2010, Australia, colore, 94 minuti
Regia: Andrew Traucki
Soggetto/Sceneggiatura: Andrew Traucki e James M. Vernon
Produzione: Lightning Entertainment, ProdigyMovies
Luke è un ragazzo fortunato, ha un mestiere che molti gli invidiano: consegnare barche a vela.
Quando il cantiere completa la costruzione di qualche natante tocca a lui, insieme a Warren, suo collaboratore e amico, portare via mare il mezzo a destinazione.
Per l'occasione lo raggiungono, da Londra, il suo vecchio amico Matt con ragazza (Suzie) e, da Sidney, la sorella di Matt, Kate, che è anche la ex ragazza di Luke e a dirla tutta i due sembrano ancora piuttosto coinvolti.
Il gruppo parte quindi per consegnare la barca e farsi un po' di vacanza e tutto sembra filare liscio: visitano un'isola stupenda e fra Luke e Kate sembra sbocciare di nuovo l'amore, quando all'improvviso la barca sbatte contro uno sperone di banco corallino e si rovescia.
I cinque recuperano il possibile ma la situazione non è fra le migliori in quanto la barca potrebbe affondare da un momento all'altro. Luke nota che una forte corrente tende a spostare lo scafo nella direzione opposta rispetto all'isola più vicina e cerca di convincere il gruppo e spingere tutti quanti a nuotare per raggiungere la terraferma. Warren è terrorizzato dagli squali e preferisce attendere aiuti sul relitto mentre gli altri quattro cominciano a nuotare verso l'isola.
Tutto si complicherà quando un grosso e affamato squalo bianco si metterà sulle loro tracce...
Incontro per la seconda volta Andrew Traucki dopo la visione, nel 2008, del suo Black Water e sono quindi andato, per scrupolo, a rileggere quanto scrissi allora a proposito della sua opera cinematografica d'esordio e... Ecco, non mi è mai accaduto prima ma quanto detto per Black Water, cambiati alcuni particolari, può valere anche per questo The Reef. Vedo quindi di riproporvi, senza mutare alcunché, il parere di allora prima di aggiungere qualcosa.
(...) Andrew Traucki che sembra ispirarsi più a Open Water e Wolf Creek che allo squalo spielberghiano. Girato in digitale fra Sidney e alcune zone paludose dell’Australia il film si regge su tre personaggi, quattro alberi e una pozzanghera d’acqua e lo fa tutto sommato bene, con comprensibili cadute di tono in alcuni momenti di dialogo ma con un discreto senso della tensione.
Tensione che viene veicolata sia dalle buone prove degli attori (graziati da psicologie più definite del solito) che dall’uso dell’ambiente naturale circostante. Le apparizioni del coccodrillo sono poche, veloci e distanziate e generalmente si ha più paura della sua “invisibilità” che altro. Ecco quindi che diventano minacciose le radici, il fango e tutti i rumori dell’ambiente, in un gioco di sospetti e paure che viene addirittura esplicitato al pubblico tramite un racconto di Adam in un momento focale della pellicola.
Nulla di sconvolgente od originale, ma c’è da ammirare la gestione del budget e la voglia di fare di questi due registi che controllano la materia e il mostro assai meglio della media di molti veterani e che, forse proprio grazie al fatto di non dover andare incontro ai gusti del grande pubblico, possono permettersi anche qualche cattiveria in più, specie nel finale.
Una pellicola del genere è destinata a soddisfare più gli amanti del realismo nell’horror che i tifosi dell’azione e del gore a tutto spiano e il rischio della ripetitività, quando si gira per più di un’ora con tre persone su un albero, è indubbiamente alto, ma chi ha apprezzato le due pellicole di riferimento che ho citato prima indubbiamente troverà pane per i suoi denti in Black Water.
