domenica 7 novembre 2010
Cosa pensate di Howard Phillips Lovecraft?
Proseguo con una serie di post che fino a questo punto mi ha riservato (anzi, credo “ci” abbia riservato) grandi soddisfazioni.
Ho già avuto modo di chiedervi un parere su autori come Stephen King o Fritz Leiber e, scendendo più nel particolare, di alcune opere quali Shining.
Ora tocca a Howard Phillips Lovecraft ed è post ad altissimo rischio di retorica, forse ancora più di quello riguardante Stephen King, vuoi perché il volume critico riguardante questo autore sviluppatosi nel corso dei decenni è ormai enorme, vuoi perché è facilissimo, con Lovecraft, cadere dentro certi schematismi.
Come al solito mi astengo dal dire la mia, ma questa volta, a rischio di condizionare seppur di poco i vostri interventi, avrei delle richieste da avanzare.
Per favore, per quanto possibile, astenetevi da commenti politici.
Ci hanno turbasfaltato i testicoli con "Lovecraft di destra no Lovecraft di sinistra", quasi a livelli tolkeniani, e preferirei lasciare la questione agli onanisti professionisti: noi accontentiamoci di un livello amatoriale, ok?
Parimenti, tenderei a parlare poco o nulla della sfera privata, importante quanto si vuole ma di scarso interesse ai fini di questo post.
Rimaniamo sulle opere e su quello che esse hanno rappresentato prima di tutto PER VOI.
Sono molto curioso, più di quanto lo fossi per King o Leiber: stupitemi!
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Quoto Fritz Leiber - Howard Phillips Lovecraft fu un Copernico letterario.
RispondiEliminaLovecraft è l'autore che, a fronte di una evidente ricerca filosofica, ed entro i limiti di una prosa spesso "debole", porta la letteratura dell'orrore sovrannaturale a toccare temi universali, ad interessare l'universo, la tessitura della realtà.
Per capirci, in Dracula, il fatto che esista Dracula il vampiro non incide su altro se non le vite dei pochi individui coinvolti nella vicenda, ed in maniera assolutamente contingente.
C'è il vampiro, c'è una serie di regole per farlo secco, lo facciamo secco, torna la normalità.
Ne L'Orrore di Dunwhich, l'esistenza stessa di Wilbur Whateley ridefinisce la nostra percezione dell'universo.
Se (Wilbur) allora (tuttociòchesaièfalso)
Se (Cthulhu) allora (umanità = 0)
In questo, leggere Lovecraft altera la percezione dell'universo da parte del lettore.
Solleva questioni, mina certezze.
Lovecraft non fa paura.
Lovecraft fa pensare.
Non devo dormire con la luce accesa dopo averletto Il Richiamo di Cthulhu - perché non c'è luce che tenga...
Le questioni filosofiche butatte sul tavolo da HPL sono all'origine dell'altra sua importante funzione nell'ambito del fatastico - quella di aver stimolato altri autori a sviluppare una propria poetica ed un proprio corpus narrativo.
Kuttner, Moore, Leiber, Bloch, Campbell...
C.A. Smithsmise di scrivere quando morì Lovecraft.
Lo stesso Howard ricavò da Lovecraft elementi che ne caratterizzano la narrativa.
Poi, ok, aggettivi troppo lunghi, forme desuete, affettazioni intellettuali spesso stucchevoli... ma sono peccati che si perdonano volentieri.
Lovecraft, al suo peggio, si legge non per ciò che scrive, o per come lo scrive, ma per ciò che ciò che scrive sottointende.
A differenza di King, che ha venduto a palate ma si è allontanato poco dai modelli classici prelovecraftiani, Lovecraft ha creato una teoria profonda dell'orrore cosmico, ha creato una scuola di pensiero, ed ha tramutato i propri lettori in appassionati, talvolta in scrittori.
Spesso in scrittori migliori di lui.
Mi scuso per gli errori di battitura - sto lavorando su un netbook che ha dei tasti che paiono capocchie di spillo.
RispondiEliminaPer farmi perdonare quoto anche Ken Asamatsu, il lovecraftiano giapponese che, alla mia domanda
"Ma come fa ad essere ancora popolare dopo ottant'anni, ed in culture tanto distanti?" rispose
Era un poeta, e parlava a qualcosa di profondo che si trova in ciascuno di noi
Amen.
Lovecraft assieme a pochi altri(Romero ed i classici Universal ed Hammer per il cinema,Vance e Bradbury per la science fiction scritta) è l'autore che mi ha spinto ad amare il genere.Sicuramente ne ho amato molto il suo essere un costruttore d'atmosfere,il suo concetto che di geometrie non euclidee.
RispondiEliminaIn parole povere ho amato molto il suo cercare di andare la concezione umana nella creazione delle sue opere.
Eh, Mana sempre sul pezzo e regna sovrano: intervento ottimo che rischia di killare i commenti perché ha riassunto tutto con efficacia.
RispondiEliminaAndate, a questo punto, anche sul personale, vostro primo impatto con l'autore, eventuali cambi di percezione della sua opera nel corso degli anni, lavori che amate alla follia (check) e lavori che invece proprio non riuscite a mandare giù...
Ho scoperto Lovecraft a 15 anni o giù di lì, quando i libri Newton Compton a mille lire facevano la gioia di uno sbarbo squattrinato come me. Dopo aver letto qualche racconto comprai anche l'opera omnia in 5 volumi, e per mesi non lessi altro. Fu alienante, e splendido.
RispondiEliminaNon ho poi riletto molto nel corso degli anni, e forse sarebbe il caso di farlo, per vedere quanto con la crescita sia cambiata anche la mia ricezione dei racconti. Sarebbe anzi il caso di rileggere in lingua originale, che forse le traduzioni di quei volumoni stampati su carta igienica non erano impeccabili.
Ricordo l'ammirazione che provai per la potenza immaginativa di HPL, e (spero che Elv mi scuserà se disobbedisco alle sue richieste) ricordo anche una punta di fastidio provata di fronte ad alcune cadute di stile sugli "orridi negroidi". Non che queste diminuissero il fascino dei racconti o il loro valore letterario, ma non mi lasciarono neppure del tutto indifferente: probabilmente avevo un idealismo che non faceva sconti a nessuno.
Scusa ancora Elv, ma non mi sono riuscito a censurare...
No, figurati, è ok, Abo, finchè si rimane su questi binari è comprensibile e accettabile.
RispondiEliminaIo l'ho scoperto giovanissimo partendo dal Castoro di De Turris invece che dalle opere, figurati, straniante. E ricordo di aver reagito alla tua stessa maniera di fronte a quei termini, non riuscivo a inquadrare bene né a comprendere e mi davano fastidio, poi è passata...
Io HPL l'ho conosciuto grazie ad un brano presente sulla mia antologia delle medie, La Condanna di Sarnath, di stile dunsanyano. Ma all'epoca sapevo assai di Dunsany, mi piaceva molto il fantastico e quello di HPL era diverso da tutto quello che conoscevo al tempo. La seconda grande epifania lovecraftiana ce la ebbi quando tradussero il Richiamo di Chtulhu qualche anno dopo, cosa che mi spinse ad addentrarmi nell'opera omnia. E qui evito di scrivere cose già dette, di sicuro meglio, da Davide. Voglio solo aggiungere l'aspetto che al tempo più mi colpì: Lovecraft creava l'Alieno descrivendo con termini biologici e geometrici pezzi di alienità piombati nel campo visivo dei poveri protagonisti, e solo questo bastava per distruggere certezze e sicurezze e mandare dritti nelle celle imbottite più vicine. E poi il fatto che i suoi mostri non sono cattivi: sono, semplicemente, alieni, lontani, insondabili e inconoscibili. Se nei loro movimenti, nelle loro azioni ci affettano con una certa indifferenza, beh, di fondo noi facciamo uguale con le formiche.
RispondiEliminaNon era mia intenzione fare del killeraggio.
RispondiEliminaSul personale.
Oggetto del contagio - I Mostri all'Angolo della Strada, Oscar Mondadori, introduzione criminale di F&L, racconti tagliati (ma se ti lamenti sei un ingrato, giusto?).
Poi il mappazzone della SugarCo.
Poi Call of Cthulhu, ed i circoli lovecraftiani online.
Riguardo all'opera del getiluomo, ho attraversato tre fasi, che credo - per lo meno sulla base di osservazioni successive - siano comuni a molti.
Fase 1 - l'entusiasmo: scopri Lovecraft e Lovecraft è Dio; scrivi fanfiction.
Fase 2 - il ridicolo: hai letto talmente tanto Lovecraft e talmente tanti suoi imitatori, che non riesci a trattenere le risate quando vedi sulla pagina l'ennesimo orrore strisciante ed "innominabile"; scrivi parodie.
Fase 3 - la cosapevolezza: scopri ciò che sta sotto agli aggettivi ridicoli ed alle descrizioni sovraccariche, e che davvero fuziona; scrivi il tuo horror, o magari scrivi polizieschi, ma comunque Lovecraft ti ha aiutato a diventare un narratore migliore.
La narrativa di HPL non mi spaventa. Trovo che stimoli la natura filosofica di una persona, ma non porti l'orrore sulla porta di casa.
RispondiEliminaUna simile narrativa può portare valenza e genio nel campo dell'arte figurativa e nella pittura (parere mio) ma rimane troppo distante da una realtà vera e propria scritta sulla carta. Ho amato e apprezzato certi suoi lavori, ma non ho mai cercato d'imitarlo con le cose che scrivo.
