mercoledì 1 giugno 2011

NEN FENZIONE!

Alleggeriamo un pochino che oggi piove e c'è bisogno.

Questo è TUTTO VERO e io ci devo ridere perchè altrimenti finisco come Michael Douglas in quel film dove aveva i capelli cortissimi e gli occhiali con la montatura eccessiva.

Abito abbastanza vicino a un ufficio postale, ma per qualche motivo questo non effettua servizio di giacenza raccomandate e mi spediscono in culo ai lupi, in uno di quei posti che a me, che adoro cemento, smog, acciaio, bitume e vetri, riempiono sempre di inquietudine.
Pigio i tasti per capire dove sia questa via (niente nomi altrimenti mi vengono a sprangare, visto che già sto nell'unico quartiere forzanovista di Milano), sospiro di rammarico e ribrezzo e mi metto a bordo del mio bravo autobus.
La fermata dove lo piglio è già per me fantastica perché è accanto a questo enorme centro scommesse popolato da una fauna che Bukowski avrebbe paura e Romero invece gli darebbe dieci dollari al giorno per comparsare.

Salgo e ci sono due tossici del tipo che mi sta più simpatico: tuta fintadidas, tatuaggi fatti con un trapano punta dodici, mozzicone di sigaretta che non sai mai se è acceso o spento e appena azzardi una scelta è l'altra, tipo il mozzicone di Schroedinger ma con una sua volontà di stato che si oppone alla tua, birra di una marca che copia marche famose a caso tranne una lettera e infine, il particolare che mi ha sempre più colpito, penna o matita all'orecchio.

Il resto io lo posso metabolizzare, ma la penna all'orecchio mi tortura da quando andavo alle elementari e spiavo curiosissimo i miei primi tossici. Cosa ci fanno con questa penna? Perché?

Insomma a bordo ci sono sudamericane che bevono queste lattine di succo di cocco o con bottiglie di liquidi così densi che per berli devi scavarli col cucchiaino, poi vecchi pensionati che assomigliano in modo sinistro ai tossici ma senza gli orpelli e ragazze borgatare con i quindici chili in più di ordinanza.

Queste, per loro motivi esoterici, tendono a vestirsi in modo strettissimo, come a sfidare fisica e ditte di vestiti. Una aveva una camicia così stretta che dallo spazio fra un bottone e l'altro uscivano fuori come delle bolle di ciccia e la camica era nerissima e la ciccia bianchissima e quindi il tutto si notava tantissimo e mi dava uno strano effetto.

Essendo la media supersovrappeso, entra una tipa magra e mi ci fiondo sopra (con gli occhi, non ho mai iniziato io una volta che una con una ragazza, per fortuna sono sempre stato cuccato) ma mi accorgo subito che è ancora più tossica degli altri due, di quelle con i jeans a sigaretta e delle borse di cuoio che hanno dei loro negozi segretissimi dove andarle a comprare e le vendono solo alle eroinomani dai jeans a sigaretta.

I tre si conoscono ma non tanto e partono con uno dei classici dei classici fra tossici: il linguaggio/scambio che loro pensano cifrato.

"Oh, ciao, com'è?"
"Eh, mah, sai, boh..."
"Mmmmmh, maaa?...Niente?..."
"Eh, no... No no, mah..."
"Hai già (E se prima bisbigliavano, ora parte subito l'urlato per far sembrare il tutto conversazione normale, la dinamica è incomprensibile) PROVATO A FARE LA SPESA IN PIAZZA, AL NEGOZIO, QUELLO, SAI, QUEL SUPER..."
"Eh, no, mah..."
"NO NO, TI GIURO, PREZZI GRANDIOSI, OH MA PREZZI BUONI EH, SE TI DICO, TI DICO, PREZZI GRANDIOSI; PROVA A FARE LA SPESA, VEDRAI CHE PREZZI... NO POI MI DICI, VEDRAI CHE TI TROVI BENE!"
"Ah, beh, mah... Ok, no, beh, mmmmh, ok, ok..."
"NO MA DAVVERO EH..."
"Ok, dai, ok..."
"NO MA SE TE LODICO EH, ALTRIMENTI NON TI DICEVO NULLA EH..."
"Vabbè, mah..."
"Noi scendiamo, poi mi dici..."
"Ciao, boh, ok, boh, mah, ciao dai..."

Roba che anche i pensionati e le sudamericane hanno capito tutto e stanno scambiandosi sguardi.
Le borgatare no, non credo che abbiano capito.

