
La recente discussione su Hellraiser, a prescindere dalle opinioni riguardanti il film, ha fatto emergere un dato molto interessante.
Parecchi lettori di questo sito, che considero "lettori forti" specie per quanto riguarda certe tematiche narrative sono stati concordi nel definire Clive Barker uno scrittore mediocre. Alcuni lo hanno definito addirittura pessimo, altri non riescono a portarne avanti la lettura.
Lo considero un dato molto importante e utile, specie in un campo come questo che pullula di fan acritici e faciloni, nutriti purtroppo "male" dalla scarsità di traduzioni, in Italia, dell'enorme massa di ottimi autori che affolla il mercato estero.
Mi aspettavo un elogio unanime di Barker scrittore e infatti di solito non mi azzardo a manifestare la mia scarsa stima verso questo autore perché non ho voglia e forze di andare incontro a lunghi e complicati dibattiti.
Trovo invece che molti non lo gradiscono.
A questo punto vi chiedo, senza esprimere la mia opinione e lasciandovi completa possibilità di gestione dello spazio-commenti, un parere su Stephen King sia per quanto riguarda le sue opere del passato sia per quel che concerne diciamo, assumendo un datario alla Bob Dylan, il periodo post-incidente.
A voi la parola, sperando in commenti motivati e dettagliati (il "mi piace/non mi piace" non apporterebbe nulla, spero sia chiaro): oggi sono di riposo e, fra un mestiere e l'altro in casa, fra un gin tonic e una fetta d'anguria mi godrò i vari commenti...




















Allors, ho letto Stephen King perché Lara Manni ne parlava spesso e perché IT è stato il mio incubo di bambina (l'ho visto tipo a quattro anni aehm).
RispondiEliminaL'ho trovato ben scritto, complesso, toccava delle tematiche interessanti. Ho letto "Mucchio d'ossa" l'ho trovato interessante ma mi è piaciuto meno di It. Leggerò altro e vedrò se It è stato un caso isolato ;)
Personalmente ADORO lo zio Steve. Sia il periodo pre incidente, sia il periodo post. Trovo che nel tempo abbia perso di acidità e acquistato corpo, per così dire. Ciononostante la qualità della sua produzione ondeggia, cosa che ha fatto anche in passato, tra il sublime e la monnezza, e nell'ultimo periodo sublime vuol dire, per me, mucchio d'ossa (ma anche Lisey's story e Duma Key) e monnezza, ad esempio, Cell (ma anche buick 8 e l'acchiappasogni).
RispondiEliminaquanti ricordi.
RispondiEliminaera fenomenale nell'avvicinare il lettore e coglierne le emozioni portandolo su un "terreno comune" popolato da flashbacks, paure del passato (ataviche?), rimpianti, affetti e periodi d'oro dell'infanzia ma anche ansie e timori del presente. di conseguenza allestisce palcoscenici "a tre posti" occupandone al massimo DUE coi personaggi del racconto, lasciando spazio per la presenza dello spettatore (anche nel quartetto spensierato di Stand By Me c'è posto per noi, che li accompagniamo lungo tutta la passeggiata).
le idee narrative sono semplici paure adolescenziali maturate in mezzo alla visione di diversi cult movies degli anni 50 e 60 (Ballata Macabra dovrebbe bastare a rendere l'idea) dai quali tra l'altro ha preso in prestito lo spazio scenico di cui sopra.
questi credo siano i suoi unici pregi.
lo conosco fino a Cuori in Atlantide, periodo in cui, vuoi per la mia personale maturazione vuoi il cambiamento dei gusti, ha smesso di essere un mio compagno di vita letterario.
A me il "vecchio" King, quello per intendersi di "L'ombra dello Scorpione", "La Zona Morta", "It", "Misery" per es., piace. Lo lessi per la prima volta a tipo dodici anni, e mi colpì molto per come traspose l'orrore nella provincia e nel quotidiano, facendolo strisciare sotto la normalità del vivere normale. Ai tempi per orrore intendevo robe per forza di cosa eclatanti: demoni, inferni, orde di zombie, vampiri etc. King mi offrì questa visuale nuova e mi piacque. Naturalmente ai tempi non conoscevo Richard Matheson nè Fritz Leiber, che si erano già mossi prima e meglio sulla stessa carreggiata, tuttavia da qualche parte si deve cominciare e il King di una volta, che faceva esplodere l'orrore destabilizzante nelle sue cittadine del New England con indubbia efficacia e pure bravura, mi piace davvero. Ci sono affezionato, come credo molti. Poi è diventato logorroico, pesante e illeggibile. Pochi giorni fa avevi detto di aver mollato Insomnia dopo una trentina di pagine, se non ricordo male... scemo io che sono arrivato al centinaio! Che incubo! E non in senso positivo! :) Certo, dovrei anche riprendere in mano qualcosa col senno di poi (oggi, cioè) per scrivere cose più attendibili. :)
RispondiEliminaSu Barker: di fatto non lo conosco, ho letto solo Cabal che mi piaceva abbastanza, ma mi ha sempre urtato la sua voglia di strafare e shockare in modo quasi meccanico e ripetitivo. In Cabal è molto presente, nel resto della sua opera non so.
It è stato il mio primo romanzo horror, mi ha aperto un mondo.
RispondiEliminaE' difficile per me essere obiettivo su King, le sue storie hanno accompagnato tutta la mia "carriera" di lettore, da Pet Semetary a Cujo, da Carrie a La lunga marcia, attraverso tutta la saga della Torre Nera, vanto assoluto della mia libreria.
Che negli ultimi anni la qualità delle sue produzioni sia calata è indubbio (ma non quella della sua scrittura), ciononostante continuo a ritenerlo uno straordinario cantastorie e uno dei più importanti scrittori di genere in circolazione.
King mi ha semplicemente fatto scoprire il piacere della lettura.
@Niccolò: Cabal si candida fra i libri che mi hanno fatto più schifo in assoluto, l'ho gettato dalla finestra dopo la penosa scena della masturbazione. Avevo 13 anni.
RispondiEliminaNon sono entrato nel merito della querelle su Hellraiser (seppur anch'io sono convinto che l'eredità di Barker sia più iconica che narrativa), ma due parole sul "re del brivido" non me te le faccio mancare: King, fino a Dolores Claiborne, ha affinato una tecnica di scrittura folgorante, densa e palpabile, sostenuta da idee perturbanti nella loro semplicità. Credo sia difficile trovare cadute di stile nei primi romanzi, persino Il gioco di Gerald, forse il più debole, e Gli occhi del drago (prima escursione nel fantasy), restano prove dignitose rispetto alle schifezze propinateci da Insomnia in poi. Il mattone dei vecchi rimbambiti è l'inizio del declino. La tecnica si perfeziona e qualche perla emerge ancora in mezzo al pastone dei maiali. Personalmente salvo solo Il miglio verde, La bambina che amava Tom Gordon e Cuori in atlantide per l'ottima spiegazione del gioco Hearts. Il resto è noia. Ben scritta, ma noia. Ah, non ho ancora letto The Dome, da molti additato come un ritorno in grande stile. Di certo non caccio 20 euro dopo quell'abominio di Cell!
RispondiEliminaGreg: non me la ricordo nemmeno, ricordo solo che i vari momenti porni mi suonassero già al tempo (primi '90 se non ricordo male) incollati lì per scandalizzare e poco più, che fossero totalmente gratuiti insomma. Mi dicono alcuni che il Barker weird/fantasy sia molto meglio di quello horror, ma non ho opinioni di prima mano purtroppo.
RispondiElimina(Ho comprato una anguria schifosa, in realtà non compro mai angurie e meloni proprio per questo motivo, gli altri comprano robe buonissime con tecniche strane tipo che ci bussano sopra o guardano i poli, l'equatore o chennesò, io compro sempre angurie schifose, dovrò quindi rimediare col gin e non so come farò poi a siliconare delle robe in casa, vedremo)
RispondiEliminaPer ora emergono dati molto interessanti e mi trovo mediamente d'accordo.
Vi ho rivolto questa domanda anche perché noto che certa critica ha cominciato a scoprirlo, magnificarlo e parlarne proprio dalla "caduta" in poi e i vostri pareri, come i miei, mi sembrano in controtendenza a questa scoperta.
Anche l'ultima raccolta di racconti era desolante anzichenò...
King lo sto tornando a conoscere di questi tempi, che un pezzo alla volta sto leggendo i sette volumi della Torre Nera.
RispondiEliminaA King ci sono affezionato per le emozioni e i brividi di quando lessi IT, o Misery. Sono passati decenni da allora. Di quei romanzi mi rimane l'ottimo sapore rimasto in memoria ma non saprei davvero cosa dire dal punto di vista critico.
Quel che posso dire su King ora è quanto vado scoprendo man mano che seguo Roland e compagni lungo la loro strada verso la Torre Nera: la grandissima capacità affabulatoria dell'autore, l'ottima conoscenza e gestione di tempi e ritmi e sentimenti, che però mi pare soffra di un eccesso di schematismo nella gestione della trama e delle relazioni tra personaggi.
Il fatto che comunque non mi sia passata la voglia di leggerlo depone senza dubbio a favore di King.
(Questo post è perfetto per decidere se e cosa leggere ancora di questo autore. Dateci dentro!)
Per aiutarvi...
