domenica 5 dicembre 2010

Full Dark, No Stars (2 di 4) - Big Driver

Seconda sezione dell'articolo in quattro parti che celebra e chiude il mio lungo viaggio con Stephen King iniziato alcuni decenni fa.

Valgono anche in questo caso le considerazioni fatte nell'intro della prima parte e, ancora di più, vale l'avviso spoiler: non leggete oltre se pensate che nella narrativa kinghiana ci possano ancora essere elementi in grado di sorprendervi, perché potrei rivelare alcune parti di racconto e rovinarvi tale sorpresa!

Altro avviso: così come non sono iscritto a Facebook non sono iscritto ad aNobii, ma ho colto echi di discussioni che lì stanno avvenendo.
Qui non permetterò nessun tipo di deriva, nemmeno minima, che affronti la questione della traduzione italiana.
Opero, quando la lingua me lo permette, sul testo in originale e non mi interessano queste zuffe da cortile.
Mi parevano gran cosa da piccolino, purtroppo si cresce.
Siete avvisati, qualsiasi accenno, non importa se negativo o positivo su traduttori passati e presenti sarà napalmizzato a dovere: voi ci mettete molto a scrivere, a me basta un semplice clic.
Potete sfogarvi da altre parti (circhi in città ce ne sono sempre, specie sotto Natale) se avete questi pruriti da pro o contro, non qui: se leggerò anche la minima considerazione sul cambio del traduttore il vostro commento sarà distrutto, dovesse anche contenere splendide e immortali intuizioni su King.
Così muore la democrazia, i know: big fuckin' deal...


Big Driver


Tess è una scrittrice, intorno ai quarant'anni, che adora guidare e viaggia ogni tanto verso biblioteche di città vicine alla sua per presentare i propri libri, la serie The Willow Grove Knitting Society, adorata dal pubblico anziano, nella quale alcune simpatiche vecchiette indagano su crimini e misteri.


Di ritorno da una di queste presentazioni Tess accetta il suggerimento della bibliotecaria locale, un donnone in jeans e scarpe pesanti, che le ha proposto una scorciatoia poco frequentata e conosciuta che potrebbe farle risparmiare alcuni chilometri.


Purtroppo ci sono alcuni detriti, assi inchiodate e altro che forano una delle ruote obbligando Tess a fermarsi in mezzo al nulla. Il cellulare non ha campo ma arriva un gigantesco camionista che si offre per cambiarle il pneumatico, salvo poi pestarla e stuprarla più e più volte in un negozio abbandonato, vicino a dove è accaduto l'incidente.


Tess, dopo ripetuti abusi e in seguito a un tentativo di strangolamento, si finge morta e tale finzione convince al primo colpo il camionista, che la abbandona in un posto lì vicino, dove lei riprendendosi vede i cadaveri di altre donne.


Tess capisce di trovarsi di fronte a un potenziale stupratore-serial killer e, tornata a casa, invece di telefonare ala polizia e denunciare il tutto preferisce recuperare una pistola e vendicarsi.


In seguito a qualche ricerca su Internet e dopo aver parlato con una barista locale riesce a identificare il camionista e si convince che la bibliotecaria ne è la madre, sempre pronta a offrirgli nuove prede: si prepara quindi per recarsi nel villaggio e ucciderli entrambi.
Prima accoltella a morte la madre e quindi si reca nell'abitazione del camionista, che uccide non appena scende dal camion, salvo scoprire con amarezza che si trattava del fratello maggiore del suo stupratore, ancora più gigantesco, il "vero" Big Driver.


Presa dai sensi di colpa per aver ucciso un innocente Tess si recherà comunque all'appuntamento con la sua vendetta e ammazzerà anche Little Driver, pronta a lasciare una confessione prima di spararsi perché cosciente che la barista conosce la sua identità e la polizia tramite questo particolare potrebbe risalire con facilità fino a lei.


