THE ABANDONED2006, Spagna, colore, 94 minuti
Regia: Nacho Cerdà
Soggetto/Sceneggiatura: Nacho Cerdà, Karim Hussain, Maggie Moor, Richard Stanley
Produzione: Filmax International S.A. e varie
Una donna russa, Marie, adottata da una famiglia americana e a sua volta madre di una figlia adottiva, fa ritorno nella sua patria per la prima volta in occasione dell’eredità lasciata dai suoi parenti: una strana fattoria immersa nei boschi.
Raggiunto il luogo, cominciano ad accadere strani avvenimenti, la donna perde di vista il suo accompagnatore ed è raggiunta da quello che sostiene essere suo fratello gemello, entrambi vedono i propri fantasmi e altre apparizioni e scoprono di non riuscire, per quanti sforzi facciano, ad abbandonare la zona.
Le cose si complicano con il passare delle ore e l’avvicinarsi della fatidica data del loro compleanno, momento che svelerà in modo definitivo i misteri nascosti nella casa.
Si era creata, al tempo, parecchia attesa, negli ambienti della critica e fandom più attenti, per questo The Abandoned, che doveva in qualche modo rappresentare l’opera della maturità per una delle migliori promesse del cinema spagnolo, quel Nacho Cerdà che aveva suscitato parecchio clamore con Aftermath e Genesis.
Dopo parecchi anni di relativo silenzio (alcuni cortometraggi e documentari), il regista ha infine trovato fondi consistenti grazie all’interessamento dell’onnipresente Filmax e ha potuto dare il via a un progetto ambizioso che si discosta parecchio, per tematiche e stile, dalle sue prove precedenti.
Aggiungete a tutto questo la partecipazione in fase di sceneggiatura di un altro tipaccio interessante come Karim Hussain che nel 1999 aveva firmato il dibattuto Subconscious Cruelty nonché Richard Stanley (Hardware, Dust Devil) e capirete il clima di attesa per questo The Abandoned.
Che è piacevole da guardare col suo continuo gioco a rimpiattino di esterni (alcuni splendidi boschi fotografati con toni fra il verde cupo e il bluastro che ne accentuano la bellezza un po’ sinistra) e interni claustrofobici e polverosi quanto basta, il tutto grazie a due professionisti di ormai sicuro talento quali Xavi Gimémenez (Nameless, Darkness, Fragile, L’uomo senza sonno) e Baltasar Gallart (collaborazioni con Bigas Luna, poi visto anche in Romasanta o Beneath still waters).
Sono quindi i dati tecnici che salvano dall’anonimato una pellicola che mostra ampi limiti proprio nella sceneggiatura circolare, prigioniera di un’idea abusata sebbene potente e archetipica e che andrebbe veicolata in modo meno prevedibile e scoperto.
Assorbito dal valore estetico della cornice, Nacho Cerdà pare indifferente al fatto che essa valga ben più del quadro che ospita, un lento marasma di luoghi comuni male assemblati, privi di ritmo e asserviti a un meccanismo d’indagine che satura buona parte della vicenda, impedendo a qualsiasi tipo di contenuto o di riflessione di emergere e giocare la sua parte.
Passati i primi minuti di disorientamento qualsiasi spettatore con un minimo di esperienza avrà capito quel che è in atto e cosa accadrà per il resto della vicenda e nessun twist o scossone giungerà a sorprenderlo.
Da un copione scritto a sei mani da talenti del genere era lecito aspettarsi qualcosa di più che psicologie fragili, motivazioni deboli e continui vuoti di logica.
Rimaniamo imprigionati con i due protagonisti e vaghiamo con loro nel dedalo di corridoi oscuri, subendo ogni svolta fino all’agognato finale, senza che i personaggi mutino in qualche modo e uscendo dalla visione privi di qualsiasi arricchimento.
Non rimane altro che rifugiarsi quindi nella costruzione dell’atmosfera, realizzata con ottima mano e buona concertazione delle singole parti, dalla recitazione dei due protagonisti al montaggio capace di evitare smodate concitazioni videoclip pare, fino alla cura del sonoro da parte di Glenn Freemantle.
Tutti elementi di pregio destinati però a dividere il pubblico amante del genere con gli amanti di certi estremismi grafici che non troveranno sufficienti spunti, specie considerato il truce passato filmico di Cerdà.
Rimane comunque uno degli episodi migliori degli otto film facenti parte dell’After Dark HorrorFest di quell’anno e un discreto punto di partenza per future mosse da parte di quest’autore.
The Abandoned è solo parziale conferma del talento di questo filmaker spagnolo che avrebbe bisogno di essere affiancato da uno sceneggiatore in grado di proporre script solidi sui quali impiantare le sue visioni morbose.
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Lo vedrò solo per l'atmosfera e luci, che visti i nomi precedentemente citati, saranno sicuramente il punto forte del film :P
RispondiEliminaPenso proprio che questo film entrerà nella mia collezione.
RispondiEliminaSi, concordo con questa recensione. Sono curioso di vedere i prossimi parti di Cerda', che in questo ultimo periodo mi sembra un po' troppo silente.
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