giovedì 9 giugno 2011
Carpenter, Malick e lavori in corso
Prendo qualche giorno di pausa, fino a lunedì prossimo, in quanto vorrei aggiornare il database che è indietro di parecchi mesi. Si tratta di lavoro rognoso perché devo immettere millemila link e collegare anche in altri database e per un somaro come me che digita con lingua di fuori e due sole dita è un inferno di noia e distrazione...
Ma non sia mai che vi/ci/mi/si/li lascio senza argomenti di discussione quindi, in ordine sparso:
1) Ho visto The Tree of Life e sono emozionato. Mi sono emozionato, ho pianto in sala, sono molto contento. Temevo, da letture e pareri, un Malick in tono minore, ho trovato il miglior Malick di sempre, una persona che la pensa in modo spesso, credo spessissimo opposto al mio ma che è riuscito a raggiungermi con la sua visione, a toccarmi il cuore, a convincermi e innervarmi per tutti quegli stupendi minuti. Non riesco a trovare un singolo difetto nella sua opera se non certi dialoghi che suonano talora poco consoni a chi li veicola talora didascalici. Ma è cinema che riempie occhi, cervello e cuore in un modo impareggiabile. Di solito esco dalle visioni con mille pensieri di diverso tipo, questa volta sono uscito travolto, emozionato, felice.
2) Non parlerò di The Ward. Ci ho pensato, non me la sento di infangare così un regista che amo tantissimo. Carpenter è in declino dal 1995, ok, ma anche con una mano legata dietro la schiena e mezzo orbo da allora ha girato cose decenti con la perla di Cigarette Burns, però ormai temo sia finito.
Pro-life era ridicolo sotto troppi aspetti ma almeno era un fallimento carpenteriano. Questo regista ci ha abituati fin troppo bene, non tanto nei capolavori, quanto proprio nei fallimenti che mantenevano una cifra carpenteriana totale. Erano "fallimenti d'autore", mi piaceva questa loro natura.
Questo The Ward è una boiata da mtv su un pigiama party in manicomio fra quattro sgallettate. Quel che mi fa male non è tanto l'aver visto un film brutto, quanto aver dovuto sopportare un film così anonimo nella sua bruttezza da sembrar girato da un qualsiasi yes man fra i meno dotati. Terribile, senza appello. Non è Carpenter, diamogli altra occasione , bruciamo la villa con il dipinto e dimentichiamo.
Per fortuna mi ha dato occasione di leggere qualche divertente difesa in Rete, adoro l'odore dei polpastrelli che scivolano sugli specchi di prima mattina.
3) Collegato a The Tree of Life. Sono andato a vederlo all'Anteo di Milano. Credo, con gli anni, di essere diventato più rispettoso e amabile ma sto posto del cazzo ieri ha messo a durissima prova la mia sopportazione. L'idea non sarebbe nemmeno male: programmazione con film "culturali", libreria del cinema collegata, ristorante-bar attaccato.
Peccato che poi il tutto si traduca.
Film di cultura diventa sinonimo di pellicole di qualità infima che si presume nobilitate da qualche tema alto (poveri bimbi immigrati che si nascondono dalla cattiva polizia francese e così via, credo abbiate presente), la libreria diventa un posto spocchioso con riviste che ti serve il mutuo per sfogliarle e il ristorante, magia, diventa un fottuto wine-bar. Che anche grazie al cazzo, wine-bar, vorrei vedere se al bar non ti servono il wine, glielo smonti, glielo. Le parole, le parole...
Questo sarebbe ancora il meno.
La gente.
La gente che abita questi posti è un gigantesco cartello "please drop napalm right here, asap"...
Si passa dal radical chic che abita in via Solferino ma si crede "di sinistra", alle torme di giornalisti-critici vestiti come nei film di Moretti, fino ai giovani blogger indie con magliette e cappelli (i cappelli alla Bogart a vent'anni, maledettocthulhu) "made in Rupe Tarpea, please kick me down".
