Lo so, non posto da un po', perlomeno da un po' tenuto conto dei miei ritmi durante gli anni passati. Ci sono ancora e dovrei ricominciare a darmi da fare prossima settimana, con una recensione di The Descent che spero sarà interessante.
Il fatto è che... Sta andando tutto fin troppo bene, caldo a parte, sotto ogni punto di vista. Quando mi sono licenziato mai più avrei pensato che, in così poco tempo e senza cercare più di tanto, sarei riuscito a trovare il modo di vivere di scrittura. A 40 anni suonati, senza laurea, avendo fatto prima il muratore e il commesso. Ovvio, mi mangio i coglioni ogni giorno (di solito tagliati fini, crudi, prezzemolo, aglio, pepe, olio e limone, una delizia estiva) per non averci creduto e provato prima, ma pazienza, me la godo anche.
E vivendoci, di scrittura (non di narrativa, ovvio) mi fanno ancora più compassione tutti gli esordienti forever che o spalmano narrativa a cazzo leccandosi a vicenda e recensisci tu che recensisco anch'io sperando poi forse ma se domani vedrai, vedrai o, molto peggio, quelli che scrivono gratis per vergnosi portali e siti sperando di nuovo che poi forse ma se domani vedrai, vedrai.
Vedrai vedrai non funziona: avete visto come è finito Tenco no? E quel tesserino non vi servirà a una ceppa, ve lo assicuro, ci sono passato!
Guadagno più io (soldi, lettori, riscontri e soddisfazioni) con la scrittura in tre mesi che alcuni autori Mondadori da edicola in un anno: c'è qualcosa che non quadra, non dovrebbe andare così, specie perché non sto nemmeno sbattendomi. Non è giusto per loro, posso solo pensare questo, e mi dispiace, mi dispiace persino per gente che disprezzo: è finita l'era del disgusto per certi scribacchini, ora provo una moderata compassione e credo sia meglio, almeno, si sta meglio provando questa piuttosto che il disgusto e la rabbia.
Dicevo, sta andando bene quindi sono forse fin troppo rilassato, tutto lì, ma lavoro anche al di fuori del "lavoro" eh, è solo che le 200 bastarde schede da compilare con dati assurdi per il saggio sono impegnative, devi guardare i film in altro modo (Come è vestita? Fuma? Ha amici, è casalinga, che grado di istruzione? Nudità? Come scopa se scopa? Subisce? Non le manda a dire? Sport? Hobby?) e l'è lunga. Ma piacevole e, a differenza del romanzo, ho la sensazione di realizzare una cosa unica, che nessuno ha mai fatto in Italia e, da certi punti di vista, al mondo. Quindi posso andare lento, DEVO andare lento e, sempre al contrario del romanzo, so già che lo completerò e, sì, è anche questa una magnifica sensazione, una sicurezza che io non ho mai provato in vita, delle sicurezze non mi è mai importato nulla ma devo ammettere che è bella cosa.
Quindi oh, scusatemi per i momentary lapses ma ci sono eh, prossima settimana, intorno alla metà, cercheremo di parlare di The Descent e di come tratti male la figura femminile, mischiandoci magari anche Blade Runner e Matrix, ok?
Ah sì, bevete succhi, state all'ombra nelle ore più calde ed è l'umidità, mica il caldo eh. Me lo ha detto Italia 1...
Vi regalo quello che è sempre stata la mia narrazione perturbante preferita: ho sempre, sempre avuto paura di finire come lui, parte dittatoriale inclusa, e persino lo schifoso piacere del dittatoriale incluso. Per fortuna non è successo, ma è sempre stata una dura lotta non cedere a quel possibile, inutile piacere. Poi scatta un clic e si cambia, per sempre, e non si torna indietro...
Geldof era un figo della madonna e un role model assoluto, capelli lunghi o impomatati all'indietro, poi è andato in Africa e affanculo.
Buon week end!
sabato 16 luglio 2011
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Bentornato, e con un post luminoso e progettuale. Bene. Mi fa molto piacere. Attendo "The Descent" :)
RispondiEliminalol! buon weekend anche a te!
RispondiEliminaIo ti aspetto qui, paziente, tu mettici il tempo che ti ci vuole ma scrivi perché sei una costante in un mondo di variabili.
RispondiElimina(e ora che mi ci fai pensare, pure io vado a rilento col blog, e pure io sto bene, ora so che la colpa è lo star bene)
Sai, non ho mai creduto più di tanto nalla retorica di "Scrive chi sta male", ma in questo caso devo ammettere che...
RispondiEliminaBtw, Cooksappe, hai uno strano e interessante blog...