RispondiEliminaRomanzi
* Carrie (Carrie) (1974)
* Le notti di Salem (Salem's Lot) (1975)
* Shining (The Shining) (1977)
* L'ombra dello scorpione (The Stand), (1978)
* La zona morta (The Dead Zone) (1979)
* L'incendiaria (Firestarter) (1980)
* Cujo (Cujo) (1981)
* Pet Sematary (Pet Sematary) (1982)
* Christine - la macchina infernale (Christine) (1983)
* Unico indizio la luna piena (The Cycle of the Werevolves) (1985)
* It (It) (1986)
* Gli occhi del drago (The Eyes of the Dragon) (1986)
* Misery (Misery) (1987)
* Le creature del buio (The Tommyknockers) (1987)
* La metà oscura (The Dark Half) (1989)
* Cose preziose (Needful Things) (1991)
* Il gioco di Gerald (Gerald's Game) (1992)
* Dolores Claiborne (Dolores Claiborne) (1992)
* Insomnia (Insomnia) (1994)
* Rose Madder (Rose Madder) (1995)
* Desperation (Desperation) (1996)
* Il miglio verde (The Green Mile) (1996)
* Mucchio d'ossa (Bag of Bones) (1998)
* La bambina che amava Tom Gordon (The Girl Who Loved Tom Gordon) (1999)
* Cuori in Atlantide (Hearts in Atlantis) (1999)
* La tempesta del secolo (Storm of the Century) (1999)
* The Plant (2000) - e-book, incompleto
* L'acchiappasogni (Dreamcatcher) (2001)
* Riding the Bullet - Passaggio per il nulla (Riding the Bullet) (2001)
* Buick 8 (From a Buick 8) (2002)
* Colorado Kid (The Colorado Kid) (2005)
* Cell (Cell) (2006)
* La storia di Lisey (Lisey's Story) (2006)
* Duma Key (Duma Key) (2008)
* The Dome (Under the Dome) (2009)
Con lo pseudonimo di Richard Bachman
* Ossessione (Rage) (1977)
* La lunga marcia (The Long Walk) (1979)
* Uscita per l'inferno (Roadwork) (1981)
* L'uomo in fuga (The Running Man) (1982)
* L'occhio del male (Thinner) (1984)
* I vendicatori (The Regulators) (1996)
* Blaze (Blaze) (2007)
In coppia con Peter Straub
* Il talismano (The Talisman) (1984)
* La casa del buio (conosciuto anche come Il talismano 2: La casa del buio) (The Talisman 2: Black House) (2001)
La torre nera
* L'ultimo cavaliere (Dark Tower 1: The Gunslinger) (1982)
* La chiamata dei Tre (Dark Tower 2: The Drawing of the Three) (1985)
* Terre desolate (Dark Tower 3: The Waste Lands) (1991)
* La sfera del buio (Dark Tower 4: Wizard and Glass) (1997)
* Le piccole sorelle di Eluria (The Little Sisters of Eluria) (2002)
* I lupi del Calla (Dark Tower 5: Wolves of the Calla) (2003)
* La canzone di Susannah (Dark Tower 6: Song of Susannah) (2004)
* La torre nera (Dark Tower 7: The Dark Tower) (2004)
Raccolte di romanzi brevi
* Stagioni diverse (Different Seasons) (1982)
* Quattro dopo mezzanotte (Four Past Midnight) 1990)
Raccolte di racconti
* A volte ritornano (Night Shift) (1978)
* Scheletri (Skeleton Crew) (1985)
* Incubi & deliri (Nightmares and Dreamscapes) (1993)
* Tutto è fatidico (Everything's Eventual: 14 Dark Tales) (2002)
* Al crepuscolo (Just After Sunset) (2008)
@ Iguana: non sai quanto ti invidio, pagherei perché la saga della Torre Nera venisse cancellata dalla mia memoria!
RispondiEliminaQuesto commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminaA me piace, ma non ci muoio dietro. Ho adorato "It" (è nel novero dei miei romanzi formativi, tra la Storia Infinita e 1984... e ovviamente altri) e altre sue opere mi sono piaciute ma, a parte le scampagnate dei ragazzi di Derry, nulla è riuscito a piacermi DI BRUTTO.
RispondiEliminaPrincipalmente, per tre motivi:
1) I personaggi di King sono sempre uguali. E non dico che lo siano perchè in media sono scrittori con turbe psichiche e problemi di alcolismo, ma perché parlano allo stesso modo. Pensano allo stesso modo. Hanno tutti lo stesso maledetto linguaggio e dopo un po' faccio abbastanza fatica a distinguere Richie Tozier dal poeta ubriacone di "Tommyknocker".
2) Quando inizi a leggere un po' di Lansdale e Matheson, ti rendi conto dei debiti immani che ha Stephen King verso entrambi. E ok, i debiti ce li hanno tutti e nessuno dice che il Re sia un copione, ma ci sono atmosfere così simili (e, di nuovo, un certo linguaggio dei personaggi, spesso brillante e sarcastico) che lascia un po' perplesso.
3) Non vado matto per le sue trame, per quanto non sia uno di quelli che vogliono la bella trama a ogni costo. Le sue storie mi sanno personalmente un po' di vecchio, come se volesse spaventarmi con quello che guardava da bambino.
Però il tutto mi dà spesso, alla fine, l'idea di una gita al luna park, nel tunnel degli orrori. Sono sempre divertenti e ce ne fossero, ma in qualche misura non mi bastano più.
Di King ho letto parecchio, una quarantina di opere in tutto.
RispondiEliminaTra quelle pre-incidente, che poi sono quelle su cui la fama si è costruita e alimentata, credo ci siano opere di indiscutibile valore.
Scontata la citazione di "It", sono secondo me da annoverare tra le opere migliori anche "Cose preziose" (una gestione magistrale dei molti personaggi, delle loro debolezze e delle loro bassezze), "Il talismano" (romanzo di formazione che però ho letto quando ero in formazione io stesso, quindi il mio giudizio non è del tutto attendibile) e alcuni lavori dei primi anni, tra tutti "Carrie" (un po' acerbo nella forma, ma coeso e ispirato) e "Shining" (dopo l'impatto devastante, in senso positivo, della ditta Kubrick/Nicholson, qualcuno ha svalutato un po' il romanzo di partenza, che io invece trovo ottimo. Certo il confronto con Kubrick farebbe impallidire chiunque). E a me sono piaciute parecchio anche alcune incursioni in ambiti meno "de paura", come "Il miglio verde", che considero forse la storia più toccante di King insieme a "Mucchio d'ossa", e "Gli occhi del drago".
Ci sono stati, è vero, alcuni momenti davvero poco soddisfacenti: "L'occhio del male" e "Insomnia" prima dell'incidente, lo scontato "Cell poi", tra quelli che ho letto sono forse i peggiori in assoluto.
Con un corpus così esteso è normale che ci siano momenti di stanca; lo è meno cercare di mantenere il regime di un libro all'anno con ideuzze riciclate, come nel caso di "Cell", o sfornando raccolte di racconti che probabilmente erano stati scartati 30 anni fa, e adesso come per magia rivedono la luce. Marketing, più che letteratura.
Dell'ultimo periodo non ho letto molto. Di "Cell" ho già detto, posso aggiungere però che "La storia di Lisey" mi è piaciuto molto. Vicino alla sensibilità del King prima maniera, mi sembra decisamente superiore in quanto a stile: gran lavoro sul lessico, struttura complessa di ricordi come scatole cinesi, neologismi: gran romanzo, secondo me.
E sempre dell'ultimo periodo devo salvare anche gli ultimi 4 capitoli de "La Torre Nera", saga che ho adorato fin dall'inizio, e che è riuscita a non deludermi nel finale. Merce rara per ogni fan di Lost, ad esempio.
Concordo con abo riguardo a "La storia di Lisey", di gran lunga il migliore tra i romanzi dell'ultimo King.
RispondiEliminaChi mi conosce sa quanto il bardo del Maine ha ricoperto e ricopre (a tratti) ancora oggi un ruolo fondamentale nella formazione letteraria e all'horror come non-genere su carta stampata.
RispondiEliminaPotrei essere quindi troppo di parte per rispondere in maniera obiettiva. Ma ci provo.
Uno dei pregi assoluti di King è la caratterizzazione di ambienti (spesso provinciali) e personaggi e la costruzione della pausa spesso non da elementi soprannaturali ma da vite vissute, da realtà 'nere', da esperienze malvage, il male che c'è dentro ognuno.
Personaggi come Bill Denbrough in 'It' o il tirapiedi in un'altra splendida (imho) novella come 'I langolieri' rimarranno per sempre marchiati nella mia memoria ed esperienza di valutazione della vita. In questo senso King è stato un buon scrittore che ha approfondito spesso il linguaggio sociologico nelle sue opere. Indubbiamente la sua produzione letteraria ha dei picchi di qualità eccelsa e difficilmente ripetibile nella carriera precedente all'incidente (anni '70 e '80 per intenderci) ma ha anche delle delusioni. Negli ultimi anni ha perso smalto, idee (non ne ha avute tante originalissime, deve il suo tributo a grandi maestri del passato, ma bisogna riconoscere che le ha fatte fruttare al massimo come meglio nessuno ha fatto e non mi riferisco solo al successo economico) e si è lasciato andare più sulla quantità nel vero senso del termine (una specie di malattia letteraria, come sostiene da sempre lui stesso).
Ciofeche o mezzi passi falsi ne ha scritti, eccome, non fraintendetemi.
Ma è un autore che mi sento dal cuore e dalla logica di consigliare sia a chi si affaccia oggi a certe trame e sia a chi ama la letteratura (americana) in generale.
Libri come 'It', 'I langolieri', 'The stand', 'Le notti di Salem', 'Misery', 'Tommyknocker', 'Il miglio verde'... sono capolavori di cui bisogna tener nota, almeno 3 di questi.