Sono insofferente ed è mio illogico e deprecabile limite e mea culpa, ma sentirli parlare, sentire i modi e toni odiosi con i quali propagano aria fritta e rifritta, vedere il loro molle e superborghese modo di territorialpissingare su quel pochissimo potere che hanno, ascoltare i loro cenni di cinismo e il loro sfinimento culturale dovuto all'aver già visto tutto e quindi non poter più esser impressionabili da niente, oh, mi fa andare il sangue alla testa, non so che farci. Certi discorsi, uguali, li avevo già sentiti pronunciare, dalle stesse bocche (che questi sono Society e intercambiabili) ai tempi di Martyrs. I'm seeing red.
E nessuno di loro (mi è sembrato) si è reso conto di aver visto un film meraviglioso (ridacchiavano, alla fine, molti ridacchiavano) in una sala infame, con un impianto e uno schermo da medioevo. Vabbè, poi ho ripensato al film e sono tornato a godere, ma non tornerò mai più in quel posto.
Ci risentiamo prossima settimana, a database aggiustato, per parlare di qualche film e del perché non permetterò più riproduzione dei miei post a determinati siti.
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Io ho visto il film di Malick in lingua originale all'Eliseo. Adesso sono curiosissimo di leggere la recensione.
RispondiEliminaNon odiarmi. Anche a me è venuto da ridere, purtroppo. Durante la-scena-che-sai-tu non sono riuscito a trattenermi.
Enea
non so chi sia malick ma conosco bene la fauna tardometropolitana che hai descritto quindi appoggio l'idea del napalm e vi aggiungo il noleggio di un abominevole cenobita sparaciddì ad altezza occhi, funziona bene nei clubs, esistono dimostrazioni filmiche.
RispondiEliminase ti interessa ti prego di contattarmi asap per il prezzo
@ enea: no, credo che nel tuo caso sia stato un riso diverso..
RispondiElimina@ greg: 'gnurant e quelle cose di acidi e napalm dovresti darmele gratis, belin (nota come dopo il gratis entri subito l'esclamazione genovese)...
L'albero della vita è in lista e lo guarderò sicuramente. Intanto però leggetevi questo articolo di Gramellini e stupite!
RispondiEliminahttp://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1006&ID_sezione=56&sezione=
Quanto hai ragione!
RispondiEliminaOdio questi altezzosi giovani blogger indie che giudicano tutti da una maglietta o da un cappello senza averci neanche scambiato due chiacchiere.
E magari ci fanno pure un post.
Li ucciderei tutti.
Fabio
Hai voglia ad averci scambiato 4 chiacchiere, credo di essere a quta diecimila, di chiacchiere scambiate con loro nel corso degli anni, e ventimila di loro post letti.
RispondiElimina@ gian: avevo letto robe in proposito ma non volevo crederci! Cioè, ancora non ci credo del tutto eh, ma devo arrendermi all'evidenza!
RispondiEliminaScusa Elvezio, ma ti davano fastidio così? http://www.youtube.com/watch?v=bjlddjfw27g
RispondiElimina(Sergio)
In uno di questi posti ultracool, un paio di giorni or sono, hanno scambiato le pizze del film di Malick - hanno dato prima il secondo tempo e poi il primo.
RispondiEliminaNon sto scherzando.
Pubblico entusiasta.
Geniale l'idea di scrivere Fine a metà e poi far partire i titoli di testa.
Montaggio straordinario.
O cose del genere.
Eh, perché Malick è sempre Malick...
Bla bla bla.
E no, mi rammarico nell'aggiungere che non c'era un plotone d'esecuzione pronto ad aspettarli fuori.
Sono tornati a casa tutti contenti, e poi hanno scoperto la verità dai giornali, the day after.
Nessuno ha avuto il buon gusto di suicidarsi.
Sul "cappello alla Bogart", siamo precisi - borsalino, fedora, trilby?
A Torino e provincia tira il trilby, fra quelli che fanno cinema al DAMS - sembrano una manica di deficienti.
