F
2010, UK, colore, 79 minuti
Regia: Johannes Roberts
Soggetto/Sceneggiatura: Johannes Roberts
Produzione: Black Robe e Gatlin Pictures
Robert Anderson è un uomo di mezza età molto amareggiato e cupo, che divide la sua vita fra un divorzio e una carriera di insegnante che non gli riserva grandi soddisfazioni. Molti dei suoi alunni non sembrano recepire alcun insegnamento ed è circondato da giovani sempre più violenti e ostili.
Lui reagisce a questo degrado con disprezzo e mentre consegna i compiti in classe assegna una F a un suo alunno, deridendolo poi di fronte all'intera classe. La F sta per Fail quando di solito, per pratica più politically correct, si dovrebbe assegnare un RS (resubmission). Il ragazzo in questione non esita nemmeno un istante e picchia l'insegnante, lasciandolo svenuto di fronte alla cattedra.
L'evento segna un rapido declino per Robert: la direttrice gli chiede di non denunciare l'evento, l'uomo comincia a bere e richiudersi in se stesso. Lo shock della violenza lo rende debole e qualche mese dopo si ritrova ormai alcolizzato, incapace di gestire la classe che prima teneva in pugno.
Nella classe è presente anche sua figlia e Anderson, frustrato dall'ennesima disobbedienza, la punisce facendola rimanere in aula fino a sera. L'edificio è quasi deserto, rimangono due guardie, alcuni inservienti e pochi professori. Alcune figure incappucciate circondano la scuola, penetrano nell'edificio e, forti del fatto che gli altri adulti non sembrano dar retta all'allarme lanciato da Robert, cominciano a imperversare, uccidendo carie persone.
Robert dovrà tentare di proteggere sua figlia dall'assalto di questi ragazzi ma...
Giusto pochi giorni fa avevamo discusso insieme di Cherry Tree Lane e arrivo ora alla visione di un film, F, che giunge all'estremo che attendevo da molto tempo, estremo del quale avevo già percepito qualche avvisaglia in Ils.
Sì, siamo di fronte all'ennesimo Hoodie Thriller, come è già stato battezzato questo sotto-sotto genere a base di giovani ragazzi problematici che torturano, violentano e uccidono qualsiasi adulto gli si ponga di fronte.
L'Hoodie Thriller è un prodotto per la maggior parte inglese, ma non mancano eccezioni sparse in giro per l'Europa e il mondo intero e ha corso sovente il rischio di sbrodolare sul versante del pamphlet sociologico con tutto quel che ciò comporta.
Per fortuna a Johannes Roberts non interessano colpe e soluzioni, non importano degrado, droga e sistema scolastico inefficace e men che mai si cura di televisioni cattive maestre, genitori assenti e periferie anaffettive.
Roberts guarda questi ragazzi che ormai affollano con tragica e inesorabile puntualità le pagine della cronaca nera inglese e non riesce a capirli. Gli sembrano "altro", sono alieni e incomprensibili, non vi è nessun livello di comunicazione possibile e da questa serie di constatazioni non può che scaturire la fortunata rappresentazione estetica che mette in scena nel suo F.
I ragazzi incappucciati che penetrano nottetempo nell'edificio non sembrano nemmeno umani. Non riusciamo mai a scorgerne il volto, si muovono con agilità scimmiesca, spesso arrampicandosi su scaffali e librerie, non emettono suoni e non comunicano nemmeno fra loro. Sono cugini di terzo grado dei vari zombi e vampiri e come i parenti più famosi anche loro predano e uccidono gli umani senza mostrare alcun tipo di empatia o pietà.
Proprio come i non morti, anche loro sono molto simili l'un l'altro, quasi indistinguibili: un branco silenzioso e mortale che applica una legge del taglione tutta sua che prevede pene capitali per peccati veniali.
Il naturale e il razionale che avevano connotato l'hoodie horror, in F(e sembra evoluzione del tutto appropriata e condivisibile, attesa , appunto) muta in un territorio borderline con il soprannaturale, del quale ricalca sia la rappresentazione del mostro che le sue apparizioni e modus operandi, il tutto all'interno di una atmosfera d'assedio che, fin dalle dichiarazioni del regista, ricorda da vicino certi "assalti" di carpenteriana memoria.
Come Johannes Roberts sia riuscito a concepire tali svolte e a costruire simili geometrie rimane per me il mistero e il miracolo principale della pellicola: il suo precedente Darkhunters mi aveva quasi reso cieco per l'orrida qualità e del seguente Forest of the Damned ero riuscito a vedere a malapena una ventina di minuti prima di sentire il bisogno impellente di versarmi candeggina sulle pupille e acido solforico nelle orecchie: tanto di cappello, Mr Roberts.
