martedì 9 novembre 2010

Black Death (2010)

BLACK DEATH
2010, UK/Germania, colore, 97 minuti
Regia: Christopher Smith
Soggetto/Sceneggiatura: Dario Poloni
Produzione: Egoli Tossel Film

Inghilterra, 1357: la peste bubbonica ha messo in ginocchio città e campagne e nulla sembra sfuggire al suo mortale contagio. Nemmeno conventi e luoghi di culto paiono ormai al sicuro, tanto che un novizio, Osmund si sente costretto a consigliare la fuga a una ragazza, Averill, che vive nel villaggio vicino e con la quale ha una relazione segreta.


Osmund la spedisce lontano, verso i boschi della zona in cui è nato, sperando che Dio gli mandi un segno per capire se il suo posto è ancora fra gli uomini di culto. Tale segno arriva sotto forma di Ulric e i suoi mercenari: la Chiesa ha appreso dell’esistenza di un villaggio, nel fitto dei boschi, che non è toccato dall’epidemia e vuole indagare.


Osmund, nella speranza di rivedere la sua amata, si offre come guida e, dopo alcune peripezie e scontri, il gruppo arriverà nel villaggio in questione, una comunità guidata da due leader, Hob e Langiva, che non sembrano avere un grande rispetto per la Chiesa…

Dario Poloni ci ha già regalato l’interessante Wilderness e Christopher Smith, dopo l’incerto Creep, ha aggiustato la mira con Severance e Triangle: aggiungete al mix una produzione di marca europea e diventa quasi inevitabile che il risultato del loro incontro sia un film più che dignitoso.

O almeno questo pensavo prima di cominciare a godermi un Black Death che supera ogni aspettativa e entra di diritto nel ristretto gruppo delle pellicole perturbanti da salvare in questo misero 2010.

Posso flettere alcuni miei iperbolici muscoletti comparativi e cianciare di Black Death come la tanto agognata, attesa, spasmodicata Sottile Linea Nera?
Eh sì, perché quando Osmund (un Eddie Redmayne che a Caviezel ci assomiglia pure un po', canotti labiali permettendo...) si aggira insieme a un branco di soldati dell'epoca, in cerca di sensi e segni, vagando per una natura ondivaga fra indifferenza e aperta ostilità, beh, scemo io, ma non sono riuscito a bloccare un memnorigurgito del capolavoro di Malick, virato in chiave anglo-goth-misoginist.
E, visto che stiamo risalendo un ipotetico fiume Congo di celluloide e orrore, tanto vale sbrodolarsi addosso e spoilerare (caveat pavidus) che una certa trasformazione che avviene a un dato punto della vicenda ha più di una eco kurtziana, seppur a tinte grandinquisitoriali, e ho forse già detto troppo...

Ho nominato abbastanza titoli “a crescimmano di coyote” o c'è spazio per sbanfare ancora un po' e tirare fuori l'inevitabile e corretto (anche in quanto inevitabile) richiamo al Wicker Man?
No eh, perché il villaggio dove vanno a finire i nostri intrepidi eroi sarebbe piaciuto un sacco a Robin Hardy, sebbene non si possa certo dire che né intenti, né forma o esiti siano gli stessi del suo capolavoro.

Cercando di rientrare nei ranghi e spegnere l'entusiasmo per una pellicola che, pur soffrendo di inevitabili (quindi corretti, no?) difetti, giunge al momento giusto per impedirmi di ululare per la nefrite causata da troppi titoli di merda; non posso far altro che raccomandarvi un film che ha la saggezza di cominciare a parlarvi di peste e monaci risparmiandovi tantissime ovvietà (topi e cadaveri tenuti al minimo sindacale, purtroppo compaiono ogni tanto quei nasuti che portano via i morti ma pazienza, persino monaci e soldati stanno più calmi di quanto si possa chiedere a una pellicola ambientata nel 1357...) per concentrarsi invece sulle persone e su quel che combina loro, spiritualmente e fisicamente, la peste nera.

