SCOTT PILGRIM VS THE WORLD
2010, USA/UK/Canada, colore, 112 minuti
Regia: Edgar Wright
Soggetto/Sceneggiatura: Edgar Wright e Michael Bacall da un fumetto di Bryan Lee O’Malley
Produzione: Relativity Media, Scott Pilgrim Productions, Universal e varie
Scott Pilgrim è un circaventenne che passa il tempo fra il suonare con la sua band e uscire, ancora devastato da una precedente relazione, con la nuova ragazza, una collegiale più giovane di lui.
Quando entra in scena l'hipster Ramona, Scott s’innamora all’istante e si sente pronto a far di tutto pur di stare con lei. Questo tutto comprende una serie di scontri in stile picchia duro con i sette ex della ragazza, che gli si presentano quadro dopo quadro fino al boss finale.
Riuscirà questa serie di battaglie a far capire a Scott chi è e cosa vuole davvero?
Avevo apprezzato, senza strapparmi capelli e stracciare vesti, i due precedenti film di Edgar Wright: commedie godibilissime che mostravano, fra l’altro, una crescita tecnica e di gestione del ritmo (da Shaun of the dead a Hot Fuzz) non indifferente. Prima ancora, mi erano piaciuti i pochi episodi di Spaced che ero riuscito a vedere.
Condivido con Wright l’anagrafe, la formazione culturale, i videogiochi e tutta una serie di letture, ascolti e visioni.
Sono insomma il perfetto target, il pubblico di riferimento ideale per questo suo Scott Pilgrim vs the world.
Che è uno dei prodotti più vuoti, inutili, maschilisti, stupidi e insultanti che abbia visto negli ultimi anni.
La nostalgia, ahimè, oltre a essere canaglia, è anche spesso sintomo di fascismo (di qualsiasi stampo) e, perlomeno nella mia esperienza, ha sempre dettato scelte pessime sia nel sottoscritto che nella stragrande maggioranza delle persone che ho incontrato. Anche quando spinge alla citazione, all’omaggio o all’inno gioioso verso quanto erano fighi i giochini a 8 bit (ma no, grazie, preferisco quelli che escono ora, così come preferisco l'acqua calda, il computer e la lavatrice invece di scendere al fiume per lavare i panni con la cenere) è comunque robetta da poco e Wright non ha certo le doti titaniche per sfuggire al rischio di produrre una elegia elitaria invece che un'opera universale.
Altro sgradevole meccanismo è il flettere i muscoli in modo esagerato, rotopavonare dieci volte quando già al secondo giro la gente allo zoo si è voltata a guardare altre gabbie. Si tratta di un metodo deficitario anche per questioni di economia interna eh: sono otto giri sprecati che si potevano compiere in altre occasioni facendo stancare di meno tutti quanti.
Preso dallo sforzo di mostrare, Wright si dimentica di narrare e di costruire personaggi, coprendo il nulla sotto vuoto spinto di questo filmetto con una montagna di ammiccamenti, citazioni e furberie che tali rimangono sempre, senza mai fondersi ed elevarsi ad “altro”.
Atteso alla grande prova del popcorn, Wright sbatte contro gli statunitensi (e i canadesi) e rinuncia a ogni possibile sviluppo in fase di sceneggiatura, limitandosi a far ciacolare ai suoi pupazzi di cartapesta brutte frasette che non riescono nemmeno a star dietro alla già imbarazzante qualità di una Diablo Cody.
Atteggiamenti come questi ricordano molto da vicino l’impostazione di certa ssscrittura gggiovane che impera ogggigggiorno in Rete: recensori (e scrittori) che ogni due per tre ti fanno capire che loro, se volessero, potrebbero scrivere robe serie da far impallidire anche i critici e scrittori più accademici di tutti e che per loro il postmoderno, il cinismo e l’ironia sono scelte precise, rinnovate ogni giorno. Peccato che, alla verifica dei fatti, lo scimmiottamento e la risatella, l’innuendo e il rimpiattino televisivo e feticista sono le loro uniche, spuntate armi culturali e l’intero loro bagaglio dialettico-retorico.
Scott Pilgrim ci bombarda senza respiro con una serie di codici ripetitivi, così come ripetitiva è la struttura a scontri che può forse funzionare in un videogame, ma che in un film, privati della possibilità di salvare e ricaricare quando siamo un po’ più freschi e meno annoiati dalla reiterazione (che è patologia in tanti altri campi del vivere, ricordiamolo), dicevo, in un film provoca noia e, peggio ancora, senso di non-partecipazione allo spettacolo, di impossibilità di apportare qualcosa di nostro al fiume incessante di pugni, mazzate e pugnette.
Il bombardamento e la reiterazione continuano anche a livello di montaggio, incapace di adottare soluzioni miste e mirate a seconda del momento e rafforzando quindi il senso di assenza di narrazione.
Pensato per un pubblico di trentacinquenni, Scott Pilgrim è però sceneggiato, girato e montato per il quattordicenne d’oggi e potrebbe quindi avere doppia fortuna ai botteghini, poiché i primi conservano (e pensano pure sia ottima cosa) la forma mentale dei secondi: due piccioni con mezza fava insomma.
Il dato più drammatico fra tutti è quello di assistere, per 112 lunghissimi minuti, alla sfilata di un insieme di personaggi orribili.
Ragazzi vuoti, senza nessuna qualità intellettuale, emotiva, culturale, fisica o estetica, capaci solo di lamentarsi, subire e aggredire, egoisti ed egotisti in modo patologico.
