sabato 30 aprile 2011

And soon the darkness (2010)

AND SOON THE DARKNESS
2010, USA/Francia/Argentina, colore, 91 minuti
Regia: Marcos Efron
Soggetto/Sceneggiatura: Marcus Efron e Jennifer Derwingson
Produzione: Abandon Pictures, Anchor Bay Entertainment e varie

Ellie e Stephanie sono due ragazze americane che viaggiano in bici attraverso tutta l’Argentina. La prima cerca di divertirsi quanto più possibile mentre la seconda vorrebbe dimenticare una relazione andata male.


Giunte a un villaggio ai confini con il Paraguay, le due rimangono bloccate un giorno più del dovuto e finiscono con il litigare, separandosi. Ellie scompare e Stephanie, cercandola, s’imbatterà in uno statunitense difficile da inquadrare, polizia poco solerte e locali molto ostili…

Versione breve: quella che andrete a leggere non è una recensione, il film è trascurabile, Angelo vi spiega il perché e sono d’accordo con lui. Volevo scriverne qualcosa anche io ma ho divagato, come spesso mi accade, ma credo che il tutto possa comunque offrire qualche spunto interessante.

Versione lunga, se avete voglia di abitarmi dentro, di capire come e perché mi siedo o stendo a vedere una pellicola, se siete di quelli che “anche dentro un film brutto, però…”

Quali sono i motivi per i quali scegliete di vedere o non vedere un film? Immagino ce ne siano decine; per me contano molto il tema, l’autore coinvolto, il passaparola da fonti sicure, alcune recensioni lette…
Ci sono persone che danno importanza persino alla locandina, ho visto e sentito spesso branchi (banchi? scuole?) di ragazzi al multisala decidere all’ultimo momento sulla base del poster.

Ci sono momenti però nei quali prevalgono alcuni particolari e piccole curiosità. Prendete And Soon the Darkness, ho saputo che si trattava di un remake solo a visione ultimata altrimenti con buona probabilità non avrei nemmeno iniziato a vederlo.
Avevo scorto una pubblicità di questo film su qualche numero di Rue Morgue, la storia mi pareva il solito rothpasticcio di turiste in pericolo, stavo per scartarlo e cosa mi ha fatto decidere? Il fatto che Amber Heard co-producesse, che Karl Urban ci recitasse e che le musiche fossero curate da tomandandy.

Non riesco a distinguere Amber Heard più di tanto da qualsiasi random bionda: tutte molto belle, prive di vera personalità, non recitano malissimo ma non lasciano nemmeno traccia che possa differenziarle più di tanto le une dalle altre. Il che è molto comodo perché puoi anche sostituirle con facilità. Però è una tipa ok eh, forse anche un po’ più in gamba di altre colleghe.
Le belle ragazze dentro i torture-porn, oltre a essere un obbligo per il regista, sono per molti un valore aggiunto e il perché lo potete immaginare. Io, che se voglio ammirare belle ragazze in bikini vado su belleragazzeinbikini.com che mi pare più pratico, ero interessato nel vedere se il fatto che la Heard mettesse dei soldini nel progetto potesse o meno modificare il suo impiego all’interno del film.

Karl Urban invece per me è sempre stato un mistero.
Si impegna, si sbatte, può fare sia il cattivone che il mezzo eroe, ha espressioni incisive, più di tanti altri, ma alla fine gli capitano sempre queste parti un po’ meh.
Cioè, ha impersonato Eomer ne Il Signore degli Anelli.
Chi cribbio è Eomer? Chi mai vuole essere Eomer da bambino? Se parli coi tuoi amichetti nel cortile e dici che vuoi diventare come Eomer è facile che finisci in panchina o al massimo portiere, nei giorni di buona.
Quindi, per il fascino che provo per persone e personaggi di secondo piano, io ogni volta che leggo “starring Karl Urban” cerco di vedermi il film, per segnare sul taccuino se ancora una volta finisce per farsi mettere i piedi in testa da mezzo cast. Lo so, mi accontento di poco, kill me.