Tra gli ultimi libri prodotti che sto anche leggendo mi sorprende in positivo 'The dome'.
per me i lettori di questi spazi si influenzano a vicenda,uno carismatico pensa una cosa e tutti dietro a ricamarci su per cercare di esprimere stesse opinioni con parole diverse.
RispondiEliminaPiù leggo questo spazio più me ne convinco.
Stephen King mi continua a piacere ma non come prima,questo non vuol dire sia uno scrittore pessimo o lo era in passato.Opinione di uno di fuori della crew.
Sono un fan di King, e contrariamente a molti di voi l'ho scoperto dopo avere letto Lovecraft, Matheson, Poe (fondamentale è stato un mitico libricino allegato all'Almanacco della Paura di Dylan Dog per instradarmi alla letteratura horror).
RispondiEliminaPer me tre opere (che comunque non leggo da molto tempo) sono proprio straordinarie: Carrie, La zona morta, Dolores Clairborne. Molti altri suoi libri sono ottimi o comunque buoni, altri sono mediocri (Shining, Christine - la macchina infernale, Le creature del buio - The Tommyknockers, Rose Madder) o bruttarelli (Insomnia, Desperation, L'acchiappasogni). Non sono tra quelli che idolatrano nè L'ombra dello scorpione nè la saga de La torre nera.
Il più grande pregio di King è, a mio parere, il suo stile di scrittura, caldo, accogliente, che riesce a catturare l'attenzione, ti fa proprio entrare nel microcosmo che descrive. Il suo più grande difetto è che spesso è più innamorato dei suoi personaggi che della trama, oltre al fatto che negli ultimi 15 anni ha subìto un evidente calo di ispirazione nelle trame (anche se Cell, l'ultimo che ho letto, non è male). Le sue raccolte di racconti (lunghi e corti) sono tutte imperdibili (Stagioni diverse su tutte), ad eccezione di Al crepuscolo.
Vortex Surfer
Ps: per la prossima provocazione, ne faccio una anch'io: lo stile di scrittura di Lovecraft è atroce, veramente atroce...
Di king ho letto TUTTO, o almeno tutto quello che è reperibile, e non posso essere una commentatrice obiettiva.
RispondiEliminaE' il miglior Narratore che conosca, e attenzione uso apposta la parola "narratore"; non lo ritengo uno scrittore magistrale, ma la capacità che ha - o che ha avuto fino ad un certo punto- di inchiodarti al libro fin dalla prima pagina, senza usare trucchetti come il personaggio fisso, la storia accattivante, il mistero misterioso...ma sfruttando il più banale dei paesaggi quotidiani, è qualcosa che non riesco a trovare in nessun altro.
La mia copia di "It" e quella di "tommyknockers" sono letteralmente a pezzi, e sono i due unici libri di cui leggo l'ultima pagina sempre con le lacrime agli occhi.
personalmente a chi non sa da dove cominciare ad "affrontarlo" consiglio sempre "Scheletri" o "a volte ritornano", due raccolte di racconti uno più indimenticabile dell'altro (dai quali non a caso da 20 anni si attinge a piene mani per film e telefilm horror/fantasy). Sfido chiunque a leggere "il baubau" e riuscire a dormire con la porta dell'armadio socchiusa: mio padre - il più grande scettico che conosca- mi ha confessato di aver abbandonato la lettura dopo il secondo racconto di Scheletri, aveva cominciato a dormire con la luce accesa..
E' vero, da una decina d'anni lo si legge più per inerzia che altro. Insomnia, Desperation, Cell e via discorrendo sono nel migliore dei casi molto noiosi -che è quanto di peggio possa accadere ad un narratore!- ma per quanto mi riguarda la curiosità (e la speranza) è più forte di me: credo che, come qualcuno ha detto, leggerei anche la sua lista della spesa. E continuerò a farlo, se non altro per ringraziarlo delle emozioni che mi ha regalato.
Dal sito ufficiale, sembra che King sia al lavoro sul seguito di Shining.
RispondiEliminaIl rischio di cazzata incombe.
@ Anonimo: a me pare invece, nel tempo, che accada esattamente il contrario di quanto dici tu. Di solito i commentatori di questo blog si distinguono per avere idee diverse l'uno dall'altro e saperle difendere piuttosto bene confutando, motivando e dialogando a fondo.
RispondiEliminaPerfino in questa singola discussione sono stati tirati fuori gusti, opinioni e titoli molto diversi l'uno dall'altro che aggiungono varie sfacettature.
Gli unici due nomi su cui tutti paiono più o meno d'accordo mi sembrano Cell e Insomnia che, sulla vastissima produzione, paiono un po' pochino per avallare la tua ipotesi, ma se sei in possessi di dati a conforto di quanto affermi possiamo tranquillamente continuare a parlarne.
@ Vortex Surfer...
NON aprire il vaso di Pandora, provocatore...
A me Insomnia è piaciuto. Credo di essere l'unico al mondo, a questo punto :)
RispondiEliminaOrlando
Porcocane, da horrorista "iniziato" attraverso il leggendario volumetto di Dylan Dog posso dire che A Volte Ritornano è una raccolta fra le più splendide che abbia mai letto, nella mia classifica immaginaria sta sotto solamente ai Tales di Poe.
RispondiElimina@Niccolò: il Barker fanta-weird è più maturo di quello horror, solo questo. Avevo iniziato Abarat ma ho dovuto interrompere bruscamente a pagina 100 per esaurimento delle camicie.
Avevo vomitato su tutte.
E non potevi leggerlo nudo in vasca?
RispondiElimina!?
RispondiEliminaCioè, pensaci, ne leggevi un pezzo, vomitavi, ti lavavi e via, niente camicie sporcate!
RispondiElimina:)
all'epoca leggevo in treno, cazzo...
RispondiEliminaBeh, leggere nudo in treno può avere risvolti interessantissimi.
RispondiEliminaCrazy Hamster
ps solo per dire che mi allineo e quoto la testata nucleare che stava per lanciare Vortex Surfer... :D
RispondiEliminaElvezio, a discussione avviata, dicci anche che ne pensi tu.
RispondiEliminaQuali titoli di King ti sono piaciuti?
Quali avresti dovuto leggere in vasca?
Dica, dica...
Elvezio, tocchi uno dei miei punti dolenti, in cui, purtroppo, non riesco a esprimere un giudizio oggettivo.
RispondiEliminaCi provo.
Premetto che sono uno di quei pazzi che hanno letto tutti i romanzi del Re, a parte la serie della Torre Nera (a dire la verità il primo l'ho letto)
Il King pre-incidente era più visionario, meno filosofico, meno attaccato a determinati valori. L'aver visto in faccia la morte probabilmente gli ha cambiato le prospettive, portandolo a pizzicare corde che prima sfiorava e basta.
Il King post pare più edulcorato, meno ispirato.
Però...
Io adoro le caratterizzazioni dei personaggi di questo autore, lo stile, la gestione dell'intreccio e degli strumenti narrativi. In alcuni romanzi l'ho trovato geniale, in altri borioso e ripetitivo, ma c'è sempre qualcosa da salvare. Sia pre che post.
I suoi punti deboli sono la trama di alcuni romanzi, la prolissità, le divagazioni, e, ahimé, giusto per contraddirmi, a volte dei personaggi troppo caratterizzati in negativo o in positivo (vedi l'ultimo Under the Dome). Inoltre certi finali di alcuni suoi romanzi sono veramente da circo equestre (IT, L'ombra dello scorpione)
Titoli pre in tono minore (secondo me)
The Tommyknockers
Cose preziose
Titoli post in tono minore
Buick 8
Cell
The Dome
Impossibile non scinderei i due periodi kinghiani: ottimi e quasi imprescindibile il primo, pessimo il secondo (in cui comprendo anche il ciclo della Torre Nera, che non mi ha mai detto granché).
RispondiEliminaPerò l'ultimo romanzo, "The dome", ha più di un pregio. Anzi, è molto bello.
Secondo me King patisce lo stesso male comune a molti registi degli anni '70 e '80 caduti in disgrazia creativa. Su tutti Romero. Non sono riusciti ad attualizzare il loro stile, e nemmeno le storie che inventano.
King lo vedo fortemente radicato ai fine '70 e a quasi tutti gli '80. Un decennio che ha saputo descrivere alla grande attraverso la metafora dell'horror.
Poi... in nulla (o quasi).
Premessa. Come molti fino a una dozzina d'anni fa consideravo King un autore "da supermercato". E questo secondo me ha contribuito e contribuisce al pregiudizio che molti hanno verso la sua scrittura. Poi mi hanno regalato Cuori in Atlantide, che mi pare nessuno abbia citato, ma che all'epoca trovai molto notevole e che tuttora ricordo con calore, e ogni cosa cambiò.
RispondiEliminaDa allora ho letto moltissimo di King e mi sono fatto l'idea che sia l'autore pop meno pop che ci sia. Nessuno degli autori americani "da supermercato" gli si avvicinano. Nella sua scrittura riesce a condensare leggerezza e pensiero, profondità e intrattenimento, stile e facilità di lettura. La sua è un'alchimia davvero notevole. Quindi non mi sorprende che la critica cominci a notarlo e a sdoganarlo dal ghetto del genere per accoglierlo nel novero dei grandi autori di letteratura americana del '900.
Per quanto riguarda le opere oltre agli "scontati e monumentali" It e L'ombra dello scorpione, ricordo sempre con brividi Mucchio d'ossa, con una vertigine il meraviglioso lungo monologo di Dolores Claiborne, e alcune parti della Torre Nera davvero belle, serie che comunque tutto sommato riesce a "tenere" per sette libri - compreso il finale - ed è quasi un miracolo.
