Con fatica e in ritardo giungo a parlarvi anche del terzo racconto presente in questa terribile e desolante raccolta di Stephen King e lo faccio ormai solo per chiudere in modo definitivo con un autore che non riesco più a sopportare.
Come detto, siccome King mi ha offerto parecchie splendide ore negli anni passati mi era sembrato giusto concedergli parecchie occasioni nonostante i molti brutti libri degli ultimi 15-20 anni ma con questi ultimi quattro racconti credo di aver saldato ogni debito.
Il tempo che risparmierò a non leggere più racconti e romanzi inutili come questi potrà essere impiegato su altri autori ancora affamati e vogliosi di impegnarsi, che hanno storie e contenuti da raccontare.
Nel caso di Fair Extension vale ancora di più l'avvertimento già dato nelle due precedenti recensioni, quelle riguardanti Big Driver e 1922 (e ne consiglio la lettura prima di questo post): per poter parlare del racconto in questione sarò costretto a rivelare molti dati e avvenimenti quindi chiunque non sopporti gli SPOILER non proceda oltre questo punto.
Consiglio la lettura delle due precedenti recensioni anche perché in quelle sedi raccomando di evitare, in sede di commento, alcuni argomenti quali la traduzione italiana che sono già discussi in altra sede e che non desidero veder comparire, nel bene o nel male, anche da queste parti.
Recensione...
Non è possibile recensire con impegno e serietà un racconto così moscio, stupido e derivativo, di sicuro per me il peggiore dell'intera raccolta, che è tutto dire visto il già mediocre livello dei precedenti.
Penso che in questo caso possa bastare una generale sinossi con qualche dettaglio di più, subito dopo, riguardante il metodo usato da King.
Dave Streeter ha il cancro è non sembra esserci molto da fare: morirà entro poco tempo, lasciando moglie e due figli, un normalissimo lavoro in banca, una casa e il consueto mucchietto di affetti e valori.
Ma una sera, tornando a casa, Dave incontra uno strano omino, George Elvid, che gli propone un affare inconsueto: potrebbe curarlo e allungargli la vita di una ventina d'anni almeno ma Dave dovrebbe “passare” la sfortuna a qualche altra persona. Ah, Dave deve anche pagare un tot ogni anno al buon Elvid che, si sa, i tempi sono quelli che sono e un po' di soldi in più sputaci sopra anche se sei Belzebù.
Dave inizialmente prende sottogamba la questione, credendo che Elvid sia uno dei tanti folli che si incontrano durante la vita, ma quando, durante il “periodo” di prova, il cancro sembra svanire lasciando sconcertati sia lui che il medico, allora si rende conto di avere a che fare con qualcosa di potente e, dopo aver riflettuto un po', individua la persona cui trasmettere la sfortuna.
Si tratta del suo amico Tom Goodhug. Tom si divertiva al liceo mentre Dave si occupava dei suoi compiti, Tom ha fatto fortuna con un ottimo investimento in una discarica, sempre aiutato da Dave, Tom gli ha fregato la ragazza e l'ha poi sposata, Tom ora è ricco, felice, gode di ottima salute e ha tre splendidi figli.
Detto fatto, Dave “passa la suora” a Tom e le cose cambiano d'incanto: la famiglia di Streeter prospera sempre di più mentre a quella di Tom ne accadono di tutti i colori.
Streeter vivrà anni e anni in completa felicità, stando accanto al suo amico e godendone della disgrazia.
Capite?
Faust che incontra George McFly.
Vi sarebbe molto da discutere sulla supponenza e arroganza di un autore che crede sia possibile ancora adesso, nel 2010, scrivere di un patto con il diavolo senza aggiungere NULLA a quanto scritto al riguardo negli ultimi secoli.
Vi sarebbe tanto da dire su uno scrittore che si crede così famoso, meta e ironico da poter chiamare l'ometto-diavoletto “Elvid” e farla poi franca riconoscendo il gioco di parole ed evidenziandolo.
Magari i difensori d'ufficio (ce ne sono sempre e in Italia, vedrete, ne spunteranno a pacchi nei prossimi mesi e anni) potrebbero far notare che George Elvid potrebbe avere qualche legame con The Devil went down to Georgia, no?
Di derapate sugli specchi ne siamo pieni, no?
E che dire della scelta dei cognomi, specie quello dell'amico di Dave?