Viaggio e cambiamenti, quindi, con qualche concessione a quei terreni familiari come le pantofole che tenete vicino all'ingresso (ovvero le prevedibili caratterizzazioni dei vari mercenari, dal silenzioso al pazzo, dal piacione al leader), concessioni che però servono a preparare il terreno per quando i supersoldati di Cristo (o del Soldo) arriveranno in territorio ultrapagano e si scontreranno con una comunità che più che alla Vita Eterna pare interessata a qualche Bella Decade qui in Terra.

Bravo, forse bravissimo Sean Bean (oh, ma in quanti ottimi, ottimi lavori di tensione, ansia e terrore ha ficcato il naso questo Boromir del South Yorkshire? Vogliamo svegliarci e costituire uno Sean Bean Fun Club?) a lasciare spazio al fraticello sperso in cerca di segni, donne, streghe o quel che crede, costruendo minuto dopo minuto una stupenda spalla seria e pia laddove molti altri attori non avrebbero saputo resistere e avrebbero sgomitato per rosicchiare spazio e scena a compagni meno esperti.

Che poi, in un film che ha una terribile fame di caratteristi cattivi e decisi, compagni meno esperti non ne troviamo tanti, e dal gruppo si stacca di prepotenza, ben prima dell'assurdo e allucinante Mortirolo degli ultimi minuti, tale John Lynch che avevo già visto prezzemolato in molte pellicole ma che più che altro continuo ad associare, di ruota in palla, all'eroe assoluto e idolo sempiterno, ovvero quel George Best da lui intepretato alla grande nell'ormai pleistocenico 2000.

Ottimi attori, natura matrigna quanto basta, partenze e arrivi meno scontati di quel che possiamo aspettarci, pulzelle che non sai mai se sono streghe o contadinelle (ma mai sante o puttane, per fortuna), zero pulci, nessun corvo, pochi topi e gli untori sbrigati nei primi minuti: cosa volete di più da un film sulla peste nera (ma è poi davvero sulla peste?) prodotto con i soldi del cestino della merenda di Tom Hanks?

Ah sì, giusto, il maledetto dovere dovrebbe spingermi a parlare di scontro fra Fede e Intelletto o Sensi e Raziocinio, di gran lotta polarizzata intorno all'anima e cuore di un uomo combattuto, di genere e ruolo della Donna/Strega e dei supposti guasti del fondamentalismo religioso, ma oggi sono troppo contento di essere inciampato quasi per caso in un ottimo film e non me la sento di massimisistemizzare, lasciamolo ai critici seri e in seria fregola.

Guardatevi Black Death, godetevi il bel finale senza sfocalizzare il viaggio che è bello importante anche lui e ripensate agli sviluppi e agli esiti.
C'è un impiccato, da qualche parte lungo il film, che ancora mi irradia qualche brivido al solo pensiero.
Buona visione, mettete un fazzoletto sul viso che in questa stagione basta un attimo a buscarsi una peste nera, uno spiffero, un uscio socchiuso, per non parlare della maledetta aria condizionata e del clima equatoriale che c'è a Milano da ottobre a marzo...

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15 commenti:

  1. Molto, molto, molto interessante.
    Tuttavia sono perplesso: da un film sulla Morte Nera mi aspetterei orde di intelligentissimi Ratti che, approfittando della pestilenza, spodestano l'inutile razza umana per conquistare ciò che gli spetta di diritto: la Terra.
    Invece mi parli di topi tenuti al minimo sindacale... ohibò, com'è possibile?

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  2. @ReRatto
    Eh, son passati i tempi di Herbert...

    Ma il film è annotato, e cercherò di procurarmelo.
    Sean Bean (alias "biscottino", da una definizione sfuggita ad un'amica un po' brilla qualche anno fa) è un eccellente caratterista.

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  3. Ciò che mi ha colpito di questo film - per quanto ricordi - è l'indeterminatezza del regista nei confronti delle due parti in conflitto.
    Mi aspettavo da un momento all'altro uno sbilanciamento, una presa di posizione netta (con conseguente banalizzazione), ma con mia sorpresa non c'è stata.
    Così IHMO questa storia non è realmente un racconto sulla religione, ma sul potere, e su come il potere si serva delle istanze religiose degli esseri umani per legittimare l'annientamento dei propri avversari.
    Un film che fa decisamente riflettere sulla natura umana.