Sergio mi vuoi malissimo... Ma hai ragionissima...
RispondiEliminaOT: cosa c'è di sbagliato nel giudicare le persone dal look che esse scelgono per esprimere se stesse, per lanciare dei messaggi? Quando me ne vado in giro con gli anfibi bucati, i jeans lisi e una giacca più grande di due taglie in mezzo alle modelle, so bene che mi giudicheranno male, ma è giusto: con il mio non-stile sto esplicitamente dando uno schiaffo al loro stile. Quindi, se ti metti un borsalino che dice X, e io disprezzo X, faccio bene a dire che ti disprezzo in quanto portatore di borsalino. A meno che tu non sia schizofrenico, facendo due chiacchiere con te potrai solo ripetermi X a parole; ciò difficilmente aumenterà la mia empatia.
RispondiEliminaHo visto la sottile linea rossa mille anni fa e mi piaqque, ma non conoscevo malick.
RispondiEliminaQuesto TOL comincia ad essere troppo "pompato" e a me queste pompate proprio mi stanno sulle balle... mi sa che va a finire come "the new world" e non lo guarderò, causa nausea mediatica... ;)
Ma infatti, non so come fai anche solo a sopportare l'idea di frequentare posti in cui circolano questi beoti dall'aria glam.
RispondiEliminaUna mia amica mi ci ha trascinato qualche volta, in sereta finto-sinistroidi di giovinastri che avevano pure l'uccello firmato, non solo i vestiti. Però pretendevano di fare discorsi artistoidi. Tutti fotografi perché comprano una Canon, tutti musicisti perché fanno un DJ set nei locali gestiti degli amici.
Ogni volta che mi trovavo tra 'sti imbecilli sognavo un'entrata di Frank Castle con un M16 imbracciato, e giù piombo a fottere.
Sono malato, lo so, ma LI ODIO.
Capisci però che ora è d'obbligo che tu ci spieghi come hai avuto la notizia sull'uccello? Birbone d'un birbone...
RispondiEliminaEhm, non pensare male! :-)
RispondiEliminaLa mia era una supposizione!
Comunque la maglia del Punitore a te fa male eh, tempo agosto e leggerò di un tuo rampage in metropolitana causa caldo... :)
RispondiEliminaTra l'altro io odio il caldo, quindi è probabile.
RispondiElimina...anche se in realtà non ho nemmeno mai fatto a botte con nessuno :-P
Sarà ma comunque vada voglio troppo bene a Carpenter, la sua merda puzza sempre meno di quella di altri..... rifatti gli occhi con "Stake Land" a meno che tu non lo abbia già visto, lo ritengo uno dei migliori film Drammatico/Horror degli ultimi 10 anni un ispirazione aCormac McCarthy al sangue e veleno.
RispondiEliminaCapisco perfettamente (credo) la tua resistenza a recensire "The Ward" (di cui peraltro parli microrecensendolo comunque in questo post). Anch'io, come forse avrai letto, ho cercato di trattarlo comunque con i guanti, sebbene con fatica somma. "The Tree of Life" è un'opera epica di grande tenore, non c'è che dire. Tuttavia secondo me Malick sta diventando sciaguratamente junghiano. A un certo punto mi sembrava infatti, non tanto di guardare un film, ma di sfogliare il "Libro Rosso" di Jung, appunto, che è tutta una epifania di immagini archetipico-mandaliche a metà strada tra l'inconscio individuale e quello collettivo. E non mi dimentico facilmente della famosa, sarcastica affermazione del mio buon Freud, quando una volta disse così, del suo ex allievo: "Jung è pazzo". Penso non avesse tutti i torti. E' per questo che sono un pò preoccupato per l'iperbolicità immaginifica di quest'ultimo Malick :)
RispondiEliminaVi verrebbe da dire a Freud (e a psichetechne): embé?
