venerdì 5 novembre 2010

Open House (2010)

OPEN HOUSE
2010, USA, colore, 88 minuti
Regia: Andrew Paquin
Soggetto/Sceneggiatura: Andrew Paquin
Produzione: StoneBrook Entertainment e Sycophant Films

Alice e Josh stanno divorziando e di conseguenza intendono mettere in vendita la loro villa.
Arrivano Licia, una femme fatale aggressiva e sensuale e David, un biondo calmo e allucinato: uccidono un’amica di Alice e prendono possesso della casa, sterminando man mano chiunque entri nella magione e fingendo di essere una coppia ospite di Alice.


I due attuano un torbido gioco nel quale Licia seduce le vittime mentre è ripresa da un sempre più stranito David, per poi assassinare i malcapitati di turno.


Ma quel che Licia, che sembra dominare il suo compagno, non sa è che David ha risparmiato Alice e la tiene prigioniera in casa, facendola uscire quando Licia è assente.
L’innamoramento di David per Alice creerà il crollo della delicata bilancia emotiva che tiene insieme la coppia di assassini, fino a quando…

Sì, Andrew Paquin è il fratellone di Anna Paquin e sì, Anna cerca di favorire il parentame comparendo nella pellicola per alcuni minuti, in modo da permettere maggior lancio pubblicitario a un film che è stato comunque trattato malissimo in sede distributiva e finirà per prendere, purtroppo, polvere sugli scaffali mentre meriterebbe una visione in virtù di alcuni pregi.

Uno dei principali punti di forza dell’esordiente Paquin è la gestione del ritmo narrativo: uno sviluppo colloso che gli permette di costruire i suoi personaggi con maggiore efficacia rispetto alla poltiglia di celluloide che affolla il campo e che, proprio in quanto lemme lemme, quando decide di estrarre il coltellaccio e cavare il sangue ci butta giù dal letto nel quale l’andamento sonnacchioso ci stava cullando fino a un secondo prima.

Paquin si prende tutto il tempo necessario per sgrezzare personaggi e situazioni, relazioni e contrasti e nel farlo è aiutato da un cast superiore a quanto ci si aspetta di solito per produzioni di questo calibro: Tricia Helfer (Battlestar Galactica) gigioneggia un po’ troppo a impersonare la cattiva e svitata Licia ma riscatta le sbavature con alcune scene di sesso più sensuali e meno scontate della media e con una buona verve capace di mischiare erotismo, follia e perfidia mentre Brian Geraghty è spalla perfetta, vera rivelazione del film e attore da tenere sempre più d’occhio.
Il suo David pare una giovane pentola a pressione ariana e non lo inviterei nemmeno a un drink in un locale con trecento persone attorno: perfetto controllo di corpo e volto, saprà regalarci ancora parecchi ruoli interessanti.
Il resto del cast è all’altezza dei due protagonisti e l’ottimo lavoro sugli interni di Mercedes Blackehart e G. Andrew Hussey permette a Joseph White di esaltare le sue già buone credenziali come direttore della fotografia (un curriculum di titoli “forti” in continuo crescendo) variando fra soluzioni calde o fredde, ma sempre molto nitide e poco manipolate, secondo le esigenze narrative.
White “pulisce” un set già immacolato e trasforma la casa in qualcosa che non è mai “vissuto” dai protagonisti, rafforzando la sensazione di transitorietà di un ambiente messo in vendita che non ha ancora trovato un nuovo proprietario.
Un direttore della fotografia che capisce il senso di una narrazione e lo rafforza tramite il suo operato è quanto di meglio si possa pretendere dall'arte cinematografica.

I personaggi sembrano vagare più per un albergo che per una casa: un albergo dove siete inseguiti da un gruppo di folli addetti alla pulizia che spolverano ogni vostro passo, un albergo dove il direttore controlla persino traiettorie e impatti delle gocce di sangue, cercando di organizzare gli spruzzi in modo composto, che non diano fastidio agli ospiti, please die quietly

Ma gli interni offrono anche a Paquin ampie occasioni per divertirsi sia con la simmetria sia, in generale, con la geometria dei volumi in una serie d’inquadrature molto composte che fanno risaltare (come da titolo) la casa quale attore aggiunto, legno e marmi sensuali quanto la carne.