RispondiEliminaSono contento di sentire che ti gira bene, di recente avevi fatto un pò preoccupare. Quanto al passato lascialo stare, senza quello non saresti qui ora, con la testa che hai e i tuoi pensieri.
RispondiEliminaDatti da fare !
Sono contento per te. Veramente, di cuore.
RispondiEliminami hai fatto ricordare l'ottantacinque (?).
RispondiEliminail live-aid.
elv, freddy mercury quel tardo pomeriggio mi fece una roba dentro che non so...mai più assistito ad un concerto cosi dopo....oh forse sì. nel 90 un unplugged di johnny cash, somewhere in texas I think, più solitario e silenzioso, certo. ma la sensazione che ho provato era la stessa.
qual'è il tuo-concerto-cosi?!
love, mod
Beh, due o tre in mezzo al mare di quelli visti... La prima volta che ho visto i Fugazi e anche il primo concerto dei No Means No, al tempo significavano così tanto per me (ancora adesso, ma in modo diveso) recentemente invece, l'anno scorso, mi ha lasciato di stucco Paul Simon, non l'avrei mai detto capace di una energia (e passione) simile, incredibile.
RispondiEliminaDelusione più brutta della mia vita Lou Reed qualche giorno fa, concerto snobbino, freddo, moscio e odioso...
Ma quanti anni ha Lou Reed, 95 ormai, penso :)
RispondiEliminaAttendo la disamina di Descent, film che ho detestato (il link a Blade Runner mi sfugge).
RispondiEliminaNon fanno più i concerti di una volta, ma anche il pubblico ha le sue colpe - tre sere fa i Jethro Tull hanno tentato di svegliare Asti con due ore tiratissime, ma la folla osannante era solidamente living in the past... al punto che il mattino dopo il giornale pareva recensire un concerto diverso.
Il pubblico era più vecchio dentro degl ultrasessantenni che si dimenavano sul palco...
C'è un bell'articolo di M. John Harrison, da qualche parte, sulla trappola del play the same old che i fan desiderano...
Anch'io sono contento che si tratti di un assenza felice piuttosto che dovuta a problemi, che non fosse per i commenti di là incominciavo a chiedermelo.
RispondiEliminaC'è un bell'articolo di M. John Harrison, da qualche parte, sulla trappola del play the same old che i fan desiderano...
E' possibile che sia questa intervista
http://www.infinityplus.co.uk/nonfiction/intmjh.htm
il passaggio rilevante è questo:
But the downside of a very loyal, longstanding readership is that sometimes they aren't happy for you to actually change. A lot of Viriconium readers hated Climbers. One described it as 'an episode of Coronation Street'. He meant it was 'only' about life as he actually recognised it. I was sad that he couldn't be as excited as I was about that. It will happen again, because -- just as I'd rather make a mistake than not try new things -- I'd rather alienate every last reader than not do exactly what I want. It's selfish, I know: but it's your guarantee as a reader that you're getting something intense (even if it's something you don't want). The risk here is that people will suffer lost-reader syndrome. If you change, you can't have been what they thought you were. They feel betrayed, they feel abandoned. In the murkier depths of that is a control thing: who decides who you are? You, or your colleagues and readers? I have to say that the last thing I'll accept is imprisonment in someone else's definition of who I am, or what my best work is. That can be a problem with people you knew thirty years ago.
- Ha rimesso i commenti al blog! Ha finito il nuovo libro! (fan drooling rabidly )
ma sai elv) mi sono sempre chiesto come fa la gente ad adulare uno che canta ma che non sa cantare?!
RispondiEliminaoh! vale per un sacco di gente la fuori che fa musica senza saperla fare - tecnicamente intendo.
cmq capita anche a me, eh?! specialmente con le donne (nico)...
love, mod
@Marco
RispondiEliminaNo, non è quello... forse è un post sul blog.
Comunque sì, buone notizi finalmente - un altro libro di MJH in arrivo...
Chissà se ricomincerà a parlare di corsa e allenamenti, sul suo blog, ora che ha riaperto i commenti.
E il bello è che Reed ha proprio fatto tutto un concerto di "play the same old", ma da fighetto snobbino, con una band inutile per quanto (e vorrei anche vedere) brava, tutti svogliati a non vedere l'ora di andarsene. E il pubblico (architetti rampanti, figli di papà, gente che ha telefonato e messaggiato per mezzo concerto) reagiva pavlovianamente ai pezzi più "in".
RispondiEliminaHo mollato prima della fine (mi era successo solo con Dave Matthews, credo) e uscendo ho passato i biglietti a due ragazzi che erano fuori dall'Arena, così sono potuti entrare per le ultime canzoni, almeno mi sono ripagato moralmente i 44 euro spesi...