Il digitale schiaccia e mortifica la natura lussureggiante ma, lungi dall’essere un difetto, questo aggiunge valore al setting, rendendo il tutto meno colorato e più sinistro. Black Water è quindi una visione raccomandata, senza particolari aspettative e con una certa dose di pazienza (in attesa di una distribuzione in lingua italiana del film) in quanto i personaggi non recitano in lingua americana bensì con un forte, a tratti incomprensibile, accento australiano.
The Reef ha, come detto, pochi elementi in grado di differenziarlo da Black Water anche se il risultato complessivo, pur entro una tranquilla sufficienza, è purtroppo inferiore al suo predecessore.
La natura è meno minacciosa e il mostro stesso meno terrorizzante anche se è assai apprezzabile il fatto che Traucki non ceda mai al paesaggio da cartolina, all'angolo incantevole di paradiso perduto, alla fotografia Club Med che possa operare di contrasto con l'assalto della creatura.
Persino l'isola dove i nostri passano qualche ora di relax prima di rimettersi in viaggio non è nulla di che e ogni elemento assume una certa sfumatura minacciosa che sembra essere, da decenni, uno degli aspetti fissi di parecchia cinematografia australiana.
E come aspettarsi qualcosa di diverso da un Paese dove i polipi sono velenosi e anche se abiti in una metropoli devi controllare le scarpe prima di indossarle in quanto potrebbero esserci ragni mortali?
Traucki sa benissimo di non avere i soldi necessari a mostrare uno squalo in grado di far paura e allora, con la saggezza necessaria a evitare il ridicolo sempre in agguato nei low budget, sceglie di “mostrarci il mostro” attraverso gli occhi delle vittime: gorghi nell'acqua, una pinna che spunta per un istante, rapide immagini di quanto riesce a scorgere Luke dalla sua maschera.
Nulla di nuovo ma il compito a casa è svolto con buona lena e genera il giusto brodo di coltura ansiogeno nel quale far crescere due o tre ottimi momenti per i quali il regista deve ringraziare un cast al di sopra della media del settore.
In particolare il plauso va ai due diversi tipi di panico messi in mostra durante la seconda parte della pellicola: Kieran Darcy-Smith che siede quieto e paralizzato sul relitto, preferendo la (quasi) certezza della morte sullo scafo alla deriva piuttosto che affrontare la creatura e, per contro, gli occhi sbarrati di Zoe Naylor quando, immersa in acqua, si accorge della presenza dello squalo.
Ma anche gli altri attori non sono da meno, guidati dal John Leguizamo australiano, quel Damian Walshe-Howling che ho stentato a riconoscere da E morì con un felafel in mano e che qui ha buon gioco a (s)vestire i panni del bravo e forte condottiero.
Traucki ci aggiunge del suo più in fase di scrittura che di regia, evitando i soliti stereotipi relazionali così ricorrenti in questi film: non ci sono rotture di amicizia, tradimenti e legami messi a dura prova dalla crisi, né scoppi di follia o comportamenti aberranti e ridicoli, solo un gruppo di persone impaurite che cerca di cavarsela in una situazione limite. E ha il grandissimo merito lasciare fuori dall'inquadratura, anzi, non far nemmeno accadere, una scena che molti altri filmaker ci avrebbero spiattellato con gusto...
Cattiverie di troppo che si accumulano nel finale e a situazione risaputa impediscono comunque al prodotto finale di spiccare qualsiasi tipo di volo e lasciano Traucki in un piacevole limbo: potrebbe andare avanti così tutta la vita, a girare film sufficiente dopo film sufficiente o, rischiando qualcosa di più, staccarsi dai territori ormai esplorati fino alla nausea e tentare migliore sorte.
Sperando nella seconda scelta, mi accontenterei comunque anche della prima.
Da vedere senza aspettative, in particolare se vi piacciono pinnati e odiosissimi mostri antidiluviani...
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Mi interessa molto, e non ho visto neanche "Black Water"!
RispondiElimina(A parte che lo so, a te interessa perché è roba australiana, eh, vero?)
