2011, USA, colore
Regia: Lucky McKee
Soggetto/Sceneggiatura: Lucky McKee e Jack Ketchum
Produzione: Moderciné
Una donna, selvaggia, artigli e zanne, si aggira per i boschi appena dietro una classica piccola cittadina statunitense. Cattura animali e li divora crudi, conducendo una vita primitiva fatta di caccia e riposo in anfratti del terreno.
Poco distante Chris Cleek, un avvocato del posto, se la cava così bene da poter far vivere moglie (casalinga) e tre figli nell'agio di una splendida casa di campagna. Fra barbecue, feste in piscina e scenette di normale vita familiare si insinua però, fin da subito, qualcosa di anomalo nel quadro idilliaco.
Chris è un uomo tranquillo che programma la vita della sua famiglia assegnando precisi compiti a ogni singolo elemento, senza mai bisogno di alzare la voce, con ordini quieti e aria sorridente. La moglie, Belle, è una donna fragile e servizievole, sempre pronta a esaudire i desideri del marito.
La figlia maggiore, Peggy, all'ultimo anno di high school, sta passando un periodo di depressione, non socializza più coi compagni, è taciturna e triste.
Il figlio, Brian, è un ragazzo quieto che osserva quel che gli accade attorno senza apparenti reazioni emotive.
La più piccola, Darlin, pare invece esente da quel che turba il resto dei Cleek e regala affetto e baci a chiunque, ascoltando la sua radio giocattolo e mangiando gli amati biscotti a forma di omino.
Chris ama andare a caccia.
Chris torna dal bosco e ordina a figli e moglie di sgomberare una cantina esterna alla casa.
Chris intrappola la donna selvaggia e la porta dentro la prigione che ha fatto preparare.
Chris farà capire alla donna, con torture, sevizie e violenze sessuali, chi comanda. E la sua famiglia lo aiuterà a fare quel che deve essere fatto...
Per gli amanti della versione breve: era inevitabile che il connubio fra quello che ritengo il migliore scrittore del Perturbante contemporaneo e uno dei registi migliori della sua generazione producesse infine un capolavoro.
E se è difficile operare distinzioni fra i capolavori, occorre anche dire che ce ne sono alcuni più necessari di altri, per il tipo di discorso che tentano e ancor di più per il momento in cui escono.
Sulla scia di Martyrs e House of the Devil, abbiamo finalmente il terzo titolo imprescindibile e fondamentale di questi ultimi anni e di conseguenza il terzo cineasta che può iniettare robustissime dosi di anticorpi a un genere che al momento non se la sta passando benissimo.
Anticorpi femminili, come era già stato il caso degli altri due titoli menzionati.
Non ho voglia di controbattere a chi ha definito il film "misogino". Credo che si tratti più o meno dello stesso schema mentale che tende a definire "fascista" un film nel quale c'è qualche giustiziere privato, e così via: non riesco a rapportarmi, per miei difetti, con un modo di classificare e pensare così alieno, non c'è un minimo di base comune e quindi, come faceva Jacobs in uno splendido racconto di Flannery O' Connor, "non discuto".
Ketchum e McKee sono abituati a lavorare insieme, essendosi incrociati prima nel buono The Lost e quindi nell'altrettanto valido Red. E di linee che si intersecano, in questa produzione, ce ne sono tantissime, da quella splendida musa malata che è Angela Bettis (che McKee ha impiegato sia in May che in Sick Girl e, in modo più subdolo, perfino in The Woods) a Polyanna McIntosh che aveva già offerto volto e corpo a questo personaggio nelle vicende selvatiche e cannibalesche del caciarone e carnevalesco Offspring, in sostanza l'antefatto della vicenda qui narrata.
E, altra cometa che torna dopo un lungo giro, spunta anche Andrew van den Houten, sorta di Larry Fessenden in sedicesima: recita qui, produce là, dirige su, suona giù... Credo che lo sappia, di brillare più che altro come produttore (The Girl Next Door e appunto The Woman) che come regista (Offspring, l'incerto Headspace), e va bene così.
Tutti questi vettori, a furia di incontrarsi e scontrarsi, hanno (era solo questione di tempo) creato la reazione a catena perfetta. Lucky McKee avverte fiducia e si lascia andare del tutto, senza più frapporre istanze "normalizzanti" (ed ecco il lato encomiabilissimo di van den Houten e della produzione tutta) che bene o male lo hanno sempre un po' frenato: organizza spazi, corpi, inquadrature, montaggio e frasi come più gli pare e piace, spalleggiato da tutto il reparto tecnico e da un cast che non ha eguali nel recente panorama di genere (se non, guarda caso, in Martyrs e House of the Devil) per come riesce a brillare compatto, anche nei ruoli minori.
McKee è un autentico maestro nell'arte di spiazzare e di straniare, sia all'interno di una singola scena, per l'uso delle componenti diegetiche ed extradiegetiche, sia quando si guarda a qualche elemento per la prima volta e lo si rapporta in seguito ad altri avvenimenti e particolari. Si parte a razzo, con la donna che scappa attraverso i boschi in seguito a quanto accaduto in Offspring: fango, sangue, acqua, roccia, radici, tutto si mischia e impasta nella fotografia di un Alex Vendler controllato, che lungo tutto il film non cede a voglie di manipolazione eccessiva perché, lo sa, non bisogna distrarre lo spettatore coi trucchetti.