Sono contento per le belle notizie. E concordo anche sulla questione "esordienti per sempre"...
RispondiEliminaMa mi fa ancor più piacere sentirti parlare del saggio. Sono molto curioso. Vai alla velocità necessaria, ma vai!
Ciao,
Jakken
sant'elevezio...protettore dei senza-biglietto!
RispondiElimina:-) la tua generosità commuove (lo sapevo che tu avevi un lato sadico!)
love, mod
"Vedrai vedrai non funziona: avete visto come è finito Tenco no? E quel tesserino non vi servirà a una ceppa, ve lo assicuro, ci sono passato!
RispondiEliminaGuadagno più io (soldi, lettori, riscontri e soddisfazioni) con la scrittura in tre mesi che alcuni autori Mondadori da edicola in un anno: c'è qualcosa che non quadra, non dovrebbe andare così, specie perché non sto nemmeno sbattendomi."
Sono convinto che di fronte a queste situazioni si debba riflettere ma senza FERMARSI. Testa bassa, benzina nelle gambe, capoccia verso l'obbiettivo.
Ecco, ora posso dismettere la maglietta sudata e il fischietto del coach per dirti che sono tremendamente contento per te, che ho una sincera paura della tua prossima etico-recensione sul ruolo della donna (in The Descent poi... cazzarola...) e che ho visto i J-Tull a Brescia sabato maturando anchio la stessa impressione di SteamDave su una band eccezionalmente VIVA (per quando la voce di Anderson sia irrimediabilmente in zona rossa) che spara un'evocazione di fuoco antico su un pubblico di Aqualung-dipendenti zombificati, per tramutarli in cenere.
E così sia.
Sei bravo e basta. Che ci vuoi fare...uno ci nasce.
RispondiEliminaBravura e costanza pagano :) complimenti ed è bello sentire che a qualcuno gira bene in questo periodo.
RispondiEliminaPerò dai, cerca di dare qualche speranza a chi si sbatte in una gavetta apparentemente senza fine...
No no :), a parte che non so se sono "bravo", lo devono dire gli altri, ma credo poco a talento e genio (a parte casi mostruosi che, appunto, sono mostruosi anche se in senso positivo), di solito la visione di talento e genio mi pare un po' troppo vicina ai tizi che hanno poteri di nascita nel Signore degli Anelli, roba detestabile e destroversa.
RispondiEliminaSi deve faticare dalla nascita, studiare, osservare, pensare e non fermarsi mai... E spesso, oh, studiare è faticoso a bestia...
@ MM: la gavetta serve di brutta, è obbligatoria, ma dipende come la fai. Io posso parlarti solo delle mie esperienze personali eh, magari poi gira al contrario.
RispondiEliminaDunque, tutto il periodo che ho lavorato (sì, è lavoro) gratis per altri in Rete non mi è servito a nulla. Non ho imparato nulla, nè come metodo nè come contenuti. Sono solo vampiri e troveranno sempre altre prede quindi è inutile, mi rendo conto, consigliare agli altri di non farlo.
Quando invece ho cominciato a far da solo, osservando siti e riviste statunitensi, sono cresciuto o credo di essere cresciuto un sacco, ovvio, anche quello che ho fatto da solo inizialmente non mi ha postato soldi, ma lettori sì, soddisfazioni sì, crescita sì e quidni tanto vale.
Da lì, insperate, sono arrivate anche le proposte ecc ecc.
Ormai dico sempre NO a chi mi chiede di far cose gratis, per principio. Le cose gratis le faccio, sicuro, la passione, verissimo, ma eh,allora le faccio qui da me, è semplice! Perché dovrei farle per altri in attesa di qualcosa che non arriva mai e con nemmeno la soddisfazione personale visto che viene diluita nell'anonimità di un portale o rivista cartacea (eggià, pure quelle non pagano)?
In più se collabori a un portale o sito o rivista in un certo senso sottoscrivi la linea di quel portale sito rivista e belin, no, con la qualità che hanno non posso immerdarmi aggratiss...
"Guadagno più io (soldi, lettori, riscontri e soddisfazioni) con la scrittura in tre mesi che alcuni autori Mondadori da edicola in un anno"
RispondiEliminaSborone abbestia eh! :-)
Son felice di leggerti felice!
Comunque, non rilassarti troppo che noi qua fuori aspettiamo le tue recensioni (oltre a Descent, che non conosco, Trilobiti. E hai poi visto Kill Me Please?)
BTW il poco inglese che conoco lo devo tutto a quel film e a quel disco. Bei tempi…
(magari sborone, ho dati precisi da inside trading :) e quando dico che mi dispiace e non dovrebbe andare così sono serio!)