RispondiEliminaAllora è meglio se vedi prima The Reef, ce è un po' più scarsetto e poi Black Water così hai il dolce nel fondo...
"Basato su ua storia vera"?!
RispondiEliminaROTFL.
Gente che affronta il mare su una barca senza canotto di salvataggio, senza reppellente per squali (al largo dell'Australia?!)...
Passi la sfiga di beccare un patch reef isolato (se c'è chi vince alla lotteria, ci sta anche questa), passi lo squalo che gioca al gatto col topo coi bagnanti invece di papparseli nella maniera più efficiente...
No, ok, lo so, sospensione dell'incredulità e tutte quelle cose, ma datemi una mano, venitemi incontro...
Il film per tematica mi attira, ma so già che sarebbe una di quelle pellicole che invece di godermela sto a segnare tutti gli errori - e poiché odio chi fa così, eviterò di guardarlo.
Forse.
"open water" era per me quasi "claustrofobico"...sì, ho capito che è un controsenso.
RispondiEliminaquindi, passo questo qui.
ma perché non mi consigli un bel film dove una biondina armata di lama fa fuori un po' di maschi volgari e cattivi?! cosi....come regalo di natale personalizzato elevzio.
love, mod
@ mod: magari in tuta gialla? Cercherò qualcosa anche se non guardo molta fantasy utopica... :)
RispondiElimina@ Mana: nemmeno avevo notato la scritta "ispirato a una storia vera", ormai non considero da tempo quella scritta così come tendo a considerare il film chiuso un cinque minuti prima della sua reale fine.
Errori ce ne saranno a fottere, a me danno fastidio solo quando il film latita già in troppi campi, altrimenti mi vanno bene anche le pistole con 50 colpi e cose del genere...
A me Black Water era piaciuto molto. E' difficile spaventare senza una lira e con un paio di alberi in una palude. Eppure il film riusciva a inquietare e, soprattutto, a farti stare in pena per la sorte dei personaggi, cosa non da poco.
RispondiEliminaCercherò di procurarmi al più presto anche The Reef.
Io amo i pinnuti mostri antidiluviani.
Bella l'idea di chiudere con cinque minuti d'anticipo.
RispondiEliminaMigliorerebbe un sacco di film, in effetti...
Anch'io cerco di ignorare le falle se la storia regge.
È parte del contratto con l'autore/regista - tu mi diverti, iosorvolo sulle implausibilità.
Poi ci sono falle che è più difficile digerire...
Me lo cercherò da affittare...
Tutto sommato mi sembra meglio di tanta altra roba che è in giro adesso.Quasi quasi me lo vedo.
RispondiEliminaBasato sul "reale accadimento" da cui è stato tratto Black Water, sorta di san nicolò spacciato per novità (2+ in default). Trovo sempre molto interessanti i remake operati dai medesimi autori dell'originale..
RispondiEliminaMa l'eroe non diceva che bisognava muoversi lentamente per evitare di attirare l'attenzione degli squali? Perchè quando ne sono circondati e i suoi amici scalciano sott'acqua come pazzi dalla paura non dice loro di stare calmi e immobili?
RispondiEliminaIn ogni caso, a me il film è piaciuto e neanche poco. Peccato per il finale di una cattiveria gratuita (e a suo modo stucchevole), ma rispetto a Black Water ho trovato molti meno tempi morti e più tensione. BW era figo, ma c'erano veramente TROPPI dialoghi che allungavano il brodo, qui ho riscontrato un miglior senso dei tempi e la storia ne ha giovato in scorrevolezza.
Mio padre dice pure che in più di un'occasione, nella realtà, come hanno fatto diversi sub sarebbe un buon consiglio "urlare" sott'acqua a breve distanza dagli squali, si potrebbe impaurirli o perlomeno dare loro qualche dubbio di stare per attaccare qualcuno di pericoloso. E il protagonista che è tale lupo di mare non sapeva sta cosa?
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