2010, USA/UK, colore, 87 minuti
Regia: Banksy
Produzione: Paranoid Pictures
La sinossi, come potete notare piuttosto lunga, contiene alcuni spoiler. Io non penso siano spoiler, in un documentario di questo tipo, ma alcune persone potrebbero considerarli tali. Quindi mi sembra rispettoso nei confronti del lettore avvisare. Avviso anche che dopo la sinossi è presente quel che ad alcuni miei lettori risulterà il solito, inutile e banale pippone. Sempre per rispetto, quindi, avviso il lettore che la sinossi è in corsivo e può poi immediatamente saltare alla porzione dopo i tre asterischi per leggere le considerazioni sul documentario, evitando le zone non desiderate. Buona lettura!
Thierry Guetta è un tipo peculiare: orfano di madre dall'età di 11 anni, si sposta dalla Francia a Los Angeles dove apre un negozio di abbigliamento vintage che riscuote parecchio successo. La sua ossessione è però il filmare: con la sua camera filma ogni momento della sua vita e di quella di chiunque altro incontri.
Il momento in cui tutto cambia, per Guetta, è quando incontra Space Invader, uno street artist, e decide di seguirne e documentarne le gesta. Da lì si aprono nuovi orizzonti per Thierry, che trascura sempre di più negozio, moglie e figli per seguire le scorribande dei più famosi street artist, con particolare attenzione nei confronti di Shepard Fairey.
Dopo anni passati a filmare e a collaborare con questi artisti, a Guetta manca però ancora la vera star, l'infilmabile per definizione, Banksy. E quando, dopo vari tentativi, riesce a conoscerlo e a riprenderlo, fra i due si origina un importante sodalizio, con Guetta che accompagna Banksy in alcune delle più riuscite incursioni rischiando insieme a lui.
Le ore di materiale filmato si accumulano durante gli anni e diventano una preziosa testimonianza per un tipo di arte che talvolta è destinata a scomparire nel giro di pochi giorni. Banksy suggerisce quindi a Guetta di tirare le somme e creare un film montando il meglio di questo materiale. Il risultato è disastroso e lascia capire quel che già si era intravisto fin troppo bene: Thierry è una persona ossessionata, priva di talento, molto brava a ripetere in modo compulsivo il gesto di filmare ma senza una direzione, uno scopo, una visione dietro questo gesto.
Banksy, non avendo il coraggio di mettere l'amico di fronte a tale fallimento, suggerisce un'altra via a Guetta: perché non diventare anche lui uno street artist? Il francese non se lo fa ripetere due volte: vende il negozio, si indebita alla grande e, invece di passare attraverso la necessaria fase di gavetta, apre subito un grande studio con dipendenti di ogni tipo per allestire quanto prima possibile la sua prima mostra-evento.
I risultati artistici sono ancora più disastrosi di quanto accaduto con il documentario e sia Banksy che Shepard Fairey non sanno che dire ma scrivono comunque due frasi promozionali per questo personaggio sempre più delirante e imbarazzante. Frasi che con spaventosa puntualità Guetta usa per farsi grandissima promozione in vista della mostra.
Thierry è ormai fuori controllo, si rompe una gamba tre settimane prima dell'evento, non segue con cura l'allestimento preoccupandosi solo di gestire l'hype, a poche ore dall'apertura collaboratori e manovalanza si impegnano da soli a disporre le opere, senza nessuna direzione, opere di una pochezza desolante.
La mostra è un successo incredibile, i collezionisti fanno a botte per comprare, Guetta diventa milionario, famosissimo e da lì in poi richiesto ai più alti livelli (copertine per Madonna, per esempio).
Da queste parti si lascia perdere il dato vero/falso. A me non importa. Non è mai importato e capirlo, purtroppo con una certa lentezza, mi ha levato un senso di disagio che non riuscivo quasi più a sopportare. Di fronte alle due pillole colorate io sorrido, non ne scelgo nemmeno una, mi giro e vado a prendere una birra al pub, riflettendo su come mi sono state offerte, con quali gesti, con quali parole, come era vestito il tipo, dove ci siamo incontrati, cosa la gente pensa di questa offerta, quale pillola prenderebbe.