RispondiEliminaMadonna, vero, Trilobiti! Devo provvedere, il film l'ho trovato, ora devo metterlo in coda...
A parte che mi hai in parte anticipato un post... :)
RispondiEliminaMa la domanda vera è un'altra, che a breve riprenderò anche sul mio blog: ma questi tizi che ti pagano per scrivere sono italiani? No, perché a me di proposte di collaborazione ne arrivano due/tre a settimana (non parlo di narrativa), ma di zinzi non se ne parla mai...
Sì sì, italianissimi, traduzioni per società estere non ne faccio più perché è crollato il mercato e pagavano così poco che con il cambio mi ci compravo un gelato a stento.
RispondiEliminaL'unico consiglio che posso dare (in quanto i nomi girano e cambiano veloci) è di controllare spesso gli annunci di offerta e selezionare, qualcosa prima o poi accade...
Siamo arrivati all'assurdo (che se però uno ci pensa assurdo non è) che il digitale paga e non guarda chi sei/tuoi titoli bensì le tue capacità, il cartaceo non paga e devi fare il piacione per pubblicare gratis (oh ma le riviste hanno un prezzo di copertina, non so se si nota, mentre i siti no), il mondo alla rovescia! :)
Grazie della risposta!
RispondiEliminaPosso dire che non me l'aspettavo?
Tutte le realtà con cui vengo a contatto io si dileguano appena si cita il famigerato euro :)
Comunque che sia il digitale a rappresentare il futuro lo penso anch'io. Il cartaceo oramai è un ambiente in cui di soldi non ne girano, e se girano se li dividono i soliti amichetti!
Ovvio, mi mangio i coglioni ogni giorno (di solito tagliati fini, crudi, prezzemolo, aglio, pepe, olio e limone, una delizia estiva) per non averci creduto e provato prima, ma pazienza, me la godo anche.
RispondiEliminaPerò ci hai provato e stai riuscendo alla grande: i coglioni falli mangiare agli altri
uarda miga indree:-
:-)
Beh Elvezio, visto che te lo devono dire gli altri te lo dico io: sei bravo! altrimenti che stiamo qua a leggerti? Comunque sottoscrivo che la cosa fondamentale è lo studio e l'applicazione, il talento non coltivato non da frutti.
RispondiEliminaPer la gavetta sottoscrivo, ah quanta sbatta per la gloria altrui! Io sto provando adesso (con ENORME ritardo) a gestirmi uno spazio mio, vediamo cosa ne viene fuori
Io tifo per te a prescindere.
RispondiEliminaFai quel che devi e che ti piace e che ti fa guadagnare (e sono strafelice che tu guadagni mentre altri ignobili scribacchini no... ih ih ih, fanculo al politicamente corretto!).
Tifo per te e ci tengo che tu lo sappia.
O.(rlando)
Scusami Elvezio, sai quanta stima io abbia per te e sono contento di come ti stiano andando le cose, ma per il resto il tuo post mi è sembrato molto arrogante e vanitoso, e non condivido affatto quanto dici; a parte che nutro qualche dubbio che tu riesca a guadagnare così tanto come dici scrivendo recensioni o facendo traduzioni (i mecenati oggi non esistono più) ma non mi fila il discorso che è sottinteso nelle tue parole: ovvero che il guadagno deve venire prima della passione. Io ti dico invece che chi fa le cose per passione non è da biasimare, le fa perché gli piace farle, per una soddisfazione personale (chiamala una perversione privata), per promuovere un autore, o un genere che gli piace, ecc. non necessariamente per averne un tornaconto. Io, ad esempio, se le cose non le facessi per passione, per divulgare un certo tipo di letteratura, un certo tipo di saggistica tra gli appassionati (o almeno i pochi rimasti) non potrei continuare l’attività della Dagon Press, che in generale è nettamente in perdita. Ed è sempre la passione che mi spinge anche a fare lavori per altri (come sto facendo, anche per editori professionali), senza nessun tornaconto, l’importante è che mi piaccia ciò che gli altri vogliono fare. Tutto ciò che ho sempre fatto per gli altri, o per me stesso, l’ho fatto sempre per passione, senza guadagnare un centesimo, e senza pensare al lucro. E non me ne pento, se alla fine il lavoro è stato fatto bene. Passione e guadagno sono due parole antitetiche nel nostro campo. Purtroppo è così, non dovrebbe essere ma è così, perché la passione per il fantastico in Italia NON paga. Mai o quasi mai. Quindi mi pare tu stia dando false illusioni a chi ti legge.