Una carrellata di "eroi" che non riesci ad amare e di cattivoni che non riesci a odiare, un livello di partecipazione così basso che per forza di cose t’interessi di più al corredo, all’oggettistica, al merchandise: le magliette hanno più da dire di chi le indossa e trovo spaventoso che si riesca a provare empatia o, peggio ancora, immedesimazione verso tali buchi neri.
Vi è poi (ma tanto checcefrega, ormai Elvezio è fissato) un maschilismo così strisciante e insieme esibito che nemmeno nei campi estivi di certa destra USA: la donna è il premio per l’uomo che batte i sette boss e le tutte le altre dame di contorno devono applaudire e strabiliare se questo poverazzo (che loro, ehi, amano ancora eh) strimpella male il basso o ti obnubila il mesencefalo con insopportabili aneddoti su, tenetevi, Pac Man (so cool).
A casa mia questo non avrebbe speranza di scopare nemmeno con la più disperata del paese, ma nel villaggio fatato messo in piedi da Wright non solo questo rospo ne secca più di Casanova ma, al contrario di Casanova, riesce a farlo senza mai sforzo alcuno: è brutto come un comodino ikea, ha lo sterno carenato giusto buono per la rupe, non s’interessa alla compagna del momento, non sembra nemmeno interessato al sesso, non ha charme, premura, sensualità, empatia o cultura eppure, guarda caso, è pieno di donnine.
Sulla base di che???
Il maledetto cinema indie ci ha da sempre bombardato con questa retorica del bruttino nerd che ce la può fare anche con la più bella e intelligente della scuola. Retorica che può anche andare bene per mostrare che la bellezza non vale tutto nella vita, se non avesse la gigantesca falla di fondo che è SEMPRE il maschio a essere un fottuto rosporachitico di Plutone e a beccarsi la principessa, mai il contrario.
Le ragazze sono comunque sempre carine e fighettine, seppur nel modo decerebrato-hipster di moda negli ultimi anni: sarebbe interessante vedere una certa parità, a livello di numero di film sfornati, con storie nelle quali lei è quasi inguardabile e ha zero qualità in ogni campo (anzi, in molti casi è negativa) eppure esce con il damerino locale, ma le rare volte che ciò accade è per spunto comico.
Almeno in questo la media pellicola d’azione scema ha un bonazzo e una bonazza, è comunque un grado di parità superiore a questi obbrobri travestiti da manovre intelligenti e piene d’autocoscienza del proprio ruolo, autocoscienza che si esaurisce, mentre si esegue la centesima citazione, a guardare verso il pubblico e dire “sì, lo so che sto citando, quanto sono figo, vero?” No, non sei figo, stai solo citando, non produci nulla di tuo.
Aggiungete alla discarica alcune scene d’azione bruttine assai e una colonna sonora che spazia dall’ovvio (ma decente, Frank Black e qualche altro) all’orrido (tu quoque Beck?) e avrete la cifra finale di un filmetto che, a braccetto con Kick Ass, rappresenta al peggio l’indiepochezza.
Cool, epic, awesome pile of rubbish.
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lunedì 15 novembre 2010
Scott Pilgrim vs the world
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«rotopavonare» è sublime!
RispondiEliminaEh addirittura...
RispondiEliminaOh, facciamo che te lo presto, due centesimi ogni volta che lo usi, dai, in fondo sono una ragazza facile facile...
Però anche tu, scusa, che ti aspetti da un'operazione che nel giro di poche settimane lancia a livello mondiale: film fumetto disco libro da colorare borsette magliette calzette adesivi poster posterini penne pupazzetti action figure e quant'altro, spacciando il tutto come "il fenomeno irresistibile che ti farà innamorare che non te lo puoi perdere perché è stracool e piacerà a tutti quindi anche a te!"?...
RispondiEliminaVoglio dire: te la sei proprio andata a cercare.
(Io ho sfogliato velocemente il fumetto e ciò è bastato).
Orlando
Avresti ragione, anzi, hai ragione, se non fosse per il regista coinvolto, ho sperato che potesse operare in qualche altro modo, ecco, invece si è rivelato (come molti di questi tempi) un peso piuma. Vedremo però i prossimi film, in fondo ha ancora un po' di credito dalle mie parti...
RispondiEliminaHo sentito molto parlare di Scott Pilgrim negli ultimi tempi e non capivo se era un fumetto o un film, poi ho capito che era entrambe le cose dal Mongolino d'Oro prontamente recapitatomi a casa. Detto questo, sono d'accordissimo con te e detesto cordialmente tutto lo strizzamento d'occhio alla nostalgia, quanto erano belli i giuochini a 8-bit etc. e mi tatuero' "all’inno gioioso verso quanto erano fighi i giochini a 8 bit (ma no, grazie, preferisco quelli che escono ora, così come preferisco l'acqua calda, il computer e la lavatrice invece di scendere al fiume per lavare i panni con la cenere)" sul culo. Spero di vedere un film, nel prossimo futuro, dove The Rock picchia un sacco di nerd perche' sono fastidiosi e rompicoglioni e viene applaudito dalla folla.
RispondiEliminaIn primo luogo, grazie per aver confermato tutte - maproprio tutte - le mie paure.
RispondiEliminaIn seconda battuta, credo che il regista, sì, ok, ma qui la colpa sia del soggetto originale, o meglio ancora, di come un'idea sostanzialmente buona ("eroe sfigato, per conquistare la bella deve vedersela coi suoi ex" - dai, hanno fatto film eccelsi su pitch infinitamente più sgangherati) è stata sviluppata.
