lunedì 16 maggio 2011

Insidious (2010)

INSIDIOUS
2010, USA, colore, 103 minuti
Regia: James Wan
Soggetto/Sceneggiatura: Leigh Whannell
Produzione: Alliance Films, Automatik Entertainment e Blumhouse Productions

Una giovane coppia (Renai e Josh) con tre bambini si trasferisce in una nuova e spaziosa casa: nemmeno il tempo di disfare i cartoni e strani accadimenti cominciano a turbare la quiete dei cinque. La casa sembra maledetta e gli spiriti che imperversano nelle stanze sembrano prendere particolarmente di mira uno dei tre figli, Dalton, portandolo infine in uno stato comatoso.


Dopo qualche mese di permanenza in ospedale viene permesso ai Lambert di portarsi in casa il figlio e curarlo lì, con l'aiuto di una infermiera. Ma i fenomeni soprannaturali riprendono con forza, sino a spingere la famiglia a traslocare un'altra volta.
La mossa non ha però l'effetto sperato: è Dalton a essere posseduto e la coppia decide di rivolgersi a un trio di esperti di poltergeist e possessioni per porre fine alla maledizione...

Non riuscirò mai a eliminare i film di James Wan dall'elenco delle mie visioni: ha un modo tutto suo di mischiare idee mediocri a spunti ottimi, scene stupende a un immaginario da sensodeprivato, buona esecuzione su sceneggiature scritte da qualche suo animale domestico in giornata poco brillante...

Ogni volta mi siedo di fronte al suo nuovo remake non dichiarato, mi entusiasmo per qualche dettaglio, mi deprimo per le infinite occasioni mancate ma alla fine della fiera mi ritrovo a sperare nel suo prossimo film e a concedergli il beneficio del dubbio.
Succede così, con insopportabile precisione, anche per questo Insidious che tale è più di nome che di fatto, una poltiglia che rimastica scondinzolante spunti di Paranormal Activity (tanto per rendere omaggio a chi qui sgancia e coordina la grana, vero Oren?) insieme a una risciacquatura di Poltergeist finendo con l'avere il sapore delle patatine quando le friggete nello stesso olio dove avete prima passato i bastoncini di pesce. O viceversa.

Abbiamo la solita famigliola standard ammereggana (lui, insegnante, si massacra di lavoro per mantenere lei che però insomma non avesse avuto i figli forse poteva sfondare come pianista, i pargoli paiono più animali distruttori e divoratori che reali esseri umani) alle prese con il Male che vuole distruggere la loro Felicità e per tutta la prima parte ci troviamo di fronte alla procedura amitystandard : porte che si chiudono da sole, voci, rumori, movimenti al limite del campo, libri fuori posto, incidenti.

Roba da manuale, insomma, ma Wan, forse perché sente il pericolo di clonare Peli in modo esagerato, forse perché vuole usare i suoi amati pupazzi e bambole, chiede al compagnuccio di birichinate Whannell di "farlo un po' strano" ed ecco che invece di cartocarbonare tutto Paranormal Activity passiamo a una seconda fase di derivazione Poltergeistiana, con un pizzico di burleque da MTV tanto per colorare e aggiornare la lezione alle lobotomie contemporanee.

Spazio quindi all'arrivo della medium, una Lin Shaye che, mi spiace, non ha il volto giusto, non ha credibilità, non può piazzare in nessuna maniera il suo personaggio: se tenta di stare seria pare buffa, se cerca di fare la spiritosa invece inquieta e se sta ferma e zitta sembra un pezzo di scenografia di un film Disney di serie B dimenticato lì per caso.
Non parliamo poi dei suoi due tecnici/spalle comiche perché se c'è una cosa che è sempre mancata a questa coppia di registi/sceneggiatori è proprio il senso del comico e dell'ironico.