Ma, scoperto che i due fratelli erano in combutta, decide comunque di tornare a casa e quindi parlare con la barista. Scoprirà che la ragazza è stata stuprata in infanzia dal patrigno ed è quindi in grado di comprendere la vendetta e le azioni di Tess: la barista promette di restare zitta e la nuova Tess è libera di tornare a casa...

La raccolta pare, al secondo racconto letto, in leggera crescita qualitativa e Big Driver contiene anche una bella, bellissima frase/scena/intuizione anche se questi due dati non bastano per innalzare il tutto e fargli superare la soglia della grigia mediocrità.

Vi cito subito quella che a me pare una gran bella intuizione e che vorrei salvare a tutti i costi dalla mezza catastrofe che è questo racconto.
Siamo nella sezione finale, quella in cui Tess attua la sua vendetta (previo, di tutte le cose, ripasso di alcuni film di revenge) e sta dirigendosi verso la casa dell'assassino.
Tess è preoccupata e non vorrebbe lasciare tracce sull'erba con l'automobile (che chiama Expedition) e:

But because there was really no choice—not now that she was up here—Tess drove onto the lawn and toward the parked silver long-box through a glare that seemed as bright as a summer noonday. She did it with her bottom slightly raised off the seat, as if by doing that she could somehow magically render the tracks of the Expedition’s passage less visible.

Trovo che sia un passaggio stupendo, con quel fondoschiena che si alza sul sedile, davvero una buona capacità di osservazione e di trasposizione.
Purtroppo è fra i pochi elementi di interesse di Big Driver.

Siamo di fronte a un racconto che più di tanti altri mostra, a mio parere, come King sia autore validissimo per e raccomandabile a chi legge poco e guarda pochi film. Chi, insomma, ha poco a che fare con la narrativa di ogni tipo (libri, musica, teatro, cinema ecc ecc) dovrebbe davvero impattare in King prima che in tantissimi altri professionisti del campo perché ricaverebbe molto dalla lettura dei suoi pezzi, quasi un Reader's Digest del genere, un trampolino rassicurante nella piscina facilitata per poi provare a tuffarsi da altre altezze.

Si consolida anche l'impressione di come più passi il tempo più King ami le soluzioni facili e i deus ex macchina, una narrazione per stereotipi, cliché e ripetizioni che ha l'ovvio vantaggio di far sentire il lettore "di nuovo a casa", di nuovo in mano a King, di fargli mollare ogni tentativo di complessità e lettura non superficiale per il gusto di abbandonarsi sul sedile di dietro e lasciarsi condurre da un tassista che non azzarderà mai alcuna deviazione e non proporrà mai alcuna nuova destinazione.
Il metodo kinghiano di usare appunto localismi, dialetti, ripetizioni, marche e giochi di parole è ormai usurato oltre ogni limite e pare inetto sostituto di una efficace attività demiurgica.

C'è, in questo come in altri racconti, un atteggiamento insopportabile nei confronti della tecnologia, urlata a sproposito in molte pagine,: King pare un amabile ottuagenario che, messo di fronte a internet e navigatori satellitari, sia così pieno di entusiasmo e di wow in ritardo da riempirne interminabili pagine fra descrizioni prolisse e tono da massaia che scopre ora "l'internet", generando un senso di artificialità e di macchinosità tremendo, quando ormai anche mia nonna ritiene scontate e vissute da molti anni certe tecnologie (e quindi non ne parla più di tanto né le fa notare).

Salvo poi scappare a gambe levate quando la tecnologia pone dei problemi di trama.
L'incidente con la macchina avviene fra due piccole cittadine in una zona rurale ben frequentata e coperta dal navigatore satellitare ma... Indovinate?
Il cellulare di Tess non ha campo.
E per spiegare (e sei già in perdita e in ammissione di colpa se lo fai) perché non abbia campo, cosa fa King?
Si appoggia sulle debolissime e corte gambine del meta, del gioco, del riferimento:

The conventions of horror tales and mysteries—even mysteries of the bloodless, one-corpse variety enjoyed by her fans—were surprisingly similar, and as she flipped open her phone she thought, In a story, it wouldn’t work. This was a case of life imitating art, because when she powered up her Nokia, the words NO SERVICE appeared in the window. Of course. Being able to use her phone would be too simple.