Buoni gli scoppi di violenza, fra i più efficaci fra quelli visti di recente in un cinema che di solito pecca in eccesso, finendo con l’anestetizzare l’audience quando invece Open House gioca a rimpiattino con pugni, cinghiate e coltelli, ora mostrando ora nascondendo e mettendo fuori scena sangue e cattiverie, finendo così con il titillare e shockare più di tante altre pellicole.

Ci sono, e va detto prima che si finisca con il pensare di trovarsi di fronte a un ottimo lavoro, parecchie pecche, alcune delle quali particolari e riguardanti la sceneggiatura (la rivelazione della relazione fra i due assassini è robotelecomandata qualche anno luce prima e non giunge certo come sorpresa, ci sono poi parecchi fossi e dossi logici evitati accelerando con noncuranza, non si guida così...) altri generali che concernono l’ideazione di questo tipo di film, con, come in altri casi, un debito eccessivo sviluppato nei confronti di patriarchi quali Funny Games vuoi per il tono che per certe scelte estetiche.
Bruttino anche il finale, ma questo è un problema di gran parte del cinema in generale.

Ma si tratta di difetti accettabili a fronte dei pregi che mi spingono a raccomandare la visione di Open House con il solito caveat spectator del non pretendere nulla di eccezionale, non sono i tempi giusti per tali aspettative…

Si prospetta una carriera interessante per Andrew Paquin, specie se saprà scegliere qualche collaboratore in gamba che possa aiutarlo nello sviluppo delle idee di sceneggiatura.

Altri film nell'Archivio Recensioni Cinema

Filmato:

8 commenti:

  1. Oltre ad Anna Paquin, il buon Andrew è riuscito a tirare dentro anche Stephen Moyer, co-protagonista della serie True Blood e novello consorte di Anna.

    Letta la recensione e visto il trailer, penso proprio che gli dedicherò una serata.

    Ottima segnalazione.

    RispondiElimina
  2. Insomma considerando la Helfer,la Paquin e Moyer tutto un cast di buoni volti televisivi.
    Certamente andrò in cerca di questo film.
    La Helfer specialmente oltre quell'aria da bonazza si sta dimostrando sempre più una discreta attrice.

    RispondiElimina
  3. ...e siamo già in tre!
    birra e patatine?
    ;-) love, mod

    RispondiElimina
  4. Ok.
    Io porto anche un paio di bottiglie di riesling renano.

    RispondiElimina
  5. nick) ...uhm....don't (the wine). doesn't match at all with the story ... ;-)

    RispondiElimina
  6. Ecco che mi si pone un dilemma.
    Da un lato sono fortemente tentata di guardarlo vista la tua recensione.
    Dall'altro.... Quanto esattamente si vedono Anna Paquin e Stephen Moyer nel corso del film?

    No perché questi due incapaci sono riusciti a rovinarmi il piacere della visione di una bella serie della HBO dal titolo True Blood e non vorrei dover interrompere il film a metà per sopraggiunta intolleranza all'inettitudine recitativa dei due sopra citati.

    Oltretutto Stephen Moyer è il novello consorte di Anna Paquin e non mi stupisce che abbia tirato dentro anche lui visto che dubito ci siano molti registi disposti a farlo lavorare.

    Quindi, tornando alla domanda originaria, visto che tendo a divagare: Anna Paquin e Stephen Moyer si vedono per più o meno di 5 minuti complessivi?

    Grazie.

    Fran

    RispondiElimina
  7. Eh, non ho il minutaggio ma direi che la Paquin meno di 5 e Moyer al massimo poco più ma credo anche lui sotto i 5...

    :)

    RispondiElimina