mercoledì 15 giugno 2011

Vanishing on 7th Street

VANISHING ON 7th STREET
2010, USA, colore, 92 minuti
Regia: Brad Anderson
Soggetto/Sceneggiatura: Anthony Jaswinski
Produzione: Herrick Entertainment e Mandalay Vision

Durante una notte come tante altre, Detroit subisce un improvviso blackout e al sorgere del sole la città appare deserta. Mucchietti di vestiti abbandonati a terra sono tutto ciò che rimane dei suoi cittadini.


Un eterogeneo gruppo di sopravvissuti si renderà ben presto conto che le tenebre paiono essere vive e in grado di inglobare qualsiasi essere vivente e solo le sempre più scarse fonti di luce possono evitare l'attacco.


Ma gli impianti elettrici, anche quelli autonomi, sembrano funzionare sempre peggio e, dato ancora più terribile, ogni giorno le ore di luce diminuiscono...

Non so voi, ma io avevo perso traccia di Brad Anderson, con rammarico, qualche anno fa. Transsiberian non mi aveva impressionato e il suo episodio dell'ignobile Fear Itself non spiccava nel disastro generale, dandomi l'impressione che Anderson stesse perdendo il tocco più a causa di scelte sbagliate in fase di sceneggiatura che per effettiva scarsa tenuta tecnica.

Ne aspettavo il ritorno su grande schermo ma Anderson ha preferito continuare a girovagare per alcuni telefilm per cui non saprei dire nulla circa la sua resa in quella fase (anche se recupererò i suoi episodi di The Wire). E ora, in ritardo, metto le mani e gli occhi su questo Vanishing on 7th Street che di andersoniano ha poco o nulla, forse certa attenzione per i dettagli sonori (il reparto migliore della produzione).

Anthony Jaswinski non ha una gran carriera alle spalle e purtroppo si sente in ogni sua idea e sviluppo della sceneggiatura: imbastita un'idea di partenza che offre parecchi perturbospunti, lo scrittore si perde in uno stanco giochino d'assedio nel quale i difensori non hanno carisma e non trovano l'empatia del pubblico mentre gli assalitori sono da segnare nella colonna del non pervenuto.

Così come non pervenuta è l'atmosfera (e dire che questa apocalisse silenziosa e poco distruttiva poteva offrirne a pacchi) o la tensione: è bene rivelare poco e far vedere anche meno, ma in casi come questo sembra che non si tratti di scelta cosciente quanto di incapacità nell'immaginare possibili cause, scopi ed esiti.

Tolti questi elementi dall'equazione ed esaurito ben presto l'interesse per il continuo, ripetitivo ciclo di (non) incontri con i tenebrosi "altri", non rimane che rifugiarci nell'interazione fra i personaggi, che si sa che una delle più stanche ricette di questo tipo di trama prevede che la situazione disperata tiri fuori il peggio e il meglio dai sopravvissuti: scontri, rivelazioni di traumi, elaborazioni di lutti, scoperte di vere nature e di inaspettati caratteri, epifanie assortite, ricordi discount e tutto il resto del bla bla standard del manuale d'assedio 101.

Quindi ok, scoperto che dalle bucotenebre non caveremo un ragno, ci rivolgiamo rassegnati verso i vari tizi che si ritrovano confinati in un pub a fronteggiare la fine, ma anche in questo settore scrittura e messinscena latitano, lasciandoci con personaggi che più che interessanti e tridimensionali sono purtroppo farseschi e noiosi, ognuno intrappolato in un loop comportamentale che rasenta l'assurdo.

La svogliatezza e l'inconsistenza paiono contagiare anche gli attori, con un Hayden Christensen che a me non sembra ancora in grado (e non so se mai lo sarà) di reggere un ruolo da protagonista e John Leguizamo altrove molto efficace e qui intrappolato in un clamoroso miscasting che lo vuole credibile nei panni di un proiezionista (wink wink, il metacinema!) con la passione per le teorie di cospirazioni. Non mancano, sempre come da manuale, i religiosi e i bimbi, i fautori dell'azione e quelli della riflessione: latitano solo anima, fantasia e passione.

Nessun conflitto, tensione assente, alchimia latitante... Cosa dobbiamo fare di questo porridge insipido e tiepidino? Rimestare con il cucchiaio in cerca di qualche boccone decente? Si può anche fare, possiamo metterci a dare la caccia alle citazioni, richiami e divertissement vari, ma sai che divertimento: vi invito comunque a scovarli, in particolare appena fuori dal bar e nella musica/arredo all'interno di esso.

E dire che la paura del buio è uno dei terrori più forti fra tutti e anche quella dell'ignoto non scherza mica: miscelarle in un solo vettore sembrava mossa geniale, così come facevano ben sperare i buoni minuti iniziali. Purtroppo il resto del film è un continuo insulto all'intelligenza dello spettatore che si trova nell'impossibilità di comprendere e seguire le regole del gioco e subisce man mano le sorti dei vari personaggi. E a me subire non piace, grazie.