Beh, sì, è vero. Se lei avesse potuto usare il cellulare sarebbe stato troppo semplice per lei e troppo difficile per King portare avanti la trama e così, come si sta facendo da qualche anno a questa parte, si evita il problema cellulare o lo si affronta in modo povero.
Computer e satellitari che funzionano alla perfezione e telefonini che saltano quando devono, how useful, deve far parte della cassetta degli attrezzi di cui parlava in On Writing, insieme agli avverbi che terminano in -ly che potete notare nei vari pezzi che ho citato e citerò...

Non contiamo poi che ogni due per tre King ci tiene a farci sapere che Tess detesta i film horror, salvo poi infarcire la narrazione di suoi continui riferimenti a dette pellicole mentre io, che non amo per esempio le commedie slapstick, non saprei più di tanto parlarne o usarle come riferimento descrittivo di alcunché...

Si arriva quindi caracollando alla scena dello stupro che, mi dispiace, impone un paragone.
Ma perché mai dovresti paragonare due autori? C'è spazio per tutti, no?
Verissimo. Proprio questo è il punto.
C'è spazio per tutti.
L'agone letterario è aperto a ogni singolo contendente e senza tassa di iscrizione, credo sia proprio questo uno dei suoi aspetti più affascinanti.
Quel che però si stenta a capire è che in tale agone, a mio modo di vedere, la posta in palio non è tanto l’essere “il migliore”: quel che viene rischiato su questa sfida è il vostro, il nostro tempo.
La nostra attenzione, la nostra considerazione, le nostre emozioni e, cosa più importante di tutte, la nostra memoria.
E allora, essendo tutti questi elementi (purtroppo) finiti, determinati, esauribili, ecco che l'agone ci suggerisce come meglio impiegare questo nostro tempo, questa nostra considerazione, questa nostra memoria.

Lo stupro secondo Stephen King:

This was happening. He was raping her. He had taken her inside the old store and he was raping her while golden dust motes twirled lazily in the slanting afternoon sun. Somewhere people were listening to music and buying products online and taking naps and talking on phones, but in here a woman was being raped and she was that woman. He had taken her underpants; she could see them frothing from the pocket in the bib of his overalls. That made her think of Deliverance, which she had watched at a college film retrospective, back in the days when she had been slightly more adventurous in her moviegoing. Get them panties down, one of the hillbillies had said before commencing to rape the fat townie. It was funny what crossed your mind when you were lying under three hundred pounds of country meat with a rapist’s cock creaking back and forth inside you like an unoiled hinge.
“Please,” she said. “Oh please, no more.”
“Lots more,” he said, and here came that fist again, filling her field of vision. The side of her face went hot, there was a click in the middle of her head, and she blacked out.


The next time she came to, he was dancing around her in his overalls, tossing his hands from side to side and singing “Brown Sugar” in a squalling, atonal voice. The sun was going down, and the abandoned store’s two west-facing windows—the glass dusty but miraculously unbroken by vandals—were filled with fire. His shadow danced behind him, capering down the board floor and up the wall, which was marked with light squares where advertising signs had once hung. The sound of his cludding workboots was apocalyptic.


