lunedì 22 novembre 2010

Cosa pensate di Ray Bradbury?


Quarta puntata di un appuntamento che mi reca grandi soddisfazioni e che fino a questo momento non ha mancato di suscitare un buon interesse e spunti interessanti.

Cosa pensate di Stephen King?
Cosa pensate di Fritz Leiber?
Cosa pensate di Howard Phillips Lovecraft?

Lo dico spesso che buona parte del merito di Malpertuis è dovuto ai lettori e commentatori che ha, ma nel caso di questa serie credo sia evidente che il merito è vostro proprio al 100%.

Se già sono intervenuto poco in occasione dei precedenti post, in questo caso non interverrò del tutto. Mi rendo conto che ci sono molti (anche personaggi illustri) cui Ray Bradbury non piace per nulla e ne capisco anche, a livello razionale, le motivazioni.

Ma, non posso farci nulla, quando si parla di Bradbury io sono di parte, amo il suo stile, adoro il suo linguaggio e ammiro senza condizioni buona parte della sua produzione, specie quella di un tempo.
Sono troppo schierato e non farei altro che esprimere un parere poco lucido e molto di parte, motivo in più per astenermi dal commentare in una serie di interventi che è già comunque caratterizzata dal lasciarvi campo libero.

Quindi a voi: cosa pensate di Ray Bradbury?

57 commenti:

  1. Non sono in grado di dare un giudizio preciso su Bradbury, ho letto soltanto pochi romanzi e qualche raccolta di racconti. Questi ultimi solitamente li ho trovati molto buoni, mentre 2 suoi romanzi - Fahrenheit e Cronache marziane - mi sono piaciuti (anche se mai tantissimo), altri 2 per niente (il mielossissimo L'estate incantata e Il popolo dell'autunno).
    Come stile di scrittura, direi che sa il fatto suo, è molto avvolgente nello stile ed è difficle non esserne rapiti.
    Vortex Surfer

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  2. Noioso a morte.
    OK, adesso uccidetemi.

    Mi è piaciuto molto Paese d'Ottobre.
    Cronache marziane mi ha lasciato abbastanza perplesso (ma l'ho letto che andavo al liceo).
    Il resto non sono mai riuscito a finirlo - e le ultime cose pubblicate da Mondadori (Graveyard for lunatics ecc.) mi hanno onestamente stroncato prima della metà.
    Ah, ed ho odiato ogni singola pagina di Zen in the Art of Writing (ma forse perché ciò che aveva da dire sulla scrittura lo avevo già sentito da altri, e sullo zen preferisco sorvolare).

    Gli riconosco una tecnica eccellente e delle idee (per l'epoca) stimolanti - ma il tutto al servizio di una prosa che non mi piace, con trame che mi irritano.

    Ma ripeto, salvo volentieri Paese d'Ottobre, e The Loreley of the Red Mists (che però è farina del sacco di Leigh Brackett - che mi piace molto di più).
    Ecco, sì, mettiamola così - c'erano suoi contemporanei che erano e infinitamente sono più vicini al mio gusto (o mancanza del medesimo).

    Detto questo, striscio nel mio angolino e attendo l'ora dell'esecuzione.

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  3. Perdonate la brevità, ma l'orario è di quelli bastardi...

    Come scrittore l'ho sempre apprezzato, per quanto preferisca il Bradbury romanziere rispetto al prosatore breve; come persona penso che con gli anni si stia rincoglionendo sempre più. Ma sempre meglio così, piuttosto che il contrario, vedi Blatty.

    (poi magari domani amplio il pensiero prendendo spunto da chi mi ha preceduto e da chi mi seguirà)

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  4. Ovviamente questo:
    http://vimeo.com/14351915

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  5. Ho letto il popolo dell'autunno durante l'adolescenza e penso che insieme a it di King sia il romanzo che più mi ha segnato durante quel periodo. Bellissimo e malinconico, non dimenticherò mai come viene sconfitta la strega...
    Ma la cosa impressionante dello scrittore secondo me è la sua prosa, alcuni la troveranno stucchevole ma cavolo i suoi romanzi sembrano delle lunghissime poesie tanto sono ben scritti.

    Nomak

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  6. Ha fatto la storia, ma ha ragione Davide: noioso a morte.
    Forse la sua scrittura (elegante etc etc) è troppo legata al suo periodo di massima gloria e ora pare, almeno a me, obsoleta. A differenza di altri, per esempio Lovecraft, mi dà proprio questa idea: sorpassato.
    Volete giustiziarmi? Fate pure ;)

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  7. No, no, anzi, come ho detto il mio lato razionale è d'accordo con Mana e McNab e anzi, mi aspettavo giudizi anche più duri, riuscissi a rimanere imparziale (e di solito ci riesco) ne scriverei male anche io ma in questo caso, con ogni probabilità per ragioni affettive-emotive, non ci riesco quindi faccio fare il boia ad altri... :)

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  8. Io ritengo che non avremmo mai avuto le eccezionali epopee adolescenziali di un King o di un Simmons (ma la serqua di autori capaci di immedesimazione infantile è davvero cospicua: penso ad esempio a un Roddy Doyle, o all'ultimo Pete Dexter, ma la flotta è sterminata) senza il seminale contributo di Bradbury, che, ancor prima che scrittore di fantascienza, è un autore che ha saputo magnificamente decodificare l'immaginario (e gli incubi) del mondo adolescente...

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  9. Per la mia esperienza di lettore esistono almeno due Ray Bradbury.

    C'è quello delle Cronache Marziane o di F451, che ho adorato e che nonostante gli anni ha retto benissimo la prova del tempo.

    E poi c'è quello "maturo", così pieno di "melensaggine, melodramma e perbenismo" da risultarmi totalmente indigesto.

    A suo tempo ne parlai in questo post.


    (ne approfitto per una richiesta OT al padrone di casa: non è che riesci in qualche modo a rendere disponibile un feed dei commenti? Che tener dietro ai vari thread - spesso interessanti - che si sviluppano dai tuoi post sarebbe molto più facile. Grazie!)

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  10. Mi accodo al coro di chi lo trova noioso. Credo che la sua narrativa nasca e muoia con lo stile, che vampirizza la narrazione. Bravissimo nel tratteggiare immagini e scenari crepuscolari (in senso letterale e metaforico), cattivo narratore sulla lunga distanza, in generale lo considero come la versione svenevole, barocca e infiorettata di Theodore Sturgeon, che ha trattato spesso temi simili con molta più intelligenza e capacità.