Il furbettismo del progetto Pilgrim, il continuo strizzare l'occhio e dare di gomito all'utente finale ("Hei, siamo fighi, eh? Vero che siamo fighi? Ammazzasesiamofighi,eh? E tu anche, perché noi siamo come te, giusto? Eh? Eh? Visto il montaggio stile manga? Figo, eh? E la tipa alternativa? Figata, eh? Vero? Vero?") lo affossa completamente: come Orlando ho buttato un occhio al fumetto, e mi ha abbastanza raccapricciato.
... se non avesse la gigantesca falla di fondo che è SEMPRE il maschio a essere un fottuto rosporachitico di Plutone e a beccarsi la principessa, mai il contrario...
RispondiEliminagiusto, ma andrei oltre, se posso.
Se la vera bellezza è interiore perchè rospo non si mette con rospa? La verità è, film del genere avvalorano la tesi che vale solo la pena di essere belli fuori. Ed in fondo bellezza interiore vs bellezza esteriore è una banalizzazione tremenda. ma, come canta la canzone, chi non si è mai innamorato di quella dell'ultimo banco, la più carina, la più cretina...? Non scaglierò la prima pietra, non me lo posso permettere.
Certo che puoi andare oltre e sei andato oltre molto, molto bene.
RispondiEliminaC'è anche da dire che non c'è sempre regola eh, alle elementari da me la più carina era anche la più intelligente...
(OT)
Ma è anche che ti fanno sentire in colpa, decenni di educazione che la vera bellezza è dentro e ora, di sti tempi, se esalti la bellezza esteriore corri il rischio di essere uniformato ai cultori del velinismo e dell'apparenza, mentre la bellezza esteriore, che è una dote come tante altre, è cosa splendida da ammirare e non è che poi non ammiri anche quella interiore, ma qui è tutto ON/OFF ormai, o sei schierato e definito e accetti tutto il pacchetto o comunque ti ci fanno entrare a forza, in qualche schieramento...
"Ragazzi vuoti, senza nessuna qualità intellettuale, emotiva, culturale, fisica o estetica, capaci solo di lamentarsi, subire e aggredire, egoisti ed egotisti in modo patologico."
RispondiEliminaGuarda Elv che oggi la gente è questa... io il film non l'ho visto leggendo i contenuti della tua recensione (e quindi della pellicola) non posso fare a meno di ripetermi "cazzarola quanto è fedele alla realtà!"
Ammettiamo che la gente sia così (ma lo ammetto perché non importa ai fini della discussione eh: per strada, ai concerti, nei pub, nei cinema, in Rete vedo spesso e sovente anche altre realtà, con buona percentuale, io amo il presente, futuro e passato non mi attirano molto e di questo presente amo trasformazioni, anche negli adolescenti, che mi paiono molto complesse e purtroppo molto semplificate dai discorsi comuni e dai media), dicevo, ammettendo anche che sia così non mi pare buon motivo per farne apologia al bubble gum (così come non mi piacerebbe d'altro canto una critica facilona alla signora mia).
RispondiEliminaSi poteva costruire un discorso complesso E pop (perché si può fare, grazie a dio, lo stesso regista in Shaun aveva infilato belle bordate sociali), si è preferita l'anestesia della consolazione, e io tutto amo tranne l'essere consolato/esaltato.
Peccato perché Hot Fuzz l'avevo apprezzato anch'io.
RispondiEliminaLeggendo la trama avevo perplessità che sono aumentate di molto dopo aver letto il tuo post. Perciò eviterò l’indiepochezza (perlomeno al cinema).
Proprio oggi su Stereogram (non è colpa mia, è Gelostellato che lo cita sempre e ogni tanto lo guardo) c'era una recensione in perfetto stampo nostalgico-entusiasta.
RispondiEliminaMa alla fine dice che la canzone di Frank Black è il centro di tutto e il resto è buono solo per riempire gli spazi vuoti.
Però del fumetto (che precede il film) avevo sentito parlare abbastanza bene.
In tema di misoginia e maschilismo, segnalo quest'iniziativa: io non ci sto
a me è piaciuto parecchio: un film divertentissimo, ricco di trovate registiche, però magari è solo che io nell'indiepochezza ci sguazzo :)
RispondiEliminasinceramente però le accuse di maschilismo mi sembrano un pochino esagerate e assurda, anche perché ci sono parecchi personaggi femminili cazzuti nel film e poi uno come scott pilgrim mi sembra l'esatto opposto dal macho maschilista...
La tua frase è illuminante, in quanto purtroppo il maschilismo si annida ovunque in noi e non possiamo certo levarcelo di dosso in poche mosse, il sottoscritto per primo.
RispondiEliminaPer dire che ci sono donne interessanti e di valore usi il termine "cazzuti". Hanno il cazzo quindi, hanno valore se si comportano come maschi, se hanno caratteristiche e comportamenti maschili.
Succede la stessa identica cosa in quella abominevole pirlata di Jonah Hex, lei è tosta in quanto si comporta da maschio.
Il linguaggio tradisce danni profondi che riusciremo a sanare solo con lunghissimo lavoro che deve per forza passare anche attraverso la lingua, ci fosse alladr a monitorare avrebbe cose da dire.
E guarda che non te ne faccio una colpa eh, ci mancherebbe, verrebbe da dirlo anche a me, è contagioso e radicato...
