martedì 19 luglio 2011

The Descent (2005)

THE DESCENT
2005, UK, colore, 100 minuti
Regia: Neil Marshall
Soggetto/Sceneggiatura: Neil Marshall
Produzione: Pathé, Celador Films e Northmen Productions

Cinque amiche, unite da una grande passione per lo sport e l'avventura, stanno scendendo il corso di un fiume. A guidarle c'è la giovane, bella, coraggiosa e arrogante Juno, a seguire Sarah, sposata e con una bambina e la sua migliore amica Beth, entrambe inglesi. Completano il quadro due sorelle: Rebecca, la maggiore, esperta e cauta e Sam, studentessa di medicina e alle prime armi con questo genere di imprese.


Ad aspettarle a riva c'è Paul, il marito di Sarah, con la figlia Jessica. Paul scambia qualche sguardo di troppo con Juno e in seguito lui e Sarah discutono in macchina quando, in seguito a un brutale incidente, l'uomo perde la vita.


Sarah si risveglia in ospedale, stordita dai farmaci, dal dolore e da strani sogni/visioni di sua figlia che si avvicina nel buio con una torta di compleanno. Anche Juno è in lacrime e si allontana in silenzio dal gruppo.


Un anno dopo proprio Juno propone qualcosa in grado, a suo modo di vedere, di rinsaldare il gruppo dopo la tragedia: visitare una caverna negli Appalachi con l'aiuto di una amica di Juno, Holly, che persino Juno considera troppo avventata, sebbene espertissima. Rimane un po' di tensione fra Juno e Sarah e Beth prima della partenza ma quel che nessuno in realtà sa è che Juno intende portare il gruppo in un sistema di spelonche mai esplorato prima.


Le donne entrano nella caverna e dopo un crollo, con conseguente rivelazione dell'inganno, si ritrovano obbligate a procedere visto che la via da cui sono entrate è bloccata.


Presto capiranno di non essere sole: spaventosi esseri deformi, sorta di trogloditi velocissimi, cannibali e aggressivi si aggirano nelle grotte, identificando le loro prede con una specie di sonar. Le sei avventuriere dovranno ben presto cominciare a lottare per la loro vita, imprigionate nella semi oscurità.

The Descent è un film che, dopo quattro visioni di cui una al cinema e due in lingua originale, mi mette di fronte a più di un problema valutativo. Qualche anno fa ne scrissi una recensione sull'onda emotiva della prima visione e mi ritroverò a usare in questa sede parecchi stralci di quella prima impressione, aggiungendo alcune ulteriori considerazioni che ritengo importanti e in grado di minare parte della riuscita del film. Alcune valutazioni cambiano nel corso degli anni e credo sia segno vitale e cartina di tornasole di un percorso di studio, analisi e visione.

Partiamo dagli elementi che ritengo positivi e riserviamoci i contro per la seconda parte... Al tempo (non aveva ancora girato la fuffa post The Descent) credevo molto in Neil Marshall, i fatti non mi hanno dato ragione, ma penso tutt'ora che The Descent e Dog Soldiers rimangano buoni capitoli anche se entrambi si risolvono a usare delle scare tactics che, appunto, spaventano ma non perturbano. E si sa che lo spavento passa, il turbamento alligna.
Ciò pone Marshall in quella categoria di suonatori che non sanno suonare benissimo e quindi suonano fortissimo, un metodo comunque più efficace di tanti altri ma che offre un risultato finale inferiore di qualche tacca ai lavori più importanti del genere.

Marshall, coadiuvato dalla fotografia sulfurea di Sam McCurdy e dal montaggio a corrente alternata di Jon Harris affronta il film con il piglio di chi voglia condensare e compendiare in soli 100 minuti 30 anni di storia di certo horror. Nel primo tempo il talentuoso britannico dispiega le forze, semina indizi, espone psicologie e punti deboli e addensa minacciose ombre. Ecco allora che l’incidente iniziale, degno dei migliori momenti di Final Destination, avvisa lo spettatore che non ci sarà spazio nella pellicola per giochini, sorrisi e autoreferenzialità varie.
Il tempo di un breve incubo in dissolvenza e le ardimentose arrivano sul luogo e noi overlookiamo l’automobile addentrarsi in mezzo a monti e boschi verso una casupola di evildeadiana memoria, adorna di ossa e strane maschere che sembrano uscite da quella porta. Prima di immergere le protagoniste nell’oscurità Marshall ha anche il tempo di citare l’urlo sotto la doccia di Janet Leigh ma appena la camera (del regista ma anche quella posseduta da una delle ragazze) sprofonda nella bat-caverna (e con loro anche l’incauto spettatore) le cose si fanno subito claustrofobiche e angoscianti.

Marshall organizza e filma il set (i Pinewood Studios trasformati in cunicoli e abissi) in maniera mirabile, alternando l’incipit arioso (fra boschi e fiumi, con una illuminazione ricca e una natura lussureggiante) con un seguito soffocante, riuscendo a moltiplicare il reale spazio a disposizione in una serie di momenti fra il claustrofobico (alcuni passaggi davvero stretti nei quali finiamo incastrati insieme alle protagoniste, e come a loro manca l’aria anche a noi…) e l’infernale (le caverne più vaste illuminate da un Sam McCurdy che gioca compiaciuto ed efficace con i toni rossi dei fuochi di segnalazione, quelli gialli della torcia e i verdastri delle luci chimiche).

Infernale.. Perché proprio di Discesa agli Inferi si tratta: l’Inferno delle relazioni amicali che si deteriorano alla prima seria difficoltà, il Tartaro dei tradimenti e degli omicidi, la Gehenna del rimorso e della vendetta. Nel secondo tempo il filmaker non concede un singolo attimo di tregua e l’entrata in campo dei crawler muta il film da psicodramma a festa del terrore, dell'azione e dello splatter.

L’appassionato del gore avrà una dose fin troppo abbondante della sua pietanza preferita: sangue che spruzza come un geyser, bava, intestini, mutazioni del corpo, ossa che fuoriescono dalle gambe, occhi cavati e chi più ne ha più ne metta.
Chi cerca momenti di spavento improvviso verrà allietato da 4-5 apparizioni a sorpresa dei mostri, realizzate con montaggio e cura maniacali.
Il cultore dei momenti di riflessione metacinematografica troverà pane per i suoi dentini nella telecamera a ripresa notturna in dotazione di una delle donne: i mostri, nell’oscurità, possono essere visti solo attraverso lo schermo con tutto quello che ne consegue, dal cinema come strumento di disvelamento e comprensione del reale a tutta una serie di riferimenti a certi titoli degli utili anni (The Blair Witch Project in primis).
Spazio anche agli appassionati delle scene d’azione (i combattimenti sono crudeli e frenetici) e a chi cerca qualche angolo di poesia (il sogno/incubo ricorrente con la bambina che regge torta e candeline…).

Ma se tutti questi sono elementi di indubbio spessore e valore vi sono anche falle logiche e rappresentazioni psicologiche e morali che riescono a far detestare il film in certi suoi passaggi. Alcune di queste falle sono fra l'obbligatorio, il tipico e il perdonabile: alcune delle ragazze sono fin troppo esperte e capaci per non aver mai esplorato caverne in vita loro; le fonti di illuminazione sono gestite a organo riproduttivo di canide sebbene funzionino alla grande; l'inganno di Juno è assurdo e le capacità reattive delle prede spropositate; i caratteri a tratti stereotipati; la separazione fra primo atto e secondo atto troppo marcata e schizofrenica e le relazioni rigide e monorotaia, tanto per nominare solo alcuni guasti.

Quel che però più preoccupa parte del mio approccio e interesse critico è la retrograda, detestabile e dannosa rappresentazione della donna che occorre lungo tutto il film. The Descent è uno di quei film che solo in apparenza propone un lavoro di empowering della figura femminle, mentre in realtà (1) opera in sottrazione e contro vari personaggi memorabili, in un tragitto che da Rosemary Woodhouse conduce alla Samantha interpretata da Jocelin Donahue.

Il percorso retrogrado operato in questo caso è ancora più pericoloso e infettivo in quanto agisce in maniera meno stupida e scoperta rispetto a titoli quali, per esempio, Sucker Punch o, ancora peggio, Bitch Slap e ricorda molto da vicino il passo del gambero che è stato fatto, in campo di narrazioni fantascientifiche, dalla stupenda Molly di Neuromante a Trinity la Dea Casalinga di Matrix(2). Sono derive pericolose in quanto si ha la sensazione che parte del pubblico non le avverta e metabolizzi nel corso del tempo messaggi fuorvianti che ripristinano status quo e visioni che si sperava appartenessero al passato.

In pochissime parole, il concetto proposto è: se come femmina vuoi riuscire, devi fare cose da maschio.

Marshall sceneggiatore rappresenta un gruppo di donne (e concentriamoci ovviamente in particolare su due, Sarah e Juno) che lui pensa (e il pubblico avverte) come forti, coraggiose, migliori, indipendenti, brave, capaci e tutto il resto. Purtroppo i modi che sceglie per rappresentarle come positive ecc ecc si rifanno del tutto a campi maschili. Lo sport è uno di questi metodi. Da sempre considerato dominio maschile, con le naturali eccezioni per alcune rare categorie, lo sport ha condizionato in modo negativo la visione e i discorsi fatti, nel corso di decenni, su molte atlete che venivano "viste" come devianti dalla femminilità, con narrazioni di supposto lesbismo o in generale di una eccessiva mascolinità.

Un esempio esemplare è nella descrizione fisica e caratteriale di Holly, vero e proprio butch di antica data...

Allo stesso modo l'abilità di combattere sul piano fisico, l'essere "guerriero", è altro campo maschile e di nuovo le donne che nella storia o nel mito hanno penetrato questo campo sono spesso state descritte come devianti, da quelle che si amputavano il seno in poi.

