THE EXPERIMENT
2010, USA, colore, 96 minuti
Regia: Paul Scheuring
Soggetto/Sceneggiatura: Paul Scheuring da un romanzo di Mario Giordano
Produzione: Inferno Entertainment, Magnet Media Productions e varie
Travis (Adrien Brody) è un pacifista dalla bontà sovraumana che ha appena perso il suo lavoro e, durante una manifestazione contro la guerra conosce una biondina pacifista che ha deciso di andare in India per il bene del suo karma.
Travis vorrebbe seguirla ma non ha i soldi. Bam, nota un annuncio di ricerca volontari per un esperimento ben pagato e decide di partecipare così da poter raggiungere, quattordici giorni dopo e quattordicimila dollari in più, la sua bella.
Ventisei persone, selezionate fra tutti quelli che hanno risposto a un annuncio economico apparso sui quotidiani, partecipano quindi all'esperimento monitorato senza soluzione di continuità.
Fra loro un nero religiosissimo e molto timido (Forrest Whitaker) che a 43 anni vive ancora con la madre, una donna tirannica che lo umilia ogni giorno; un ragazzo (Cam Gigandet) dal temperamento focoso e le voglie sessuali insaziabili che è lì per guadagnare soldi facili per scopare a destra e manca; un obeso fumettista (Ethan Cohn) in cerca di spunti e stimoli; un gay smilzo coi baffetti; un goticone con il rimmel e le unghie nere e un ex-carcerato che non si sa come è riuscito a nascondere agli esaminatori il fatto di essere stato in una vera prigione e un vecchio nero che gli manca solo il cappello di paglia, un po' di pollo e la fetta di anguria.
Chiusi in un edificio isolato in piena campagna, alcuni di loro dovranno impersonare delle guardie e il resto dei detenuti. Il compenso, per pochi giorni di attività, è molto alto ma chiunque di loro potrà, in ogni momento, interrompere l'esperimento in questione e ritirarsi perdendo ogni possibilità di guadagno e impedendo anche agli altri partecipanti di ricevere il compenso pattuito.
Il fumettaro, Travis, il gay, il vecchio nero e l'ex carcerato finiscono nel gruppo dei prigionieri mentre il nero timido e religioso, il ragazzo infoiato e il goticone sono fra le guardie.
In breve tempo le relazioni cominciano a deteriorarsi e i detenuti mostrano segni di insofferenza e ribellione. Le guardie,. Tenute a far rispettare determinate regole senza ricorrere alla violenza, si comportano in modo sadico con i prigionieri in una escalation di sadismi e umiliazioni che fanno scomparire gli uomini e lasciano in campo solo uniformi e numeri...
Ho scritto una sinossi più lunga di quanto faccia di solito perché credo che da sola sia quasi sufficiente a far capire il disastro di questa copiatura statunitense di Das Experiment, disastro che trae origine non tanto da una regia o una messa inefficaci quanto da fraintendimenti iniziali e grossolani errori e inadeguatezze a livello di sceneggiatura e cast, senza menzionare poi il terribile, terribile finale moraleggiante che pesca a piene mani in certa tremenda narrativa manicheista sempre in voga negli USA.
Invece di raggruppare un insieme di uomini, Paul Scheuring parte subito a tesi tesa sullo spettatore e gli frantuma tibia e perone con una parata di insopportabili figurine mono-definite e super-caratterizzate a partire dalla fisiognomica, così da spiattellare il re dei cross a lettura obbligata e interpretazione univoca sulla testa del pubblico che non ha scelta e dovrà a tutti i costi piazzarla nel sette e leggere nell'unico modo possibile, magari sentendosi anche contento della rete segnata, senza accorgersi che si tratta di clamorosoalbentegodi autogol.
Adrien Brody ha capelli lunghi e tatuaggi d'ordinanza come comandato dal manuale no global for dummies e quando gli viene fatto balenare di fronte al nasone un ciuffetto biondo sappiamo già che è fatta: ecco l'Eroe, ecco la Dumb Princess, rimane solo da vedere come Lui si guadagnerà lu pilu e la pilla.