Insomma arrivo a questa fermata, costruzioni a uno o due piani alternate a palazzi altissimi, tanto verde ma di quello da piano regolatore, sapete quando fanno le montagnette di immondizia e ci buttano poi sopra della terra e dell'erba mutante perché così fai più metratura e assolvi agli obblighi di verde con meno spazio reale e tutto assume questa sinistra atmosfera da Tumulilande Lumpenproletariat. Che poi ci mettono le altalene e i bambini hanno il terrore di andarci. Ecco, quel verde. Verde carestia, credo si chiami sulla palette dei colori.

Cerco l'ufficio postale che Google e ATM mi davano a tipo cento metri dalla fermata ma essendoci solo siepi e alberi morti e tumuli non trovo un cartello indicatore nemmeno a pregare e le edicole hanno quell'aspetto da bunker con il vetrino scorrevole che se chiedi qualcosa non riesci a vedere il volto e vedi solo una mano che si protende a prendere soldi e dare giornali. Le edicole mutano con la distanza dal centro più di ogni altro indicatore sociale e si potrebbe capire dove ci si trova anche solo in base alle edicole: quelle del centro sono tutte belle aperte, accoglienti, con i periodici di vela e architettura di interni, quelle della periferia sono ostili e vendono riviste di cose di spiare i VIP e periodici di armi violentissime ("Concediti il tuo M-16, lo meriti!") e anche vecchie copie arretrate di Le Ore che ricevono solo loro in quanto i vecchi periferici non hanno l'internet.

Insomma giro due ore. Immaginate un triangolo enorme e io che sono all'inizio a un vertice e le poste anche allo stesso vertice e io per raggiungerle mi scarpino i tre lati con i ragazzi che stanno fuori dai bar che cercano di capire se la mia maglietta dei No Means No, dai colori rosso nero e bianco, è riconducibile a Casa Pound/Cuore Nero o se, data barba e capello riccio, sono un nemico islam.

Il maledetto ufficio postale è mimetizzato benissimo e ha la rampa per i disabili che però porta a un ingresso fuori uso.
C'è tanta gente dentro, seduta e in piedi e in ginocchio ma io sono contento un po' perché non ci sono più ragazzi aggressivi in giro un po' perché tanto devo solo dare un foglietto e loro in cambio si girano, cercano in una scatolina e mi danno la mia raccomandata.
La gente è molto calma, sembra quasi di  non essere in Italia. Forse non calmi, catatonici, ecco.
Mi avvicino allo sportello, dietro purtroppo c'è un tipo, sui sessanta, che legge il giornale.

"Scusi dovr..."
"Nen fenzione!"
"Eh?"
"NEN FENZIONE!!!"
"Scusi, non ho capito, dovrei solo rit..."
"Se nen va nen va, eh! Dopodemane!"
"Scusi (dovrei essere un po' più autoritario, lo so) ma come non funziona, non sa nemmeno cosa voglio fare..."
"SE TE DICHE CHE NEN FENZIONE ALLORE COME TE LE DEVE DIRE???"
"Ma, e se volessi comprare dei francobolli?"
"Quelli fenzione.."
"Ah, vede?"
"Vuo' dei franchebolle?"
"No..."
"GIOVINOTTE QUI IE LAVORE, MICHE SCHERZE!"
"Lavorare mi pare esagerato, legge il giornale!... (questo purtroppo non l'ho detto, se non sono dietro uno schermo sono un pavido, è cosa nota no?). Ma scusi mica servono i computer, devo solo ritirar..."
"Certe che serve, serve per tutte!"
"Ma non avete nemmeno messo un cartello.."
"S'è rotte ore!"
"Quindi dopodomani?..."
"DOPODEMANE!"
"Ma scusi, e tutta quella gente che aspetta?"
"E CHEMMEFREGHE A ME??? LO SANNE CHE NEN FENZIONE!"
"Ah. Va bene, allora buon pomeriggio..."
"VA' VA'..."

"Scusi signora, hanno detto che i terminali sono guasti e che per oggi non possono effettuare nessun tipo di servizio, forse le conviene tornare a casa..."
"No,grazie,  io aspetto qui, magari si riparano..."

SI riparano, non LI riparano: è importante.

Del viaggio di ritorno non so dirvi nulla perché continuavo a pensare cose di film del terrore sottofilone catastrofi urbane sottosottofilone "gas tossico che rende tutti più civili", roba di fantascienza, non potreste capire...

36 commenti:

  1. Non ci vedo più dalle lacrime.
    Sei davvero incredibile, mi hai fatto passare 5 minuti di panico in ufficio.
    Grazie. Sei fantastico!

