THE SHADOW YEAR
Jeffrey Ford
Harper (Perennial), 2009 (reprint)
Brossura, 304 pagine, costo 14,99 $
978-0061231537
A Long Island l'estate volge al termine e un ragazzo, undicenne, non sa ancora che nel corso dei dodici mesi futuri vivrà in un vero e proprio anno d'ombra, durante il quale accadranno parecchi fatti strani nella sua cittadina.
In compagnia del fratello più grande, Jim, che ha costruito un curioso plastico-replica del vicinato, con tanto di miniature che rappresentano gli abitanti, e della sorella più piccola, Mary, che spesso scappa in un mondo tutto suo fatto di numeri e personalità alternative, il bambino dovrà affrontare Mr White, un pericoloso serial killer, allampanato e vestito di bianco, che si aggira per la zona e che il trio riesce a seguire tramite plastico e miniature.
Non potendo contare sull'aiuto di un padre assente (in quanto alle prese con tre lavori diversi per far quadrare il bilancio) o di una madre ciclotimica e alcolizzata, i tre dovranno cavarsela da soli.
Affrontare Mr White significa affrontare le proprie paure più recondite, in un percorso di crescita lungo il quale molto, si scoprirà, non è quel che sembra.
(Ho letto di questo romanzo o di questo autore in qualche commento qui o in qualche blog "amico" o me lo immagino come accade spesso?)
Primo del gruppo di quaranta libri che mi è stato regalato, The Shadow Year avrebbe in realtà le caratteristiche per non piacermi più di tanto visto che si presenta come il classico romanzo di formazione con tanto di gioco a rimpiattino con il soprannaturale.
Non amo più di tanto le narrazioni che hanno come protagonisti i bambini (a parte qualche capolavoro obbligatorio quale La Storia Infinita), specie se rimuginano sull'estate che li ha fatti cambiare, sull'autunno che li ha maturati, sulla primavera della maturazione per non dimenticare la favolosa estate della presa di coscienza. Sarà perché io ancora non le ho passate, quelle stagioni, e quindi provo invidia...
Mi piacciono ancora di meno se, wow, questi bambini amano scrivere e non ci pigliano con la matematica e se dei genitori e dei "grandi" in generale si vedono solo le caviglie, come nei Peanuts.
Ma il metodo che ho studiato per affrontare questo stupendo malloppo di quaranta libroni (ovvero la tecnica hokuto "chiudi gli occhi di fronte alla pila e afferra a caso, leggi e ripeti") mi ha messo in mano The Shadow Year come prima narrazione e... E se la mia idiosincrasia per il coming of age è rimasta invariata, tanti piccoli particolari mi hanno trascinato fino all'ultima pagina e ne ricavo la sensazione di una lettura in grado di rimanere nella testa, almeno per un po'.
Vuoi per l'attitudine dell'autore, che tratta la materia in questione senza i fronzoli barocchi di un Bradbury o la smania socio-merceologica di un King, asciugando la pagina ma non per questo rinunciando al perturbante e all'onirico, mischiando forse un po' troppo i toni e i piani...
Vuoi per questa rinuncia alla ricerca ossessiva del sottotesto e della lezione universale che gli permette di descrivere situazioni più particolari e precise, ricordi e scene che magari non faranno scattare un clic a tutti i lettori (quindi non tutti diranno "cavoli, proprio così, anche io quando avevo la sua età, che grande sto romanziere...") ma che anche per questo paiono pagine più sincere e meno ammiccanti.
Vuoi per (e credo sia il dato più importante) il senso di minaccia che alligna in ogni angolo della vicenda. I "cattivi" in fondo sono "solo" bidelli, gelatai sfigati e tipi che si fanno pestare anche dai vecchi, ma visti con gli occhi di un undicenne diventano roba di serie A, mostri zannuti e potenti, capaci di smaterializzarsi e sdoppiarsi. E forse lo fanno davvero. O no? E infatti la minaccia conta molto di più di quel che poi accade, l'atmosfera domina sull'azione e si ricordano con maggior piacere piccole frasi sparse, brevi descrizioni e passaggi piuttosto che, per esempio, il vuotissimo e deludente finale.