She could see her dress slacks crumpled under the counter where the cash register must once have stood (probably next to a jar of boiled eggs and another of pickled pigs’ feet). She could smell mold. And oh God she hurt. Her face, her chest, most of all down below, where she felt torn open.
Pretend you’re dead. It’s your only chance.
She closed her eyes. The singing stopped and she smelled approaching mansweat. Sharper now.
Because he’s been exercising, she thought. She forgot about playing dead and tried to scream. Before she could, his huge hands gripped her throat and began to choke. She thought: It’s over. I’m over. They were calm thoughts, full of relief. At least there would be no more pain, no more waking to watch the monster-man dance in the burning sunset light.
She passed out.

Lo stupro secondo Tori Amos:

5am
Friday morning
Thursday night
Far from sleep
I'm still up and driving
Can't go home
obviously
So I'll just change direction
Cause they'll soon know where I live
And I wanna live


Got a full tank and some chips
It was me and a gun
And a man on my back
And I sang "holy holy" as he buttoned down his pants
You can laugh
It's kind of funny things you think
at times like these
Like I haven't seen Barbados
So I must get out of this


Yes I wore a slinky red thing
Does that mean I should spread
For you, your friends your father, Mr. Ed


Me and a gun
and a man
On my back
But I haven't seen Barbados
So I must get out of this
Yes I wore a slinky red thing
Does that mean I should spread
For you, your friends your father, Mr. Ed
And I know what this means
Me and Jesus a few years back
Used to hang and he said
"It's your choice babe just remember
I don't think you'll be back in 3 days time
So you choose well"
Tell me what's right
Is it my right to be on my stomach
of Fred's Seville


Me and a gun
and a man
On my back
But I haven't seen Barbados
So I must get out of this


And do you know Carolina
Where the biscuits are soft and sweet
These things go through you head
When there's a man on your back
And you're pushed flat on your stomach
It's not a classic cadillac


Me and a gun
and a man
On my back
But I haven't seen Barbados
So I must get out of this...

Sono due narrazioni inerenti lo stesso tema ed è per me così drammatica la differenza di qualità, di potenza, di efficacia, di emozione fra i due pezzi che proprio non capisco cosa mai possa aggiungere King al tema, cosa mai possa dire, cosa mai possa fare per convincermi a rileggere lui invece che mandare a memoria lo splendido testo di Tori Amos.
Beh ma non si possono (ri)leggere entrambi?
Come preferite, certo che si può, non so voi ma io ho poco tempo e molte cose da affrontare, da leggere, da gustare e preferisco cibarmi del meglio piuttosto che mangiare un po' alla cazzo. Se avessimo a disposizione eternità e risorse infinite non ci sarebbe agone alcuno in nessun campo.

E se avessi avuto la fortuna di incappare in un recensore che mi avesse offerto queste considerazioni non avrei mai sprecato il mio tempo su questo racconto.
Che è poi uno degli aspetti che reputo di "utilità pubblica" delle recensioni: spreco io il mio tempo per cercare di evitare a x persone (dove mi basta che x sia 2, se maggiore di 2 è grasso che cola) di sprecare il proprio.
Dalla lettura del pezzo di King non ho tratto nulla.
Non ho imparato niente, non mi sono schierato, non ho provato emozioni, non ho appreso un singolo particolare riguardo la psicologia della donna violentata o quella dei violentatori, tutte cose che invece mi sono capitate e (elemento ancora più importante) mi ricapitano ogni volta che leggo o sento Me and a gun...

In gioco c'è il vostro bene più prezioso, il tempo: valutate voi come usarlo.

Tutto è strumentale e meccanico in King, ormai ridotto a un programma di scrittura media che replica all'infinito il pool di opere sfornate in precedenza.
La stessa scelta delle canzoni citate è davvero terribile, si assiste allo spettacolo, per me penoso, di un semidio dispettoso che invece di creare e far vivere i suoi personaggi, mutandoli in persone, li abbozza appena dal fango, quel tanto che basta per affidargli un incarico da completare e poi ci scherza pure su, compiacendosi.
Tess, dopo lo stupro, riesce a scappare e mentre cammina lungo la strada, in rapida sequenza, le passa accanto una macchina dalla cui radio arriva You ain't seen nothing yet dei BTO e quindi, avvicinandosi a un pub, una cover di Can your pussy do the dog dei Cramps.
Di tutte le canzoni del mondo, due che irridono e ironizzano sul personaggio principale.
Trovo questi espedienti grezzi, disgustosi e così distanti da ogni onestà intellettuale da essere in grado, da soli, di interrompere un coinvolgimento già scarso e un patto fra scrittore e lettore che già vagava su ghiaccio sottile.