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  11. Aggiungo: molti, tra cui Nomak in questi commenti, elogiano lo stile di Bradbury come poetico. Per me l'aggettivo "poetico" ha pessime connotazioni: io la odio, la poesia. :)

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  12. Per me Bradbury è autore assai discontinuo. Se non avesse scritto Farhenheit 451 e Cronache Marziane credo che solo i suoi parenti si ricorderebbero di lui.

    Del resto il primo è un piccolo capolavoro. E del secondo si può apprezzare la notevolezza, ma solo a patto di inquadrarlo nel periodo in cui è stato scritto (1950).

    Va anche detto che non ha avuto questa gran produzione e le opere che vale la pena ricordare (anche le altre che qualcuno ha citato qui, tipo Il popolo dell'autunno o Paese d'ottobre) si esauriscono prima della metà degli anni '60, quando lui non aveva ancora 50 anni.

    Da questo punto di vista Bradbury sembra effettivamente un po' sovrastimato. Ma va detto che ce ne sono per così di autori divenuti celebri e ricordati per una sola opera.

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  13. Ho iniziato f451 al liceo su consiglio vivissimo di certuni miei coetanei dall'aria intellettuale ("cioè, c'è scritto di gente che brucia il libri come faceva Hitler, cioè, capito?") e l'ho abbandonato dopo solo 10 pagine... non ho mai avuto interesse a leggere altre opere dell'autore. Per il poco che ho potuto assimilare, mi pare che Bradbury stia diverse centianaia di migliaia di lunghezze sotto a Dick (ok che ha scritto cose diverse ma secondo me da lo stesso imprint scenografico), Orwell e Huxley, autori non meno pallosi ma di sicuro più capaci artisticamente.

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  14. Siete ingiustamente severi. Probabilmente leggiamo da anni, tutti quanti, schifezze fanta-pop in tutte le salse, con uno stile da concorso di paese, con trame irritanti e insulse, scritte magari da amici degli amici o da cugini dei cugini, e forse abbiamo perso il senso, il tatto, il gusto per le cose buone. Un esempio? Mieville (l'autore fantastico più osannato di oggi) ha lo stile di una scimmia ritardata messa davanti a una macchina da scrivere (seppure dotato di una fantasia bulimica), abbiamo autori nostrani che fanno venire i brividi per l'accoppiata "mancanza di talento + smisurata presunzione" (cioè il modo migliore per essere infelici), siamo arrivati al livello di gente che "riscrive" Cuore di Tenebra (sì, è appena successo), eppure siamo qui a dire che Bradbury è noioso, "uno" che ha contribuito a inventare il fantahorror moderno, che ci ha fatto sognare da ragazzini, che ha scritto racconti come "Tempo Fermo", che ha una delle prose più personali in assoluto fra gli autori fantastici e non solo, che unisce inventiva e fantasia a uno stile personalissimo, e che non ha mai, MAI, abbandonato il genere. Va bene, non ha senso incensarlo come un mito, però non so, arrivare all'eccesso opposto, dire che è noioso e punto, mah. Voglio dire: io darei via un rene, per essere noioso come lui!! ;) Samuel M

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  15. Samuel: non so, perché di tutti gli scrittori fantapop che citi non ne conosco neppure mezzo. Solo Mieville e solo di nome, ho in casa Perdido Street Station ma devo sempre leggerlo. Sui nostrani è meglio non pronunciarsi di default. Fatto sta che Neal Stephenson, per dirne uno bravo in piena forma, sia molto ma molto meglio di Bradbury. Pure di quello migliore. E allo stesso tempo riconosco delle qualità a Ray. E insomma che casino che ho fatto...

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  16. "...non posso farci nulla, quando si parla di Bradbury io sono di parte, amo il suo stile, adoro il suo linguaggio e ammiro senza condizioni buona parte della sua produzione, specie quella di un tempo." (E. Sciallis)
    Quoto.
    Libro preferito: Il Popolo dell'Autunno.

    Orlando

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  17. Anch'io in linea di massima apprezzo Bradbury, ma prediligo i racconti ai romanzi (che in verità ho letto in modo distratto). Alcuni racconti però dal mio punto di vista li ritengo dei veri gioiellini sia per forma sia per i contenuti e sia per gli aspetti stilistici. Capisco che possa essere un autore difficile e pesante per parecchi di noi con una fantascienza un po' distante dagli stereotipi classici, ma io ne sono stato influenzato anche senza volerlo e certi miei racconti hanno la sua impronta: di fatto qualcuno li ha trovati deliziosi mentre altri lettori me li hanno demoliti.

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  18. Personalmente di Bradbury adoro le raccolte di racconti,mentre i romanzi ho difficolta a leggerli proprio a causa dello stile di Bradbury.Non ho mai completato "Il popolo dell'autunno" proprio perchè il continuo soffermarsi e descrivere in mille modi possibili la poeticità dell'infanzia,gli stati d'animo dei personaggi mi ha sempre dato l'impressione che amazzasse il ritmo della storia.Perciò grande autore Bradbury,ma (per me) meno grande di Matheson,Leiber,Howard,Bloch e altri.
    Il vampirologo che ride

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  19. Scusate,ho scritto ammazzasse senza una m,comunque aggiungo un ultima considerazione:non ho mai considerato Bradbury uno scrittore di fantascienza,ma più uno scrittore fantastico.Di fantascienza vera e propria non ne ha scritta molta e comunque anche lì l'elemento fantastico/poetico supera quello scientifico.
    P.S. Però di Bradbury apprezzò ancora molto una serie di raccontini macabri pieni di humour nero che coincidono con i primi anni della sua attività.(Alcuni dei quali come "Il manipolatore" furono trasposti in fumetto dalla EC Comics per le matite di Graham Ingels)
    Il vampirologo che ride

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  20. Ho letto con piacere diverse cose tra romanzi e racconti, a eccezione del -Il cimitero dei folli.- [inchiodato alle prime pagine...], e quanto ha scritto Ray Bradbury lo sintetizzerei così: speranza, amarezza, un pizzico di horror di quello buono e, tanta nostalgia per l'America dei "favolosi" anni 50s.