Si tratta di un meccanismo che, noto, sta contaminando anche quelle che io ritenevo mie radicate convinzioni politiche e sociali. Di fronte al manganello che fracassa la testa del ragazzo che non vuole la Tav on non vuole x cosa a me non interessano più di tanto le ragioni del ragazzo (o meglio, di chi c'è dietro il ragazzo) né quelle del manganello e di chi comanda di agitarlo. Le studio, ovvio, per poter meglio capire la scena che ho di fronte, ma trovo sempre più spesso assai difficile farle mie. Sia chiaro, provo una pena terribile per il dolore del singolo ragazzo e una rabbia e odio tremendo nei confronti del singolo agitatore di manganello. Ma sento di essere più portato, attratto dallo sguardo e analisi della scena senza assecondare schieramenti, che per molti è non entrare nella scena mentre per me ci entri e la modifichi appena la guardi e ne diventi comunque attore.
Sono quindi interessato, affascinatissimo dalle parole, dai gesti, dai colori, dagli slogan, da, per esempio, l'equiparazione Galli-Romani che è stata fatta, dalle narrazioni degli accampamenti che avevano persino piloni votivi per i protestanti religiosi, con tutte le possibili diramazioni e suggestioni che questa visione propone.
Questi discorsi sono diventati per me sempre più importanti fino a cancellare vero e falso, giusto e sbagliato e pazienza se ciò verrà considerato, appunto, "sbagliato", dannoso, amorale, qualunquista: sarà anzi parte dell'interesse verso il discorso. Ho una morale molto forte che ancora si manifesta (chi mi segue lo avrà notato, credo) in alcuni campi ma non ho idea di quel che gli accadrà, a questa morale, perché trovo sempre più interessante questa contaminazione che ho paura che, per chi invece ama schierarsi, sia una contaminazione banale e vigliacca. Forse la morale rimarrà intatta, è quello che mi sembra stia avvenendo, sparirà più che altro il mio interesse a scrivere e parlare di certi eventi in modi che comincio a considerare non più adatti a me. Tutto questo mi sta cambiando, forse nel modo più profondo che abbia mai sperimentato e mi sembra di vivere a un livello di intensità mai sperimentato prima. Questo cambia anche il modo in cui guardo le opere, è ovvio.
* * *
Tutto questo chissà se c'entra con Exit trough the gift shop, vero? C'entra però il fatto che non mi interessa se la parabola di Guetta sia più o meno vera: esistono per me narrazioni buone, convincenti e narrazioni meno buone (e, non si scappa, meno convincenti) e questo ETTGS è narrazione straordinaria, affascinante, che ti prende per mano con lo stile semplice (in apparenza) del documentario rozzissimo per poi trascinarti a spiare, con un certo imbarazzo, la crescente follia di un uomo e poi riscagliarti, con l'ennesimo sleight of hand, verso altre constatazioni, verso altre suggestioni. Imperdibile.
Alcune di queste suggestioni, ma credo faccia parte del gioco, sono banali e strappano più di un sorriso: non credo che Banksy creda davvero che la street art possa essere in qualche modo "controcultura", con tutta la retorica della strada e della guerriglia e del terrorismo e della notte, credo che ci giochi e al massimo riescano buoni forse per qualche skater quattordicenne a corto di angst; così come il successo finale di Guetta e la pochezza dei suoi lavori (e della fauna che popola il suo evento, così come quello di Banksy stesso) e il "signora mia come è messo male il mercato dell'arte" sono alla fine particolari di poco conto e già rimasticati e pensati da sempre, disinnescati prima del nascere. Vengono però proposti, questo sì che credo sia importante, in modo così sospeso fra l'ironia, la burla e la totale serietà del gesto da mesmerizzarci all'istante, così come da bambini la stessa fiaba ci ipnotizzava anche se già sapevamo come andava a finire.