Il mio primo Lovecraft è stato "L'orrore di Dunwich" in un edizione economica della Newton e Compton.(Il volume conteneva anche "Il colore venuto dallo spazio" e "La maledizione di Yg")Andavo ancora alle medie e Lovecraft è stato uno dei primi autori fantastici seri che ho letto.Lo stile era datato,a volte mi scoraggiava quasi nel proseguire (la mia lettura de "Il colore venuto dallo spazio" ha avuto almeno un paio di false partenze) ma la mitologia e le tematiche delle sue opere mi colpirono come una pallotola spazzando via gran parte delle mie convinzioni (infantili) sull'horror,la narrativa fantastica e anche (a livello filosofico)l'universo.Al pari di Robert E.Howard rimane tutt'ora uno dei miei scrittori preferiti e in particolare sono tre suoi racconti ad essere i miei preferiti in assoluto: "Il colore venuto dallo spazio","Colui che sussurava nelle tenebre" e "I topi nel muro".Tutte opere in cui scienza (una scienza strana) e gotico (ma anche un pò di psicoanalisi) si combinano con ottimi risultati.
RispondiEliminaIl vampirologo che ride
Io con HP ho un rapporto conflittuale.
RispondiEliminaNon ho mai retto molto alcune cose tipiche dei suoi romanzi. Che l'orrore fosse sempre innominabile, indescrivibile etc. Che i dialoghi fossero sempre pessimi. Il suo razzismo allucinante. Lo spaccamento di maroni di alcune descrizioni.
Però, tutto questo è controbilanciato da qualcosa che mi lancia Lovecraft nel pantheon per direttissima: ha reinventato in pochi anni un intero immaginario. Ha fatto piazza pulita di demoni, vampiri e streghe e li ha sostituiti con orrori cosmici davanti a cui non c'è difesa, ma solo una miseria infinita della condizione umana. Ha creato divinità ed esseri che in pochi decenni sono diventati tangibili al pari di altri immaginati per millenni.
Davanti a questo, chapeau ora e per sempre. Inventare immaginari nuovi è qualcosa che fanno solo i grandi.
A undici anni ho comprato I mostri all'angolo della strada.
RispondiEliminaHo letto The call of Cthulhu e ho capito cos'era davvero l'universo.
Poi ho letto The outsider e ho capito davvero me stesso.
Boc
Accolgo l'invito di andare sul personale, perché non sono un grande fan.
RispondiEliminaIl mio primo incontro indiretto con Lovecraft è venuto coll'ascolto di The Call of Ktulu (sic) lo strumentale che conclude Ride the Lightning (il mio album preferito dei Metallica).
A quei tempi ascoltavo molto più metal di oggi, e mi studiavo anche i testi, per cui ho cercato un po', od immagino qualcuno mi abbia detto, a cosa si riferisse quel titolo.
E' un po' emblematico del mio rapporto con HPL, perché per lungo tempo ho continuato a incontrare citazioni, omaggi ed influenze, mentre il primo incontro vero è arrivato molto più tardi.
Già fra medie e primi due anni di liceo avevo letto Bloch. Avevo letto Clark Ashton Smith. Avevo letto Karl Edward Wagner - le storie di Kane e "Sticks". Avevo anche letto il Resoconto di Arthur Gordon Pym, che è un influenza evidente e riconosciuta su molto Lovecraft.
Insomma, precursori, contemporanei, epigoni.
Quando finalmente sono arrivato alla 'real thing' - anch'io colle edizioni della Newton, ma avrò avuto almeno 22-23 anni - è stata una discreta delusione: avendo assorbito per anni Lovecraftianesimo in dosi omeopatiche, ormai ero immunizzato.
E se il lettore non viene sorpreso e coinvolto lo stile di Lovecraft, con i suoi orrori "indicibili" e le sue aggettivazioni enfatiche, rischia seriamente di ribaltare l'effetto dal tragico al comico involontario.
Anche il discorso dell'uomo come nullità in balia di forze sconosciute non l'ha proprio inventato lui, diciamolo - Chambers e Machen ci sono arrivati prima, per esempio, e con uno stile ben più elegante.
Rimane la fantasia con cui ha creato una mitologia che affonda le radici in questo nichilismo cosmico, che è affascinante di per sé .
(OT) qualcuno di voi ha letto A Voyage to Arcturus?
In questo senso il successo di Lovecraft mi sembra speculare a quello di Tolkien. Entrambi hanno creato mitologie moderne che appassionano chi è sintonia con un determinato modo di sentire, più che opere letterarie.
Se la sintonia invece manca, trovare i difetti è fin troppo facile.
Certi passaggi - e l'ideologia di fondo che da essi traspare - mi hanno dato fastidio a suo tempo e sicuramente me ne darebbero ancora.
Magari era una bravissima persona, amico fidato ed amante dei gatti, ma sicuramente attraverso i suoi racconti si presenta come razzista.
Non mi sembra si possa negarlo.
Sono entrato in contatto con HPL a dieci, undici anni. Mio padre leggeva horror, soprattutto racconti, e lasciava spesso antologie in giro per la casa, sempre sia lodato. Ricordo che all'epoca apprezzai molto alcuni racconti che non facevano parte dei cosiddetti "Miti di Cthulhu", tipo "Nella Cripta" o "La Tomba", i suoi testi alla Poe, insomma.
RispondiEliminaPoi, durante i primi anni del liceo, la folgorazione arrivò con "Alle montagne della follia", seguito da tutti gli altri testi "Cthulhiani". Quei racconti toccarono qualcosa di molto profondo nelle mie corde interiori, qualcosa che aveva a che fare con la concezione della realtà, della religione, del posto occupato dall'uomo.
Lovecraft destabilizza. Lovecraft sbatte in faccia al lettore la piccolezza dell'uomo in quel caos di atomi che è l'universo. E lo fa con descrizioni e creature maestose, a volte eccessive, ma che non trovano eguali nella letterattura horror.
Un'altra cosa che mi ha sempre colpito era la sua capacità di creare storie solidissime con personaggi praticamente inesistenti. Le sue storie sono un inno alla de-caratterizzazione.
E dice giusto Davide, HPL è stato una sorta di "talent-scout" del nostro genere preferito. Tanto per fare un esempio, Ramsey Campbell è un suo "derivato", che ha saputo slegarsi dagli orrori lovecraftiani per costruire una sua incredibile poetica . Stessa cosa possiamo dire di Leiber e di molti altri, che in alcuni casi hanno addirittura superato il maestro. Solo per questo motivo, per me HPL merita gloria eterna. :)
Bye!
L'ho scoperto anch'io con "I mostri all'angolo della strada", fidandomi dell'introduzione di F&L, di cui avevo adorato "A che punto è la notte". Dal Richiamo di Cthulhu al Modello di Pickman, fu una folgorazione. Fu anche un fattore fondante dell'amicizia tra me e un coetaneo, amicizia che dura tutt'ora e che all'inizio si nutriva di accenni alla mitologia lovecraftiana e relative citazioni, distinguendoci dalla "massa".
RispondiEliminaAi tempi avevo appena scoperto l'horror e il mondo di HPL è come se avesse aggiunto un'intera dimensione al panorama da me conosciuto fino ad allora, come passare al 3D, nonostante la laboriosità di alcuni passaggi descrittivi e l'ossessione per la storia e la geografia del New England.
La passione per anni è continuata consumando tutto quello che di lovecraftiano si riusciva a trovare (libri, giochi, etc.) da qualche tempo si limita solo ai testi sacri (i 4 volumi dell'edizione Oscar) abbandonando tributi e rivistazioni varie, troppo facilmente manieristiche.
Intanto grazie a tutti, testimonianze preziose.
RispondiEliminaPer ora mi limito a sottolineare ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, l'importanza de "I mostri all'angolo della strada", citato da molti...
A Ferruccio Gianola (che scrive che “La narrativa di HPL ... stimoli la natura filosofica di una persona, ma non porti l'orrore sulla porta di casa”) dico che invece l’Orrore è arrivato proprio sulla soglia di casa!... hai presente il racconto “L’Orrore sulla Soglia”? ;-)
RispondiEliminaLa questione dello stile di Lovecraft: ma come, ancora si ribatte che il suo stile è imperfetto, affettato e stucchevole!? Signori, quella è prosa, prosa vera! Edmund Wilson, cari amici, è stato smentito da tempo. Lo stile di Lovecraft, quando è al meglio, è superbo. Avete presente “Il caso di Charles Dexter Ward”? Sfido chiunque a citarmi un racconto altrettanto perfetto stilisticamente.
Per Elvezio: Anch’io mi sono scoperto “lovecraftiano” e formato con “I Mostri all’angolo della strada”. Poi, da esperto, ne ho appreso e metabolizzato crimini e i difetti; ma oggi che sono invecchiato, e sono più saggio, e dopo tante, tante peregrinazioni nei domini più profondi dove dimora Cthulhu, ritengo, anzi, sono propenso a credere che sia stata l’antologia lovecraftiana “the ultimate”, perfetta, semmai ce ne fosse una. Col tempo mi sono ricreduto anche sulla traduzione: sì, è vero, è tagliata, censurata e quello che vi pare... ma è anche “musicale”, è ipnotica. E incanta. Credo che chiunque abbia letto quel libro intorno ai tredici anni, come me, sia rimasto catturato per sempre da Lovecraft.
Il racconto di HPL che meno digerisco? “The Dream-Quest of Unknown Kadath”: lo trovo infantile, stucchevole, lontano eoni dalla narrativa cardine di Lovecraft. Ma il finale (oh, sì, il finale), poetico, e denso, e struggente, lo riscatta ampiamente. C’è l’anima di Lovecraft e dell’Uomo dentro.
Scusami se, pur se “addetto ai lavori”, non ti scrivo cosa penso di Lovecraft; ma in passato abbiamo scambiato tante lettere (e battaglie) su questo argomento, quando eravano giovani e forti (e anche molto, molto ingenui), e quindi tu lo sai cosa ne penso io. Del resto ho basato la mia vita e la mia filosofia su quella di HPL, o meglio, mi sono ritrovato in pieno con la filosofia e il modo di essere di HPL. E, come sai, lo “omaggio” ancora e sempre, con la mia Dagon Press. Ho letto tanto, troppo, TUTTO di/su HPL, in questa e in altre lingue, e per rispondere come si conviene alla tua domanda mi occorrerebbe quindi troppo tempo, e troppa memoria, e troppe parole che al momento mi mancano. Se dovessi addentrarmi nella “trappola”, rischierei di rimanerci impantanato per sempre.
