mercoledì 27 aprile 2011

Let's Scare Jessica to Death (1971)

LET'S SCARE JESSICA TO DEATH
1971, USA, colore, 89 minuti
Regia: John D. Hancock
Soggetto/Sceneggiatura: John D. Hancock e Lee Kalcheim
Produzione: The Jessica Company e Paramount Pictures

Jessica si è appena ripresa da un forte esaurimento nervoso che l'ha costretta a passare sei mesi in una clinica e il marito, nel tentativo di salvare il matrimonio, sceglie di trasferirsi dalla frenetica New York alla quiete di una casa sul lago, nel Connecticut.


Insieme all'amico di famiglia Woody i tre si imbattono in una ragazza, Emily, che, credendo inabitata la magione, vi si era trasferita. Jessica propone a Emily di rimanere e la ragazza accetta, cominciando a esercitare un certo fascino sui due uomini, grazie a una fisicità esuberante e un comportamento che pare il totale opposto di quello della nervosa, poco sensuale e spaventata Jessica.


Ben presto, fra antiche storie sui precedenti abitanti della casa, ostilità dei locali, apparizioni e misteriosi fatti di sangue lo spettatore verrà trascinato, insieme alla protagonista, in una spirale dove non è facile distinguere la realtà dall'allucinazione.

Tre persone adulte come protagonisti, con la donna che non rispecchia i canoni della bellezza imposti; una serie di avvenimenti che confondono sempre di più lo spettatore e che non vengono spiegati da un finale che sveli tutti gli incastri e dia una patina razionale all'accaduto; un continuo spostarsi da un archetipo all'altro impedendo (alleluja) il facile incasellamento ai sempre indaffarati ragionieri della paura e ai terroretichettatori; ritmo lento e mancanza di reali avvenimenti importanti, di twist e svolte...
Nessun dubbio su quanto possa essere difficile, per certo urlante pubblico contemporaneo, trovare spunti di interesse in questa atipica gemma di inizio Settanta, creata da tali John D. Hancock e Lee Kalcheim con ben pochi soldi e che a entrambi riserverà una disattenzione di pubblico e critica per relegarli a una futura, anonima serie di lavoretti televisivi.

Non che Let's Scare Jessica to Death sia privo di difetti, anzi, è proprio nel suo riuscire comunque a bypassare certe falle logiche, una generale inconsistenza e profondità delle psicologie e alcuni giri a vuoto del suo motore già tenuto al minimo che la pellicola diventa ancora più pregevole.
Questo per merito, come spesso accade in prodotti che latitano nel reparto sceneggiatura, di un buon uso del paesaggio e del sonoro e un saper spargere segni magari ricorrenti nella storia del cineperturbante ma sempre efficaci se ben gestiti.

Ad aggiungersi a questi lati positivi c'è l'ottima prestazione di Zhora Lampert, anche lei in seguito destinata a un oblio fatto di tanta televisione e pochissima celluloide. Lampert ha volto spigoloso e buona intuizione nel non giocare tanto sulle corde della follia sonopazzapazzapazza quanto su quelle, più suggestive, della paura.
Paura di impazzire di nuovo e paura per quello che gli compare sempre più spesso attorno, con il viso che quando non è distorto da spasmi di angoscia e terrore diventa ancora meno rassicurante, attraversato com'è da un sorriso forzoso e impacciato quando gioca al desco famigliare o all'allegria balneare.

Robert Baldwin esercita luci e lenti in attesa di un futuro ventennio che lo vedrà frequente direttore di fotografia di certa malperserie B (Basket Case 2, Frankenhooker, Blood Bath, Zombie Island Massacre...) e si concentra su stagione e paesaggio, risultando più incisivo quando butta il cameranaso fuori dalla casa, mentre gli interni non dicono poi molto e paiono banali i pochi, azzardati giochini sui volti degli attori.

Il reparto sonoro funziona bene sia negli assordanti bisbigli che nell'interessante miscelarsi di voce narrante, pensieri della protagonista e dialoghi, così come sono rozzi ma efficaci i pestoni da fabbro che Orville Stoeber molla sui suoi synth.

Sono questi i pilastri sui quali Let's Scare Jessica to Death gioca tutto il suo precario equilibrio, minato un minuto sì e l'altro anche da una serie di personaggi che non vengono mai dipinti con cura e che se hanno almeno il pregio di non essere stereotipati teen ager da saldi estivi non riescono comunque mai a funzionare e, in alcuni casi (Woody, la ragazza del lago) paiono inutili all'economia della narrazione.