Quanto al problema del King pre e post incidente (19 giugno 1999) secondo me è una gran bufala. Ci sono romanzi belli e scarsi sia prima che dopo. E se la frequenza degli scarsi dopo è aumentata, va comunque considerato che dopo l'incidente King ha per forza dovuto lottare con la riabilitazione, la fiducia in se stesso e nelle proprie capacità dopo il trauma (e questo lo si legge esplicitamente in molti libri), e il fatto che è sempre difficile per un autore così prolifico riuscire a macinare storie nuove sempre ad alto livello. Tutto sommato direi che nei dieci anni trascorsi dall'incidente, il bilancio è comunque positivo.
Difatti ci sono libri scarsi prima (tipo Insomnia, La bambina che amava Tom Gordon) e libri scarsi dopo (L'acchiappasogni, Cell. Quest'ultimo l'ho lanciato contro il muro dopo 20 pagine, cosa mai successa con King). Ma sempre dopo l'incidente ha tirato fuori dal cilindro roba notevole come Colorado Kid e La storia di Lisey. E roba più che dignitosa come Duma Key e Buick 8, romanzo quest'ultimo un po' bistrattato, ma che secondo me ha una sua dignità (anche se pare che lui l'avesse iniziato già prima dell'incidente). The Dome non l'ho ancora letto.
Il fatto che la critica lo abbia scoperto dopo l'incidente, può dunque essere solo una casualità temporale?
@ Re Ratto: m'inquieti!
RispondiEliminaChe t'ha fatto il buon Roland?
nessun fenomeno che risponde "sì, mi piace, ho visto tutti i film" ?
RispondiEliminaQuelli che ci hanno provato sono annegati nella vasca...
RispondiEliminama che c***o è una "tendenza dicotomica"???
RispondiEliminaHo provato a ordinarne una su IBS, iTunes e Amazon, ma non l'ho trovata. Dal nome sembra figa...
:)
RispondiEliminaNo, no, non è figa.
Dai...
Trattasi di tendenza, assai diffusa in occidente ma che stiamo esportando molto bene anche altrove, a semplificare, evitare terze o quarte o n vie, schematizzare e dividere grosso modo fra due fazioni o campi o quel che vuoi.
Ora Mana te la spiegherà molto meglio...
Stavo però pensando:
RispondiEliminaOrlando, parlaci di Insomnia...
sì, mi piace, ho visto tutti i film . .
RispondiEliminascherzo ovviamente.
Ho letto tutti i libri fino al 2000 ma non la serie della torre nera . .non lo so ma non mi piace il fantasy.
L'ho amato fino ad Insomnia
Ho cominciato a 16 anni (22 anni fa).
Per me è il maestro. The king appunto.
Ho deciso di cominciare a scrivere leggendo i suoi libri.
Aggiungo anche il mio preferito:
"L'ombra dello scorpione" che tratta di fantascenza apocalittica, mio genere preferito.
Chi fosse interessato mi può chiedere dei titoli
ps se alla fine aagiungiamo tutti il libro preferito . . oppure il più odiato ne può uscire un'interessante classifica!
@ Iguana: vorrei che la Torre Nera sparisse dalla mia mente perché così potrei rileggerla da capo, gustandomela come la prima volta!
RispondiEliminaArrivo tardi ma arrivo.
RispondiEliminaStephen King - in linea di massima, il trionfo della tecnica sull'immaginazione.
I meccanismi narrativi funzionano, ma le trame sono spesso riciclate da altrove.
Il gioco equilibristico ha funzionato più o meno fino all'edizione "espansa" de L'Ombra dello Scorpione.
Da qui in poi, a mio parere si è innestato il pilota automatico (oltre a tutta la storia dei ghostwriters).
Non lo considero il più grande autore horror della sua generazione, anche se è indiscutibile che sia stato quello che ha avuto il massimo successo di vendita.
Come?
Al suo meglio, ti acchiappa al primo capitolo e ti trascina fino in fondo alla storia.
Ma quella è tecnica, non immaginazione.
Non dimentichiamo, oltre i sospetti di ghostwriting, anche gli evidenti, eccessivi "debiti" di alcune sue opere, come I figli del grano nei confronti di Tryon, tanto per ricordarne uno...
RispondiEliminatre millimetri al giorno VS l'occhio del male
RispondiEliminaballata macabra VS shining
pet sematary VS Zeder (o viceversa?)
the dome VS il film dei simpson!?!?!?!?
Cose Preziose -> "Il dispensatore" di Matheson
RispondiEliminaL'occhio del male -> "3 millimetri al giorno" di Matheson
Il gioco di Gerald -> "La vasca" di Laymon
Sono i primi 3 che mi vengono in mente, ma ce ne sono sicuramente altri grandi "debiti" kinghiani
Vortex Surfer
mi pare evidente che ci sia una gara in corso, fatevi sotto!
RispondiEliminaper me i lettori di questi spazi si influenzano a vicenda,uno carismatico pensa una cosa e tutti dietro a ricamarci su per cercare di esprimere stesse opinioni con parole diverse.
RispondiEliminaIn effetti dopo il commento di Elvezio ormai qualunque cosa dicessi darebbe quell'impressione.
Ricordo bene il primo e ultimo King che ho letto. Il primo è stato il racconto "La Ballata della Pallottola Flessibile" contenuta in un Urania nell'estate del 1985.
Mi impressionò moltissimo, e all'inizio delle scuole infettai della passione per King diversi miei compagni, cosa utile perché da solo i soldi per comprarmi tutti i suoi libri non li avevo. Fino ai primi anni 90 ho letto tutto quello che si poteva trovare - i preferiti rimangono le due raccolte di racconti A Volte Ritornano e Scheletri, che mi ricordano un po' lo stile di Matheson o degli episodi di Twilight Zone, ma a quel tempo mi andava bene tutto.
Poi ho smesso di leggerlo, un pò perche le strategie narrative erano sempre le stesse e incominciavano a irritarmi, un pò perché i romanzi erano sempre più lunghi ed era una pena arrivare in fondo, e poi perché scoprivo tanti e tanti altri autori nell'ambito della fantascienza e del fantastico in genere che mi attiravano di più e iniziavo a leggere anche in lingua originale.
L'ultimo è stato Cuori in Atlantide preso usato a natale del 2001. Ricordo di aver pensato che la prima parte mi era piaciuta abbastanza, ma non si sentiva il bisogno delle ultime 2-3 storie.
@ Davide: non sono d'accordo.
RispondiEliminaPer come la vedo io, il primo Stephen King è il trionfo dell'immaginazione sulla tecnica.
I rapporti di forza tra i due fattori tendono a cambiare progressivamente col passare degli anni (e dei romanzi): storie, tematiche e personaggi tendono a ripetersi, mentre il lavoro di King sulla lingua si fa sempre più attento e preciso: vedi, per esempio, "La storia di Lisey" (per questo tenderei a escludere l'utilizzo di ghostwriters).
Ma in linea di massima non credo si possa tacciare King di mancanza di immaginazione.
Rettifico: temo di aver confuso "tecnica" (narrativa) con "scrittura", ti chiedo scusa Davide.
RispondiEliminaIn linea di massima comunque ci siamo capiti no? ;-)
Credo però che anche tu abbia un po' confuso le carte: mi sembra di capire che con "mancanza di immaginazione" sottintendi un debito di King nei confronti di altri autori. Ma forse, in questo caso, sarebbe più corretto parlare di "innovazione", di originalità.
Il mio concetto di "immaginazione" è diverso, è la capacità di generare mondi, coinvolgendo il lettore in tale processo creativo. Mi sembra che in questo King sia maestro.
La prossima mia è sensazione, non chiedetemi quindi di motivarla, dettagliarla o fornire dati precisi a supporto perché non potrei eh.
RispondiEliminaA me pare che King, dopo un certo momento, pago di aver dominato per vendita il campo, abbia tentato di giocare in quella che lui sente essere una League maggiore.
Riteneva di avere i mezzi per convincere anche critica e pubblico dai gusti diversi e non ha avuto successo, rientrando quanto prima su binari più consueti, magari mantenendo alcune cose imparate durante l'excursus...
Ripeto, solo una sensazione.
Penso però, contro i miei convincimenti, che leggerò la sua prossima raccolta, in originale. Un po' per controllare il livello e un po' per poi confrontarmi con la traduzione (non appena troverò, quando uscirà, il volume italiano gratis nelle biblioteche o a poco prezzo sul mercato dell'usato) visto che che non sarà più tradotto da Dobner bensì da uno dei Wu Ming.
Parliamo di uno che scrive in media un romanzo all'anno da molto prima di potersi pemettere un esercito di ghostwriters, quindi il fatto che qualcuno scriva per lui sembra più una maldicenza che altro (poi per carità, vatti a fidare; Luttazzi docet).
RispondiEliminaSarebbe molto interessante qualche analisi della prosa per vedere se ci sono incongruenze di stile tra i romanzi oltre a quelle che si possono ascrivere alla maturazione naturale di King. Se qualcuno ha una vita intera da dedicare al progetto, io poi l'analisi comparativa gliela compro volentieri.
Credo comunque sia più plausibile che, complici anche sostanze varie, King abbia riempito in gioventù fogli su fogli di idee (magari scopiazzate qua e là, come state giustamente facendo notare).
E che poi abbia sparato per prime le cartucce migliori.
Quando quelle sono finite aveva già l'esperienza per recuperare anche qualche scarto, e renderlo in una forma degna (cosa che però non ha funzionato sempre, almeno non recentemente).
