche perché ero curioso di confrontarlo con "Diverso da chi?", un film italiano che m'è capitato di vedere in tv l'altro giorno.
    Entrambi i film trattano di famiglia in un contesto di omosessualità dichiarata, e a me sembra che nelle differenze tra i due film ci sia tutta la distanza che separa il cinema americano da quello nostrano.

    Tanto il film americano calca la mano sulla normalità quanto quello italiano tenta la carta della farsa. Tanto il primo cerca la semplicità (5/6 personaggi, tre ambienti, e avanti dritti come un fuso) e si richiude in se stesso, quanto il secondo cerca programmaticamente il confronto con l'esterno e la politichina nostrana.

    La differenza tra i due film non la fa tanto la scrittura (entrambi godono di buone sceneggiature, l'americano magari un po' troppo scontata come dinamica, l'italiano un po' tentennante e didascalica in certi passaggi), quanto piuttosto l'abilità degli attori nel calarsi compiutamente nei rispettivi ruoli e i dialoghi che ne caratterizzano le relazioni.

    Elvezio c'ha ragione: la coppia di attrici protagoniste e i vari comprimari di "The Kids are All Right" sono strepitosi. Senza Annette Bening e Julianne Moore a reggere il peso di gran parte della pellicola il film credo sarebbe stato tranquillamente evitabile. Ma a loro due, accidenti, basta attraversare una stanza o un'alzata di spalle per rendere memorabile un film come questo.

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  10. Magari lo vedrò tra un giorno o due all'arena estiva di Reggio, ma se togli la parola "sperma" il trailer dura la metà.
    Cos'ha donato il giovanotto?... sperma.
    Ma perché hai donato il tuo... sperma.
    Lui ha solo messo lo... sperma.
    Certo, è solo il trailer, magari il film è un altra cosa. Ma un certo punto mi è parso di vedere una lesbica che fa "oh" dopo avere baciato un maschio. Una lesbica 50enne.
    Ormai, veramente, anche le cosidette grandi attrici americane mi hanno rotto le scatole; troppe mossette, arricciamenti di froge, faccine e sgranamenti. Basta, dai, sul serio.
    Jguana: in un contesto civile "Diverso da chi?" non dovrebbe nemmeno essere nominato :-)
    Ciao

    Giuseppe

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  11. Mark Ruffalo è colossale in The Brothers Bloom, un film del 2008 del quale dalle nostre parti non s'è vista traccia (o se è passato è stato un lampo).
    Pellicola fantastica, riesce addirittura ad iniettare un po' di vita in Adrien Brody.

    Il regista e sceneggiatore Rian Johnson è lo stesso che esordì col corto Evil Demon Golfball from Hell, che mi stupisce di non aver mai visto recensito su questo sito... ;-)

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  12. @ Giuseppe: non ho visto il trailer, ma sono tentato di darti ragione. In effetti "Il donatore di sperma" sarebbe stato un titolo più adeguato, visto lo svoglimento del film, però in effetti non avrebbe avuto 'sto gran appeal.

    E no, ti posso tranquillizzare, nel film non ci sono "troppe mossette, arricciamenti di froge, faccine e sgranamenti". Davvero.

    "in un contesto civile "Diverso da chi?" non dovrebbe nemmeno essere nominato"
    Non lo so. Non sono mica convinto.
    Quel film ha il pregio di essere un buon indicatore di dove siamo arrivati rispetto a certi argomenti svolti in chiave popolare.
    Poi certo non è mica un capolavoro, ma ci passi un paio d'ore senza sentire il bisogno di urlare per la pochezza del nostro cinema.
    Come dicevo sopra, secondo me la sceneggiatura è buona nonostante alcuni imbarazzi. C'avessimo poi attori come quelli americani, capaci di perdersi nel personaggio invece che vestirlo come una calzamaglia, beh… avrebb avuto ancora un altro sapore.

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  13. Sono molto contento che ti sia piaciuto, iguana, ti sapevo alla ricerca di commedie decenti. Questa appunto sarebbe decente, ma con attori simili guadagna punti.
    Senza contare che la Moore più invecchia più mi erotizza...