Dal torbido lo stacco alla festa dove ci viene presentata la famiglia Cleek è decisissimo: siamo nella "civiltà", non si mangiano gli animali crudi ma a parte quello i comportamenti violenti, i soprusi e le angherie sono presenti in cifra maggiore in questo ameno quadretto di paciosa suburbia e tanto più disturbanti proprio perché gratuiti. Ragazzi che importunano ragazze, bambini che mettono in angolo bambine, indifferenze assortite, divieti ingiusti, potere esercitato in modo sottile (la "benigna" trattativa sulla casa da parte di Chris è già una spia di allarme) in una serie di rapide scenette che mettono già in chiaro di cosa si parlerà.
Si parlerà di potere, di controllo, di ruoli, di generi e di rapporti fra queste cose; di come controllo e ordine siano spesso legati in modo maniacale e di come sia il primo che il secondo siano mere illusioni; di quanto, infine, appartenere a un genere preciso (il maschio) e a un ruolo ben riconosciuto (capofamiglia, professionista di successo, ricco) faciliti e "autorizzi" l'esercizio di potere su altri ruoli e generi meno "fortunati". Vi sono già gli spiazzamenti, ovunque: Brian osserva taciturno tre bambini maschi che vessano una bambina e noi siamo indotti a farci una serie di idee sul suo carattere, per poi capire solo in seguito le reali implicazioni della sua inazione.
E questi elementi non ci verranno imboccati come pappa pronta con sottotitoli, come capita troppo spesso in un genere che ha la sventura di attirare e confrontarsi con un pubblico bisognoso di didascalie. No, come sottolinea con giusto vigore Lucia nella sua recensione:
McKee parla e racconta attraverso le immagini, centellinando i dialoghi e le spiegazioni al minimo indispensabile, perché a lui non serve altro. Non ha quasi bisogno delle parole. E’ la macchina da presa che narra, è ciò che essa sceglie di mostrarci, è il dove McKee decide di piazzarla, è linguaggio cinematografico puro ed essenziale, senza orpelli o facilitazioni di sorta per lo spettatore, a cui è richiesto uno sforzo di comprensione e a cui è conferito un ruolo attivo. Il non sommergerci di informazioni, è segno di grande rispetto da parte di McKee (e ovviamente di Ketchum alla sceneggiatura): finalmente un film che non tratta chi lo guarda come l’ultimo dei cretini. Il che nell’attuale triste epoca dominata dallo spiegone sarebbe già sufficiente per alzarsi in piedi e applaudire.
Da questa partenza a razzo, giusto il tempo di dispiegare le truppe, non vi è più sosta, intermezzo o pausa ma solo un allucinato gioco al rialzo nel quale un piccolo uomo tenta di controllare una grande donna e a ogni giro di vite si trova costretto ad alzare di una tacca l'amplificatore della sua follia per nascondersi l'evidenza.
Il primo incontro fra Chris e la donna (lui è a caccia e la scorge con il mirino del fucile mentre lei, mezza nuda, pesca in un torrente) è esemplare della tecnica di spiazzamento di McKee. Il momento è di assoluta tensione e ci sentiamo anche quasi intrusi, spioni. Ci aspettiamo tutta una serie di cose, ci sono gli obbligatori campi ne controcampi che preludono a...
A un basso pastoso e una canzone rock generica, nemmeno più di tanto significativa o particolare, la cui prima strofa dice "ti ho visto camminare per la strada con quelle tue scarpette nere e ho capito che dovevi essere mia, pa pa pa pa paaa..." e pare di essere stati scagliati in qualche commedia romantica, anche un po' volgarotta, quando lui vede per la prima volta la donna della sua vita..
L'accoppiamento sulla carta manderebbe ko qualsiasi pretesa di realismo, qualsiasi patto pregresso con lo spettatore e, nelle mani di qualsiasi altro regista, avrebbe innescato un terribile collasso, tale da scagliare il film in territorio teen horror comedy da Mtv.
Ma McKee per fortuna è un geniaccio, sa quel che vuole e come ottenerlo e se brilla in tantissimi campi, il settore dove splende più di tutti è nell'uso della musica e del sonoro (e, ehi, ma di nuovo, che caso, vi ricordate l'uso della musica da parte di Ti West?), con accostamenti di questo tipo disseminati lungo tutto il film, spesso esasperati o all'apparenza non funzionali e che invece rendono The Woman una perla anche dal punto di vista della colonna sonora, non in quanto parte a se stante ma come componente essenziale per una narrazione stralunata e di leggero taglio ironico.
Boys will be boys, dice a un certo momento Chris, per giustificare un atto terribile, di portata gravissima. Verrebbe da avvertirlo, se non lo detestassimo con tutte le nostre forze, che non tutte le girls will be girls.
E sono questi microinserti, questi cenni, gesti e brevi frasi che colpiscono ben più a fondo e ben più forte delle torture che verranno compiute sul corpo della donna.
Viene appesa, legata, lavata con acqua bollente, costretta a mangiare da una ciotola, violentata, lavata di nuovo con getti d'aria compressa, le sparano contro, la picchiano, usano tenaglie sul so ventre e sui seni... Ma se già queste scene sono eseguite con la giusta parsimonia di sangue e gore (ma non preoccupatevi, arriverà anche quello in un finale intollerabile che manda a nanna tanto estremismo estremorientale) sono in realtà ben altri i momenti in cui ti ritrovi scosso, distrutto persino nel fisico di fronte al terribile uso del potere e del controllo che alcune persone esercitano nei confronti di altre, con tutte le terribili conseguenze, le vite distrutte, i riverberi su e giù per la Storia e le storie.
La carezza di Chris alla donna stremata dopo tutte le torture, mentre vuole insegnarle a dire "grazie".
