lunedì 31 gennaio 2011

127 ore (2010)

127 ore
2010, USA/UK, colore, 94 minuti
Regia: Danny Boyle
Soggetto/Sceneggiatura: Danny Boyle e Simon Beaufoy da un libro di Aron Ralston
Produzione: Cloud Eight, Film4 e varie


Aaron Ralston è un giovane climber un po' narciso ed egoista, convinto della sua onnipotenza a tal punto da non avvisare nessuno quando decide di passare un week end a esplorare il Blue John Canyon nello Utah.


Dopo aver incontrato due ragazze che stanno facendo trekking da quelle parti, Aaron si avventura nel canyon e finisce intrappolato, con la mano incastrata sotto un masso e nessun possibile aiuto in vista.


Lo aspettano le 127 ore più importanti della sua vita, durante le quali, con l'aiuto di una videocamera, riepilogherà e ricorderà amicizie, affetti e amori mentre, costretto a bere urina per idratarsi e sempre più indebolito e confuso, si avvicina per lui il momento di prendere una drastica decisione per evitare la fine ormai certa...

Difficile non fare i fan.
Si ammira un artista e alcune sue opere ci hanno entusiasmato, ovvio quindi che si sia inclini a certa benevolenza, naturale che si alzi il voto di qualche punto.
Se non lo si fa e si cerca di rimanere obbiettivi amando alcuni particolari della sua opera ma confermando perplessità assortite ecco che ci si becca scontati sospetti di bastiancontrarianesimo amatoriale, tanto per farsi notare.
Difficile non fare i fan anche perché è più dura scrivere i propri pareri: se sei groupie hai più o meno un modulo standard di valutazione cui pouoi cambiare di volta in volta qualche dettaglio, altrimenti devi cercare di motivare.

Di solito non mi interessa rimarcare se un film è tratto da una storia vera essendo per me le storie tutte “vere”. Ma in questo caso può forse importare il fatto, visto che Boyle riesce purtroppo a far sembrare ben poco verosimile una storia “vera”.

Intendiamoci, ci troviamo di fronte a una pellicola assai godibile, in particolare a chi come me ama Jackass e certe pubblicità della Nike, ma mancano parecchi elementi per far gridare al capolavoro o anche solo alla pellicola importante.

Nel suo lavoro più oliverstoniano di sempre Danny Boyle conferma una certa vena piaciona e positiva che è spuntata in alcuni suoi lavori recenti e confonde vitalismo, dramma e disperazione barattandoli per qualche spot della Gatorade e altro product placement assortito e di gran classe misto a pnl d'accatto del celapuoifareanchetu che è poi cugina di primo grado del peggior liberalismo predatorio.

Sparisce quindi la anche minima preoccupazione per le sorti di Aaron che sotto i colpi combinati di sceneggiatura e attore protagonista (un James Franco che non riesce ancora a convincere) diventa un istrione, un jokerello in sedicesima che al massimo sembra indispettito di trovarsi in una situazione simile e un po' contrariato di dover risolversi a certe drastiche soluzioni.

James Franco, come detto, ci mette del suo: legge la situazione e se ne approfitta, non ci regala dolore, disperazione e riflessione ma deborda spesso nel gigionesco e nell'istrionico-allucinato, spassandosela un sacco e subodorando uno dei ruoli più importati della sua carriera.

Cosa rimane quindi di una delle vicende personali più terribili di cui abbia letto negli ultimi anni?
La sensazione di un temporaneo intoppo nella vita di un super eroe un po' antipatico e stronzo, una di quelle storie che ammiri per molti aspetti tecnici piacevoli che, per quanto siano risaputi, vengono gestiti con ottima perizia e sicurezza da un Danny Boyle sempre più in palla e in controllo della macchina cinema.

Peccato che questo suo essere in palla lo induca a esagerare nei dribbling e nei tunnel piuttosto che giocare al servizio dei compagni: lui segnerà anche qualche gol in più ma alla fine la sua squadra torna a casa con un pareggio risicato quando avrebbe potuto vincere facile.

È uno spreco che il brillante giocattolino rimanga freddo e patinato laddove avrebbe dovuto essere rovente e sporco, e sotto la bella crosta non troverete un briciolo di riflessione filosofica, di impatto emotivo o di costruzione psicologica, ma comunque avercene di pellicole così: ci sono torte che non hanno nemmeno la crosta buona...