Ma davvero ancora ci si può sbrodolare così addosso solo perché un tempo si era un discreto, a volte buono scrittore?
Vi sarebbe tanto da dire sulla tecnica narrativa nulla di uno narratore che si rifiuta di far emergere dalla pagina anche solo mezzo personaggio in tutta la vicenda e non fa altro che accumulare fattacci su fattacci come se compilasse un elenco della spesa.
O gli insopportabili e deficitari tentativi di cronogeolocalizzare la vicenda, con riferimenti a quando Winona Ryder viene beccata mentre ruba in un negozio e altre note di questo tipo, veri e propri stopper antilettura, granitici, soldi, i vecchi maglia nr. 5, i Danova e i Brio...
Ci sarebbero tante cose da dire.
Ma Fair Extension, che anche se fosse stato realizzato ai massimi livelli sarebbe un compitino poco stimolante, una wikipediata sul patto infernale con qualche termine invertito e una frase cambiata ogni tanto, diventa terribile, agonico e comico oltre ogni limite quando si passa alla seconda fase, ovvero quel che succede a Tom una volta che, poraccio, gli viene passata la sfiga.
Elencherò ora qui di seguito quel che King, in cambio di una guarigione dal cancro, gli fa accadere nel giro di poche pagine usando appunto una noiosa modalità di sterile elenco dei fatti, senza dinamiche, senza contrasti, senza emozioni (servono personaggi per quelle), senza nulla altro che il divertito ghigno del bambino che spruzza alcol sulle sue formiche per poi accendere il fiammifero.
Dunque... Il patto viene firmato nell'agosto del 2001 (e King non resiste dallo specificare “ less than a month before the fall of the Towers”, nel caso non sappiate far di conto), ok?
Dicembre 2001: Norma, la moglie di Tom, becca il cancro. Chemio
Giugno 2002: Dave becca una promozione, sua figlia entra in una prestigiosa scuola di giornalismo. Norma muore mentre gli Streeter scopano come rinnovati ricci durante una vacanza alle Hawaii.
2003: il figlio degli Streeter inventa, ragazzino, un videogioco che spopola e compra bei regali ai genitori, è già ricco.
Ottobre 2003: Carl, il ventitreenne figlio di Tom, in splendida forma fisica, si becca un infarto, il cervello rimane per troppo tempo senza ossigeno e Carl è ridotto in sedia a rotelle, incontinente, cerebroleso.
2004: il figlio di Dave continua a sfornare giochi, sempre più ricco e la figlia entra come giornalista al Boston Globe.
Invece il ragioniere della ditta di Tom scappa via con due milioni di dollari e la ditta se la vede molto, molto male.
Guardate il bimbo King come spruzza divertito l'alcol sulla formica:
Tom no longer looked thirty-five; he looked sixty. And must have known it, because he stopped dying his hair. Streeter was delighted to see that it hadn’t gone white underneath the artificial color; Goodhugh’s hair was the dull and listless gray of Elvid’s umbrella when he had furled it. The hair-color, Streeter decided, of the old men you see sitting on park benches and feeding the pigeons. Call it Just For Losers.
2005: Jacob, l'altro figlio maschio di Tom, invece di laurearsi torna a casa per lavorare nella morente ditta del padre. Si sposa con una biondina: al matrimonio il fratello di Jacob, "Carl Goodhugh hooted, gurgled, and burbled all the way through it" mentre la sorella di Jacob, Gracie, cade dai gradini della chiesa e si spacca una gamba.
Gli sposini vanno in Belize per il viaggio di nozze, Jacob si ricorda di bere acqua solo da bottiglie chiuse ma si becca lo stesso una violenta gastroenterite per essersi lavato i denti una volta con acqua del rubinetto, rovinandosi l'intera vacanza.
2006: la figlia di Tom, Gracie, quella che si era rotta la gamba al matrimonio, si becca la PIORREA (la fottuta piorrea, non ci si crede) e le cadono tutti i denti.
A fine anno King ci regala altre perle crono-geo:
Charlie Sheen, Tori Spelling, and David Hasselhoff got divorces, but in Derry, David and Janet Streeter celebrated their thirtieth wedding anniversary. There was a party. Toward the end of it, Streeter escorted his wife out back. He had arranged fireworks. Everybody applauded except for Carl Goodhugh. He tried, but kept missing his hands. Finally the former Emerson student gave up on the clapping thing and pointed at the sky, hooting.
