L'ESORCISTA 2:L'ERETICO
1977, USA, colore, 118 minuti
Regia: John Boorman
Soggetto/Sceneggiatura: William Goodhart, Rospo Pallenberg e John Boorman
Produzione: Warner Bros Pictures
Circa quattro anni dopo i tragici fatti accaduti in Prospect Street, Regan sembra aver rimosso ogni ricordo dell'esperienza e cerca di andare avanti, fra una madre assente e continue sedute con la psicologa.
Nel frattempo il Vaticano invia padre Philip Lamont a indagare sulla morte di padre Merrin per quietare alcune voci che lo danno per satanista. Lamont dovrà quindi confrontarsi da un lato con la psicologa di Regan e dall'altro con il fatto che la ragazza è ancora posseduta da Pazuzu...
Lo so, è sparare sulla Croce Rossa, ma ho questo elenco di 200 film da rivedere per accumulare dati sui ruoli femminili negli ultimi 30 anni e fra i tanti titoli da sbrigare purtroppo c'era anche questo e non sarà facile dire qualcosa di nuovo al riguardo...
Forse il più brutto sequel mai girato, L'eretico è prima di tutto un mistero a livello di produzione. Sei la Warner Bros, hai sfornato uno dei film più perturbanti e terrorizzanti della storia del cinema, potresti mettere in cantiere un seguito quasi a occhi chiusi, pescando a caso i nomi di tutti, dagli attori al regista passando per lo staff tecnico, e cosa fai?
Incassati i rifiuti di Friedkin e compagnia danzante, peschi un mezzo carneade della scrittura, William Goodhart, che ti si presenta forte di un solo copione scritto otto anni prima e riguardante ben altra materia.
Sugli scempi di Goodhart, principale responsabile di questo immane casino, tornerò dopo.
Tocca quindi, splendido script in mano, guardarsi un po' intorno per trovare regista e interprete maschile.
Ora, con tutto l'affetto che provo per Boorman, che mi ha regalato due o tre buoni lavori, questo regista era reduce dal pasticciatissimo Zardoz (che Roger Ebert definisce "a trip into a future that seems ruled by perpetually stoned set decorators") e prima ancora, fatta salva la stupenda prova in Deliverance, dall'inguardabile Leone l'ultimo.
C'è il sospetto che la produzione lo prenda proprio per come ha saputo gestire la montante carica di orrore metafisico presente in Deliverance e ci potrebbe anche stare, purtroppo proprio quell'orrore metafisico sparisce del tutto in questa sua prova e il tronfio cineasta arriva declamando subito che a lui non è piaciuto L'esorcista e se ne vuole distanziare in ogni modo possibile, creando un antidoto (sic) al lavoro di Friedkin.
Lo farà, poco ma sicuro.
Rimane da scovare l'attore. Ci provano con Jack Nicholson, Jon Voight e Christopher Walken ma in un modo o nell'altro (impegni? Intelligenza? Fortuna?) questi non possono e così, precipitando nella lista dei papabili, ecco che si arriva a Richard Burton.
Anche lui mi ha dato tanto e dovrei rispettarlo, fosse solo per quel capolavoro di interpretazione in Chi ha paura di Virginia Woolf?, ma il buon Richard si presenta sul set con la fiaschetta al collo come un San Bernardo e lo scorgi spesso immobile, la mascella serrata e lo sguardo vitreo, mentre non capisce una ceppa di quello che sta succedendo e pare confuso, come tutti noi d'altronde, nel trovarsi di fronte a un James Earl Jones vestito da Ape Maia.
Un altro tonfo è di natura ormonale: Linda Blair non è più una bambina, è diventata una ragazza esuberante, di quelle dall'erotismo morbido, carnoso, mieloso e un filino anche gattamortoso tanto per fare il poker di aggettivi. Mette in mostra il davanzale ma più di quello non sa fare: quando era una bimba la potevi truccare e maneggiare come ti pareva, e poi c'era un orco cattivo come Friedkin a vessarla quel tanto che bastava per farle fare le espressioni giuste, ora c'è invece zio Boorman e Linda balla, come cantava qualcuno, solo che balla malissimo in una atroce scena iniziale di tip tap.
Un disastro di attrice che droga, alcool e scollacciature varie consegneranno più o meno all'oblio.
