(for r.d., dove è finito il tuo commento?)
STAKE LAND
2010, USA, colore, 98 minuti
Regia: Jim Mickle
Soggetto/Sceneggiatura: Nick Damici e Jim Mickle
Produzione: Belladonna Productions, Glass Eye Pix e Off Hollywood Pictures
Martin è un ragazzo che ha perso l’intera famiglia durante la violenta e mortale epidemia vampirica che si è diffusa in tutto il mondo.
Agili, fortissimi e affamati, questi nuovi ibridi fra zombie, vampiri e rabbiosi mutanti si suddividono in varie tipologie, ognuna on i suoi punti deboli e tutte pericolosissime per l’uomo.
Martin è salvato da Mister, un cacciatore di vampiri di mezza età rude ma in grado di insegnargli ogni trucco per combattere efficacemente i non morti. I due si metteranno in viaggio verso New Eden, nel Canada, una zona che, a quanto hanno sentito, è priva dei mostri.
Durante il viaggio incontreranno una suora, un marine, una ragazza incinta e un pericoloso culto che vede nei non morti uno strumento di salvezza inviato dal Signore…
Prima di cominciare a scrivere un pezzo che per forza di cose si concentrerà sulle troppe falle e gli evidenti limiti di Stake Land, mi vedo costretto a sottolineare che si tratta di un buon prodotto e che ne raccomando la visione agli amanti del genere, spero sia chiaro con questo che il mio parere è comunque positivo.
E credo proprio che in quel “amanti del genere” si nascondano già tutti i paletti e limiti. Perché Stake Land è pellicola godibile, sì, per essere una narrazione che incrocia post-apocalisse, zombi e vampiri, ma mi chiedo quale ormai possa essere l’interesse e il divertimento nel metterci ad assorbire narrazioni di questo tipo quando ne abbiamo già esplorato a fondo ogni singola permutazione e variazione centinaia di volte.
Scegliere di filmare un sottogenere come questo per me ormai equivale a porsi così tanti limiti che non riesco a capire cosa possa muovere e motivare un’opzione del genere, in particolare tenendo conto che ogni anno escono parecchie narrazioni che dimostrano quanto di nuovo vi sia ancora da esplorare in ogni direzione.
Passione, forse.
Voglia di giocare sul sicuro e incassare sulla base dei fan, magari.
Limiti intrinseci di fantasia, forse ancora.
Piacere nell’eseguire bene un pezzo composto da altri e suonato già mille volte, probabile.
Non so, ma è come andare al concerto di una cover band e, con tutto il rispetto per le ottime cover band che esistono in giro, credo sia meglio fallire a comporre un pezzo proprio che riuscire a suonare una buona versione di Smoke on the water.
Sono il primo a non cercare l’originalità a tutti i costi e l’ho sempre detto, ma credo anche che non ci si possa appiattire in questo modo, perché se si sceglie di farlo allora rimane da giocarsela solo sul piano tecnico-estetico ed è facile pigliare schiaffoni, specie se si è una band che prova nel garage e ha un milionesimo dell’attrezzatura e manico degli artisti di riferimento.
Cosa possiamo fare con questi numerosi, continui mix di apocalissi, epidemie, vampiri, zombi, infetti e altro materiale di questo tipo?
Scegliamo la via del sottotesto sociale? Wow, innovativo.
Raccontiamo che gli zombie siamo noi?
Ci infiliamo un po’ di religione e qualche simbolo misticheggiante?
Optiamo per la critica al consumismo?
Per la cieca insensatezza di esercito, chiesa e bla bla bla?
Oppure ce la giochiamo tutta sull’azione senza cercare sostanza?
Sono vicoli ciechi che portano tutti, come detto, a finire a suonare al pub sotto casa, magari benissimo, magari sopra molti standard di band ben più note, ma lì si rimane, fra quattro birre, gli applausi del pubblico di vecchi amanti di quella musica e poco altro. E il tempo è troppo poco per finire a suonare lì o per andare ad ascoltare band del genere. Perlomeno il mio.
Ho ammirato il lavoro di Jim Mickle e Nick Damici nel precedente Mulberry Street e qui li ritrovo cresciuti, più smaliziati, bravi a gestire paesaggio e gente anche a fronte di un budget che sostanzioso non è, grati alla Glass Eye Pix per il supporto fondamentale e a quel maestro di Larry Fessenden per consigli e folle, usuale comparsata ma lo smaliziarsi è cosa positiva sotto certi aspetti ma toglie giri al motore dei personaggi, più standard pur nelle loro in consuetudini e più che altro il mestiere rilassa troppo gli scrittori che cascano in qualche scivolone di troppo in fase di sceneggiatura, giocando troppo sporco con lo spettatore.