2007 e scusate se non traduco, ma sto ridendo di nuovo a leggere questa immane pila di cazzate:
In 2007, Kiefer Sutherland went to jail (not for the first time) on DUI charges, and Gracie Goodhugh Dickerson’s husband was killed in a car crash. A drunk driver veered into his lane while Andy Dickerson was on his way home from work. The good news was that the drunk wasn’t Kiefer Sutherland. The bad news was that Gracie Dickerson was four months pregnant and broke. Her husband had let his life insurance lapse to save on expenses. Gracie moved back in with her father and her brother Carl.
Insomma il marito di Gracie muore in un incidente lasciandola povera e incinta di quattro mesi, lei va a vivere con il padre.
2008, febbraio: il figlio di Gracie nasce morto.
Il sempre elegante King, invece di anche solo provare a showarci qualcosa, ci tella che “Gracie—toothless, husbandless, and unable to smell anything—dropped into a deep depression”.
Maddai.No, davvero, pensavo ballasse e cantasse.
Ah, e anche questa aggiuntina altrimenti magari non capiamo bene il periodo, invece così realizziamo bene: il 2008 è l'anno in cui
A plane carrying two members of the rock band Blink-182 crashed. Bad news, four people died. Good news, the rockers actually survived for a change… although one of them would die not much later.
(…) 2008, what a year! Holy fuck! China hosted the Olympics! Chris Brown and Rihanna became nuzzle-bunnies! Banks collapsed! The stock market tanked!
Sticazzi.
Ah, sempre nel 2008 viene chiusa la discarica di Tom, con possibili procedimenti penali per inquinamento e minacce alla salute pubblica.
2009. Mentre Chris Brown pesta a sangue Rihanna ecco che Jacob, il figlio di Tom che fino a questo punto più o meno se l'era cavata, pesta a sangue e ferisce male sua moglie, che gli aveva trovato cocaina e prove di tradimento nella giacca.
Tom non può pagare buoni avvocati al figlio, Dave lo aiuta giusto per poter parlare con i legali e avere notizie sulla condizione mentale di Jacob, che non è buona.
Più tardi nello stesso anno Carl, l'altro figlio di Tom, soffoca con un pezzo di mela e muore.
Dobbiamo veramente parlarne oltre?
Io già quando Carl si becca l'infarto ho cominciato a ridere pensando "belin, ma che sfiga, ma non sarà troppo? Ma che accanimento", ed eravamo solo al 2003. Dopo è una valanga comica, un vero e proprio page turner per vedere quanta altra merda potrà mai arrivare in faccia a Tom, pare il giochino dello sfigato a scuola che si prende la rivincita meschina con il bullo...
Dobbiamo in qualche modo aggiungere altre annotazioni a un racconto che già da solo si demolisce quanto basta?
Dobbiamo andare a indagare come mai in Italia (ma nel mondo non è che sia una solfa tanto diversa, anche se comunque meno che da noi) una antologia simile è stata accolta con i massimi plausi da parte della critica (non) specializzata?
Abbiamo ancora bisogno di queste favolette (im)morali?
Di questo clown che si crede figo a giocare al contrario e farci vedere che un patto con il Diavolo può andare bene? Pensa davvero di essere originale o divertente?
Importano davvero gli scontati (chiunque abbia letto King potrebbe farli) riferimenti ad avvenimenti passati di Derry?
Abbiamo avuto a cuore anche per un singolo istante la sorte di mezzo personaggio?
C'era bisogno di sta roba dopo Thinner e Cose Preziose?
Abbiamo imparato qualcosa?
Siamo usciti modificati da questa lettura?
Anche solo emozionati per dieci minuti?
Non credo che sia utile, che possa portare a qualcosa il confronto con chi difende opere del genere.
Vedo molti dei difensori bloccati su posizioni tutto sommato arcinote, pronti a sistemi di difesa che evitano la discussione dell'opera per precipitarsi sui soliti campi retorici (se lo disprezzi è perché lo invidi, o perché sei “nemico del genere” o “nemico del popolare” e le solite cose assortite vecchie di decenni) e che non vedono l'ora di divagare.
Al contrario di quanto accade di solito, questa volta viene da domandarsi se quelli che difendono questo libro lo abbiano poi davvero letto.