RispondiElimina(Sergio)
* MI verrebbe da dire... (volevo dire)
RispondiEliminaL'embé può anche venir da dire a chi non intende considerare la questione, ed è lecito, però è ovvio che se si guardano i film con la prospettiva e l'interpretazione che usa Angelo (psichetechne) allora diventa invece considerazione importante.
RispondiEliminaA prescindere dal film, non sapevo che Freud avesse detto una cosa simile (non ho molte simpatie per Jung, ok, ma definirlo "pazzo" pare esagerato). Lo ha scritto in qualche lettera o in occasioni pubbliche?
Il mio embé è riferito al giudizio di Freud su Jung (che a mio avviso è del tutto privo di valore, diciamo così, scientifico), e di conseguenza l'embé è riferito anche a quello che mi pare un giudizio negativo (o preoccupato) rivolto a Malik per via di questa "deriva" junghiana (altri potrebbero dire: felice approdo).
RispondiEliminaPoi di film che si muovono in direzione di Freud (tanto per rimanere entro il dualismo Freud-Jung) ne è piena la storia del cinema... col loro carico di artificioso "perturbamento"... se ne esce uno che pare il libro rosso di Jung, ma che emoziona e rende felice... benvenuto sia questo film! (e non tiratemi fuori il discorso della "bestia bionda" eh)
(sergio)
Psichetechne aspettiamo la bestia bionda, tirala fuori, dove l'hai nascosta?
RispondiElimina:)
RispondiElimina(sergio che sorride)
Non immaginavo che il mio commento che tira dentro Freud e Jung su Malick, generasse un qualche interesse. La frase inquisita di Freud ("Jung è pazzo"), credo sia stata riferita a Ernest Jones, non ricordo se in una lettera o a voce, ma posso controllare meglio, intorno al 1919, durante il viaggio del primo "comitato" psicoanalitico viennese negli Stati Uniti. E' lì che si matura la scissione tra Freud e Jung, e Freud lo definisce davvero "pazzo" perchè Jung comincia mettere in discussione la teoria pulsionale e ad introdurre elementi mistico-religiosi nella teoria metapsicologica dell'Inconscio, cosa che Freud non condivideva certo (a mio avviso giustamente per l'epoca, oggigiorno il discorso è diverso, tanto più che la Psicoanalisi contemporanea non parla più di Inconscio individuale ma di Inconscio inter-psichico, che non vuol dire "collettivo", ma nemmeno e solo "individuale", ma almeno bi o tri-personale). Il mio giudizio su "The Tree of Life", di essere troppo junghianoide, si fonda su un uso, a mio avviso, ovviamente, troppo non-lineare della sceneggiatura, uso che fa dominare l'IMMAGINE come struttura sovradeterminata ed iperinterpretabile, su ogni altro tipo di linguaggio. Questo "modus operandi" è tipicamente junghiano, anche nella tecnica terapeutica, voglio dire, che non sto qui a dettagliare per non annoiare. La psicocritica filmica è naturalmente una delle molte chiavi di lettura di un film, e certo non la considero più significativa delle altre. E non si tratta di "bestie bionde", ma di metodo di lettura filmica, e di tipologia dello sguardo che si ha durante questa lettura. Molte grazie per l'attenzione.
RispondiEliminaBelin ma grazie a te!
RispondiEliminaIo non me ne intendo molto e in casi come questo me ne sto volentieri zitto, attendo però ora la risposta di Sergio ed eventuali "intrusioni" di altri lettori (posto però che più o me no abbiano una infarinatura), e grazie ancora per gli spunti!
Figurati, Elvezio. Mi veniva in mente un'altra frase di Freud su Jung che questa volta posso documentare, e che è simile al famoso "Jung è pazzo". Si trova nell'Epistolario Freud-Abraham (1907-1925), che credo si trovi anche in italiano, in inglese sicuramente. Scrive Freud al collega Abraham (16 luglio 1908): "Il comportamento di Jung nei miei confronti è puro sintomo...Sembra rivolgersi di nuovo alle sue antiche inclinazioni spiritiste". "Puro sintomo" per Freud significa "psicopatologia", of course :)
RispondiEliminaCi ho lavorato 5 anni fa a 2 tiri di schioppo dall'Anteo quando stavo a Milano. La fauna che lo frequentava era già quella Elv, non fosse per il chiasso sarebbe meglio un multisala.