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  2. La grandezza di quel film è anzitutto nel titolo: Un giorno di "ordinaria" follia. Purtroppo (e sottolineo purtroppo) siamo abituati a certe situazioni e cerchiamo sempre di prenderele 'con filosofia' perché tanto il mondo non cambia anche se io mi arrabbio, tanto tutto continuerà sempre così, ... . E no! c***o! Un giorno che sei meno tollerante del solito perché l'orzo all'anice era troppo caldo e ti sei scottato la punta della lingua, va a finire che ti ritrovi con una mazza da basebal in mano. Come Bill Foster. A volte penso che siamo troppo permissivisti, troppo poco reattivi, troppo 'civili' per inca***rci come si deve una volta per tutte.
    Temistocle

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  3. Mi hai fatto sbudellare! :D

    "Ma, e se volessi comprare dei francobolli?"
    "Quelli fenzione.."
    "Ah, vede?"
    "Vuo' dei franchebolle?"
    "No..."

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  4. Belin ma come l'orzo all'anice?
    Non potrei immaginare bevanda più assurda nemmeno sotto LSD...
    TIM dimmi che stavi scherzando...

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  5. mi fa incazzare questo pezzo
    perchè quando scrivi di ste cose penso sempre che vorrei proprio leggere un libro scritto così
    Morris666

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  6. Belin allora se ti incazzi non le scrivo più, prometto!

    :)

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  7. No! giuro, io tutte le sere bevo dell'orzo biologico aromatizzato all'anice. Lo compro dal Botanic, un negozio che si trova un po' dappertutto e che vende essenzialmente piante, fiori ecc., ma che almeno qui a Vercelli ha aperto da qualche mese il reparto biologico e tra l'altro abbiamo trovato quest'orzo all'anice che è buonissimo. Te lo assicuro!
    Temistocle

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  8. Aggiunta. L'orzo lo faccio con la napoletana e quando dopo la bollitura si rovescia la macchinetta d'alluminio, un aroma buonissimo si spande per tutta la casa.
    Temistocle

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  9. mi aspettavo una risposta del tipo E CHEMMEFREGHE A ME??? LO SANNE CHE NEN SCRIVE REMANZE!
    ;)
    Morris666

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  10. Il sonno di Brunetta genera mostri.

    Figurati che a me hanno messo nella buca delle lettere il talloncino per informarmi che il mio indirizzo non esiste.

    Io credo che le Poste Italiane abbiano fatto un contratto con qualche oscura entità interdimensionale.
    Il personale viene da Innsmouth.
    La posta la smistano gli Yithiani nel passato e poi la rimandano nel futuro.
    I francobolli si pagano con pezzetti della nostra anima.
    Brunetta è Wilbur Whateley.

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  11. Elvezio mi hai fatto morire dalle risate!
    Massima solidarietà.

    Alle poste spesso tutto è possibile.
    Sono andata al mio ufficio postale qualche settimana fa per ritirare raccomandata super importante da parte del mio padrone di casa, ma purtroppo avevano rapinato l'ufficio il giorno prima e si erano chiaramente scippati pure la mia raccomandata.

    Pazienza.
    E' seguita mia solerte telefonata al padrone di casa che si impegna a mandarmi una nuova raccomandata la settimana successiva.

    Detto fatto.

    Ritorno all'ufficio postale la settimana successiva ma una gentile signorina mi dice che non potrò ritirare la f*****a raccomandata.Perchè?

    Perchè l'ufficio postale è stato rapinato. ANCORA.


    Ritorno

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  12. Ieri dovevo spedire un pacco alle mie sorelle a Napoli, trovo un pacco lo riempio con i regali, scrivo in bella vista l'indirizzo e vado in posta.Dopo un ora di fila, già perchè grazie alla "geniale" invenzione dei numeretti il tempo di attesa si è triplicato arriva finalmente il mio turno...e qui arriva il bello: l'impiegata mi comunica stolida che il tipo di pacco che ho preso non lo può accettare,ci vogliono per forza i pacchi delle poste italiane, m'invita a tornare ed eventualmente rifare la fila.
    Guardo le dieci persone inferocite dietro di me...e mi tocca aprire il pacco davanti a tutti comprare il simpaticissimo pacco griffato Poste Italiane(altri 2 euro ed 80 centesimi regalato a loro) ed infilargli i regali. Non paga la simpaticissima impiegata mi spiega che non può comunque accettare il pacco se non specifico il contenuto cosicchè il postino possa leggerlo(e rubarlo penso io). Per tre volte le spiego che essendoci anche un gioiello nel pacco non mi va di farlo sapere proprio a tutti quanti; alla fine mi decido a scrivere "VECCHIE BOLLETTE" ma la tentazione di scrivere "BOMBE" l'ho avuta fino all'ultimo.
    alla fine dopo questa simpaticissima mattinata sono tornato a casa desiderando di averla davvero una bomba...e di infilarla nel C**** dell'impiegata.