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  14. Nemmeno a farlo apposta è uscita oggi una "rispolverata" di Mereghetti che, dei tre tizi dei dizionari, è comunque quello che preferisco di gran lunga (poi, ovvio, sono spesso in disaccordo, ma io gli altri due boh, non riesco quasi a leggerli).

    http://www.corriere.it/spettacoli/11_luglio_22/dvd-mereghetti_bf018e06-b43c-11e0-a808-3da11ae54dd1.shtml

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  15. [Quote]
    Il film della Cholodenko, infatti, presentato l’anno scorso a Berlino e poi a Roma, racconta i normali problemi di una famiglia con figli adolescenti: genitori un po’ troppo apprensivi, frustrazione del partner che ha sacrificato le ambizioni per la famiglia, scappatelle extraconiugali. Tutto nella norma, se non fosse che i genitori sono due donne la cui relazione lesbica finisce per fare i conti con gli stessi problemi delle coppie etero
    [/Quote]
    Sono perfettamente d'accordo con queste parole di Mereghetti, ma ciò mi spinge ad un giudizio diverso dal suo: una tipica commedia americana "media" in cui l'unica variazione è che una famiglia è composta da due lesbiche.
    Gli attori sono tutti bravi, per carità - e Ruffalo l'ho sempre trovato bravino sin da... 30 anni in un secondo :p - ma alla fine mi ha trasmesso una sensazione di vacuità.

    Per riallacciarmi alla questione sugli stereotipi del mio primo post, nemmeno io ho visto tanti film su famiglie lesbiche; è soltanto che questo - con il suo armamentario di donne mascoline che però abbisognano di abbracci - mi è sembrato rispondere esattamente alle idee che molti di noi hanno (fondamentalisti religiosi a parte) di una famiglia "borghese" con due lesbiche. E' proprio sul termine "borghese" che mi soffermerei, perchè alla fine quella che in gran parte è la iattura della commedia americana che "tira" è che è prettamente borghese, sia come ambientazione che come valori (siano essi rigurgiti di politically-correctness o - come nel caso di Apatow e affini - tensioni destrorse camuffate sotto strati di scurrilità assortite e consumi vari di alcool e droghe).

    Scusate per il mega-post
    Vortex Surfer

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  16. Ma figurati, ben venga.

    Io però non riesco a collegare al termine borghese nozioni di positivo o negativo, credo che sia probabilmente questo (e, ancora di più, nel peso diverso che assegniamo a dialogo e prove degli attori rispetto ad altre componenti del film) che ci spinge a giudizi diversi...

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  17. Hai ragione, è un problema mio quello relativo alla "borghesia" come "categoria dello spirito" che affligge le commedie americane (e non).

    Ed è un problema anche il fatto che non riesca nemmeno a chiarire facilmente cosa intendo io con "borghese": l'unica cosa che mi viene in mente è che una commedia borghese solitamente è facilmente riconoscibile perchè al suo interno non c'è spazio per la meschinità. Nelle commedie di questo tipo è possibile trovare carognate e buoni sentimenti, ma non c'è mai un personaggio non dico meschino tout court, ma che compia azioni meschine (e se qualcuno sembra essere meschino - e penso a "Babbo bastardo" ad esempio - risulta macchiettistico e peraltro a fine film si ravvede solitamente). Ma ribadisco, è un problema mio, tanto che le mie due commedie preferite - "L'appartamento" di B. Wilder e "Manhattan" di W. Allen - sono due dei più grandi coacervi di meschinità mai partoriti da mente umana.

    VS

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  18. Hai citato due capolavori assoluti eh, anche per me in un caso così non c'è paragone. E... Ecco, a me reca più fastidio Babbo Bastardo, lo trovo più "finto" di The Kids...

