mercoledì 11 maggio 2011

Il segreto dei suoi occhi (2009)

IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI
2009, Argentina/Spagna, colore, 129 minuti
Regia: Juan José Campanella
Soggetto/Sceneggiatura: Juan José Campanella e Eduardo Sacheri da un romanzo di Eduardo Sacheri
Produzione: Tornasol Films e varie

Benjamin Esposito è un dipendente della procura ormai in pensione che tenta, scrivendo un romanzo, di ritrovare le fila di un vecchio (più di 25 anni prima) caso mai risolto di sturpro e omicidio.


Attraverso una narrazione costruita su estesi flashback spesso condotti tramite l'espediente di far leggere il work in progress a Irene, sua capa al tempo e ancora al lavoro come giudice, si riapre non solo il caso ma anche l'amore ce esisteva fra i due, non consumato al tempo a casua di paure, barriere sociali e tanti altri motivi.


Esposito decide di riprendere a studiare il caso e alle indagini del passato si affiancano quelle del presente, fino all'insospettabile finale...

Non ho mai seguito un festival di cinema. Sono andato a due o tre ma mi sono trovato malissimo: ho visto replicare in carne e ossa troppe dinamiche che fanno già schifo su carta o byte e quindi stop lì. Stesso dicasi quindi per i premi tipo Oscar, Cannes e cose del genere: non seguo, non conosco i vincitori, non me ne importa e bella lì.

Deve essere per questo che arrivo con ben due anni di ritardo a questo capolavoro: se avessi notato che era riuscito a battere due grandissimi film come Il nastro bianco e Un profeta nella corsa all'Oscar avrei sicuramente goduto prima di quello che a me sembra girato e concepito  come un classico fuori dal tempo ma capace, in alcuni brevi ed entusiasmanti momenti, di mostrare anche incredibili stilomuscoli per chi si bagna le mutande con i movimenti di camera.

Io talvolta sono uno fra quelli, beninteso, e me ne sono dovute cambiare qualche paio, di tecnomutande, durante i 129 minuti del film.
I momenti sono scontati ma devo ribadirlo anche io, come credo abbiano fatto già in tanti: la scena ambientata nello stadio irrompe così improvvisa e così perfetta, trucchi o non trucchi, da lasciare esterefatti, un po' come se durante, chessò, Via col vento, venissimo improvvisamente sbalzati dentro gli spari de I figli degli uomini.
L'ho rivista qualche volta e, non intendendomene, non saprei davvero dire come Campanella sia riuscito a realizzarla e ficcarla dentro, straniera ma appropriatissima, in una narrazione che fino ad allora procedeva in modo che più classico e composto non si può.

E poi il momento in ascensore, ovvio, o la terribile discesa all'inferno del pre-finale...
Ma non credo, a questo giro, di aver tanta voglia di parlarvi dei dati tecnici, tutti perfetti, della sceneggiatura o degli ottimi attori: finirei davvero con il rifilarvi la solita pastina. Fate una ricerca google con il nome di questo film e sono sicuro che un sacco di gente avrà parlato di queste cose meglio di me e (e anche questo secondo dato conta eh, mi dispiace ma conta, non ci sono tante scuse) ben prima di me.

Così come non ho avuto nemmeno tanta voglia di scrivere la sinossi. Avevo paura di sbavare e spoilerare tutto, perché insomma, in una trama come questa non conta tanto e solo non svelare il nome dell'assassino o il finale, conta anche non evidenziare più di tanto alcuni elementi che vi farà molto piacere scoprire da soli.

Quel che più importa per me in una visione simile è il grado di ripercussione psicologico ed emotivo che essa provoca all'istante e, come le onde provocate da un sasso in uno stagno, pardon, lago alpino (insomma, meglio paragonarsi a qualche acqua bella e cristallina, no?), in eterno.

Sono film che non dimenticherai mai e che quindi ti mutano. Ti mutano consolidando tue convinzioni o indebolendole, ti mutano assillandoti per sempre con alcune immagini, ti mutano con il groppo in gola in certi momenti, con la felicità di alcuni altri e con tanti altri fattori.

Come ci sia riuscito uno che gira episodi del Dr House e Law and Order mi sorprende e perplime, ma in fondo mi lascia contento: vuol dire che ci sono ottime occasioni e tanta speranza per tutti e che altro si prepara per il futuro.

Quel che credo sia (per me, meglio mettere le mani avanti) il nodo focale di questa opera è quanto un po' mi era sembrato essere un punto cruciale de La Promessa di Sean Penn: se stai male non funzioni nemmeno a livello di anima, sul piano delle emozioni.
Se sei malato, se sei turbato, se hai una ossessione smetti di vivere, diventi un ultracorpo, un replicante.
E la cosa peggiore di tutte è, credo sia ovvio, che se stai male non puoi amare e rischi persino di danneggiare l'amore possibile o quello già costruito, quello mai vissuto o quello che ti è costato una fatica terribile mettere in piedi.