Lo schiaffo indifferente che Chris molla alla moglie quando questa osa avanzare qualche perplessità sul tenere una prigioniera: un gesto così quotidiano, filmato come se si riprendesse l'automatico "buongiorno" alla colazione, e subito dopo, Chris che si mette a letto e invita Belle a fare lo stesso, come se non fosse accaduto niente.
La "buonanotte" di Chris a sua figlia Peggy.
Il "perché così dico io", senza mai dare motivazioni.
Trovo che sia in questi scarti minimi, meno eclatanti, che si annidi il nucleo più cattivo e inesorabile della violenza e del potere, gesti che riducono tutti gli altri a oggetti tanto quanto le torture alla donna e che, proprio perché quotidiani, non avvertiti, reiterati e usurati, diventano spie di una patologia che abbiamo molto spesso, troppo spesso condonato e sottovalutato nel corso dei secoli.
E quanti, quanti accenni, sottotesti, piccole suggestioni che serpeggiano lungo la pellicola, c'è persino tempo e spazio per suggerire, tramite un commento della segretaria di Chris, qualcosa riguardante certi azzardi economici in tempi di crisi, ulteriore segno della spirale di follia dell'uomo-Uomo.
Spirale che porterà lui e la famiglia tutta a un finale di violenza inaudita del quale non intendo parlare per timore di spoilerare alcunché: posso solo dirvi che in un sovraccarico di terrore, disgusto, pietà e paura McKee e Ketchum trovano anche i modo di inserire un twist/rivelazione che lascerà di sale parecchi spettatori.
E no, come e più che per Martyrs o The girl next door, non è un film che io possa consigliare a tutti, caveat launched.
Non si può terminare di elogiare questo capolavoro senza aver prima omaggiato l'intenso e perfetto cast.
Sì, Polyanna McIntosh è giocoforza al centro dell'attenzione e reagisce da super professionista: regala una prova di altissimo livello, fra il tour de force fisico, il coraggio nel mostrarsi, una spaventosa abilità nell'emettere versi bestiali e una serie di sguardi che sarebbero capaci da soli di castrare Leonida, i suoi 300 cuccioli e tutta la Sparta rimasta a casa.
Ma se si tessono le giustissime lodi solo alla McIntosh si compiono gravi torti nei confronti di tutti gli altri. Angela Bettis che piega le spalle, inscricciolisce, vaga per le stanze sommessa, inquieta e debole (ma quanto è violenta e manipolatrice anche lei, nel tentativo di proteggere quello squallido pochissimo che ha?). Lauren Ashley Carter ottima nei suoi silenzi e ripiegamenti, Zach Rand che inquieta più di tutti gli altri messi assieme senza quasi muovere muscolo e, oh, persino Carlee Baker rigogliosa, ironica ed erotica come non mai, necesaria (minima) valvola di sfogo a questa pentola a pressione nucleare.
E poi...
E poi c'è Sean Bridgers nei panni di Chris e nel ruolo che, come dicono gli statunitensi, è career defining. Perfetto, ogni tic, ogni scatto, ogni sorriso, ogni sfuriata, perfetto.
E sì, chiudiamo sulla nota più lieve, perché Shyla Molhusen ci regala una adorabilissima Darlin e riesce a farlo non nel solito modo zuccheroso e artefatto così comune in ruoli del genere.
E a proposito proprio della piccola Darlin, vi suggerisco di rimanere seduti fin dopo i titoli di coda... :)
Capolavoro in grado da solo di rimettere in sesto una intera stagione cinematografica.
Grazie Mr McKee, non ho mai dubitato di te e regalerai ancora tantissimo a questo genere.
Mr Ketchum: non ci sono parole per quello che fai e, da quel poco che ho scorto, per la persona che sei. Grazie, non c'è modo di saldare il debito.
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Filmato:
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E pensare che è il seguito di quel mezzo cesso di Offspring... Dopo la rece tua e di IGDZ mi sa che mi devo prendere un pomeriggio tranquillo e godermi questa meraviglia. Grazie.
RispondiEliminaMi sa che me lo devo vedere, se non altro McKee ci regala un altro eccellente ritratto di psicopatico della porta accanto. Perfetto nella sua qualunquistica follia.
RispondiEliminaGrazie...
RispondiEliminaE non riesco ad aggiungere altro, perchè più penso a questo film, più mi si bloccano le parole in gola (e nelle dita sulla tastiera).
Dico solo che hai fatto benissimo a inserire The Woman in una sorta di trittico ideale che comprende Martyrs e The House of Devil.
E ancora, grazie
ecco, le ragazze torturate. ecco l'elemento che mi ha trattenuto fin'ora dal guardare Martyrs e che dovrò vincere per fare mia la visione di The Woman, che dopo questa recensione diventa anche per me un film imprsscindibile
RispondiEliminaGreg, la tortura di Martyrs trascende il ribrezzo e non serve a "vendere il prodotto". E' l'unica volta in vita mia in cui ho pianto guardando un film horror...
RispondiElimina@Eddy: per me è quasi impossibile riuscire a guardare un film così...
RispondiEliminaTenete conto che io detesto il torture porn in quanto è spessissimo show off di violenza fine a se stessa, un modo per alimentare ancora di più ciò che invece andrebbe evidenziato, ciò verso cui dovremmo sensibilizzare società e ragazzi in particolare, invece di desensibilizzarli e drogarli. parimenti il gore e splatter mi lasciano freddino in quanto anche loro spesso non sono funzionali e vengono spalmati così, tanto per l'up to eleven del cazzo... Qui McKee manda a casa entrambe le attitudini e innerva ogni singolo gesto di significati e allarmi.