Sarah e Juno sembrano in principio aver la possibilità di contrastare questi discorsi, proponendosi comunque in modo diverso dalle generali caratterizzazioni appena discusse, ma più si avanza nel film più il loro essere "altro" dalla visione di una donna, la loro natura "negativa" (secondo accezione comune) come esseri umani in toto emerge in modo sempre più evidente fino a minare questo potenziale sviluppo positivo.

Juno tradisce più volte singoli e gruppo, prende decisioni senza consultare la comunità, mente in maniera abituale, uccide per over-reazione un suo compagno. Siamo all'opposto della concezione (collective, caring and relational) proposta da Angie Burns(3) e questo opposto non è un positivo in quanto viene attuato da devianti negativi.

La stessa Sarah è plagiata dal lutto e riconducibile, attraverso comportamenti e visioni lungo tutto il film, a una idea di follia. Quando non è folle (se si può non esserlo a tratti) le sue azioni sono motivate da processi mentali negativi, retrivi e illogici e le sue capacità di combattimento derivano dalla pazzesca furia in seguito alla comprensione del tradimento (e la prima uccisione compiuta da Sarah è su un crawler femmina, unico caso in tutto il film, per poi "uccidere" Juno la traditrice invece di incolpare il suo defunto marito traditore).

Marshall rappresenta donne così poco donne e così tanto "altro" (e un altro negativo) che quando usciamo a riveder le stelle si ha la netta sensazione che sarebbe stato "meglio" assistere a un impietoso massacro da parte dei crawler su vittime impotenti piuttosto che a questa fuorviante rappresentazione di donne forti.

Questo dato, ovvio, non deve sottrarre valore all'opera se la stiamo giudicando da un punto di vista tecnico, ma pone forti dubbi sul valore costruttivo e propositivo nei confronti dei suoi contenuti relegandola, temo, nel puro prodotto di intrattenimento, ed forse è comunque un lusso avere intrattenimenti di questo livello.


1) Lazard, L. (2009) You'll Like This! It's Feminist! Representations of Strong Women in Horror Fiction, Feminism Psychology 19; 132
2) Czarniawska, B e Gustavsson E. (2008) The (D)evolution of the Cyberwoman?, Organization 15; 665
3) Burns, A. (1999) Power Between Women: The Constructed Otherness of Other Women, Feminism Psychology 9; 4


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71 commenti:

  1. Continuo ad apprezzare i tuoi scritti, ma questa costante lettura di ogni opera in salsa vetero-femminsta è una deriva che sta rendendo abbastanza scontate le tue recensioni. Senza offesa, sia chiaro.

    Poi, è ovvio, Marshall confeziona un film di Donn'uomini, alla maniera di Cameron, ma non credo che il valore della pellicola ne possa essere inficiato perché, a conti fatti, questo non è un film che cerca di analizzare la figura della donna o darne una rappresentazione psicologica profonda.

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  2. A me più che la figura della donna, è il film che alla terza visione non rimane più. Stesso discorso per Dog Soldiers. Spaventano la prima volta, ma finisce lì. Buon mestierante Marshall, nulla più.

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  3. Se a percorrere The Descent fosse stato un gruppo di uomini, forse in questa recensione avresti parlato di discesa nella follia e nella bestialità. A suo modo, io trovo questa recensione quanto, se non più, maschilista del film recensito. Le protagoniste - femmine - si valutano prima come donne, poi come esseri umani, mentre per i protagonisti - maschi - vale l'inverso.
    A latere, continuo a non capire questo trend critico tutto italiano di non avere nelle recensioni la minima attenzione alla scrittura. Ci si sofferma su fotografia e montaggio, e si passa a volo d'uccello sulla scrittura e la struttura, come se fossero in fondo elementi del tutto secondari. In un tuo vecchio post -non ricordo quale - affermavi di non sentirti titolato per parlare di cinema orientale perché, per quanto si possa studiare, non si possono comprenderne fino in fondo - organicamente - presupposti e impostazione. Se si sceglie di recensire il cinema anglosassone non si può bellamente ignorare il fatto che quelle cinematografie sono innanzitutto basate su un approccio strutturato alla scrittura e su un'impostazione drammaturgica forte, anche se si vive e si studia in un paese che ritiene la sceneggiatura semplice materiale pro-filmico, al pari della pellicola o delle lenti per le cineprese. Valutare le opere cinematografiche a partire dalla scrittura cambia completamente il modo di leggere le scelte fatte (anche di fotografia e montaggio, per non parlare della stilizzazione dei ruoli femminili/maschili).

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  4. @ RRobe: Complimenti per la velocità di lettura

    Sì, immagino che a molti il femminismo, specie poi quello vetero-signora-mia, renda scontate parecchie cose, purtroppo non posso farci nulla, anzi, concentrerò ancora di più l'attenzione su questi argomenti perché li trovo importanti, interessanti e non scontati. Non saprei nemmeno, dopo un sacco di letture in materia, dire se la mia è una posizione vetero-femminista, probabilmente tu ne sai più di me, io mi ci incasino con queste definizioni anche se studio.

    E ah, sì, anche io ho scritto nella recensione ho scritto quello che hai affermato tu nel commento, siamo d'accordo.

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  5. @ Luca: grazie per i consigli. E cavoli, ora sono ancora più incasinato perché non so se sono vetero-femminista o maschilista.

    Non trovo molta scrittura in The Descent, anzi, mi pare piuttosto scadente e stereotipato da quel punto di vista e trovo che sia uno dei motivi per cui non regge molte visioni, ma se invece vuoi sottolinearmi i punti di forza di questa sua scrittura sono tutto orecchi e, copmparendo essi in forma di commento, diventeranno naturale integrazione al post!

    @ Gekko: sai che un po' anche io ho provato meno sensazioni a ripetute visioni? C sono altri film che (con me) hanno retto in modo uguale anche 15 visioni (Shining, per dire, ma tanti altri eh) questo invece si basa troppo su momenti occasionali di regia-shock e su certa effettistica, si innesca un diminishing return a ogni visione. Ma ne ha rette 4 eh, non è malaccio...

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  6. Non si tratta di sottolineare i punti di forza, ma di approccio critico, di competenza critica. La scrittura di The Descent è una scrittura povera, ma questo non significa che non ci sia, o che si esaurisca nell'uso degli stereotipi. A dire che il fatto che una scrittura sia povera non autorizza a passare oltre.
    Interessante sottolineare l'uso del colore nella fotografia, interessante valutare il rapporto tra diegetico ed extradiegetico, ma il cinema (soprattutto quello anglosassone) non si può valutare solo a partire dalla semiologia degli audiovisivi (non è videoarte).
    Poi è un trip solo mio -almeno qui da noi - quindi me lo tengo e taccio.

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  7. Perchè tacere? Anzi, fai bene a sottolineare.

    Credo di essermi spesso occupato della scrittura sotto particolari punti di vista, a memora iun esempio recente può essere Mother's Day, credo sia un aspetto basilare, non sempre me ne occupo, vero, dipende da tanti fattori.

    Credo molto nella specializzazione e io ho scelto, per un insieme di motivi, di concentrarmi sulla figura della donna. Credo anche che la specializzazione corra il rischio di annoiare (e in certi casi irritare) e faccia trascurare altro, dovrei scrivere post ancora più lunghi per occuparmi di tutto e sono già molto fuori dalla media della Rete (e se guardo, anche del cartaceo), scegliere significa rinunciare.

    Se Descent fosse stato un film di 6 maschi del 2005 ora non ne scriverrei più, al massimo posso riempire con film contemporanei, ma non posso più permettermi, scelto il percorso di deviare troppo, altrimenti non la finisco più.

    MA

    il bello della Rete è che si può ampliare e contribuire nei commenti, quindi se chiappo qualcuno che si interessa del dato di scrittura di The Descent (o, belin, del sonoro, per +esempio, non ne ho parlato, nè della recitazione) credo che ne guadagneremo tutti.

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  8. Debbo dire che questa recensione non mi ha fatto impazzire, nel senso che appare sbilanciata su questo tema del femminile... e si sente che nell'analisi manca molto d'altro che, conoscendo i tuoi scritti, erano presenti nella tua penna ma hai preferito non far uscire.

    Ora, mi sfuggono le tue riflessioni sull'immagine della donna nello sport o delle donna-guerriero. A costo di contraddirmi (sopra dicevo che la recensione è sbilanciata su questo senso) dovresti argomentare di più, perché veramente non capisco, mi sfugge qualcosa. Attribuisci in modo "naturalistico" la forza al genere maschile e non precisi quale sarebbe, sempre da un punto di vista "naturalistico", la virtù femminile (non dirmi di andare a leggere altri post, perché su questo sei sempre stato vago). Inoltre tralasci un punto che meriterebbe di essere preso in considerazione, ovvero che, se vogliamo proseguire secondo questa logica, anche l'uomo che vuole essere vincente è condannato a dover essere "maschile" a tutti i costi. L'argomento potrebbe insomma spostarsi da un problema di genere a un problema più ampio, cioè culturale. (Io però non sarei in grado di compiere questa indagine... forse anche per mancanza di interesse).

    Insomma, l'analisi del film è un po' troppo sbilanciata sull'analisi di un oggetto (a sfavore di altri) che tuttavia non viene indagato a fondo come dovrebbe. Questa è la mia sensazione. Magari però sbaglio io, e la insensibilità mi rende il tuo scritto poco interessante.

    Per altro il film non mi fece impazzire... ma è passato del tempo e molto è caduto nell'indifferenza.

    Una cosa però mi ha lasciato, e vengo al tema paura/conturbante. Ho letto due anni fa un romanzo di Murakami Haruki (Elvezio, scusa... qualcosa mi dice che Murakami non è tra i tuoi favoriti... ma forse sbaglio :)

    Si tratta della "Fine del mondo e il paese delle meraviglie" (ed. originale 1985).