    Lìberi_tutti

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  21. x idiotaignorante
    Ti dirò anche a me il poetico nel senso di melenso e strappalacrime ruffiano non piace per niente, il fatto è che trovo la prosa di Bradbury vera, coraggiosa anche per come l'autore in alcuni libri sfiora il ridicolo involontario continuando convinto per la sua strada.
    Sarebbe interessante anche sapere a che età è stato letto Bradbury la prima volta, ripeto a me i suoi libri hanno segnato l'adolescenza, forse letti in età adulta hanno un altro impatto per alcuni...

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  22. Scusate ho dimenticato la firma, il commento qui sopra è mio

    Nomak

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  23. Nomak non ha tutti i torti, anche io l'ho letto da adolescente e mi ha colpito molto. vero però che l'ho anche riletto in seguito e l'impressione è rimasta più o meno uguale...

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  24. Non conosco bene la sua produzione. Ho letto e amato solo i suoi titoli più famosi: Fahrenheit 451, Cronache Marziane e il Popolo dell'autunno. Credo che goda di maggior considerazione da persone che leggono poca letteratura di genere rispetto agli appassionati. Il suo merito, se vogliamo, è di aver utilizzato la SF come strumento narrativo per comunicare temi "impegnati". Non avrei voluto usare questa parola. Di certo non sono tra quelli che considerano la SF come un genere minore o di puro intrattenimento. E sarebbe riduttivo indicare questo autore come unico esponente di una corrente intellettuale della SF. Tuttavia, a Bradbury - più che ad altri, forse - sono riconosciuti meriti letterari che ne hanno fatto uno scrittore da antologia scolastica, insieme ai già citati Orwell, Huxley e magari Asimov.

    Vero è che anch'io ho letto Bradbury parecchi anni fa, e che magari sono influenzato dai miei ricordi positivi adolescenziali. Per questo, mi incuriosisce saperne di più da chi non lo apprezza. Gli aggettivi che avete usato di più sono sono "noioso" e "sorpassato". Cosa intendete esattamente?
    Se intendete che Bradbury abbia uno stile pesante e antiquato, non sono d'accordo. Adesso dovrei recuperare i suoi libri per averne conferma ma ricordo una scrittura piuttosto scorrevole.
    Certo, si tratta di un autore che ha scritto le sue opere migliori mezzo secolo fa. È inevitabile la terminologia possa risentire del peso degli anni - anche se credo che la causa possa essere imputata all'ampollosità di certe traduzioni.
    Per quanto riguarda i contenuti, di certo non ricordo Bradbury per la scientificità, per la verosimiglianza o per il senso del meraviglioso delle sue invenzioni. Ricordo invece un immaginario piuttosto ingenuo, comune del resto a un po' a tutta la SF anni '50. Tuttavia, mi sembra che il nostro utilizzi i suoi scritti per veicolare are idee di libertà di espressione, di fratellanza e così via. Concetti universali e pertanto sempre validi. In che senso sarebbero sorpassati?

    Ciao a tutti
    Enea

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  25. Anch'io, come Davide Mana lo trovo piuttosto noioso e anche superato. Mi metto in fila anch'io per la fucilazione?

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  26. pur essendomi assai piaciuti lavori come fahrenheit e cronache, non ho mai veramente amato la sua scrittura, antiquata, poco coinvolgente e incisiva (a quanto pare non sono neanche l'unico a pensarlo).

    l'ho sempre considerato sopravvalutato, sia in ambito di genere che della letteratura tout court, ma devo dire che è per le sue tematiche "alla portata di tutti" (per me, onestamente, nulla di trascendentale) le quali hanno la giusta potenza ed evocano problemi e questioni che facilmente possono incuriosire e lasciano immedesimare la maggioranza dei lettori medi, che ancora oggi se ne parla e viene applaudito.

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  27. occhei, in fila tutti quelli col numerino per lo sportello "fucilazione"... scherzo, scherzo, è ovvio.
    ma mi permetto di fare un po' di.. ehm, metagaming. è interessante il fatto che 3 dei 4 autori che elv ha "tirato nello stagno" abbiano sollevato la questione del "quando ho letto quest'autore". voglio dire che sia king, sia bradbury, sia lovecraft hanno prepotentemente portato sul piatto la questione privata. mi domando se è una questione di tempi (e in tal caso, personali?, editoriali?, autoriali?) o d'altro.
    per il resto, conosco b. troppo poco per sentirmi in grado di formulare un giudizio: lo letto il popolo dell'autunno da piccolo (e mi era piaciuto tantissimo) e f451 da vecchio (e lo stile non mi ha entusiasmato, ma ho apprezzato l'intento, la volontà politica di ragionare insieme gettando i suoi due spiccioli).

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  28. Io sono all over the place.
    Alcuni racconti li apprezzo molto, anche per me Paese d'Ottobre è la sua collezione preferita , mi piace anche The Illustrated Man e alcuni racconti di Long After Midnight.
    E' vero che spesso la sua scrittura può essere vista come retorica e stucchevole, ma in alcuni casi questo non mi dà fastidio, in altri non lo sopporto.
    Cronache Marziane mi è piaciuto, il Popolo dell'Autunno mi ha deluso.
    Il paragone con Sturgeon è azzeccato, e un pochino a quest'ultimo si potrebbero muovere le stesse critiche - mi viene in mente ad esempio Thunder and Roses che potrebbe benissimo, per tematica e "morale", essere stata scritta da Bradbury, e magari razionalmente posso dire che è romantica e melensa, ma mi commuove sempre.

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  29. Mi voglio inserire tra quelli di parte,anzi partissima.
    Cosa sarebbe la sf di oggi senza Fahreneit 451,che considero il più bell'atto d'amore che si siamo mai scritto nei confronti dei libri o della lettura?
    O senza la Cronache Marziane?
    Non metterei mai al muro gente come Davide e Mc Nab,che sono amici e rispetto il loro parere,ma stavolta non sono d'accordo con loro,qui stiamo parlando di uno scrittore che ha fatto la storia della letteratura del ventesimo secolo.
    Poi ammetto però,che lo stesso Campbell di Astounding,già all'epoca considerava Bradbury uno scrittore troppo letterario per la media dei lettori di quella rivista.Ma considerando che lo stesso Campbell avrebbe sostenuto Hubbard e i primi fondamenti di scientology,allora cosa è peggio?
    Certo negli ultimi anni la ha scritto anche cose noiose,ma vogliamo confrontarlo con quel militarista sessista di Heinlein?
    E a questo punto,sarò io a rischiare di essere fucilato.