Tentando di non spoilerare troppo (ma non sono sicuro di riuscirci quindi gli emptor sono avvisati) ci sono almeno due scene insopportabili che se non fossi di luna buona farei pesare ben di più sul giudizio finale…
A un certo punto uno dei personaggi principali viene catturato dalla setta cattiva e lasciato di notte, mani legate, in mezzo a quattro o cinque vampiri: breve scontro con uno dei mostri e quindi dissolvenza. Qualche minuto dopo, ovvio, il nostro sarà vivo e vegeto nel momento giusto al posto giusto.
Scritture come queste mi bloccano, mi paiono così disoneste, pigre, comode che rischiano di bloccarmi l’intera visione.
Parecchio tempo dopo, abbiamo tre dei protagonisti principali, un è la ragazza incinta, ormai quasi alle doglie. Sono nel bosco, accampamento con fuoco, di notte. Ne hanno passato di ogni, sono esperti. Sentono un rumore, vedono un movimento e via, entrambi a inseguire il mostro, lasciando sola la donna incinta che, sorpresa, quando torneranno non ci sarà più. Trattasi di scena funzionale per lo showdown finale ma trattasi anche di pessima, pessima scrittura.
E non sono quindi elementi facili da perdonare, all’interno di un sottogenere già esaurito e sterile come questo. Li sopporto perché alla fine Stake Land è di qualche spanna superiore ai fratelli e cugini, e piazzare un film discreto in un campo di narrazioni d’aria fritta è comunque mossa insperata e ben accolta.
Li sopporto perché Nick Damici recita meglio di come scrive e perché Danielle Harris ha 35 anni ma ne dimostra 20 scarsi, è di casa nei film dei terrori e comincia a stracciare Ellen Page nella sua casa.
Li sopporto perché il capo della setta, seppur stragiàvisto, è comunque cattivone efficace e ha la fantastica idea di usare i vampiri come bombe viventi sganciandoli da elicotteri.
Li sopporto per questi e altri motivi simili e anche per la cifra di affetto che nutro per questo strambo duo di regista/scrittori/attore e perché Fessenden e la sua Glass Eye Pix vanno supportati a ogni costo, vista la merda che gira.
Mi piacerebbe vederli all’opera su qualcosa di meno esplorato e mappato, questo sì…
Consigliato.
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domenica 12 giugno 2011
Stake Land (2010)
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Bene. Lo sto visionando proprio ora e ne scriverò a breve. Di vampiri, tuttavia, non se ne può davvero più, mio Dio :)
RispondiEliminaNon se ne può.Di loro come degli zombi, dei mutanti e di tutto il circo. Può anche essere solo un problema di momentanea usura e poi ci si riprende, ma non se ne può più...
RispondiEliminavolevo riscriverlo per aggiungerci altra roba ma poi sono morto
RispondiEliminar.d.
comunque sostanzialmente
RispondiEliminai mostri meglio in stake land (sono la cosa migliore del film, mentre gli zombi-ratto di MS sembravano scarti di una stivalettata anni '80)
personaggi meglio quelli di MB, in SL ci sono tutti gli stereotipi (un paio sovvertiti ma sempre stereotipi rimangono) possibili del genere.
la prima delle due scene che menzioni non mi dà poi così tanto fastidio, proprio perché serve a rafforzare lo stereotipo del mysterious badass motherfucker
la seconda meh, gliela potevo far passare solo se
spoiler
prima non avessero trovato il cadavere del soldato nero dal cuore d'oro e quindi non fossero all'allerta sulla possibilità del vampiro capace di elaborare strategie
non fossero stati all'erta circa la possibilità
RispondiEliminar.d.
Ma se è un badass sul serio allora cogli occasione per mostrarlo in quella che è con ogni probabilità (5 contro 1) la scena che più di tutte nel film può mostrare le sue capacità...
RispondiEliminaLa dissolvenza strategica così è un espediente che ho sempre trovato odioso, un po' come in altri film quando il personaggio sviene e quando si riprende tutto è risolto/cambiato...
Comunque mi piacerebbe rivederli all'opera, in sto mare di mezze calzette qualcosa possono fare...
Mi dispiace anche che sei morto...
RispondiEliminava be' elvezio, la prossima volta che incontri mickle faglielo notare (prima di spezzargli le gambe con un martello gigante)
RispondiEliminard
Tu stai male, poi chiama Damici e io quello non lo voglio incontrare che di sicuro ha un martello più grande del mio e con chiodi del tetano...