    C'è un discorso lungo che salto. Insomma, sotto la città di Tokyo, in profonde e buie spelonche, vivono esseri molto simili a quelli del film. Ecco, l'incontro con questi esseri mi ha suscitato un certo perturbamento. Vorrei riportare un passo dal romanzo (trascrivo, eh, quindi riconoscimi lo sforzo e perdona eventuali errori di battitura).

    (Ah, il protagonista e la figlia di uno scienziato possono percorrere queste vie sotterranee senza farsi pigliare da questi esseri perché lo scienziato in questione ha inventato un aggegge che produce onde che li tiene lontani, seppur per un corto raggio. Inoltre questi esseri, che chiamano "invisibili", sono talmente malvagi da infondere con la loro presenza un senso di morte, dolore, odio, debolezza)

    Il brano lo incollo di seguito (mi dice che debbo stare entro i 4096 caratteri...)

    Sergio

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  9. Ecco (cito da ed. Einaudi, pp. 380-382):

    - Mi raccomando, prudenza, - disse la ragazza. - Ci stiamo avvicinando al covo degli Invisibili. Ne sentirà le voci, e anche la puzza. Mi stia accanto, non si allontani di un centimetro.
    Tesi le orecchie, fiutai l'aria, ma non sentii nulla. Mi parve di percepire il sibilo di onde sonore, però non era chiaramente distinguibile.
    - Lo sanno che noi ci stiamo avvicinando? - chiesi.
    - Ci può scommettere! Questo è il loro territorio. Non accade nulla senza che ne siano al corrente. Inoltre sono furibondi per il fatto che abbiamo attraversato il loro recinto sacro e ci stiamo avvicinando al loro covo. Se ci prendono, ci conciano per le feste. Per questo non deve staccarsi da me. Basta che si allontani di poco perché venga fuori un braccio che l'afferra e la trascini via da qualche parte.
    Accorciammo di molto la corda che ci teneva legati l'uno all'altra, in modo che non superasse la sitanza di cinquanta centimetri.
    - Attendo, da questa parte la parete non c'è più, - disse la ragazza in tono allarmato, facendo luce alla sua sinistra. Aveva ragione, la parete sinistra chissà quando era sparita, al suo posto si vedeva soltanto lo spazio spesso e buio. Il raggio di luce lo tagliava in linea retta e si perdeva nella tenebre ancora più fonde. Sembravano vive, sembravano respirare e contorcersi. Tenebre molli e dense come gelatina.
    - Li sente? - chese la ragazza.
    - Sì, li sento.
    Ormai riuscivo a distinguere chiaramente la voce degli Invisibili. Più che una voce era una sorta di fischio nelle orecchie. Forava il buio e mi colpiva i timpani, acuto come la punta di un trapano, come il ronzio di innumerevoli insetti. Si ripercuotevano violentemente contro le pareti circostanti, per infilarsi distrorto nelle mie cavità auricolari. Posai la lampada a terra, mi accovacciai e mi tappai le orecchie con le mani. Tutti i nervi del mio corpo erano irretiti dall'odio. Dall'odio che gli Invisibili provavano nei nostri confronti, un odio diverso da qualunque cosa avessi mai sperimentato, che soffiava dalle cavità dell'inferno cercando di schiacciarci, di disintegrarci. Un pensiero oscuro condensatosi nelle tenebre sotterraneee, un flusso di tempo insozzato e distorto, in un mondo che aveva perso la luce e gli occhi, era diventato un gigantesco ammasso che incombeva su di noi. Non avevo mai pensato che l'odio potesse essere tanto pesante.
    - Non si fermi! - mi urlò la ragazza nelle orecchie. La sua voce era stridula, ma non tremava. Era la prima volta che mi trattava così, il che mi fece rendere conto che mi ero bloccato.
    - Non si deve fermare, - ripetè leitirando con tutte le forze la corda che ci tenava legati all'altezza della vita. - Se si ferma è la fine. Verremo inghiottiti nel buio.
    Io però non risuscivo a fare un passo. Il loro odio mi aveva inchiodato i piedi al suolo. Avevo l'impressione che il tempo tornasse indietro, verso ricordi primordiali. Non potevo andare da nessuna parte.

    [continua...]

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  10. Nel buio, lei mi mollò una sberla formidabile. Tanto violenta che per un sencondo l'udito mi si bloccò.
    - Il destro! - la sentii urlare. - Il destro! Muova il piede destro! Il destro, asino!
    Finalmente riuscii a spostare in avanti, con difficoltà, la gamba destra che traballava. La voce degli Invisibili era un po' meno assordante.
    - Il sinistro! - urlò lei, e io spostai in avanti il piede sinistro.
    - Bene, così! Avanti adagio, un passo dopo l'altro. Ce la fa?
    Sì, dissi, ce la facevo, ma non ero sicuro che la cvoce mi uscisse realmente dalla gola. Tutto quel che sapevo era che gli Invisibili, come aveva detto la ragazza, cercdavano di risucchiarci nelle tenebre. Insinuavano in noi la paura attraverso le orecchie - una paura che ci pervadeva, bloccandoci innanzitutto i piedi - per attirarci poi lentamente.
    Una volta fatto il primo passo, provai l'impulso di camminare veloce, di mettemri a correre. Volevo venir fuori da quel posto tremendo il più in fretta possibile.
    Lei però, come se intuisse il mio desiderio, protese una mano e mi afferrò saldamente per un polso.
    - Faccia luce ai suoi piedi, - disse. - Si appoggi alla parete e avanzi di lato, un passo dopo l'altro. Ha capito?
    - Sì.
    - Non deve assolutamente dirigere la luce verso l'alto.
    - Perché?
    - Perché lì ci sono gli Invisibili. Proprio qui sopra - mormorò lei. - Non deve assolutamente vederli. Se li vede, restarà paralizzato.
    Avanzammo così un passo dopo l'altro, illuminando il terreno ai nostri piedi. Folate di vento gelido, che portavano un disgustoso odore di pesce morto, venivano ad accarezzarci le guance, e ogni volta mi sentivo mancare il respiro. Avevo la sensazione di essere stato fagocitato nell'intestino di un gigantesco pesce infestato di vermi. Continuavo a sentire la voce degli Invisibili. Un suono sgradevole, che sembrava provenire da un luogo solitamente privo di rumori che si sforzava di spremerne fuori uno. I miei timpani si erano bloccati in una posizione forzata, la bocca mi si riempiva in continuazione di saliva amara.
    Eppure le mie gambe, di riflesso, continuavano ad avanzare di lato. Tutti i miei nervi erano tesi nello sforzo di portare avanti alternativamente il piede destro e quello sinistro. Ogni tanto la ragazza mi diceva qualcosa, ma le mie orecchie non percepivano bene il suono delle sue parole. Finché fossi vissuto, non mi sari mai liberato del ricordo della voce degli Invisibili. Sarebbe sempre tornata a ghermirmi nelle tenebre. E prima o poi le loro mani viscide avrebbero afferrato le miei caviglie.
    Quando ero entrato in quel mondo da incubo? Non me lo ricordavo. La lampada azzurra dell'apparecchio scaccia-Invisibili che lei teneva in mano era ancorsa accesa, dunque non doveva essere trascrso molto tempo. A me però sembravano due o tre ore.

    (scusa la lunghezza... ciao! Sergio)

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  11. Bel pezzo. Non è che come autore non mi faccia impazzire, non lo conosco.

    La recensione (anche se dovrei chiamarli post e da ora in poi cercherò di farlo) è lunga 6 cartelle. Si tratta di più del doppio della media dei post che appaiono in giro.

    Discorsi più elaborati per me richiedono appunto spazi diversi, come un saggio, come sto facendo. Ho in più inserito tre rimandi bibliografici per ulteriori approfondimenti, io quando sono incuriosito approfondisco ed è una sbatta, lo so.

    Trovo che ci sia un sostanziale cortocircuito: ricevo critiche di segno opposto (maschilismo/femminismo - esagerato approfondimento/approfondimento nullo - post troppo lunghi non li leggo/post troppo corto). Le critiche che puntano tutte a un solo target ovviamente mi sensibilizzano e vedo di esaminare a fondo la questione, quelle che invece bipolarizzano sono più difficili da approciare, credo sia facile da comprendere.

    MAI parlato di naturalismo, anzi, quasi del contrario, di percezione e narrazione su media e discorsi comuni, non confondiamo questo piano perché è importante eh, mai parlato di naturalismo che reputo in molti campi narrazione prettamente maschile atta a consolidare potere.

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  12. Ma a spremere femminismo dappertutto, si cucca di più? ;)
    - Fine stronzate :P -

    Non capisco una cosa... allora, The Descent (film fondamentalmente d'intrattenimento), dove alcune belle figliole fanno le speleologhe (anche in gamba), è pseudo-maschilista mentre "The winter's bone" (film serioso), dove una sfigata ragazzina taglia una mano a un cadavere, è pseudo-femminista?

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  13. Bella cosa veder ricordare Molly e quel suo clone sbiadito di Trinity (ma perché dea casalinga? L'immagine è carina, ma è anche un po' misera, no?).
    Però manca Blade Runner, o sbaglio?

    @ Sergio: non capisco bene quale sia la funzione del pezzo di Murakami in questo contesto. Però l'ho riletto volentieri! :-)

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  14. @ Eddy: Posso chiederti cosa intendi per "pseudo-maschilista" e per "pseudo-femminista"?
    Grazie!

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  15. Non parli di naturalismo, ma tratti il carattere maschile in modo naturalistico. Almeno, così mi pare, visto che nel tuo discorso rilevo la seguente equazione: maschio=fisicamente forte (non è questa una riduzione naturalistica, ove, appunto, si precisa una presunta natura dell'oggetto e a partire da questa si interpreta il fenomeno?). In questo senso, sì, la donna che la si rappresenta fisicamente forte finisce per diventare maschile. Ma appunto, non è questa una condanna cui sottostanno anche gli uomini, per cui se non sei sportivo/prestante/aggressivo sei solo un finocchio?