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  19. Visto questa sera nel bel cinema estivo di Reggio Emilia, che è tutto in mezzo ai tigli.
    Il mio giudizio preventivo sulle attrici americane purtroppo ha trovato conferma, forse per colpa dei due ruoli difficilmente sostenibili da chiunque e che non dovevano essere scritti.
    Infatti non è che si abusa di tutto il repertorio da coppia lesbo, piuttosto il contrario e la coppia è pacificamente normale. E non esiste nessun motivo drammaturgicamente valido per cui la coppia del film debba essere composta da donne. Anzi, questa scelta appiattisce e banalizza situazioni che sarebbero state assai più interessanti (anche se già viste), istruttive divertenti se avessimo seguito le vicende sentimental/matrimoniali di un uomo e una donna alle prese con un terzo, sbucato dal nulla e portatore di chissà quali sogni e aspettative già date per defunte.
    Ma seguire con criterio, anche in una commedia e nonostante altri lo abbiano già fatto centinaia di volte in altrettanti film, gli alti e bassi di una coppia è difficile. Per cui è parecchio comodo imporre il duo lesbo, che da solo aiuta a tirar via e attira il pubblicone.
    Assistendo alla proiezione mi sono chiesto perché Annette e Julianne non potessero essere leggermente diabetiche o balbuzienti. Oppure amanti dei cappelletti alla panna. Qualsiasi cosa, insomma, che non c’entrasse un cazzo con il tema.
    Aggiungo che ho provato molta pena per il personaggio interpretato da Ruffalo, costretto a vivere chissà quanti anni ancora in moto e nel verde, circondato da belle fighe che gliela danno gratis.
    Ciao.

    Giuseppe

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  20. Dopo avere postato ho letto la biografia della regista, che già conoscevo per averla soltanto immaginata: attempata e lesbica, due difetti che ha stampato nel suo film.

    Giuseppe

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  21. @ Giuseppe:

    Credo di (cioè, no, non sono onesto, in realtà "mi auguro di") non aver compreso questo tuo ultimo commento, che copio qui di seguito:

    "Dopo avere postato ho letto la biografia della regista, che già conoscevo per averla soltanto immaginata: attempata e lesbica, due difetti che ha stampato nel suo film."

    Per te essere lesbica è un difetto?

    Lo chiedo solo per capire se ho letto in modo corretto la tua affermazione.

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  22. @ Giuseppe che dice "Infatti non è che si abusa di tutto il repertorio da coppia lesbo, piuttosto il contrario e la coppia è pacificamente normale. E non esiste nessun motivo drammaturgicamente valido per cui la coppia del film debba essere composta da donne."

    Il motivo drammaturgicamente valido non l'hai appanea espresso nella frase precedente?
    Ma te ne do un altro paio: mostrare una coppia lesbo con tutto il non detto che sboccia nella mente dello spettaore (tu stesso non riesci a riferirti a questo film senza tirare fuori l'omosessualità dei protagonisti) non è sufficiente motivo d'interesse per una storia che sì, altrimenti sarebbe stata l'ennesima riproposizione di una commedia canonica?

    E poi, sempre parlando di "motivi drammaturgicamente validi": tutta la faccenda del donatore di sperma e le sue interazioni con il resto dei personaggi avrebbe avuto lo stesso senso, lo stesso impatto, lo stesso carico di suggestioni, se invece di donare il suo seme a due donne parte della stessa coppia, lo avesse donato alla parte femminile di una coppia etero?

    Insomma, a me pare che tu volessi demolire il flm a prescindere da ogni altra considerazione (vedi anche il tuo intervento citato da Elvezio). Liberissimo, ci mancherebbe, solo poco convincente, almeno dal mio punto di vista.

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  23. @ Giuseppe... nata nel '64 sarebbe attempata? Ma stai a scherzá?
    Cosa piú importante ai miei occhi, é che lei ha avuto un figlio concepito con lo sperma di un donatore. Il film é dedicato a Wendy(la compagna) e Calder(il figlio)Sognarceli noi in Italia sceneggiatori e registi di questa statura

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  24. Grazie per il consiglio, ottimo film :)

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  25. Grazie a te, lo ripeto sempre e vale la pena ripeterlo: quando uno segue un mio consiglio io rimango sempre èpiacevolmente stupefatto, è un miracolo di sensazione che si ripete intatto da anni.