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  30. Diavolo d’un Elvezio... mi cacci Bradbury di lunedì e sono tornato poco fa da lavoro che sono stanco morto e ho diecimila cose da fare e mail da rispondere e... ma come faccio a non dire la mia su Bradbury, diamine!
    Per me Bradbury è un Eletto. Uno che ha trasceso la parola scritta e si è fatto “Verbo”. Grande. Grandissimo. E abbiamo pure la fortuna d’averlo ancora vivo (che aspettate a dargli il Premio Nobel, che muoia!?!) e che quando se ne andrà se ne andrà un genio, e morirà un poco anche la Letteratura. Perché Bradbury è Letteratura, e Poesia. Non è incasellabile in un genere. Io amo soprattutto i suoi racconti, che sono dei capolavori assoluti, che toccano al cuore, davvero, e alla testa. Ma se dovessi scegliere un suo capolavoro “da tramandare ai posteri”, sceglierei le “Cronache Marziane” (che comunque è costituito da una serie di racconti interconnessi). E’ un crimine non averlo letto. Dovrebbe essere messo lettura obbligatoria nelle scuole. Da subito. Via quell’ammuffita e macilenta soap opera dei Promessi Sposi... ministre, datevi una svegliata! E poi, pensate al futuro, a quando noi non ci saremo più, e l’uomo inizierà a colonizzare Marte (perché si, lo faranno, eccome - anche se io sono uno di quelli che non crede che siamo stati sulla Luna), e pensate che valore, che insegnamento potrebbe dare (e da) questo romanzo. A Bradbury sarà dedicata almeno una strada della prima città marziana, siatene certi. Bradbury è un autore rappresentativo.
    Anche che, devo dire, io non amo tutto ciò che ha scritto. Ad esempio, “Farenheit 451” ce l’ho fatta a finirlo solo dopo averlo ripreso la terza volta (il film di Truffaut anche) ma è una mia pecca perché il romanzo è un monumento. Ed è di grande insegnamento. Tra i romanzi, ho amato invece incondizionatamente “L’Estate Incantata”, seppure a livello narrativo sia talmente evanescente.. ma c’ero io “dentro”, dentro fino al midollo. E ci siete anche tutti voi. Sì. Tutti voi. Andate a leggere se non ci credete.
    Continuo a ruota libera perché Bradbury è uno scrittore viscerale (nel senso buono, eh.. nel senso che ti prende alle viscere per come scrive, e ciò che scrive) e per elencarne i pregi non c’è bisogno di troppe riflessioni. Dico quindi che suo è anche uno dei libri più belli in assoluto della letteratura di genere (horror e weird), cioè “Dark Carnival”, che oggi è forse il volume più raro da trovare dei “treasures” della Arkham House. E non è stato mai ristampato (per volere di Bradbury) a parte la coeva edizione Inglese (che è quella che ho io) espurgata però di alcuni racconti dallo stesso scrittore; e Bradbury considerava essere quest’ultima l’edizione definitiva.
    Penso poi che Bradbury sia morto – metaforicamente – con “Morte a Venice”. Qui c’è ancora qualche guizzo, ma la “scintilla” si spegne man mano che continua a scrivere. Le opere seguenti sono, al più (quando si fanno ancora leggere) rimasticature senza nessuna vitalità. Ecco, per me Bradbury è morto lì, con quel romanzo. E quello che continua a scrivere è un suo clone.

    Ora vado a leggermi gli altri interventi...

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  31. OK, poiché non fumo, rinuncio all'ultima sigaretta e mentre i ragazzi col fucile incamerano la cartuccia, aggiungo qualche cosa, partendo da lontano.

    Durante l'incisione di The Royal Scam, Donald Fagen e Walter Becker si avvalsero per la prima volta della collaborazione di Bernard Purdie.
    Collisione fra due arroganze colossali.
    Alla ennesima reincisione di una certa traccia, Becker fece notare a Purdie che era sempre in ritardo di un sessantaquattresimo di battuta sul charleston, e gli chiese se lo faceva apposta o semplicemente non ce la faceva a tenere il tempo.
    Purdie rispose "Ragazzo, io suonavo la batteria che tu ancora andavi a scuola" oppure "Ma lo sai con chi ho suonato io?" (o qualcosa del genere), al che Becker rispose, "Io non ho bisogno di una fottuta lezione di storia, ho bisogno di un batterista."

    Ecco, il mio rapporto con Bradbury è uguale.
    Bradbury è il più noioso degli autori imprescindibili.
    Devi leggerlo.
    Lo so benissimo che ha fatto la storia.
    Ma quando leggo un racconto, non voglio una fottuta lezione di storia, voglio il racconto, le idee, il ritmo, il liguaggio, la struttura, la cialtronaggine, il chutzpa...
    E per me Bradbury è in ritardo di un soffio, ma è in ritardo.
    Bravo, eh, buone idee - per l'epoca - e poi sì, questi ampi passaggi descrittivi, non un aggettivo fuori posto, la malinconia, la giovinezza perduta, i sogni dell'adolescenza... ma non tiene il ritmo.
    Non mi acchiappa.
    Mi perde per strada.
    Arrivano gli astronauti su Marte, e si ritrovano in un sobborgo americano da cartolina ed io penso...
    Ecchissenefrega?

    Molti dei suoi punti di forza di Ray sono datati, sono facili facili e populisti, e - per quel che mi riguarda - non scendono in profondità, non toccano il nervo.
    Non mi toccano il cuore.
    Per una volta mi trovo a dissentire rispetto a ciò che sostiene Pietro Guarriello - forse ho il cuore in un altro posto ;-)
    Il circo, i dinosauri, Marte, la provincia, l'infanzia popolata di sogni, il passato in cui si beveva dandelion wine ed era sempre estate, o autunno, e tutto soffuso da una luce dorata e polverosa come in un quadro...
    Che palle!