E poi ci sono i dati spessi, importanti, rilevanti: l'occhio che segue il processo produttivo di questi artisti. Le incursioni notturne, i movimenti spesso anche atletici, le performance, l'azione fisica, l'arrampicarsi, il modificare oggetti e simboli di uso comune, l'alterare appunto narrazioni altrui per dar loro nuove svolte e nuovi significati, svuotare di sensi e riempire di altri e mettere quindi in dubbio che i sensi precdenti fossero così importanti, tanto quanto quelli attuali.
Diventa quindi testimonianza multi-livello che non potete perdervi: narrazione di cosa sia la street art, narrazione di cosa comporti la mancanza di talento o genio (finisci col produrre cazzate imbarazzanti e no, ahimè, non potrai mai farcela a creare, ma ti potrebbe capitare di fare uno sfracello di soldi, quindi dacci dentro uguale), narrazione di cosa sia una ossessione. E senza dimenticare quanto, nel narrare, Banksy riesca a far ridere, ridere tantissimo e pensare molto...
E i volti. La credibilità di uno Shepard Fairey quando si mostra dubbioso nei confronti dell'aiuto che ha dato a Guetta lo pone appunto su livelli attoriali altissimi: o sta dicendo la verità o sta mentendo così bene che non conta.
Così come rimane impresso Banksy ombrascimmia che si sporge verso tutti noi, ci guarda negli occhi senza che noi possiamo ricambiare e ci dice: "I always used to encourage everyone i met to make art, i used to think everyone should do it. I don't really do that so much anymore..."
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Filmato:





















decisione saggia, anche perché nel mondo di oggi vero e falso sono talmente contaminati che non si può più distinguere nettamente uno e l'altro...
RispondiEliminail film è una grandiosa godibilissima riflessione su fama, talento, successo, ma la cosa più interessante è appunto la narrazione. in grado di far pensare ma soprattutto da enjoyare
Hai scritto davvero "enjoyare??? Minchia.
RispondiElimina(Segnato il documentario, ovviamente. Grazie.)
il ragionamento sul vero/falso che fai mi sa sarebbe piaciuto moltissimo all orson wells di F for FAKE.
RispondiEliminadel doc avevo solo sentito parlare, ora mi hai fatto venire la voglia di vederlo, ottimo.
Ecco...
RispondiEliminaFar venir voglia di vedere un film o leggere un libro che considero interessanti è al momento una delle mie priorità assolute anche perché(se ne parla nella rece, no?) modifica un altro essere umano, in maniera e tempo non quantificabile, ma lo modifica e mi fa partecipe, è una sensazione ehm... "bella" (madò, che caldo...)
É vero, il film é godibilissimo. Guetta che che durante la prima parte ti era simpatico alla fine ti sta un pó sul cazzo, ma fa parte del gioco. Era un benemerito sconosciuto? Quasi vero, é il cugino di Invader, il piú plausibile collegamento tra lui Banksy, dopodiché il resto é noto. Personalmente credo al 90% che il tutto sia un mockumentary di pregevole costruzione.
RispondiEliminaQuel che é certo é che Banksy sa mescolare bene le carte. Imperdibile!
Io ci sto pensando ancora adesso, credo proprio che sia una di quelle opere che reggono più visioni, Guetta è molto bravo e in effetti verso la fine sta un po' sul cazzo e madonna quanto odio quel cappello che porta alla fine. Non ricordo quando, a qualche raduno di scrittori falliti, c'era uno (credoi che sia morto o forse ora fa il metalmeccanico) ma uguale a Guetta, stesso fisico e stesso cappello ma porcozio ma se la tirava in un modo inconcepibile, inconcepibile.
RispondiEliminaShepard Fairey invece, non so perché, mi ricorda Mc 900 Ft Jesus. Comunque sta gente lavora duro e (non tutta eh, ovvio) combina cose pregevolissime...
mi raccomando al "pò" con l'accento, facciamo sempre vedere da dove veniamo ;)
RispondiEliminaStranamente per una volta concordo con il reccensore... strano!