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  26. Eccomi, scusate il ritardo ma sono in trasloco e mi hanno tolto la linea, mi arrangio con una chiavetta e non è molto comodo. Proseguo con il mio discorso in modo forse petulate e pignolo, non so. Leggetemi solo se ne avete molta voglia, accetto qualsiasi controdeduzione.
    Per quanto mi riguarda, in generale, essere lesbica non è un difetto, come non lo è essere attempati; ho esattamente l’età della Moore dovrei essere il primo a tacere.
    Ma sto parlando di cinema e il termine “difetto” inteso come vizio che deforma la visione credo che ci stia.
    I film di Allen sono pieni di personaggi che si sentono troppo ebrei, troppo alti, troppo bassi, troppo gelosi, troppo invecchiati, che pensano e agiscono sulla base di quel “troppo”.
    Forse ricordate quella donna sui 50 che deplorava istericamente l’abbattimento dei vecchi edifici, così affascinanti e ricchi di storia.
    Lei, per fortuna, non fa film, al contrario della nostra regista che si sente lesbica fin nel midollo e lo deve dire e ribadire ogni volta che grida AZIONE!
    Ma un po’ alla cazzo, a vanvera, come sfogando un pensiero ricorrente.
    So bene che la parola “drammaturgicamente” fa ridere e mi dà l’aria del trombone, eppure è quella giusta. Anche in una commedia le cose che non servono dovrebbero essere tolte, soprattutto se sono un ostacolo a una più ampia, complessa e dunque interessante analisi del tema.
    Ogni film ha un tema, anche questo, mi pare, ma l’inserimento forzatissimo del duo lesbo lo attenua e lo confonde. Pensate al senso dei vibratori, dei film gay, della professione di Annette, del non combinar nulla di Julianne: non sarebbe il medesimo se la coppia fosse etero?
    Per caso gli autori esplorano sul serio (ma anche per finta) il significato di essere state inseminate dallo stesso uomo? Esattamente in quale punto del film ciò accadrebbe? A me pare invece che Annette sia scocciata dalla presenza di Ruffalo in quanto portatore di disordine, che lo sperma non c’entri e che se lei fosse un uomo il risultato non cambierebbe.
    Anzi, vedo un uomo al posto di Annette e la faccenda del donatore acquista di colpo un gran peso. Eccolo in poltrona, un poco ingrassato, sterile da sempre, saggio ma solo per vigliaccheria e autoritario della domenica venire minacciato dal vero padre dei suoi figli, uno che ce l’ha grosso grosso, che scopa da matti, più giovane e più bello.

    continua...

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  27. Riflettendo mi sfiora l’idea che Julianne cercasse l’organo genitale maschile, inteso anche come un qualcosa di nuovo e che Annette non le darà mai. Questo giustificherebbe la coppia lesbica. Ma un mucchio di donne etero intendono così l’uccello di un altro, soprattutto in confronto a quello del marito che frequentano da lustri.
    Tra due uomini poi la gara a chi c’è l’ha più lungo può non finire mai e anche per questo semplificato motivo sarebbe stato meglio per tutti mettere in scena un rapporto etero.
    Parliamo dei figli e chiediamoci in che modo avere due mamme ha influenzato la loro vita. Loro, poverini, non sono attratti dall’organo maschile, ma dall’irresponsabile liberta di cui sembra godere il ritrovato padre confrontata con la rigida flemma della madre alfa.
    Carattere e stile di vita, non sessualità o genere.
    Nonostante il figlio maschio sia irritato dall’esuberanza del padre ne impara la lezione e si libera dell’ amico buffone. Chiaro, essere allevato da due donne rende un maschietto vittima degli amici bulli. Ma non diciamo cazzate, con un padre legale rigido, intellettuale, scarso di fisico e razionalissimo si sarebbe ottenuto lo stesso effetto.
    Il discorso sulla figlia mi sembra abbastanza simile, solo un po’ meno chiaro. Per quale motivo si tuffa tra le braccia del ragazzo che le piace dopo essere stata delusa da Ruffalo? Io non l’ho capito. E perché mai Ruffalo si scopa una donna anzianotta come se fosse la miglior topa di tutto l’ovest e addirittura se ne innamora? Ma davvero, perché? Magari gli piace l’idea di avere una famiglia giù pronta senza fare un gran fatica. Forse è proprio così, ma gli autori non lo dicono in modo abbastanza chiaro e sapete perché? Semplice, sono distratti dalla coppia lesbica e sperano che lo sia anche il pubblico.
    Se, invece, come dico da anni, la coppia fosse stata etero...
    Ciao