    Oppure, cambiando parametro, perché non vedere (niccianamanete) nella prestanza, nella forza fisica, nell'aggressività un attributo positivo del vivente - un attributo che alla donna è stato a lungo negato?

    Insomma, si potrebbe leggere il fenomeno in diversi modi (questi due sopra sono solo esempi, e non dico di affermare che l'uno sia più valido dell'altro). La questione è spinosa, insomma (ma per me nemmeno tanto interessante).

    Sulle critiche ai post... è che vogliamo un Elvezio che assecondi ogni nostro desiderio... :)

    Ciao, Sergio

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  16. Sfugge pure a me questo tuo incaponirti sul punto. In particolare in un film di questo tipo che non lascia molto spazio ad alternative. Le vie praticabili potevano essere due: gruppo di speleologi dilettanti maschi, o femmine. Nel primo caso avresti potuto dire "film maschilista che esclude le donne e le relega al ruolo di mogli-madri-casalingue", nel secondo dici "donne maschilizzate Vasquez ti hanno mai scambiata per un uomo no e a te?" Il setting e la storia del film non lasciano molto spazio ad altri comportamenti: cunicoli infestati di schifobestie carnovore? Beh, se vuoi sopravvivere devi gonfiarle di colpi prima che loro lo facciano a te.
    Sarò strano, ma vedo semplicemente la logica dell'acqua alla gola che tira fuori l'aggressività e l'impulso alla sopravvivenza etc. E in uno stato simile, non credo che l'uomo e la donna differiscano molto, superata la soglia dell'essere pronti a tutto.
    E come già hanno fatto notare altri commenti, alla fine non si capisce quali personaggi femminili vadano bene. Parli di Molly di Neuromante, mi vengono in mente le ragazze di Martyrs, in un modo o nell'altro accomunate dal soffrire o essere sfruttate per un fine: non so, è questa la "rivincita femminile"? Te lo chiedo per curiosa curiosità, mentre mi preparo a godermi Bitch Slap.

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  17. (No, si cucca di meno e poi lo sai come sono le femministe, non si rasano sotto le ascelle e puzzano e comunque sono lesbiche o ultraracchie quindi non c'è speranza :) ).

    Madò, riduci in una maniera così drastica che quasi è impossibile risponderti. Ma ok...

    Posso dire che The Descent propone un modello di donna pazza/infingarda/malevola che per risolvere situazioni sfrutta metodologie raccontate e percepite come maschili dai media, dalla Storia e dalla società (uscendone però fuori appunto pazze ecc ecc e non eroiche, buone, vittoriose) mentre in Winter's Bone il modello proposto è riflessivo, indagativo, sopporta un sacco di botte senza mai tirarne una indietro, insiste nel far ragionare la gente (l'amica, i fratellini, la famiglia nemica) usando parole e logica, insegna l'uso delle armi come ultima risoluzione e comunque mai l'abuso, è incredibilmente caring (in maniera non sdolcinata)nei confronti della sua famiglia, chiede, parla, discute, non cede alla rabbia e vendetta: siamo su due poli opposti.

    Infatti il metodo maschile avviato da suo zio (fra le altre cose con quel senso di onore che io trovo così becero e stupido, seppur atto a innescare belle tragedie) porta all'entropia e sconfitta, il suo metodo invece alla fine ha successo.

    L'episodio della mano, unico e conclusivo, non ha nulla a che vedere con la violenza confrontativa di The Descent, credo.

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  18. @ Iguana
    ho incollato questo brano perché quando lo lessi subito ho pensato a The Descent (gli Invisibili mi hanno ricordato così tanto i mostri di The Descent che per un po' ho avuto il sospetto che l'idea del film provenisse dal libro di Murakami). Solo che ne "La fine del mondo ecc" ho colto una dimensione più "perturbante" (appunto, Elvezio ha detto che in The Descent vi è più l'elemento della paura, che del perturbante)

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  19. @Jo: Non volevo calcare il commento... oggi credo che i concetti di "femminismo" e "maschilismo" siano falsati. Si rischia di cadere negli stereotipi incoscienti della donna che lava e stira e dell'uomo che va a caccia. Intendo che Elvezio vede del maschilismo in the descent inteso come "donna che cerca di essere uomo" (il ché non è già più maschilismo...), mentre vede del femminismo in "Winter's bone" che io non capisco perché anche in quella pellicola ci sono "donne che sostituiscono gli uomini".
    La differenza allora, sta nelle due parole "essere" e "sostituire"?

    Cazzo che casino, spero si capisca... :)

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  20. Intervengo ancora, che c'ho la tastiera calda (e per una volta che un malperpost non è filtrato…).

    Io quando leggo di femmine forti e combattenti, e con connotati che non cedono nulla ad alcuna presunta mascolinità, penso per un attimo a Ripley e tutto mi diventa immediatamente più chiaro…

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  21. ...e dagli col continuare dimenticare l'@ :) La risposta precedente era per Eddy.
    Per il negrone della morte invece: appunto personaggi femminili che (madò) vadano bene (e non ci deve essere rivincita, di che? solo proposte di modi e comportamenti)possono essere qualcosa come la protagonista di Winter's Bone, è un esempio calzante.

    A Iguana, invece... Eh, anche Blade Runner, certo, ma oh perdio davvero ma tutti vi ci mettete a chiedere e pretendere tutto madò ho solo due mani e 24 ore, voi siete pazzi!

    Su Trinity... Sono esagerato a definirla Dea Casalinga? Uhm... Forse sì, ma non di molto. Altro lavoro quindi, Trinity... Dannato. Tieni d'occhio questo thread e vedrò di tornarci su, non ora che mi avete drenato eh, credo sia meglio tenere un blog su Lady Gaga che puoi rispondere con due parole, di solito con le k e tutte positive!

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  22. @ Eddy: su WInter's Bone ti ha già risposto Elvezio che meglio non si potrebbe. Aggiungo solo che no, in quel film non ho visto "donne che sostituiscono gli uomini", Mai come in quel caso ho visto due mondi divisi, senza la minima possibilità di dialogo. (Nemmeno tra protagonista e zio: nonostante lo scopo comune viaggiano su binari che non si possono incontrare.)

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  23. @Eddy: ma lei sostituisce suo padre (nel ruolo eh, nella casella) MEGLIO senza usare metodi percepiti come maschili,senza "diventare" suo padre, è il punto centrale di tante considerazioni...

    Madò, grazie a tutti davvero però, se non ci fossero sti commenti qui e fosse una sfilza di "bravo bene bis" avrei mollato circa un anno fa...

    Ci vorrebbe però un Greg, ora lo evochiamo...

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  24. Non ho visto Winter's bone, ancora, ma dalla descrizione che fai sopra ho capito cosa intendi. A questo punto però converrai che personaggi simili hanno poco senso in The Descent, che è un gioco al gatto col topo nei cunicoli dove vince chi picchia per primo e più forte. Volevo dire questo codesto e quello, ecco.

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  25. No no, non chiedevo un post su Blade Runner, mi aspettavo un riferimento all'interno della recensione!

    kk k t ktrl! :-)

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  26. @ Nic: non ho visto Descent, ma a proposito dell'esprimere al meglio il proprio genere, Ripley non è esattamente l'opposto di Vasquez?
    Eppure spacca culi comunque. Anche meglio, anzi.

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  27. Belin Negro, sì, anche chessò, Bogart non avrebbe senso lì o Jack Lemmon, mica intendo dire che allora Marshall avrebbe dovuto far comportare le tipe di The Descent chessò "ehi ora discutiamo logicamente coi mostri e insegnamogli certi valori", no, dico solo che sono modelli negativi che proponi alla gente e che non credo ce ne sia molto bisogno.

    Ovvio, alla domanda "e allora tu come avresti fatto?" posso solo risponderti "non così" ma una eventuale domanda di quel tipo somiglia molto "e allora disegnalo/dipingilo/filmalo/suonalo tu se sei bravo" che poi spiraleggia inevitabilmente verso chi sa fa, chi non sa insegna, chi non sa insegnare critica e abbiamo fatto tombola! :)

    Io posso solo pinpointare magagne, risolverle belin è compito al di fuori delle mie capacità...

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  28. @Jo: Beh, diciamo pure che di uomini che fanno qualcosa in WsB non ce ne sono. Fanno tutto le donne, anche quello che spetterebbe "maschilisticamente" agli uomini, no?
    Se questo non è sostituire allora mi sa che me lo devo rivedere... (provvedo!)
    Voglio solo dire che è vero quello che dici (l'incomunicabilità) ma è più uomo la ragzzina-taglia-mano di WsB che Ripley... dunque, questo si chiama femminismo? Allora che differenza c'è?

    Jo, intendi RiPley di Alien o RiDley di Blade Runner? Perché mi sa che c'è un fraintendimento...

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  29. Iguana: direi di sì, anche perché Vasquez comunque è un (divertentissimo, l'ho presa a esempio per quello) grunt soldier di contorno, oggi probabilmente la farebbe Michelle Rodriguez, Ripley è una che si trova a dover combattere senza essere una marine e a difendere una bambina etc.

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  30. Io fossi in voi abbandonerei i termini "femminismo" e maschiolismo". Sono stati introdotti inizialmente nella discussione in maniera che a me pare inappropriata e generano parecchia confusione di contorno, si può discutere anche senza farci riferimento che il tutto non perde un grammo di potenza...

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  31. Elv, che maschilista che sei, altro che femminista come me.... caro! LoL

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  32. @ Eddy che su Winter's Bone dice:
    "Fanno tutto le donne, anche quello che spetterebbe "maschilisticamente" agli uomini"

    Mi fai qualche esempio? Io non ricordo alcuna scena che possa comprovare questa affermazione.