RispondiEliminaMa... Io comprendo e rispetto moltissimo le scelte di Greg: puoi rendere funzionale quanto vuoi violenza e tortura ma, lo dice McKee stesso, tali rimangono e possono (devono) shockare e far male allo spettatore. Chi ha riso e applaudito durante certe proiezioni, facendo la hola e i fischi di tifo, ecco, a me preoccupa tantissimo, molto di più di chi ha detestato il film e chiesto che venga ritirato dal mercato.
In fondo è lo stesso dilemma che ha avuto Kubrick, con migliaia di rincoglioniti che amano e scimmiottano Arancia Meccanica, evviva il latte + e tutte queste eclissi di ragione non tanto temporanee...
Sono molto curioso di vedere questo film. Lo ero anche per Martyrs, dopo la tua recensione, e l'ho visto, e l'ho trovato magnifico etc etc. Tuttavia l'ho trovato anche di un peso allucinante e non ho un gran desiderio di rivederlo, almeno per ora (= per altri cinque anni almeno). Su una scala di peseria, The Woman come si posiziona? :)
RispondiEliminaSuggerimento per un articolo/temino: dati i tre film (Martyrs, HOTD, The Woman), cosa li unisce e perché stabiliscono il perturbante che perturba e spezzano il culo alle montagne di stramerda che escono a getto continuo?
per dire, a me Arancia Meccanica e Funny Games, con modalità un tantino diverse, fanno stringere lo stomaco in diverse scene e mi trattengo dal levare lo sguardo solo per una questione di rispetto verso le pellicole stesse. fanno malissimo porca puttana e non son mica film nuovi e sboccati come tanti altri.
RispondiEliminahouse of the devil secondo me prende la questione del woman torture nemmeno di striscio però è evidente che voglia rendere a certi livelli di perturbanza e interiorità l'oppressione, il raggiro e il pericolo che investono le ragazze; quindi un film horror "normalmente eccelente" direi, come fosse un Black Christmas con una lente di ingrandimento grosso così sulla protagonista e il suo mondo interiore di ragazzina.
PS lo splatter mi fa stracagare, il gore alla fine mi intrattiene, ci capisco proprio un cazzo...
Ci mancherebbe! (scusa l'intromissione, come al mio solito :P)... Rispettabilissima la posizione di Greg. Io, per esempio, non riesco ad affrontare la necrofilia (ho lasciato nekromantik a metà...) e odio il porno mischiato nell'horror.
RispondiEliminaPerò ci sono film e film... credo. Se guardo una "porcata da stadio" tipo dead snow, mi viene certo da fare la hola. Ma non certo per i contenuti... ;)
Ma chi è che fa il tifo durante un film come quello che hai recensito? E il tifo su cosa?
e per contro-esempio, con 13 assassins di Miike facevo il tifo, la hola, i fischi... e teniamo presente che non è di certo farsesco come il finale di Kill Bill 1, anzi, cazzarola!
RispondiEliminaquindi non è che provo fastidio perchè son candido e puro, è che davvero, ci son cose che mi toccano e altre che semplicemente mi fan comparire una birra media (o una katana) in mano
Ottima recensione Elv!Per me la scena dello schiaffo è una delle più terribili,mi ha turbato più delle sequenze splatter.(quella è il trattamento che il "caro" Chris riserva alla moglie e all'insegnante nella parte finale)
RispondiEliminaMah...
RispondiEliminaSono peserie diverse, sai, caro il mio mortenera?
Martyrs è peseria (mi guasti la lingua, e dire che sei toscano, porchizzeus) che ti schianta al suolo e poi ti dice "no ma guarda che non c'è speranza, allocco del cazzo, sì vabbè torna a scopare, bere e leggere libri bravo goditela, scappa da me, vai, bravo, corri coniglio, run rabbit run"
Mentre The Woman mischia di più piani e toni e no non c'è speranza, in più tu sei più colpevole e bestia del cazzo sì sì proprio tu, ma ti offre uno o due fiori mentre te lo dice, anche un sorriso, così tu poi torni e te la prendi di nuovo lì e torni e te la prendi di nuovo lì e poi torni perchè ti sei dimenticato che l'hai presa di nuovo lì e ahià ma che scazzo me l'ha messa di nuovo lì preciso preciso...
Eddy c'è gente che sa quando fare i cori e il tifo (e anche a me piace farli, me la spasso ad andare a spasso) e c'è gente che sa solo fare cori e tifo e pazienza...
Sul temino: prima pagare poi temino, bestie maledette... (ma sì, metto tutto in "to do" ma è estate, giro al 20% e la pila IN cresce quella OUT is melting)
In più, Greg, credo anche che sia una questione...
RispondiEliminaPersonale di attitudini che, ecco, non so è difficile parlarne...
Diciamo che forse a me piace di più stare male rispetto a tante altre persone. E non per gli stupidi bla bla (il male bisogna affrontarlo, ti forgia, la vita è dolore, sono triste e depresso, e quante altre cazzo di nobiltà di sta fava eh) e nemmeno per masochismo, forse perché, ma, ho questa memoria pessima, lo dimentico spesso e lo cerco spesso eprché non biosnga dimenticare certi rischi e brutture, non lo so, sto andando a spanne e ad cazzum eh, ma c'è gente che magari non regge certe visioni perché non ne ha nemmeno bisogno in quanto sa già, io ho paura di perdere quel "sa già" ogni giorno e non credo a quelli che dicono che si vive meglio senza sapere, quindi ci faccio il bagno.
In più... Non so, piango alla fine di Source Code, tanto per dire. Poi mi sento meglio. Le ore dopo quel pianto, quell'essere stato male, sono sempre le migliori, quindi magari sono solo egoista e cerco in realtà il rilassamento postcoitale, son tutte seghe che mi faccio ma sono le seghe che mi hanno portato a scoprir cose e tituli...