    Giuseppe

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  28. Mi viene sempre da aggiungere una coda.
    Ogni tanto intervengo polemicamente per stroncare un film che a Elvezio è piaciuto. Lo faccio per reazione alle tante, analitiche e ben scritte recensioni che condivido. Quando ne becco una che mi sembra storta mi salta la mosca al naso.
    Giuseppe

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  29. Leggo spesso Malpertius, ma non posto quasi mai perche' mi sembra di non avere cose intelligenti da aggiungere.
    In questo caso, pero', mi sembra di avere un paio di risposte da suggerire a Giuseppe, e anche un dettaglio per Tomaso.

    Giuseppe, tu dici che “drammaturgicamente” il fatto che la coppia protagonista sia lesbica non aggiunge nulla.
    Secondo me, pero', ci sono due possibili spiegazioni. La prima e' che questo film parli, oltre che del tema della crisi di mezza eta' in un matrimonio, anche dell'"imborghesimento" degli omosessuali negli USA. E' un tema che sento dibattere spesso (negli USA, da amici gay o su letteratura gay); in che modo cambiano le relazioni tra omosessuali, con la recente introduzione di matrimoni gay e la possibilita' di avere figli? E' una trasformazione importante, da "quasi-controcultura" a norma, ed e' interessante fotografarlo. Il film, in questo senso, racconterebbe un passaggio pubblico attraverso una storia privata.

    Seconda spiegazione possibile. Il fatto che le due protagoniste siano lesbiche non e' importante “drammaturgicamente”, ma piuttosto politicamente.
    La regista e' lesbica, dici. Bene, magari le interessa fare un film che serva, nel suo piccolo, a normalizzare le coppie gay, a passare il messaggio che esistono, e che sono una coppia come un'altra, con la stessa dignita' di essere raccontate (prova a immaginare se avessi mosso la stessa critica a due protagonisti neri: se non serve “drammaturgicamente” che la coppia sia di colore, allora deve essere bianca? non e' una pretesa razzista?).

    Infine, per tomaso: l'ossessione bio, organic e green e' perfetta, secondo me, per caratterizzare la coppia come upper class. Negli USA, l'ossessione bio/organic e'molto diffusa e caratterizza una certa borghesia. C'e' un libro interessante a proposito, se ti interessa lo cerco perche' non mi ricordo il titolo.

    Ciao,
    Prisca

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  30. @ Giuseppe: (a me interessava più che altro chiarire l'equivoco del "difetto" riferito a lesbica, era centrale e condizione sine qua non per continuare a discutere)

    Dici:

    "Quando ne becco una (di recensione)che mi sembra storta mi salta la mosca al naso"

    Ma questa non è una recensione, non è nemmeno un post, sono solo (cito) "Giusto due righe per invitarvi a dare un'occhiata a questo film" e quelli che per me sono i pregi del film all'interno di un genere che conosco poco tali rimangono e più ci penso più ne ho un buon ricordo.

    Il bisogno di famiglia di Mark Ruffalo mi è parso così evidente che a me pareva avesse il difetto contrario rispetto a quanto dici tu, ovvero era troppo urlato e identificabile, gi autori sono stati fin troppo chiari.

    E personalmente, avendo più o meno l'età del personaggio di Ruffalo, in quel film non ho guardato altra donna che la Moore, non c'è confronto: le altre sono giovani e magari anche belle, ma magnetismo,classe, espressioni facciali, erotismo e tanto altro giocano per me a favore della Moore, non lo vedo tanto improbabile che una persona che ha passato venti e passa anni a scopare in giro con belle bamboline di tutti i colori ora desideri e si innamori della Moore, anzi, è per me più plausibile del contrario. Ma, appunto, sono io...