RispondiEliminaMa non eri morto, ora che ci penso?
RispondiEliminaOk, di vampiri non se ne può più, però ieri ho rivisto casualmente NEAR DARK della Bigelow: ma quanto era avanti quella donna?
RispondiEliminaEh ma lei belin gioca in una serie superiore, ma al tempo di vampiri ancora se ne poteva eh, credo che la saturazione conti ndavvero anche nel momento in cui ti siedi a guardare un film nuovo (così come contano ciò che hai mangiato, come è andata la giornata e miliardi di altri fattori, non scherzo, contano, magari poco ma contano). Fossi un regista starei alla larga da apocalissi, vampiri, zombi, epidemie e cose simili per un po', si ricaricano le pile dell'immaginario e poi si ricomincia...
RispondiEliminaSostanzialmente d'accordo con te a parte sul cattivo del film,piuttosto inutile.(SPOILER che poi quando ritorna vampirizzato sembra il cugino scemo del Nomak di Blade 2)
RispondiEliminaVero! Ecco chi mi ricordava sopra ogni altro!
RispondiEliminaA me dei cattivi quel che piace di più è la caratterizzazione follicolare. o sono calvi, o hanno i capelli del dio metallo ma unti o belin si pettinano come Hitler, mai un cattivo con un taglio normale fatto da Gianni mentre legge i fumetti sconci o Tex...
No, dai, Near Dark è un film assolutamente al di sotto delle possibilità della bigelow, salvato solo da tre o quattro trovate (in primis la scena della camera del motel accerchiata dalla polizia
RispondiEliminar.d.
@ r.d. : no dai, se pensi che erano anni in cui nessuno aveva parlato di vampiri in quella maniera (un po' western) NEAR DARK è un film robusto, povero di mezzi magari, e con uno score (dei Tangerine Dream) decisamente anni '80, però robusto (e pure cafone nell'accezione più bella del termine).
RispondiEliminaPoi, per carità, la Bigelow ha dato dimostrazione di saper fare di meglio, e parecchio pure!!!
Non diciamo assurdità su NEAR DARK,sicuramente il miglior film degli anni 80 sui vampiri
RispondiEliminaFrank77
"mi chiedo quale ormai possa essere l’interesse e il divertimento nel metterci ad assorbire narrazioni di questo tipo quando ne abbiamo già esplorato a fondo ogni singola permutazione e variazione centinaia di volte."
RispondiEliminaScusa, ma non è applicabile a ogni umana passione?
Che senso ha guardarsi 1000 partite di calcio?
Che senso ha leggersi 200 libri sulla seconda guerra mondiale?
Che senso ha guardarsi 1249 film sui serial killer?
Che senso ha spararsi 6 stagioni di Lost?
Che senso ha comprare fumetti per 20 e passa anni?
Beh, diamine, perché ci piace! E se spesso tutto sembra già visto o già letto, magari è proprio ciò che cerchiamo, no?
Può darsi.
RispondiEliminaAnzi, non è esatto, è sicuramente come dici tu, lo dimostrano in tantissimi.
A me non basta.
A me piace molto di più cercare, all'interno dei vari campi, il meno visto-letto-sentito. Se devo sorbirmi una cosa già letta-sentita-vista-assaporata, che ci può stare benissimo eh, è mia passione, vero, allora pretendo che sia al top, e di top ne vedo poco in giro.
Se allora non è top, il già visto-letto-sentito pesa (per me) davvero tanto, credo troppo...
(Diamine come esclamazione fa a pugni con la maglietta del Punitore :) )
RispondiEliminaSì, beh, certo, per Giove, poi è tutta una questione di gusti ed esigenze personali ;-)
RispondiEliminaAnch'io cerco, nel mio piccolo, l'originalità nelle tematiche che amo. Eppure so quali sono i miei paletti e, sebbene cerchi di spaziare in lungo e in largo, l'istinto prima o poi mi riporta verso talune atmosfere che si vede caratterizzano il mio DNA.
Il che non vuol dire bersi tutto e farsi piacere tutto, anzi.
Prendi gli zombie: odio con tutto me stesso i b-movie con uno spiccato lato action che stanno buttando fuori a ripetizione in questi anni. Così come non riesco più a ritenere decenti certe trashate italiane degli anni '80 che un tempo adoravo.
Giove Pluvio! Stavam dicendo più o meno la stessa cosa!
RispondiEliminaCioè, già bisogna sopportare un sacco di cacca approssimativa su lavoro e altri obblighi e ok, almeno le passioni, viverle al top!
Perdinci!