    E poi dice anche:
    "ma è più uomo la ragazzina-taglia-mano di WsB che Ripley, dunque, questo si chiama femminismo? "

    Eh???
    Non capisco.
    Cosa c'è di maschile nel comportamento della "ragazzina-taglia-mano"?



    No no, nessun fraintendimento, anche perché RiDley Scott è un uomo.

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  33. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  34. direi che in questo film il ruolo-immagine della donna non viene minimamente contemplato, di conseguenza non ha spessore e quindi parlarne è indubbiamente fuori luogo.

    se lo si fa è perchè, e qui mi accodo completamente a Luca-R, si vuole per forza inquadrare le protagoniste "prima come donne e poi come esseri umani". libera scelta di ciascuno, ok, ma che continuo a reputare inefficace.
    difatti, le leve su cui le protagoniste (o meglio, lA protagonistA) si sviluppano non sono quelle della "femminilità" ma quelle del trauma, ancor più efficacie se famigliare.
    e cazzi tuoi se eri la mamma, alle bestie cieche non importa.

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  35. Premesso che ho trovato The Descent insopportabile e, in ultima analisi, risibile...

    ho un'amica appena dimessa dall'ospedale, in depressione nera e traumatizzata da un lutto atroce, probabilmente anche un po' sbarellata, per tirarla su la porto qualche giorno a farsi il culo in caverna nelle Grotte della Morte Terrificante, ma già che ci sono racconto a tutti che andiamo da tutt'altra parte, così non vengono a disturbarci...

    ... ma per cortesia!

    Ma il punto non è questo (pe ora).
    Io vedo nella ricetta "bonazze nelle tenebre" più un prevedibile meccanismo commerciale che non una studiata posizione ideologica.

    E mi lascia un po' perplesso il fatto del chiedere aol recensore cosa avrebbe detto se i membri della gita nel pozzo fossero stati tutti uomini...

    E se fosse stato un gruppo misto?
    Perché, boh, io di amici che vanno in caverna ne ho parecchi, e non è che ci si vada per sessi separati, come nelle scuole delle suore negli anni '50.

    Questo per dire che il sesso delle protagoniste - per qunto possa essere letto a posteriori come elemento-chiave - è probabilmente un incidente dettato dai ragazzi del marketing più che da una autentica poetica dell'orrore.
    O così voglio sperare.

    Che poi, poetica dell'orrore...
    Ho detto insopportabile - ciò che credo me lo abbia reso maggiormente insopportabile (per me, ovviamente, poi YMMV) è proprio la descrizione di personaggi sostanzialmente negativi (e se fossero stati uomini, o un mix, sarebbe stato lo stesso), incapaci di andare al di là delle proprie meschinaggini anche trovandosi alle prese con un orrore (i cannibali ultrasonici ciechi) assolutamente gratuito.

    Qui non è tanto il modello lovecraftiano, dell'universo ostile che si fa un boccone di chi si affanna a voler trovare la verità.
    Qui è piuttosto un universo regolato da un dio teppista, che gioca dei tiri orribili a creature che sono, in piccolo, immagine della propria divinità.
    Ciò che emerge dal confronto con l'orrore non solo non ha nulla di eroico e di grande, ma anzi pare confermare la superiorità "morale" - se non culinaria - dei mostri.
    Quelli fra loro non si fregano a vicenda.

    Sarebbe stato diverso se Juno si fosse chiamata James e Sarah invece Steve?
    Mi permetto di dubitarne.
    A meno che il tema che si voleva portare avanti non fosse proprio solo "non c'è solidarietà fra donne", che è una di quelle belle epifanie da terza liceo alle quali poi, invecchiando, si passa sopra.

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  36. "bonazze nelle tenebre"? marketing?

    ma non è che magari han costruito il film sul fatto di mandare una disastrata in un covo di bestie con le amiche e far divertire la gente mostrando come si scatena il delirio?

    E' così scioccante per tutti quanti che esistano donne protagoniste di un film di tensione!? Non strumenti di marketing o di pericolosi messaggi sessiti, semplicemente protagoniste, e stop!?

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  37. @Jo: forse mi sfugge qualcosa o abbiamo visto film diversi... ma quante donne sparano e scuoiano scoiattoli, gestiscono le proprietà di famiglia e tagliano mano ai cadaveri (che bello ripetere le cose...)?

    In effetti l'ultima affermazione è formulata col culo...

    Volevo solo capire (e adesso ho capito il vostro punto di vista!) perché la figura di Ree è considerata femminile mentre quella delle descentine, no...

    E' tutto. Se ho fatto trasparire una vena polemica o qualcosa che ha creato scompiglio, non prendiamoci troppo sul serio! E' solo che magari scrivo male perché non sono un intellettuale letterato, è solo la mia opinione... sorry

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  38. Non dovete però, non dobbiamo anzi, presupporre qualche tipo di "volontà" da parte dell'autore, la valutazione dei risultati ed effetti di molte opere prescinde molto e parecchio dagli intenti dell'autore, molte cose possono essere accadute anche soloin modo inconscio.

    E non importa nemmeno se questa volontà ci fosse e fosse stata espressa eh, chessò, in qualche intervista. Molte cose accadono nell'opera a prescindere dall'autore, altre invece accadono a causa sua e parte della grandezza di un artista è an che nello spostare quella percentuale, ma solo parte...

    Così come non è mai "solo autore" non è mai nemmeno "solo marketing", di nuovo, anche nel marketing le cose accadono, per vari riverberi.

    Se vogliamo, allargando il focus (ma a me, ovvio, interessa stringerlo, perdo parte del campo ma colgo particolari che mi interessano molto) la ragazza di Winter's Bone è una persona ben descritta della cui sorte a me importa tantissimo e che mi attira in ogni suo elemnto, le donne di Descent sono persone mal descritte, unidirezionali, negative, della cui sorte non mi interessa nulla (ma agli ammeregani evidentemente sì visto il cambio di finale per il loro mercato) e che non mi attirano (e per stoppare i centravanti possibili sì certo, però sono bone). Non dico che giungo a tifare per i mostri perché sono un gimmick quindi manco di loro mi importa, ma quasi.

    Mi godo però, ovvio e ne abbiamo parlato anche sul blkog di Iguana, l'incontrollabile tic adrenalinico di certe scene, che è gestito meglio di tantissimi altri film, sia chiaro, ci mancherebbe, ma svanisce...

    La figura del Dio Teppista è molto azzeccata, lascio passare qualche tempo poi la rubo e la spaccio come mia, come mi prometto di fare spesso con Davide e poi maledizione mi dimentico.

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  39. @ Eddy: Nessuna polemica, solo un tentativo di ragionare sugli stereotipi e la percezione. Non occorre essere "intellettuali letterati" per interrogarsi su quanto ci capita davanti agli occhi.

    Quando scrivi " ma quante donne sparano e scuoiano scoiattoli, gestiscono le proprietà di famiglia e tagliano mano ai cadaveri?" a me viene invece da chiedermi perché non dovrebbero farlo? Perché non le vediamo più spesso, al cinema, in attività normali - per la loro realtà - come capita in Winter's Bone?

    E poi, perché tu identifichi come "maschili" quelle attività? A me pare ci sia qualcosa di sbagliato in un punto di vista come il tuo (niente di personale, solo reazione a certe affermazioni che a me paiono fuori dal mondo…).

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  40. @Jo: cacchio... ho dato quell'affermazione (intelletuali letterati) perché in effetti avevo scritto una frase incomprensibile, dal basso della mia misera cultura...

    Io sono d'accordo con te sul "perché non dovrebbero farlo?". Sono il primo a sostenerti in questa affermazione. Ma arrivare a dire che sparare e scuoiare scoiattoli sia femminile... (non mettiamoci a discutere sul "tipicamente" altrimenti non finisce più, ti prego), allora c'è un qualche punto su cui ci stiamo fraintendendo e non capisco io quale sia...
    I sessi esistono, non è che ci possiamo tappare gli occhi e dire "tutto è uguale". Non è vero... uomini e donne sono diversi ed è un bene che sia così. Comportamneti diversi, punti di vista diversi, fisicità diversa.
    Fammi un esempio, tu, di un comportamento maschile e uno femminile. E non dire che per te non c'è distinzione, altrimenti la discussione non ha senso di esistere...

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  41. @ Eddy

    "Ma arrivare a dire che sparare e scuoiare scoiattoli sia femminile…"

    Ma io non hai mai detto nulla di simile!
    Dico anzi che quelle attività non sono definibili per genere sessuale d'appartenenza! Sono semplicemente attività umane. Dargli una connotazione di sesso significa partire col piede sbagliato. È questo che contestavo nel tuo approccio alla discussione.

    Non si tratta di marcare la casellina [maschile] / [femminile] ma capire piuttosto perché in una data opera riconosciamo come credibili o meno, come vere o false, le caratterizzazioni di certi personaggi.
    E poi, partendo da lì, chiedersi se certe visioni, certe letture, possono aiutarci a capire anche il mondo qua fuori, oltre a quello ritratto da una pellicola. Perché siamo tutti più o meno vittime di pregiudizi, riconoscerli e affrontarli credo che debba far parte di qualsiasi percorso di crescita personale, e quindi civile.