    No, ok, lo so, è il mio cevello che è montato storto.
    Questione di storia personale?
    Probabile.
    Ho letto Cronache Marziane dopo aver letto Burroughs e Bracket - e anche a loro, se mai ci sarà una città su Marte, dedicheranno una strada.
    E non sarà una strada su cui si troveranno asili infantili o ospizi per gli anziani.
    Ho letto Bradbury dopo aver letto Leiber - ed a Leiber nessuno dedicherà una strada in nessun posto su questo o su un altro pianeta, a meno che io non diventi sindaco di Castelnuovo Belbo (difficile, considerando che stanno per fucilarmi).
    Ma Leiber da morto è più vivo di Bradbury da vivo.
    Ellison è più vivo.
    Il quasi dimenticato Edward Bryant è più vivo.
    E vi lascio tutto il Marte di Bradbury per Shambleau.

    Ed ora scusate, ma il plotone d'esecuzione ha fretta, la fila è lunga...

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  32. @ Marco:
    "Io sono all over the place."
    Come si fa a non voler bene a questo comment'attore?
    :)
    Grandi interventi tutti, se rinasco e mi reincarno o transustanzio o quel che cavolo succede apro un blog "Cosa ne pensate di...", scrivo due righe al giorno, piazzo 40 pubblicità google e bevo vodkatini su qualche spiaggia tropicale alla facciazza vostra con le attrici di James Bond che mi fanno aria con le foglie di palma.

    O forse tamarindo in riva al Lambro divorato dalle zanzare...

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  33. Sono basito...
    Bradbury noioso, sorpassato, senza ritmo ecc.?!
    No-no-no-no-no-no ragazzi, qui non ci siamo. Qui ci vuole rispetto.
    Davide, io ti stimo e lo sai, ma qui non mi trovi affatto concorde. Tu hai scritto che bradbury è “in ritardo”; ma come fa ad essere in ritardo uno scrittore che scrive di cose universali, di valori assoluti, di emozioni perenni.
    Ma ragazzi, lo avete mai letto? Letto davvero, intendo. Lasciate stare le cose recenti (quelle scritte dopo “Morte a Venice”) e andatevi a ripescare quei gioielli di antologie che sono “Paese d’Ottobre” (benchè sia la versione ‘povera’ di “Dark Carnival”), “Le macchine della felicità”, “L’uomo illustrato”, o la splendida (anche come edizione, nel bel cofanetto) “Molto dopo mezzanotte”. O magari la “summa” di tutte loro, i “34 Racconti”.. Diavolo, come si fa a non considerarlo un dio della scrittura. Bradbury (il Bradbury di allora... quello “vivo”) passa sopra tutto e tutti. Come non venerarlo, e commuoversi, e pensare, e dire “wow!” leggendo racconti come “La città dove nessuno scendeva”, “L’ultima notte del mondo”, “L’immensità” “Il giorno che piovve per sempre”, ecc. ecc.. E “Il meraviglioso abito color gelato alla panna”! Ma l’avete mai letto? Questa non è fantascienza (o fantastico o horror o che... ) questa è Grande Letteratura. Bradbury merita solo applausi. E rispetto, boys.
    Elvezio, io ho letto credo tutti tuoi racconti, e per averti letto fin dall’inizio posso dire per certo che tu ti sei ispirato molto a Bradbury (forse più a lui che a Lovecraft), e anche per questo hai stile, e sei bravo con la scrittura. (il “Verbo”). Tu ti sei formato con Bradbury. Se gli scribacchini di oggi leggessero di più Bradbury (anzi, dovrebbero studiarlo a menadito) o scrittori come lui non ci sarebbe l’aridità narrativa odierna. Samuel M. (e, dico, non è un caso se lui SA SCRIVERE, è uno dei pochi) è il solo che ha detto delle cose sacrosante e giuste. Gli altri, ripeto, Bradbury non l’hanno letto, oppure hanno letto solo il Bradbury “clone”.

    E comunque, è Bradbury che ci ha insegnato che i veri “marziani” siamo noi.

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  34. Guarriello Unbound! Cosa rara, conoscendone la mitezza, ma è che non abbaiando poi morde! Che bello gli facciamo perdere tempo con queste discussioni del lunedì ahahaha...

    Oltre a quotare Samuel su Bradbury mi sono scordato di quotarlo ancora di più su Mieville, mamma mia, scrittore insopportabile come pochi...

    Ah, dimenticavo.
    Siccome Samuel è uno dei pochi nel marciume italiota che non se la tira (insieme guarda caso a Guar-Wariello Unbound) vi avviso che l'attuale Dampyr in edicola è roba sua. Il difetto grosso di Samuel è che non si riesce a stanarlo di casa, un po' come McNab che non l'ho mai visto, quindi bisognerà un giorno trovarsi da lui con le maschere dei mostri, lo spray al pepe e le fialette puzzolenti...

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  35. Io invece quoto Guarriello su Bradbury.
    Riguardo Marolla,invece,è talmente bravo che gli si perdona anche il fatto che non lo si vede mai in giro.
    Però se serve una mano a farlo incontrare con noialtri le fialette puzzolenti le porto io...
    Ah,ho letto il Dampyr di Marolla e mi è piaciuto.
    Piccolo esempio di pubblicità subliminale.

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  36. @Elvezio
    non dire così che sai che in realtà sono un nerd timido e arrossisco e poi o mi azzittisco o sovracompenso fanfaroneggiando

    @Davide
    te lo devo proprio dire, non è che citando in continuazione gli Steely Dan aiuti le tue argomentazioni, qualunque esse siano - anche perché poi leggendo noioso, echissenefrega, non toccano il nervo non toccano il cuore, c'è il rischio che uno non pensa più a Bradbury :)
    (adesso mi bannerà per sempre dal suo blog, altro che plotoni d'esecuzione virtuali)
    Comunque thumbs up per Shambleau che venero Catherine L Moore - Stagione della Vendemmia, Più grande degli Dei, No Woman Born, etc. sono bellissimi.

    @Pietro
    mi piacciono gli entusiasti, però, insomma ...

    ma come fa ad essere in ritardo uno scrittore che scrive di cose universali, di valori assoluti, di emozioni perenni.

    Proprio per quello, magari, è ancora più importante il come se ne parla, per evitare di cadere nel banale, no?
    Sono abbastanza d'accordo sui racconti, soprattutto quelli di Paese d'Ottobre/Dark Carnival , ma trovo anche che in molti ci sia un eccesso di enfasi che li rende dolciastri, e a livello di romanzi questo effetto prende spesso il sopravvento.
    Comunque sono sempre più convinto che è un certo romanticismo di fondo che induce certe persone ad amare sia Lovecraft che Bradbury...