    Grazie Prisca: l'annotazione sul bio è ottima segnalazione, in effetti da quanto ho potuto vedere anche a Berlino tale annotazione corisponde al quadro di classe.

    E sì, è importante anche politicamente, dovrebbe centuplicarsi questa azione...

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  31. @ Elvezio: sì, non hai recensito, è vero, ma non per questo il tuo (non)post è incommentabile.
    Poi sai anche tu che non si tratta di conoscere i generi, ma di capire le narrazioni. Qui si parla di perturbante e questo film non lo è, ma a parte questo non cambia molto.

    Anch' io ho sentito Ruffalo dire che ha bisogno di famiglia nella scena apposita, ma se me lo faceva vedere con azioni precise era meglio.
    Quello che dici sulla Moore è pari pari a ciò che ha detto mia moglie. Che ha aggiunto: di manzi come quello ne trovo anche domani.
    Va be', beata lei e beato te, che apprezzi classe e magnetismo ;-)

    @ Prisca:le dichiarazioni d'intenti vanno benissimo, ma poi bisogna andarci in fondo e studiare un pochino il problema. Che importanza ha mostrare coppie omosessuali solo per assuefare il pubblico alla loro esistenza? Sa di quote rosa.

    Se i proganisti fossero stati neri non necessariamente ciò avrebbe influenzato le dinamiche famigliari. In quelle coppie mica c'è uno dei due che fa il bianco, mentre tra le due lesbiche una era chiaramente il papà.

    Aggiungo che lo sfogo finale di Julianne è sbagliato anche quello: era Annette che doveva svelarsi, la rossa lo aveva già fatto sbandando per Ruffalo. E infatti la scena è fiacca.
    Insomma, secondo me la regista dal nome impossibile ha messo in scena la sua storia senza averla ben capita.

    Giuseppe

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  32. @ Prisca, ti ringrazio, sarebbe interessante saperne qualcosina di piú.

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  33. Direi che "bio organic e green" è anche un contrassegno del cliché della lesbica impegnata: femminista, pacifista, vegetariana, organico/biologico/verde, relazioni a lungo termine invece che bar/club etc. Tanto che mi ricordo una battuta che faceva più o meno "non potrei mai essere lesbica, non mi piace il tofu".

    Posso capire il senso dell'intervento di Vortex Surfer, Giuseppe, meno quello del tuo.

    l’inserimento forzatissimo del duo lesbo...
    non sarebbe il medesimo se la coppia fosse etero? ...
    Che importanza ha mostrare coppie omosessuali solo per assuefare il pubblico alla loro esistenza? Sa di quote rosa.


    Se fosse esattamente la stessa cosa, allora guarderemmo storie di questo tipo senza accorgerci della differenza - che sarebbe drammaturgicamente irrilevante - fra coppie omo e etero, e le giudicheremmo indipendentemente dal sesso dei protagonisti. Quello che tu dici è che la differenza esiste, il default è la coppia etero, e la variazione per essere accettabile deve essere drammaturgicamente giustificata. Non è che dici, come fa Vortex Surfer, che i limiti del film stanno nell'essere una commedia borghese americana come tante altre, genere raramente profondo e innovativo: leghi il suo fallimento al fatto di avere al centro una coppia lesbica. Da un lato, con un uomo nella coppia a sentir te si sarebbero aperte insospettabili e meravigliose possibilità narrative; dall' altro, tante cose sarebbero uguali comunque, per cui non c'è "bisogno" di una coppia gay, mettercela se non aggiunge nulla è come le quote rosa. Faccio fatica a capire come si possa definire "inserimento forzatissimo" quello che è il tentativo, più o meno riuscito dipenderà da regista, attori, sceneggiatura, di raccontare proprio quell'esperienza specifica. E' un po' come consigliare a Woody Allen, per usare il tuo esempio, di non parlare più di ebrei newyorchesi vantando le possibilità comiche inesplorate che offre la comunità portoricana.

    Tra due uomini poi la gara a chi c’è l’ha più lungo può non finire mai e anche per questo semplificato motivo sarebbe stato meglio per tutti mettere in scena un rapporto etero.