Cinema di oggetti (spesso di marca), di montaggi, di suoni (forse il lato in assoluto migliore di tutto il reparto tecnico) di dissolvenze e inquadrature nel quale persone e anime si perdono dopo i primi minuti e faticherete a trovarli fra i titoli finali.

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Filmato:

20 commenti:

  1. parere personalissimo.

    Boyle non ha avuto le palle di girare un film intero in una grotta 3X2, da lì in poi è stato tutto in discesa.

    almeno con buried ci avevan provato.

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  2. Io mi domando perché 'sti tizi dell'avventura estrema mi paiono sempre un po' pirla.
    Perché da lì in avanti, la strada è tutta in discesa - a fare un film su un pirla, non è che venga una cosa colossale (a meno di non essere la buonanima di Blake Edwards)...

    Eppure i vecchi avventurieri non erano così.
    Quelli veri, intendo.
    Amelia Earhart, Richard Halliburton, Frank Buck...
    E anche certi nostri contemporanei, come Christina Dodwell, o Barry Clifford, o Robert Young Pelton... avventure a manetta, pericolo, località esotiche, natura selvaggia, ma pirlaggine no.

    Eppure, un film sulla Dodwell che si fa la Nuova Guinea, anni '80, in canoa, da sola fra i cannibali, niente.
    Questo che se la spaccia con le campeggiatrici e poi finisce incastrato sotto al sasso...
    Mah!
    vado a bermi un Gatorade...

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  3. Eh già...
    Da "trainspotting" di tempo ne è passato parecchio, e si vede.
    Certo questa immane minchiata fa rimpiangere annche "the millionaire", il che è tutto dire.
    Film tanto inutile e superficiale nella sostanza quanto fighetto, patinato e ricco di promesse (bellamente disattese) è nella forma.

    Boyle torna a drogarti, va...
    O a parlare di pandemie zombesche, che ti viene un tantinello meglio.

    127 palle

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  4. e un film su bear grylls ?

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  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  6. "Eppure, un film sulla Dodwell che si fa la Nuova Guinea, anni '80, in canoa, da sola fra i cannibali, niente."
    Però han fatto Gorilla nella nebbia, che nel suo genere non era male.

    Comunque, tornando a Boyle, credevo/speravo che il problema dei suoi film fosse il suo socio sceneggiatore, ma Alex Garland stavolta non c'entra e quindi mi sa che le colpe son tutte sue.

    Che poi, pensandoci bene, non è forse vero che tutti i film di Danny Boyle sono "brillanti giocattoli, freddi e patinati laddove avrebbero dovuto essere roventi e sporchi, senza un briciolo di riflessione filosofica, di impatto emotivo o di costruzione psicologica".

    Forse anche Boyle è uno di quelli che se gli togli i soldi e gli dici di arrangiarsi è capace di far dei bei lavori. Dopotutto Trainspotting e 28 giorni dopo sono gli unici suoi lavori in grado di trasmettere a questo spettatore un briciolo di impatto emotivo (ok, anche più di un briciolo).
    Boh…

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  7. Leggo tutto quello che non mi piace in Boyle (finto liberalismo d'accatto, vuoto di riflessioni, etc.); vedendo che anche tu noti queste cose, mi chiedo come tu possa essere un fan di quest'omino.

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  8. per Elv e Iguana: ma SUNSHINE non vi è piaciuto? A me è sembrato un gran bel film (è passato del tempo dalla visione, ma ancora ne conservo forti sensazioni)...

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  9. (ADF, no no, infatti non sono un fan, la mia era una considerazione generale indotta dalla visione del film e dalla lettura di commenti entusiasti su lui e, visto il periodo, su King)

    Sì, sartoris ha ragione, a me oltre a Trainspotting e 28 giorni piace anche Sunshine, anche se non mi fa impazzire...

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  10. Di Sunshine ho parlato qui.

    In breve: se le premesse sono ottime, lo svolgimento e la conclusione sono terribili.

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  11. Sunshine?!
    ROTFL.
    Mi spiace Sartoris, niente di personale, ma Sunshine rimane solidamente nei cinque peggiori film di fantascienza mai visti.
    Zeppo di buchi.
    Irrispettoso della scienza.
    Ridicolmente melodrammatico.