Infine tomandandy hanno sempre suonicchiato parecchio bene e dove li metti stanno e si danno pure da fare, non ricordo loro cadute di tono davvero tremende.

Eccomi quindi catapultato dentro And Soon the Darkness. Badate eh, immaginavo si trattasse di un film indegno e più o meno è stata visione soporifera, però io ero tutto concentrato sui particolari di cui sopra e quando sono in quella modalità sopporto tutto e non spengo alla mezz’ora, vado fino in fondo.

Il viaggio è stato tutto sommato piacevole e non starò a tediarvi con i soliti particolari di montaggio, cura degli interni e tanti altri dettagli che sarebbero inadeguati a trattare un progettino alimentare come questo. Mi sa che sparerò anche qualche spoiler, per quanto sia possibile spoilerare una narrazione come questa…

Gli elementi cui ero interessato non mi hanno deluso e quelli che a molti potranno sembrare aspetti insignificanti a a me affascinano un sacco perché riguardano da vicino l’intera macchina cinema.
Amber Heard ci mette i soldi.
Questo significa per lei, guarda caso, meno scapezzolate in giro, meno decisionismo da oca in fregola e maggiore protagonismo di quello tosto, muscoletti e mento in su compresi: la cretina è l’altra, phew, lei è quella dura (lo sarebbe stata comunque, ma con la pilla ancora di più) e ne esce bene più o meno lungo tutta la vicenda, con ovvie cadute di tono.

Karl Urban si fa mettere sotto da mezzo cast con drammatica, sconcertante puntualità quando potrebbe ribaltarli tutti con poco sforzo: impersona un tizio cui hanno fregato, un sacco di mesi prima, la fidanzata, spedendola alla nota tratta delle bianche fra Argentina e Paraguay. Lui da allora è rimasto in quello sputo di villaggio a cercarla o attenderla, non si capisce bene. Finisce con l’aiutare Amber ma quando si arriva allo showdown il cattivone di turno, che Karl ha in pugno e sotto tiro di pistola, gli dice “guarda, yanqui, se ci molli Amber noi ti restituiamo la tua tipa” e lui si gira verso Amber per dirle “mi spiace, ti devo consegnare agli schiavisti, l’offerta è troppo allettante, capisci?” beccandosi all’istante una pallottola dal cattivone.
Ditemi voi se si può vivere con dignità lavorando su parti come queste, un anno sei il fottuto inutile Eomer e qualche anno dopo muori ammazzato per mano di infidi argentini. Vallo a spiegare ai tuoi figli.

Tomandandy se la sbrigano con qualche imbarazzo, profilo basso e impegno minimo, ammetto una certa delusione a questo giro, ma avercene comunque.

Ci sarebbe, insomma, di che rimanere delusi: tutto è andato più o meno come mi aspettavo e in più il film è fetente duro e mi ha sepolto sotto una marea di ovvietà.
C’è il solito modo USA di vedere l’altro, l’alieno, l’esterno come un troglodita predatore della peggior specie: si fatica a distinguere questi argentini dai messicani o da qualsiasi etnia non “white caucasian”.
L’amica di Amber troieggia in un bar pieno zeppo di argentini assatanati e quindi se le merita tutte. La policia è indolente e riempie inutili moduli. Tutti in Argentina fanno la tratta delle bianche o sono comunque dei tizi sospetti che adorano il Diavolo o almeno mangiano lucertole. La polizia è unta e untuosa.
Le parti pregevoli sono quelle da documentario, con qualche sprazzo di paesaggio ben gestito e l’occhio vaga fra tronchi d’albero di un certo interesse e villaggi molto caratteristici, ma questo è ordinario National Geographic del perturbante e, specie per un europeo, anzi, un italiano, nulla di che, niente da raccontare a casa, abbiamo cose simili in molti nostri paeselli.
E, ovvio, quasi dimenticavo, se batti e picchi per bene il cattivo di turno che ti ha torturato e stuprato e lo stendi a terra con un grosso ramo cattivo, non ti preoccupi davvero di ucciderlo o renderlo comunque innocuo, almeno così due minuti dopo si riprende e ti rimette in merda.