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  13. Meraviglioso. Speriamo non manchi mai il materiale per questi pezzi Elvezio Against The World :-)

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  14. Il REALE è sempre il VERO film dell'orrore :)

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  15. Bhuahahuha! Grandissimo pezzo, non riesco a smettere di ridere. ;)

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  16. quella del mozzicone di sigaretta è geniale. e interculturale.

    love, mod

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  17. Ai confini della realtà.Anzi no mi dicono che questa è realtà pura e dura. "Nen fenzione!Nen fenzione!" Ma chi era il tipo,un ufficiale delle SS in pensione.Poi la tipa che pensa che i computer si aggiustino da soli è la ciliegina su questa torta grottesca.

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  18. Nen fenzione è molto comico.
    Immagino che si pronunci con l'accento sulla o e la e finale lievemente aspirata.

    Giuseppe

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  19. Nen fenzione nemmeno alla posta del mio paese. Mia mamma ieri mi ha chiamato e chiesto di portarle qualche euro perché non ha potuto ritirare i soldi delle pensione...
    storie di ordinaria... non saprei cosa aggiungere:-)

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  20. Io una volta alle Poste ci sono andato per protestare per dei mancati recapiti. Non mi cagavano di striscio. Chiedevo nomi, non mi cagavano. Chiedevo del direttore, non mi cagavano.

    Ci sono tornato il giorno dopo, in divisa (era il mio anno da militare, stavo nei caramba), e il DIRETTORE è venuto di persona a ricevermi (insieme al suo codazzo di servi), s'è interessato dei miei problemi, li ha risolti.

    Aaahhhh, lo Poste...

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  21. Elv ma che schifo, vieni a vivere in Val Trebbia, porcaputtana!

    PS mi permetto di fare il contenzioso, o la voce contro, o il lato B della faccenda:
    LE POSTE SON PRIVATE, chezzo c'entre Brunette!?!?!?!?!?

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  22. ?
    E io mica l'ho messo perché c'entra in quel modo, l'ho messo perché dorme mentre lavora...

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  23. in realtà lo scrivevo per quei commentatori che l'hanno "raccolto"

    ma poi, cazzarola, non cambiare discorso: vieni in Val Trebbia!

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  24. Sembra di leggere una di quei racconti di Dick dove gli alieni invadevano la terra e solo un povero umano se ne accorgeva.

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  25. Val Trebbia è verde e amena, a me piace Milano ma sul serio, sono uno dei pochi non yuppie socialisti che l'adora...

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  26. potreste anche non crederci... ma i computer degli uffici postali SI riparano da soli... nel senso che torna la linea che li collega al sistema centrale. funzionano tutti in rete. o non funzionano. il che, è lo stesso. visto che era così lontano, ti conveniva forse aspettare.

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  27. Nen funzionano da 3 giorni i computer delle poste. Se stavi lì ad aspettare ti mummificavi.

    Normaaaan

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  28. ...mummificare detto da Norman Bates suona molto sinistro...

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  29. "quest'orzo all'anice che è buonissimo. Te lo assicuro!"
    AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH!!!!

    Io non voglio fare il "bastian contrario", non è il mio ruolo. Dico solo questo: gli uffici postali (a Torino, ovviamente, alla periferia del mondo, mica nella Supermegastrafighissima MIlano!) che frequento io, ahimé mooolto spesso, sono popolati da impiegate/i che lavorano eccome, generalmente gentilissimi e i tempi di coda, proprio grazie ai numeretti, si sono ridotti parecchio.
    Non metto minimamente in dubbio quel che dice Elvis, figuriamoci!
    Ma la mia esperienza è completamente diversa (direi opposta, a questo punto).
    Oppure qualcuno che mi vuol bene modifica gli uffici postali che frequento io giusto nel tempo in cui sono lì per mandarmi in pappa il cervello... oh, tutto può essere, eh!
    Orlando

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  30. Ma no, ma figurati, non vorrei nemmeno essere frainteso io, lo spunto è l'odissea intera, viaggio e tutto. Non ho mezzi e dati per muovere reali critiche, io ho una esperienza mista, alle poste di Milano ho incontrato di tutto,uno dei miei impiegati preferiti è questo tipo efficientissimo che, giuro, conosce tutti i cap a memoria e pesa in pacchi a mano, dice il peso, poi mette sulla bilancia e non sbaglia mai!

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  31. Tra parentesi: io a Milano ci ho vissuto 3 anni (1996 - 1998) e mi manca ancora adesso... Sul serio.
    Orli

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  32. La penna è x il crack.

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