    Vediamo... si sta spegnendo il sole (capita).
    Costruisco un'astronave, ci carico sopra "tutto il materiale fissile del mondo" (wow!), e la spedisco con un equipaggio di kamikaze a riaccendere il sole.
    Cool.
    L'astronave scompare.
    Ne costruisco un'altra, identica, ci carico sopra "tutto il materiale fissile del mondo" (aridaje! ma checc...?), e la spedisco con un equipaggio di kamikaze, sì, però depressi duri, a riaccendere il sole.
    Non avevamo appena lasciato questa festa?(cfr Star Wars)
    Ooops, si scopre che
    a . il computer di bordo prende sul serio le simulazioni inutili e non ha un sistema sandbox un semplice CTR+ALT+DEL
    b . se l'astronave (e siamo alla release 2.0, eh) si disassa di un grado perde il sistema di counicazione e i supporti vitali, e prendono fuoco le serre idroponiche!!! (smoke on the water, per così dire)
    c . la manutenzione agli scudi temici o alle pompe di raffreddamento si fa a mano (gimme a cranck... no fucking 'bots on my ship!)
    d . abbiamo un equipaggio di kamikaze depressi, e il primo a sbarellare è lo psicologo (ok, possiamo anche darla per buona, questa)
    E poi...
    Colpo di scena - ricompare la prima nave, e a bordo c'è... un feroce cannibale spaziale psicotico con delirio di onnipotenza!
    Come un reaver di Serenity, insomma, ma che spara cazzate mistiche a manetta.
    E tutti i depressi (su schermo e in sala) a dirsi, cazzo, sì, cannibale spaziale psicotico, hai proprio ragione, ammazza che percezione raffinata della realtà... ci sono davvero cose che l'uomo non deve osare, e noi siamo nulla davanti alla maestosità dell'universo, e la scienza arogante e disumana si fotta e bla bla bla...
    E l'ho già detto che l'equipaggio è fatto di depressi?
    Comunque KABOOM!
    E il sole si riaccende.
    Bambini che giocano.
    Fine.

    Regista e sceneggiatore avrebbero dovuto essere fucilati alla schiena.
    Ripetutamente.
    E dire che c'era un gran bel cast - assolutamente sprecato.

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  12. No, dai...
    Non vorrai dire che ho rovinato la festa a qualcuno?

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  13. Alla gente felice a bordo dell'astronave di sicuro...
    Ho dato il tuo indirizzo al cannibale spaziale psicotico, ha detto che passa di sera dopo il tramonto che a lui il sole non piace...

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  14. @Mana: wow! colpito e affondato :-)

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  15. @Elvezio
    Digli che lo aspetto, al cannibale spaziale psicotico.
    Basta che stia zitto.
    (tanto non ce la farà mai, a stare zitto)

    @Sartoris
    Ripeto, niente di personale.
    Tutti proviamo affetto per almeno un film inconfessabile ;-)

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  16. @Mana: tranquillo, che cosa c'è di personale? Boyle fa quello che vuole e a me il film è piaciuto, ma se qualcuno quaggiù la pensa diversamente ben venga (io a casa di Elv trovo sempre stimoli interessanti, anche quando sono antitetici col mio sentire, per cui grazie, figurati!)

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  17. Ma infatti eh, io cerco bombe che demoliscano le mie certezze (ora, non sto parlando di Sunshine ma in generale, chiaro) non pavlovclaque e, allo stesso tempo, cerco di contromaller qualcuna, di bomba...

    Demolire mi pare una buona via per costruire: quel che resiste alle mine di mana, mie, di iguana e dei tanti altri vuol dire che è solido assai, no?

    Le note di Mana sono correte, credo, io in Sunshine guardo (toh, come in molti altri film di Boyle, è davvero un peso piuma...) attorame, lato tecnico ne belle figurine e credo che a questo punto solo questo si potrà cercare in questo operatore...

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  18. mannaggia a voi e alla vostra anima nerd
    sunshine è un bel film (a parte freddy krueger alla fine)
    rompereste il cazzo pure a ridley scott con la legge beghelli anti-infotunistica sulla nostromo

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  19. Il film non mi è davvero dispiaciuto. Se lo dovessi mettere fianco a fianco con il "fratellino" Buried, a mio parere, vince 10 a 1.

    Sunshine è carino, non credo che meriti una demolizione così cattiva. Di sceneggiature schifose ce ne sono! E anche su film che sono considerati generalmente capolavori.

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