Non sapevo se scrivere una mia opinione o meno...perché confesso che lo conosco poco, non so, sarò un caso isolato, ma vi confesso che non ho letto nemmeno un romanzo per intero. Le mie esperienze con King sono state con Cujo e Shining e ho interrotto la lettura entrambe le volte, dopo poche pagine. Non so come potreste interpretare la cosa...anche questo però è un dato: c'è magari gente appassionata di horror che ha sempre fatto fatica a leggere King (da affermazione si trasforma in domanda). Detesto chi scrive troppo e ci mette pagine e pagine per raccontarmi qualcosa. Matheson e Leiber sono tutt'altra cosa... Grande fantasia, grandi storie, ho amato alcuni film tratti da suoi romanzi o racconti, ma non mi ha mai preso né incuriosito come scrittore. L'horror lo cerco altrove.
RispondiEliminaMmmh,un King prima\dopo l'incidente del 1999?
RispondiEliminaTroppo ovvia e quindi,come insegnano i migliori gialli,fallace.IMHO,invece,sono sempre esistiti due King,uno 'buono' e l'altro 'cattivo'.
Il King 'buono'? Anni '80,quello che si vede in 'IT' ma anche in lavori minori come 'Christine'.Un tratto per tutti ? La quasi totale aderenza alla sacra regola dello 'show,don't tell'.
Quello da 'Insonnia' in poi,e 'Cell' è il suo biglietto da visita,è invece il gemello 'cattivo'.Tratti distintivi sono i personaggi Mary Sue\Gary Stu,i dialoghi da FF di infimo ordine,e più in generale tutto il più pregiato ciarpame meyeroide...
L'unico trait-d'-union fra i due King può essere considerato'I vampiri di Salem',sempre IMHO,visto che in questo romanzo ci ho trovato tutti i pregi del King pre-incidente e tutti i difetti del King post-incidente...ed era sì e no il secondo che scriveva,eh,ben trent'anni prima del presunto spartiacque!
P.S. Volendo,si potrebbe anche parlare di come il tema sesso\amore venga trattato nelle sue opere,ma s'andrebbe facilmente OT,visto che in realtà è un tratto comune tutta la letteratura americana commerciale e a chi,qui nel Belpaese,le vada dietro(coff,coff...Faletti...coff,coff).
Dovresti farci un post a parte,Elvis!Ti posso garantire,ma tanto già lo sai, che quel PoW freddo,glaciale e interessato ai sentimenti dei propri personaggi quanto un entomologo a quelli dei lombrichi che studia è ben più terrorizzante di tante 'merdaviglie' dell'horror contemporaneo...
Ottimo, ottimo.
RispondiEliminaStanno emergendo un sacco di posizioni differenti, gusti, indicazioni, suggerimenti. Sono molto contento per la qualità degli interventi: dite la verità, lo state facendo apposta per dar contro all'Anonimo di turno eh, maledetti! Da domani si torna mente alveare, mi raccomando eh...
Scherzi a parte, questi vostri interventi mi hanno creato un'altra domanda ma me la riservo per la prossima settimana, non è giusto abusare e sfiancare.
@ Gabry: a luglio suona quello zombie di Knopfler all'arena a Milano, poco prima o poco dopo anche Mike "ugola ritalin" Patton, ci facciamo un salto?
Scusate l' intromissione, ma finalmente posso dire la mia su un argomento che conosco e su cui non rischio di soffrire di mastodontici complessi di inferiorità.
RispondiEliminaLa "periodizzazione" che fa Elvezio, dividendo la storia della scrittura di King in pre e post incidente, non mi convince del tutto. A mio parere il declino di King scrittore è cominciato molto prima, più o meno a partire dal 1992.Dolores Clairborne è, a mio modesto parere, straordinario, ma da lì in poi cominciano a venire fuori le magagne: una ripetitività quasi ossessiva di storie, situazioni, personaggi, unita all' incapacità di non sbrodolare per centinaia e centiania di pagine esprimendo concetti (anche quelli ripetitivi e ormai involuti) che avrebbero bisogno di qualcosa come un 60& di robaccia in meno.
Mi sento di salvare qualcosa nella produzione "post Dolores", se mi passate l' espressione, una manciata di titoli in cui King ha mantenuto la capacità di catturare il lettore e di non farlo smettere un istante di girare pagina: il miglio verde, cuori in atlantide e la raccolta di racconti tutto è fatidico.
Scusate la lungaggine...e anche il modo pedestre in cui ho scritto.
Lucia
Il mio primo King è stato "Le notti di Salem",praticamente amore a prima vista.Successivamente ho letto all'incirca quasi tutti i titoli classici del periodo 70/80 e concordo che per quel periodo è stato sul serio il re. Gli anni 90 sono stati un periodo di transizione e crisi (Elvezio,in questo caso concordo con te è molto probabile che King cercò di concquistare platee diverse,fallendo e facendosi una bella caduta di stile) che ci conducono al King attuale.Un uomo che (secondo me,mia personale opinione) ha perso i tratti più innovativi,ha qualche problema con la lunghezza dei suoi libri,ma due buoni romanzi li ha sfornati: "Duma Key" e "The Dome",mentre il primo soffre ancora del problema della lunghezza,guadagnando però nella descrizione del protagonista (un anziano credibile) il secondo elimina le lunghe introduzioni a cui King ci ha abituato e nonstante la sua mole risulta abbastanza scorribile.
RispondiEliminaLa recenta scelta di pubblicare il suo ultimo libro "Blockade Billy" per un piccolo editore,snobbando invece grossi nomi ha fatto riguadagnare a King qualche punto per il sottoscritto. (Per buoni romanzi,intendo godibili,non dei capolavori)
Il vampirologo che ride
Lucia (bentrovata!) non farti tutti questi problemi, sei andata benissimo e questi se gli offri il fianco mordono, vacci più dura!
RispondiEliminaVero, la mia divisione è facilona, ci mancherebbe, sono il primo a riconoscerlo, è che non si resiste dal tracciare un confine con quell'evento preciso, ma anche per me il decadimento inizia prima, a guardare certe date di pubblicazione...
Ho letto tutti i vostri commenti e devo dire di non essere neanch'io uno dei fan di King.Faccio parte di quella ristretta cerchia di persone che sono arrivate a King dopo aver letto Poe,Leiber,Matheson,Lovecraft(e si H.P.L ha effettivamente uno stile atroce ma la sua forza è nella costruzione di atmosfere ed una gran potenza evocativa) e tutta la scuola di Weird Tales.
RispondiEliminaQuindi King era la naturale prosecuzione,un autore abbastanza classico.
Penso anch'io che la forza di King sia nel fatto che ci fa affezionare ai suoi personaggi ma forse non è solo lui che è cambiato...probabilmente non ci colpisce più perchè dopo tanti libri e dopo tanti personaggi fotocopia il giochino lo conosciamo bene,ci sembra tutto già visto.
Probabilmente rischio di sbagliare perchè dopo LA BAMBINA CHE AMAVA TOM GORDON non ne ho letto più niente...certo però che già il finale de L'OMBRA DELLO SCORPIONE con la mano di Dio che spuntava all'improvviso mi aveva fatto voglia di buttare via il libro.
Peccato perchè la storia cominciava e proseguiva bene fino a quel punto.
Qualcuno ha voglia di nominare l'unico obbrobrio del King regista?
Tommyknockers è un osceno ripoff di Quatermass and the Pit.
RispondiEliminaL'Ombra dello Scorpione clona di tutto, da Earth Abides a The Survivors di Terry Nation.
The Dome riprende un vecchio episodio di The Outer Limits.
OK - uno buono è probabilmente The Colorado Kid.
Ma lì c'era lo zampino di Charles Ardai, che probabilmenteha fornito la traccia iniziale...
King regista ha fatto solo "Shinig", giusto? Ecco... io ho comprato il dvd, qualche anno fa (pochi). Lo volevo assolutamente vedere e ancora non sapevo usare muli e torrenti. Quindi lo comprai. E lo vidi, tutto quanto.
RispondiEliminaMah... se non fosse mai nato Kubrick, lo Shining di King sarebbe un mediocre serial breve tv (ne ho visti di peggio, essì!). Però essendo Kubrick esistito, lo Shining di King è atroce.
Di Insomnia non ne posso parlare, non ho tutta quella memoria, so che l'ho letto appena uscito in italiano e amando la mitologia mi intrippavano i collegamenti con le Eumenidi; ricordo un po' la trama, le auree, i nonni ecc. Troppo poco per azzardarmi a parlarne proprio qui, tra voi espertoni. Ricordo che, per allora, mi sembrò originale, probabilmente non avevo mai letto un romanzo simile (pur avendone letti altri di King).
Orlando
Non ha fatto solo Shining purtroppo.
RispondiEliminaSto parlando di quel pasticcio che non voglio neanche nominare nato dal racconto breve Camion della raccolta A VOLTE RITORNANO sulla ribellione delle macchine.
De Laurentis ha ancora gli incubi al ricordo.
Se ci pensate bene quello è stato il primo passo falso di King.
...sapevo che avevate rimosso BRIVIDO.
RispondiEliminaSpero che Greg abbia un ulteriore cambio di camicia.....
Di Brivido ricordo ancora la scena col tizio lapidato dalle lattine :-|
RispondiEliminaOddio, King non è che abbia mai dimostrato di avere una conoscenza approfondita del cinema. Diciamo che anche i suoi gusti cinematografici sono discutibili, se si vuole usare un eufemismo.
RispondiEliminaDanse Macabre, che è una delle cose migliori che abbia mai scritto, brilla soprattutto per la parte riguardante la letteratura. C'è un lunghissimo capitolo su The House next door che Elvezio apprezzerebbe, anzi, sicuramente lo conosce già.
Elvezio, prima di tutto grazie per il ben trovata!