    Ma anche no. Questo sarà il tipo di storia che tu avresti voluto vedere, ma non so se l'inseminazione artificiale sia giustificazione drammaturgica sufficiente per riproporre il motivo del maschio di mezza età che si sente minacciato dall'uomo più giovane "uno che ce l’ha grosso grosso, che scopa da matti, più giovane e più bello" - che è fra i più inflazionati della storia. Messa in quel modo, con la tua frase come sales pitch, non mi ispira di certo.

    Ma un mucchio di donne etero intendono così l’uccello di un altro, soprattutto in confronto a quello del marito che frequentano da lustri.

    E' la differenza che passa fra il confronto possibile (di fronte al quale ci si può sentire umiliati da un paragone che si percepisce come sfavorevole) e quello impossibile (di fronte al quale ci si ritrova senza appigli, spiazzati, impotenti). Un tipo di insicurezza diverso. Allo stesso modo, avere due madri non è come avere un padre anziano o scarso di fisico. Sono tutte situazioni specifiche che possono essere problematiche o meno a seconda di condizionamenti culturali e psicologici vari, possono essere affrontate più o meno bene nella realtà o nella finzione cinematografica, ma considerarle intercambiabili mi sembra davvero semplicistico.


    E come cognome ucraino Cholodenko non mi sembra impossibile, se persino i tifosi di calcio si sono abituati a Shevchenko o Vierchowod.

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  34. @ Tomaso

    Ecco! Trovato! Il libro si intitola The Authenticity Hoax: How We Get Lost Finding Ourselves", l'autore e' Andrew Collins.
    C'e' anche una bella recensione in italiano del libro, qui: http://www.italicnews.it/preview/numero3/cover_story.html
    Ne copio un pezzo, per chi non ha voglia di andarsi a leggere l'articolo intero.

    "Ciò che rende così attraente il genere "autentico ostentato" è il fatto che abbia dato nuova vita al concetto, intuito con largo anticipo dal sociologo Thorstein Veblen, che ciascun simbolo di status per funzionare deve mostrarsi almeno superficialmente utile o addirittura vantaggioso per la società. In altre parole, l'ostentazione ha bisogno di un travestimento, di non svelarsi per quello che è, ovvero un modo per acquisire uno status.

    L'autenticità ostentata (... )non solo promette al consumatore una vita piena di significato, ma fa bene anche alla società, all'ambiente, al pianeta intero. Questa fusione totale tra due ideali, la soddisfazione privata da una parte e l'elevazione morale dall'altra, è lo specchietto per le allodole che sta alla base dell'inganno dell'autenticità. Questo desiderio di conciliare dimensione pubblica e spazio privato spiega perché parecchio di ciò che passa per "vita autentica" si associa all'idea di fare del bene: la bistecca a chilometro zero è più saporita e aiuta a combattere l'effetto serra; le vacanze tra i poveri sono coinvolgenti e moralmente impeccabili."

    Tra gli Americani benestanti ed educati, questa ossessione per l'organico e' molto marcata. Ci sono intere catene "bio", e di recente a Boston, dove vivo, un quartiere multietnico e piu' proletario ha lanciato una campagna contro l'apertura di un supermercato bio, vedendo il bio come un prodotto alto-borghese e identificando l'apertura del negozio con il primo passo verso la "gentrification" del quartiere. (trovi notizie qui: http://www.boston.com/yourtown/news/jamaica_plain/2011/03/residents_against_jp_store_bri.html)

    Poi, anche il commento di Marco coglie nel segno, mangiare bio e' anche un tratto distintivo della lesbica impegnata.

    Ciao,
    prisca

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  35. Segnato! Grazie mille prisca

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  36. @ Giuseppe

    Ripensandoci, avrei qualcosa da aggiungere anche sul discorso quote rosa. Io sono una donna, e mi trovo assolutamente in linea con Elvezio quando analizza i ruoli femminili nei film horror per vedere se e quando sono tridimensionali.
    Non e' per una questione di quote rosa che voglio vedere donne in film horror o d'azione, e' che a volte mi identifico di piu', e meglio, col personaggio; inoltre, voglio che mia figlia, quando ne avro' una, possa vedere donne nei film che ricoprono anche ruoli diversi dalla principessa in attesa di essere salvata (o altri cliches).