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  4. Questo volevo proprio vederlo, tu me ne confermi la bontà. Grazie.

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  5. Visto pochi giorni fa e non mi è dispiaciuto. Finalmente un film in cui non c'è la banalissima contrapposizione fra cristiani crudeli e pagani figli dei fiori. Ho apprezzato anche alcuni particolari delle armature, mentre la daga rompispada mi ha fatto storcere il naso (ne ho visti diversi esemplari, ma tutti del XVII secolo, però potrei sbagliarmi)quasi quanto l'ascia bipenne.

    Ad ogni modo, Elvezio, penso che l'anno giusto sia il 1348, anche perchè nel 1357 la Morte Nera era già passata da qualche anno.

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  6. Credo tu abbia ragione, Zweilawyer, ma parecchi siti parlano, non so perché, di 1357 e in fase di sinossi mi limito a riportare, sarebbe meglio rimanere più sul vago.
    Non mi è nemmeno piaciuta certa leggerezza d'uso del termine "germe", se non ricordo male, a inizio film, ma quando un'opera è buona passo pure sopra le asce tripenni eh.

    Verissimo Jophiel, proprio per questo ho tirato in ballo Kurtz...

    @ Re Ratto: :) ora che ci penso, hai mai visto Willard?

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  7. Sì, il termine "germe" è una vera pugnalata, uno sfarfallamento del POV al primissimo minuto che si poteva evitare.

    Ad ogni modo, uno dei film più sottovalutati del 2010.

    Dell'uscita nelle sale italiane si sa qualcosa?

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  8. Visto ieri sera, dopo aver letto la tua recensione. Forse anche per questo l'aspettativa era piuttosto alta. Buon film (ce ne fossero!), ma che secondo me, o meglio secondo i miei gusti, risolve poco certi aspetti che sarebbe stato interessante risolvere. Il conflitto tra "con dio" e "senza dio" si limita (a parte il combattimento, dico) a poche frasi buttate lì e mi ha lasciato con un senso di incompiuto.
    Però bel film, ci mancherebbe.
    Avrei anche un altro commento da fare sul finale, ma sarebbe uno spoilerone per chi non l'ha visto, quindi rinuncio.
    saluti
    Orlando

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  9. Mah,il periodo della morte nera è fra il 1348 ed il 1351.Se il film è ambientato nel 1357,partiamo già male...
    Inoltre,le compagnie di ventura del Basso Medioevo erano delle vere e proprie corti dei miracoli,e mi sembra un po' strano,allora, che i mercenari indossino quelle uniformi così ben tenute.
    Ma il top lo si raggiunge se parlano davvero di 'germi': la correlazione fra microrganismi e malattie fu compresa solo grazie ai lavori di Semmelweiss e Pasteur,circa 500 anni dopo.
    Poi,sarà anche un bel film,percarità!Ma magari un pizzico di fedeltà storica in più non avrebbe guastato...

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  10. Il film di stasera; ero in cerca di un bel titolozzo per trascorrere il lunedì e questo giunge al momento giusto.
    La mia videoteca porta sempre più il marchio di Malpertuis. :)

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  11. In effetti, tutto sommato, è un bel film, nonostante qualche ratto, qualche corvo e alcune mise femminili quasi oltre il sostenibile. Tutti bravi gli attori meno le donne. Fatto con poco e si vede, ma la camera è sicura e lo script non sbraca. Come al solito, pensare a una cosa del genere da noi è semplicemente assurdo.
    Giuseppe

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  12. Dimenticavo, il Mortirolo è assurdo o allucinante?
    Il modo di dire, tra l'altro, non lo conoscevo.
    Giuseppe

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  13. :)
    Credo entrambi, dovresti chiedere a chi è arrivato fin lì...

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  14. Appena finito di vedere.
    Niente male per niente.
    Un unico dubbio sul come vengono accolti e presi nel sacco specialmente.
    Il finale poi ci sta tutto.
    Grazie del consiglio.

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  15. Sì, la minestrina di dado con la camomilla fa un po' ridere.
    Giuseppe

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