Sì, ok, ma allora vorrei sapere da te come si dovrebbero comportare dei personaggi femminili nei film per non risultare vittima del maschilismo imperante. Se io le definisco cazzute non va bene, tu le definisci fighettine e non va bene nemmeno quello. Allora cosa devono essere?
RispondiEliminaNel finale del film comunque anche la ragazzina si scontra con la ex di Scott Pilgrim per conquistarlo, quindi non solo la donna ma anche l'uomo è il premio. Semplicemente il film parla di relazioni come fossero un videogame, può non piacere o sembrare un'idea stupida ma le accuse di maschilismo mi sembrano siano dovute piuttosto a tuoi preconcetti. Va bene l'originalità dei punti di vista, ma credo tu sia l'unico al mondo che ha trovato del maschilismo in una pellicola come Scott Pilgrim.
(detto questo poi non voglio fare troppo il polemico, anche perché il tuo blog mi piace e grazie a te ho trovato parecchi film interessanti; non ho solo capito tutto questo accanimento nei confronti di un film che a me anzi è sembrato molto dolce e anti-macho)
@Elvezio.Ma ti sei guardato anche Jonah Hex?Non è che negli ultimi tempi sei diventato un pò masochista?Comunque su Scott Pilgrim parla già chiaro la locandina,sembra la cover di una vecchia cartuccia del Nintendo,con tanto di scopo del gioco spiegato a chiare lettere.
RispondiEliminaIl vampirologo che ride
Più che sulla questione del maschilismo, io mi concentrerei sul fatto che questo è un ennesimo prodotto "per nerd".
RispondiElimina"Hollywood" (nella sua accezione più ampia) ha scoperto un bacino di persone che hanno una gran voglia di vedersi idealizzate sullo schermo, o di fruire di prodotti mediatici che fanno riferimento a quelle che si suppone siano le manie delle sottoculture.
Bel senso... ma davvero c'è qualcuno che ricorda PacMan con nostalgia?
Però è parte del personaggio...
Ora, in Hot Fuzz, per dire, c'è il personagio fanatico di action-thriller che è chiaramente una strizzata d'occhio ad una parte del pubblico, ma è funzionale alla trama e comunque la pellicola si rivolge a tutto il pubblico.
Questo Scott Pilgrim - e penso al fumetto sfogliato tempo addietro - rischia di divetare un freak-show ad uso dei freak...
Ma naturalmente, sono io che sono paranoico.
chiedo scusa per gli errori di battitura - sto scrivendo al buio... :-P
RispondiEliminaQuesto commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiElimina@Elvezio: guarda, non per fare il saccente, ma mi sembra proprio che sul tema del maschilismo nel cinema tu sia arrivato con qualche decennio di ritardo e in grande affanno.
RispondiEliminaIl tema della donna debole, carne da letto/da macello è una roba che sta al cinema come il pianoforte alla musica, la croce al cristianesimo e la ruota all'automobilismo.
Sulla pellicola, le donne hanno mancamenti e crisi di nervi per le più semplici cazzate sin dagli anni '30, rappresentano il fulcro di tutte le ansie umane, malaticce, impaurite, incapaci di reazioni di carattere (salvo casi eccezionali, in certo cinema americano di serie B [Jack Hill, for ex.]) e perennemente in balia dei propri timori e del proprio bisogno di essere protette e "governate" da una presenza maschile. Costituiscono il perno delle debolezze e dell'immoralità, il gradino inferiore del genere umano che, in quanto tale, è perennemente sottoposto ai "superiori".
A questo proposito sarebbe bene riscoprire cosa è accaduto di preciso nel cinema a cavallo degli anni '70, cioè in risposta (più o meno consapevole o voluta) ai movimenti femministi e di emancipazione.
Lo sapete?
Sono nati gli slasher.
Un genere "reazionario" nei confronti della gioventù tutta ma che sfogava i colpi più duri sui corpi delle femmine per "punirle" e per distruggerne le iniziative moderniste e libertine.
Anche (e soprattutto) in Italia sono germogliati episodi peculiari di cinema anti-femminista, dove l'uomo si riappropriava della propria posizione di dominio sull'altro sesso attraverso il sangue e la violenza.
A tal proposito consiglio la presa visione di alcune fra le numerose pellicole dei nostri maestri:
Di Leo (Avere Vent'Anni [stupro con penetrazione di tronco d'albero], I Ragazzi del Massacro, La bestia uccide a sangue freddo)
Lado (L'ultimo treno della notte [deflorazione con coltello a serramanico], La corta notte delle bambole di vetro)
senza poi dimenticare il Fulcione (Non si sevizia un paperino [lapidazione dell'emarginata], Una lucertola con la pelle di donna), che in queste cose fa sempre scuola.
Partendo da questo background, la sciacquetta trofeo del nerd-hero o la battonazza divorata dai piranha non saranno Ellen Ripley ma se la passano molto meglio di certe loro colleghe della silver age.
Greg
@Greg.Se poi si guarda al'oriente,a pellicole che appartengono ai filoni dell'ero-guro e del pinku eiga si raggiungono vertici di violenza tali da far sembrare i film che citi favolette. Parlo di pellicole come "Il giardino delle torture",le serie dei "Guinea Pig" (dove sono le donne a subire il trattamento peggiore) o di "Female prisoner Scorpio" (dove l'eroina prima di trionfare sulla sua nemesi subisce di tutto).Inoltre gli anni 70 avevano creato anche il filone del "rape and vengeance" e del "women in prison",perfino più biechi di molti slasher.