Ma mi piacciono anche i film mongospastici eh... Non è che perché mi piace star male poi sono un peserio ammorbacojoni... Tipo ora che ci penso non ho ancora visto Una notte da leoni 2, devo provvedere...
anch'io ho pianto dopo Una notte da leoni 2
RispondiElimina:D
ma credo semplicemente che si guardino cose che fanno male o fanno STARE male (c'è differenza? sì) perchè ivi ci conducono il nostro gusto e le nostre esigenze e ti direi che siam persone sane se questi sono 100% sinceri e spontanei e invece siamo stronzi mentecatti se li raccogliamo da dettami, dietrologie, ideologie di riferimento... però sai, a quel punto entrerebbe in gioco un certo Freud a spanarmi il culo, quindi...
RispondiEliminapiù in profondità mi pare ci sia chi ha un bisogno consapevole di queste cose perchè le ama e chi invece ama averne bisogno. io provo simpatia per chi risponde al primo dei due appetiti.
Belin Greg... Non ti si direbbe così... Come dire.... Senziente? :)
RispondiEliminaScherzi a parte (quelli teniamoceli su FB) sì, anche la mia simpatia si dirige lì...
E credo che sulla distinzione che hai fatto ci si potrebbe innestare anche il discorso sull'essere fan (ricordiamoci sempre la radice della parola), ma da un lato non ho molta voglia perchè fa caldo e dall'altro non sono sicuro al 100%, ci tornerò magari su in altra occasione...
ventilatori
RispondiEliminaBeato te che il caldo ti esalta e ti mette in forma...
RispondiEliminaBene, ma dove trovare questo film? Come fare a vederlo? Come essere informati su una sua eventuale uscita in sala? Come pescarlo nella rete e distinguendolo dalla marea di "woman" che salta fuori?
RispondiElimina... Chiedi cose che non si possono dire in pubblico e che io ormai non dico nemmeno più in privato... La distribuzione di questo film è drammatica persino in patria (credo uscirà in settembre lì, mi informo), non so come potrà arrivare da noi con la non cultura che abbiamo qui per questo genere di prodotti...
RispondiEliminaDarti consigli di un certo tipo è illegale e solo qualche settimana fa mi è arrivata mail da boh non soilcazzo che società o studio che a causa di un mio ribadire certi fatti occoorsi lo scorso anno e insistere nel consigliare a certe persone di non fidarsi più di certe altre, beh questi volevao denunciarmi per "stalkeraggio", che farebbe anche figo ma non ho voglia di andare in tribunale (e così questi vincono, pur essendo in torto).
Sai, non vorrei mai che qualcuno cogliesse l'occasione passando di qua e mi creasse nuovi problemi tanto per levarsi una soddisfazione :).
Posso però dirti questo: è estate e fa caldissimo, secondo me è meglio rinfrescarsi in un torrente che arrancare sotto il sole a dorso di mulo...
ancora con sto mulo!?
RispondiEliminaminchia Elvis è ora che ti compri la macchina
No che c'è la crisi...
RispondiEliminache poi, con sti prezzi per la benzina, fieno e sacchetti per la cacca non si battono!
RispondiEliminaHai una stima mal riposta per il mio senso civico, la seconda cosa è tutta salute, diceva mia nonna, non vedo perché raccattarla...
RispondiEliminaper portarla a casa e spalmarla sul davanzale della finestra, di primo mattino!
RispondiEliminaanzi, te ne avanzasse mai conta pure su di me
Mi hai rovinato tutto il post ora, non lo sai che la recensione così non ha più nessun valore (non che prima, direbbero..) a causa di sti cazzeggi che sono il lato oscuro della Rete, il vero male per cui l'elettronico non sarà mai nemmeno un decimo del cartaceo, questa mancanza di profondità e in più che tituli hai tu per parlare di merda e film?
RispondiEliminaCioè, no, scusa, mi sono sbagliato, che tituli hai tu per parlare di film?
E io a stardi dietro...
Che gente, che livello, signora mia...
Ho il libro che mi dice leggimi ma mi sa che non riesco ad aspettare, temo che il film a questo punto lo precederà, ma maledizione, perché sono così lento a leggere e non l'ho già letto.
RispondiEliminaE, come nel caso di Martyrs e The Girl Next Door, l'entusiasmo e la passione con cui hai recensito il film (che tenevo d'occhio già da un po') mi costringono ad anticiparne il più possibile la visione.
RispondiEliminaMi sono fidato due volte: visti i risultati, non vedo perché non dovrei farlo una terza.
Una "teoria" dei ruoli e della violenza superlativa, e non solo per la sceneggiatura, ma anche per la recitazione (su tutti la moglie, sempre sfumata). Lo trovo di molto superiore a Martyrs. Grande rece poi.
RispondiEliminaIl fatto che tu avvicini questo "The Woman" a "Martyrs", mi spinge senza ombra di dubbio alcuno a vederlo e a recensirlo. Nel week-end che sta per arrivare penso di poter fare entrambe le cose con l'adeguata tranquillità extralavorativa. "Martyrs" è un film che io ho amato molto, e farmi innamorare è peraltro molto difficile (forse anche perchè, per mestiere, mi occupo spesso di transfert). Vediamo quindi quale sarà il potere seduttivo di questa "Woman".Grazie assai della rece.:)
RispondiEliminaOddio che rece lunga ... quasi una tesi di laurea! Complimenti!!! Martyrs ha delle tematiche però troppo "superiori" per poter essere accostato a Woman, che è interessante comunque ...