RispondiEliminaE non pensare che gli editori (parlo dei piccoli editori, non Mondadori ecc.) si arricchiscano a pubblicare cose legate al fantastico. Chi pubblica questo genere oggi non può farlo senza una motivazione che va oltre la mera possibilità di avere un ricavo, senza cioè la passione. Ti sfido a trovare un piccolo editore che senza chiedere contributi agli autori ci guadagni anche a pubblicare letteratura fantastica. Io penso invece che certe iniziative, quelle serie e fatte per passione, vadano supportate, non boicottate come dici tu. Altrimenti la morte definitiva del genere è assicurata.
E poi, scusami ancora, ma non sei tu quello che dice che gli editori non dovrebbero far pagare per far leggere gli appassionati, che tutti i libri, gli articoli ecc. dovrebbero essere free… e poi ti contraddici dicendo che chi ti pubblica deve pagare quello che scrivi? Mi pare un discorso molto, molto strano questo tuo, molto di parte, e senza senso.
Scusami ma dovevo dirtelo. Sempre restando immutata la mia stima nei tuoi confronti.
Pietro Guarriello
Ciao Pietro. Forse mi sono spiegato male, provvedo a chiarire.
RispondiEliminaPer quanto riguarda la parte del guadagno non guadagno scrivendo recensioni o traducendo, bensì scrivendo vari post che nulla hanno a che fare con opinioni e che al 99% non hanno a che fare con le mie passioni primarie. Non posso ovviamente farti nomi, ma conosco alcune cifre e ti assicuro che non ho esagerato, ma non perché io guadagno tanto, figurati, bensì perché altri guadagnano pochissimo rapportato ai mesi di lavoro che hanno impiegato. Ho usato il termine "scrittura", non "passione".
Per quanto riguarda la passione.
Per me è sacrosanta, ma è da evitare che ci siano persone terze pronta a sfruttarla, questa tua passione.
Se lo fai per passione (come credo tu faccia) allora il mio consiglio è: fallo in una realtà o tua o in una che sei sicuro non guadagani un soldo sul tuo lavoro. Nel momento che un sito o una rivista ci guadagnano (in termini di venduto o pubblicità o ritorni di vario tipo) e di questa percentuale non ti danno nulla allora credo che non vada bene, è sfruttare il lavoro di altri. Non credo per esempio che tu con le tue iniziative navighi nell'oro, giusto? Non credo che ti fai scrivere le robve da altri, guadagni cento e poi a loro, tolte spese e tutto, non dai nulla in percentuale.Anzi, penso che alle volte tu ci abbia anche rimesso.Questa è passione ed è ok.
Se hai passione ti costruisci una tua realtà o (volendo, io per esempio non ci riesco più) collabori con un gruppo dentro il quale ognuno è pari e ogni singolo guadagno viene suddiviso.
Credo sia quello che fai appunto tu e lo stimo molto, è quello che faccio io qui, senza guadagno.
Terza cosa, che credo sia l'ultima da specificare: credo che per primo (specie in quello che faccio io e che mi interessa, altro discorso può essere il lavorare su commissione per altri su argomenti, chessò, tipo boh la Guera nel Golfo) ci debba sempre, sempre essere l'accesso gratuito al testo e per secondo , se si riesce senza impedire il primo punto, il guadagno.
Non sono mai venuto meno alla prima condizione nelle cose che mi interessano, non credo lo farò mai. La Rete ha anche questo di positivo: un sito può rendere gratuita la lettura e guadagnare lo stesso senza prezzo di copertina.
E per puntualizzare, perché penso che la mia aderenza al primo principio mi creerà un grosso problema con il libro che sto scrivendo...
RispondiEliminaQuando completerò questo saggio mi rimarrà da cercare un editore.
Non mi importa se cartaceo o elettronico, ma non potrò autopubblicarlo, è una procedura che non mi interessa e penso che sia il lato deteriore del tanto amato (da me) e-book.
Scrivo il saggio e se poi un editore ci crede abbastanza da curare revisione ed editing bene, altrimenti nisba, vuol dire che ho scritto una robaccia e via si passa ad altro.
Se troverò l'editore scatterà il secondo inghippo: mettiamo che a lui piaccia e voglia farci qualcosa, io chiederò che di questa cosa venga resa disponibile una versione elettronica (in quanto il cartaceo ha costi) gratuita.
Se non accetterà pace, pazienza, si torna alla fase di ricerca. Si tratta di un cortocircuito? Possibile, anche i robot di asimov andavano in crisi con le tre leggi, ma il primo mio principio non può venire meno.