Spiazzati da questa svolta e dalla conseguente intrusione, non ci rimane che assistere quindi alla rappresentazione dell'oltremondo onirico di cui ciancia la medium, un posto chiamato, dio maledica la Fantasia, "The Further", che altro non è se non un videoclip fra Lady Gaga, Cher e Marilyn Manson, con la giusta dose di Inquietante (i pupazzi e marionette semprefficaci di Wan) che viene nullificata sia dalla ripetitività della rappresentazione che dall'esagerato rococò infernale che lo circonda.

James Wan aveva in precedenza dimostrato di avere un gran bel manico nella gestione delle scene d'azione ma in questo caso pare la benzodiazepinica ombra di se stesso e riesce a farci confondere e addormentare in quelli che dovrebbero essere gli ultimi concitati minuti, con tanto di falso finale e tutto quel che si richiede al modernariato horror dei giorni nostri.
Lo fa, bisogna ammettere, spendendo ben pochi soldi: il film sembra girato con ben più del singolo milioncino di dollari che è stato speso.

A prescindere dai pupazzi, gli schemi d'assalto alla vostra calma sono i soliti: le cose appaiono e scompaiono all'improvviso e ogni due minuti circa qualcosa, dentro o fuori dal narrato, provoca un improvviso e violento frastuono e gli inevitabili sobbalzi parasimpatici che questi due stimoli da topo di laboratorio vi provocheranno sono scambiati per "paura e terrore" da chi li escogita.
Di solito questi sobbalzi sono seguiti da bestemmie, ma non in tutti gli spettatori.

La seduta spiritica che arriva con puntualità a un certo punto della vicenda è una delle più tristi e grottesche che abbia mai visto, così come Whannell che cerca di metammiccare e ironizzare scavandosi una parte da attore nella seconda metà...

Peccato, perché il potenziale era comunque ben superiore all'esito finale e Patrick Wilson funziona sempre al massimo quando il cinema lo chiama a impersonare mariti e fidanzatini senza nerbo e senza vita (chi può corra a vedere Little Children) e perché Wan può e deve dare di più. O di meno, così mi decido e lo accantono per sempre: un autore in meno da tenere d'occhio...

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12 commenti:

  1. Ciao. Non mi è piaciuto. Avevo letto molto bene in giro ma non mi ha preso per niente.
    L'ho trovato abbastanza banale e senza mordente. I salti sulla sedia sono telefonati e l'atmosfera generale non ha dato quelle sensazioni che mi hanno fornito altre pellicole.
    La parola che mi è rimasta impressa alla fine del film è stato "stupido".
    Possibile che non si possa trattare l'argomento fantasmi con un'ottica un pò diversa? mah!?

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  2. Perfettamente d'accordo, solo che io tendo a salvare la regia di Wan nella prima parte del film e anche l' uso del sonoro (quando ovviamente non ti fa bubusettete) in alcune scene (quella della mammina al pianoforte, o anche il vinile nella casa nuova). Sono convinta che quando Wan manderà al diavolo per sempre Whannel potrà fare ancora qualcosa di buono. Il problema di Insidious è una sceneggiatura pessima pessima pessima che oltre a qualche fastidioso ammiccamento, sbarella di qua e di là senza un filo logico e senza nessuna coerenza interna.

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  3. Non sarei così inclemente con questo "Insidious", e anch'io sono sulla linea di Marco il Cannibale, cioè il film mi ha dato vibrazioni che non facilmente mi giungono dalla sfera estetico-cinematografica. Io credo che occorra anche storicizzare, contestualizzare. Cosa c'è di buono sotto il sole, oggigiorno, nell'ambito "horror"? Quasi nulla, direi. Perciò, ciò che muove, seppur leggermente le acque del genere, va apprezzato (certo non osannato, per carità).

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  4. " ha un modo tutto suo di mischiare idee mediocri a spunti ottimi, scene stupende a un immaginario da sensodeprivato, buona esecuzione su sceneggiature scritte da qualche suo animale domestico in giornata poco brillante..."
    Più o meno quello che pensai dopo aver visto "Dead Silence".