Un conto è confrontarsi su artisti e opere di un certo rilievo sulle quali si possono discutere gusti e sfumature, un conto è avvilirsi a cercare di far capire quanto e come King abbia dato il peggio in questi tre racconti discussi fino a questo punto.
A lavar la testa all'asino...
Ci sentiamo prossima settimana per parlare dell'ultimo, tedioso e prevedibile, racconto di questa antologia.
Full Dark, No Stars
Stephen King
Scribner, 2010
pag. 384 pagine - $ 14,50
ISBN: 978-1439192566





















capisco lo sconforto, Elv.
RispondiEliminaalmeno però ti sei fatto due (tristi) risate. già "al crepuscolo" era una vaccata ignobile - se non l'hai letto ti sconsiglio vivamente di provarci, ma dopo sti commenti penso che non leggerai nulla di king per un bel pezzo - e questo fulldarknostars (titolo dimmerda, tra l'altro) avevo deciso di non comprarlo. i tuoi commenti finora mi danno ragione, a quanto pare.
Brrr, che sciattume...
RispondiEliminaL'impressione che ho, basandomi sulla recensione, è che il reuccio sia entrato nella terza età, e che le sue idee siano invecchiate con lui.
Mi si dirà: ci sono scrittori che hanno continuato a scrivere buone storie anche durante la vecchiaia.
Vero.
Però penso che ritrovarsi anziano nel 2011, con tutto quel che è accaduto nel campo dei media e della comunicazione negli ultimi 20 anni, sia più destabilizzante che mai.
Hai voglia a rincorrere il treno, non lo riprendi più.
E se ci provi, magari citando i Blink 182 o Rihanna, il risultato è ancor più grottesco che in passato.
Non l'avrei letto comunque, perché dopo aver dedicato a King il tempo per leggere una quarantina di romanzi forse è venuto il momento che si faccia da parte... Però che se ne vada picchiata un po' mi dispiace.
...che se ne vada IN picchiata un po' mi dispiace.
RispondiEliminaConcordo. Questo è drammaticamente il punto più basso di una raccolta già nel complesso mediocre.
RispondiEliminaViene da chiedersi con che coraggio (o, come dici tu, arroganza) uno come King sforna e fa pubblicare un racconto così ba-na-le. E' quasi disarmante nella sua ingenuità.
(sospiro)
Sì, concordo, anche se tu sei malato a scrivere COSI' tanto per un racconto COSI' inutile. ;)
RispondiEliminaChe poi la sfilza di disgrazie in fondo potrebbe anche essere simpatica, ma proprio perché è una sequenza, soltanto una sequenza di cose tipo lista della spesa che il racconto, se così si può chiamare, muore subito (come se non fosse già morto dopo quell'Elvid).
Questa antologia non l'ha scritto King. Non è vero. L'ha scritto qualcun altro, il figlio, il cugino, uno che passava di lì per caso. La cosa verrà rivelata fra un anno o due. E' ovvio. Non esiste altra spiegazione al nome "Elvid" e al resto. Davvero. (e, inoltre, la traduzione è ingessata come poche). Samuel M
RispondiEliminaMah...
RispondiEliminaOvvio, verrebbe da pensarlo...
Ma senza prove non posso dir nulla.
In più pensa a robe come Insomnia o Al crepuscolo o ancora quello sugli zombie feroci causati dai telefonini, cioè. è da tempo che King mostra falle enormi...
King è in un comma 22: se rivelerà che ha un negro shame on him, se sono robe sue double shame on him.
Fottuto comunque si muova.
E vi prego di nuovo di non commentare la traduzione: non mi interessa, più ne parlate nel bene o nel male più fate il loro gioco, non parlatene vi prego, comunque ne parlate sarete voi nel comma 22 e loro ne gioiranno vincendo senza fatica.
Già il campo critico su King sarà loro da adesso in poi, almeno non favoriteli con queste considerazioni.
Mi occupo del testo in originale, k?
Le beghe italiane lasciatele ai nazionalisti.
King, comma 22 a parte, si trova nella posizione in cui vende a prescindere, quindi non ha neppure la percezione della propria arroganza (il che sconfina con la disonestà intellettuale o la demenza senile). Spero che solo qui comunque tutta la critica gli lecchi il culo indiscriminatamente (da dove è iniziato tutto questo, tra l'altro?).