Questo è uno degli aspetti peggiori e più meccanici dell'intera opera. Vi sono parecchie teorie di narrativa che prevedono che ogni tot pagine o minuti debba accadere qualcosa (sparizioni nell'ombra, in questo caso, ma può essere qualsiasi evento) per tenere vivo l'interesse del bue che altrimenti, si sa, cade addormentato nel tepore della stallacinema.
Jaswinski ci si mette di buona lena, timer alla mano, a far sparire gente e a far montare ogni evento un po' più del precedente, peccato che non fornisca nessuna struttura causa-effetto al giochino e che chi assiste al tutto si senta defraudato e preso in giro.
Non conta nulla: non importa quali scelte farà un personaggio, non c'entra nemmeno qualche sorta di complicato codice morale (non sperate nella religione, chiese e croci vengono buttate in mezzo al film ad cazzum, come tutto il resto, Roanoke, per esempio, why?), non c'è nessun tipo di consequenzialità, di azioni da compiere ed errori da assimilare ed evitare: comunque vada, in qualsiasi modo vi comporterete, ogni tot minuti verrete presi, a caso, dalle tenebre.
A questo punto la scelta, visto il luogo della last stand, di ubriacarsi senza se e senza ma cercando se possibile l'ultima copula a me sembra ben più valida e propositiva di tante altre, cercherò di ricordarmelo quando arriverà la Nerapocalisse.

Ma... Aspettate, forse Vanishing vuole dirci proprio questo! Che non importa quel che facciamo, come ci comportiamo, quali le scelte, gli stili e la storia: siamo tutti destinati a morire! E sticazzi, ci volevano 92 lunghissimi, sconclusionati e noiosi minuti per elaborare un concetto così innovativo e profondo?

Anderson ci ha regalato L'uomo senza sonno e Session 9: qualche scivolone low budget se lo può concedere se nel futuro intende sparare ancora qualche titolo come quelli...

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17 commenti:

  1. "Forse Vanishing vuole dirci proprio questo! Che non importa quel che facciamo, come ci comportiamo, quali le scelte, gli stili e la storia: siamo tutti destinati a morire! E sticazzi, ci volevano 92 lunghissimi, sconclusionati e noiosi minuti per elaborare un concetto così innovativo e profondo?"

    Pensa che a Lost sono servite 6 stagioni...

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  2. Ma che davvero? Io ho visto solo i primi minuti del primo episodio, però dai, sono sicuro così, sulla fiducia, che comunque l'avranno detto in modo più interessante che in questo Vanishing...

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  3. Concordo totalmente con la tua recensione, che si pone sulla linea della mia, stilata qualche mese fa. Film monocorde, insipido e noioso. Non concordo invece con il commento di Re Ratto: "Lost" è tutt'un'altra storia. Tutt'una'altra sceneggiatura. Imparagonabili i due livelli di narrativa.

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  4. Oddio, che filmaccio... ancora mi verrebbe da strapparmi gli occhi se ci ripenso.
    E' vero che Lost è tutta un' altra storia, ma alla luce della sua fine, forse ha ragione Re Ratto.

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  5. La trama e l'inizio del film promettevano bene, poi si è trasformato in una roba soporifera come poche.
    Mentre lo guardavo continuavo a pensare "muoviti a finire, che devo andare a lavare la macchina"...

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  6. Io nemmeno quello posso dire... ;)

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  7. ah ah ah :-D
    Beh, potevi andare a lavare... che ne so... un tram!

    Comunque Leguizamo è uno degli attori che urta di più i miei nervi, che si sappia.

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  8. Ahahah belin maddai? Perché? A me in Son of Sam piace moltissimo, tanto per fare un esempio. Bisogna impiegarlo per parti più consone alle sue possibilità, chiaro, qui era inguardabile assai...

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  9. Negli ultimi film è sempre stato fuori parte. Penso a "E venne il giorno", per dirne uno. Ma ciò che me l'ha fatto scadere è l'intepretazione del tamarro di Quartoggiaro in "La terra dei morti viventi".

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  10. Non devi nominare E venne il giorno, non lo sai che porta sfiga?

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  11. No, io a queste cose non ci cr...
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  12. Anche nominare Lost porta sfiga, mi sa.

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  13. Ma almeno c'è lo spiegone finale?


    Lìberi_tutti

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  14. No, però Dio forse, una chance, non si sa, adamo ed eva, boh...

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  15. Insomma, un altro potenziale bel film che svacca ancor prima del finale: peccato, perché l'incipit non mi dispiaceva per nulla.
    Home video o...?

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  16. Io direi più home toilet che altro, poi oh.... :)

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