Mi limiterò a dire che, a parte la stupenda visione “cosmica”, ogni volta che rileggo i testi di Lovecraft scopro nuovi aspetti, nuovi punti di vista, nuove “visioni” della realtà, della scienza (filosofia, antropologia, archeologia, fisica, astronomia... c’è tutto in HPL) e dell’uomo. una Universalità che purtroppo manca nell’opera di tutti (o quasi) gli altri scrittori e pensatori. E, sì.. Lovecraft, prima di essere uno scrittore è in primo luogo un pensatore.
“Cogito ergo sum”. Lovecraft è tutti noi.
Eh ma avere te che intervieni su HPL è roba che tocca quasi troppo nel profondo, appunto per le tante lettere (quanto tempo fa, mamma mia, non solo Internet era un sogno, lo erano i computer in generale!) che ci siamo scambiati, per le bacchettate sulle dita che mi hai dato e per gli articoli che ci siamo inviti a vicenda (era proprio il castoro, no, che ti fotocopiai?). E a termine del viaggio ora sei riconosciuto da molti (me compreso, me per primo) come il maggior esperto italiano e hai un certo "peso" anche all'estero.
RispondiEliminaSperavo di averti qui ma temevo che saresti rimasto lontano per, boh, la banalità della domanda che ho posto, invece eccoti, bentornato.
E guarda, ho una lista di scrittori sui quali chiederò pareri in futuro, sono stato a lungo incerto se includere o meno HPL proprio perché ingombrante, proprio perché, seppur meno di te, ho letto davvero troppo su di lui negli ultimi anni, decenni. Troppo. Alla fine però mi sono detto che bisognava superare questa sensazione e chiedere lo stesso: nuovi e vecchi commentatori, nuovi e vecchi pareri, magari salta fuori qualcosa di stimolante (stavo per scrivere anche "originale" ma è dura trovarre qualche spunto nuovo su HPL).
Non vorrei che su "I Mostri all'angolo della strada" ci tradisse un po' la nostalgia, ma anche se così fosse pazienza...
Io rivaluto persino quel grosso librone con la copertina verde della SugarCo, ma in questo caso so perfettamente che è solo nostalgia canaglia e criminale...
Ok, scriverò questo post e poi per un pò di giorni non ci sentiremo-ma tanto so già che non vi mancherò :)-io Lovecraft l'ho scoperto per vie traverse;leggevo Howard e di tanto in tanto c'erano nelle introduzioni dei volumi riferimenti ad HPL,stessa cosa sull'ETERNAUTA rivista,lì spesso e volentieri, il tanto vituperato De Turris ne parlava,in più ero con la fissa per il periodo di Weird Tales e scoprii che Lovecraft ne era stato uno degli autori di punta.
RispondiEliminaDi conseguenza?
Dovevo per forza leggerlo.
Il primo volume che comprai fu uno di quelli della collezione Tutto Lovecraft,quelli cartonati della Fanucci con sovracopertina nera ed oro,quelli che costavano trentamila lire (trentamila lire????ladri!)nel 1988,c'erano IL Caso di Charles Dexter Ward e The COLOUR OUT OF SPACE,me ne innamorai subito di lì a due anni avevo giè tutti i racconti conosciuti(ed a proposito I MOSTRI ALL?ANGOLO DELLA STRADA fu una gran delusione:lì HPL ne esce completamente stravolto,ma si sa IO sono un grandissimo irriconoscente),bellissima invece l'edizione Omnibus-quella con la copertina rossa-ed i 4 Oscar di Lippi che lì,amici miei,si lì è stato un grande.
Ho passato le mie brave fasi dall'ammirazione incondizionata alla repulsione per il suo razzismo e alla pesantezza dele sue frasi.
Però ragazzi,che atmosfera che sapeva costruire l'uomo,che creazioni che ci ha lasciato,ce ne fossero in giro...
Riguardo al tema del razzismo,pare che Lovecraft negli ultimi anni se ne fosse pentito de avesse fatto marcia indietro sulle sue posizioni,il che intendiamoci non è una giustificazione e non può esserlo,semmai ha addolcito un pelettino la mia considerazione verso l'uomo Lovecraft.
Bene alfin siamo giunti,bene o male,alla conclusione di questo mio post,come dicevo per qualche giorno non ci sentiremo più,causa problemi personali.
Good Bye my friends....Tanto voi mi mancherete ma io non vi mancherò per gnente,
..Ah,un ultima considerazione.
Marco.
Eri un metallaro?????
Ah ahhhh ah ahhhhhhh ah ah ahhh ah hhh
ah ah ah ahhhh ahh ah
Lo stile di Lovecraft, quando è al meglio, è superbo.
RispondiEliminaSe ricordo bene, l'ultima volta che sei intervenuto qui hai detto qualcosa del tipo che il bravo scrittore si riconosce dagli aggettivi, e che Hemingway non è un bravo scrittore :)
Comunque ti assicuro che la mia opinione non si basa su Wilson.
Del resto ho basato la mia vita e la mia filosofia su quella di HPL, o meglio, mi sono ritrovato in pieno con la filosofia e il modo di essere di HPL.
Come dicevo sopra, è uno di quegli autori che funziona molto meglio quando si è in sintonia colla sua visione. Senza questo investimento affettivo di partenza altri scrittori mi sembrano più efficaci.
I nomi li ho fatti.
(filosofia, antropologia, archeologia, fisica, astronomia... c’è tutto in HPL)
Sì. Peccato che è tutto sbagliato :)
Nick
RispondiEliminaSpero qualsiasi cosa sia si risolva presto e bene.
Non ho mai negato di avere ascoltato anche metal: è per questo che non sopporto i metallari :)
Ti dirò di più, Ride The Lightning mi ha anche fatto comprare Hemingway:
Man of Five still alive through the raging glow/
gone insane for the pain that they surely know
Adesso puoi tornare ad ascoltare Enya.
Veramente stavo ascoltando i Peal Jam.Tiè.
RispondiEliminaGrazie per gli auguri spero anch'io si risolva presto.
Grazie.
serò essenziale: Lovecraft spacca come hulk, ma con il gusto della torta della nonna.
RispondiEliminaSe devo essere sincero, l'orrore di Lovecraft io non l'ho mai capito. Non mi sono mai sentito in sintonia con la sua poetica, la trovo molto distante dalla mia sensibilità, mi lascia freddo. Ma se così tante persone lo amano significa che è riuscito a trasmettere qualcosa di davvero importante e profondo. Forse col tempo riuscirò anch'io a penetrarlo.
RispondiEliminaCapisco "razionalmente" le argomentazioni di Davide, ma personalmente HPL non mi dice granché. Mi annoia. Forse l'ho affrontato tardi, come autore. Forse è una di quelle letture che devi affrontare all'inizio del tuo percorso di lettore per poterne restare affascinato e soggiogato. O forse non gli ho dato abbastanza fiducia e l'ho abbandonato troppo presto. O forse era il momento sbagliato della mia vita. Non so. Magari siamo solo incompatibili, io e lui. Problema mio, s'intende. Ciò non significa che non lo riprenderò in mano e - magari - mi ricrederò. Ma per ora la penso così.
RispondiEliminaSu HPL sono sfacciatamente di parte. Si tratta, a tutt'oggi, non solo di uno dei miei autori preferiti, ma anche dell'inventore del tipo di "storia dell'orrore" che prediligo.
RispondiEliminaRiguardo la prosa di Lovecraft, posso solo dire che a me fa l'effetto di un incantesimo. Probabilmente, se HPL avesse scritto altri tipi di racconto con il suo stile, il risultato avrebbe potuto essere discutibile (anche se non mancano storie ironiche e parodie, nella produzione del Nostro), ma nel genere che egli ha creato, racconto dopo racconto, la sua prosa è una caratteristica irrinunciabile per raggiungere quell'atmosfera, per l'appunto "lovecraftiana", che trovo particolarmente affascinante. È questa atmosfera peculiare la vera protagonista dei racconti di Lovecraft.
Penso che Lovecraft sia uno dei pochi autori che resteranno. Se si vuole davvero capire il Novecento è ad HPL che bisogna rivolgersi, l'unico autore che riesca a farti sentire "di pancia" quello che i ragazzacci di Copenhagen scoprirono sulla natura della realtà.
RispondiEliminaPersonalmente: HPL è l'unico scrittore che è riuscito a toccarmi "fisicamente" e non è poco.
Curiosissimo di leggere che ne pensi.
Ftgah!
(Nick, spero nulla di grave, torna presto)
RispondiEliminaOra sono convinto di aver fatto bene a chiedere, mi aspettavo un plebiscito a favore e invece noto che le posizioni sono diversificate, ottimo.
La sua prosa è un problema anche per me, ovvio, e non riesco a capire come solo a lui io possa perdonare simile stile, è irrazionale ma avviene puntualmente, a ogni rilettura.
Quel che non digerisco molto sono sia il periodo dunsaniano sia il ciclo a puntate e anche (qui immagino troverò molti in disaccordo) At the mountains of madness, di cui non sopporto il tentativo di tassonomizzare, classificare, storicizzare...
A dirla tutta, ho sempre avuto l'impressione che At the mountains in parte remasse contro il resto della sua concezione e produzione, ecco...
RispondiEliminaMountains è più complicato di quanto non sembri.
RispondiEliminaJoshi, mi pare, fa notare come sia l'opera in cui HPL "demitologicizza" (brrrr) i propri lavori.
Si rende conto di aver parlato troppo di "dei", e riporta la propria opera in un contesto assolutamente razionale e materialista.
AtMoM è fantascienza, ed anche piuttosto buona.
Io lo apprezzo proprio per quegli elementi che tu trovi difficili da digerire.
Soprattutto l'idea di tempo profondo - che è centrale nella geologia - viene sviluppata ed utilizzata al meglio.
Quest'idea che la storia umana sia una scalfitura minima sulla superficie di un immenso blocco che è, fortunatamente, impenetrabile...