RispondiEliminaIl vampirologo che ride
@vampirologo: non parlavo del tasso di violenza ma del messaggio delle pellicole, specchio della "reazione". non confondiamoci.
RispondiEliminai torture porn giapponesi appartengono proprio ad un'altra categoria, guardano alla carne e non al sesso... lì il messaggio è sbudellare e punto; certo anche qui verso le donne c'è più sadismo, of course...
il filone rape and revenge ed il women in prison (che ho già citato nella persona del regista jack hill) invece riguardano precisamente il tema ma, è ovvio, stanno dall'altra parte della barricata!
i pinku eiga non ho precisamente idea da dove derivino, sicuramente il filone della vendetta al femminile era già ben consolidato nelle arti narrative giapponesi indipendentemente dalle influenze della cultura femminista (che sarà mai arrivata in giappone? help, please).
e cmq siano benedette meiko kaji e reiko ike, nunc et semper.
ps Il giardino delle torture, è giappo o ti riferisci a quello di francis???
Premesso che pure a me il film ha dato una sensazione di leggero maschilismo, vorrei però aggiungere due considerazioni veloci:
RispondiElimina1) Il film condensa in meno di due ore (e pochi giorni fittizzi) sei volumi che ricoprono un arco temporale di mesi. Ramona purtroppo ne esce con le ossa rotta, cosa che nel fumetto non succede, per quanto si parli comunque di un'opera che sin dal titolo va a ruotare attorno a un personaggio maschile.
2) Fumetto e film giocano con i cliché del mondo dei videogame. Anzi, a ben vedere, Scott & Company VIVONO all'interno di un videogioco. E considerando che, a parte poche eccezioni (vedi la citazione di Guitar Hero), i termini di riferimento sono i VG degli anni Ottanta, allora anche Super Mario Bros o Gosts & Goblins dovrebbero essere cosiderati opere maschiliste.
Insomma, per farla breve, la sensazione rimane, ma credo che faccia parte del "gioco".
@Greg.Ho fatto confusione con il nome della pellicola,il film che intendevo io è "Il piacere della tortura" pellicola degli anni 60 ambientata nel periodo Tokugawa e che mi sembra adatta al tuo discorso in quanto le donne vi subiscono abusi e torture in quanto donne e quindi viste come ricettacolo di impurità.
RispondiEliminaIl vampirologo che ride
Grazie per i commenti interessanti che mi offrono occasione per approfondire.
RispondiEliminaLa prima cosa (e anche quella, sarò egoista, per me più importante ) da ribadire è OT e si collega a un commento fatto da un lettore in altro post: vedi Martin?
Questo è il classico esempio di come in Malpertuis non ci sia quasi mai il rischio di applausi, accordi al 100% e mente alveare. Spesso la regola è proprio quella che vedi in questo post, molti non sono d'accordo, la pensano in maniera diversa e lo dicono. Il rischio è davvero minimo e quando accade di trovarsi tutti d'accordo direi che quasi quasi posso anche godermelo: cerco sempre il contradditorio ma non in modo maniacale, altrimenti andrei a commentare su posti che stanno ai miei antipodi.
E ora, a cascata...
@ Cannibal: ma non sei polemico o comunque anche se lo fossi ben venga.
Non lo so come deve essere la donna.
E penso che sia un bene.
E chiederlo, come dovrebbe essere, è un po' come dire a uno che critica, chessò, Dylan Dog: e allora disegnalo tu e sceneggialo tu, facci vedere.
So come non deve essere (o, molto meglio, come non mi piace che sia), ovvero monodimensionale, maschilizzata come fanno in tanti o sineddochizzata come ho fatto io.
Se penso a (quasi) tutte le donne che conosco, drasticamente migliori dei maschi (ed è una tendenza che ho visto aumentare e aumentare nel corso dei decenni), le vedo come complesse e non riducibili, come dolci ma molto decise e consapevoli, intelligenti e manipolatrici, come fragili ma capaci di vivere questa fragilità come condizione anche positiva. E tantissime altre cose che mai, mai mi fanno pensare alle donne viste in questo film.
@ Greg: cosa vuol dire "qualche decennio di ritardo e in grande affanno"?
Che ne scrivo solo ora?
No, ne scrivo da quando ho iniziato a scrivere di cinema. Prima ancora non potevo scriverne perché non scrivevo o non ero ancora nato, cosa posso farci? il ritardo è questione anagrafica quindi non dipende da me, l’affanno non ce lo vedo, anzi.
Che il problema esiste da quando è nato il cinema?
E quindi? Non bisogna più parlarne ed è già stato detto tutto? Non è utile segnalare OGNI caso?
Secondo me invece sì, anzi, ancora di più quando si presenta in queste forme subdole e potenti.
Che il problema è radicato e quindi bisogna abituarsi, darlo per scontato, organico e smettere di evidenziarlo?
Davvero? Come la mafia o, chessò, il vaiolo un tempo?
Proprio perché esiste da tempo bisogna parlarne sempre e sempre di più. E può cambiare sempre, molte cose sono cambiate, molte pratiche non vengono più attuate, al cinema come nella vita.
E tutto quel che hai detto può essere benissimo sia applicato a molte figure maschili della storia del cinema. Inoltre può essere benissimo ribaltato in ogni momento segnalando per ogni epoca splendidi esempi di donne complesse e diverse e interessanti (le donne del noir statunitense, Anna Magnani, le donne di Kieslowski, e a valanga mille altri esempi).