Quel che attira, che me la fa catalogare come esperienza positiva è alla fine il dato che può dar fastidio a molti altri lettori, ovvero una sostanziale (voluta, credo, non conoscendo l'autore) tendenza a mischiare di continuo atmosfere, toni, metodi,
Prima il male è soprannaturale, poi no, poi sì. Una pagina fa ci sembrava di leggere roba realistica e il momento dopo siamo in zonamagritte, all'inizio gli adulti contano come il due di picche poi però no e diventano pure simpatici, è chiaramente un thriller ah no fermi tutti c'è un fantasma e la bambina è di sicuro una psichica.
La tecnica di Ford brilla in modo particolare in certe descrizioni di paesaggi e cambi di stagione, mentre credo che una maggiore attenzione nell'editing, in particolare nei dialoghi: vi sono pagine nelle quali si contano cinque o sei "Jim asked", stesso dicasi per "i said " e formule simili che, con minimo sforzo, si possono, si devono evitare.
Ritengo che The Shadow Year sia, alla fine, uno dei titoli più vicini, nella mia esperienza di lettore, al famoso "libro buono per passare due o tre ore senza stare troppo a riflettere" di cui sento parlare da millenni, ovunque.
Eh, ah, due cose: quella del protagonista sarà anche una famiglia disfunzionale ma a me pare che se la cavino benissimo e siano abbastanza felici e vadano avanti. Avercene, nelle wasteland odierne.
E ho sempre desiderato scrivere "senso di minaccia che alligna", evvai...
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giovedì 5 maggio 2011
The Shadow Year
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"Ho letto di questo romanzo o di questo autore in qualche commento qui o in qualche blog "amico" o me lo immagino come accade spesso?"
RispondiEliminaIo ne parlai in questo post e il mio giudizio è sostanzialmente parallelo al tuo: "libro buono per passare due o tre ore senza stare troppo a riflettere".
Concordo col tuo sottolineare il senso di minaccia, che è quello che lega il lettore alla vicenda e che in effetti nelle mie note non ho dovutamente segnalato, forse perché quando poi la minaccia si concretizza non m'è parsa all'altezza del pregevole lavoro di preparazione.
In ogni caso, sì, La forma dell'ombra (mica tanto bello il titolo italiano, eh!) è un romanzo che si lascia leggere.
Ecco dove, grazie.
RispondiEliminaE c'entra anche Marco, ne ero troppo sicuro, consiglia millemila titoli, lui magari non se ne rende conto ma compie il piccolo miracolo di essere presenza importante in Rete senza avere blog o siti!
Diciamo che a rileggere la tua rece credo che mi sia piaciuto un po' più di quanto sia piaciuto a te, ma in effetti siamo più o meno concordi.
Comunque, a prescindere da questo singolo caso, è sempre molto, molto difficile concretizzare la minaccia.
Anzi, scatta la mikebongiornata: quali i titoli (romanzi e film, ma se riuscite a concentrare sui romanzi è meglio) nei quali il senso di minaccia fortissimi si concretizza poi in qualcosa all'altezza delle premesse?
Sono sostanzialmente d'accordo colla recensione. Non avrei pensato che questo romanzo fosse sui tuoi gusti, ed in effetti l'ho sempre visto, pur con un tono più asciutto e meno lirico, un po' Bradburyesco.
RispondiEliminaNon lo considero il suo romanzo migliore, e forse il meglio lo dà nei racconti - The Empire of Ice-Cream ad esempio, che era in Sci-fiction gestione Datlow e credo si possa ancora trovare online da qualche parte, è molto bello.
Comunque lui è un autore che mi piace abbastanza.
lui magari non se ne rende conto ma compie il piccolo miracolo di essere presenza importante in Rete senza avere blog o siti!
Be, non esageriamo - diciamo che mi piace commentare in siti/blog che apprezzo. A questo proposito, però, il fatto di non avere siti o blog mi equipara ad anonimo, visto che per commentare ho dovuto recuperare un account google mai usato (di cui non ricordavo la password). Se tu avessi deciso di espellere gli anonimi un anno fa, quando io iniziavo a frequentare 'ste parti, magari non avrei mai commentato.