RispondiEliminaEhhhh lo so, vero, stavo quasi per scriverlo ma... Sai, alla fine conta di più, per me, quanto riesci a fare considerando da dove parti e il materiale con cui lavori, questo li rende di, come dire, uguale resa. però lo so, l'altro parte snobbino e alto e pesa di più, è vero!
RispondiEliminaQuasi sotto casa mia sta un torrente che, guarda un po', si chiama Crostolo. Per tutto il giorno e parte della notte vi ho cercato Woman, tra i sassi viscidi e le pantegane, alla luce di una torcia a batterie. Niente. Ma proprio niente. Forse mancava una parolina. Un articolo, un nome proprio.
RispondiEliminaSe potessi vedere questo benedetto film potrei anche alzare il livello della discussione con commenti acuti e molto appropriati.
Elvezio, quelli là mica ti denunciavano, si dice per spaventare ma poi non si fa mai.
"Elvezio, quelli là mica ti denunciavano, si dice per spaventare ma poi non si fa mai"
RispondiEliminaSì, infatti, lo so. E se fosse accaduto tempo fa li avrei sfanculati a dovere e mi sarei anche divertito, ma ora non lotto più da solo o quasi per altra gente e scene per cui non vale la pena, le lotte al massimo le faccio per me e chi mi sta a cuore sul serio...
Sai, magari invece del torrente prova nella buca delle lettere di qualcuno, ecco :) Wink Wink...
Il padre di famiglia psicopatico che dipingi così bene nella tua recensione mi ricorda tanto il capofamiglia di "Dogtooth". Che comunque è e rimane ("Dogtooth",intendo) il film più agghiacciante e perturbante che abbia mai visto.E non una scena di tortura fisica.
RispondiEliminaNon avendone ancora scritto recensione non l'ho infilato nel trio facendolo diventare un quartetto, ma è verissimo, Dogtooth è capolavoro assoluto che opera su alcuni livelli che queste pellicole non affrontano nemmeno di striscio (il linguaggio e il potere della parola, tanto per dire). Fondamentale...
RispondiEliminaNon mi sembra che questo the woman sia un fim di poche pretese, per questo non lo trovo inferiore a Martyrs, anzi. Il fondamento misogino della struttura familiare, che mi sembra l'argomento di the woman, non è meno importante di una metafisica del dolore (che in Martyrs è accennata troppo lievemente, e quindi pretenziosa)
RispondiElimina@Elvezio
RispondiEliminaHai ragione, "Dogtooth"porta a riflessioni profonde su come il linguaggio forgia la mente e quindi anche la visione che l'essere umano ha del mondo e lo fa in maniera sostanziale.
Questo processo è talmente veloce che come tutte le cose più evidenti è quasi invisibile agli uomini.
Altro film interessante per come tratta la questione "linguaggio" è "Pontypool".
Baci, Elv
P.S.
Per come scrivi ti trovo in gran forma ;)
Intervengo tardi per i soliti problemi di filtri aziendali che non mi permettono di partecipare alla discussione in tempo reale.
RispondiEliminaMi piaceva quella parentesi della discussione in cui si chiacchierava sui motivi per andare a vedere un film come questo che ci racconti.
Come sai io faccio fatica a comprendere la passione per questo genere di cinema. O meglio non riesco a far mia la scelta di andare al cinema per stare male. Intellettualmente la capisco: l'arte, il messaggio, il portato, il checazzoneso, ma essere preso a badilate in faccia (metaforiche, per carità, ma fanno male uguale!) per 90' minuti per farmi ricordare per l'ennesima volta che il mondo fa schifo, no, non fa per me. Lo so già. Grazie.
(con questo non intendo dare giudizi, ne su questo cinema, ne su chi lo apprezza, ci mancherebbe! Lo dico perché, ok, tu mi conosci e sai che cazzo di rompipalle sono, però magari gli altri ospiti della malpercasa no. Detto questo, visto che a te l'ho già chiesto, posso chiedere anche ai tuoi ospiti cosa li ha spinti verso l'horror? cosa apprezzano nel genere? Grazie!)
Puoi e devi :)
RispondiEliminaAnzi, sai che faccio?
Guarda il prossimo post, anzi, aspettate tutti il prossimo post per rispondere a questa domanda, così avremo un "indirizzo" preciso a cui tornare per discutere e commentare...
@Iguana: scusa, non so come interpretare la definizione "questo genere di cinema"; intendi l'horror in generale (che al 99% dei casi non fa male per niente, anzi c'è tutta una letteratura su come l'horror sia uno dei generi più reazionari e innocui) o solo i film che "fanno male"?
RispondiEliminaIo non mi sento di definirmi "masochista" come Elvezio; se un film mi turba dopo la visione, è un film che sono contento di aver visto, ma non è che li vado a cercare con il lumicino i film che fanno male, anche per evitare di diventare - come qualche fan horror che conosco - uno di quegli sfigati dark-emo che dicono di disprezzare il 99,99999% degli horror (ma li guardano tutti lo stesso) con le uniche eccezioni di Eraserhead e Begotten, perchè sono "opere d'arte malate".
@Elvezio: Chiusa questa parentesi, torno a The woman, apena fresco di visione.
Innanzitutto complimenti per la recensione, come sempre molto interessante.
The woman è un buon film in cui sono facilmente riscontrabili temi tipici di Ketchum: scontro selvaggio-civilizzato, dinamiche di potere uomo-donna, mostruosità sotto l'apparenza di normalità, prigionia e tortura.