RispondiEliminaStatemi buoni,
Sucador
Grazie Sucador (e grazie Anonimo, se è errore mio dimmi più o meno la riga che correggo quanto prima), mi interessa molto sapere perché se non concordi quasi mai mi leggi ancora. Te lo chiedo perché io nei confronti di quelli con cui non concordo è difficile che mantenga qualche tipo di interesse e curiosità e smetto di leggerli dopo poco, quindi sono molto curioso di conoscere le tue motivazioni!
RispondiEliminaPure anonimo "il correttore" mi sta un po' sul cazzo! Poi magari é quello che ti sorpassa a destra e fa pure le corna
RispondiEliminaposso essere stronzo fino in fondo (I assume so)? sei troppi di bocca buona! Che poi è come dire che non mi piacciono i tuoi gusti, che è come dire che non ho niente da dire in fin dei conti... Parlo di cinema ovvio, sulla letteratura condivido veramente poco, per cui non ci entro nemmeno.
RispondiEliminaSucador
Tomaso, io sono un realista e la realtà ti sorpassa sempre a destra, in corsia di emergenza, contromano, a fari spenti nella notte (e, ovviamente fa le corna!)
RispondiEliminae sai cosa non sopporto davvero? Il mezzo! Cioè internet, ma non è uno schifo rispondere a cazzoni come me? Insomma, bazzichi il genere da un pezzo, io potrei avere quindici anni come quaranta e tu mi stai dietro come se nulla fosse: questo non abbasso il livello di tutto quello che diciamo? Tipo certi esperti di horror in rete (non tu chiaro) che non hanno letto un cavolo di niente e tu ci parli come se fossero pari tuoi. Secondo me questo abbassa il livello di tutta la discussione, ma ça va sans dire, è un'idea tutta mia.
RispondiEliminaStasera sono logorroico (tre post in tutta la vita!), sopportami che smetto di rompere presto.
Sucador
Boni, boni. 37 gradi, state boni lo sapete che qui non ho voglia di bisticci, portate pazienza, ne abbiamo già discusso, confido in chi è mejo...
RispondiElimina@ Sucador: Non stai rompendo,anzi, è che mi interessava molto capire perché mi leggi e non sono riuscito a capirlo, non so se sei un cazzone, non conoscendoti, quindi certo che ti rispondo. E ti risponderei ancora di più se tu avessi quindici anni, potresti interessarti ancora di più a quel che proviamo a dire e pian piano contribuire. Non riconosco pari o dispari più di tanto, a me interessano i discorsi, se un quindicienne mi fa un discorso bello sul perché legge o meno cose sulle quali non è d'accordo io guardo quello, non la sua età.
RispondiEliminaNon avverto un abbassamento di livello, anzi, proprio in base alle considerazioni che hai scritto trovo che in realtà la discussione ne abbia guadagnato.
Poi, ovvio, quando imparo a conoscere certe persone non le considero più, ma come faccio a prima botta? Ce ne sono alcuni che ho escluso del tutto e quando leggo il loro nome nei commenti (non tanto qui quanto altrove) salto subito al commento dopo. Oh, spero che tu non sia un cazzone, dai!
Evvabbé anonimo si scherza dai, sará colpa della mia tastiera rumena...fa il cacchio che gli pare, a volte l'apostrofo altre l'accento, io mi confondo o non controllo, o forse saranno i miei miseri 2 anni e mezzo di liceo, mah...senza rancore.
RispondiEliminaPeace and Love
vabbè Tomaso dillo che hai la tastiera romena, io ho bloggato un intero viaggio con tastiere russe: un incubo al quadrato...
RispondiEliminax Elve. Questa cosa del "quelli con cui non concordo è difficile che mantenga qualche tipo di interesse e curiosità e smetto di leggerli dopo poco" fa cadere le braccia e non è da te! Il tuo blog è molto più di un circuito autoincensante ed autoalimentante. Direi piuttosto: "quelli che non mi interessano smetto di leggerli presto... " Vivaddio, io rispetto di più quelli che hanno opinioni diverse dalle mie, anche perchè, alla wilde, non ho proprio voglia di parlare con chi la pensa come me. Si costruisce anche con opinioni diverse, magari inconciliabili, purchè non siano trollesche e sfottitrici.