RispondiEliminaNormaaaaaaaaan
Beh, non è che abbia molto da dire. Comunque a mio avviso il ricorso al simbolo per Jung (in questo caso alle immagini per Malick) è fondamentale per recuperare tutta quella parte che in Freud, nonostante un tentativo tardivo di recupero, è mancante: cioè l'aspetto religioso della vita umana. Il simbolo, appunto, è il modo più adeguato per caratterizzare qualcosa di sconosciuto, in questo caso la regione che la ragione, nel tracciare i propri limiti di indagine, nega. Ecco, credo che Malick abbia scelto - secondo il mio avviso giustamente - questa via, quella junghiana, all'approccio religioso, in luogo magari di soluzioni bergmaniane (non critico assolutamente Bergman, ma si tratta di terreni calcati sino alla noia!), cioè di proporre l'esperienza dell'assurdo o dell'infrangersi della ragione sul muro della fede con le correlate domande sul senso (dell'esistenza) e sul silenzio di Dio (e qui un evviva la terapia ironica di Woody Allen). Non che questo manchi in Malik: il simbolo infatti è dialettico in quanto tace, ma tace appunto perché la sua controparte esprime, comunica visivamente, potentemente. E questo è un dono, a mio avviso.
RispondiEliminaScusate la fretta e la probabile confusione nell'esposizione, ma è anche un'ora tarda.
Invece, Psichetechne, non ho ancora capito perché secondo te lo junghismo di Malick è un limite o addirittura un difetto.
Ciao, Sergio
La discussione è interessante, sei stato chiaro.
RispondiEliminaPosso aggiungere da persona cui non è mai interessato rapportarsi con o indagare la religione e la fede, che il metodo usato da Malick mi sembra in questo caso di rara potenza ed efficacia.
Norman oggi è domenica ricorda che devi portare mamma su dalla cantina.
La sottile linea rossa è uno dei 3 film di guerra più belli di sempre, poco da dire: quest'ultimo mi incuriosisce ma al contempo mi spaventa.
RispondiEliminaRiguardo ai fighetti sinistroidi griffati e finto-intellettuali, paradossalmente mi sa che ti invidio il fatto che dalle tue parti li becchi al cinema a vedere Malick: qui in Sicilia la categoria è sicuramente presente, ma non te li ritroveresti mai al cinema a vedere Malick (perchè non solo dovrebbero pagare il biglietto del cinema - aberrazione! - e quindi togliere fondi per massaggi e colpi di sole, ma dovrebbero pure cercare di capirci qualcosa, cosa inammissibile!), te li ritrovi più facilmente a sproloquiare allo stadio o alla Rinascente.
Riguardo al povero Carpenter, The ward è un filmettino ino ino, ma la cosa che mi ha più indignato è che è praticamente UGUALE a Identità di Mangold; e quindi le alternative sono due, una peggiore dell'altra: 1. Che il buon John non abbia visto Identità (il che sarebbe gravissimo); 2. che l'abbia visto ma che se ne sia bellamente fregato delle similitudini.
Vortex Surfer
@Psichetechne,Sergio,Elvezio:il "Libro rosso" di Jung si ispira,come altre opere,alle simbologie e alle allegorie della "Hypnerotomachia Poliphili" di Francesco Colonna(..).
RispondiEliminaUn pò "Metamorfosi" e un pò viaggio iniziatico,spogliazione,allontanandosi dall'uomo macchina creato per "vivere" nel macchinario...