    Mieville non entusiasma neanche me, ma ci andrei piano col dire che non sa scrivere - anche perché le poche volte che ha interesse ad abbandonare lo stile florido e rigurgitante per uno controllato e misurato ci riesce bene.

    E dopo aver letto il racconto sulla vagina gigante ci vedo più Lovecraft che Bradbury in Elvezio.

    Tu Elvezio devi finalmente leggere Light o magari The Course of the Heart oppure Things That Never Happen di M John Harrison che poi se mi dici che non ti piacciono altro che mordere, ti mangio vivo, chiedi a Iguana...

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  37. è un posto molto bello il tuo, Eelvezio.
    la gente parla tranquillamente e io riesco sempre a trovare ispirazione, cose da fare, film da vedere, libri da leggere.

    per quanto concerne "this mean old man" io semplicemente lo adoro per il tono che riesce a dare a tutte le sue storie . è una roba che riconoscerei fra mille.

    ecco. forse questo è il pregio di ogni grande scrittore.

    love'n thank you all, mod

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  38. Sì, certo, però, scusate: serqua? Nessun altro è felice di aver imparato una parola nuova - cioè, una parola vecchia?

    (io sono limitata, non riesco a immaginare come Bradbury possa non piacere. ha scritto cose più belle di altre - per esempio, a me non è piaciuto molto Fahreneit 451 - però boh, io me lo rileggerei tutto stanotte solo a ripensarci. se Lovecraft è l'epifania, il rendere possibile e vero ciò che non si poteva nemmeno immaginare, Bradbury è la Meraviglia, l'infinita, irraggiungibile, perfetta-solo-un-attimo-fa meraviglia).

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  39. @Pietro
    Ha ragione Marco - usando la metafora del perdere il ritmo non sono riuscito a spiegarmi, ho dato il segnale sbagliato.

    Quando dico che perde il ritmo non intendo dire che la sua scrittura sia priva di ritmo.
    Intendo dire che non viaggia alla mia velocità - che siamo sempre leggerissimamente fuori fase, non siamo mai in perfetta sintonia.
    Sintonia perfetta che trovo con altri autori - anche gente MOLTO meno titolata di Bradbury.

    Valori e temi universali?
    Amen.
    Ma non ne parla con la mia lingua.
    Scrive bene?
    Certo che scrive bene.
    Ma non scrive per me.
    Il Meraviglioso Abito color Gelato alla Panna è un racconto piacevolissimo - ma mi scivola via fra le dita, si scioglie proprio come un gelato alla panna.
    Mentre ce l'ho sulla pagina dico "Wow, che tecnica..." e già non funziona, perché non dovrei vedere la tecnica, ma essere immerso nella storia.
    Quando poi chiudo il libro... puf! Svanito.

    E quando mi dici che ci vuole rispetto.
    Non credo di aver mai mancato di rispetto a Ray - ma ciò che scrive (benissimo) mi annoia.
    E proprio perché rispetto il suo lavoro non intendo passare sopra a quelli che io percepisco come problemi in nome del monumento, della lezione di storia...
    Se dovessi sbrodolarmi e dire che è dio ed ho un altarino in suo onore in camera, solo "per rispetto", o "per senso storico", perché "ma vi rendete conto di chi è stato e cosa abbia rappresentato?" e non perché mi abbia dato vero piacere nel leggerlo... se dicessi certe cose sarei un ipocrita.

    Se poi esiste un reato d'opinione configurabile come reato di leso Bradbury - quante volte potete fucilarmi nella stessa giornata?
    Posso farmi fucilare applaudendo?
    Visto che "merita solo applausi"...

    Ma forse dobbiamo accordarci su cosa significa rispetto - o mancanza del medesimo.
    Io ho detto che Bradbury è imprescindibile, ma non è il mio gusto preferito di gelato.
    Ho anche citato dei titoli che considero molto validi.
    È questo, mancare di rispetto?
    Allora gli ho mancato di rispetto.
    Fatemi causa.
    Ma cosa diciamo allora a quelli che lo definiscono un grande sulla base di lavori pubblicati cinquant'anni or sono, elencano le opere illeggibili e da evitare e poi ribadiscono che è morto narrativamente da trentacinque anni?
    È rispetto?
    Basta saperlo...

    PS:
    @Marco
    sui miei gusti musicali puoi pensarla come ti pare - notoriamente io pratico un pericoloso relativismo.

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  40. @Irene
    Ti voglio bene.
    In una sola frase hai definito perfettamente ciò che stride quando leggo certe cose di Bradbury...

    la Meraviglia, l'infinita, irraggiungibile, perfetta-solo-un-attimo-fa meraviglia

    Bradbury non è il narratore di ciò che potrebbe essere (il mio genere di cosa - Arthur C. Clarke), ma di ciò che non potrà mai più essere.
    Non l'autore delle cose a venire ma delle cose svanite.
    E se nostalgia dev'essere - ho le mie, grazie.

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  41. E' interessante come in un post precedente Elvezio abbia associato la nostalgia al fascismo, e poi gli piaccia l'autore che scrive di vini delle estati perdute, adolescenze in chiaroscuro, amori cristallizzati dalla perdita, futuri che guardano al passato come l'epoca d'oro, case che conservano il ricordo di famiglie morte, etc. etc.

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  42. Bradbury è una di quelle solide colonne a cui torno quando sono stanco o frastornato da letture che non mi hanno lasciato nulla o troppi dubbi. Mi ci appoggio per un po', sto meglio e mi rimetto in cammino rassicurato.
    Infilato nei generi - tra horror, scifi e thriller - per me è soprattutto un grandissimo narratore. Uno di quelli che sa rendere interessante persino la descrizione di una cagata di cane.
    Certo, anche lui come tutti gli autori - e dico proprio tutti infilandoci dentro Lovercraft, Poe, risalendo fino a King e più attuali - ha scritto cose meno incisive e riuscite.
    Ma ha una tecnica spettacolare... e poi quegli spunti fantastici, a volte semplicissimi, che si srotolano in romanzi o racconti da cui si può solo imparare.
    Tangerine - raccolta di 25 racconti che penso sia stata confezionata per la sola e solita "Italietta" - l'avrò letta 4 volte. Anche in questa non brilla tutto. Eppure c'è da trarne buon consiglio persino dalle storie meno sensate e solide.
    Una collezione di libri, per essere tale, deve contenere per forza di cose Bradbury.
    Grande Ray!