Ti leggo da tantissimo tempo e con grande piacere...
Non è che la tua periodizzazione sia facilona, tutt' altro. Diciamo anzi, che le vere cagate del re sono arrivate dopo l' incidente. Anche se On Writing mantiene un posto speciale nel mio cuore.
Perbacco, apri un "topic" mica da ridere. Se mi chiedi un parere personale su King, allora direi che alcune sue opere le ritengo vere pietre miliari della letteratura perturbante, se non altro perchè si assumono la responsabilità del rappresentare alcune correnti di angoscia contemporanea che nessuno come lui è riuscito a fare così bene. Per esempio "The Shining" e "It", secondo me, due opere davvero ineguagliate da Autori coevi. Tuttavia non amo molto il King recente (da "Il Miglio Verde" in poi, per intenderci), sebbene "The Dome" mi sia piaciuto per la capacità di mettere in scena uno stuolo così corale, ampio di personaggi, e anche per aver dato un volto inusuale e al contempo quasi banalmente infantile-umano al Male. Non sono d'accordo con te quando parli di inutile "microsociologia". Credo che invece il metatesto in King abbia una funzione certamente isotopica al linguaggio di un pubblico molto vasto, e per questo può sembrare superficiale, ma penso che questo sia invece un vantaggio: parla semplice e piatto, ma per "far pensare", quindi, anche chi di solito non pensa affatto. Il che, a me, sembra addirittura etico, aggettivo che di questi tempi non va, ahimè molto di moda. Poi mi piace il King "psicologico", come "Il gioco di Gerald", o anche "Misery", che tratta cioè i sottili giochi sado-masochistici che presiedono a molta comunicazione e relazione umana. Mi verranno in mente sicuramente altre cose, che posterò in seguito. Ciao. E non bere troppo gin. Le angurie, poi, le devi cercare da quei fruttivendoli ambulanti che trovi fuori città. Giammai al supermercato, per carità!!
RispondiEliminaHo cannato a scrivere la terza riga del commento precedente, che deve essere corretta nel seguente modo: "se non altro perchè si assumono la responsabilità del rappresentare alcune correnti di angoscia contemporanea che nessun'altra opera è riuscita a rappresentare così bene". Scusa, ma sono un pò stanco :)
RispondiEliminaCredo che le sue cose migliori siano
RispondiEliminaLa Zona Morta (forse il suo migliore)
L'uomo che corre e la Lunga Marcia come Bachman
Il corpo da stagioni diverse
IT (il libro che l'ha prosciugato)
diversi racconti da night shift e qualcuno da skeleton crew
overrated the stand cristine l'incendiaria e cujo
migliori migliore migliora miglioru miglioro
RispondiElimina@Elvezio.
RispondiEliminaDopo King e Barker il prossimo post su Lovecraft?
Immagino già il titolo:
LE ANGURIE DI LOVECRAFT!
@reratto
RispondiEliminaHo letto solo ora il tuo commento al mio commento.
Credo che il nostro problema sia che usiamo termini simili per indicare elementi diversi, e viceversa.
Quando io parlo di immaginazione, potrei usare piuttosto "inventiva" - le trame di King, anche le prime, hanno tutte un che di derivativo.
Ora, trarre qualcosa di buono da una storia già vista non è questione di immaginazione, è questione di tecnica.
Nei primi tempi, la trama trita è comunque servita da una esecuzione più che buona.
Poi, il meccanismo si stanca.
Mettiamola così - immaginiamo la scrittura come la risoluzione di un problema di scacchi.
L'immaginazione è ciò che dispone le pedine sulla scachiera.
La tecnica narrativa è ciò che determina la sequenza di mosse - è vero, ci vuole una certa capacità di immaginazione, di astrazione, ma la tecnica, le regole (per lo meno in King) hanno il sopravvento.
Un autore nel quale la tecnica è sopraffina, ma è subordinata comunque all'immaginazione è - per me, naturalmente - Tom Robbins.
O, nell'ambito del fantastico, Fritz Leiber.
O Harlan Ellison.
O Gene Wolfe.
Autori che non solo applicano benissimo le regole (come King), ma ne inventano delle nuove.
Non ti raccontano solo una storia che... Wow! - ma te la raccontano in una maniera che... Wow!
In King, spesso, uno dei due Wow di solito manca.
Il punto di forza di King non è tanto la storia, quanto la tecnica narrativa.
Un po' come in E. R. Burroughs (fatte le debite proporzioni, un altro autore di best seller con una tecnica a prova di proiettile), arrivato in fondo ti rendi conto che ti hanno rifilato un sacco di balle, che la trama ha dei buchi, che hai fatto il tifo per dei cretini, ma il viaggio è valso la pena lo stesso - quelle balle te le hanno raccontate bene, ti hanno coinvolto, ti hanno ingannato abbastanza da non farti vedere i buchi, da renderti simpatici i cretini.
È stato grande finché è durato.
Quando la tecnica a prova di proiettile diventa un automatismo, si vede il trucco, e il lettore si ribella.
Mie opinioni personali, naturalmente.
Inutile ripetere quanto già uscito in precedenza, il King recente non ha inventiva, non ha fantasia, ha solo una tecnica straordinaria con cui mandare avanti, per centinaia di pagine, storie freddine e poco accattivanti.
RispondiEliminaE a questo punto diventa semplicemente soggettivo apprezzarlo ancora o meno. Basta prendere gli ultimi due librozzi, sia Duma Key che, soprattutto, The Dome, hanno trame molto banali, riciclate già mille volte, autoclonaggi per certi versi anche fastidiosi, eppure...
Duma Key, madonna, Duma Key è stilisticamente meraviglia, è un manuale, ci sarà infodump, ci saranno lungaggini che potevano essere tolte, ma che tecnica, che padronanza, lo consiglierei a chiunque vuola impugnare la penna e fare lo scribacchino.
E King oggigiorno è solo questo, stile impeccabile, estremo autocompiacimento, ma trame povere di idee, che ha già scritto dieci, venti, trenta anni fa.
A me ancora piace, sopporto gli annacquamenti e le scontatezze, ma chissà quanto resisterò.
Però non parliamo del King sceneggiatore per la tv, che credo non abbia mai imbroccato nulla di buono, neanche lontanamente decente. Toh, forse La tempesta del secolo, ma solo fino a 3/4.
Ho scritto i miei 2 cent mentre Davide postava i suoi, e alla fine dico le stesse cose. :-p
RispondiEliminaC'è una Gag meravigliosa su Stephen King tratta da un cartone animato,credo sia I GRIFFIN o AMERICAN DAD.
RispondiEliminaBene si vede il"nostro eroe" che si presenta nell'ufficio del suo agente letterario.
L'agente gli chiede allegramente:
"Stephen allora l'idea per il tuo nuovo libro?"
Stephen king comincia ad agitarsi sulla sedia e a guardarsi attorno finchè nota una lampada sulla scrivania dell'agente.
"Beh...ecco...parla...parla di alieni nascosti dentro una lampada...che...che...".
L'agente lo guarda sconsolato,allarga le braccia in atteggiamento di resa...
"Oh,Stephen ormai non ci provi neanche più.Vero?".
Bene credo che sia il quadro più azzeccato per descrivere l'ultimo Stephen King.
Insomma un tempo Stevie era i Grand Funk Railroad degli anni d'oro e ora è una reunion degli Yes, cioè, no, degli Asia?...
RispondiEliminaQuesto post mi è servito tantissimo (e serviranno anche ulteriori commenti) per capire che da un lato non sono il solo a pensare certe cose ma, molto più importante, che c'è un certo spot, come dire, una funzione, attualmente più vacante e vuota di un tempo, in Rete, e potremmo, insieme, fare qualcosa per riempirla.
Ergo, mi metto al lavoro, ci penso su e vediamo di continuare in questo senso fra un po'...
Apro una parentesi OT piccola piccola: ma perché Christopher Walken va in giro travestito da Antonello Venditti, nel video che hai embeddato?
RispondiElimina(dunque... Amo da decenni il Saturday Night Live, per certi versi anche più del lavoro degli stand up più celebri.
RispondiEliminaQuei pochi secondi che vedi sono tratti da una delle gag più divertenti della storia del SNL, il "more cowbell" che ha generato un meme molto potente.
Per motivi di copyright, credo, non è facile embeddare l'intero sketch, ma se ci riesci tu recuperalo e gustatelo. More infobell: http://en.wikipedia.org/wiki/More_cowbell )
http://www.youtube.com/watch?v=prNpAe-Y2SM
RispondiElimina:)
Oh mamma mia. Provo disperatamente a essere sintetica. Nutro una passione duplice nei confronti di King: passione di pancia, da lettrice, e passione più o meno di testa, da scribacchina. E dico una cosa forse impopolare: in realtà non riesco a vedere i due King. Vedo, invece, uno scrittore che guarda in faccia la propria vecchiaia, così come impietosamente ha guardato in faccia i momenti durissimi della propria infanzia (l'orribile padre) e della propria maturità (l'alcolismo). Vero, è proprio King a sostenere che è il testo a contare e non la persona: d'altro canto, è vero che in ogni suo scritto è riuscito a celare la persona e a "esercitare" le proprie emozioni (sulla differenza tra esorcizzare ed esercitare interviene in Danse Macabre, cui ho dedicato un post proprio oggi, guarda la combinazione).