RispondiEliminaPurtroppo (e ne parlerò, per onestà, a fine ciclo dei post) King ha ricevuto consensi pressoché unanimi per questo libro.
RispondiEliminaGiusto dirlo, giusto anche dire che il 99% delle critiche positive che ho letto (in Italia e all'estero) si mantengono così sul vago da potersi adattare a quasi ogni opera di King, il solito bla bla bla che pare generato da qualche bot di scrittura più che da gente che legge sul serio.
Non mi meraviglia il favore della critica, che una volta di più si dimostra come minimo inutile. Criticarlo? Ci hanno messo così tanto tempo per apprezzare King che è difficile che ora cambino idea, piuttosto mi meraviglia come l'ex Re non si accorga di scrivere ormai, solo delle emerite caxxate.
RispondiEliminaVien quasi l'idea [la speranza] che lo faccia apposta, vien voglia di credere che sia davvero morto nel 1999 e sostituito da un sosia, con sotto un complottone che parte dalle scie chimiche e finisce ai rettiliani...
Invece non è così.
Mi dispiace per il Re, aveva la "magia" ma, l'ha persa, e nessuno ha il coraggio di dirgli che sarebbe meglio smettere, che sarebbe meglio appendere la penna al chiodo.
Magari inchiodandola.
Lìberi_tutti
Bravo Liberi_tutti: questi non c'erano venti anni fa quando sarebbe servito e si scoprono ora tutti kinghiani proprio quando non serve e anzi, è azione che fa molto male al fantastico tutto...
RispondiEliminaDa una vita ti considerano il re dell'horror e a sessant'anni suonati fai uscire un raccontino sul patto col diavolo... ma si può essere più tamarri di così? Io lo adoro!
RispondiEliminaScherzi a parte, un libro come questo è francamente poco difendibile anche dal sottoscritto, il che è tutto dire. Sigh. Eh, ma io King continuo a leggerlo volentieri, che volete che vi dica, anche quando scrive palesi minchiate (o piuttosto quando recupera dagli scatoloni storie scartate negli anni passati, come mi viene il sospetto sia successo per questa raccolta). Sarà che mi piace la sua prosa, boh. Per le storie, mi appello alla mia fede di malato di kinghite e aspetto tempi migliori. Ari-sigh!
@Elvezio: ma per caso hai cambiato email?
Mio caro signor Sciallis,
RispondiEliminami prendo qui due righe per abbandonarmi alla nostalgia.
Ci fu un tempo, quando le automobili avevano ali cromate come astronavi uscite dai pulp e le ragazze portavano maglioni neri girocollo e basse scarpe senza tacco, in cui un autore - ed ho in mente un autore in particolare - avrebbe preso questa situazione e, avendo definito il carattere del protagonista e la sua odiosa situazione nella prima parte della storia, ed avendogli prospettato un patto diabolico, si sarebbe dedicato con arguzia ad una seconda parte esilarante e surreale, nella quale il protagonista - un galantuomo, anche se sfortunato - avrebbe messo il cervello a pieno regime per cavillare sul contratto infernale, arrivando infine a ribaltare il patto sul demonio stesso, e ad andarsene sano e salvo, magari con un bel gruzzolo, e con l'anima ancora al sicuro.
Il racconto sarebbe stato lieve come la migliore panna montata, divertente come le classiche opere di P.G. Woodehouse, e di una intelligenza, e di una tale ferrea logica, da meritarsi la pubblicazione su riviste normalmente dedite alle imprese di impavidi ingegneri dello spazio o di robot positronici di varia fattura.
Non ci sarebbe stato, in quel lavoro, alcunché della rabbia repressa e del gusto del male per il male che mi pare traspaia invece dalla storia di King.
L'autore a cui sto pensando, nella fattispecie, rispondeva all'improbabile nome di Lyon Sprague de Camp, e nominarlo oggi fra gli estimatori del fantastico è di solito considerato una cattiva politica, ed un indice di ingenuità, o cattivo gusto, poiché anche l'ultimo degli imbecilli si è divertito, negli ultimi vent'anni, a fare il tiro al piccione con le storie di quel signore.
Che era sempre lieve ed ironico, e terribilmente intelligente, e anche abbastanza snob, tuttavia, maledizione, sapeva scrivere.