Così come appena spunta OcchioSguercio Whitaker, tutto timidino e ben vestito, le nostre spuntate antenne si rizzano e cominciano ad avvertirci “okkio che questo sbarella di brutto e si piglia tutte le cattive rivincite dell'universo”, che io di Whitaker avrei paura anche se interpretasse Martin Luther King.
Poi come dimenticare fighissimo Gigandet che viene ripreso mentre si scopa, tenero puledrino schiumante, una tizia (da dietro eh, attenzione!) e appena vediamo, poco dopo, il gay della situazione bum, altro megacross e sappiamo già come andrà a finire fra i due.
E che dire del fumettaro (pardon, lui crea graphic novel, è diverso, si è emancipato, è diventato grande e maturo) che appena lo vedi, malaticcio ed entusiastone, ti lampeggia a fondo schermo, in universal subs, “capro, capro, tarpea, tarpea!” e la scommessa al massimo è sul quando verrà maciullato, non certo sul se?
Il resto è ciarpame cro magnon della sceneggiatura in auto-pilot(a), le solite figurine di cartone che si vorrebbe elevare a simbolo e invece le si abbassa a caricatura, questione di matita spuntata, immagino...
Siamo sempre alle maschere del teatro greco, ai lottatori di Barthes, ai costumi della Marvel, il tutto in versione per analfabeti della vita prima ancora che del cinema. Nessuno spazio alla complessità dei personaggi e quindi soffocamento totale di ogni libertà interpretativa dello spettatore, unico vero detenuto, reale vittima di questo kettle narrativo che consola e anestetizza.
Partendo da simili premesse iconografiche ed e(ste)tiche è quasi inutile andare a controllare, minuto per minuto, l'evoluzione (just kidding) della situazione, la cottura del brodo di coltura: qualche lampo anche decente (Whitaker è pur sempre un gigante e quando si specchia nel bagno a patta dura scorre qualche brivido cinefilo per la bravura con la quale amministra e somministra imbarazzo e vitalità) ma tutto il resto è quel che cantava Califano e non c'è pestaggio o violenza anale che possa scuotere dal torpore di celluloide.
Un brivido e una svolta inaspettata, bisogna ammettere, ce li riserva il finale, ma in senso negativo. Commodoro Scheuring intravede la boa dell'ora e mezza e proprio quando ha di fronte un'entrata in porto bella tranquilla sceglie di fare ancora qualche danno con una conclusione insopportabile.
Odio dover avvertire, perché mi piacerebbe rovinare questa spazzatura in ogni modo possibile ma, visto che negli ultimi tempi alcuni capi popolo della Rete si divertono, con insopportabile populismo, a spoilerare fregandosene delle conseguenze, io mi sento ancora più spinto a comportarmi in modo diverso: quindi vi avverto che sto per SPOILERare e rivelare il finale.
Travis e gli altri, dopo la morte del romanziere grafico e dopo vari pestaggi e ribellioni riescono a uscire dall'edificio e rimangono, ognuno lontano dagli altri e prigioniero di se stesso, sul prato, lo sguardo sperso nel vuoto.
Si poteva chiudere qui ma Scheuring non ce la fa e allora vediamo i nostri eroi che rientrano in autobus, si tolgono le tutine da supercriminali e vigilantes e denunciano alla tivvù, guidati da Travis, la cattiva Corporazione portandola in Tribunale.
Giustizia sarà fatta nella terra dei liberi e il nostro Eroe, ricco e con la coscienza a posto (ma ancora un po' turbato, lo sguardo ombroso cucca di più, si sa), sbarcherà in India dove la sua bella, che lo ha atteso fra le ricche sete e le strane spezie odorose di quel mondo-mercatino così calmo ed elevato, gli bacerà le nocche vendicatrici affidandogli cuore e treccine...
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giovedì 16 dicembre 2010
L'esperimento (3 di 3): The Experiment
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Elvis, non per smontarti, ma io avevo già capito come sarebbe andata a finire la cosa solo vedendo il manifesto, altro che sinossi o spoiler... il bello della prevedibilità!
RispondiEliminaXD
Ahahahah ma nel poster non c'è Cam e nemmeno il fumettaro, damn...
RispondiElimina:)
Quoto Derleth,il manifesto mi invoglia ad andare a guardare un altro film,un film qualsiasi oppure a guardarmi 10.000 volte qualcosa di veramente bello ("Un prophete" ad esempio)e crepare di overdose visiva.Morto ma felice.