Se, passate queste due richieste, riuscirò a guadagnarci qualcosa, ancora meglio, altrimenti non è un problema: tanto non è certo quel saggio che mi darà di che magnare...
La parola scritta rimane, quindi chiunque potrà rinfacciarmi tutto ciò se non dovessi mantenere, ovvio.
E, ultima specifica, qualcuno potrebbe dirmi: scusa ma allora le recensioni che pubblichi qui? Non sono autopubblicazione?
Vero, ma Malpertuis è un qualcosa di amatoriale, posso permettermi un livello qualitativo minore.
Il mio saggio non lo vedo come amatoriale e pretendo che subisca un processo di revisione/editing molto, molto duro e tale processo non lo affido ad amici (sennò siamo sempre lì, nella cerchia degli amichetti che è bella ma basta, dopo tutti questi anni basta) bensì a parte terza "cattiva", altrimenti rimarrà sempre a un livello amatoriale e non me ne faccio molto, questo deve uscire curato molto meglio di quel che posso fare io che di editing, impaginazione, copertine e cazzi e mazzi non me ne intendo.
Elvezio, il punto rimane che la Letteratura fantastica, quella con la “L” maiuscola (non i vampiretti in calore, i cloni di Harry Potter e cazzate simili) in Italia non paga e non ripaga, e quindi non ci può essere chi sfrutta il tuo lavoro. Tu stesso affermi che il 99% dei tuoi guadagni proviene da lavori che “non hanno a che fare” con le passioni primarie (e il fantastico credo sia quella tua principale). Questa è la realtà. Per fortuna rimangono gli appassionati, altrimenti il genere era già bell’è morto!
RispondiEliminaChi pubblica oggi fantastico di qualità in Italia? Non certo gli editori che badano al lucro, no, solo le micro-realtà composte da appassionati, Dagon Press, Edizioni XII, Hypnos, Count Magnus, e pochi altri folli e sognatori. E non credere che ci sia guadagno, se non la mera gloria (e spesso neppure quella…)
Punto secondo, nessun editore accetterà di pubblicare il tuo saggio alle tue condizioni. E poi… un saggio?!... è sacrilego solo proporlo un saggio a un editore! Chi li legge più i saggi oggi in Italia… e un saggio specialistico sul fantastico poi!… ma ci sono ancora i pazzi che pubblicano saggi sul fantastico!? E soprattutto, ci sono ancora le persone intelligenti che li comprano? Ti posso dire per esperienza che la risposta è negativa. Anche a darlo via gratis, se lo scaricheranno in migliaia ma stai certo che lo leggeranno sempre e solo quattro gatti. Un saggio specialistico sul fantastico o lo pubblichi amatoriale o non lo pubblichi affatto. La realtà è questa, bisogna dirla tutta e prenderne atto. L’utopia lasciamola da parte.
Punto terzo. Ci vuole rispetto per il lavoro di tutti. Tu pretendi di essere pagato per il tuo lavoro, specie se lo fai per mangiare (la passione, come detto, è un’altra cosa, e la nostra non paga) e l’editore giustamente, se lo fa anche lui per mangiare, vuole un ricavo dal suo lavoro. Perché, quindi, un editore non dovrebbe far pagare i libri che pubblica e metterli a disposizione free? Se a me interessa un libro, io lo compro, e volentieri, e ringrazio l’editore per avermi dato la possibilità di leggere un libro interessante… mica predico contro l’editore se non lo da via gratis! C’è un lavoro enorme dietro ogni libro, e anche il lavoro dell’editore, se fatto seriamente, va rispettato. E poi, se l’editore, guadagna, stai certo che un suo ricavo lo avrà anche l’autore, o almeno così dovrebbe essere… Anche se questo non vale per il genere fantastico: qui l’editore non ci guadagna, e lo scrittore neppure. Tutti gli editori che intendono lucrare sul fantastico andranno incontro a morte certa (vedi ad es. la fine di Weird Tales ed. italiana, morta prima ancora di nascere).
Ma per fortuna c’è la passione (che parolona, eh!) e finchè c’è quella anche una piccola speranza…
1) Se mi fai distinzioni di qualità e L maiuscole e minuscole l'intero discorso è azzerato. Parliamo in generale, non credo sia giusto indicare qualità.Ci sono editori che guadagnano su chi collabora (scrivendo magari anche da cani su altri cani) e non si fa pagare, che quegli editori pubblichino L maiuscole o minuscole diventa questione di giudizio personale e non conta ai fini del discorso in quanto inserisce una variabile contestabile mente il lucro non è contestabile. E in particolare: non sottovalutare i guadagni in Rete, c'è gente che lucra migliaia di euro su sgobboni on pagati.