Simone
Mi piacerebbe davvero leggere una tua recensione approfondita di Tree of Life. Voglio dire, recensisci tanta merda, per una volta che passa un capolavoro…
RispondiEliminaSul discorso dell'episodio dei rulli scambiati (x Davide: non hanno invertito inizio con fine ma solo il primo e secondo rullo, chi ha visto il film sa che, per quanto spiacevole, la cosa poteva anche non essere avvertita a livello di narrazione), io ho apprezzato davvero molto la risposta dei responsabili della cineteca di Bologna.
Sul fighettume, di qualsiasi colorazione sia, stendiamo un velo pietoso. Non valgono la nostra attenzione.
Però, sai.. A me quella pare anche una tipica risposta molto furbina del secolo attuale, una finta presa di responsabilità, tanto tutto passa così veloce...
RispondiEliminaMeglio sarebbe stato invitare tutta la cittadinanza a visioni gratuite del film come risarcimento: si sbaglia e si tenta di rimediare, si crede in quel film e lo si diffonde anche in perdita, come risarcimento e quei dobloni aiuteranno a ricordarci di evitare ancora di più di combinare cazzate.
Qui invece si sbaglia, si dice per un attimo "ok ho sbagliato", poi si tenta di dire "ma quanto è figo il mio sbaglio? potrebbe far nascere..." poi si passa al prossimo film e via nell'indifferenza. Non ci si è assunti sul serio delle responsabilità, nel piccolo come nel grande, tutti i giorni.
Io al contrario credo tanto, tantissimo nelle responsabilità e nella coscienza di quel che si fa, si dice, si è detto, si è fatto, penso siano il solo possibile, durissimo, necessario, stupendo punto di partenza e arrivo per evolverci e comportarci meglio nei confronti del prossimo.
Per esempio,sono cosciente di non avere i mezzi necessari a recensire in modo adeguato un'opera di questa portata, quindi non ci provo nemmeno per non umiliare me stesso e oberare i lettori con parole un po' alla cazzo, sbaglierei di sicuro l'ordine dei rulli...
Credo moltissimo nella specializzazione e nello studio e il risultato, ahimè, è che sto sempre più zitto in tantissime discussioni, altrimenti finisco da dire cose da bar.
Per lo stesso motivo sono cosciente di aver "subito" il film di Malick, un po' come una scimmia davanti a uno spettacolo sublime del quale percepisce pochi aspetti, qualche glimpse...
Ho la completa, totale percezione di trovarmi di fronte a un capolavoro, ma non saprei spiegarti il monolite nero, in fondo ci sono già tantissime scimmie che lo stanno spiegando a destra e manca, va bene così...
Piuttosto, questa settimana vedrò un film che tu hai consigliato, finalmente!
Io rimango dell'idea che vedere un'istituzione pubblica assumersi la responsabilità di un errore firmando una lettera di scusa ai cittadini, firmandola con nome e cognome, senza cercare scuse o giustificazioni al proprio agire mi pare cosa più unica che rara da queste parti. Ma oh, non pretendo di convincerti.
RispondiEliminaSul discorso recensione, io non credo che il tuo compito (nel ruolo di recensore), sia quello di "spiegare" il film alla massa dei tuoi lettori, quanto piuttosto quello di saper evocare suggestioni e questioni che il film tira in ballo e magari proporre la tua reazione alle stesse (che è poi quello che hai già fatto e stai facendo in queste risposte).
La mia richiesta di un maggior approfondimento era dettata unicamente dal piacere che avrei nel leggere una riproposizione organica della tua opinione e nel confrontare la mia visione con la tua. Tutto qui.
"Piuttosto, questa settimana vedrò un film che tu hai consigliato, finalmente!"
Tremo! :-)
Sì, "spiegare" è termine davvero tremendo, mi scuso, madò, schifo sul serio. Ma rimane il senso di inadeguatezza, come se un metallaro dovesse tutto d'un colpo mettersi a parlare di alcuni grandissimi lavori di boh, musica ambient o di hip hop...