E non credo che remi contro (ecco, così ora ci facciamo un bel flame war).
Immagino che la tua impressione di rematura contraria derivi dal fatto che in chiusura si ammette l'identità fra gli antichi alieni e noi.
"They were men!"
È vero, noi siamo il prodotto della sciacquatura delle loro vasche di laboratorio, ma giù nel profondo siamo la stessa cosa - intelligenze alla scoperta dei misteri dell'universo.
Ma in realtà non si tratta tanto di un messaggio di fratellanza cosmica, quanto dell'ultimo colpo d'ascia alla centralità dell'essere umano.
Noi non siamo unici neanche nella sfiga cosmica.
In un passato remotissimo, creature fisicamente lontanissime da noi hanno usato i nostri stessi strumenti per esplorare il cosmo, per teere a distanza l'avanzata dell'oscurità.
E non è servito a nulla.
Implicitamente, AtMoM risponde all'osservazione successiva tipica, che "la Terra deve essere comunque un posto speciale se tutte queste divinità cosmiche passano di qui".
No.
Ci pare speciale perché noi siamo qui.
Ma su infiniti pianeti, in infinite forme e modalità biologiche, la tragedia si ripete - intelletti finiti si confrontano con l'infinito, e ne escono sconfitti.
Non siamo niente di speciale.
Infine, apprezzo, di AtMoM, il fatto che sia uno degli esempi migliori del Lovecraft "commerciale" - la storia è fatta per essere venduta, e se Farnsworth Wright la rifiutò, uscì comunque su Astounding, che è un bel colpo.
@ Pietro Guarriello: capisco cosa vuoi dire e non mi permetto di contraddirti visto il tuo "peso" riguardo alla materia... Volevo soltanto dire che trovo HPL troppo metafisico, e la metafisica è un qualcosa che non riesco a sentire reale.
RispondiEliminaConsidero HPL un grande chiaramente, un genio, uno scrittore con una immaginazione fuori dal comune. Il suo Pantheon ha dato vita a una schiera di imitatori e la sua opera è senza dubbio "angosciante", ma ripeto a volte non riesco a distinguerla dal sogno... lo so, magari non mi spiego come vorrei, ma credo di legare troppo l'orrore e la paura alla realtà :-)
sentite questa.
RispondiEliminaanch'io sono nella generazione che ha scoperto in età tenerissima certa letteratura horror classica comperando i 100pagine1000lire della newton compton (bei tempi), un'esperienza che cambiò radicalmente la mia vita; eppure mi rifutai di affrontare la lettura di Lovecraft almeno fino ai 14 anni compiuti, quando lessi per caso, in liberia, un sabato mattina prestissimo prima di entrare a scuola, la prefazione de I MIEI ORRORI PREFERITI (raccolta che tutt'ora custodisco gelosamente nonostante sia stata schiacciata a livello contenutistico da altri volumi enciclopedici).
Il motivo di tale rifiuto era semplice: da fan malato (MALATISSIMO) di Poe ero quotidianamente costretto a confrontarmi con recensioni, dossier, pareri di amici e di esperti che ponevano l'INARRIVABILE/INEGUAGLIABILE Edgar a confronto stretto con quel maledetto sconosciuto di HPL. Qualsiasi cosa egli avesse scritto, MAI E POI MAI poteva meritarsi un paragone o anche soltanto una menzione a fianco del mio baffone preferito. Era un SACRILEGIO!
:D
E fu così che per anni mi rifiutai di entrare in contatto con qualsiasi cosa richiamasse lontanamente questo LoveRcraft (come ero convinto che si chiamasse, almeno fino ai 18 anni di età, lol). Il tutto finì quel giorno in cui ebbi finalmente il coraggio di aprire la prima pagina della suddetta raccolta, per scoprire che non includeva racconti originali dell'autore ma bensì I SUOI PREFERITI della letteratura fantastica a cavallo fra '800 e '900. Fu così che lessi le parole colme di sapienza e di amore che HPL riservava per La Caduta della Casa Usher e per l'opera e lo stile del bostoniano nel suo complesso. Ero letteralmente commosso. Una porta si era aperta (verso l'interno e l'esterno contemporaneamente :D).
La provvidenza volle che di lì a poco mi venisse anche regalata una raccolta oscar mondadori dell'autore, che io cominciai, con la mia consueta pigrizia, a leggere a partire dai racconti più brevi (che poi sono quelli più deliranti, orcocane) per giungere infine al primo racconto dell'indice:
Il Richiamo di Cthulhu
ed ecco che la mia esistenza cambiava per la seconda volta.
Vedete, sono convinto che l'opera di Lovecraft, come quella di pochissimi altri autori del genere fantastico, abbia la capacità di sbloccare una regione del tuo cervello che altrimenti non avresti modo di conoscere ed utilizzare. Forse Gordon aveva in mente questo quando ha girato From Beyond...
Per questo motivo chi non ha mai letto Lovecraft (o Poe) è facilmente catalogabile come un mentecatto. Sempre per le stesse ragioni, la progenie letteraria di questo emiliano di adozione è fatta da autentici fuoriclasse, allievi che superano il maestro ma che senza di lui non avrebbero mai trovato quella capacità di narrare cose straordinarie come fossero vere, concrete, potenti e a due passi da te.
Racconto preferito: L'abitatore del buio, l'ultimo che ho letto tra l'altro, perchè rappresenta perfettamente la mia concezione di orrore.
Per quel che concerne la sbroccata sui "negroidi": trovo che non vi sia nulla di fastidioso perchè anche questo fattore è perfettamente congurente al tono e alle finalità del racconto, al pari di come è accaduto in tante opere analoghe dove ricorre il topos del selvaggio (che NON VOGLIO APRIRE perchè darebbe il via ad un off-topic di dimensioni astrali). Più in generale, io quando leggo certi autori, godo come una troia, quindi non mi va di trovarci della politica e perdermi il piacere; non mi lascio di certo infastidire dai livelli di lettura che infettano certi contenuti, perchè non ce n'è bisogno e anche perchè, francamente, non me n'è mai importato un cazzo.
PS. il commento 08 novembre 2010 11:44 qui sopra è il mio!
RispondiEliminaEcco, umanamente c'è un'altra cosa che mi fa stare molto simpatico Lovecraft. Mi veniva in mente proprio a proposito di At the mountains.
RispondiEliminaIl buon HP non ha mai smesso di sperimentare e di farlo in maniera cosciente. Prima l'onirismo alla Dunsany (non mi fa impazzire, ma non è così male) e poi via via una virata sempre più "scientifica" al suo immaginario. Fino a quando non ti approda alle Montagne della Follia dicendo: "cavoli, mi sa che ho sbagliato tutto". E per quanto lo dica di molti suoi racconti, mi sono sentito molto toccato nel vedere il rammarico di un autore che sta sperimentando su un campo completamente nuovo, completamente suo e si accorge di aver preso una strada che reputa sbagliata, dispiacendosene in modo così sincero. So che è stupido, ma l'ho sentito molto umano e molto... beh, a suo modo quasi eroico. Eroica almeno l'umiltà di constatare che i propri mezzi non sono ancora al livello della propria immaginazione, problema che sente per me chiunque abbia mai lavorato a una storia.
Mi pare che su Lovecraft sia stato già detto quasi tutto, in particolare Davide Mana ha ben parlato di rivoluzione copernicana, forse aggiungerei che con HPL si è avuta una rivoluzione eisteniana: in fondo a essere messa in gioco non è stata la semplice posizione della terra, ma in discussione ci è finito tutto lo spazio il tempo e il modo stesso di percepire l'universo. Senza la teoria della relatività di Eistein, che Lovecraft conosceva e da cui aveva preso spunto, forse i Grandi Antichi sarebbero meno grandi o non sarebbero mai esistiti.
RispondiEliminaQuindi nei suoi racconti c'è la conoscenza della scienza, e anche la conoscenza dei miti antichi e moderni dell'uomo. Non che fosse il vecchio saggio della montagna, ma conosceva raccolte di favole come -le mille e una notte- conosceva i miti Greci e Romani e, tra l'altro, si interessava di occultismo di tesofia di H.P.Blavatsky e non perchè ci credesse ma perchè, come scrisse a un suo conoscente, era una buona fonte di ispirazione, come lo era Charles Fort col suo elenco di fatti dannati e strani da cui in inglese è derivato il termine fortean.
Così ci si accorge di una cosa: HPL ha saputo scrivere e creare quella "rivoluzione" non perchè era un solitario mezzo matto disadattato e strano, come viene facile da dire a qualche inutile critico d'accatto, ma perché conosceva i miti vecchi e nuovi e intuiva meglio di altri, il significato della novità portata dalle teorie di Eistein.
In fondo anche per creare un univero immaginario & credibile, si deve aver una certa conoscenza.
Lìberi_tutti
Sono giunto a Lovecraft attraverso Howard. Da giovanissimo ero un appassionato di Conan, e in alcune storie mi era capitato di percepire un certo "orrore siderale" (venni a sapere solo in seguito che il termine corretto era "orrore cosmico"), quindi chiesi a un mio amico se c'era qualche autore che puntasse su quell'argomento trattato solo di striscio da Howard. Iniziai a leggere le Montagne della Follia e la Maschera di Innsmouth, due racconti agli antipodi, che però mi passarono entrambi un senso di terrore molto più profondo di quello trasmessomi da King o altri autori più recenti. Penso che l'opera di Lovecraft, la sua costruzione di un terrore marcato "siamo formiche, e siamo fottuti", abbia del sensazionale. Parliamo di uno scrittore che non sapeva buttare giù un dialogo decente, che inseriva filotti di "blasfemo, viscido, orribile, osceno" ogni due pagine (purtroppo riproposti di recente da un autore italiano), e che pure è riuscito a presentare dei contenuti talmente potenti da stravolgere la storia della narrativa horror.
RispondiElimina"siamo formiche e siamo fottuti" credo sia la più bella sintesi del pensiero Lovecraftiano, bravo Zweilcoso!