E, con tutta la stima che nutro per certo cinema, le donnine violentate a destra e manca in mille sadici colori non spostano di uno iota nessun tipo di discussione o segno né destano nessuna impressione.
Sono simboli univoci, li interpreta e identifica anche un minus habens, c’è solo l’esposizione, tutto l’osceno è in scena e bella lì, svuotato di ogni singola carica, disattivato, morto, non c'è potere di penetrazione o di ambiguità, che è poi quello che permette a valori (per me) negativi di farsi strada e essere accettati.
Fa moltissimo più danno la figura della donna (e del rapporto uomo-donna) ritratta in un Twilight che centomila slasher, proprio perché ambigua e vendibilissima, fintoromantica e donnina modernina che sceglie a mento alto ma sotto sotto schiava e a disposizione per uno stupro continuo che non è certo solo corporale ma anche (limite ben più pesante e definitivo) mentale.
RispondiEliminaE raggiunge un numero enorme, enorme di persone che non è paragonabile ai film che hai citato, in più persone ancora tutte da formare sulle quali questi valori radicano facile.
Secondo me siamo messi molto peggio di una trentina di anni fa proprio perché ora l’attacco è virato a questo tipo di penetrazione soft (donne batteriste, yeah! donne che sposano il vampiro, wow!) assai più efficace, gli stupri sono rozzi e spottabili da chilometri di distanza, che vuoi che faccia una bottiglia nella vagina o qualche altra roba simile oggi? Non ha fatto quasi nulla allora, figurarsi adesso.
@ Okamis: (OT: difficile definire un gioco a 8 bit come maschilista o femminista, vista la sua limitatezza rispetto ai giochi di adesso o ai film tratti, ma comunque spingendosi molto, e non mi piace eh, proprio no, direi di sì, sono maschilisti, prodotti da maschi per maschi con messaggi stupidi e risibili).
Se il regista fa uscire Ramona in modo diverso rispetto al fumetto è sua precisa scelta e anche affari suoi, peggio per lui, ne è responsabile e non può certo pretendere che il pubblico di un film sia, dal punto di vista dei numeri e di tante altre cose, quello del fumetto...
@ Anonimo: eh, io di film cerco di vederne il più possibile, se perdi il contatto con "la scena" poi pian piano non capisci troppe cose ed è finita. Ed è, ahimè, ovvio (solita legge di Sturgeon) che esca molta più roba demente che interessante. Jonah Hex però è stato davvero pesante, piuttosto mi rivedo tre volte questo filmetto qui, ma senza pensarci eh...
Adesso però su Jonah Hex mi hai incuriosito.
RispondiEliminaAnche perché il Weird Western è un genere che apprezzo.
Ora, ok, le mie aspettative erano e sono bassissime - ma è la definizione di "pesante" che mi incuriosisce.
Io, per dire, pensavo a un filmetto scemo - un'occasione ghiotta per fare unpo' di dollari scosciando Megan Fox e buttando sulla scena un paio di mostrilli da prendere a pistolettate.
Ma pesante...?
Ma non formalizzarti - se prevedi un post, aspetterò buono buono qui nel mio angolino...
Ahahahaha, no, no, pesante è termine errato, lo intendevo nel senso di insopportabile, alcune banalità e retoriche che madò, levati veramente eh.
RispondiEliminaSì ci scriverò magari un post ma prima almeno un film che mi è piaciuto, dai, intendo conservare una certa media.
Peccato eh, perché io speravo qualcosina di più, Brolin mi pareva azzeccato...
Mah, era uscito un articolo, che ho letto da qualche parte, che Hollywood non sa fare il weird western...
RispondiEliminaSe aggiungiamo che non sanno fare neanche l'avventura pulp, e che sul fantasy cigolano...
Desolante.
Comunque ok, aspetto il pezzo.
@Davide.Meno male che ad Hollywood non fanno weird western,vista l'aria che tira da quelle parti non oso pensare che cosa ne uscirebbe.Anche a me piace il weird western e l'idea che lo rovinino rendendolo di massa come hanno fatto con i vampiri mi fa rizzare i capelli in testa!
RispondiEliminaP.S.Comunque il vero Jonah Hex è quello dei fumetti,in particolare consiglio gli episodi scritti da Michael Fleischer,Joe R. Lansdale e Jimmy Palmiotti.
Il vampirologo che ride
@ Elvezio:
RispondiEliminaRipeto: sono combattutto sul maschilismo di SP, che reputo causato più da una sceneggiatura non perfetta che da reale ottusità (anche perché a fronte di una Ramona pressoché invisibile, fa da contraltare il percorso di Knives, semplicistico, è vero, ma presente). Comunque, visto che sto scrivendo un pezzo sul film pure io mi riservo di esprimere più compiutamente il mio pensiero in quella sede ;)
PS: Detto questo, non ci posso fare niente: a me il film ha divertito...
Scusate l'OT (Elvezio, porta pazienza), che a leggere di questo passo falso di Wright ci son rimasto male abbastanza, ma volevo chiedervi, sul weird western:
RispondiEliminaAvete visto Blueberry?
Se sì, è ascrivibile al genere?
E soprattutto, cosa ne pensate?
(ah… per recuperare il parte il tema principale in discussione, posso dire che sottoscrivo parola per parola quanto scrive il padrone di casa sul maschilismo cinemaografico in risposta a Greg?)
