STRANGLEHOLD
Jack Ketchum
Berkley, 1995
Brossura, 247 pagine, 5,50 $
Lydia dopo un'infanzia costellata da alcuni episodi di abusi sessuali da parte del padre e in seguito a un matrimonio concluso con un divorzio amichevole, crede di aver trovato in Arthur il marito ideale: appassionato, benestante e in seguito molto affezionato a loro figlio, Robert.
La fanciullezza di Arthur è stata problematica, ma per altri versi: famiglia disfunzionale, una certa passione per incendi e manipolazioni psicologiche fino a veri e propri stupri e violenze durante il college.
Arthur è convinto che chiunque sia alla sua mercé e che nessuno sia mai al riparo dal dolore e dalla sofferenza: ha aspettato qualche anno prima di cominciare a rivelare il suo vero aspetto sia alla moglie che al figlio, ma ora non sembra esserci qualcosa o qualcuno in grado di fermarlo e la richiesta di divorzio non farà altro che accelerare la sua discesa nella più completa follia...
Mentre di altri scrittori che vi ho presentato da queste parti nel corso degli anni prima o poi ho anche letto romanzi deludenti (è per esempio il caso di un volume di Keene, con lettura sospesa scorsa settimana dopo una quindicina di pagine, o di Piccirilli, tanto per nominarne due), devo ancora capitare in qualcosa sfornato da Jack Ketchum che riesca a deludermi.
Non lo fa di sicuro questo Stranglehold che anzi, mi pare, sull'onda del momento, una delle sue narrazioni migliori per quanto riguarda l'impatto emotivo, in grado di rivaleggiare con The Girl Next Door e piazzare qualche shockppercut che mi piacerebbe definire "devastante" se non fosse un aggettivo che odio per certo suo uso nell'italica blogosfera.
Meglio quindi dire che Ketchum è bello e bravo, un gentiluomo come pochi nella vita reale ma un vero e inesorabile bastardo quando si mette dietro la macchina da scrivere, un manipolatore supremo delle emozioni altrui, uno dei pochissimi (forse l'unico, ma la memoria è quel che è, mi sembra sempre che più i computer diventano tosti più il mio processore interno diventa tostato), dicevo, uno dei pochissimi in grado di farmi sospendere diverse volte la lettura per rabbia, frustrazione e ira nei confronti di alcune situazioni e, in più di una occasione, di farmi scagliare il libro contro i muri.
Guardate che intendo sul serio, come azione fisica: leggo, mi incazzo come una belva per le cattiverie che accadono e tiro il libro contro il muro, simple as that. Poi lo raccatto e mi dico che è tutta roba di finzione e riprendo a leggere e se sono fortunato i buoni propositi durano almeno una mezz'oretta.
Credo sia indice di estrema bravura da parte dell'autore.
Autore che non prova nemmeno per un attimo a proporre altro che una manciata di personaggi definiti più dalle loro azioni e dialoghi che da descrizioni e pensieri (che non sono assenti ma giocano un ruolo minore) e che risolve tutto il suo potere di fuoco fra prosa e messa in scena.
Da un lato abbiamo un continuo controllo della prosa scarna, nitida, strutturata in modo semplice, piano e privo di orpelli. Non troviamo selve di subordinate complesse e tortuose, eccessi orgiastici di aggettivi o avverbi, ricerca di metafore o simbolismi e se questo può dispiacermi in parte (in quanto amo una buona gestione delle metafore) ci rinuncio se quel che ottengo in cambio è una lente che non distorce e non distrae e che permette un continuo focus della messa in scena. E gli eventi che vedrete passare sotto questo impietosissimo microscopio sono di quelli che indignano, provocano reazioni viscerali, sono in continuo pericolo di sconfino nel torture-porn e in definitiva mi proibiscono come al solito di consigliare Ketchum, in questo caso ancora di più a chi ha bambini piccoli.
Parliamo di serial killer e violenza domestica di ogni tipo. Parliamo di abusi sessuali così ripetuti e terribili (come se ci fosse una scala di intensità, lo so...) da provocare comportamenti aberranti nelle giovani vittime. No, non posso consigliare il romanzo ad alcuni dei lettori di Malpertuis, penso ad alcuni che conosco anche di persona, so che se ne terrebbero lo stesso alla larga ma è meglio comunque ribadire, ci sono tanti libri, non è necessario leggerli tutti.
Chi invece è riuscito comunque a gestirsi la lettura, ahimè, il piacere della lettura di The Girl Next Door potrà allora provare anche con questo Stranglethorn, che è forse meno potente in alcune scene e non prova nemmeno per un attimo a descrivere vicinati ed epoca ma che non perde un ansiojoule e che vi lascerà spiaggiati sul letto o sulla poltrona con un finale inesorabile, terribile, terso, perfetto.
Siamo dalle parti di Andrew Vachss, ovvio, ma con dieci volte il potere emomanipolatorio di questo autore. E quel che tiene lontanissimo (seppur così vicino) Ketchum dalla pornografia è la pietà, lo sguardo che rivolge alle vittime, la gentilezza, una serie di vaccini e antidoti che funziona da sempre e non credo si possa migliorare con qualche altro tipo di ricerca.
