CHERRY TREE LANE
2010, UK, colore, 77 minuti
Regia: Paul Andrew Williams
Soggetto/Sceneggiatura: Paul Andrew Williams
Produzione: Steel Mill Pictures
Una coppia borghese intorno ai quaranta, Christine e Mike, si prepara all'ennesima cena fatta di incomprensioni e silenzi, in attesa del ritorno del figlio adolescente.
Al posto del ritorno del prodigo spetterà loro subire l'arrivo di tre teen agers che, minacciando la donna, penetrano in casa dei due, li legano con del nastro adesivo e cominciano ad aranciameccanicheggiare bevendo, saccheggiando e arrivando ben presto alla violenza sessuale nei confronti di Christine.
I tre aspettano il ritorno del figlio della coppia, con il quale hanno da regolare qualche conto e, per ingannare l'attesa ne combinano di ogni, spargendo qualche perla di saggezza per bocca del più cool di loro. Quando al gruppo si aggiungeranno anche due ragazze e un bambino l'appartamento giungerà alla massa critica e il collasso nel buco nero sarà fra i più spiacevoli visionati negli ultimi tempi.
Seguo da tempo il lavoro di Paul Andrew Williams e ho visto sempre con piacere tutti i suoi lungometraggi (Cherry Tree Lane, The Cottage, London to Brighton, con quest'ultimo due tacche superiore agli altri) compreso anche il notevole The Children nel quale si è limitato alla scrittura.
Si tratta di uno degli artisti più solidi della nuova Hondata britannica e ha, come spesso succede da quelle parti, i suoi punti forti nel commentario sociale e nella tendenza a virare verso lo humor nero e la satira ferocissima appena gli si presenti occasione.
Sono arrivato quindi a questo Cherry Tree Lane prevenuto in senso positivo e non sono rimasto deluso: controllo maniacale delle inquadrature, compostezza rigorosa della messa in scena, attenzione verso dettagli cromatici e d'ambiente, tre unità aristoteliche a condire una tragedia che poggia su una base solidissima come la condizione sociale dei giovani inglesi e certa loro attitudine a un violento nichilismo.
Si tratta di un compito che, con un minimo di professionalità da parte di troupe e cast, può essere sempre portato a termine con un certo successo e infatti, dopo le prime battute (una cena che se mai ne farò una così mi taglio la gola da solo lì, fra il primo e il secondo piatto, magari dopo aver finito il vino), Cherry Tree Lane accelera subito in corsia di sorpasso, bello compatto e conscio di aver solo settantasette minuti per scrivere il temino su come sono conciati 'sti ragazzi.
Tema che, quando è trattato da un inglese, atterrisce molto di più proprio perché insieme a parecchie altre pellicole degli ultimi anni giocate su queste stesse corde contribuisce a formare un quadro desolante (dovessi basarmi sui film prodotti e girati in Inghilterra non andrei mai e poi mai in Inghilterra, manco regalata) come pochi senza, per fortuna, avanzare ipotesi sulle cause e possibili soluzioni.
A quello ci pensano già troppo politici, spettatori e vari attori sociali, divisi come sempre nell'eterno giochino del ci vorrebbe la pena di morte, ci/gli è colpa della società, gli è.
Cherry Tree Lane queste dicotomiche tristezze le lascia in un angolo, così come mette fuori scena e fuori gioco possibili esiti pornografici da turboviolenza esposta: pestaggi e stupri avvengono agli angoli della visione e non scorgiamo nulla nemmeno se, inguaribili guardoni, ci attorcigliamo a bordo schermo.
L'autore non ne ha bisogno e lo sa, preferisce quindi concentrarsi su altro nel tratteggiare questi Caini-in-the-hood: overdose televisiva che tutto ottunde, droga e alcol vissuti con noia e ignoranza, rabbia priva di focus e quindi omnidiretta (persino contro i supposti affetti) e dispersiva, assenza di riflessione in uno dei ragazzi che si rispecchia nella coscienza piuttosto sviluppata dell'altro ed entrambe non portano a risultato alcuno se non, in un cortocircuito gordiano che non sembra possibile nemmeno tranciare, in ulteriore violenza, verbale e fisica.
Teatro e attori sono di quelli che rendono ancora più evidente il vergognoso torpore cinematografico dell'Italia tutta: un appartamento ben arredato giocato su un esasperato monocromatismo blu, pochi attori dalle doti medie ma ben in parte e capaci di tenere il ritmo dall'inizio alla fine.
Qualunque Paese ha le risorse economiche per produrre decine di film simili, a noi, è evidente, manca ben altro che la pilla.