@Elv: quello che non condivido della tua posizione è l'interpretare questi ruoli femminili del cinema come EVENTI NEGATIVI e non semplicemente per quello che è, cioè un output di un meccanismo sempre in funzione da fine '800, quello che restituisce un'immagine modellizzata della società e dei suoi valori.
RispondiEliminaC'è poi da considerare che, secondo me, il discorso del cinema (o tv o videogame) che INFLUENZA, EDUCA e PROPONE MODELLI è una cagata galattica; secondo questo principio io dovrei girare con dei chiodi piantati su tutta la testa, fai te...
Il ruolo femminile nel cinema E' di fatto un contesto organico come dici tu ed è diritto di chiunque criticarlo ma ritengo sia miope porlo in antagonismo a chissà quale morale, dal momento che non è il cinema a creare la morale, semmai a rifletterla o riproporla.
E' come la mafia o il vaiolo? Il cinema uccide? Maddai.
Mi hai citato la Magnani e le donne dei noir, ecco, queste figure appartengono al loro tempo ed il cinema di quel periodo le proponeva, eppure sono parte dello stesso organismo che ha sfornato Non Violentate Jennifer, L'ultima casa a sinistra e Alien.
Alla Magnani ti associo la madre che nel film italiano La Città si Difende dissuade il figlio dal suicidarsi per scappare alla polizia con un discorso intriso dei valori e delle retoriche vigenti in QUELL'EPOCA (e anche in questa, dai); in entrambi i casi vengono proposte le figure della madre e moglie italiana "angelo del focolare" e depositaria dei valori della famiglia. Si trattava di altri tempi, ora queste figure vengono meno. Le ragazze (e i ragazzi) minchioneggiano fino ai 25 anni e poi, forse, pensano alla famiglia dopo aver provato tutte le esperienze di vita possibili. Ma tutte tutte...
Questo il cinema lo sa e te lo racconta, punto. Combattere contro di lui significa sputare nel proprio specchio, legittimo per carità, ma è sciocco pensare che questo possa risolvere un qualsiasi problema. Perchè lo specchio non ha alcuna colpa.
I coltelli nelle vagine, per l'appunto, non hanno "fatto" proprio niente, lo hai detto tu (e che altro dovevano fare, scusa?), se non testimoniare la volontà di reazione della società maschile (o maschilista) verso l'emancipazione dei costumi femminili.
Dove sono il danno, il valore negativo, il problema?
E' la realtà a creare i fatti, il cinema al massimo li ripropone o li interpreta.
Il resto è una tua personale crociata.
No chicks were harmed during the writing of this comment
@ Greg che dice "E' la realtà a creare i fatti, il cinema al massimo li ripropone o li interpreta."
RispondiEliminaEhm, Greg, guarda che secondo me Elvezio parla appunto della realtà, il cinema è un'occasione - visto che è materia fondante questo spazio - di parlare di quel che succede fuori dalla sala, nella vita vera.
Limitarsi a parlare di cinema solo autoreferenzialmente, per quanto divertente, alla lunga stanca. (Questo vale per me, ovviamente).
In fondo la domanda fondamentale è sempre la stessa: perché guardi i film? Perché parli di cinema?
Iguana: a me pare proprio che Elvezio parli di e DENTRO al cinema nei suoi commenti con la pretesa che sia il film a dare i modelli al reale e non viceversa!
RispondiEliminaPersonalmente ritengo che la sua prospettiva sia errata.
@Greg:
RispondiEliminaSecondo me il tuo discorso si applica solo a un certo tipo di cinema e non può essere esteso a tutto ciò che vediamo. Il cinema è un mezzo, utilizzato da persone che lanciano messaggi, che ne siano consapevoli o meno. Il fatto di utilizzare il cinema come uno "specchio" che riflette la società è una posizione ideologica esattamente come quella di utilizzarlo come un "modello" per migliorare la società. Ci sono persone che attraverso il cinema inviano messaggi consapevolmente volti a educare il pubblico, come fa ad esempio la Disney o la Dreamworks. E altre realtà che invece tendono a considerare il proprio pubblico come animali da eccitare, come ad esempio la Dimension Film (e tante altre).
@Iguana
RispondiEliminaRe: Blueberry (OT)
Ci ho provato, giuro che ci ho provato, ma non sono ruscito ad arrivare ala fine. Ho fatto un po' di zapping dopo i primi... mah, venticinque minuti.
Io Blueberry me lo ricordavo dai fumetti.
Weird è weird, ma no lo definirei weird western cannico, poiché l'elemento fantastico è razionalizzato (malamente) con la faccenda della psichedelia pellirossa (o qualcosa del genere...).
Ma quasi quasi ci faccio un post stanotte, sul weird western, per il mio piano bar...
sì, intendevo continuare a focalizzarmi sul discorso del ruolo della donna ma poi ho perso il polso e mi sono allargato pericolosamente.
RispondiEliminaperò occhio che il cinema riflesso del reale, che ne perpetua i modelli, è un concetto dimostrabile mentre il cinema che influisce sulla società per migliorarla mi sembra un concetto tutt'altro che concreto, anzi, molto infantile.
@Greg,
RispondiEliminaPartendo da questo background, la sciacquetta trofeo del nerd-hero o la battonazza divorata dai piranha non saranno Ellen Ripley ma se la passano molto meglio di certe loro colleghe della silver age.