RispondiEliminaCome Marco, ho scoperto Lovecraft grazie ai Metallica, cose da metallari quindicenni che quasi non ci si credeva, lo si doveva leggere più per sfida che per altro. Poi, la folgorazione, che perdura tutt'oggi.
RispondiEliminaLovecraft è un autore fondamentale, gli si possono perdonare lo stile a volte elefantiaco e, parer mio, i racconti onirici (mai digeriti), perché la mitologia cosmica e gli orrori che ha creato sono diventati parte dell'immaginario horror collettivo, e hanno influenzato e continueranno a farlo miriadi di raccontastorie.
Scoperto da adolescente (anch'io con la mai troppo lodata antologia I Mostri All'Angolo Della Strada), all'epoca mi fece "sbarellare" alla grande! Riletto in età più matura e, forse, obiettiva non si può non muovere qualche critica alla prosa del Solitario. A tratti eccessivamente barocca, un uso smodato degli aggettivi e una certa prolissità, a mio avviso, inficiano l'efficacia di molti dei suoi racconti. Anche se, forse, si tratta di cercare il pelo nell'uovo. Innegabile e immutato rimane il fascino che la cosmogonia (passatemi il termine) da lui creata continua a esercitare ancora oggi. L'influenza di Lovecraft nella pittura, musica, scultura, cinema, letteratura ecc. ecc. sembra non conoscere crisi. I dibattiti sul presunto Lovecraft occulto-esoterico o sul suo pensiero politico-filosofico dimostrano che l'interesse nei confronti di HPL è ben lontano dallo scemare.
RispondiEliminaCome per molti, prima Lovecraft mi ha raggiunto attraverso l'eco. In particolare in un periodo in cui leggevo molto Poe. Poi in una bancarella me lo trovai sottomano. Ero molto curioso riguardo la "poetica classica lovecraftiana", ma non seppi farmi coinvolgere da essa: ho sicuramente apprezzato maggiormente "The Horror at Red Hook" al più caratteristico "The Call of Cthulhu". Ho preferito altra parte della sua narrativa, "The Silver Key" è sicuramente il racconto che mi ha colpito di più, ma anche il già citato "The Dream-Quest of the Unknown Kadath".
RispondiEliminaIn questo c'è qualcosa di sbagliato: la parte più originale e feconda del suo lavoro mi ha lasciato perlopiù indifferente. Forse anche perchè l'eco di quel Lovecraft è così forte in tanta parte della "cultura pop" che leggendolo per la prima volta ho avuto la sensazione del già sentito/già visto.
Vado anche io con il memoriale.
RispondiEliminaScoprii Lovecraft quando comprai - ispirato dalla lettura di un mitico libricino allegato all'almanacco di Dylan Dog del 1990 o 1991, "La letteratura dell'orrore" - il primo volume delle opere complete Mondadori (a 10 mila lire, lo ricordo ancora).
C'è da dire che l'edizione completa mondadori ha il pregio (?) di ingigantire la figura di Lovecraft, con quelle introduzioni esaurientissime prima di ogni racconto, con il quadro biografico e storico ad inizio libro, e pure con le interessantissime appendici del Lovecraft "segreto". A 15 anni ero, in poche parole, un fan sfegatato di HP.
Lovecraft crea questi orrori annichilenti, dove non è la sofferenza o la morte a fare paura, ma la consapevolezza di essere delle merdine in balia di forze inarrestabili, inconcepibili nella loro assoluta alterità. L'umanità è, nell'immaginario lovecraftiano, il corrispettivo di pulci che pensano di essere le padrone del mondo. Poi mi piacciono le notazioni atee-antropologiche-etnografiche di Lovecraft, e infatti una delle sue storie che tutt'oggi preferisco è "The oter gods".
Però, come ho già scritto qualche tempo fa, non si può - nonostante tutta la stima che si può nutrire per la fantasia, coerenza e originalità del personaggio - fare finta che Lovecraft sappia scrivere, è proprio impossibile. Verboso, convinto che una frase dalla costruzione banalissima possa diventare altisonante se riempita scriteriatamente di 200 aggettivi, tutto sommato dotato di un vocabolario assai limitato, e soprattutto impossibilitato a rendere a parole ciò che la sua fervida immaginazione creava.
Massimo rispetto, intendiamoci. Cioè, i Ramones non sanno suonare, ma sono un gran gruppo lo stesso. La stessa cosa si può dire del buon Lovecraft, a mio parere.
Vortex Surfer
Elvezio: grazie del bentornato! Se mi tengo lontano dai dibattiti di blog è perché – accidenti! - non ho proprio tempo; ma guarda che qui io ci butto sempre l’occhio, quando posso. E tu mi cacci questi post proprio la domenica, e su Lovecraft poi, come faccio a non intervenire :-)
RispondiEliminaLa tua domanda non è affatto banale, e sto seguendo con curiosità i vari commenti. M’interessa molto soprattutto sapere cosa ne pensano di HPL i lettori della nuova generazione. E ne sta uscendo fuori uno spaccato di sociologia parecchio interessante.
E comunque, mi hai fatto ripensare con nostalgia anche ai nostri passati dibattiti. Altri tempi, altri mondi. Le vecchie lettere... io, a proposito, le tue le conservo ancora tutte; così quando diventi famoso (sto pazientemente aspettando IL romanzo) le vendo su eBay, e mi assicuro la vecchiaia! ;-)
Seriamente, direi che sì, forse su “I Mostri all’Angolo della Strada” ci sta tradendo un po’ la nostalgia; e comunque Fruttero e Lucentini erano delle vecchie volpi, e la sapevano lunga quando hanno portato Lovecraft in Italia, e con quei racconti, e quell’antologia. E quella copertina! Manchevole nelle traduzioni o imperfetto che sia, quel libro oggi è un’icona. Naturalmente, sappiamo altrettanto bene che l’edizione principe in Italia è quella Lippiana, ed è li che Lovecraft va sezionato, e studiato. Anche se... il vecchio “Old man” Claudio De Nardi, caro amico dei tempi d’Oro, che fu uno dei traduttori (e non solo: Lippi gli dedicò infatti l’opera), al tempo mi rivelò un segreto – che qui non svelerò – che allora mi fece storcere un po’ il naso...
Il tema del razzismo in HPL: altro dibattito inutile, sterile, vetusto. Lovecraft era figlio del suo tempo, e come tale va giudicato. Hitler non aveva ancora commesso le atrocità che oggi sappiamo, e Lovecraft non le avrebbe certo tollerate, e comunque all’epoca TUTTI la pensavano come lui, scrittori, filosofi, politici, umanisti, scienziati, preti e via dicendo. E il termine “negro”, detto per inciso, non era affatto considerato dispregiativo nel senso come lo intendiamo oggi, ed era l’unico che si conosceva per indicare una persona “di colore” (termine che prima non esisteva). Tutti, ripeto, TUTTI negli anni Trenta scrivevano “negro”, e allora nessuno si scandalizzava perché era cosa comune (con gli occhi di oggi è sbagliato, ma era così) e anche giusta non considerare socialmente alla pari le persone di colore. Errate concezioni degli uomini del passato. Chiusa lì. Anche la Chiesa ha commesso atrocità inenarrabili, eppure è lì, immacolata...
RispondiEliminaDavide: Applauso per quanto scrivi su “At the Mountains of Madness”. Certo, non lo consiglierei come prima lettura a un profano, ma è sicuramente un racconto-chiave nella produzione di HPL. La “demitologizzazione” (o “demitificazione”, non esiste un equivalente preciso in italiano del termine originale “demythologize”) delle “creature” in ATMOM, che prima erano dei e ora perdono la loro aura divina e diventano “semplici” extraterrestri, è un topico su cui hanno discusso fior di critici e di specialisti; ricordo anche un vecchio numero di Lovecraft Studies che riportava i testi di una tavola rotonda in cui i maggiori luminari lovecraftiani dicevano la loro sul racconto. E tutti furono concordi nel ritenerlo un perno all’interno del canone dei Miti di Cthulhu. Io ci scrissi su anche un saggio, anni fa (che mi valse il Premio Italia) e disquisivo in particolare su quella frase, criptica ma nel contempo rivelatoria: “They were men”. Lì c’è tutto ciò che ci serve sapere. Su Lovecraft, e l’Universo.
Curiosamente, è stato Robert M. Price (non Joshi, che comunque ha approvato) che per primo ha parlato di demitologizzazione dei Miti di Cthulhu (nel pezzo intitolato “Demythogizing Cthulhu”, un capisaldo nello studio di HPL, che presenterò tradotto in un prossimo numero di Studi Lovecraftiani); dico curiosamente, perché Price è un religioso e un teologo, e quindi nessuno se lo aspettava proprio da lui.
In ogni modo, e qui concludo, ATMOM è un romanzo complesso che si può leggere su più livelli, e in cui Lovecraft tentò con successo un’esperimento narrativo e un’esplorazione non soltanto letterale, ma anche estetica e letteraria nel campo della science fiction. Difatti uscì su “Astounding”, e non su “Weird Tales”, ma dopo varie traversie e con visibili alterazioni del testo e sunteggiamenti che gettarono nello sconforto lo scrittore, che arrivò a dire che per lui il romanzo era come se non fosse mai stato pubblicato. Anche così, quel numero oggi resta mitico e prezioso, grazie anche all’mmagine dello Shoggoth in bella posa sulla copertina dipinta magnificamente da Howard V. Brown. E io quel numero ce l’ho :-)
Ferruccio: Sì, avevo capito cosa intendevi dire, la mia era solo una battuta (pessima), scusami. Però non scrivere che HPL è “metafisico”, è un’eresia! :-)
Marco: Non ho mai detto che un bravo scrittore si riconosce dagli “aggettivi”, e mai – MAI - mi sognerei di dire che Hemingway non è un bravo scrittore. Casomai ho detto il contrario (di Hemingway).