Sacheri e Campanella ci pongono di fronte a questo stato disfunzionale diverse volte durante l'inteo arco del film e ci propongono esiti differenti, compresa la guarigione, lo sblocco ma anche il rovescio della medaglia, ovvero la cristallizzazione, la messa in grafite, la colata di resina che può bloccarti per sempre in un inferno fatto di un nulla ripetuto fino alla morte.

Attorno a questo monolite terrificante, sceneggiatore e regista hanno poi avuto l'accortezza di richiamare ogni tipo di scimmia sottotestuale: la possibilità di un solo e unico amore in vita, le sempiterne questioni sui delitti e sulle pene, i legami delle dittature con il crimine, la passione che divora tutto e tutto domina fino al punto di tradirti e dannarti e mille altri ancora.

Che contano eh, contano un sacco e anche da soli potrebbero benissimo reggere, ma che in questo momento, fresco reduce dalla visione, non riesco a considerare più di tanto, così come non mi interessano le altre tante verità importanti, quali appunto la tecnica solidissima, i cambi di registro e genere (storia romantica, poliziesco, thriller, quadretti semicomici...) che magari per altri sono il cuore dell'opera e che sono tutti elementi di pregio.
Ma di fronte a quella verità così semplice e così potente e implacabile svaniscono e sbiadscono.

Riescono ancora a girare film simili, ne continueranno a girare anche nel futuro, forse è solo la caccia che è diventata un po' più difficile e la fiducia che è venuta meno.

Correte a vederlo e poi tornate da queste parti a parlarne, magari sarò un po' più lucido, meno abbacinato, e potremo discutere ed evidenziare anche tanti altri particolari...

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10 commenti:

  1. Ero già corso a vederlo. Hai detto tutto. Lo hai detto benissimo. Che altro potrei aggiungere? Per farlo forse dovrei rivederlo.

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  2. Un film incredibile, tecnicamente e per impatto emotivo.
    A me resta giusto il rammarico per la chiusa finale, forse troppo positivista, ma giusto per fare le pulci a un prodotto davvero stupefacente.

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  3. Mannaggia. Non l'ho ancora visto.

    Mi sa che mi toccherà ringraziarti per avermelo ricordato…

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  4. Bene, grazie, in pipe diretta!

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  5. Massimo rispetto per Campanella, che si è rivelato un regista da tenere d'occhio (in senso buono, che da tenere d'occhio in senso cattivo ce ne sono pure parecchi), ma il fatto che abbia girato episodi di House non mi stupisce. Fino a qualche stagione fa era uno dei migliori prodotti televisivi in giro, e c'erano dentro, guardacaso, parecchi dei temi che tornano in questo film, in particolare il dolore che impedisce di avere una vita normale o affetti... quindi chissà, l'esperienza televisiva gli ha magari lasciato qualcosa che poi è tornata utile per questo film.

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  6. Un mio amico molto in gamba l'ha trovato splendido, io mi sono annoiato più che ai tempi delle maratone Wenders e non riesco a demolirtelo perché non ci ho visto nessuna delle cose che ci hai visto tu.
    Mi è sembrato lento, sgangherato e irrisolto.
    Non mi è stato possibile empatizzare con due protagonisti inetti e ribolliti. Anzi li ho trovati detestabili.
    Opinione epidermica e ingiustificata? E perché no? L'onere della prova spetta a chi vede qualcosa, chi non vede nulla può solo alzare le spalle.
    Ma siete in tanti (troppi!) a definirlo un capolavoro e io potrei essere il classico tipo in contromano sull'A!. Ci penso.

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  7. Eh, però hai scritto una bella risposta...

    Se per contromano intendi in torto direi proprio no, per fortuna (o sfortuna) quando si parla di proprie sensazioni al cinema torto e ragione sono un po' difficili da applicare e trovare.

    Bisognerebbe più che altro pensare ad altri film simili e vedere se anche quelli non ti sono piaciuti, giusto per stabilire se il tuo è un gusto preciso, formato e continuo nel tempo o è stato il rutto del momento della visione, ma non riesco a scovare così, all'istante, film più o meno rapportabili a questo...

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  8. Nemmeno io.
    Comunque la scena allo stadio è ottima. Quella sì che lascia a bocca aperta.

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  9. Meraviglioso. Il classico film da proiettare nelle scuole di cinema per perfezione di sceneggiatura, poliedricità di regia, capacità di parlare dell'uomo e della Storia contemporaneamente, assoluta perfezione nella direzione degli attori (vedi scena dell'interrogatorio). Il terzetto delle nomination all'Oscar stranieri di quell'anno è tra i più importanti degli ultimi 20 anni. Per non parlare del vincitore dell'anno scorso, Departures e di 2 candidati di quest'anno, Biutiful e Dogtooth. Personalmente è la sola categoria di cui fido agli Academy Awards.

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  10. "Personalmente è la sola categoria di cui fido agli Academy Awards."

    Sai che mi hai convinto? D'ora in poi la terrò d'occhio.

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