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  5. (secondo tentativo - abbreviato rispetto al primo e un po' scazzato, scusatemi)

    ... dicevo, il fantastico come strumeen per osservare la realtà.
    A questo punto diventano particolarmente inteerssanti le parti "realistiche" di questi film - ed io che ho paura dei babau che saltan fuori dallo schermo all'improvviso (e dei quali il film pare abbondare) mi accrocchio sul cliché della famiglia.

    Famiglia = quella cosa meravigliosa che ti ammazza la vita e ti porta a mettere al mondo e circondarti di piccoli mostri orribili.

    E mi domandavo - stanno semplicemente continuando a riciclare lo stesso copione da anni, oppure c'è qualcosa sotto?

    Davvero il pubblico vive questo disagio riguardo alla vita famigliare?
    O solo qualcuno ne è convinto a Hollywood?

    Oppure, come diceva Theodor Roszak in Flicker, il cinema horror esiste per sopprimere il nostro desiderio di riprodurci, è tutta una cospirazione templare per portarci all'estinzione?

    L'avete letto, Flicker?
    Se non l'avete letto leggetelo.
    Evitate come la peste la versione italiana, ma leggetelo.

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  6. Scusa Davide, non so se funzionano ancora male i commenti ma non c'è il "primo tentativo"... Non è molto chiaro il tuo ragionamento (o non l'ho capito, io, allora scusa due volte), puoi ripostare?

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  7. OK, riproviamo.

    Ciò che io trovo interessante - in questo film come in tanti horror recenti - non è tanto l'elemento sovrannaturale/orrifico, quanto piuttosto il modo in cui viene rappresentata la "normalità".

    Ora, nella cinematografia fantastica americana degli ultimi... mah, facciamo dieci anni, forse più, si riscontrano due modelli di "normalità" dominanti.

    Se l'individuo è solo, è solo in conseguenza di un evento traumatico - single e basta ce ne sono pochi; ci sono un sacco di vedovi, un sacco di separati dopo la tragica morte del figlioletto o della figlioletta.

    Se viene rappresentata una situazione familiare, il "pacchetto" famiglia contiene uno zoccolo duro di sacrifici e rimpianti, ed una presenza della prole come fonte di disturbo o di inquietudine o di semplice logoramento emotivo.

    Questa non è una semplice estensine di quegli elementi narrativi che segnalano instabilità - l'ingresso nella nuova casa, il viaggio, lo specchio d'acqua...
    Questi sono elementi classici - e in casi "classici", non è necessario inserire in questi contesti elementi traumatizzati e disfunzionali.

    È come se la cinematografia recente avesse bisogno di esplicitare quella "instabilità" che nell'orrore classico era rappresentata in maniera più che soddisfacente dall'ambiente.

    Il narratore de "I Ratti nei Muri" di Lovecraft (cito il primo esempio che mi viene in mente) oggi non può più essere un individuo serio e un po' noioso che si trova a vivere in un ambiente che non è il suo, da cui l'orrore...
    Oggi deve essere un alcoolista tormentato dagli incubi per la morte di un congiunto, o qualche altra situazione del genere.

    In ultima analisi, affetti e legami - tradizionalmente "normali" e positivi (pensa alla famiglia che fa quadrato in Poltergeist) - diventano una fonte di trauma, oltre ad essere l'elemento che porta in sintonia le vittime con l'orrore del luogo.

    Insomma, la Casa degli Usher non è più percorsa da una crepa a significare la follia che serpeggia nel clan, ma piuttosto, poiché formare un clan significa scivolare nella follia, è ovvio che Roderick e sua sorella si siano trasferiti in una casa con una discontinuità strutturale.

    Allora io mi dico - se il fantastico è lo strumento che alcuni di noi usano per esplorare la realtà, cosa ci dice della reltà questo shift delle formule?

    E mi domando - è semplicemente il perpetuarsi di un cliché? Ci hanno provato una volta, anno visto che funziona, e da allora non hanno più cambiato?