RispondiEliminaIl vampirologo che ride
Adrien Brody compete a testa alta con Nicholas Cage e Nino d'Angelo come attore più inutile delle pellicole più inutili della storia.
RispondiEliminahttp://www.terminalvideo.com/images/articles/lrg/20/img_125420_lrg.jpg
RispondiEliminaE pensare che il nasone in "The jacket" prometteva niente male.
RispondiEliminaMah...
Ormai è risaputo che per massacrare un buon film basta affidare il remake ad una produzione made in USA. Bah, perché invece non si sforzano di creare qualcosa di nuovo?
RispondiEliminaNon lo guarderei nemmeno sotto tortura, tanto era stato angosciante e disturbante l'originale (ancora adesso, se penso alla scena del coltello nel finale mi viene la pelle d'oca) e quanto sembra totalmente inutile il remake.
E poi Adrian Brody è uno degli attori più sopravvalutati della storia del cinema. Non vale mica sempre la teoria che uno brutto è per forza bravo, anche se scopiazza l'Edward Norton in versione nazi di American History X.
Già da anni vado sostenendo che Adrian Brody è una delle più grandi mistificazioni della storia del cinema;ha semplicemente avuto la fortuna di azzecare un film come THE PIANIST e da allora campa sulla base di quell'equivoco di fondo.
RispondiEliminaMa sapete qual'è per me la cosa peggiore? Alcuni miei ami... conoscenti andranno al cinema tutti eccitati ed usciranno raccontandomi che razza di figata hanno visto. Datemi un consiglio: come cacchio gli rispondo?!
RispondiElimina@Nick: Però, dai... The Jacket non è da buttare...
Io non mi sono mai fidato di Brody: assomiglia al tastierista dei Rhapsody. E magari sono pure la stessa persona... chi li ha mai visti insieme?
RispondiEliminaMa, tutti voi che siete in gamba, per cortesia mi spiegate una volta per tutte se questi americaremakes sono effettivamente apprezzati in patria rispetto agli originali. No, perchè mi sembra impossibile.
RispondiEliminaA leggere il finale nella recensione mi sono sentito veramente avvilito. Boh.
Peggio persino di quanto avevo temuto... Oh, sti yankee ci sanno proprio fare.
RispondiElimina... in realtà c'è un doppio finale, ma devi aspettare che scorrano tutti i titoli di coda.
RispondiEliminaAllora e solo allora ti becchi la scena che mentre lei gli bacia le nocche, un fanatico pakistano che sembra sputato Philip Zimbardo si fa detonare proprio nell'androne del loro palazzo urlando "Allah è grande e misericordioso" (che in pakistano significa "invece di fare remake dateci la seconda stagione di Firefly, bastardi"), il palazzo crolla e muoiono tutti - anche Forrest Withacker che passava di lì per caso.
Però Brody in "The Brothers Bloom" era bravino...
ditemi UN remake che sia all'altezza o meglio dell'originale. UNO solo.
RispondiEliminaio al cinema posso andare solo coi tranquillanti. se poi dovessi scoprire che il film fa schifo...bè, meglio di no. quindi personalmente adoro gli spoiler! :)
love, mod
La Cosa, di Carpenter - remake de La Cosa da un altro mondo, di Hawks.
RispondiEliminaSe non altro perché il film di Hawks patisce per l'età.
Oppure Il Mistero del Falco/The Maltese Falcon, con Bogart, che è meglio della versione precedente, più scollacciata ma senza Bogart, del 1931 (con Ricardo Cortez! Nella parte di Spade! Che vergogna...).
:-)
Il problema, qui, è che sono entrambi adattamenti di una stessa fonte letteraria (il racconto di Campbell, il romanzo di Hammett) e quindi, ammettiamolo, sto barando.
Remake di sceneggiature originali... mah... mi sa di no...
Hawks non-si-tocca!
RispondiEliminanemmeno Cortez e neanche Bogey...ufff
insomma il remake "migliorativo" non esiste!
love, mod
Ormai quando si legge di remake/reboot , il risultato non può essere che pessimo. Vedere qualcosa di veramente interessante è molto difficile....
RispondiEliminaps: ho visto "My soul to take"......senza parole !