RispondiEliminaDunque, non due King, ma lo stesso King, sempre a mio parere, con l'intreccio del metamondo con il nostro disseminato in più storie. Il King dell'infanzia (It, Stand by me, Cujo, La bambina che amava Tom Gordon, Pet Sematary, Cuori in Atlantide, Shining), il King delle donne (Misery, Dolores Claiborne, Il gioco di Gerald, Rose Madder, La storia di Lisey), il King della scrittura (Misery, Shining, Mucchio d'ossa), il King della vecchiaia (Insomnia, Duma Key). Fasi, e incroci. Ci sono, sempre per me, tre King anomali: quello de Il miglio verde, forse il più mainstream dei suoi romanzi (ma scritto da Dio), quello di Colorado Kid (che fa sberleffi al lettore come Carmelo Bene allo spettatore) e quello di The Dome. L'ultimo è un King politico e incazzato come mai ho visto: L'ombra dello Scorpione era canonicamente un grande scontro post-apocalisse fra Male e Bene. In The Dome è tutto "minimo", soffocante, strizzato nelle miserie di vite piccole.
Per ora mi fermo qui, ma riemergo, promesso.
Sull'argomento sono molto parziale, soffro di kinghite da più di vent'anni e se mi dite che Insomnia è una stronzata, io risponderò 'be', ma ci sono dei pezzi belli, però, e qualche idea caruccia'. E sono anche l'unico al mondo a cui Cell non è dispiaciuto. In ogni caso. Trovo corretta l'obiezione di Lucia sulla periodizzazione: limitare la cosa a pre-post incidente è una puttanata. È anche una puttanata, per come la vedo io, paragonare libri scritti a trent'anni di distanza, per di più di un autore così prolifico. Lasciando perdere cali che in una produzione tanto vasta mi paiono fisiologici (poi il lettore ha il sacrosanto diritto di sostenere che It è ficherrimo e Tommynockers una troiata, per dire, ma pretendere il 100% di ficaggine mi pare un po’ troppo… e comunque anche in Tommynockers ci sono un paio di scene carucce, eh…), io continuo a sostenere che in linea di massima c’è stato un picco a metà anni ’80 (diciamo ’85, va, tanto per dare un numero. Toh, proprio l’anno dei Goonies!) a cui è seguito un tonfo col botto che si è trascinato per tutti i ’90 o quasi, con poche eccezioni. Periodo in cui IMHO sono usciti i suoi lavori peggiori (abbastanza emblematico Rose Madder, per me, o 4 Dopo Mezzanotte in cui una prosa sempre eccellente viene cucita intorno a una storia in cui le trovate sembrano tirate fuori a caso dal bussolotto della tombola). Guardacaso il periodo coincide con l’abuso di droghe e seguente disintossicazione, discorso da cui IMHO non si può prescindere nel giudicare i suoi lavori. Dal 2000 in avanti però secondo me si è ripreso (io uso dire che la botta del camioncino gli abbia fatto bene). Libri diversi, più maturi, più riflessivi e ancora, ovviamente, con alti e bassi, dove però si percepisce il desiderio di un uomo di 50 anni (e poi 60) di tirare qualche somma, interrogarsi su aspetti della vita e della natura umana. Per quanto l’uomo in questione sia uno abituato a servire bistecche al sangue una via l’altra, non parliamo certo di Faulkner o Hemingway, è chiaro. Ma io soffro di kinghite, ho detto. Morbo terribile, probabilmente incurabile. Scusate la prolissità, ho cercato di limitare.
RispondiEliminaquando avevo 6 anni era sufficiente il trailer di Brivido, in onda almeno 2 volte l'anno su Italia1 (bei tempi), per farmi cambiare le mutande.
RispondiEliminaperò non lo vidi mai
che le camicie costano più degli slippini, porco cane
Ottimi commenti ancora (e benvenuta Lara, dilungati pure quanto vuoi!), odio dover scappare al lavoro...
RispondiEliminaA stasera, stay horror.
Ho postato quasi insieme a Lara, che ha detto cose molto più intelligenti delle mie. Quindi la quoto.
RispondiEliminaMi piacerebbe davvero sapere cos'è una "...funzione certamente isotopica al linguaggio di un pubblico molto vasto...".
RispondiEliminaGrazie.
Orlando
@Orlando: eh?
RispondiEliminaSono d'accordo con le ultime affermazioni di Simone Corà. L'ultimo libro che ho letto di King è proprio Duma Key. La trama è un deja vu continuo, verissimo, ma perdindirindina come riesce a tenerla su con lo stile e quella scrittura da paura. E non dimenticate Lisey's Story...
RispondiEliminaAlla fine come si fa a "condannare" un autore che - come King - ha scritto tutto quello che ha scritto, solo perché a 63 anni non avrebbe più idee davvero originali? Credo sia abbastanza normale. Ci sono fior di autori che le idee le hanno esaurite molto prima, eppure continuiamo a ritrovarceli tra i piedi.
E, come già dicevo inizialmente, l'incidente c'entra niente. Quello di cui stiamo parlando è un declino "naturale". Ma quale scrittore non ci metterebbe la firma a declinare così?
@Diego: non ho capito il significato di questa frase: "Non sono d'accordo con te quando parli di inutile "microsociologia". Credo che invece il metatesto in King abbia una funzione certamente isotopica al linguaggio di un pubblico molto vasto, e per questo può sembrare superficiale...".
RispondiEliminaCosa significa "isotopica". Sui dizionari online non ho trovato nulla (magari ho cercato male io).
Orlando
@Diego &Lucia. "Trovo corretta l'obiezione di Lucia sulla periodizzazione: limitare la cosa a pre-post incidente è una puttanata", sono d'accordo.
RispondiEliminaLo stesso King in Mucchio D'Ossa fa svelare al protagonista il trucco dei "vecchi romanzi di scorta nel cassetto" da tirar fuori nei momenti di blocco, fatto che ho sempre preso per totalmente autobiografico. Niente mi leva il pensiero che più d'un romanzo post-incidente sia in realtà risalente ad anni prima.
@Orlando: boh, io dal liceo ricordo certi cazzilli minuscoli di nome isotopi, ma non credo che c'entrino qui. Sorry.
RispondiElimina@Lea: prima dell'incidente la prosa di King era già cambiata ed evoluta, e vorrei vedere. Dagli esordi all'incidente sono passati quasi trent'anni. Non serve un analista letterario: basta confrontare lo stile di Carrie, Salem's Lot o i primi Bachman con quello di Insomnia o Il Miglio Verde per notare differenze abissali (e -argh- purtroppo non sempre in meglio). Questo intendevo: l'incidente per me non è discriminante. Per quanto riguarda lo stile, troverei più appropriata una suddivisione in decenni (pur sempre grossolana, ma più efficace): anni '70, anni '80, anni '90, 2000-oggi. Sulla questione dei vecchi romanzi tirati fuori dopo anni sono d'accordo, ma non ci vedo un disegno intenzionale. Ci saranno stati periodi in cui scriveva semplicemente troppo, e avanzava materiale.
@ Anonimo: non è Diego che ha scritto la frase: "Non sono d'accordo con te quando parli di inutile "microsociologia". Credo che invece il metatesto in King abbia una funzione certamente isotopica al linguaggio di un pubblico molto vasto, e per questo può sembrare superficiale..."., ma il sottoscritto. E hai ragione, "isotopico" è un termine del vocabolario psicoanalitico contemporaneo, e quindi risulta astruso e irreperibile online. Significa semplicemente una modalità di relazione o comunicazione (anche verbale) con l'altro, tale da "essere là dove si trova l'altro" (isos= stesso, topos= luogo). Si usa molto nella psicoanalisi infantile, quando a un bambino non puoi interpretare con le parole di un adulto il significato simbolico di un suo comportamento, e devi quindi giocare con lui, coi suoi giocattoli, parlandogli attraverso i suoi codici di gioco, e non semplicemente con le parole. Banalmente vuol dire parlare con le stesse parole dell'uomo della strada, nel caso di King, per essere letto da chiunque, cioè, e per far capire a chiunque il suo messaggio. Non so se sono stato più esplicativo, adesso. Grazie della segnalazione dell'astrusità inutile.
RispondiElimina@Lea
RispondiEliminaVerissimo. Non avevo pensato a quell' anedotto di Mucchio d'ossa in cui lo scrittore mette da parte i romanzi come se raccogliesse provviste per un futuro incerto.
Credo che molti scrittori di successo lo facciano, è normale e forse spiega anche il fatto che la produzione di King, dagli anni '90 in poi, sia stata così altalenante.
Senza leggere prima i 91 (?!) commenti precedenti: per quanto mi riguarda, e parlando della scena horror mondiale, Stephen King è Dio. Partendo da questo personale assioma, poi posso disquisire sul suo vistoso e indifendibile calo creativo (anche se soltanto racconti come il "recente" N. potrebbero dimostrare il contrario). Nell'horror ha scritto di tutto e tutto quello che si scrive oggi nel bene o nel male deve confrontarsi con lui. Tecnicamente è uno scrittore eccezionale, qualsiasi cosa scriva, qualsiasi, ha l'incredibile capacità di tenerti incollato alla pagina. La sua tecnica migliora negli anni, sempre di più, fino a raggiungere gli eccelsi livelli attuali. Io non trovo scrittori al mondo (viventi) che oggi siano al suo livello tecnico. Come creatività, beh, si potrebbe scriverci sopra più di un libro. Ha creato delle icone horror, questo il suo pregio più grande. E ha sdoganato l'horror moderno al grande pubblico. Non ha rivali e nessuno è come lui, oggi. Non ne vedo successori di tale bravura, inventiva e capacità, nonostante tutto. Naturalmente parlo di TUTTA la sua produzione, non solo i libri degli ultimi 10-15 anni. E, in ultima analisi, c'è una cosa di cui dobbiamo essergli tutti grati: NON HA MAI MOLLATO. Nonostante le mode, i soldi a palate, l'incidente grave, la famiglia, ha sempre e solo scritto horror. Fosse solo per questo, è e rimane il Re. - Samuel M
RispondiEliminaP.S.: Giusto perchè siamo in Italia e ci piace fare il tifo e dividersi fra Guelfi e Ghibellini: di Clive Barker invece penso che abbia ottimi spunti ma una pessima tecnica e, soprattutto, una volgarità di fondo che mi disturba e mi impedisce di leggere nella mia vita più di 2-3 cose sue (cosa che per fortuna ho già sbrigato in fretta). - Samuel M
RispondiEliminaSamuel M.: sottoscrivo ogni parola del tuo intervento.