    Oppure davvero lo spettatore del ventunesimo secolo vede la famiglia come trappola esistenziale e fonte di traumi, davvero si sente incapace di affrontare la solitudine e i traumi, davvero ritiene che, alla fine, la sorgente dell'orrore non sia una geografia anomala (diciamo così) ma la tendenza ad una normalità che è in realtà falsa e velenosa?

    Si tratta, come io credo, di un esacerbarsi di quel discorso un po' manicheo da WASP per cui l'orrore che ci travolge ce lo siamo cercato, lo abbiamo voluto, vi eravamo predestinati?

    Oppure è semplicemente la cospirazione di cui parla Roszack, per la quale i film popolari vengono usati per veicolare il messaggio che riprodursi è male, e la finalità della quale è l'estinzione del genere umano?

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  8. (Ottimo Mana come al solito)

    "Allora io mi dico - se il fantastico è lo strumento che alcuni di noi usano per esplorare la realtà, cosa ci dice della reltà questo shift delle formule?"

    Spero che la risposta sia una delle altre che hai proposto, qualsiasi delle altre, davvero, non importa quale, ma da buon ottimista temo che la risposta sia:

    "è semplicemente il perpetuarsi di un cliché? Ci hanno provato una volta, anno visto che funziona, e da allora non hanno più cambiato"

    Però tifo per le altre, specie l'ultima. :)

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  9. Mah, l'idea che la vita normale sia una camicia di forza esperienziale è uno dei temi chiave del noir - genere che ormai frequento più dell'ovvov.

    Nel noir, specie nel noir americano di serie B, la storia classica è che lui è un tipo a posto, con villetta mogliettina figli petulanti e cane, poi incontra la donna fatale e in capo a venti minuti di pellicola sta rubando i soldi dalla cassa in azienda, e intanto intuisci che lui e la fatale scopano come furetti... poi lo scoprono, accopa il principale, arriva la Legge, vola qualche pallottola, e lui finisce alla sedia elettrica.

    Anche lì, l'elemento "fantastico" (darsi al crimine con la complicità di una bionda da urlo per "evadere") è grande, ma è il ritratto della vita di tutti i giorni che ci dice come dovesse sentirsi il pubblico di reduci della seconda guerra mondiale riguardo alla vita domestica.

    Il noir ti diceva che cercare di evadere è inutile - la libertà è esilarante, ma in ultima analisi non porta arisultati migliori della vita conformista.

    L'orrore di oggi... mah.
    Forse ci vuol dire che tu magari pensi di avere dei problemi perché hai due figli isterici e una moglie che ti rinfaccia di averle stroncato la carriera di ballerina di flamenco figurato quando l'hai messa incinta al campeggio nel '95, ma credimi... vivere in una casa in mutuo con Satana in cantina è tutta un'altra cosa.

    Ma è un po' pochino.

    Come quel film in cui un asteroide cancella la vita sulla terra, ma mamma e papà almeno smettono di litigare e si abbracciano piangendo, quindi vai, l'umanità trionfa... cos'era? Deep Impact...

    Se è così, per lo meno la sintonia fine è andata perduta.
    A cause in fondo prosaiche (ok, i figli rompono, la famiglia vuol dire riunciare a certe cose, la casa nuovafa schifo) corrispondono effetti compensativi sproporzionati (arriva il Male con le sue armate di angeli caduti incazzati, e fa terra bruciata).

    È strano, andrebbe approfondito.
    Perché - se anche è solo un cliché replicato caninamente, da una parte è evidente che paga, e dall'altra è ragionevole immaginare che certe idee stiano filtrando nella testolina del pubblico.

    E ripeto, leggetevi Flicker, di Roszack.
    Nuovo, su Amazon.com ve lo lasciano per soli 145 dollari (che son poi cento euri) ;-)

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  10. A me, come al Cannibale e a Psichetchne, non è dispiaciuto. Sono d'accordo con gran parte della recensione, su tutto questi soggetto/sceneggiatura davvero tremendi, ma Wan, quantomeno dal punto di vista visivo, sa metterci del suo, e devo dire che in più di un momento il film mi ha parecchio inquietato.

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