A dodici ani (1972) tormentavo gli amici con la domanda: ma voi cosa fareste se il mondo fosse invaso da licantropi e vampiri?
RispondiEliminaEra un coro di BASTA!!!!
E io: sì, ma voi cosa fareste?
Dodici ani????
RispondiEliminaNon sono d'accordo,
RispondiEliminascusa Elvezio, certe volte visionando le tue recensioni ho come l'impressione che i tuoi gusti siano condizionati esclusivamente dal tuo egoculturale.
Sicuramente i gusti sono come le P...e ognuno ha le sue, ma ripeto per vedere cosa c'è di buono bisogna vedere come l'opera rispetta il genere, ne mantenga inalterata la natura, visivamente e non, se aspetti il capolavoro di genere credo che prima ghiacci l'inferno..... io ho l'impressione che quando valuti una cosa tu sia come i classici professoroni in cattedra che giudicano l'horror come un sottogenere e non una corrente in continuo mutamento, mutamento che è necessario per far sopravvivere il genere stesso, devi dargli un'attenuante, devi fargli passare qualcosa,rastrellare la pellicola sapendo che di fango è piena ma che con quelle uniche pepite d'oro trovate tra esso bisogna rivalutare l'opera verso l'alto, ti faccio un'esempio, il punto in cui il vampiro sta succhiando il neonato come uno snack e lo lacia cadere quando le luci si soffermano su di lui....scena dura improponibile al pubblico a cui piace "Twilight",in libreria e al cinema siamo pieni di letame e non fai passare il fatto che lasciano la ragazza sola per correre dietro un'ombra, altro esempio, la scena della ragazzina trovata sotto un letto a castello, scende lentamente le scale si siede sulla sedia e guarda con curiosità sfiorando appena il ragazzo, in quella scena si può vedere chiarissimamente come si specifica che le differenze siano una linea sottile tra l'uomo e l'animale, mister prende sbatte la ragazzina sul tavola la chiama "Puttana" e la fa colpire dal ragazzo, non ci sono alternative, o noi o loro non esistono zone grigie,non puoi dubitare se non hai speranza non puoi concederla.
Finisco con questo, quando chi ama il genere in tutte le sue forme letterale,cinematografica,fumettistica ecc ne parla seriamente come se stesse discutendo di religione,politica, e valutando la sua posizione e quella degli altri non è gente che si mette al tavolo e parla di Calcio.... spero di essere stato chiaro.
Stake Land non è una boccatta d'aria fresca, è un buon film di genere, dovrebbe essere proiettato e bistrattato come "The Blair Witch Progect" visto dalla massa di zotici e preso a parolacce dagli amanti di "Resident Evil" il mutamento la sperimentazione la prova deve essere premiata quando dai al pubblico qualcosa che non entra nei canoni commerciali.
Con questo chiudo.
Non vedo mutamenti, sperimentazioni o prove in questa pellicola, solo un canovaccio eseguito con buona lena e scarsi mezzi tecnici. Dovresti indicarmi le sperimentazioni e le innovazioni, quelle da te evidenziate sono già state fatte dalla notte dei tempi.
RispondiEliminaDispiace anche che non mi si legga.
Dici:
"devi dargli un'attenuante, devi fargli passare qualcosa,rastrellare la pellicola sapendo che di fango è piena ma che con quelle uniche pepite d'oro trovate tra esso bisogna rivalutare l'opera verso l'alto"
Cosa che ho puntualmente fatto in un post che inizia con:
"si tratta di un buon prodotto e ne raccomando la visione agli amanti del genere, il mio parere è comunque positivo."
e termina con:
"Consigliato."
Reggo qualsiasi epiteto e accusa tranne quella di non amare questo tipo di emozioni e sensazioni al cinema. Quella dell'accostarmi ai "professoroni" che non colgono le mutazioni è così insensata (dati e parole alla mano) che non la commento nemmeno.
A lato, in questo sito, c'è un link che porta a un database di recensioni.
Credo che quelle, più di ogni altra parola, sconfessino in modo radicale e definitivo quanto tu affermi sul sottoscritto, che ama quel cinema che dialoga con il Perturbante più di ogni altra cosa, che con quel cinema ci dialoga da 40 anni (no, beh, facciamo un po' meno, da piccolo non me li facevano vedere), che ogni giorno cerca anche i titoli più sconosciuti e ne apprezza dati minori. E che no, non è mai stato fan e non lo sarà mai.
Non so nemmeno quanti film abbia visto e apprezzato, non so nemmeno quanti capolavori mi sono goduto in questo lungo viaggio nella paura.
Leggile, se poi rimani della tua impressione ne discutiamo ancora.