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  42. @Jo: Lo sapevo, non mi hai risposto. Io non ho questo tipo di pregiudizio (ne ho di altri, sicuramente). Non credo che la mia affermazione "scuoiare scoiattoli è da maschietti" denoti un pregiudizio. Ci sono attività umane come dici tu, che sono più adatte a certe fisicità e a certi modi di porsi. Non puoi mettere un ragazzetto di 30Kg a portare sacchi di cemento, come non puoi mettere me a scrivere un libro di fisica nucleare. Perché? Perché siamo ognuno diverso dall'altro e il sesso (non la sessualità) è una di queste discriminanti di diversità. Non credo di stare a dire delle idiozie.
    Poi ognuno è libero (a volte costretto) di scegliere. Pesi 30Kg e vuoi (devi) portare sacchi di cemento? vai! Voglio (devo) scrivere un libro di fisica nucleare? Ok, ci provo! Certo è che sembrerà strano vedere un fruscello trasportare sacchi di cemento oppure leggere un libro di fisica nucleare scritto da Eddy.
    A me sembra strano vedere una ragazzina sparare e scuoiare scoiattoli...
    Concordi su questo oppure sto sbagliando ragionamento?

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  43. @Greg

    E' così scioccante per tutti quanti che esistano donne protagoniste di un film di tensione!? Non strumenti di marketing o di pericolosi messaggi sessiti, semplicemente protagoniste, e stop!?

    No, aspetta, il mio è un discorso diverso.
    Io sostengo che The Descent ruoti attorno a dei personaggi (femminili o maschili, a questo livello è irrilevante) sostanzialmente mal scritti, dei quali alla fine non importa nulla a nessuno.

    Donne protagoniste di thriller ce ne sono a carrettate - alcune oggettivamente meglio di altre.
    Meglio scritte, meglio interpretate dalle attrici di turno.

    Insomma, non è il fatto che ci sia una donna a fare a colpi di picozza col troglodita cieco che mi repelle.
    È l'essere esposto ad una storia che non mi coinvolge e non mi appassiona, mossa da una visione dell'universo che non solo non condivido, ma ritengo ridicola, e popolata di personaggi irrilevanti.
    E che resterebbero irrilevantiache se avessero un apparato genitale esterno.

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  44. Maronna, oh, che sbatti di ragionamenti ti fai... cioè, io direi che non è che c'è solo il femminismo a 'sto mondo, anche perchè se devi legnare dei tizi tosti non è che ti puoi mettere a dire "allora adesso facciamo una bella riunione, poi eleggiamo una delegata, una segretaria e iniziare con la seduta", cioè a mi pare la roba che fa dire alla gente che Carpenter è un fascista. Se incominci così non sai più dove vai a parare.

    Sukador

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  45. Sì, è molto probabile che mi faccio troppi sbatti, su questo hai ragione da vendere...

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  46. @ Eddy: ti ho risposto, ti ho risposto…
    Comunque, per ribadire, per me non esistono comportamenti maschili e comportamenti femminili. Esistono comportamenti umani.

    Sullo scuoiare scoiattoli, beh… storicamente quando eravamo cacciatori-raccoglitori gli uomini abbattevano la preda (lo scoiattolo), le donne si occupavano della post-produzione (lo scuoiamento). Per cui, beh… i conti tornano! :-)

    Quel che dici sulle differenze è vero. Il punto è che queste differenze, di qualsiasi tipo siano, quando si riferiscono al genere sessuale hanno assunto importanza spropositata nella sfera pubblica della nostra esistenza.
    Basta guardarsi attorno per rendersene conto. Se non si riescono a vedere le conseguenze dipende, secondo me, dal paraocchi pregiudiziale che ci portiamo costantemente avvitato al cervello.
    Se non ti interessa smontare il meccanismo che governa questa condotta, beh… ci sta, mica sei obbligato. Però io la reputo un'attività interessante oltre che utile. E certo - lo dico anche per Sukador qui sopra - comporta anche una certa quota di sbattimento, però oh… a farlo su un blog è persino divertente!

    (BTW approvo la mozione di Elvezio: "Io fossi in voi abbandonerei i termini "femminismo" e maschiolismo". Sono stati introdotti inizialmente nella discussione in maniera che a me pare inappropriata e generano parecchia confusione di contorno, si può discutere anche senza farci riferimento che il tutto non perde un grammo di potenza...")

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  47. @Jo: ok, la tengo buona ;)

    Però vedi che siamo su due piani diversi (e ci sta, eh? A me il confronto piace un sacco!).
    Io penso che il paraocchi pregiudiziale si ha quando le differenze non vengono viste o si cerca di appiattire. Non il contrario. Le differenze devono esserci altrimenti manca il rispetto verso l'altro. Nel nostro caso, manca il rispetto per la donna. E come dici tu, si vedono i risultati.

    Non voglio aprire un'altra discussione (o Elv ci uccide tutti e due...) ma per smontare il meccanismo si devono, IMHO, studiare le differenze e non affermare che si è tutti uguali... è una menzogna clamorosa che porta alla discriminazione. Io non sono umano, io sono Eddy e tu non sei umano, sei Iguana Jo. Se tu fossi Eddy che cazzo mi infervoro a fare!?!? ;)

    Eddy-filosofo-buddha-dio-delle-donne ha parlato...

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  48. Una delle cose che amo e non potrà mai farmi incazzare sono le discussioni (ovvio, quelle dove non ci si insulta e qui per fortuna non avviene) quindi apritene quante volete qui e ovunque eh, sempre!

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  49. Magari ho letto male, ma credo di essere l' unica donna che interviene in questa discussione e, sebbene apprezzi il tentativo di Elvezio di dedicarsi ultimamente all' analisi delle figure femminili nel cinema perturbante, e sappia che il più delle volte ci azzecca e mi viene spontaneo applaudire, questa volta, proprio in quanto donna, c'è qualcosa, nelle sue riflessioni, che non mi suona.
    Cerco di spiegarmi: The Descent, al di là del suo essere o meno un buon prodotto (e secondo me lo è, anzi, credo sia uno degli horror migliori del decennio scorso) è anche uno dei pochi film del genere a proporre un cast interamente femminile.
    Di fronte a una scelta del genere, vanno per forza di cose attribuite caratteristiche da guerriere ad alcuni personaggi. E, nonostante la regressione alla bestialità pura in una situazione di estremo pericolo, sia Juno che Sarah non perdono un solo istante le loro connotazioni prettamente femminili. Non si tramutano in cyborg spietati, semplicemente combattono con unghie, denti, sputi e grida e dolore infiniti per salvarsi la pellaccia. Il che mi sembra perfettamente naturale e nè maschile, nè femminile. Solo umano.
    Inoltre, partendo dal presupposto di voler parlare di un gruppo di donne appassionate di sport estremi che restano bloccate in delle caverne con dei mostri, si hanno poche alternative: o diventano figure soccombenti, o si mettono a lottare. E Marshall ci mostra tutta la gamma di atteggiamenti possibili, tanto che, a mio avviso, le figure meglio riuscite (proprio da un punto di vista femminile) sono quelle delle due sorelline.
    Gli esempi che Elvezio fa (rosemary e la protagonista del film di West) si riferiscono comunque a due donne sconfitte e soggiogate in partenza. Cosa che Sarah, Juno e le altre non sono.
    Di solito, negli horror, le donne si pongono sotto l' ala protettiva di una figura maschile, per poi una volta che questa figura maschile scompare, trasformarsi in virago.
    In The Descent non è così. Le protagoniste, proprio in quanto appassionate di sport estremi, non hanno bisogno di figure maschili che le proteggano. Lo sanno fare da sole.
    E lo fanno bene, senza delegare, ma semplicemente difendendosi.
    A me pare un' ottima cosa e in quanto donna l' ho apprezzato veramente.

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  50. Ognuno ha diritto alla sua opinione, questo è sacrosanto, e ogni opinione è stimolante e crea onde e riflessioni.

    Ma non credo che l'essere donna o uomo possa (più di tanto) c'entrare con la opinione stessa, diventa un meccanismo di "autorità" come tanti altri (sono laureato, sono del popolo, sono nero, sono gay) che dovrebbe essere messo da parte per lasciar parlare unicamente le proprie idee, valutazioni, affermazioni, ragionamenti.

    Va altresì ribadito (anzi, urlato, ma mi pare di averlo già fatto) che trovo ancora più insopportabile l'atteggiamento di quei maschi che rivendicano l'essere "dalla parte delle donne" come se fosse sta gran cosa illuminata, in attesa di carezza e riconoscimento, è una roba che quando la noto mi vien voglia di imbracciare il fucile...

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  51. Forse mi sono espressa male. Non credo che la mia opinione, in quanto donna, valga più della vostra.
    Dico solo che in tutta questa discussione l' unica cosa che mancava era un parere femminile...

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  52. No, ma certo, come dire... Non era un appunto nei tuoi confronti in particolare eh, è che mi hai fatto venire in mente il meccanismo ("in quanto prete, come ragazzo, da nero devo dire che, ho tre laure in materia quindi"), figurati...

    In generale (perchè io penso solo di notte, col lato destro del cervello, quello governato dalle sette scimmie d'oro) tutta la serie di commenti, più o meno critici, mi conferma la "bontà" della mia direzione, ovvero che bene o male sto esplorando territori che fanno discutere e molto. Una scia di "bravo" come dicevo prima sarebbe (mica sono masochista) da un lato molto... appagante per l'ego ma segnalerebbe un ristagno totale in paludi ove tutti hanno già sguazzato quindi bene, sta andando bene.

    Nerd mode on:

    A volte mi sembra di funzionare un po' come Sebastian Shaw dell'Hellfire Club...

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  53. Anche secondo me questo film è uno dei migliori horror degli ultimi 10 anni (almeno); manca sicuramente di una serie di attributi che tanto avrebbero giovato alla qualità finale (profondità dei personaggi e della scritttura etc) ma che, in ultima analisi, non avrebbero comunque aiutato questa pellicola a raggiungere il suo fine ultimo, che è solo ed esclusivamente quello di spaventare.