King si è scordato, evidentemente, che un buon autore dovrebbe appellarsi a quanto di meglio c'è ne lettore - specie in una storia che vuole essere umoristica - o che, qualora decida di appellarsi al lato più oscuro del letore (come fa, ad esempio, il nostro comune amico James Ellroy), lo scopo ultimo dell'autore dovrebbe essere di esorcizzare quel lato oscuro, di scacciarlo almeno momentaneamente, di portarne in luce l'impotenza e il vuoto, e non semplicemente di compiacerlo con immagini grottesche di vuote rivalse - atleti storpiati, bellezze sfigurate, la morte e la devastazione accolte con uno sghignazzo cattivo.
Ed è proprio il tono di rivalsa cattiva (un milione di anni luce, per dire, dal Wes Craven che chiama il proprio mostro come il bullo delle scuole medie), io credo, che ci rivela non solo il lato peggiore di King, ma anche quale immagine egli abbia dei propri affezionati lettori.
Ed è avvilente.
Con continuata stima e simpatia,
suo
Davide Mana, esq.
Solo perché erano in inglese, altrimenti le excerpta verba sarebbero state indistinguibili da qualsiasi, mediocre, riassunto...
RispondiEliminaOgni racconto di questa raccolta è un gradino verso il fondo dell'inferno letterario, e con la lista della spesa sulle disgrazie assortite che colpiscono i Goodhug siamo già alla città di Dite, in un punto in cui Moccia, se ci si dedicasse, sarebbe un maestro dell'horror .
L'unico "personaggio" che si salva da questo sfacelo è, secondo me, Carl Goodhug...indovinate?
Lo è perché è l'unico di cui King, in uno sprazzo di lucidità letteraria, MOSTRA l'infelice condizione: "ululava, gorgogliava e borbottava"(hooted, gurgled and burbled)fa capire che rottame umano sia diventato quello che era un giovane pieno di vita, un orrore ben più tangibile d'un patto col Maligno, chiamato "Elvid".
Tralatro, Elvid richiama il Videl che Toriyama appioppa come nome alla figlia di Mr. Satan, e vorrei sperare che il Re, od il suo negro, non siano arrivati al punto di ricopiare da DB Z...!
PS Ma su Anobii che racconti han letto?
http://www.anobii.com/books/Notte_buia,_niente_stelle/9788820049621/01e07803e2946c2f5f/
Stessa cosa anche su Goodreads, che fra l'altro calcola la media delle votazioni di tutte le edizioni, non solo quella italiana:
RispondiEliminahttp://www.goodreads.com/book/show/7912007-full-dark-no-stars
Anobii...
RispondiEliminaMi ero iscritto un due anni fa per poi fuggirne a gambe levate.
Pare una gran cosa la Rete, no, grande democrazia, ognuno dice la sua, addirittura si programmano le rivoluzioni e le resistenze!
Purtroppo poi vai a controllare e ognuno dirà anche la sua, certo, ma da fan e senza motivare mai nulla.
King è bravo perché bravo, pochi cazzi, quanto ha fatto e bla bla bla e chi sei tu per questionare.
Poi li leggi e scopri che gli è piaciuto perché gli è piaciuto, ecco lì.
E di solito ciò è consolatorio, conservatore e rassicurante.
Difficile non fare il fan, difficile sbattersi e motivare.
Meglio levare o abbassare il pollice, linkare e likare, no?
Perché? Perché sì e tu sei scemo.
Ne riparlo anche domani, su quanto sia difficile non fare i fan, riguardo 127 hours di Boyle...
L'anagramma di Elvezio è Evil Zoe.
RispondiEliminaDavide Mana diventa Ve, diva aman
abo è boa, Diego diventa e godi.
Bisognerebbe dirlo a Stephen King, magari ci fa su una novella.
Ho trovato sta cosa dei 100 romanzi horror che tutti dovrebbero leggere, probabilmente molto criticabile (cerca di coprire tutto, c'è anche Tuailait) però interessante
http://bookstove.com/drama/100-novels-all-horror-fans-should-read/
Io ho letto 1-8 (colpa di un seminario sulla letteratura gotica) 14-18 27-28 32 35 40 42 47 49-50 61 70 72 79-80 84 89 94 99 per un totale di 31. Ci sono buchi clamorosi ma oh...
Di un po' ma non avevi ricevuto quei premi per blog? che fai,rompi la catena :)