E se si sceglie di divertirsi così a spese dei propri personaggi è ovvio che non si riesca, già in partenza, a costruirli in modo decente.
Tess non è una scrittrice quarantenne e bla bla bla ma solo la caricatura grottesca di una scrittrice quarantenne, così come la madre di Big Driver e Little Driver è la caricatura grottesca di una lesbica e (imboccato dallo stesso King nella postfazione, altrimenti non ci avrei mai pensato vista la resa su carta) di una grizzly mom, per non parlare della barista ridotta anche lei a monofunzione/deus ex machina, forse il caso più triste dell'intero racconto.

Quanto sono comode queste scelte, Mr King?
King, ma quanto è comodo che, con la macchina ferma a lato strada e un tizio che sta cambiandole la gomma, la tua Tess abbia voglia, invece di rimanere lì a controllare il lavoro, di andare a chiudere la porta del camion di uno sconosciuto e dentro scorga le assi chiodate mentre il gigante le arriva dietro la schiena?
King, quanto è comodo che Tess si finga morta e il serial killer non la uccida né controlli se sia davvero morta?
King, quanto è comodo che il killer conservi in casa ogni cimelio delle sue vittime e tolga a Tess borsa, mutandine e orecchini ma lasci sul luogo del crimine il vestito e le scarpe, almeno Tess potrà trovarli e rientrare a casa senza (tanti) problemi?
King, quanto è comodo che il cellulare non funzioni?
King, quanto è comodo che Tess avesse comprato una pistola qualche tempo prima della vicenda?
King, ma quanto, quanto, quanto è comodo che la barista, quando Tess torna a confessarle gli omicidi degli stupratori, nella scena più surreale e comica dell'intera vicenda, si tolga un occhio di vetro e confessi di essere stata anche lei stuprata dal patrigno che nell'acme, mentre le puntava il coltello, le ha persino cavato un occhio e che quindi tutto bene, non parlerà mai alla polizia?

E quanta goffaggine in certi inserimenti pretenziosi, quale per esempio le foto di Richard Widmark e i film a lui collegati: abbiamo incontrato di recente un esempio di ben altra portata riguardante l'uso di simili espedienti in un romanzo...

Come provare simpatia, antipatia, empatia di alcun tipo per dei personaggi che, lungi dall'essere persone, sono solo mucchietti di parole?
Cosa può fregarmene se un cumuletto bruttino di inchiostro viene stuprato da un cumuletto appena più grande?
Come posso odiare o comunque desiderare qualsiasi tipo di azione nei confronti di questo cumuletto più grande e del di lui cumuletto-mamma?

Se mentre scrivevo del primo racconto potevo ancora sperare che l'antologia conservasse i colpi migliori più in là ora le speranze si sono alquanto ridotte in quanto sto leggendo il terzo e mi pare, per ora, il peggiore.

Racconto noioso, banale, prevedibile in ogni singola svolta (il cane era telegrafato da miglia e miglia, stesso dicasi per la sequenza delle uccisioni e l'esito finale), stereotipato come poca altra roba letta di recente, insulso per quanto riguarda riflessioni su stupro, donne e vendetta.
Un consiglio ve l'ho dato io e uno ve lo regala lo stesso King: se volete impattare in una narrazione su una donna stuprata cercate Me and a gun (e decine di altre canzoni, film, romanzi, racconti), se invece volete qualcosa che riguardi la vendetta può andar benissimo L'ultima casa a sinistra (l'originale, però) o, meglio ancora, un certo film di Bergman...