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  54. Visto che sull’ossessione femminile della recensione (..ops post) è stato già detto quasi tutto ciò che condivido, salto a piè pari tutta quella parte.
    Vorrei invece sottolineare una tendenza molto generale a dare valenza “politica” a ogni versione femminile nei media tipica del femminismo (mi scuso, ma è un concetto attuale e assolutamente pertinente) odierno.
    Una cosa del genere succedeva negli anni ’70 quando ogni artista non spudoratamente di sinistra veniva bollato come fascista. In questo modo si sono consolidati dei clamorosi malintesi.
    Tornando al nostro caso si rischia davvero di cadere nella sovrainterpretazione e a “vedere il male anche dove non c’è”.
    In realtà si tratta spesso di semplici espedienti narrativi e/o allegorici, che quindi non hanno valenza in sé. Accettando questo si può procedere alla decodifica del discorso generale.
    Chiudo con ultima considerazione sull’apparente contraddizione maschilismo/femminismo di cui si è parlato nei commenti.
    Uso il termine apparente perché la mia impressione è che le posizioni femministe (più o meno vetero) filtrate attraverso la sensibilità maschile diventino paradossalmente una forma, mi si perdoni il termine, di iper-maschilismo proprio perché si tende a usare le stesse categorie comportamentali portandole però a superare i limiti che le donne stesse ritengono tollerabili.
    Non so se sono stato chiaro, ma è ciò che succede spesso anche quando la lotta all’omofobia viene portata avanti da eterosessuali che, malgrado le buone intenzioni, riescono a fatica a sganciarsi da certi stereotipi gay/lesbo.
    Si rischia di “essere più realisti del re”.

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  55. (Bentornato Martin)

    Greg, la tua notazione sullo "spaventare" è interessante (a parte che un artista può anche prefiggersi scopi ma il raggiungimento parallelo di altri è fuori dal suo controllo).

    Ovvero, (e so di essere ripetitivo, ma lo sono perché mi interessa molto): non credi che in una possibile "scala" (appunto, ammesso che la si voglia e possa creare) di forza e permanenza di impatto "turbare" "destabilizzare" "angosciare" siano infine scopi preferibili allo "spaventare"?

    Non credi/credete che lo spavento sia un tic reattivo più semplice e banale da ottenersi rispetto agli altri effetti e che la durata dello spavento, come la durata degli ormoni, sia a corta scadenza e non induca nessun percorso riflessivo/accrescitivo a lunga portata?

    Questo (prima che piombi qualcuno a dirlo, anche se ho notato in parecchie occasioni che è inutile, a prescindere dall'argomento, arriva los tesso qualcuno che non ha letto e ribadisce) a prescindere da, ovvio, sia il film in questione che il fatto che anche lo spavento è cool e va bene e il fun e le montagne russe, certo, ma facendo il gioco stupido della torre o dell'isola, non preferisci/preferite quegli altri termini rispetto allo spavento?

    Ovvero, possiamo affermare qualcosa di più o meno comune o anche in questo caso è tutto relativo a preferenze personali?

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  56. @Elvezio
    No, no, figurati, so che non ce l' avevi con me e, rileggendo in mio commento, in effetti poteva dare l' impressione che io volessi autoerigermi unica titolata a parlare perchè tettemunita :D
    E, ripeto, a me piace moltissimo che tu abbia cominciato questo discorso sulla donna nel cinema horror. E' una cosa che sta molto a cuore anche a me e per questo ti romperò parecchio le scatole nel corso delle tue analisi

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  57. Oh, non vorrei dire eh ma anche io nel mio piccolo ho il mio bel paio di tettine ftw!

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  58. Elv: sono perfettamente d'accordo con te e infatti ho scritto SPAVENTARE con rigore e consapevolezza :)

    Tic reattivo più semplice e banale, ok
    Ormoni, ok
    Nessun percorso riflessivo, ok
    LIMITANTE, ok (fottutamente)

    Ma c'è qualcosa di sbagliato o di turpe nel creare un effetto "banale" e crearlo eccezionalmente bene?
    Secondo me no e il tentativo, se va a segno in questo modo, va senza dubbio apprezzato.

    Altrimenti i Ramones sarebbero dovuti morire dopo il secondo disco... :D


    PS: anch'io preferisco L'Inquilino del Terzo Piano, The Changeling (questo magari è anche direttamente comparabile a The Descent, no?) e Il Tocco della Medusa. Ma Marshall, che apprezzo particolarmente SOLO in questa pellicola, ha fatto le cose davvero molto bene e questo conta più di qualsivoglia critica al metodo secondo me.

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  59. "non credi che in una possibile "scala" di forza e permanenza di impatto (...)"

    Ti risponderei al volo che per esempio una pellicola come Sublime, che appunto turba-destabilizza-angoscia, pur essendomi piaciuta e non poco, infine non ha molto più carattere e qualità di The Descent; eppure fa cose più alte e le fa (personalmente) molto bene.
    Ma in ultima analisi intrattenimento e "cheapness" non li trovo di livelli sostanzialmente diversi dalla pellicola di Marshall (che ti direi essere più fica, tipo che la consiglio ben più volentieri agli amici).

    So what?

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  60. ...o di Stuck, per esempio.
    Pur con tutto il corredo di magnitudo, autorialità, personaggiame etc per me The Descent spacca più culi di Stuck!

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  61. No, beh, certro ovvio, si intende a parità di qualità e bravura nell'esecuzione eh...

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  62. Non so perché ma non riesco mai a postare su questo blog, facciamo un altro tentativo...

    Femminile e maschile sono due categorie. Le principali, sia per questioni biologiche sia perché a livello sociale sono quelle immediatamente visibili fin dalla nascita. È fuorviante prescindere da questa differenza, ma lo è ancor più ritenere femmine e maschi dei gruppi tra loro omogenei, perché comporta rifiutare (o comunque minimizzare) tutte le altre differenze che ci sono tra persona e persona. Mi vedo scettico quindi quando si cerca di definire "femminilità" e "mascolinità", come se fosse possibile attribuire dei tratti comportamentali a insiemi tra loro così variegati. E proprio per questo ritengo che se un ruolo è negativo, allora lo è di per sé e indipendentemente da chi lo ricopre. Ogni altra considerazione parte da delle premesse per me difficili da condividere.

    In merito alla rappresentazione femminile, per quanto mi riguarda il problema è essenzialmente di varietà dei modelli proposti. Infatti mentre tradizionalmente un uomo può ricoprire quasi qualunque ruolo, quelli cosiddetti "femminili" si possono contare sulle dita di una mano.
    Non penso che ci sia il modo giusto di fare una cosa che vada bene per tutti indistintamente, e che possa trovare tutti d'accordo, ma nemmeno che ce ne sia uno femminile e uno maschile. Direi invece che ce ne sono tanti quante sono le persone. Al limite è possibile trarre a posteriori delle statistiche, che però poco dicono dei singoli individui.

    Non vedo nel film componenti retrograde e penso sia stato abbastanza innovativo da evitare gli stereotipi in cui avrebbe potuto facilmente inciampare, portando anche una ventata d'aria fresca nelle rappresentazioni femminili.
    E non credo che il discorso che fai per la protagonista non si possa applicare per altre, compresa la Molly di Neuromante, che non è certo un mostro di "femminilità" se si ragiona secondo canoni tradizionali, anche se - concordo! - un personaggio eccezionale.
    Personalmente trovo anche più che buona la caratterizzazione dei personaggi, almeno per i principali, e la considero uno dei pregi del film. C'è qualche caduta nel cliché, soprattutto all'inizio, ma ci sono diversi elementi di originalità che la pellicola sa apportare, portando a scelte non scontate da parte delle nostre protagoniste e a un finale non banale, dettato più dalla visione parziale degli avvenimenti che da un sentimento di vendetta per il tradimento familiare.
    In definitiva il film è di buon livello e, anche se non si tratta di un capolavoro tale da entrare nella storia del cinema horror, di sicuro merita menzione tra le produzioni contemporanee. Su questo però mi sembra si sia abbastanza d'accordo.

    Detto questo, complimenti per la recensione e gli spunti forniti! Mi toccherà recuperare anche "Winter's Bone". :)

    Novek

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  63. Eddy

    Non credo che la mia affermazione "scuoiare scoiattoli è da maschietti" denoti un pregiudizio.

    Eh? Mia nonna - uno e cinquanta scarsi, terza elementare e non ha mai saputo neanche cosa fosse il femminismo, certo che lo scuoiava il coniglio! E che colpi che dava!

    Quanto alla caccia agli scoiattoli - da intellettuale (?) ho studiato letteratura canadese, che in pratica inizia coi diari della vita da pioniere di Catharine Parr Trail - la quale, devota religiosa e madre di 8 o 9 figli, eccome se li cacciava gli scoiattoli (si mette anche a parlare delle diverse abitudini di quelli rossi, neri e grigi).
    Che in passato le donne fossero principalmente confinate a casa/famiglia/cucina è un fatto, ma solo le classi sociali alte potevano permettersi di considerarle creature eteree da tenere sotto vetro. Quasi sempre si spaccavano la schiena come e più degli uomini, e non di rado oltre ai lavori "femminili" dovevano dare una mano agli uomini in quelli "maschili".
    Avessi detto, esistono differenze fisiologiche il corpo a corpo con gli orsi o la caccia all'alce sono roba da uomini... ma gli scoiattoli!
    E' portare una pistola o anche un fucile che sarebbe troppo faticoso? Sul serio? Come fai a non renderti conto che il tuo discorso è una prova evidente di quanto dice Iguana sul significato spropositato che la tradizione e la cultura attribuiscono a differenze minime?
    E poi dalla documentazione disponibile sul West si ricava, per esempio, che esistevano donne pistolero nelle (e a volte a capo di) bande criminali, donne che gestivano vastissime fattorie senza l'aiuto di maschi, donne che guidavano diligenze, un gran numero di donne sole spesso giovanissime che partivano alla ricerca dell'oro dello Yukon...