Ottimo invece il continuo gioco di allusioni e rimandi che non permette allo spettatore nessun tipo di facile intuizione.
Il marito, in combutta con qualcuno, vuol fare impazzire la moglie? Si tratta del classico film sulla casa maledetta? No, aspettate, è una storia di vampiri, c'è pure la bara-custodia di contrabbasso! Ah, ok ho capito, vinco io: ghost movie! Oppure, oppure, guardali come camminano, sarà mica qualche variazione su Stepford Wives? Ma... Ma vuoi dire che lei è davvero matta da legare e bella lì?

A questo aggiungiamo qualche ultimo tocco di quelli che sono tenuti in gran riguardo da queste parti, sia per esempio un azzeccato gioco di confusione delle prospettive con una certa soggettiva di Jessica in macchina che, in particolare la nozione di rovina economica che pervade spesso tutte le narrazioni in cui una famiglia si sposta in una casa sinistra, e potrete capire come il sottoscritto reputi Let's Scare Jessica to Death pellicola importante, da vedere vuoi per completezza di un certo quadro storico vuoi per puro piacere emoestetico.

Altri film nell'Archivio Recensioni Cinema

Filmato:

26 commenti:

  1. BELLISSIMO!!!!!!!!!!!!

    poi appena ho tempo leggo anche la recensione :D

    RispondiElimina
  2. Da intendersi "appena ho tempo di imparare a leggere", ovvio... :D
    Schersi a parte, non avevo dubbi che fosse uno dei "tuoi" film. Sì, molto bello.

    RispondiElimina
  3. Mai visto... e anche se non sono un appassionato dell'old-school vedo di recuperare!

    RispondiElimina
  4. Molto interessante,mi metto a cercarlo...
    P.S.La locandina è stupenda!

    RispondiElimina
  5. Ne ho solo visto spezzoni in giro, ma ricordo una vecchia recensione (di Kim Newman?) che me lo aveva fatto restare in mente per un po'.
    Toccherà procurarselo.

    RispondiElimina
  6. @ Fra Moretta: infatti.
    Tanto bella che hanno pensato bene di cambiarla per l'edizione in dvd con una copertina che manco li cani:

    http://2.bp.blogspot.com/_PM6oS-JfvqU/TIV6QfYVegI/AAAAAAAADks/QJOHaPNJYPA/s1600/jessica1.jpg


    sigh...

    RispondiElimina
  7. Ooooh, finalmente si può commentare!! Desideravo dirti che personalmente preferisco mille volte di più leggere le tue recensioni (così architettoniche, così lecorbusieriane, così kenzotangiane, insomma così linguisticamente levigate come il ponte di Carlo Scarpa alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia - che ti consiglio di andare a vedere, perchè merita come opera architettonica), che qualsiasi tuo romanzo (fantasy o horror che sia). Bentornato tra noi :)

    RispondiElimina
  8. E io mi diverto di più a scriverle rispetto ad altre narrazioni.Aspettatene altre nei prossimi giorni, i'm on fire per quanto riguarda le vision e non solo quelle.

    :)

    Ma non sfruttiamo questo post per commentare altro post. Di solito lascio massima libertà di commenti, proprio per questo mi aspetto che la sola volta che chiedo di rimanere in tema si rispetti la mia richiesta.
    Cancellerò qualsiasi OT questa volta.
    Ma: grazie per i complimenti, servono.)

    Tornando in tema...

    Credo che il paragone fra le due locandine non faccia altro che rafforzare l'impressione negativa che è già presente nel corrente abuso dei remake, siamo in un periodo di riflusso estetico-creativo che colpisce ogni singola arte e ogni singolo settore all'interno di quella arte o prodotto. Passerà, credo, ma intanto lo stiamo subendo come non mai...

    RispondiElimina
  9. @Elvezio.Hai ragione,la nuova locandina è terribile,quella vecchia se la mangia mille volte.

    RispondiElimina
  10. Ma infatti, adesso la smetto. Questo film non lo conoscevo affatto, e quindi ti ringrazio anche della segnalazione.

    RispondiElimina
  11. Quoto in toto uno dei post di psichetechne (e sarà l'unica volta che succede), ma non dico quale per non essere cassato :-)))
    A me piace l'old school quindi vedrò di recuperare, e sempre evviva le bestie da soma di montagna che non sono gli asini!
    Baci a profusione!
    Orli (ex Criceto Assonnato)

    RispondiElimina
  12. Ogni tanto il tuo non asino portalo a bere al torrente che altrimenti si sfinisce, povera bestia...

    RispondiElimina
  13. Bellissimo spezzone!
    Super fotografia e perfetta protagonista.
    Molto strano che non ne abbia mai sentito nemmeno parlare. Lo cerco di sicuro, grazie.
    Giuseppe

    RispondiElimina
  14. L'ho recuperato e apprezzato Elvezio.Come dici tu il film non è classificabile in una qualche categoria è ambiguo,ma questa ambiguità ne è anche uno dei punti forti.(Guarda la scena in cui Emily e Jessica nuotano insieme,voleva solo scherzare o annegarla?)Per una volta niente si spiega e nulla si ricompone,mentre lo spettatore può tornare a casa con incubo in più.