...ho capito, ma non è un po' come dire che, che ne so, Gino deve essere contento che Michele lo prenda a schiaffi e basta, mentre prima gli rifilava sonori calci nei coglioni? Non sarebbe meglio per Gino non essere picchiato, punto? :) (paragone un po' di grana grossa ma sono le tre passate, la mia creatività arriva fino a lì)
Vi lascio con un tumblr appena scovato e che cade a fagiUolo:
http://privilegedenyingdude.tumblr.com/post/1599679914
la intendo più o meno come ha specificato Iguana anche se secondo me vi è un riverbero, un loop non quantificabile con facilità che vede il cinema (qualsiasi arte, specie quelle popolari) che proprio mentre specchia la realtà (funzione forte, sono d'accordo con te Greg) contribuisce anche, vista questa funzione di specchio, a rafforzare e istituzionalizzare certi modelli e certe pratiche.
RispondiEliminaIl mio dare a certi meccanismi valore negativo deriva da una mia impostazione critica (nettamente in disarmo e in disuso da qualche lustro, vero, tanto per tornare al discorso dei critici giovani, cinici e post) che parte sempre e comunque da una posizione morale forte e personale, che considero imprescindibile ma che, va detto, per tantissimi imprescindibile non è, sono scuole diverse.
Trovo comunque difficile quantificare e determinare se il cinema migliora o peggiora la società, ma di sicuro (per me) agendo da specchio influisce sulla società stessa che si specchia, proprio come la mattina la nostra immagine riflessa influisce su di noi, alle volte di più, alle volte di meno, alle volte per nulla, alle volte scappo urlando dal bagno.
Non bisogna poi nemmeno dimenticare tutte le volte che il cinema (o la televisione) sono stati usati come mezzo di propaganda o semplicemente di disinformazione e bla bla bla: la televisione italiana odierna, agendo da specchio rotto che riflette e ingigantisce solo determinate parti per poi invece rimpicciolirne e deformarne altre ha sicuramente contribuito a modificare la percezione del reale (e quindi desideri e aspettative) di certe fette di società.
Non riesco però a vederci un'agenda, un piano preciso,ma quello perché pur piacendomi tantissimo sulla carta complotti e rettiliani e scie chimiche, poi sul piano reale stento molto a dar credibilità a teorie come quelle. Credo che sia un meccanismo piuttosto complicato e difficile da controllare e non sono assicurati i risultati ma controllare i media è da sempre obbiettivo importante in chi cerca di guadagnare posizioni di potere e influenza proprio in quanto i media danno potere e influenzano.
Nel commento qui sopra Elvezio ha spiegato la sua posizione.
RispondiEliminaDa parte mia non posso che sottolineare che ignorare l'effetto di feedback che i media hanno sulla cultura popolare e quindi sulle relazioni che si instaurano all'interno della società tra individui e idee rappresenta nel migliore dei casi una grezza sottovalutazione del mezzo.
Noi siamo le storie che ci raccontiamo e non vedo produzioni di narrative più potenti di quelle che ci rovesciano addosso cinema e televisione. Evidenziare i potenziali rischi di derive culturali (e quindi morali e quindi politiche) di certe storie, o del modo di raccontare certe storie, dovrebbe essere compito preciso della critica. Poi si può condividere o meno il punto di vista soggettivo del tal recensore, ma ignorarlo - o sostenere la fondamentale inutilità di questo approccio - è una posizione miope se avanzata in buona fede, decisamente inquietante se fatta consapevolmente.
@ Davide su Blueberry: pensa che io lo vidi al cinema. E devo dire che conoscendo il fumetto solo di fama , che non ho mai avuto l'occasione di leggerlo, non mi è nemmeno dispiaciuto. Voglio dire, non è certo un film memorabile ma è abbastanza sopra le righe da risultare in qualche modo sorprendente.
@Elvezio:
RispondiEliminaMi trovo daccordo con te sul rischio di istituzionalizzare certi modelli.
Riguardo "il piano preciso", faccio una piccola aggiunta per chiarire meglio il mio pensiero.
Io credo che non sia necessario aspettare che gli altri si autodefiniscano o si etichettino. Noi siamo in grado di comprenderne le intenzioni o lo stile di vita (dettato da ragioni profonde e magari inconscie) e possiamo definire certe realtà in base ai comportamenti effettivi.
Le teorie del complotto che troviamo semplicistiche si basano su questa logica, e sono un tentativo (rozzo) di etichettare comportamenti simili che inevitabilmente finiscono col convergere verso identici effetti, che siano intenzionali o no.
Può anche essere che la Dimension Film non si ponga il problema dei messaggi che lancia, ma questo non impedisce a noi di scorgere una linea di pensiero che affonda le radici nel motto "fà ciò che vuoi e ignora le conseguenze". L'ideologia del caos è appunto questa, e chiunque la applichi, consapevolmente o no, va a ingrossare le fila di quello schieramento. D'altra parte io credo invece che altre realtà come la Dreamworks siano pienamente consapevoli del loro ruolo nella società. Col loro comportamento ribadiscono che chi lancia messaggi deve assumersi la responsabilità degli effetti sui destinatari, assumendo quindi un ruolo di opposizione - anche se non esplicitamente dichiarato - alla deriva del caos.
La mia assenza "obbligata" mi aveva fatto perdere una delle tue recensioni migliori e una delle discussioni più interessanti.
RispondiEliminaSull'OT comunque il mio riferimento all'unanimità dei giudizi era legato a una particolare serie di discussioni a cui rispondevo.
Qui ci si prende a "mazzate" verbali e non posso che essere contento.