    Jakken ;)

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  43. @ marco: infatti in quel post d cui parli ho ammesso scelte dettate dalla nostalgia e come detto altre volte non riesco a considerarmi antifascista (che non significa che io sia fascista) e, in più, in questo post ho dichiarato l'irrazionalità di questo amore eh...

    Ho certi lettori terzini sempre pronti al placcaggio, maledetti...

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  44. x Davide e i non-bradburiani: un altro che tocca spesso temi affini a Bradbury, ma li sviluppa in una storia e non una serie di immagini infiorettate in scrittura rococò, è secondo me Simak. Voi che dite?

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  45. NO!!! Simak no!
    Per me è pure peggio di Bradbury! Che almeno si limitava alle cittadine, e non arrivava al trionfo della campagna…

    Comunque io volevo sottolineare - come Davide - l'intervento di Irene, che davvero con quel "la Meraviglia, l'infinita, irraggiungibile, perfetta-solo-un-attimo-fa meraviglia" ha definito tutto Bradbury in un colpo solo.

    Come dicevo sopra io ho adorato Cronache Marziane e F451, le prime proprio per quella meraviglia descritta da Irene, per il tono, che a me è sempre parso onirico più che nostalgico, e per il retrogusto melanconico della lettura, il secondo per la messe di suggestioni e per la carica dirompente di certi dettagli che Bradbury è abilissimo a lasciare sullo sfondo, pronti a colpirti alla minima deviazione dalla trama principale.

    Tutto il Bradbury successivo (o quasi) m'è parso squilibrato: con la nostalgia che prende il posto della malinconia, con la straripante dolcezza (c'è chi la chiama poesia) che soffoca i dettagli potenzialmente perturbanti, con il mestiere che lascia l'immaginazione al palo. E con una deriva profondamente conservatrice che mi ha via via sempre più disturbato.

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  46. Simak l'ho frequentato poco.
    Dopo Way Station e Shakespeare's Planet, ho deciso di darmi un po' di tempo e leggere qualcosa che parlasse del futuro...
    Ah, aspetta, ho anche letto Il Cubo Azzurro...

    Ha ragione Iguana.

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  47. "Credo che goda di maggior considerazione da persone che leggono poca letteratura di genere rispetto agli appassionati."

    Nel mio caso, confermo. Leggo poca letteratura di genere (cioè, molta rispetto alla stragrande maggioranza della popolazione, credo; ma poca rispetto a voi qui dentro) e sì, sono un dannatissimo romantico :)
    Orlando

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  48. @Pietro.Guardacaso le antologie che hai citato (soprattutto "Molto dopo Mezzanotte" versione cofanetto) sono le opere di Bradbury che apprezzo di più.Sono i romanzi quelli con i quali io mi sento molto fuori fase.(Per rifarmi a ciò che ha detto Davide e che vale anche per me)Mai mi sognerei di dire che Bradbury non ha contato nulla o di mancargli di rispetto,ma semplicemente è un autore bravo con il quale non mi sento in sintonia.(In più io il Bradbury degli ultimi anni non l'ho mai letto)
    Il vampirologo che ride

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  49. @ Davide
    Quando ho parlato di mancanza di rispetto non mi riferivo a te (che Bradbury lo conosci e motivi le tue affermazioni e quindi accetto la critica costruttiva) ma a chi sentenzia per aver letto solo un paio di sue cose, per fare la voce “fuori dal coro” per sentirsi importante e magari poco o nulla conosce di letteratura, di genere e tout-court. Ma si sà, i giovani di oggi sono sempre supponenti e un po’ spocchiosi. E irriconoscenti verso i Maestri. Ma non voglio innescare un’altra polemica...

    > "Ma cosa diciamo allora a quelli che lo definiscono un grande sulla base di lavori pubblicati cinquant'anni or sono, elencano le opere illeggibili e da evitare e poi ribadiscono che è morto narrativamente da trentacinque anni?"

    “Touché” (ma solo di striscio). Non mi sembra però di aver parlato di lavori da evitare (io sono del parere che per conoscere e giudicare l’opera di uno scrittore si deve prima averla letta tutta o quasi tutta), ho detto solo che le cose migliori Bradbury le ha scritte prima di “Morte a Venice”,che per me è una specie di spartiacque, e che dopo si è spenta la “scintilla”. Tutto qui. Ed è un problema se quelle cose Bradbury le ha scritte cinquant’anni fa? Perché, la letteratura ha una scadenza come il latte? Non posso credere che tu la pensi così...

    In ogni modo, gli interventi che continuo a leggere mi fanno capire che Bradbury è stato assimilato poco o nulla, visto che si continua a rimestare su nostalgie e melensaggini, la “vita è meravigliosa” e magica e via dicendo. A parte che Bradbury non è melenso (è anti-moderno, disilluso, forse anche cinico, questo ve lo concedo, ma non è melenso), vorrei ricordare a lorsignori che Bradbury ha scritto anche “Il Piccolo Assassino”, e decine e decine di racconti cattivissimi, crudeli come pochi, dove soprattutto è l’infanzia ad essere vista come una specie di malattia. Tematiche forti, fortissime. Allora come adesso.

    Apro un piccola parentesi e vi rivelo poi un segreto... immagino che molti di voi avranno letto (e idolatrato) “The girl next door” di Ketchum. Ebbene, amici miei, quel romanzo in verità l’ha scritto Bradbury. O meglio, l’ha scritto Jack Ketchum posseduto dallo spirito di Bradbury (il Bradbury “non-morto” a Venice). Non ci credete? Andatevi a leggere “Il Popolo dell’Autunno”, e “L’Estate Incantata”, e i vari racconti di Bradbury sui “bambini cattivi”. E’ tutto lì. L’America rurale degli anni 50, la costruzione della giosta, la nostalgia, l’infanzia violata e violenta. Perfino il ruscello e i gamberetti nelle lattine! C’è tutto.
    Questo per rimarcare sull’influenza seminale di Bradbury sugli scrittori odierni...

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  50. P.S.:
    Simak è un autore incostante. Ha scritto cose bellissime e cose bruttissime. Senza una via di mezzo.
    Però ha scritto “City”.
    Forse il più bel libro di fantascienza di tutti i tempi.
    E un posto d’onore nell’Olimpo gli spetta.