Cosa, allora, da salvare nel film, cosa raccontarvi oltre al puro dato biografico del come e perché cerco certi titoli? Come dirvi “guardatelo comunque” e non farvi avvertite di aver sprecato del tempo a leggere tutta questa pappardella?
Non molto ma forse potrà bastare se lo sommate a quanto già vi ho detto.

C’è, a parte gli elementi che vi ho già segnalato e che a me sembrano interessanti, almeno un fattore che potrebbe spingervi a cercare il film e mandare avanti veloce fino a quel punto.
Il regista, o meglio, suo padre (l’ha detto lui), ha avuto la fortuna di scovare una "vera" città fantasma, un villaggio inglobato da un lago e quindi restituito alla terraferma.
E proprio in questo villaggio fantasma i cattivi rapitori portano l’amica di Amber e la tengono prigioniera per un po’ (non chiedetemi perché, fra l'altro il tizio si sbatte ad arredare un angolo del posto e portarci anche generatore e televisore per vedere la partita di pallone).
Nel film mi pare si chiami Villa del Lago ma non ho idea del patronimico reale né della sua precisa ubicazione.

Alberi scheletrici e sbiancati, costruzioni in rovina, ottima atmosfera, il senso di impotenza di fronte a forze enormi che possono fare ciò che vogliono, prendersi un paese quando e come pare loro e poi risputarlo morto e in rovina.

Ecco dove, mi dico, trovo un senso ai minuti spesi a vedere ‘sta mezza cazzata. Che poi io il senso l’avevo già trovato prima ma, appunto, potevano essere cose mie personali: il villaggio fantasma invece credo possa interessare più persone e potrebbe essere il palcoscenico principale di qualche narrazione importante, piuttosto che lo sfondo secondario di questa robetta.

Mi rendo conto di non poter raccomandarne la visione per soli dieci minuti di città fantasma, ma vista la penuria di film decenti, se avete un novanta minuti liberi o il fast forward facile e preciso…
E poi ci sono belle ragazze in bikini! Ne parlano tutti! Volete essere meno macho di tutti? Andiamo che se non declamate le virtù delle due tipe poi mamma e papà si preoccupano e vi fanno le imbadomande a pranzo!

Sono già alla ricerca dell’originale, che non ho visto, spero di parlarvene fra pochi giorni e mentre lo cercavo ho notato una cosa di cui vi parlerò nel prossimo post.

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Filmato:

3 commenti:

  1. OK, insultami...

    La prima cerca di divertirsi quanto più possibile mentre la seconda vorrebbe dimenticare una relazione andata male

    Com'è che io ho l'impressione di averlo già visto, un film così?

    Stupidate a parte, sarebbe molto interessante vedere se questa tendenza di dipingere l'estero come la terra dei cannibali sia aumentata (come mi pare) negli ultimi anni.
    Poi è vero, anche il Texas, anche l'Alabama...
    Però l'impressione è che, se è un film americano e stai andando in vacanza, hai le ore contate, e poi muori male.
    Un backlash dell'etica del lavoro protestante?
    Una forma di neopuritanesimo cinematografico?
    Non solo il sesso è peccato e porta alla morte, ma anche fare le ferie in località esotiche è frivolo e letale?

    No dai, pensaci... chi è che muore negli slasher?
    . Chi ha rapporti sessuali non finalizzati alla procreazione (più godi, peggio muori)
    . Chi va in vacanza (estero, barca o camper sono aggravanti)
    . Chi partecipa alla festa o al rave party (efferatezza proporzionale al livello della musica ed al consumo di alcool)
    . Chi va all'università (fuori corso = morto morto morto)
    . Chi fa lavori part-time (il turno di notte è per i kamikaze, non parliamo delle babysitter)

    Ho dimenticato qualcosa?

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  2. Guarda assolutamente l'originale!!! La differenza è abissale rispetto a questo mediocre rifacimento ;)

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  3. Sì, pensavo anch'io di guardarmi l'originale. Appena posso, lo faccio (Angelo) :)

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