RispondiElimina2) Pazienza, non verrà pubblicato, non mi reca danno. Il mio compito è scriverlo alle mie condizioni, perchè se viene pubblicato a condizioni diverse io ci sto peggio rispetto alla non pubblicazione, sono logiche liberatorie che ti levano un sacco di dilemmi, mai stato un realista, altrimenti avrei fatto altre strade...
3)Ormai è dimostrato da tempo che mettere a disposizione versioni gratuite aumenta le vendite, quindi ci può essere interesse a farlo. Non che sia il mio caso, ma conta di nuovo sul discorso generale, che è quello che stiamo facendo.
Su Weird Tales italiano taccio perché è meglio, dai, alle volte l'eutanasia serve.
Sì, per fortuna che c'è la passione, siamo nati un filino troppo presto, pazienza, vedrai che con i metodi meno costosi di pubblicazione in formato elettronico, esaurita la fase di "tutti pubblicano tutti", ci saranno migliori spiragli di diffusione, tu tieni duro (machettelodicoaffare, sono secoli che sei sul fronte, ricordo pochi di più lunga durata rispetto alla tua attività ormai...)
Sei finalmente riuscito a "unire" scrittura e lavoro, e sei soddisfatto? Se è così sono veramente felice per te, complimenti.
RispondiEliminaSecondo me i trattati si pubblicano e si vendono meglio dei libri, per cui sarei ottimista anche su quello. Per quella storia dell'ebook gratuito, alla Delos a suo tempo hanno accettato che lasciassi online tutti i contenuti del mio libro (che nasceva da una raccolta di cose pubblicate sul blog) per cui di editori che non hanno "paura" del digitale sicuramente ne esistono.
In bocca al lupo!
Simone
:) Grazie!
RispondiEliminaSì, sono soddisfatto (mi sarà capitato 5 volte nella vita, me lo godo) e grazie per le notizie incoraggianti, rimango pessimista ma ciò nonmi impedirà di andare fino in fondo.
C'è però una cosa, visto che cerco sempre di sottolineare i miei errori, sulla quale mi sono sempre sbagliato: ho sempre detto che scrivere è un lavoro come tanti altri ma non è vero, è molto più comodo e facile, una roba da privilegiati rispetto a tutto quello che ho fatto prima, mannaggia!
Meravigliosa la frase
RispondiElimina[l'autopubblicazione] è una procedura che non mi interessa e penso che sia il lato deteriore del tanto amato (da me) e-book.
Posso usarla a mo' di fascetta, stile "Stephen King ha detto", per i miei e-book autopubblcati? :-P
No, fermo: non "MI" interessa, se ci sono persone più in gamba di me in impaginazione, revisione, editing, grafica e tante altre cose beh, beati loro, io non ho queste capacità e quindi non la pratico...
RispondiEliminaOk, Ok, scherzavo...
RispondiElimina(anche se quella fascetta mi avrebbe divertito alquanto)
Nella mia limitata esperienza, per fare un ebook decente ci vuole un lavoro improbo, e l'aiuto di persone competenti nei rispettivi ambiti.
A riguardo, poi, ci sono due scuole di pensiero:
. da una parte, quelli che considerano fondamentale il controllo da parte dell'autore di tutte le fasi della produzione
. dall'altra quelli che considerano il tempo speso a pensare a impaginazione, editing, copertina e così via un ostacolo alla creazione del contenuto.
Io alla fine credo entrambe le posizioni abbiano un loro senso, ed una applicabilità a seconda dei casi.
Sì, la penso anche io così e nel bene e nel male mi conosco, non mi racconto palle nè evito di elogiarmi in certi casi, in questo so che farei schifo al cubo a pasticciare con levarie robe.
RispondiEliminaPotrei imparare, questo sì, ma porcodue, ci sono davvero troppe cose da imparare nella vita e per la massima parte è solo colpa di voi scienziati che vi siete opposti a un generale clima medievale dove ok, si moriva giovani fra malattie, freddo e schiavismo, ma c'erano i campi di grano, anche i più poveri avevano case tre volte la nostra e il salame e il formaggio non erano plastica.
(e non dimentichiamo le mezze stagioni)
La frase sull'autopubblicazione mi sembra in contraddizione su quanto hai detto altre volte, e mi sembra anche un po' offensiva.
RispondiEliminaLo dico in amicizia, eh.
PS: ho letto solo ora il commento a proposito dell'autoproduzione, e la tua risposta a Davide.
RispondiEliminaA quanto pare c'è stato un fraintendimento. Così come avevi scritto dapprima - in replica a Pietro - la tua frase suonava così: "L'autoproduzione non m'interessa perché è una roba da perdenti, nociva alla qualità dell'editoria".