    RispondiElimina
  15. E questo da dove l'hai rispolverato Elvis? Anch'io non ne avevo mai sentito parlare. Spezzone interessante quello linkato, non sembra neppure un film così "antico". E' stato per caso restaurato?

    Norman (anzi Normaaaaaaaaaan)

    RispondiElimina
  16. Probabile che abbiano ripulito il tutto per il dvd, sì!

    Norman!

    Lo sai che non ti devi agitare quando guardi le donnacce che fanno il bagno, mi dispiace di averti fatto vedere lo spezzone, mamma ti vuol bene e ti aspetta in cantina...

    RispondiElimina
  17. Visto stanotte: m'è piaciuto un sacco! Grazie davvero per la segnalazione, ci tenevo a dirtelo :)
    Anche la bestiola, abbeverata al torrentello mentre faceva uno stream-of-consciousness, è felice :)
    Orli

    RispondiElimina
  18. Minchia, comunque fate impressione per velocità di recupero e aggiornamento.
    Fra ci ha messo poche ore, tu qualcosina di più, avete il pepe al culo!
    Sul serio: grazie a voi per la fiducia, as usual...

    RispondiElimina
  19. credici o no, non ho ancora imparato a leggere... spero di poter valutare il tuo output entro il week end, mi interessa davvero, porco mondo!

    RispondiElimina
  20. Maledetto, è che ti rotoli troppo per i campi e quindi regredisci... Lo sanno tutti che se si rotola per sette volte in un campo dell'Alta Val Trebbia si diventa un Piccolo Greg...

    RispondiElimina
  21. "Ottimo invece il continuo gioco di allusioni e rimandi che non permette allo spettatore nessun tipo di facile intuizione."

    yes ma davvero YES

    e poi aggiungiamoci anche che il film fa un discreto sesso con tutte quelle situazioni impacciate e quei silenzi.

    bene, cartellino timbrato, torno a rotolarmi, buon WE!!!

    RispondiElimina
  22. Speravo però che mi parlassi degli incredibili baffi del co-protagonista e di come un tempo insomma fosse normale avere i baffi e ora invece è roba stramba, che se hai i baffi ora o sei un pervertito o hai qualcosa comunque da nascondere.

    Tipo che in serie A di calcio negli anni Settanta e anche un po' Ottanta se avevi i baffoni eri un duro da paura ora invece devi farti i tatuaggi da mafia russa...

    Viva Roberto Pruzzo, Terraneo e anche volendo Virdis.

    RispondiElimina
  23. A parte i baffi del co-protagonista (molto seventies, è vero, ottime osservazioni), c'è una cosa che mi ha incuriosito, spulciando in rete, ed è il fatto che tutti i recensori dell'epoca abbiano sempre sottolineato i tratti "etnici" della protagonista.
    che, sarà che noi qui siamo in area mediterranea e ormai nel ventunesimo secolo, ma a me la Lampert (bella donna) pare piuttosto... mah, qual'è il contrario di "etnico", "globale"?

    Nel senso che la guardo, l'apprezzo ma non noto, in prima battuta, una supposta etnicità.
    Per cui mi domando - visto che all'epoca invece ovviamente lo notavano (per lo meno negli USA), non sarà che il regista ha giocato anche su questo elemento per sottolineare l'alienazione della protagonista?
    È l'unica mora coi capelli corti in un mondo di bionde coi capelli lunghi?
    È l'nica non-WASP della pellicola?

    Sarebbe bello se fosse così, perché indicherebbe che chi ha fatto il film ha pensato a come incasinare la testa al pubblico a tutti i livelli.
    Denota cura, passione, e marchia un buon lavoro.

    RispondiElimina
  24. Ma sai che è verissimo?
    Anche io ero rimasto colpito da sta cosa che la trovavano esotica o dai tratti etnici. Che poi, belin, se non aggiungi qualcosa a quell'etnico, cosa mi significa da solo?
    Poi sì, il regista le ha messo "contro" due tipe molto diverse da lei e abbastanza simili fra loro, ma sta cosa dell'etnico, ecco...

    A me spiace, penserò male, ma mi sa di uscita di un unico critico/recensore in seguito copiata e riverberata un po' a muzzo da molti altri...

    RispondiElimina
  25. Io penso peggio, allora - che si tratti di una cosa presa dal press-kit del produttore fatto circolare fra i recensori (anni '70 - gli sneak preview li facevano persino per l'horror).

    Ma se era parte del package pubblicitario ufficiale, allora davvero l'esotismo della Lampert era strumentale...

    RispondiElimina
  26. Elv ha i baffi, ormai è certo

    RispondiElimina