    Per lo stesso motivo, trovo normale e legittimo che un pubblico omosessuale possa aver voglia, ogni tanto, di vedere una storia (d'amore, d'azione, di quello che vuole) in cui ci sono protagonisti omosessuali. E, una regista, ha il diritto e forse anche il dovere di girare i film che guarderebbe da spettatrice.

    Quindi, non si tratta di quote rosa, ma di parlare di quello che sta a cuore. E il fatto che la regista sia lesbica (cosa che hai tirato fuori tu, e che io non sapevo) mi sembra anzi che possa mettere al riparo dal sospetto che la coppia lesbica sia una trovata furbetta della produzione per rendere una commedia borghese un po' piu' interessante. (anche se ci avranno magari marciato).

    Prisca

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  37. Grazie Prisca.
    Sì, non è per quote rosa o per stare dalla parte di chichessia (nonostante io ci stia, dalla parte di alcuni, ma sarebbe dannoso stupido farlo pesare), è per curiosità e perché fra gli altri ho molto a cuore questo argomento, credo che sia centrale all'horror e infatti all'estero, fra Pinedo e altri, se ne occupano molto.

    L'idenificazione è importantissima, senza non te ne frega poi tanto del destino del personaggio e rovo che dal punto di vista narrativo sia un disastro, per far scattare un meccanismo di identificazione è necessario ricorrere per quanto possibile a personaggi che si avvicinino a quelli reali, con certi modelli di donne (e maschi, ovvio, ma non ho scelto quel campo) ciò diventa davvero difficile e la fruibilità ne soffre...

    Anche solo in questa commedia, lasciando eprdere l'horror, sono riuscito a tratti a identificarmi con quasi tutti i personaggi, la trovo una bella cosa.

    Grazie anche per il link e titolo, controllerò, facevo riferimento a Berlino proprio perché lì questa gentrification balza agli occhi in modo spettacolare, incredibile: asili, negozi bio e in pochi anni il quartiere muta...

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  38. Mi arrendo.
    Ma resto convinto che se la coppia Annete/Julianne fosse stata etero avreste preteso di più.
    Basta, basta, taccio.

    Giuseppe

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  39. Leggete questo allucinante tread, c'è chi sta peggio di noi:

    http://bullybloggers.wordpress.com/2010/07/15/the-kids-arent-alright/

    TKAAR ha diviso il pubblico.
    Ciao

    Giuseppe

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  40. "Mi arrendo"

    :) Ma mica è una guerra! Lol, ora però che ti sei arreso dove vai, vieni qui e siediti al tavolo che dobbiamo discutere di Alsazia, Lorena e qualche tonnellata d'oro :)

    Ecco, quel tuo usare "noi" invece di "voi" riporta tutto a una dimensione per me ideale, grasssie. Ora vado a leggere, devo però farci l'abitudine a pensare a due righe come queste ogni tanto, se mi "rendono" una serie di commenti come questa, dal punto di vista economico è super vantaggioso! :)

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  41. !!! Sono a metà dei commenti. Hai segnalato una roba interessantissima, grazie. Noto che anche i detrattori sono d'accordo sulla recitazion e e tanto mi dovrebbe bastare, ma ci sono delle botta e risposta di livello incredibile, madonna,bello davvero. Invito tutti alla lettura, merita.

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  42. segnalo, credo, per iguana, che è alla ricerca di belle commedie, due titoli, non recentissimi ma non privi di buone cose:
    stranger than fiction (quello del 2006. non farti ingannare dalla presenza di will ferrell, ha una bella struttura. non ti sganasci, ma tiene bene banco)
    run fat boy run. be', be', più ridanciano, cazzarissimo.

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  43. Grazie mille ldr!

    In effetti a Stranger than fiction non avrei dato una lira, però m'ho lo guardo e poi ti dico…

    Run, Fatboy, Run mi era già stato consigliato da un amico, ma se la presenza di Pegg mi consolava, la regia di Schwimmer non offriva troppe garanzie.
    Forse è arrivato il momento di dargli una possibilità…

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