A presto per il terzo racconto dell'antologia.

Full Dark, No Stars
Stephen King
Scribner, 2010
pag. 384 pagine - $ 14,50
ISBN: 978-1439192566


17 commenti:

  1. wow, fratello, scarnificato fino all'osso e rimandato al mittente: non hai idea di quanto sia contento che tu abbia deciso di NON analizzare romanzi italiani :-)

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  2. Beh, ma ci sono un sacco di italiani (e stranieri) bravi eh, è solo che a me sembra davvero giusto, visto che abbiamo tempo e forze limitate, cercare solo il meglio.

    (E se perdete i libri del commentatore qui sopra perdete qualcosa di unico per come lavora sulla nostra lingua, non mi stancherò mai di ripeterlo, anche perché fino a oggi tutti quelli cui l'ho consigliato poi mi hanno ringraziato).

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  3. qual'è il film di bergman di cui parli? grazie

    at

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  4. Per anonimo: credo Elv si riferisca a La fontana della vergine del '59, assolutamente da vedere per la lucidità e la capacità del Maestro di guardare avanti (anzi oltre)!

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  5. Tutto questo è molto strano.
    Nel senso che - è noto - io non amo King.
    Ho letto gli essenziali, ma non è il mio genere di autore.
    Fatemi causa.
    Riconosco tuttavia a King una solidissima tecnica ed un buon orecchio - e quello che leggo qui mi lascia semplicemente di sale.
    Penso al consiglio di Glen Cook (autore che idolatro), il suo classico "togliete tutto quello che è falso, ed avrete una buona storia", e mi accorgo che King non lo fa.
    Che chiunque, vittima di violenza, abbia il tempo di pensare a Deliverance, visto anni prima in un cineforum, mi fa semplicemente ridere.
    E no, Stevie Boy, it's not funny.

    Il guaio è che sono tutti errori da principiante.
    Uno che d quarant'anni campa alla grande scrivendo, certi errori semplicemente non dovrebbe farli, punto.
    Persino il passaggio citato come geniale lo si trova a pagina trenta del manuale di Damon Knight su come si scrive narrativa breve.
    [no, ok, scherzo, ma intendo dire - è tecnica minima, è proprio l'ABC... guarda e descrivi, mostra non dire]

    Arrivati a metà, Full Dark, No Stars, mi pare la sagra del cliché, senza quello che mi aspetterei da un professionista - il rinnovamento o il capovolgiento del cliché, l'uso del cliché per fare qualcosa di radicalmente diverso, spiazzando il lettore.

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  6. sartoris la sa lunga, il film è quello, vendetta indiretta e dio a manate.

    @ Mana: ma infatti... Io a King, negli ultimi quindici anni circa, pur non riuscendo a digerire larga parte delle sue opere, ho sempre riconosciuto un minimo livello di consumata professionalità ma ripensando a certe ultime cose (anche la precedente antologia di racconti è da far volare dalla finestra) devo ricredermi e pensare che quel che riconoscevo forse lo stavo dando per scontato e non ci stavo riflettendo davvero su.
    Siamo a livelli davvero bassi, per ora, e sono 3/4 dell'opera, pensa che il prossimo racconto parla di un patto con il diavolo...

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  7. Ti voglio tanto bene per aver pensato alla canzone di Tori nella recensione.

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  8. :) Grazie, trovo sia un testo eccezionale.
    Anzi...

    Si potrebbe usare questo spazio per segnalare altre opere importanti sull'argomento, a contrastare quelle poco efficaci!

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  9. Grazie,
    non avevo intenzione di comprarlo ma su King qualche volta cedo se lo trovo in super offerta nel cestone del supermercato. Adesso penso che lo lascerò lì anche se lo vedrò nel cestone.