Comunque hai ragione nel dire che Lovecraft funziona meglio quando si è in sintonia con la sua visione. E’ un dato di fatto che HPL venga apprezzato di più da chi possiede una mentalità scientifica o analitica, e meno da chi fa più appello al lato irrazionale dell’esistenza. La “conoscenza” e l’”inconoscibile”. Lovecraft cercava la prima, e si tuffava a capofitto perdendosi nel secondo.
@ Pietro: "io, a proposito, le tue le conservo ancora tutte"
RispondiEliminaBelin, ma scherzi? Le conservo tutte anche io!
Mi mandavi quei fogli verdi, io, no ok si sprofonda nel melenso ma pazienza,io ero ancora profondamente minorenne (che è poi l'unico modo di esserlo) e tutto pompato di orrore e Orrore e questo tizio, questo Pietro che ne sapeva troppe, mi bomba a un certo punto, ma proprio bacchettandomi benigno sulle dita, via lettera, che "HPL ha scritto anche della fantascienza" e io sono rimasto blastato dal flash epifanico, wow, HPL scrive fantascienza, ma che roba...
Erano altri tempi, sì, le lettere ci mettevano un sacco e forse le si aspettava con più ansia e aspettative e tutto, io andavo in ufficcio da mia madre e fotocopiavo gratis articoli e libri che poi inviavo in giro... Credo che ora sia meglio eh, davvero, lo credo sul serio, non voglio cedere alla nostalgia canaglia, è terreno da Califfi, ma son comunque bei ricordi, voglio dire, sono passati venti anni e più, no? Belle cose davvero.
Cioè, spero per voi altri che fra venti anni non saremo ancora qui a dire "belin ma ti ricordi quando per parlarci bisognava ancora scrivere e-mail, chat e commenti invece della chemiotelepatia astrale, ou, conservo ancora quei tuoi vecchi blog in elettronico, ti ricordi, che vecchiume?".
madò...
L'unica cosa che mi dispiace sul serio, Pietro, ma molto di più di mancate pubblicazioni e occasioni, è che rispetto a molti altri pen pal o amici della Rete noi ci siamo visti solo una volta di persona in tutti questi anni e di sfuggita...
Ma c'è speranza: quello che reputo ora come ora "il mio miglior amico" vive a Jesi, secondo Google è vicino a dove stai tu, prima o poi...
Pietro, ti ringrazio per il plauso.
RispondiEliminaHo avuto dei buoni maestri.
E a questo proposito, vediamo se hai già sentito questa...
Noi non siamo un incidente.
O meglio ancora, noi siamo un incidente pianificato.
Sciacquatura di vasche di coltura per shoggoth? Certo.
Ma non fu uno sversamento accidentale.
Quegli antichi alieni, coi quali condividiamo così tanti tratti... ma proprio tanti, eh...
Se l'intelligenza è un prodotto emergente della complessità neurale, e se quegli antichi alieni sapevano un sacco di cose... come pare assodato...
Beh, possiamo criticarli?
Sei in un vicolo cieco.
Sei una creatura finita in un universo infinito e indifferentemente ostile.
Ma possiedi quella scintilla... e sai che quella scintilla è tutto ciò che hai, e quando l'universo la spegnerà con un soffio, l'oscurtità sarà totale...
E allora lanci un messaggio in bottiglia.
Ci provi.
Lasci dietro di te un innesco, un primo nucleo di complessità, lasciando chescenda per lo scarico, ed augurandogli buona fortuna, nella speranza che possa continuare la corsa dopo di te, come in una staffetta.
Lasciando che evoluzione e selezione naturale operino liberamente ma sapendo che se ci sarà abbastanza tempo, la scintilla tornerà ad emergere...
Senza sapere in che forma, se animale o vegetale, con le branchie o i tentacoli o il pollice opponibile, ma comunque con quella scintilla ben accesa...
Un colossale sberleffo cosmico, un medio alzato alla volta di quell'universo indifferente.
È una interpretazione di AtMoM che non ho mai visto stampata.
Ne discutemmo a lungo, con alcuni amici sparsi per il pianeta, molti anni or sono, mescolando il poco che sappiamo delle Elder Things con cose come il principio della Vita Meravigliosa postulato da Gould...
Ne venne fuori un bel baraccone.
E continua a darmi uno strano brivido.
Erano uomini.
E non si arresero.
E qui chiudo, che siamo all'OT conclamato.
@Vortex Surfer:
RispondiEliminati correggo, il grandioso volumetto di Dylan Dog di cui parli era "La Letteratura Horror dalla A alla Z", di colore rosso, lo trovavi in allegato con lo speciale numero 5 "La Casa degli Uomini Perduti".
Me lo ricordo bene, anche per me ha avuto un'importanza incredibile nello sviluppo dei miei gusti letterari.
Non è possibile avere migliori amici marchigiani. Mai nella vita, proprio.
RispondiEliminaj.
@Pietro:
RispondiEliminaUsare il termine "negro", sì, lo facevano tutti.
Dire: "gli ospiti dell'Olimpo architettarono un piano intelligente.
scolpirono una bestia in figura semi-umana, riempirono di vizio la cosa e la chiamarono Negro", diciamo che non è essere esattamente campioni di empatia etnica, per usare un eufemismo.
Sono il primo a dire che ciò che un autore pensa non è un metro di giudizio per ciò che scrive, ma è anche abbastanza ingenuo archiviare ogni lato scomodo di un autore "intoccabile" all'appartenenza al proprio tempo. Oltre che HPL stesso avrebbe forse preso a legnate chiunque avesse detto una cosa simile di lui, in altri suoi contemporanei il razzismo non è un neo così manifesto o ingombrante. Perché si parla del razzismo di Lovecraft e non di quello di Howard, per dire? Perché Lovecraft ne parla usando la carta vetrata, altri non l'hanno fatto. Fa differenza? Beh, sì, per me, nel momento in cui fai lo scrittore e trasmetti le tue idee al mondo là fuori.
Per me non è onesto negare a un autore che ci piace e che ha dato tanto alla letteratura la possibilità di aver avuto idee del cazzo. Volendo, è un diritto anche quello.
Per carità, chiariamoci. Non voglio aprire il discorso: "HPL era razzista quindi fa schifo". Però la strada giusta su cui andare mi sembra più un: "HPL era razzista, ma anche uno scrittore molto fico: giudichiamo i suoi racconti e basta" più che "HPL era uno scrittore molto fico quindi non era poi così razzista".
Non si parla del razzismo di Howard?
RispondiEliminaE da quando?
Howard era un texano degli anni '20!
Atipico fin che ti pare, ma quando il povero Lyon Sprague De Camp si ritrovò a ripulire le storie di Conan dai riferimenti razzisti, sudò le proverbiali sette camicie.
Oggi è comodo sfotterlo, ma se Sprague De camp non avesse eliminato tutti i riferimenti razzisti, probabilmente Conan non avrebbe avuto il successo che ha avuto.
Ma restiamo su Lovecraft.
È innegabile che il pensiero di HPL, nel corso della sua breve esistenza, ebbe una notevole maturazione.
È altresì innegabile che HPL avesse assorbito il razzismo dominante nella sua epoca e nella sua cultura, e che questo fosse per lui, per lo meno agli inizi, assolutamente accettabile.
Torno a Lyon Sprague De Camp, che nelle sue memorie osserva come fosse considerato inammissibile, negli anni '20 e '30, invitare in società (lui era upper-class del New England) ebrei, italiani, o più generichamente "cattolici".
Coi quali si potevano peraltro intrattenere rapporti commerciali o professionali.
Si giocava con regole diverse.
Quindi - Lovecraft era un individuo razzista?
Probabilmente sì, io credo più a parole che nei fatti, considerando molte sue scelte personali, specie nei suoi ultii dieci/quindici anni di vita.
Fu uno scrittore razzista?
Beh, ci sono talune storie che stridono malamente sui nostri sensi.
Il povero Arthur Jermyn, che scopre che la nonna era una scimmia, è la versione lovecraftiana del terrore strisciante di molti americani dell'epoca, che avevano l'orrore di scoprirsi un quarto di sangue africano nelle vene (ricordiamo qui che bastava un sedicesimo di sangue africano - un trisavolo, insomma - in certi stati, per perdere una bella fetta di diritti civili).
E poi vai, l'Orrore a Red Hook, il quasi insopportabile La Strada (scritto benissimo, eh, ma andiamo...!)
E in fondo, la paura della contaminazione genetica è un fattore importante nella narrativa lovecraftiana almeno quanto il pensiero darwinista (che se compreso correttamente, non ammette razzismo di sorta).
Non mi pare che HPL faccia della propaganda di idee razziste, ma qui è anche una questione di sensibilità personali.
A questo punto cosa facciamo?
Chiedere a personaggi appartenenti al passato di conformarsi a quelle che sono le nostre attuali convinzioni è sciocco, e ci porterebbe a cassare tutta la letteratura, alta o bassa che sia, degli ultimi tre millenni.
Si tratta di valutare, io credo, il positivo ed il negativo, e cercare di capire quanto del negativo dipenda dalla contingenza, e quanto del positivo dipenda dal negativo.
Io non credo di essere diventato razzista o misogino per aver letto Lovecraft, Howard, Burroughs o Rider Haggard.
Al limite, leggere certe cose da parte di autori che rispettiamo ci porta a riflettere su come anche i grandi possano avere delle idee storte, ed accresce la nostra compassione per i nostri simili.
Il che è positivo.
Sono daccordo sul contestualizzare lo scrittore prima di emettere un giudizio.
RispondiEliminaA mio parere il razzismo di Lovecraft è stato condizionato (come anche quello di Hitler, e di molte altre personalità d'inizio secolo) da una superficiale conoscenza della Teosofia, che assegna alle razze umane un valore qualitativo all'interno di una gerarchia evolutiva.
Però, mentre nella Teosofia il livello razziale è solamente una tappa obbligata dell'Evoluzione dello Spirito, e deve essere attraversata obbligatoriamente da tutte le anime in evoluzione nel corso di innumerevoli vite, questa teoria presenta terribili conseguenze se a propugnarla sono i rappresentanti del Materialismo, dell'Ateismo o i rappresentati del potere costituito.
