
Gli ultimi due mesetti circa sono stati piuttosto pesanti, fra stralavoro e momenti molto negativi in Rete, momenti che mi sono serviti a comprendere meglio il modo di rapportarsi con la Rete che hanno alcune figure.
Diversi pesi e misure a seconda se gli interlocutori sono d'accordo o meno con il pensiero espresso dai proprietari del sito o dal gruppo forte dei commentatori, tendenza al'aggro-ganking verso chi esprime un pensiero diverso e una preoccupante predisposizione a predicare bene nel piccolo orticello privato e razzolare molto male quando si agisce in osti più ampi e importanti...
Insomma, ho scoperto che alcuni posti non fanno per me e come sempre in questi casi ho un solo tipo di risposta efficace: tagliare i feed, esiliare e non leggere più.
Facendo così in pratica cancello dall'esistenza (la mia, ovvio) queste figure negative.
L'altra cosa che bisogna fare è cercare figure positive per controbilanciare. Ecco quindi che, dopo aver letto parole e commenti vergognosi, leggere poi certe parole mi apre il cuore e mi fa star bene.
E ricordarmi della persona che le ha pronunciate, della sua vita e della sua fine, beh, mi scuote. Perché mi annoiava spesso lo scrittore, ma m’interessava e appassionava, moltissimo, la persona, la sua umanità sconfinata che, mi pare, aveva in qualche modo a che fare con un suo continuo terrore e odio per certo prossimo, per parte dell'umanità che vedeva in giro.
Cosa che accade persino con alcuni autori italiani, nei quali avverto una possente, problematica differenza fra interessanti idee varie espresse in alcuni loro scritti in Rete e quel che poi, bruttino, diluito e compromesso, esce fuori in stampa cartacea.
Sto divagando.
La persona in questione è
David Foster Wallace, che ha tirato il colpo a quarantasei anni qualche tempo fa, ricordate? Tutti hanno pianto e coccodrillato per tre minuti, tutti lo avevano letto e amato e poi avanti che ci sono altre cose e the show e tutto il resto.
A me DFW non piaceva granché come scrittore, piaceva però tantissimo l'uomo che ho sempre scorto dietro lo scrittore.
Non mi piaceva come scrittore perché troppo preoccupato dallo stile, troppo preoccupato dal rumore di fondo del mondo, di ciò che gli era attorno.
Teso a segnalarci la noia e la decomposizione degli USA, l’ha fatto troppo spesso attraverso pagine noiose e decomposte.
Ha permesso al linguaggio di ciò che lo circondava di avvolgerlo e infiltrarlo troppo, troppe volte.
Il linguaggio del mondo ha pressato in maniera esagerata su questo talento incredibile e alla fine l’ha invaso, violentato, conquistato privandolo della cifra soggettiva, usurpandogli ogni voce intima, ogni privato: è diventato un raffinato, stupendo megafono per la merda che stava accadendo e accade.
Mi piacciono molto di più i suoi racconti e, ancora di più, gli articoli, le interviste, i discorsi.
Nessuna sorpresa che si sia impiccato, difficile non farlo (o non trasformarti in un mostro) se ti lasci attraversare da così tante voci, non vedo nulla di male nel suicidio e sono sempre in imbarazzo quando qualche amico (o supposto tale) mi confida pulsioni suicide perché non ho argomenti contro.
Finisco, però, per inventarmeli o rubarli al "senso comune" e cerco di risultare credibile, non so quanto...
Anyway, sto di nuovo divagando, colpa del mio ego grosso come una casa.
Ecco le parole di DFW che mi hanno fatto star bene:
"Dai giorni di gloria del postmoderno abbiamo ereditato sarcasmo, cinismo, una posa annoiata maniaco-depressiva, sospetto nei confronti di ogni autorità, sospetto di ogni limite posto alle nostre azioni [...]
Devi capire che questa roba ha permeato la nostra cultura, è diventata il nostro linguaggio, ci siamo dentro a tal punto da non capire più che è solo una prospettiva, una tra le tante possibili. L’ironia postmoderna è diventata il nostro ambiente."
DFW ha scritto queste parole nel 1993, un anno prima che il mio odio contro l'ironia post moderna prendesse forma precisa, compiuta (una volta tanto ricordo la data con precisione, fatto rarissimo).
Da allora questa insofferenza è cresciuta e non ho mai mancato occasione per cercare di combattere questa terribile, desolante attitudine all'ironia postmoderna.
E, infatti, più o meno da allora ho cominciato a beccarmi le prime bordate e accuse: "Eh ma come sei pesante!" "Ma sei sempre arrabbiato!" "Si vabbè ma mica è una cosa importante, dai, non prendertela!" fino al killer totale "Rilassati!".
Mi rilasserò e dormirò quando morirò, tanto per citare un grande rocker.
Con l'avvento della Rete, vi lascio immaginare, il tutto si è centuplicato e, pur ripetendo a me stesso più o meno da una quindicina d'anni che questa attitudine morirà fagocitata da se stessa (come quel gruppo, ricordate,
Pop will eat itself...) in realtà la vedo andare sempre più forte e diventare sempre più norma, al punto che serve un controllo continuo per non cedere alle sue facilità e comodità.
Questa ironia gracilina è stata in grado di sdoganare e permettere le più grandi corbellerie e la vedo alla base di troppi, troppi siti che vorrebbero occuparsi di critica, specie in campo cinematografico ma non solo.
L'odioso cinismo si è fagocitato il ben più valido scetticismo e non sembra avere nessuna intenzione di risputarlo e, per quanto mi sforzi, non riesco a intravedere possibili soluzioni.