    La rimozione selettiva per cui nella storia aspetti che divergono dalla norma accettata vengono costantemente minimizzati e conservati solo a livello di anomalia singola (tipo Calamity Jane) è uno dei meccanismi classici individuati dal femminismo (L'ha fatto, ma era sola. L'ha fatto, ma era un po' strana. L'ha fatto, ma era la sua parte maschile...)
    Diresti oggi che le donne poliziotto, o le donne che fanno scherma o giocano a calcio o praticano un qualsiasi sport competitivo sono un anomalia?

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  64. Elvezio

    Non ho visto nè Descent nè Winter's Bone, ma la tua recensione mi ha fatto più o meno l'impressione che ha fatto a Sergio, e avrei obiezioni simili. Descent mi sembra il tipo di film in cui uscirebbero pazzi ecc. ecc. (e non eroici buoni vittoriosi) anche eventuali protagonisti maschili. La ragazza di Winter's Bone è sicuramente personaggio positivo, ma da come la descrivi sembra Gandhi al femminile. Ci sono donne e uomini che rompono con famiglie di mafia, donne e uomini che ne accettano (e fanno rispettare) le logiche fino in fondo. Non mi dirai mica che questa:
    sopporta un sacco di botte senza mai tirarne una indietro, insiste nel far ragionare la gente (l'amica, i fratellini, la famiglia nemica) usando parole e logica, insegna l'uso delle armi come ultima risoluzione e comunque mai l'abuso, è incredibilmente caring (in maniera non sdolcinata)nei confronti della sua famiglia, chiede, parla, discute, non cede alla rabbia e vendetta

    sia la reazione normale che ci si può aspettare da una persona in determinate situazioni solo perché in quanto donna è (per natura?) più "collective, caring and relational" del maschio?
    Interpreto così anche il discorso di Martin su maschilismo/femminismo:
    quando la riflessione femminista pone come obiettivo e via da seguire pacifismo, relazionalità etc. lo fa come recupero degli aspetti positivi tradizionali delle relazioni femminili in quegli spazi che erano loro concessi, raramente ormai in modo essenzialista come rivendicazione di una differenza femminile (che sarebbe solo un modo di accettare gli stereotipi maschilisti trovandovi qualcosa di buono).
    Sì, ci saranno femministe new age che credono nella Grande Madre e nelle società matriarcali perfette e pacifiche, ma la maggioranza è un po' più smaliziata e sa che senza un lavoro specifico determinati meccanismi tendono a riprodursi, magari in forme nuove o leggermente diverse, in tutti i gruppi sociali.

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  65. Martin

    Che possa trattarsi di semplici espedienti, magari replicati in automatico, piuttosto che decisioni "malevole" non mi sembra rilevante: non è questione di trovare un colpevole e metterlo alla gogna.
    Leggere "politicamente" - o comunque guardare con occhio attento alle tematiche di genere, razziali, sessuali o quante altre - mi sembra sempre utile, se non necessario. Il rischio di sovrainterpretazione ci sarà sempre - dipende da persone e casi - ma da come ti esprimi sembra che questo tipo di lettura sia di per sè "estremismo da anni 70". Poi sai, parlando di femminismo anni 70, la morte un paio di mesi fa di Joanna Russ mi ha spinto a dare una rilettura ai suoi romanzi saggi e racconti, che mi sembrano ancora molto attuali - per non dire che fanno sembrare vetero gran parte delle discussioni odierne :)

    Non so se sono stato chiaro, ma è ciò che succede spesso anche quando la lotta all’omofobia viene portata avanti da eterosessuali che, malgrado le buone intenzioni, riescono a fatica a sganciarsi da certi stereotipi gay/lesbo.
    Si rischia di “essere più realisti del re”.


    Mi spieghi meglio cosa intendi? Il più realista del re mi confonde. Intendi dire "i miei amici omosessuali sono tanto sensibili"(equivalente a - le donne sono materne e relazionali)?

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  66. Ultima e poi mi fermo per sempre: in realtà troverei le tue critiche sui personaggi femminili molto più pertinenti al secondo capitolo, quello brutto, diretto dal montatore del primo.
    E lì gli stereotipi ce li abbiamo tutti belli serviti su un piatto d'argento. Sarebbe bello fare una piccola analisi su Juno a Sarah e su come appaiono nel primo e nel secondo film, ma forse è un' eccessiva pippa mentale, la mia

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  67. ho visto winter's bone ieri notte. cazzo.
    Elv, non ho mai considerato il tuo discorso sulla figura femminile nel cinema che "ci piace" come una cazzata fine a se stessa, l'ho semplicemente preso come una cosa a sé, spesso fuori luogo perché il più delle volte inadatto come argomento di discussione. ma non l’ho mai considerato "sbagliato".

    ora che ho assistito alle peripezie di Ree Dolly (e delle altre donne protagoniste della pellicola, infinitamente più dei maschi) ho perfettamente chiaro quello che vuoi dire. tengo però a precisare che stai barando. vuoi prendere a misura una figa atomica (e dico a tutto tondo: una ragazza intelligente, forte, di carattere, coraggiosa, dolce, implacabile, amorevole etc) per tracciare una scala di valutazione con una pellicola, quella di Marshall, che chiede alle protagoniste solo un pò di tenore fisico e una minima gestione dello stress nell'attesa di essere ammazzate.

    Ree Dolly è una ragazza immensa perchè viene necessariamente richiesto dalla storia, in cui tra l'altro sono solo le donne a prestarsi al dialogo e alle azioni chiave mentre gli uomini arrancano nel degrado, nella vanagloria e nell'omertà; è un personaggio straordinario e questo viene riconosciuto continuamente per tutto il film, tutti i personaggi conservano il più possibile almeno un momento di rispetto per lei, a priori o a posteriori degli eventi.
    questo è magnifico, esemplare, fa gioire, fa bene, è appagante da vedere.
    ricorda direttamente quelle donne del cinema che fu, addirittura le madri e la mogli dalla forza esemplare nella tragedia greca. ma se vogliamo prenderla a modello per misurare un film come The Descent stiamo compiendo secondo me un gesto senza significato (e non credo tu abbia la precisa intenzione di farlo Elv, però Winter’s Bone è stato citato, l’ho visto immediatamente e ora metto le mani avanti…).

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  68. 67 commenti: non posso far altro che ringraziarvi, tanto.
    Sono appena tronato da Torino a da un concerto (Neurosis) che mi ha sorpreso, pur monotoni nella costruzione dei pezzi hanno saputo esprimere una energia che gente con metà dei loro anni si sogna, sono contento.
    Appena posso rispondo ancora su due o tre punti e poi mi occupo di Trinity come promesso all'iguana nazionale, credo però che ne farò un piccolo post a parte per non confondere troppo l'insieme di idee già espresse.
    Grazie ancora, per ora. A dopo!

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  69. Per quanto mi riguarda il film non l'ho visto visto e non m'interessa vederlo, e non per il ruolo delle protagoniste o per come viene considerata la donna nel film, e neanche per via dei mostri anzi: “ci sono i mostri? WoW! Passatemi i popcorn!”.
    Ignorerò questo film perché è fatto col solito schema alla “10 piccoli indiani” e, dopo tanti e tanti film dove c'è un gruppo di teenager oppure di donne, di uomini, di soldati, di sfigati, di quello che vi pare dove già dall'inizio capisci chi ha il ruolo di “carne morta”, chi quello di “stronzo” che merita di morire, e chi quello di “salvatore/superstite”, non si ha tanta voglia “della solita minestra riscaldata”.
    Va bene un film con un gruppo sotto attacco da parte di uno o più mostri, a patto che non sia il “solito film”, che non si vedano i “fili della narrazione” e invece, pur senza vederlo, The Descent mi pare il solito survival reality film.



    Lìberi_tutti

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  70. beh liberi tutti, descent è una variazione sul tema, non so cosa ci si debba aspettare da un horror che smaschera le sue intenzioni fin dall'inizio e che punta allo spavento di pancia. non è un film memorabile, né tanto meno profondo (certamente meno profondo della recensione e di tanti bei commenti a seguito), ma fa il suo e lo fa decorosamente.
    poi sull'horror e le donne ho la mia idea. non c'è misoginia, non c'è sessismo o almeno non sempre. l'horror fondamentalmente è basico, molte delle chiavi di lettura socio-politiche le infila lo spettatore attraverso la sua lente deformante.
    una chiave di lettura potrebbe essere che un gruppo di donne, sessualmente e lavorativamente emancipate, abbiano relegato un certo tipo di uomo ai margini. i non belli, i disoccupati, gli impacciati, quelli rimasti al palo dopo un primo matrimonio e magari costretti a versare alimenti. ed ora questa categoria maschile bordeline rivendica il suo orgoglio in maniera bestiale. e se ne potrebbero trovare altre mille.
    io credo, più semplicemente, che l'horror faccia a pezzi le donne solo per provare a svelarne il mistero, per capire come sono fatte dentro e come funzionano. d'altronde queste sanguinano e non muoiono, non sono forse dei mostri?

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  71. Ma io non credo debba mai essere questione di aspettativa con l'arte e l'intrattenimento. Penso che l'aspettativa inquini, in un senso o nell'altro, la fruizione in quanto rappresenta un pregiudizio.

    Penso che ogni elemento prodotto dall'industria rechi con se messaggi e simboli, che siano stati realizzati in maniera conscia o inconscia e che tali messaggi e simboli innervino e consolidino (o mettano in discussione, ovvio) alcuni discorsi e narrazioni che facciamo e subiamo quotidianamente.

    Se ho parlato di The Descente, non scrivendo più recensioni negative, è perché alla fine è una pellicola che considero per alcuni versi valida (l'ho scritto nel post), l'analisi delle due donne presenti nel film corre parallela e non inficia certi risultati (piuttosto meccanici e non duratur ma al momento validi) che ne nfanno un titolo da tenere in considerazione nella recente storia del genere...

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