THE BELIEVERS – I CREDENTI DEL MALE
1987, USA, colore, 113 minuti
Regia: John Schlesinger
Soggetto/Sceneggiatura: Mark Frost da un romanzo di Nicholas Conde
Produzione: Orion Pictures Corporation
Cal Jamison, psicologo che si occupa di agenti di polizia e dei loro stress, assiste insieme a suo figlio di otto anni, Chris, alla morte della moglie a causa di un banale, terribile incidente domestico.
Cal sceglie di trasferirsi da Minneapolis a New York per tentare di cambiare vita ma una volta arrivato nella metropoli si imbatte in strani culti cubani con tanto di sacrifici umani.
Nel tentativo di curare un poliziotto da un forte terrore nei confronti di questa setta, Cal si ritrova sempre più invischiato e dovrà fare ricorso a ogni energia per proteggere suo figlio e la sua nuova compagna...
Ogni volta che rivedo The believers il primo concetto che mi passa per la testa e lì si accomoda per tutta la durata del film è: lotta continua.
Vi è la lotta del soggetto con i suoi tempi. La Orion cerca di capitalizzare sul Satanic Panic (poco importa la natura della religione in questione, questi prendono bambini e ci fanno i sacrifici) proprio quando questo comincia a mollare il colpo e scomparire.
Lotta dello sceneggiatore con il materiale di base. Mark Frost viene dalla televisione (e lì tornerà a gambe levate), preferisce il poliziesco, non ama questo tipo di narrazioni e si spacca la testa (che non è granitica e stracolma di neuroni già di suo) contro un romanzo discreto e difficile.
Lotta del regista con lo sceneggiatore. John Schlesinger è uno dei miei registi preferiti di sempre, dai tardi Sessanta a metà Settanta ha inanellato una serie strepitosa di titoli fondamentali che hanno plasmato il mio modo di vedere e amare il cinema: Via dalla pazza folla, Un uomo da marciapiede, Domenica maledetta domenica, Il giorno della locusta e Il maratoneta. Qui si ritrova con uno un emmenthalscript che latita sia nel reparto logico che in quello psico-logico e con un soggetto che è agli antipodi dei suoi interessi, deve quindi giocare a fare lo yes-man senza averne la dabbenaggine e la mediocrità e non è cosa facile.
Lotta di Martin Sheen contro Cal Jamison. Gotta love Martin, sia per certi ruoli che per la sventura di avere un figlio che si copre di ridicolo e che per tale unica ragione viene adorato dalle (a)narcomasse. Ma l'uomo non ce la fa, legge il copione e non capisce perché il suo Cal sia così schizofrenico e idiota, così ciclotimico e in balia del vento. Non ce la fa a star nudo in cucina a guatare sua moglie mentre frigge, non riesce a mostrare un grammo di affetto per suo figlio (anzi, spesso lo beccate mentre lo osserva come se fosse un alieno, con questo sguardo che gli Sheen genecondividono con Michael J. Fox), non è certo granché se deve correre e indagare eventi dei quali non capisce nemmeno le premesse e sfonda nel ridicolo quando arriva, pulcino bagnato, a sedurre la tizia di turno.
Lotta del tema contro lo schermo/spettatore: Santeria, Brujeria, Hoodoo e tutto il resto (per accomunare elementi anche distanti) sono elementi difficili da portare su grande schermo con una certa serietà. In parte per loro mancata o distorta assimilazione in certo immaginario occidentale (ne sappiamo poco, confondiamo ruoli e figure, non capiamo finalità e origini) e ancora di più per il rischio del ridicolo che sempre, purtroppo, si presenta quando a noi jeansmagliettari fai vedere qualche tizio vestito di strambe robe colorate mentre sgozza una gallina e dice mutumbubijumbudurumbucalumbu fumando un sigarone.
Pochi sono riusciti a portare questi temi su celluloide evitando questi rischi, Schlesinger ce la mette tutta e in alcuni momenti ci riesce, ma il nostro sorriso idiota, colpevole e ignorante è sempre lì dietro ogni stipite, in attesa di qualche interpretazione e visione razzisea e becere che lo attivino.
Impossibile non domandarsi perché qualche produttore sano di mente abbia voluto anche solo pensare di gestire una serie di lotte di questo tipo, ma con il senno di poi è forse più facile vederle. Il vero miracolo è che nonostante tutti questi ostacoli The believers riesca a essere, per molti tratti, un ottimo slow-burner in grado di regalare parecchie scene memorabili.
Questo avviene in larghissima parte per esclusivo merito di Schlesinger che cerca di giocarsela sull'atmosfera, su echi iraleviani (la cospirazione dei ricchi avidi, il Male nella modernissima New York) e su ottimi spunti scenografici che scovano angoli di una New York inusuale, poco vista al cinema e più calda del solito. Agli esterni fanno eco certi interni ben concepiti, fra lusso e fatiscenza e questa serie continua di location di forte impatto fornisce uno scheletro sufficiente per non badare allo Sperduto Sheen e concentrarsi sulle scene pivotali.
Contribuisce alla resa finale anche l'incredibile Malick Bowens nella parte di Palo, con una prestazione così mesmerizzante e terrificante da mandare il buon Tony Todd all'asilo a ripassarsi le basi di ogni scare tactic. Non così bene il resto del cast (tutti adulti, come si usava un tempo) che ha qualche ottimo caratterista e qualcuno invece troppo entusiasta e gigione. Come sotto altri aspetti tecnici, anche la composizione del cast richiama in qualche modo alla mente Rosemary's Baby. Partenza al fulmicotone e post finale tanto obbligatorio quanto piacevole sono le due fette di pane buono che chiudono un cinesandwich dagli ingredienti che urlano per un intervento dell'Igiene.
Rimane il rammarico per quello che avrebbe potuto essere il film se dotato di ben altra sceneggiatura e un interprete diverso: così ci ritroviamo con la vicenda monca di un padre anafettivo che, psicologo e sposato con una antropologa, non prova il minimo interesse per religioni, tradizioni e culti, tratta male la cameriera ispanica di turno per le garabattole religiose sparse che la poveraccia sparge per casa salvo poi, all'ennesimo scriptscivolone, convertirsi in un lampo, uno psicologo che non capisce le persone che ha accanto e che si ricorda di essere tale solo nell'ingabbiato climax...
Film che a me ha regalato tantissimo, che ho rivisto con molto piacere e che rivedrò ancora prima di schiattare (sempre che non mi si rovesci male il latte domani, ahr ahr) ma che, come già capitato qualche giorno fa, non mi permetto di ipotizzare che possa piacere a molti...
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venerdì 27 maggio 2011
The believers (1987)
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E' uno dei miei preferiti di sempre, sarò grave?
RispondiEliminaSei in compagnia allora. So che non si tratta, da un punto di vista oggettivo (se esiste) di un capolavoro, ma a me piace molto. Proprio per questo ne odio ancora di più i difetti...
RispondiEliminaPiace anche a me nonostante i suoi mille svarioni (su tutti la morte della moglie).Sarà per l'impatto di alcune sequenze,ma nonostante le sue imperfezioni per me resta un buon film.
RispondiEliminaP.S.Il finale è una delle mie sequenze preferite,sarà completamente illogico ma colpisce.
Lo vidi anni fa spinto dal trailer angosciante, nonostante i vari svarioni della trama,per me conserva intatto tutto il suo fascino.
RispondiEliminaRimpiango molto l'epoca,pochissimi anni fa a ben vedere,quando si facevano questi film magari imperfetti ma con un anima.