@Frank77
RispondiEliminaun certo ammazzavampiri (giusto per rimanere nel mainstream) begs to differ
e in quanto a near dark, più che western parlerei di country, del più trito e melenso.
ma in effetti è più un problema di cosa il film racconta e non come, quindi la bigelow non si può incolpare più di tanto
rd
Elv scusa ma non c'è bisogno che mi indichi la parte recensiva del sito,ho avuto modo di leggerle altrimenti non avrei aggiunto il tuo spazio web alla mia lista " da seguire", il fatto è che proprio leggendole deduco che a volte il tuo incompleto appagamento personale surclassa la metodologia di giudizio, da quando essere fan è una vergogna?, anzi cambio, prima devi essere pubblico magari in tenera età, poi devi essere fan in età adolescenziale poi diventi amante del genere....mi ha colpito la frase "da piccolo non me li facevano vedere" ecco forse questo e la base, la natura del senso del giudizio, se non assapori in determinate età i messaggi dei grandi scrittori e registi non riesci ad emulare lo stesso appagamento se non in piccole dosi relative a scene di film anche non particolarmente buoni o romanzi non proprio riusciti quando sei adulto, questo perchè tra le righe delle recensioni si nota che il gusto per certe opere letterarie è stato sviluppato forse più per tendenza che per vera e propria passione coltivata negli anni.
RispondiEliminaComunque la mia è più un'opinione personale che un giudizio, seguo il sito perchè il 70% di quello che scrivi lo condivido.
Criticavo solo il fatto che nelle recensioni spesso ti estrometti dal descrivere le scene principali o degne di nota, nei libri potrebbe essere non evidenziare il passaggio narrativo,come non avere una marcia in più.
Chiudo dicendo che questo è il tuo spazio e io sono ospite, non intendevo offenderti, solo darti la mia opinione, per quello che vale.
Io quando mi offendo non rispondo, se rispondo senza faccine è solo perché non le uso ma guarda che mi fa piacere il confronto, la tua opinione vale molto e no, in questo senso non è casa mia, devi considerarla casa nostra.
RispondiEliminaDa piccolo significa prima dei 5 anni visto che ho guardato Profondo Roso quando è uscito e io sono del settanta.
Le scene di cui parli (bimbo e vampiro che annusa) sono la prima realizzata con tecnica povera ed effetti speciali limitati, la seconda è una riproposizione di tante altri confronti "noi-loro" già visti, non vedo dove stia il riliveo di questo.
Scrivi:
"Criticavo solo il fatto che nelle recensioni spesso ti estrometti dal descrivere le scene principali o degne di nota, nei libri potrebbe essere non evidenziare il passaggio narrativo,come non avere una marcia in più"
e io sono abituato nei confronti a citare i fatti, quindi leggi le recensioni a Piccirilli, King, Ketchum, Paul Smail e parecchi altri, negano quanto affermi con un diluvio di passaggi narrativi...
... Mi hai fatto venire un'idea. Grazie. Ora la cucino poi vediamo. Serve sempre, Dark Planet, serve sempre il confronto. Bella...
RispondiEliminaBella per te Elv,
RispondiEliminaha dimenticavo,Stake Land comunque è "The Road" di Cormac McCarthy rivisitato in chiave Vampiresca, Darkplanet è una bestiaccia da libreria classe 74, buona cottura.
Il problema è: ma cosa c'entrano i vampiri in questa storia? E quante ragazze carine ci sono in giro dopo l'apocalisse? E chi li coltiva i campi di mais? Insomma, per me questo è un western fiacco con gli indiani zombi molto stupidi. Però il protagonista anziano non è male.
RispondiEliminaChe è anche lo scrittore del film, non dimentichiamolo eh.
RispondiEliminaMi pare di aver letto su Rue Morgue di qualche mese fa che ha passato apposta delle notti in macchina/all'aperto per capire scomodità e freddo, poi, sai, se ne dicono tante eh, ma io per principio ci credo fino a quando non esce fuori che uno è un bugiardo o cazzone e con lui non mi pare il caso...
Ci sarebbe anche da riflettere sulla confluenza del bacino vampiri con quello zombie, i primi si imbestialiscono sempre di più in alcuni filoni e i secondi si evolvono un pochetto, entrambi condividono sempre più estetica e velocità e la condividono con molti mutanti e infetti, diventa un grosso lago unico di questo passo...
Ellen Page è instracciabile, vero? VERO!?
RispondiEliminaOrcodue non capisco il tuo slang. Comunque facciamo così: tu ti tieni la Page e io invece la Harris tutta la vita, deal?
RispondiElimina