Altri disastri? Certo, ne abbiamo a carrettate, ci si mette persino uno che di solito certe cose le sa fare anche a occhi chiusi come Ennio Morricone che per l'occasione si trasforma in qualcosa di simile al Fausto Papetti dei giorni peggiori e compone la più brutta e insignificante colonna sonora della sua carriera.
Gli astri sono contro, è evidente. Ma Boorman ancora non l'ha capito ed è tutto contento di poter far volare la sua locustocamera in giro per un'Africa di cartapesta come mai ne avevamo viste, di un razzismo così squallido che non vale nemmeno la pena tediarvi con i particolari.
Mischiando tutti questi elementi (e salvando soltanto la prova di una splendida Louise Fletcher che, infatti, si accorge di stare sul Titanic e prova a chiedere qualche revisione di sceneggiatura) è alla fine facile capire come si possa giungere a un risultato così penoso.
Penose sono le "grandi idee" di Wiliam Goodhart che parte già strampalato con una scena di supposto esorcismo nella quale Burton, al quarto o quinto whisky, rimane più che altro immobile a guardare una ragazza che si da fuoco, e subito dopo rincara la dose dicendoci che la Chiesa vuole indagare su Merrin per supposto satanismo ma, burocrazia portami via, sceglie di farlo a pista fredda, ben quattro anni dopo il purè di piselli.
Questo ci porta a uno dei pezzi da novanta di questo scrittore eh, tenetevi: lo scontro-incontro fra Fede e Scienza, un duello terribile fra Prete e Psicologa fatto di macchinari assurdi (il famigerato Sintonizzatore, capace di mettere in "sintonia" le menti tramite due lucine e due cinghie, scaglia di prepotenza L'Eretico in territori sf che nemmeno Egan e Gibson. Anzi, no scusatemi, è fantasy) e frasi dementi.
Il Sintonizzatore serve a scavare nelle memorie che Regan ha rimosso ma poco dopo la psi riassicura il prete che "quello che lei ha visto potrebbe essere stato un sogno, una fantasia, una allucinazione ma non certo un ricordo" al che Burton parte in quarta con un delirante "la macchina ha dimostrato scientificamente che c'è un antico demone racchiuso in lei" di fronte al quale, ricordando la seduta, si rimane inebetiti a riflettere sulle profondità di William Goodhart.
Ma siccome un intero film non può reggersi solo su primi piani di Burton e su sedute che più che ipnotiche paiono soporifere, ecco che ci spostiamo in un'Africa da film tv della Disney, con i suoi bravi negretti e i loro misteriosi riti.
Il set esotico innerva il gusto kitsch di Boorman che ogni volta che gli è permesso chiede tour de force clowneschi al malcapitato addetto ai costumi di turno: in Zardoz aveva conciato Sean Connery in modo da urticare la retina anche a Ray Charles, qui tocca a un improponibile James Earl Jones (ma c'è anche una camicia formigoniana in attesa di Burton nel finale) e nei film futuri regalerà altre pagliacciate a diversi attori.
Non è un caso che la sua cosa migliore sia Deliverance, sceneggiato con un certo piglio e mano sicura dall'arcigno scrittore del libro e che, per controllo di script e natura dell'ambiente, non gli ha permesso nessuno svarione.
Insomma eravamo rimasti all'Africa da cartolina dell'Alabama, con lo zulu ricercato che, precisa una puntigliosa Regan, "vive in uno strano villaggio africano, con case di fango" (sic).
Qui le cose si fanno confuse, cioè, più confuse rispetto a prima (pareva impossibile e invece...) e, manco a dirlo, spunta il misticismo pazuziano d'accatto che riesce a diventare ancora più noioso delle sedute psicologiche.
Non so se faccia più ridere il mumbo jumbo paraculoscientifico iniziale o quello animista de li mortacci tua di questa fase, credo dipenda dai gusti.
Siamo ormai persi, confusi e infelici, abbagliati dalle "geniali" opposizioni: Scienza Vs Fede, Moderno contro Primitivo, Rurale contro Metropolitano, Bene contro Male, e non c'è rimedio al torpore che ci assale proprio quando le cose cominciano a farsi intriganti e durante lo scontro finale pare pure esserci l'occasione per del freak sex fra Padre Burton e Bimba Reganzuzu.