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  10. Ho apprezzato diverse cose di King in passato [IT in particolare], ma ora non ha più senso leggerlo perchè di King c'è rimasto solo il nome in copertina e nient'altro.
    Forse l'incidente nel quale ha rischiato di morire c'entra qualcosa, oppure sono finiti gli stimoli e la voglia, o invece non ha altro da raccontare ma, in ogni caso, come scrittore non ha più niente da offrire.
    E questo ormai da anni.
    Il Re è morto, anzi stramorto, viva il Re.

    Lìberi_tutti

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  11. E invece il figlio (Joe Hill) qualcuno l'ha letto?
    Mi pare i romanzi abbiano avuto recensioni discrete, ma non univoche, mentre ho letto molto bene della sua collezione di racconti - un recensore che stimo la considerava fra le più importanti del decennio nell'ambito del fantastico.

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  12. Mah.Io di Joe Hill ho letto l 'adattamento a fumetti di Locke & Key:Benvenuti a Lovecraft,tradotto anche in Italia.
    Devo dire che mi è piaciuto,mi sento di consigliarlo.

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  13. August DerlethDec 10, 2010 07:43 AM

    1)In N°4 righe di esempio che hai trascritto,Elv,c'erano 2,dicasi 2,avverbi,di quelli che il Maestro,nei suoi manuali acchiappagonzi,dice di dover evitare come la morte...
    Mé coyoni!Complimenti alla coerenza!
    2)Al di là del suo squallido ruolo da DEM(deus ex machina),qualcuno mi può spiegare per quale stracavolo di motivo la barista se ne sta bel bella dietro il bancone,mentre il mostro che l'ha violentata e mutilata è in circolazione nella sua stessa città,senza che le passi neanche per l'anticamera del cervello di denunciarlo,di vendicarsi,di uscire insomma dal suo ruolo di utile idiota letterario?!?
    3)Bé,qualunque donna,dopo essere stata sequestrata,stuprata,ridotta in agonia ed aver visto per giunta i corpi di altre sventurate,presterebbe mooolta attenzione a cosa passa la radio,eh,sì...
    Mi fermo qui perché non mi va di sparare,anzi,mitragliare,la Croce Rossa.
    Dico solo che ormai il signor King farebbe più bella figura se si ritirasse su un'isola dei Caraibi a scrivere le proprie memorie...

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  14. Arrogante , incompetente, saccente e del tutto incapace di andare al di là dei propri pregiudizi. E' ora di smettere di fare il critico letterario...sei penoso!

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  15. Ciao Anonimo nr 69432676, benvenuto.
    Magari facessi il critico letterario, almeno sarei penoso con uno stipendio, invece sono penoso così, gratis.

    Per fortuna hai la soluzione definitiva a portata di mano: segnati questo indirizzo e non visitarlo mai più, anche perché fra pochi giorni parlerò del terzo racconto che è ancora peggio di questo, figurati!
    Grazie per l'intervento ben documentato e motivato, ne farò tesssoro...

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  16. Grande Elv, così si trattano i troll :-)

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  17. Secondo me questo libro non l'ha scritto Stephen King. Non è una boutade, lo penso veramente. Non l'ha scritto lui, semplicemente. Troppe cazzate, dai soldi sporchi di sangue al nome "Elvid" anagrammato che diventa "Devil". Davvero, King non può aver scritto queste cose. Sulla traduzione: secondo me è mediocre. Nel terzo racconto ci sono almeno due errori: uno nel dialogo (due persone si danno del lei e poi del tu alternativamente), uno nell'italiano "chiudere a chiave gli oggetti appuntiti" (dovrebbe essere "mettere sotto chiave", non "chiudere a chiave"). Su Joe Hill: la raccolta di racconti merita una lettura. E' fresca e interessante. Alcuni clichè, ma scritti gradevolmente. Buon sangue, almeno questa volta, non mente. Samuel M

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