Ma pur condividendo la tua analisi sui pregi tecnici (regia, recitazione, costruzione delle scene - mentre colonna sonora un pò meno, mi è sembrata spesso tra l'invasivo e l'inutile), non sono affatto d'accordo sul fatto che regista e sceneggiatore trattino con rispetto il pubblico evitandogli spiegoni e semplificazioni: non sono un grande esperto di Ketchum (ho letto 2 romanzi e visto 4 film tratti dai suoi lavori prima di The woman), ma percepivo chiaramente il senso di tutti i segnali mandati dal film (e non sono sicuramente un genio), non c'è stato un momento in cui 'andamento mi abbia sorpreso veramente... a parte il colpo di scena nel canile, che francamente mi è piaciuto proprio pochissimo, sembra un trucchetto furbetto da b-movie anni 70-80.
Concludendo questo mega-pippone, un buon film a mio parere questo The woman, ma inferiore sia a Red (che adoro) che a The Lost.
Vortex Surfer
@Vortex Surfer: sì, c'hai ragione. La domanda è ambigua, che molto horror può essere assimilabile a cinema pop-corn, e molti film che fanno male non sono horror.
RispondiEliminaA me interessa di più il discorso riferito all'horror nel suo complesso, perché è con questo genere che faccio fatica a rapportarmi. E poi anche perché credo che uno non si avvicini a film come The Woman se prima non ha già maturato una sua idea di cinema che comprende anche (soprattutto?) il cinema horror.
Ma forse è meglio spostare la discussione sotto l nuovo post del padrone di casa…
Ciao Elvezio, seguo il tuo blog da parecchio e lo trovo davvero interessante. Sono anch'io un blogger, ancora alle prime armi...
RispondiEliminaSempre rimanendo in tema di horror al femminile, cosa ne pensi di Ginger Snaps?
Ciao Luca (e grazie).
RispondiEliminaDunque, il primo Ginger Snaps lo ritengo uno dei più importanti film sui licantropi di sempre e capitolo importante per il discorso corpo/donna/genere, gli altri due vanno in calando ma rimangono un bel guardare, in particolare il secondo.
Auguri per il tuo blog: sei in controtendenza, ora che in molti stanno chiudendo trasferendo il corso delle loro riflessioni e dei loro ensieri su strumenti come facebook e friendfeed. E trovo che sia una bella controtendenza, di cui avverto il bisogno, quindi dacci dentro.
Ti inserisco fra i link.
Quasi strano come tu non abbia citato Deadgirl, davvero.
RispondiEliminaAppena vien meno la febbre (a luglio ._.) presterò attenzione alla pellicola e poi aggiornerò le mie impressioni..
Ci avevo pensato, per analogia di certe situazioni, ma non me la soo sentita di nominare un film che ha spunti ma per me è tutto sommato appena discreto (sia nella realizzazione che nelle implicazioni, così come nella recitazione e nella gestione dei clichè) come Deadgirl accanto a titoli come Martyrs, House of the devil, The Woman o, aggiunto in discussione, Dogtooth...
RispondiEliminaNon so perchè ma ricordavo ne avessi parlato un pò meglio :D Anche perchè il film lo apprezzai (dopo la tua recensione). Comunque hai ragione, citarlo in mezzo a Martyrs & co. non era il caso.
RispondiEliminaCerto che il plot narrativo fa pensare a Deadgirl eccome!
No ma col tempo l'ho rivalutato eh, non mi accade spesso ma cambio idea su certi film dopo alcune visioni, però non ce la fa comunque :)
RispondiEliminaMa il plot fa superpensare a Deadgirl, verissimo!
Diosanto Elv, perché devi rovinarmi il sonno?
RispondiEliminaQuello sguardo lo vedrò stampato sulla parete di fronte al letto per giorni!
Meglio se stasera leggo I tre porcellini và...
A proposito di Dogtooth, ecco, se dovessi trovare un termine di paragone "emotivo" per The Woman, sì, è proprio nel film di Lanthimos che andrei a pescare. Lo stesso senso di terribile impotenza.
RispondiEliminaE ma cristo!
RispondiEliminaAvevo scritto un pippone sul perché non mi è piaciuto per niente e la rete se l'è mangiato!
Scusa lo sfogo, domani ce la metterò tutta per riscriverlo. Ciao
Giuseppe
Ciao Giuseppe, occhio a blogger: se hai intenzione di scrivere robe più lunghe di, diciamo, una cartella, ti conviene scriverle su word e poi copiaincollare a pezzi, c'è un limite di caratteri e sto robo si mangia tutto!
RispondiEliminaE così eccomi qui a parlar male di The Woman.
RispondiEliminaIn non molte righe, perché non mi pare che ne servano tante, se procedo per punti contando sulla lestezza e esperienza di chi mi legge e rinunciando alla bella scrittura.
Storia lineare e accumulativa dall’inizio alla fine, abbastanza prevedibile, ammazzata finale inclusa. La caccia alla selvaggia è un’occasione sprecata e chi non ha visto il precedente Offspring non può sapere quanto la donna sia abile e pericolosa. Il povero Chris la prende alle spalle come si fa con i merli usando il sale. Ok, la vediamo mangiare un pesce crudo e ammazzare un cagnolino/volpe Non mi basta.
Il colpetto di scena finale è un imbroglio, non vale escludere dal racconto parti fondamentali alla sua comprensione per poi rivelarle alla fine. Come chiedere quanto fa due più due e pretendere di stupire affermando che fa 5 se si aggiunge l’uno che si aveva in testa e che non si è detto.