Certo, qua abbiamo qualche soldino di più in ballo e una sostanziale unità di spazio e tempo (entrambi ben circoscritti) che aiutano, così come aiuta avere un gruppo di attori ben più valido delle precedenti cagnare: David Schofield ha un controllo diabolico su tutte le rughe del suo viso ed è impagabile sia quando gioca a fare il professore acidello sia quando in seguito s'abbruttisce di alcol mentre convince un filo meno nell'ultima parte.
Il resto del cast è un buon ingorgo di caratteristi e seconde file che sanno giocare con gli stereotipi stando sempre in equilibrio e non facendoceli (quasi) mai pesare.
Aggiungete al gruppo anche quello splendido attore non protagonista che è l'edificio scolastico, tutto corridoi oppressivi e stanze buie, decorate il piatto di portata con una colonna sonora adeguata e a tratti superiore alla media e avrete il vostro solito film sui ragazzi cattivi cucinato in modo abbastanza diverso da farci interessare al tutto ancora una volta, in particolare tenendo conto che le scuole e i teen ager inglesi sono sempre due spanne più perturbanti dei loro cuginetti oltreoceano...
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Filmato:
mercoledì 18 maggio 2011
F (2010)
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Dunque... l'ho visto la settimana scorsa e mi è piaciuto parecchio. Ho letto 2/3 recensioni che lo davano come la solita schifezza di serie B... eppure mi continuavano a ronzare in testa quei "robi" incappucciati che "non esistono" e non mi hanno fatto la notte.
RispondiEliminaDopo che ho letto la tua rece ho tirato un sospiro di sollievo perché pensavo di averci visto male.
Io l'ho addirittura preferito a cherry tree lane.
Sì ma non è che se io dico che è buono significa qualcosa eh, belin e che sono, Elvezio Cartina Tornasole? :)
RispondiEliminaAnche a me è piaciuto più di CTL: migliore gestione degli spazi, attori meno fanfaroni, fotografia superiore, atmosfera più snervante...
Visto questo ben di Dio di atmosfera e regia, perchè Roberts si è dimenticato dello splatter? Questa per me è l'unica scemenza che ha fatto in questo film, un errore che ai miei occhi però gli è costato caro...
RispondiEliminaBeh ma magari non gli interessava...
RispondiEliminaIo amo lo splatter se usato con gusto, ma la sua presenza o meno in un film non è mai determinante, anzi forse apprezzo di più la violenza e il sangue tenuti fuori scena, perché forzano la tua immaginazione e di solito io riesco a immaginare cose molto più violente e splatter di quelle esposte sullo schermo...
Signor-Dio-Padre-Di-Tutti-gli-Horror Elvezio, volevo solo dire che avendo letto male in giro pensavo di averlo apprezzato solo io... è sempre consolante avere un parere concordante, no?
RispondiEliminaComunque se vuoi fare il pieno all'ego, lo sai benissimo che sei uno dei miei punti di riferimento ;)
CTL (se hai letto il commento che ti lasciai) non è male ma su 75 minuti di film ce ne sono 40 iniziali di "nulla cosmico"... terribile.
Ma LOL!
RispondiEliminaIn effetti i primi minuti con la cena sono un po' così così, diciamo...
Interessante notare come nela pellicola il "peccato" del protagonista, l'azione che apre le porte al male (è un classico del cinema orrifico - la regola "chi scopa muore" è una variante/semplificazione)...
RispondiEliminaCurioso dicevo che il peccato originale del protagonista sia una infrazione al politically correct - l'uso del vecchio F al posto del politicamente corretto RS...
Invece io, pur avendolo apprezzato, avrei preferito che lo splatter venisse del tutto lasciato fuori campo. Quel poco che c'è (e mi riferisco a una scena in particolare) mi è sembrato fuori luogo, come se all' improvviso il regista avesse scelto di derogare al rigore assoluto tenuto fino a quel momento.
RispondiEliminaVedi, Alan? Cento teste cento film...
RispondiEliminaIo credo che ci siano narrazioni per le quali lo splatter, anche più estremo, è il giusto mezzo di espressione mentre ne esistono altre in cui anche solo un minutino di gore diventa pornografico. Ecco, F a me sembra appartenere a questo secondo tipo e sì, anche io ho visto le poche concessioni allo splatter come ingiustificate...
Ho visto che solo l'unico a pensarla in questo modo, poco male :D Rimango comunque del parere che ci sono particolari casi in cui l'assenza dello splatter va a discapito della qualità della pellicola perchè la rende senza spina dorsale! E' un pò come se tu aspettassi spasmodicamente per aprire il tuo pacco di natale, che hai osservato per giorni e giorni sotto l'albero, e poi quando arriva il fatidico momento, non trovi niente al suo interno. Ecco, con F ho avuto proprio questa sensazione :)
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