Lieto di leggere che si trattava di ben altro.
@ Pietro Guarriello
RispondiEliminaPietro probabilmente hai ragione ed Elvezio ha, su certi temi, toni un po' aspri, ma credo che fondamentalmente abbia ragione su diversi punti. E' vero che la passione è passione ma è anche vero che ci sono realtà (siti, riviste, editori, etichette discofrafiche...) che lucrano sull'operato di artisti e collaboratori e te lo dico per esperienza diretta. Se è vero, come dici tu, che con il fantastico non ci si campa, ti posso assicurare che in altri ambiti qualche soldo lo si fa saltar fuori, a volte anche più di qualcuno, ma restano guadagni appannaggio di pochi.
Non credo che Elvezio si riferisse a chi invece lavora solo ed esclusivamente per passione, anche chiedendo dei contributi monetari o in lavoro, ma senza guadagnarci nulla. Quelle sono scelte degne, ma solo quando si opera su un piano di parità.
A me fa sorridere con piacere (emo inside, che ci vuoi fare), visto che ti leggo da tanto tempo, quant'è cambiata in generale l'aria qui dentro.
RispondiEliminaSostituendo mobili e ridipingendo pareti, con la capacità che non tutti hanno di capire che se non gratti (bene) via quello che è rimasto sotto (ed è un lavoro duro) il nuovo mica attacca, hai reso Malpertuis sempre più accogliente, il che per un posto che parla di mostri, morti e femmine cazzute ;) non è cosa da poco.
Continuo a non commentare su film e altro, che horror non lo guardo/leggo più e di donne capisco poco già nel mondo reale, ma questi post eh, questi post sono impossibili da evitare.
Congratulazioni per questo ennesimo cambiamento in meglio (leggi verso lo stare bene con sé stessi, facendo ciò che piace, al di là di soldi, successo e altri sassi che ci attaccano al collo fin da piccoli) :)
Ci mancherebbe.
RispondiEliminaPerò mi offri appiglio per ribadire, cosa che credo di questi tempi non faccia mai male.
Passione = cosa stupenda
Cascare nella trappola di chi ti sfrutta promettendo mari e monti e poi mai mantenendo e non dividendo i guadagni = male
Autopubblicazione = Nel mio caso non funziona in quanto non ho le capacità per farlo e non intendo sacrificare tempo per averle in quanto quel tempo lo devo usare per altro
Spero che ora sia chiarissimissimo...
(a risposta prima era per Alex, dimentico da niubbo sempre di mettere l'ç)
RispondiEliminaEh, Matteo, è dura. Dura perché da un lato perdi inevitabilmente dei lettori (ne facevo punte molto più alte quando sparavo le critiche negative ovunque, quando predicevo magicamente i vincitori dei concorsi nazionali, quando facevo i nomi dei ladri e robba) e spiace, non bisogna raccontare palle, spiace. Ne attiri magari altri ma non sai, in fondo più complichi e specializzi m eno persone puoi attirare...
Dura anche perché... Perchè ti muovi su terreni non mappati e consolidati, rischi scivoloni e cazzate (anzi, è una sicurezza, fa parte) e devi riconiciare a frequentare i banchi di scuola da primino e scoccia essere primino a questa età, come scoccia essere niubbo in Warcraft :), ti becchi lezioni spaventose da chiunque. Io poi che umile non sono mi ci incazzo ancora di più ma devo ammetterlo...
Però... ecco, abbandonare la nicchia del fan, dell'horror, del sic sempre Fangoria è come lasciare un posto rassicurante ma che oramai conosci alla noia e puzza pure un po', non puoi farci nulla, devi andare.
Solo che ci sono i fattori "sconforto e fatica" che belin pesano e devi per forza sempre più bilanciare con roba esterna (bere, le mie 11 amanti, le droghe delle scimmie dorate dei monti tibetani, stuprare qualche cretino dell'Alleanza nei battleground) altrimenti finisci pazzo...
@Elv: chiarissimo, senza dubbio. Ammetto senza problemi di aver frainteso le tue parole ;-)
RispondiEliminaEhhhh magari fosse tutta "colpa" di un solo polo, del ricevente in particolare, sarebbe una figata.
RispondiEliminaSe le hai fraintese, come le ha fraintese Pietro è anche perchè (ho riletto il tutto) mi sono espresso male, poi si chiarisce e bella lì.
L'importante è chiarire, tutto il resto fa da corollario. Per fortuna i blog sono fluidi e nei commenti si limano certi passaggi che nell'articolo posso dar adito - appunto - a fraintendimenti ;-)
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