Io la trovo un’attitudine, pericolosa e sterile, perché spinge le persone a concentrarsi sempre più solo su se stesse e sul loro piccolo orticello, svalutando tutti gli altri al suono di una risata condivisa dal gruppo di "chi ne sa" e permette in più il facile gioco di "criticare" qualsiasi cosa con sempre minore conoscenza, giacché non serve grande conoscenza, cultura e disciplina per berciare ogni tre per due un "why so serious?" a muzzo.
E non sarà facile uscirne, proprio perché ormai è tendenza che tutto permea e via ben più facile da praticare.
L'alternativa la propone sempre DFW, in un pezzo ben tradotto da
Roberto Natalini su NI, di cui vi cito solo un passaggio:
...nella trincea quotidiana in cui si svolge l’esistenza degli adulti non c’è posto per una cosa come l’ateismo. Non è possibile non adorare qualche cosa. Tutti credono. La sola scelta che abbiamo è su che cosa adorare. E forse la più convincente ragione per scegliere qualche sorta di dio o una cosa di tipo spirituale da adorare – sia essa Gesù Cristo o Allah, sia che abbiate fede in Geova o nella Santa Madre Wicca, o nelle Quattro Nobili Verità, o in qualche inviolabile insieme di principi etici – è che praticamente qualsiasi altra cosa in cui crederete finirà per mangiarvi vivo. Se adorerete il denaro o le cose, se a queste cose affiderete il vero significato della vita, allora vi sembrerà di non averne mai abbastanza. È questa la verità. Adorate il vostro corpo e la bellezza e l’attrazione sessuale e vi sentirete sempre brutti. E quando i segni del tempo e dell’età si cominceranno a mostrare, voi morirete un milione di volte prima che abbiano ragione di voi. Ad un certo livello tutti sanno queste cose. Sono state codificate in miti, proverbi, luoghi comuni, epigrammi, parabole, sono la struttura di ogni grande racconto. Il trucco sta tutto nel tenere ben presente questa verità nella coscienza quotidiana.
Adorate il potere, e finirete per sentirvi deboli e impauriti, e avrete bisogno di avere sempre più potere sugli altri per rendervi insensibili alle vostre proprie paure. Adorate il vostro intelletto, cercate di essere considerati intelligenti, e finirete per sentirvi stupidi, degli impostori, sempre sul punto di essere scoperti. Ma la cosa insidiosa di queste forme di adorazione non è che siano cattive o peccaminose, è che sono inconsce. Sono la configurazione di base.
Sono forme di adorazione in cui scivolate lentamente, giorno dopo giorno, diventando sempre più selettivi su quello che volete vedere e su come lo valutate, senza essere mai pienamente consci di quello che state facendo.
E il cosiddetto “mondo reale” non vi scoraggerà dall’operare con la configurazione di base, poiché il cosiddetto “mondo reale” degli uomini e del denaro e del potere canticchia allegramente sul bordo di una pozza di paura e rabbia e frustrazione e desiderio e adorazione di sé. La cultura contemporanea ha imbrigliato queste forze in modo da produrre una ricchezza straordinaria e comodità e libertà personale. La libertà di essere tutti dei signori di minuscoli regni grandi come il nostro cranio, soli al centro del creato. Questo tipo di libertà ha molti lati positivi. Ma naturalmente vi sono molti altri tipi di libertà, e del tipo che è il più prezioso di tutti, voi non sentirete proprio parlare nel grande mondo esterno del volere, dell’ottenere e del mostrarsi. La libertà del tipo più importante richiede attenzione e consapevolezza e disciplina, e di essere veramente capaci di interessarsi ad altre persone e a sacrificarsi per loro più e più volte ogni giorno in una miriade di modi insignificanti e poco attraenti.
Questa è la vera libertà. Questo è essere istruiti e capire come si pensa. L’alternativa è l’incoscienza, la configurazione di base, la corsa al successo, il senso costante e lancinante di aver avuto, e perso, qualcosa di infinito.
Quanto stupisce che queste parole provengano proprio da una persona che spesso non riusciva a indicare alla sua mente cosa e come pensare, da un uomo costretto da venti e più anni a cure continue (psicofarmaci, terapie di elettrostimolazione e chissà che altro) per tenere a bada l'ansia e una mostruosa depressione.
Come si può non rimanere ammirati, smossi dentro da una persona che stava così male (certe testimonianze sui suoi anni più neri sono terribili) e non ha mai permesso a questo male di saturarlo, di comandare cuore e cervello verso l'odio, il cinismo e il disprezzo?
Lo stesso meccanismo che lo ha portato, sulle pagine di narrativa, a farsi invadere troppo dal mondo lo ha poi portato al gesto finale quando, totalmente invaso, non ha più avuto spazi propri da quali condurre qualche forma di resistenza?
Pensare che siano esistite e che esistano in giro persone come DFW rappresenta per me uno dei vari argini al mio stesso odio per l'umanità, al mio stesso disprezzo per la società, un argine che tiene ancora benissimo e che, credo, terrà sempre finché ci sarà la possibilità di leggere e incontrare persone come lui. Anzi, questo argine diventa più robusto di anno in anno, per fortuna. Sono molto meno cinico e "cattivo" rispetto a dieci anni fa e sempre più incazzato e disponibile verso il prossimo...
Quindi, beh, grazie David Foster Wallace, un momento buono in un periodo così così che, come prevedibile e sperato, sta già passando e svaporerà del tutto fra pochi giorni, quando sarò in viaggio.