Nightmares in Red, White and Blue: The Evolution of the American Horror Film
2009, USA, colore, 96 minuti
Regia: Andrew Monument
Soggetto/Sceneggiatura: Joseph Maddrey
Produzione: Lux Digital Pictures
In poco più di un'ora e mezza, tramite la voce narrante di Lance Henriksen, viene riassunta la storia dell'horror cinematografico made in USA dagli Anni Venti ai Duemile.
Alternando spezzoni di film interviste a una dozzina di registi e addetti del settore, Nightmares in Red, White and Blue cerca di dare una panoramica quanto più completa possibile, tentando anche di offrire qualche spiegazione sociopolitica ad alcune delle correnti più note.
Ci sono delle formule che tornano utili quando bisogna parlare di documentari come questo, ma io non le ricordo mai, comunque qualcosa sulla falsariga di "ottima visione per il neofita ma anche lo spettatore esperto potrà ricavarne alcuni spunti interessanti" e bla bla bla.
Che poi è vero eh, ed è più o meno quel che di importante c'è da dire su Nightmares (abbrevio il titolo altrimenti viene notte): ho visto e rivisto ogni singolo film presentato in questi 96 minuti e conosco più o meno la storia del (supposto) genere, così come ho digerito da un bel pezzo i vari spiegonis psicosociopolitici che vengono ripetuti dai vari registi ed esperti coinvolti nel progetto, ma sono visioni e nozioni che si ripetono tutto sommato con piacere e credo che la stessa meccanica possa più o meno valere anche per voi.
Il bilancio dell'operazione è per me positivo ma non c'è da strapparsi la pelle dei palmi a furia di applausi, vuoi per l'impossibilità pratica di condensare più di tanto in uno un tempo così ridotto, vuoi perché forse alla fine, dato appunto lo spazio esiguo, sarebbe preferibile un puro approccio storiografico piuttosto che sparare bordate sociologiche che potranno anche essere inconfutabili (e non lo credo), ma che droppate così lasciano davvero il tempo che trovano.
Chi non conosce bene la storia di questi film rimarrà sicuramente affascinato dalla successione di immagini e l'opera in sé fa solo che del bene al Perturbante, ma chi naviga fra mostri, fantasmi, killer e budella da qualche tempo comincerà presto a notare nell'impianto crepe di vario tipo che rovineranno in parte l'esperienza.
Vi è innanzitutto una sostanziale discrepanza fra la sezione che parte dagli albori fino a coprire gli Ottanta e quella seguente: la prima è curata meglio, più completa e anche più solida dal punto di vista dei possibili sottotesti che agitano le già torbide acque di questa filmografia; la seconda è tirata via, scava ben poco sotto la superficie e anche i tentativi di spiegazione paiono affr... fanno cascare le palle.
Posso annuire sonnolento quando mi viene ripetuta la solita pappardella sugli ultracorpi come metafora della paura del comunismo o, in alternativa, come grido d'allarme contro il conformismo e posso tollerare quando, wow, ci viene spiegata la genialità di mettere gli assediati romeriani dentro un centro commerciale e abbasso il consumismo, ok, pazienza, paiono ormai le tavole di Mosé...
Ma quando una persona come come Timpone, a capo di Fangoria, che non sarà la miglior rivista del mondo ma insomma un pezzo di storia lo ha scritto, mi dice più o meno che l'horror contemporaneo se la passa un po' male perché la realtà supera la fantasia e gli orrori della guerra che subiamo in televisione sono ben più terribili di qualsiasi orrore di celluloide, allora le palle mi rotolano a valle, pigliano la via del Po e sfociano nel mucillaginoso Adriatico. Lasciamo queste frasi agli opinionisti di Italia Uno, vi prego...
Ci sono poi dei momenti di difficile comprensione, almeno per me: per esempio quando si comincia a parlare di Nightmare di Wes Craven e si afferma che il fatto che Freddy si vendichi sui figli di chi ha ucciso rispecchia in un certo modo quel che stava facendo Reagan: qui mi sono davvero perso. Così come trovo in generale inappropriato e forzoso tentare spiegazioni sociali per ogni singolo titolo. in un approccio che trascura troppi altri elementi e rischia di infilare simboli e significati in opere che ne sono prive.
Ma sono i rant di un appassionato (non fan) che ne ha viste forse troppe e sente l'orticaria ogni volta che si comincia a menare il cane archetipico, politico o sociale per l'aia zombie o vampirica che essa sia. La maggior parte del minutaggio è assai godibile, Lon Chaney ne esce da dio (questa è la cosa importante) e Lance Henriksen ha una voce stupenda.
I registi intervistati?
Beh...
Joe Dante è quello che emerge meglio di tutti: intelligente, scaltro, sensibile, attento. Guardandolo, ascoltandolo, vien quasi da capire che le pellicole che ha fallito le ha sbagliate per eccessivo distacco e competenza. Pollice su.
Mick Garris mamma mia, il solito inetto. Commenti inutili, poltiglie ritrite e comunicate con tono spentissimo, sembra un forzato di questo lavoro, nessun entusiasmo e un continuo pagare i debitucci, pare anche un tantino represso, boh. Azzecca però il paragone Stephen King = Norman Rockwell e infatti penso le stesse cose di entrambi questi personaggi.