Come un romanziere, questo romanziere in particolare, sappia creare personaggi così ben definiti con pochi tratti, farci affezionare a loro (e, belin, puoi anche essere il più scafato professionista ma ti sarai affezionato anche tu, no, Ketchum?), vivere con loro lungo l'intera durata della scrittura e poi non modificare MAI, Mai un singolo evento per favorirli un po', non conceder loro mai una tirata di respiro, mai un cenno di favore e "limitarsi" a far proseguire gli eventi come devono proseguire per ottenere il massimo effetto emotivo è per me uno di quei piccoli, infiniti, stupendi misteri che rendono la vita un'esperienza degna di essere vissuta.
Non si tratta mai di lieto fine contro fine infelice, chissenefrega di entrambi, solo della fine più appropriata, quella più giusta e significativa e, lasciando come sempre da parte il fatto che il romanzo in questione è tratto da storia vera, il finale proposto è coerente sia con la poetica ketchumiana che con la coerenza interna all'opera.
Ci sono due modi di dire inglesi che funzionano, in questa occasione come in parecchie altre, meglio di tanti altri in italiano: he pulls no punches e not for the faint of heart.
Non siate faint of heart, al massimo potete pigliare il libro e scagliarlo contro le pareti (funziona meno e non lo posso consigliare se leggete in elettronico) o poi tornare qui e cantarmene quattro, ma cercate di recuperare questa locomotiva inesorabile e di farci un viaggio sopra, può valerne la pena, ne è valsa la pena per me.
I miei (ereditati) "3+1" elementi che fondano il giudizio ormai credo li conosciate piuttosto bene: una narrazione deve avere un'estetica forte, precisa e potente; deve farti uscire a fine esperienza modificato dalla stessa; deve avere un impatto emotivo profondo e perdurante nel tempo e, se ci riesce, deve essere originale.
Stranglethorn è carente nel quarto punto, quello meno importante per me, eccelle nel resto, non credo di poter pretendere di più se non che, così come è successo con The Girl Next Door, per pura coincidenza alla pubblicazione di questo post possa seguire, qualche tempo dopo, una edizione italiana del romanzo: Ketchum è una miniera così poco sfruttata che non mi capacito di come non ci sia una corsa all'oro...
Altri post su Ketchum:
Dossier su Jack Ketchum e The Girl Next Door
Hide and Seek
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lunedì 9 maggio 2011
Stranglehold di Jack Ketchum
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Non ho ancora mai letto niente di Ketchum, e probabilmente sarei uno di quei lettori di malpertuis a cui non consiglieresti mai questo romanzo, però è bello vederti tornare con questo tipo di recensioni così sentite.
RispondiEliminaGrazie Nick. Sono sentite perché la penso come il tipo da cui ho preso alcuni dei punti che ho enunciato nel post:
RispondiElimina"Ritengo che la critica, per come ho sempre tentato di interpretarla, sia in primo luogo letteraria, e con questo intendo personale e passionale"
E quindi non si scappa, devono essere sentite. I compitini freddi e professionali li posso fare a pagamento, qui è altra cosa...
Di Ketchum mi era molto piaciuto "La ragazza della porta accanto". Anche questo sembra molto interessante. P.S. sono l'unico o anche a voi l'assunto di base ricorda,seppur vagamente, "Il patrigno"?
RispondiEliminaPensavo giusto qualche giorno fa che, dopo "La ragazza della porta accanto", non ho più letto nulla di Ketchum.
RispondiEliminaSenza motivo particolare eh, che certe scene di quel romanzo a volte mi ronzano ancora in testa a mesi di distanza. Semplicemente, non è più capitato.
Stranglehold come secondo checkpoint? Why not?
Ho avuto la fortuna di incontrare Jack Ketchum in occasione della presentazione di Red, un anno e mezzo fa; personaggio assai affascinante e simpatico, molto. Non avevo mai letto niente prima, solo visto il film The Girl Next Door e Lost [bellissimo quest'ultimo]. Quella di Red è stata un'esperienza di lettura direi totalmente corporea; lo stesso raccontò di quanto si era commosso mentre scriveva la scena della morte del cane. Non è stato difficile quindi stargli dietro e percepire tutto; dagli odori ai suoni, dall'odio alla pietà. L'uomo, attraverso Ketchum, fa ancora più paura. Ora vedrò di affrontare questo Stranglehold...
RispondiEliminaAggiunto nella wishlist. Ketchum l'ho scoperto proprio grazie a malpertuis. "la ragazza della porta accanto" è stato un pugno nello stomaco come da parecchio non mi capitava leggendo un libro, è stato disturbante.
RispondiEliminase questo "stranglehold" è valido anche solo la metà, merita lettura+posto in libreria
Diciamo che "La Ragazza... " ti distrugge di più e scalcia di più ma questo ti fa incazzare molto di più...
RispondiEliminaforse, ma proprio forse, dalla rece posso comprendere il perchè ma aspetto di leggere per avere conferma.
RispondiEliminacerto è che ketchum in quel dannato libro mi ha veramente impressionato (in tutti i sensi) per la facilità con cui scrive, e "dipinge" soprattutto.