Da consegnare a qualche malebolgia l'esorcismo finale: Regan invece di pustole e brutture tira fuori una chioma leonina, trucco sciantoso, trasparenze e mossette da gatta paffuta, Burton prima se la buffa poi la mena manco fosse un marito italiano.
L'acqua santa è so last year: fracassare di colpi il Maligno is the new black, bitches!
Persino la famigerata scalinata non sembra più la stessa e gli effetti speciali non meritano tale aggettivo e aggiungono al rococò boormaniano quel giusto tocco di circense che non guasta mai.
Da vedere solo se siete riusciti a rubare la fiaschetta a Burton e ne avete fatto buon uso prima di pigiare play...
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lunedì 30 maggio 2011
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Mai visto, e credo che continuerò così! :)
RispondiEliminaIo purtroppo la fiaschetta a Burton non l'avevo fregata e il film lo vidi lucido,ignaro della catastrofe che mi aspettava.Mamma mia,la locusta svolazzante che finta,ma più finta non si può,i confusi scontri tra scienza e fede e tutto il resto.Bollai il film come cazzata colossale,ne cancellai la registrazione e lo ficcai in un angolino della mia mente sperando di dimenticarmene.
RispondiEliminaChi dimentica è costretto a ripetere gli errori del suo passato :)
RispondiEliminaPerò dai, uno che si chiama "Rospo Pallenberg" automaticamente ha tutto il mio rispetto.
RispondiEliminaLa contiguità Zardoz (grandissimo Ebert) e Esorcista II mi mancava, ma mi spiega un sacco di cose.
Avevo qui da qualche parte un commento di Blatty sul film ma non lo trovo.. considera comunque che il vero sequel del romanzo di Blatty (e quindi del film), è Twinkle Twinkle Killer Kane (romanzo interessante), alias La Nona Configurazione (parlando di film pasticciati).
L'esorcista II, o anche La maledizione del sequel colpiva già nel 1977: inutile. Invece Zardoz, a parte Sean Connery in versione fetish-sadomaso, non è male come film, certo si può sempre fare Zardoz II.
RispondiEliminaLìberi_tutti
Ma il vero sequel dell'Esorcista non era Gemini Killer poi cinematograficamente trasposto come Esorcista 3?
RispondiEliminaL'eretico l'ho visto un paio di volte ma temo di essermi sempre appisolato, infatti non lo ricordo per niente. Non ho mai capito Burton come si è fatto convincere.
Norman
Mai visto questo. Non sono un' amante del film di Friedkin, figuriamoci se mi andavo ad ammorbare col suo seguito. Mi è bastato vedere in giro qualche scena con le locuste per avere mal di testa per un paio di giorni.
RispondiEliminaEpperò questo progetto a proposito del ruolo della donna nell' horror, mi stuzzica moltissimo, anche perchè è da tanto tempo che ne leggo qui su questo blog e mi aspetto roba illuminante (senza ironia).
Soprattutto, se la tua ricerca parte negli anni '70, mi sono sempre chiesta cosa avresti scritto a proposito di Day of The Woman.
Io lo vidi non molto tempo fa e mi sono fermato dopo circa un quarto d'ora... non volevo rovinarmi l'originale...
RispondiEliminaSì, terribile. E d'altra parte non mi sarei aspettato altro dopo l'originale di Friedkin, dalle sublimità irraggiungibili.
RispondiEliminaP.S. Hai per caso visto quell'abominio di "The Ward" di Carpenter? Mi piacerebbe conoscere un tuo parere.
Ne parlerò un po' più avanti, ora vorrei immettere due recensioni positive per mantenere la media. Mi è parsa porcata atroce, ancora meno scontabile proprio perché proviene da Carpenter. Non è nemmeno uno di quei fallimenti che almeno dici, beh, ha fatto un casino assurdo ma è caduto in modo personale, è un film non suo e così medio che fa piangere...
RispondiEliminaElvezio: mai stato più d'accordo con te, ahimè :)
RispondiEliminaMa il vero sequel dell'Esorcista non era Gemini Killer poi cinematograficamente trasposto come Esorcista 3?
RispondiElimina____
si, a memoria ricordo anche io questo. Comunque anche il romanzo di Levin è uno dei suoi meno ispirati