Romero... Mah, simpatico (o antipatico eh, a seconda) vecchietto che se la tira per cose fatte decadi fa e mai più confermate o aggiornate, azzecca però un momento da antologia quando, parlando di The Thing originale, evidenzia le varie porte che si aprono/chiudono nel film, fortissimo, varrebbe la pena vedere il tutto solo per quello.
Gli altri svolgono più o meno il loro compitino (Carpenter compreso eh, un po' spento anche lui): non ci sono discese ardite e nemmeno risalite che, senza ali, lo sapete, non si vola.
Da vedere: vuoi per nostalgia passatista, vuoi per avida ricerca fanatica, completa di taccuino e splatterometro.
Altri film nell'Archivio Recensioni Cinema
Le porte, le porte!
mercoledì 4 maggio 2011
Nightmares in Red, White and Blue (2009)
Etichette:
Bisogna documentarsi prima di spararle,
Cinema,
Evolve or Die,
Gli scheletri sono ovunque rifugiamoci nell'armadio,
Recensioni
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)





















['sta cosa del modificare i commenti mi ha già fatto perdere due volte il testo - bello, proprio quello che mi serviva]
RispondiEliminaIn brevissimo - grazie della segnalazione, vedrò di procurarmelo.
La cosa su Freddy/Reagan è un po' stiracchiata (nel senso che a posteriori posso applicare qualsiasi teoria a qualsiasi film), ma ha una sua logica.
Se te lo sei perso, guardati "Lovecraft - Fear of the Unknown", che è costruito sullo stesso modello, ed è zeppo di interviste interessanti.
Cat Kiernan è assolutamente perturbante - ma ha dei buoni spunti.
Ma io sono davvero convinto che la realtà, per come la percepisco oggi, sia più spaventosa di qualsiasi film horror contemporaneo...
RispondiEliminaMi scrivi tu due righe di raccomandazione per Piersilvio? ;-)
Ma sai... Per come la percepisci ci può anche stare (anzi, ci sta di brutto), ma Timpone, ti assicuro, non faceva il tuo discorso, tirava fuori la solita cosa che la guerra dio mio vedere i cadaveri a ora di cena dio mio e lo ripeteva come un drone...
RispondiElimina("come un drone"??? Vedo troppi film brutti...)
RispondiEliminaIo non capisco per quale motivo in tutti questi documentari continuino a intervistare Garris che ci azzecca come potrei azzeccarci io.
RispondiEliminaLo vedo sempre. Si è anche infiltrato in The American Nightmare, mi pare di ricordare. Secondo me si imbuca e poi nessuno ha il coraggio di cacciarlo e lo lasciano straparlare.
Lucia
Vero? Prezzemolino Garris.
RispondiEliminaBoh, magari è uno potente e influente, non saprei...
Anche perché in carriera non è che ne abbia combinate tante eh, gli hanno chiuso due programmi di fila, alla faccia del rinascimento horror in tv...
Si, è un mistero. Fra l'altro, appunto, oltre a dire delle mezze pirlate sembra sempre scazzato e poco convincente...
a quanto pare il tuo amico prezzemolino sarà pure presidente di giuria ad orvieto 2.0
RispondiEliminaSono andato a rivedermi la filmografia e carriera di questo inetto e c'è da sbellicarsi: mangia quasi solo nel piatto televisivo ma vorrebbe tanto fare cinema e scodinzola e ammicca a tutti i registi suoi idoli. Ha la mentalità-groupie/servant nel dna: "when he got older, be became a freelance critic for a number of film and music celebrities" + "In 1977, Garris was hired as a receptionist in George Lucas' newly formed company Star Wars Corporation" + "n 1980, Garris worked as a press agent" + "He also began making a name for himself directing "making-of..." features".
RispondiEliminaSe si sanno leggere le biografie è facile vedere il profilo del cortigiano che lentamente si fa strada andando a capitalizzare sui servizi resi.
Quando poi è finalmente arrivato dietro la macchina da presa ha firmato in pratica solo cazzate e ha subito rinculato in tv e naturalmente anche lì non ha certo firmato delle robe memorabili nella storia del tubo catodico; è uno dei servi di King (almeno avesse il mestiere di Darabont), continuano a cassargli le produzioni (MoH due sole stagioni nonostante i grandissimi nomi coinvolti, Fear Itself 11 episodi prodotti e se non sbaglio sospesa all'ottavo, qualità indecente, sono cose inguardabili) ma lui giustamente se ne fotte e si rimette subito in moto e farà così per sempre e fa bene, benissimo.
Un danno, minore ma pur sempre un danno per la scena.
Sì, direi che la presidenza della cloaca 2.0 gli si addice, farà un ottimo lavoro...
Quanta bruttezza in Fear Itself, ma a badilate proprio. Peccato, perchè magari con una testa pensante alle spalle poteva venir fuori una cosetta carina. Certo, i nomi coinvolti mettono i brividi. Per non parlare della seconda serie di Masters of Horror...mamma mia.
RispondiEliminaComunque, tornando al documentario, io credo che per l' horror contemporaneo sia molto più difficile azzardare interpretazioni o spiegazioni. E' un qualcosa di troppo frammentario e variegato per relegarlo alla mezz' ora finale. Andrebbe fatto uno studio dedicato solo agli ultimi dieci-quindici anni e anche lì non verrebbe fuori una cosa esaustiva.