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  51. Bradbury ha un passato leggendario e un presente decisamente malinconico. Lo rispetto, molto, per quello che ci ha dato come lettori e per la lezione di stile che tuttora impartisce come scrittore.
    Gli ultimi suoi lavori... well, non parliamone.

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  52. Non immaginavo che un autore come Bradbury potesse creare delle discussioni così accese.

    A me è piaciuto molto, ma devo ammettere di avere letto solo Fahrenheit 451 e Cronache Marziane, quindi la mia opinione è sicuramente basata su qualcosa di incompleto.
    Però apprezzo comunque il suo stile abbastanza onirico, mirato a mostrare le cose più attraverso delle sensazioni, delle fugaci visioni che sembrano proprio scene di qualche sogno, che non con descrizioni concrete e dettagliate.

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  53. Ho visto da piccolo un film tratto da Il popolo dell' autunno, si intitolava: qualcosa di sinistro sta per accadere. All' epoca mi aveva spaventato non poco e a mio cugino ha lasciato una paura folle dei ragni che ancora l'accompagna.
    Sono tornato su quelle pagine dopo aver letto la raccolta "Il grande mondo laggiù". Entrambi a distanza di anni li ricordo con gran piacere e qualche brivido. "Fahrenheit 451" mi ha lasciato una certa tristezza addosso mentre "La morte è un affare solitario" l'ho mollato a metà. Vorrei leggere qualcosa di recente suo.
    Un consiglio?

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  54. Cosa dire... Ho vissuto per decenni negli universi di Bradbury, e talvolta mi ritrovo ancora a vagare da quelle parti. Basterebbe il racconto "La terza spedizione" (in "Cronache marziane": come faceva notare Pietro Guarriello il libro è una raccolta di racconti, con un unico filo narrativo conduttore. Ricordate, per esempio, il magnifico "I pascoli del cielo" di Steinbeck?) per collocare questo scrittore (un poeta, un favolista; un sognatore, a volte, quasi una sorta di Rousseau americano) nel regno della Letteratura - con la lettera maiuscola appunto. Lo considero dunque un Maestro; e un altro Maestro della scrittura e della lettura, un certo J.L. Borges, ho scritto una pagina memorabile, uno dei suoi Prologhi (ne consiglio caldamente la lettura: in Tutte le opere, vol. 2, Meridiani Mondadori), proprio a introduzione di "Cronache marziane" (nel 1955, cinque anni dopo l'uscita del libro di Bradbury; Borges ha poi aggiunto nel 1974 un breve poscritto).
    Saluti e grazie per l'ospitalità,
    Subhaga Gaetano Failla

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  55. Devo dire che di rado mi è capitato di riconoscermi nell'opinione altrui come mi è successo leggendo i post di Davide.
    Purtroppo il valore del mio parere è limitato dall'ignoranza: ho letto solo F451 e le Cronache, ed anche tanto tempo fa. Per la verità le Cronache ho provato a rileggerle recentemente: niente da fare, mi appallavano allora ed hanno continuato a farlo, con costanza e serietà.
    A RB riconosco il magistrale mestiere (ops) e convengo che "vada letto", ma lasciatemi dire che allora è sin troppo in buona compagnia. Forse il caro Manzoni non è scrittore notevole e non va letto, tanto per restare nelle citazioni già presenti?
    Quanto sopra è solo la descrizione del mio gusto, non un giudizio.
    Come altro esempio estremo, mi accade che, pur conoscendo piuttosto bene la musica, non riesco a trovare piacere nell'ascolto di Mozart; mi guardo dal dire che non vale (anzi!), però non mi diverte, e allora, visto che posso, ne faccio a meno.

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  56. I refusi capitano a tutti, e a me per primo, però "sa" (terza p. s. di sapere, ind. pres.) si scrive senza accento.

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  57. Scrittore più fantastico che di science-fiction tout court, come ha già scritto qualcuno,
    personalmente ritengo Bradbury l’autore di “un solo libro”: Fahrenheit 451.
    Fin da quando ha iniziato a scrivere, il suo fine, come egli stesso ha dichiarato, è stato quello di diventare “il più grande mago del mondo”.
    Ray Bradbury non è il più grande mago del mondo…l’italiano Dino Buzzati è il più grande mago del mondo! I racconti di Bradbury sono lontani anni luce, qualitativamente parlando, rispetto a quelli dello scrittore italiano, dato che tra i primi e i secondi c’è la stessa differenza che passa, più o meno, tra un bicchiere d’acqua e l’oceano pacifico.
    Ma l’avete mai letto Buzzati?!? Se avessero conferito il Nobel a Bradbury, a Buzzati come minimo avrebbero dovuto proclamarlo Santo…
    Oh certamente Bradbury ha scritto anche capolavori di racconti (come non ricordare ad esempio “Tempo fermo”, “Gioco d’ottobre” e, soprattutto, “La bottiglia azzurra”) ma il 90% della sua produzione breve l’ho sempre trovata assolutamente (per usare un termine) “evanescente”.

    @Iguana jo
    “Come dicevo sopra io ho adorato Cronache Marziane e F451, le prime proprio per quella meraviglia descritta da Irene, per il tono, che a me è sempre parso onirico più che nostalgico, e per il retrogusto melanconico della lettura, il secondo per la messe di suggestioni e per la carica dirompente di certi dettagli che Bradbury è abilissimo a lasciare sullo sfondo, pronti a colpirti alla minima deviazione dalla trama principale.

    Tutto il Bradbury successivo (o quasi) m'è parso squilibrato: con la nostalgia che prende il posto della malinconia, con la straripante dolcezza (c'è chi la chiama poesia) che soffoca i dettagli potenzialmente perturbanti, con il mestiere che lascia l'immaginazione al palo. E con una deriva profondamente conservatrice che mi ha via via sempre più disturbato.”

    Concordo.

    @Pietro Guarriello
    “P.S.:
    Simak è un autore incostante. Ha scritto cose bellissime e cose bruttissime. Senza una via di mezzo.
    Però ha scritto “City”.
    Forse il più bel libro di fantascienza di tutti i tempi.
    E un posto d’onore nell’Olimpo gli spetta.”

    Concordo…molto bella di Simak anche la raccolta di racconti “Sette ombre azzurre”, contenente uno dei più bei racconti di fantascienza di tutti i tempi, “Buona notte, signor James!”

    Fabio Scarnati

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