Se infatti viene estrapolata dalla concezione evolutiva dello Spirito - come è stato fatto, per ignoranza o per calcolo - questa teoria è la base più solida per costruire le più ignobili teorie discriminatorie sulla razza.
>Jophiel
RispondiEliminaLovecraft era interessato alla teosofia solo come spunto per valide idee, però considerava il tutto come un cumulo di idiozie... Quanto al nazismo, ci fù una componente magico-esoterica molto più forte di qualche leggero influsso... ma teniamo le due cose separate: Lovecraft morì nel 1937, molto prima che i nazisti si mostrassero in tutto l'orrore di cui erano capaci... e i giudizi di Lovecraft riguardo al nazismo erano molto ostili nei suoi ultimi anni di vita, quando invece ancora nel 1938 in molti vedevano Hitler e il nazismo in modo molto favorevole.
Lovecraft quanto a razzismo non era migliore o peggiore dei suoi contemporanei, ma negli ultimi anni della sua vita aveva cambiato molto il suo modo di pensare e di considerare gli altri. Ci sarebbe poco altro da aggiungere se non ci fosse quel fascismo delle idee, quella ipocrisia che è il -politicamente corretto- al cui giudizio niente nessuno e neanche Lovecraft può sfuggire. Ma c'è anche dall'altra parte gente come -Michel Houellebecq- che usa Lovecraft come paravento per le sue idee creando. Difficile evitare etichette come quella di razzismo allora.
Lovecraft pessimo scrittore?
Qualcuno ha mai letto -Il castello D'Otranto-? Qualcuno avrebbe il coraggio di scrivere in quel modo senza aver paura di farsi ridere dietro dagli editor? Gli stili cambiano. Ma poteva scrivere meglio i suoi racconti, con uno stile migliore o più moderno? Ho dei dubbi: se si fà caso la maggior parte dei racconti lovecraftiani sono narrati in prima persona, e il punto di vista del protagonista principale non è quello di un eroe ma è quello di un "prosaico uomo del New England". Sicuri allora che non sia propio quello lo stile giusto per raccontare quelle storie? Con tanti verbi e con discorsi diretti assenti o sballati?
Lìberi_tutti
Indubbiamente la Teosofia - per la quale nonho una grandissima simpatia - fece sfracelli a cavallo dei due secoli.
RispondiEliminaUn elemento ancora più influente, credo - specie sulle politiche sociali americane - fu la cattiva digestione delle teorie di Darwin, ricucinate da suoi successori meno che illuminati (sì, sto guardando lei, mr Spencer!).
La stupida confusione fra razza e specie.
Eugenetica e darwinismo sociale.
Il povero HPL - che sposò una donna di origine ebrea e chiuse la propria carriera alla APA difendendo il diritto di pubblicare di un autore di colore - ebbe pure i deliri da Padri Fondatori delle zie, della madre e (forse) del nonno, con cui vedersela.
E tutto somamto, ne uscì piuttosto bene.
@Liberi Tutti
RispondiEliminaSì, dici bene. Indubbiamente il fatto che Lovecraft ritenesse la Teosofia niente di più che uno spunto fantastico (e quindi mostrando di non averla compresa, ancorché amata) lo si evince da due prove lampanti:
1) Il fatto di essere rimasto ateo.
2) La sua poetica di un universo in balia del Caos.
E i due elementi sono strettamente correlati.
@Davide
La Teosofia ha davvero creato sfracelli... però - se ci pensiamo bene - qualcuno doveva pur far arrivare anche in Occidente le punte massime della metafisica orientale.
Le menti occidentali, troppo aristoteliche, troppo cartesiane, trassero da quella filosofia soltanto ciò che potevano al momento comprendere, e rimasero quindi affascinati e ipnotizzati soltanto dall'aspetto fantastico, occulto e criptico del messaggio.
Risultato: Lovecraft.
Come sempre, in mano a delle menti piccole e spaventate la scienza più avanzata diventa un pericolosissimo strumento d'oppressione (vedi Hitler).
Da una parte si può imputare alla Teosofia di essere stata troppo in anticipo sui tempi, dall'altra si deve comprendere che una crisi era inevitabile, avendo posto i semi della New Age.
Da orientalista dilettante con parenti ed amici orientalisti autentici, mi permetto di fare una strana smorfia.
RispondiEliminaLa metafisica orientale era già arrivata in occidente - grazie a galantuomini come i membri della Asia Society of Bengal (fondata nel 1785, se be ricordo).
La Teosofia elaborò una sintesi (buttandoci dentro anche un sacco di ciarpame) e seppe venderla molto bene.
Ma lasciamo andare, che qui si deraglia nell'OT, e si naviga troppo vicino ad argomenti infiammabili...
Non è che io legga tenendo a mente i manuali di bella scrittura. Sono perfettamente capace di apprezzare opere scritte in uno stile piano o anche sciatto, se mi sembra che questo non remi in direzione contraria rispetto ai punti di forza del testo.
RispondiEliminaIl problema con Lovecraft è stato che 1) conoscevo per via indiretta quasi tutto della sua poetica prima di leggerlo 2) ero abbastanza neutrale rispetto a questo tipo di visione.
Il che significa che posso apprezzarla se un autore si sforza di rendermela viva e credibile - perché leggere significa anche e soprattutto adottare punti di vista differenti - e molti autori che si sono cimentati col mito mi sono piaciuti di più, perché
dosando meglio gli ingredienti riuscivano ad ottenere un effetto migliore. Insomma, se parti ben predisposto il suo stile può anche trascinarti al largo, mentre se ti aspetti che giustifichi e regga il tipo di immagini ed emozioni che vuole suscitare, secondo me fallisce nell'intento.
Non so se Lovecraft venga apprezzato di più da chi ha una mentalità scientifica o analitica - un po' mi stupisce, fra l'altro io sono molto più lettore di fantascienza che d'horror.
Ma secondo me c'è un equivoco di fondo.
Il punto non è condividere o meno la filosofia di Lovecraft - l'uomo è un incidente casuale in un universo ostile e senza dio.
Questo magari posso crederlo anch'io.
Il punto è trovare quest'idea "esteticamente" piacevole. Questa è una forma mutante del sublime romantico: l'uomo è nulla di fronte alla natura, le sue opere disegni sulla sabbia spazzati via dallo scorrere del tempo.
Penso che ognuno possa sentire il fascino di questa visione di tanto in tanto, e grandi scrittori possono cristallizzare questi sentimenti in maniera efficace per tutti e in ogni momento. Ma sentirsi in particolare sintonia con l'estetizzazione di questo modo di sentire (ed è ovvio che è un estetizzazione - ci sono giochi da tavolo su Call of Chtulu, non su Schopenauer o Kierkegaard) è un altra cosa.
Sul Razzismo, proverò a essere più chiaro, perché ogni volta che si toccano argomenti simili ognuno parte per la sua tangente.
RispondiEliminaNon c'è nulla che mi freghi di meno di "giudicare" HPL. Messa così sembra una cosa da talk show trash in cui le persone mettono in piazza la loro vita e il pubblico si schiera.
Dell'uomo Lovecraft non mi interessa nulla, perché essendo lui morto da tempo non credo che lo inconterò mai di persona.
Non facevo dell'ironia dicendo che poteva anche essere un tesoro di persona, amico fidato e amante dei gatti. E sono molto bravo a contestualizzare: mio nonno era pezzo di pane, e avrebbe dato il braccio per una persona che conosceva da due giorni. Però, anche se capisco bene come le sue opinioni fossero figlie della sua cultura ed esperienze non è che quando, al ristorante, ha fatto una sparata sugli ebrei che un po' se l'erano cercata, con una famiglia di ebrei svizzeri al tavolo vicino, la cosa mi abbia fatto piacere.
Se giudicare non mi interessa, mi irrita però quando la contestualizzazione viene usata come giustificazione. In primo luogo perché non è affatto vero che "tutti erano così". C'erano scrittori - anche commerciali - che riuscivano a presentare le persone di colore in maniera molto più simpatetica.
Magari si può contestualizzare questa differenza ascrivendola all'influenza di diverse idee politiche filosofiche o religiose, ma non si può certo dire che il razzismo pesante che traspare da alcuni passaggi fosse cosa normale e scontata.
Ma soprattutto perché, anche contestualizzando e giustificando e assolvendo perché nessuno è perfetto e siamo tutti peccatori in questa valle di lacrime, quei passaggi rimangono.
E rileggerli continua, e continuerà sempre, a darmi fastidio a prescindere. Un fastidio che magari non influisce su giudizi qualitativi, ma sicuramente interferisce col piacere della lettura.
Se pensate che sia una reazione eccessiva pazienza; probabilmente è contestualizzabile nella mia storia personale.
Elvezio: Se ti capiterà di passare da queste parti (Jesi dista circa un’oretta da qui) non mancare di farti vivo. A fine dicembre/gennaio trasloco e nella nuova casa avrò molto più spazio (non solo per i libri!) e io e Annarita saremo felicissimi di averti nostro ospite.
RispondiEliminaDavide: Ottima riflessione la tua. L’idea dell’“incidente pianificato” meriterebbe un articolo. L’ho trovata sottintesa in alcuni saggi (uno per tutti: “The Cult of Alien Gods” di Colavito) ma non messa come punto focale o culmine della riflessione. Che spinge davvero lontano: possiamo quindi ipotizzare che, come quegli antichi “dei” dalla cultura illuminata e – dicevamo - “umana”, lo diventeremo noi a nostra volta, in un ciclo infinito che si ripeterà in eterno (la “Kultur” di sprangleriana memoria), in una eterna lotta per la sopravvivenza. Quella piccola, minuscola e insignificante “scintilla” è l’unica cosa che ci consente di andare avanti. E, significativamente, è anche la più alta rappresentazione dell’idea lovecraftiana dei conflitti dell’uomo contro il Tempo e lo Spazio.