Parecchie delle trovate minori sono facili e banalotte, vero (La notte dei morti viventi in televisione è caduta di tono insopportabile, da esordienti privi di misura e controllo), ma non erodono più di tanto il credito accumulato e vengono presto dimenticate in favore di qualche dialogo azzeccato o intuizione scenica.
Anche se credete di saper spikkare bene in inglese munitevi comunque di sottotitoli che non si sa mai, ok?
Di home invasion ne abbiamo viste parecchie, in particolare negli ultimi anni (e ci sarebbe da meditare su questo proliferare, anzi, magari ci mediteremo), ma ben poche così poco compiaciute e con un finale sì potente. Must see.
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mercoledì 27 aprile 2011
Cherry Tree Lane (2010)
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Ah,finalmente.Bentornato,cazzo!
RispondiEliminaChapeau!
RispondiEliminaE non aggiungo altro.
Ottima l'osservazione sulla home invasion - che segnala paure piuttosto facili da identificare, ma generalmente negate o rimosse.
RispondiEliminaSarebbe bello poterne parlare.
@ Mana:
RispondiEliminaSì, per ora devo sfogarmi con qualche visione che mi affolla la testa, esaurita questa prima ondata cercherò di raccogliere le idee e proporre qualche spunto al riguardo.
Bè, credo che questo film mi interessi assai, e interessi tutti quelli che come me si occupano di assistenza e cura di adolescenti variamente disagiati e "devianti". Quindi many thanks per la segnalazione. Se ti capitasse di incrociare il mio libro sulla psicopatologia adolescenziale (lo trovi sul mio blog, come probabilmente avrai visto), potrebbe interessarti la parte in cui parlo estesamente di "Eden Lake", di James Watkins, nonchè di "Sweet Sixteen" di Ken Loach, come rappresentazioni sociali della deriva gruppale adolescenziale inglese attuale. L'Inghilterra è inoltre un vero e proprio laboratorio socio-psico-patologico della patologia sociale (gli skinhead per esempio nascono lì, non a caso). Sono temi molto importanti, e perciò sono molto benvenute queste tue recensioni-segnalazioni. Anche dal punto di vista dell'etica, oltre che dell'estetica :)
RispondiEliminaA me, come The Children, è piaciuto senza esaltarmi. Forse perché è l'ennesimo home invasion che poco aggiunge al calderone, forse perché mi è sembrato più mestiere che altro.
RispondiEliminaCon questo non lo boccio, la scrittura non è di un principiante. Ma spero provi un'altra direzione.
Finalmente...Di solito commento poco perchè preferisco lasciar parlare chi è più in gamba di me, però questa volta un ben tornato non te lo leva nessuno.
RispondiEliminaAnche a me interessa molto il filone delle invasioni domestiche e mi piacerebbe leggere un tuo bell' articolo a riguardo. Tra Inghilterra e Francia, gli interni delle case stanno diventando un incubo negli ultimi anni.
E' strano però come il film meno riuscito (americano, ovviamente, The Strangers), sia anche il più emblematico.
bentornato fratello (ché poi in fondo non te ne eri mai andato:-)
RispondiElimina(ho capito che non vuoi parlarne ma la domanda sul futuro del tuo romanzo resta: ne leggeremo prima o poi porzioni, stralci, pezzetti, lacerti, suggestioni?)
the children mi aveva colpito positivamente. questo mi sa che lo recupero, ché dalla vecchia england arriva sempre roba nuova e buona
RispondiEliminaBello forte, che il genere mi prende alla grande. Ma non assomiglia un pò al grandissimo "Funny Games" di Haneke?
RispondiEliminafilm del 1997 tra l'altro, ha già fatto a tempo a firmarne un remake americano
RispondiEliminaQuesto commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminamh
RispondiEliminanon mi piacciono gli home invasion
non entra mai in scena Liam Neeson che fa a pezzi i cattivi e questo va in conflitto col mio io adolescente (o "rotolato", se ti pare), che poi è quello che decide se il film è bello o no.
però se questo me lo passi come un must see... ci sarà mica una Neeson mode fra gli ovetti pasquali del dvd???
Bello il film, ottima visione.
RispondiEliminaL'unica cosa che non sono riuscito a sopportare è che l'incipit dura 40 (quaranta!) minuti su un'ora e un quarto di film... rimanere svegli in questa prima parte è davvero da campioni ;) Poi prende il volo e accontenta le aspettative. Rimane il fatto che nel genere "home invasion", Funny Games (entrambe le versioni) rimane insuperabile, a mio avviso.