RispondiEliminaCredo che si riesca a evocare suggestioni e illustrare reazioni in modo più preciso, profondo, empatico, adatto quando si gioca nei propri campi, perché si hanno strumenti migliori, più affilati, per farlo. Man mano che ci si allontana dall'espertise gli strumenti perdono il filo e a trovare un arrotino o arrangiarsi con un a mola ci vuole tanto, troppo... Si finisce con lo scrivere cose già scritte da altri, almeno, così mi è capitato alcune volte che ci ho provato, per poi buttare via lo scritto...
"Ma rimane il senso di inadeguatezza, come se un metallaro dovesse tutto d'un colpo mettersi a parlare di alcuni grandissimi lavori di boh, musica ambient o di hip hop...
RispondiEliminaCapisco il senso di inadeguatezza, che un film come Tree of Life stende chiunque, però non so, io credo leggerei più volentieri un metallaro* che mi raccontasse onestamente (e con scrittura adeguata, questo sì!) della sua reazione di fronte all'ascolto di un disco hip-hop piuttosto della solita broda dei recensori professionali, che già sai ancor prima che inizino dove andranno a parare…
Ma la mollo qui, che poi sembra che insisto, e non era questa l'intensione. Piuttosto cercare di spiegare il tipo di recensione che leggo più volentieri.
* e non sto pensando a Niccolò (non subito, almeno) :-)
sarebbe piaciuto molto anche a me leggere una tua recensione su malick (ma già a far capire la portata del film c'è il fatto che tu l'abbia citato, non ricordo esempi simili con pellicole "non-Perturbanti"). Non condivido però la tua motivazione e il tuo dire di subire "passivamente" il film. Odio, e qui sono assolutamente d'accordo, quelli che parlano senza sapere e finiscono solo per dire banalità, tanto che anch'io mi tiro fuori dalle discussioni nelle quali finirei per parlare solo per luoghi comuni.
RispondiEliminaOgnuno ha il suo campo di specializzazione (io, per dire, il Giappone, se lo si potesse ridurre a categoria...) ma credo pecchi di eccessiva modestia quando dici che non ne saresti in grado, di certo la tua cultura filmica è sterminata e i mezzi analitici mi sembra siano l'ultima cosa di cui difetti. E poi questo è uno di quei film di fronte ai quali tutti ci sentiamo un pò più piccoli (tranne i detrattori, loro sono superiori, si sono annoiati e malick è solo un gran paraculo), ma non per questo dobbiamo/possiamo rinunciare a viverlo, appunto, passivamente.
Io ci ho provato, avrò scritto sciocchezze e sono sicuro di non aver colto tutto quello che malick aveva da dire (d'altronde rimanere concentrati per due ore e mezza, come questo film richiederebbe, non è cosa facile). E' un film emotivo, con il quale bisogna empatizzare, se lo si subisce passivamente non lo si può ineriorizzare, ma penso che il tuo "passivo" sia inteso in altro modo. Nel mio piccolo ho provato comunque a muovere critiche (non metto link ma basta cliccare sul nome ovviamente), per forza di cose soggettive e per forza di cose che hanno colpito la mia sensibilità, trovando ad esempio il discorso religioso un pò troppo accentuato e improprio il modo di dare "risposte", proprio quando il suo cinema è uno dei pochissimi in grado, secondo me, di far emergere il trascendente (qualunque esso sia) attraverso le immagini e i DUBBI dei suoi personaggi senza palesarlo.
Spero con questa "provocazione" di farti sbottonare un pò di più sul film :)
La religiosità, nel film di Malick, viene introdotta inizialmente secondo una concezione cattolica/cristiana, salvo poi evolversi in qualcosa di più ampio (il finale ne è un esempio). La famigliola borghese di cui seguiamo le vicende all'interno del film è portatrice del messaggio cattolico, il quale è però ampiamente ridimensionato da una diversa natura di Dio che il regista va a mostrarci in corso d'opera. Ne emerge dunque, più che un dio ebraico, un dio di stampo Indù: una coscienza universale, che avvolge ogni cosa ed è presente dietro ogni frammento dell'esistenza.
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