Vorrei spiegare meglio le questioni dello stile e del razzismo in Lovecraft, ma purtroppo il tempo mi è tiranno. Mi limiterò a dire, citando Leiber, che lo stile di HPL è una “orchestrated prose”, dove ogni parola, ogni verbo, ogni aggettivo è ricercato e inserito con ogni cura all’interno del testo, in modo da esprimere in maniera sottile concetti e situazioni complesse altrimenti inesprimibili. La “quest” stilistica di Lovecraft (consciamente teso verso una ricerca estetica) è quindi perfettamente riuscita, se dai suoi testi emerge così chiaro il suo profondo pensiero. Logicamente, una tale esigenza stilistica, se non usata con la massima attenzione, peggiora la leggibilità del testo diventando un’inutile ridondanza. Per questo gli epigoni di HPL finiscono tutti (o quasi) nell’involontario parodistico; perché nessuno era dotato quanto lui della capacità di scrivere. Purtroppo, si continua a rivangare sullo stile di HPL solo per trovare difetti, senza però metterne in risalto le indubbie qualità artistiche. E questo è frutto di una critica miope e frettolosa che si trascina fino ad oggi. Per fortuna ci sono anche critici che hanno capito quanto fosse complessa e raffinata (e soprattutto come funziona) la scrittura di Lovecraft. Gli esempio più rimarchevoli sono i saggi di Steven Mariconda (in particolare “H.P. Lovecraft: Consummate Prose Stylist”, e “Notes on the Prose Realism of H.P. Lovecraft”) e quelli di Robert H. Waughn (raccolti nel volume MONSTER IN THE MIRROR: LOOKING FOR H.P. LOVECRAFT, dove c’è anche una lunga e brillantissima comparazione con Leopardi), ambedue titolati ed eccellenti accademici.
Circa il razzismo: come dice bene Davide, quello di Lovecraft ha origini profonde, assorbito probabilmente nel suo stesso nucleo familiare e dall’ambiente culturale e sociale della sua giovinezza. Non a caso le sue opere “incriminate”, alcune anche qui citate (“The Street”, “On the creation of niggers”; ma ci sono anche “Providence in 2000 A.D.”, “New England Fallen”, ecc.) risalgono tutte al periodo giovanile della sua vita. In seguito, maturando, il razzismo di Lovecraft si stempera notevolmente e diventa, più precisamente, “separazionismo”, ma sempre resta confinato nell’ambito culturale e intellettuale del Conservatore. Bollare Lovecraft – il Lovecraft maturo - come razzista senza approfondire è solo segno di rigidità mentale.
La differenza tra l'Asiatic Society e la Società Teosofica è piuttosto grande, e sta nel fatto che la prima è stata fondata a scopo di approfondimento e divulgazione culturale, quindi a fini storici ed etnoantropologici, mentre la seconda si proponeva - più ambiziosamente e con maggiori rischi - di diffondere le dottrine ermetiche del Buddismo (e non solo), ai fini di un approccio alla trasformazione interiore di ogni singolo individuo. Si proponeva quindi non come un esotismo o una materia accademica, ma al pari di una vera e propria filosofia di vita.
RispondiEliminaIl problema fu che, essendo troppo in anticipo sui tempi, e dovendo fare i conti con le menti occidentali che erano del tutto estranee a quelle finissime astrazioni, la Società incappò nei due peggiori nemici della scienza: il fraintendimento e la strumentalizzazione.
Molti bollarono come "ciarpame" il pensiero teosofico, soltanto perché non riuscirono, non vollero, o semplicemente non furono interessati a penetrare l'intima essenza del messaggio.
Isolare alcuni aspetti più bizzarri - estrapolandoli dal contesto generale - ed esporli al ludibrio della massa, è una tecnica molto usata per screditare culturalmente l'avversario, e i Teosofi dovettero subire un'opposizione feroce anche da chi non aveva letto una sola riga dei loro libri.
Le "Stanze del Libro di Dzyan" divulgate dalla Blavatsky (e a cui Lovecraft si ispira per i suoi racconti fantastici) sono di una cripticità e di un simbolismo quasi inaccessibile per un individuo mediamente scolarizzato, e - si sa - quando qualcuno non comprende - è tentato di disprezzare o demonizzare ciò che non capisce.
Bé,già il mio nickname vi fa capire cosa io pensi di HP,no?
RispondiElimina;-D
Battute a parte,mi sono letto anche i messaggi prima del mio,ed ho visto che chi vuole criticare,o anche solo muovere appunti a,Lovecraft picchia sempre su due tasti : il razzismo e lo stile.
Razzismo-Lovecraft sposò un' Ebrea,non esattamente la compagnia adatta ad un fascistone,e nell'ultima parte della sua vita ebbe parole di fuoco contro il Nazismo.Molti di voi mi potranno replicare,tanto per fare un esempio,le parole con cui descrive il negro soggetto d' uno degli esperimenti del Dr.West,come un essere abbietto,scimmiesco e primitivo ; io vi rispondo dicendo che le stesse parole le usa per descrivere il 'white trash' della Pennsylvania,cioé degli 'ariani' purosangue,che anzi s'erano ridotti così,e HP lo scrive,per non aver mai mescolato il loro sangue.I suoi racconti sono quasi fredde messinscene compiaciute,in cui il burattinaio manda avanti anche maschere grottesche per suscitare lo sdegno e l'orrore nel lettore.Poco importava se quelle maschere erano bianche,nere o gialle...
Stile-In realtà,Lovecraft non era figlio del suo tempo.Per certi versi il suo pensiero era molto avveniristico,ma per altri era un genio nato con un secolo di ritardo.In questo si riflette l'influenza di suo nonno e della bblioteca di lui,colma di tomi a volte vecchi d'un secolo,quell'Ottocento in cui lo 'show,don't tell' era merce scon.osciuta per qualsiasi scrittore.
D'altra parte,lo è ancora adesso in Italia,A.D. 2010,no!?
=)
Ho conosciuto Lovecraft a metà degli anni settanta, grazie alla classica antologia Einaudi Storie di Fantasmi curata da Carlo Fruttero ( si trattava della ristampa nella collana Gli Struzzi ).
RispondiEliminaSpecialmente "Il richiamo di Cthulhu" mi fece una certa impressione, con quel taglio impersonale, un po' da reportage o meglio da dossier, coi suoi mostri sfuggenti e perciò tanto più inquietanti. La filosofia antimetafisica di Lovecraft non è mai stata la mia, e non mi ha mai attratto in alcun modo : ma nel suo caso aveva prodotto risultati artistici notevoli, dando luogo a una vera e propria epica. E per un lettore non prevenuto è quello ciò che conta.
In seguito vennero le Opere Complete della Sugar e i volumi che la gloriosa Fanucci dei tempi che furono dedicava alle 'collaborazioni' lovecraftiane, la cui parte saggistica - o per meglio dire memorialistica - mi fece scoprire l'uomo Lovecraft e quei tratti che mi conquistarono in maniera definitiva : il suo conservatorismo, la nostalgia per un Passato poeticamente idealizzato, il sentimento identitario.
Questa ammirazione e senso di vicinanza sono rimasti, anche quando la 'passione' - se non l'apprezzamento - per la sua narrativa è andata a poco a poco diminuendo.
Ho un serio problema con la narrativa del Sognatore: credo che, tra tutti quelli da me affrontati, sia l'unico scrittore le cui opere potrei leggere e rileggere all'infinito, provando sempre le stesse sensazioni, lo stesso turbamento, lo stesso stupore.
RispondiEliminaLa sua prosa ridondante, l'aggettivazione ipertrofica, la cadenza ossessiva... la sua scrittura ha su di me un effetto ipnotico.
Lovecraft è un creatore di mondi, universi terribili e meravigliosi. Non è questo lo scopo del narrare?
Opss...Scusate...Vedo che il mio commento è uscito due volte...ho fatto un po' di confusione perché al momento di postare mi arrivava il messaggio che il commento era troppo lungo...Scusate ancora per l'inconveniente...
RispondiEliminapenso che non sapesse scrivere
RispondiEliminaLovecraft, ho letto alcuni racconti e non mi sono piaciuti molto(a parte "i topi nel muro"),a mio parere è troppo prolisso e ripetitivo e non scrive nemmeno troppo bene,secondo me nettamente inferiore a Poe.
RispondiEliminaCavolo che thread!!!
RispondiEliminaNoto con perverso piacere che il mio itinerario nella terra di HPL è lo stesso dei 3/4 o poco più di chi partecipa al blog: mostri all'angolo -> sugar -> fanucci, o giù di lì.
Mi sono anche letto TUTTO (ed intendo anche i juvenilia) HPL in originale, perché ero, e sono, affascinato da un enigma: come è possibile che un tale fascino si unisca ad una mediocrità stilistica, non costante, beninteso, ma frequente in modo imbarazzante.
Non mi tirate fuori controesempi, convengo che Dexter Ward, Colour e ualcos'altro sfiorano la perfezione, ma la massa di segno contrario è prevalente.
Non è problema da poco; in fondo si mette in discussione il concetto stesso di letteratura ed il rapporto tra forma e contenuto.
Mi fermo qui, perché intendo mantenere fede alla mia natura burino/romanesca, e forse sono andato anche troppo in là.
Poi... malgrado le buone intenzioni iniziali vedo che il tema del razzismo non riesce a stare fuori. Che palle il politicamente corretto applicato al leggere ed al guardare! Pensa un po' che bello se non mi fossi letto Tolkien perché i nostri neonazi facevano i campi hobbit, o avessi trascurato Borges (questo devo averlo già detto...) e/o Celine. Ma basta là!
Il Castello d'Otranto? credo sia un secoluccio prima di Chtulhu, e comunque, si sa, il peggio non è mai morto.
Articolo su Lovecraft con link a versioni Epub e Mobi dei Complete Works in un unico file.
RispondiEliminaPare il termine più ricorrente in tutta l'opera sia hideous, seguito da faint e nameless.
http://www.tor.com/blogs/2011/03/lovecraft-favorite-words-free-ebook#168982