Regia piattina ma colma di ghirigori, come l’allucinante dissolvenza donna/vestita/donna nuda sotto lo sguardo bavoso di Chris. Gli autori mettono in scena le pulsioni morbose e represse del protagonista allestendo in fretta e furia l’allegoria preda cacciatore e mostrandone letteralmente i pensieri adolescenziali e sessualmente primitivi. Quelli bravi fanno accadere cose.
Attori buoni ma tutto sommato nella media americana: quante mammine represse abbiamo già visto? Quante adolescenti silenziosi e spaesate? Quante bambinette innocenti? Quanti mimi fare mossette primitiviste?
Musica inspiegabile. Lasciamo stare i testi (bastava una didascalia), le stesse schitarratine sentite alla radio mi costringono a cambiare frequenza.
Personaggi: vedi alla voce attori. Come li vediamo entrare in scena restano e rimangono per tutto il film. Mai che si entri davvero nei loro pensieri, che li si veda fare qualcosa che ci illuminini sui motivi del loro malessere e della loro cattiveria; perciò mi sembrano gratuiti e strumentali.
Continua...
RispondiEliminaLa pretestuosità un po’ onirica e teatrale della baracca è in effetti voluta, ma mica è un attenuante se il risultato è un’esposizione di intuzioni mai raccontate.
Diversi dettagli realistici avrebbero reso il film più interessante e divertente, persino aiutato l’esplorazione del tema. Immagino una donna selvaggia prigioniera nel mio garage: puzza, zecche, miasmi, umori. Immagino di scoparla, di sicuro la prenderei da dietro. Penso all’alito. Ma anche così...
Eppure la scopo lo stesso, ma mica l’ubertosa giovanotta ben depilata che al confronto mia moglie è uno stecco. No, una specie di fogna ambulante, un fregna fetida, un groviglio di peli, pelle squamata, carie e sudiciume assortito. Scopandola mi perderei in quello schifo mostrando tutto il mio disperato bisogno di morte. Io la penso così.
Aggiungo che io sono come Chris, vivo con tre donne che non riesco a sottomettere perché sono solo un bamboccio.
Infine un accenno al vero perturbante: l’atro giorno a Radio Maria una donna ha rivelato che suo marito urla con voce non sua e in una lingua sconosciuta. Lo diceva al prete ed era seria. Veneta, naturalmente. Un’altra, vedova, ha annunciato che non avrebbe resistito a lungo a tutte le persone che le vogliono male. Quali? Ha chiesto il prete. Tutte, ha risposto la donna.
E allora a che ci serve una donna selvaggia tra le colline del Massachusetts?
Ciao.
Giuseppe
PS: Elvezio, io e te procediamo verso obiettivi simili ma non identici. Per fortuna, ogni tanto, le nostre strade s’incrociano: Martyrs è sul serio un capolavoro.
Ci sono solo due film che ho visto (e ne ho visti a migliaia) che ho dovuto interrompere a metà, fare una pausa, guardare fuori dalla finestra le luci della città, respirare e riprenderne la visione: The Grudge e Martyrs...
RispondiEliminaIl punto è che Martyrs è un'allucinata visione di cosa è in grado di fare l'uomo, protetto dall'anonimato e dall'impunibilità della ricchezza e del potere...The woman è "un tranquillo weekend familiare...di paura"...
Laddove Martyrs è credibile in ogni singolo fotogramma, in quanto il finale spiega e giustifica il tutto, the woman pur contenendo premesse simili e un'identica "weltanschauung" cade nell'involontario "non-credibile".
E purtroppo il grande errore di McKee è stato proprio il finale, che se in Martyrs spiega, assolve quasi atti e misfatti fin a lì presentati, in The Woman assistiamo alla solita "macelleria messicana"...Una macelleria che
ben presto scivola nell'inverosimile...
Quando un regista abbandona completamente la razionalità per dare libero sfogo alla creatività, specie se grandguignolesca va sempre ad impantanarsi...E il cosiddetto "Twist" finale ne è la dimostrazione.
In Martyrs il Twist non spiegato lascia lo spettatore con quella giusta dose di attributi da dare alla pellicola, ma soprattutto lo lascia con una domanda: "Cosa ha detto la protagonista a Madame?"
The Woman sfocia invece nell'assurdo che non cito per non spolierare.
Saluti
Appena finito di vedere adesso e in ritardissimo rispetto a questa recensione.
RispondiEliminaChe dire, a me The Woman è piaciuto. Ha dei difetti, per il mio gusto, grossi: non ho visto Offpring, ma concordo nel dire che la scena della cattura è un po' triste. Come non capisco affatto la necessità di inserire la ragazza cieca. C'era o non c'era, il senso del film passava ugualmente. Anzi, c'è caso che ne avrebbe pure guadagnato.
Però, tolte queste cose, per me è un film profondo con moltissimi spunti. McKee è bravissimo a trattare l'horror con una maturità incredibile e, soprattutto, a sbarazzarsi di salti sulla sedia e visioni "inquietanti" per darci una quotidianità ancora più terribile. Il fatto che il mostro sia una persona sorridente e accomodante è davvero notevole. Come anche le scene ambientate nella scuola, che descrivono alla perfezione senza dire nulla. Ho visto una poetica molto simile a quella del suo episodio di Masters of Horror.
Sulla stessa linea continua però a piacermi molto di più Deadgirl, con un cast di personaggi che sono tutti dei perdenti e una progressione della storia a tratti meno brusca (prima di sapere della ragazza cieca, pensi SUBITO che Chris sia uno sbroccato da antologia, per la sua "magnifica" idea di "educare" la Donna).
A proposito, come diavolo ha fatto questo film ha guadagnarsi l'aggettivo "misogino"? a me sembra che il discorso sia forse fin troppo chiaramente improntato alla direzione opposta...