RispondiEliminaOvviamente questo è merely quello che penso io.
Non vedo nelle mie azioni nulla di autoincensante (anzi) né di autoalimentante.
RispondiEliminaMa hai ragionissima, non sono stato per nulla preciso e chiaro, è molto più corretto usare la formula che hai usato te, quella dell'interesse.
Anzi, no, meglio essere ancora più precisi.
Devo aggiungere qualcosa perché anche questa formula dell'interesse non mi soddisfa.
Diciamo quindi che coloro (persone, portali, poli di pensiero, blog, pensatori, critici ecc ecc) con i quali non concordo quasi mai (fissiamo questo quasi mai intorno a quanto? Direi un 80% delle volte?), nella mia esperienza, hanno una organizzazione del pensiero, una visione del mondo, alcune impostazioni di base che non mi interessano, non mi stimolano e, ancor più importante, non mi hanno portato a una crescita di qualche tipo.
Quelli con cui mi trovo talvolta in disaccordo e talvolta d'accordo hanno invece di solito sì organizzazione/base/pensieri/idee diverse dalle mie ma sanno stimolarmi anche quando non mi trovo in accordo con loro, così come quando mi trovo in accordo.
Ecco, così credo di essere stato più chiaro.
Per questo ero incuriosito dalle motivazioni di Sucador, perchè quel suo "per una volta" per me vuol dire che si trova in disaccordo con me per più dell'80% delle volte ma ora credo di aver capito che lui più o meno la pensi come te e mi legga quindi per i motivi che tu hai descritto, motivi che per mei esperienze non sento miei quando il disaccordo è così frequente e quasi totale.
Poi...
No, io non rispetto in modo diverso chi ha opinioni diverse dalle mie confronto a chi le ha uguali, il mio rispetto di si basa su altri fattori ben diversi, non sull'essere d'accordo o meno.
E ancora no, a me invece piace parlare sia con chi la pensa come me sia con chi la pensa in modo diverso, non vedo perché dovrei limitare il fronte dei miei interlocutori. Trovo molto piacevole parlare con chi la pensa con me, trovo molto piacevole parlare con chi la pensa in maniera differente, ho memorie bellissime di entrambi i casi e non vedo un trend che sposti l'ago della bilancia.
E ancora, ho imparato sia da chi era d'accordo con me che da chi era in disaccordo, anche in questo caso il mio livello di interesse e apprendimento è piuttosto slegato dall'accordo/disaccordo.
Grazissime per avermi permesso di chiarire!
Ho visto il documentario circa due mesi fa, in tv. Trasmesso dalla Rai o forse dalla RSI. Non ricordo bene. Appena ho visto Guetta mi sono incuriosito. Non lo conoscevo e mi son detto che poteva essere un attore pescato da un film dei fratelli Coen.
RispondiEliminaPoi sono rimasto fino alla fine, più che altro per vedere dove l'avrebbe portato la sua tenacia.
Ed è servita, fosse stato solo per il talento...
Le "opere" presentate, infatti, non mi hanno detto nulla. Concettualmente vecchie, anche nel messaggio che vorrebbero/dovrebbero trasmettere.
Che cavolo mi rappresenta un lavoro che scimiotta quelli di Warhol? Le stesse sensazioni? Guetta cosa voleva dire? Era un omaggio? E allora, al limite, mi compro una stampa di Warhol...
Insomma, per me Mr.Brainwash è solo un grande venditore di se stesso, con il favore di gente con i soldi che si accontenta davvero di poco.
La street art è rottura degli schemi e di regole, innovazione, denuncia di quello che non va nel presente.
In Guetta non c'è nulla di tutto ciò, e d'innovativo c'è solo il modo in cui porta quel cavolo di cappellino.
Comunque, documentario molto interessante per tutto quello che dici alla fine, nelle considerazioni.
Ciao,
Jakken