RispondiEliminaTra i miei preferiti c'è il sempre poco citato "la lunga marcia". Ricordo di averlo letto in un giorno e mezzo, non riuscivo a staccarmene.
Non apprezzo clive barker ma mi sono divertita a leggere "Imagica".
Scusa,Elvis,se torno ad intervenire abbassando,e di molto,la media del dibattito,ma...
RispondiEliminaIl simil-Venditti di quel video di 7 secondi,quello che dice "Fever-awaganah Kansas City-Kabbalah",che cavolo di significato avrebbe?!?
L'intervento su Barker non ho avuto la forza di leggerlo, è uno dei miei autori preferiti e amo anche il Barker pittore/regista/scenografo e via dicendo.
RispondiEliminaKing è semplicemente il Re per antonomasia. Un suo libro meno riuscito potrebbe benissimo passare come un capolavoro per tanti altri scrittori. Non avremo più il piacere di leggere capolavori come L'ombra dello scorpione ma The dome è comunque un ottimo romanzo con un finale poetico, alla faccia di chi disprezza le conclusioni dei suoi libri.
Al crepuscolo è invece un mezzo passo falso, ma nella raccolta di racconti sono comunque comprese delle perle come Muto e Alle strette.
Mi ha dato un po' fastidio l'epilogo della Torre Nera: troppa fretta di concludere una saga che portava avanti da parecchi anni.
Concludendo: il miglior King è forse un ricordo, ma il tratteggio dei suoi personaggi, del contesto in cui questi si muovono, dei loro pensieri, lo rendono unico.
Grazie Angelo Moroni per la spiegazione :)
RispondiEliminaOrlando
Eccomi, a bomba...
RispondiElimina@ August D: ho già spiegato ad Hanuman questa mattina, controlla più sopra, se ami certo tipo di umorismo, come dire, distante da quello cui siamo abituati in Italia, rimarrai sicuramente deliziato dal recuperare vecchi (e nuovi) episodi di SNL...
@ tutti: è d'obbligo ringraziarvi nuovamente per i vari tipi di apporto forniti.
Non credevo in un quadro così diversificato, mi aspettavo più o meno che circa il 90% delle persone si stendesse a tappeto di fronte a King (con varie motivazioni) e che un restasse 10% operasse qualche distinguo pur riconoscendo una posizione di primato al "Re".
Così non è stato (per ora, ma credo sia molto difficile che il trend cambi dopo tutti questi commenti) e notare che molti lettori "forti", che frequentano il supposto genere anche in inglese siano piuttosto critici con il lavoro di King mi riempie di piacere perché stimola una visione e analisi mai supina nei confronti delle tematiche e narrative preferite da queste parti.
Sono rimasto volutamente vago sul mio giudizio (e ho cancellato un mio precedente commento, per potermi spiegare meglio in questo) perché volevo prima far sfogare il grosso dei commentatori, la verità è che accanto ai difetti che avevo già elencato nel precedente commento io ne ravviso molti altri nell'opera di King e non intendo scavare più di tanto per un solo motivo.
In molti mi hanno già appioppato la nomea di criticone insoddisfatto, rancoroso, livoroso e tutto il resto e scrivere in un post quel che penso di King non avrebbe fatto altro che far scattare l'equazione "lo fa perché vuol fare il bastian contrario a tutti i costi". Così non è.
Ho letto tutto di King. Di buona parte della sua produzione ho le due edizioni, italiana e inglese. In alcuni casi ho prime edizioni statunitensi pregevoli, ho una discreta massa di testi critici su di lui, lo considero un autore popolare di discreta importanza ma non riesco a vederlo né come un grandissimo del suo campo né, men che mai, come un grande autore tout court della letteratura mondiale del secolo scorso o di quello attuale. E sento di poter confessare questa mia scarsa stima nei suoi confronti PROPIO in quanto appassionato della materia (spero che l'intero Malpertuis sia prova di questa mia passione) e non accademico pomposo che disdegna il "popolare" (qualsiasi cosa questo termine, come decine di altri termini usati con allegria, significhi).
Per i motivi predetti mi sono trattenuto e al massimo ne posso parlare senza tanto approfondire qui, sprofondato nei commenti, al riparo dai soliti giudiconi e sentendo di poterlo fare un po' più in libertà proprio perché in molti prima di me, forti di letture variegate e composte, hanno confessato una certa disistima nei confronti di certa pare dell'operato di King.
Ben difficilmente scriverò mai qualche post di questo tipo su King, lo dico qui perché mi pare ambito meno "urlato", situazione più conviviale e intima.
Se ci scrivessi un post sopra, non oso immaginare la massa di allegri anonimi che giungerebbe a far festino sulla mia "supponenza", lo faccio qui, fra noi (che è in pubblico, ovvio, ma in un pubblico più limitato, che credo capisca) proprio per evitare flame e ingressi anomali.
Mi aspetto quindi che non sospettiate altri motivi, dietro questa mia scarsa stima per King, che un profondo amore per tutta quella narrativa che turba, terrorizza e angoscia, che esprime orrore, estraniamento, paura e tanto altro ancora.
La amo e vedere esaltato come suo "Re" un autore di medie capacità mi stringe il cuore. Questo è il solo motivo.
(segue)
Come già detto, e re-incollo qui:
RispondiEliminaOdio la sua tendenza a rivendersi X volte le stesse riflessioni/storie, cioè, basta, abbiamo capito, poteva limitarsi a scriverne meglio una sola che tre o quattro sullo stesso tema.
Non apprezzo i suoi tentativi di microsociologia, di uno schematismo, faciloneria e approssimazione tremendi (chessò, penso a The Mist), fossi in lui determinati sottotesti e lezioni li lascerei a chi ne sa, pare un passante che commenta il tempo e il governo ladro.
Non apprezzo molti suoi personaggi, si ripetono cambiando casacca di volta in volta e paiono piatti, generici, banali e stereotipati.
Non amo la sua tendenza dicotomica.
Non amo le sue metafore, troppo grezze e usurate.
Di qualsiasi, qualsiasi suo libro taglierei ALMENO il 10%, sempre, molto spesso anche il 30%.
Ha uno stile poco evocativo, in particolare un vocabolario ristretto che risulta spesso inadeguato quando deve occuparsi del soprannaturale.
Non solo non ha innovato il "genere" (mi faccio violenza per amor di discussione) weird/horror con una singola idea ma ha sfruttato al meglio le innovazioni di altri (l'orrore quotidiano, proveniente dalla casa accanto della suburbia non è certo farina del suo sacco ma è roba rintracciabile in decine di altri autori, Matheson è già stato nominato, Brabdury pure o forse no, entrambi hanno fatto prima e meglio di lui un percorso di umanizzazione, quotidianizzazione, oserei quasi dire banalizzazione dell'orrore e brillano, in particolare Brabdury, per stile e gestione del "mostro").
Stile, termini e contenuti provengono e rimandano a quella classe piccolo-medio borghese che è facile target per King come per tanti altri scrittori di best seller che colpiscono e attirano la fetta di mercato attraverso le solite armi standard: facile riconoscimento e immedesimazione da parte del lettore, stile terra-terra (affinato, senza dubbio eh, non certo grezzo), ricorso a miti/stereotipi/archetipi già profondamente innestati nell'immaginario e, elemento tipico suo, bombardamento di marche, programmi, personaggi per meglio crono-socio-localizzare il prodotto.
King è scrittore che non stimola mai il lettore: non dobbiamo certo fare salti mortali per schierarci con la rossa picchiata dal bastardo, non dobbiamo fare sforzi di lettura in uno stile così quotidiano e parlato, non dobbiamo fare sforzi a immaginarci la coca cola in base a una descrizione quando invece essa viene nominata e si porta dietro tutto un carico automatico, un lavoro già fatto da anni e anni di immaginario, come fanno i remake. Non dobbiamo fare mai nessuno sforzo in King, tutto ci viene riflesso così come più o meno lo pensavamo e ci ritroviamo e immedesimiamo in così tanti aspetti che tale azione pare miracolosa.
Ma io VOGLIO fare uno sforzo.
Io voglio arricchirmi, comprendere più e meglio, imbattermi in angoli, termini, situazioni, morali, personaggi ed eventi che non potevo aspettarmi e che mi spingono al confronto e riflessione. All'arricchimento.
In definitiva all'incontro con l'ALTRO.
In King, molto statunitense in questo, l'ALTRO non c'è quasi mai.
Tale arricchimento difficilmente riesco a trovarlo in King, che opera su leve notissime e mi fa sentire a casa, sempre. In pantofole, sempre. Con la soluzione pronta, sempre.
Ma io voglio stare fuori casa, casa la conosco già, grazie e casa non mi provoca grande paura.
Ovvio che sia più difficile schierarsi o immedesimarsi in un personaggio di Campbell, Piccirilli o Ligotti (e tanti altri), ovvio che la loro scrittura più densa e distante da certe trivialità del quotidiano risulti più "difficile" da leggere e comprendere, ovvio che i loro squarci alieni e alienanti siano meno consolatori e meno immediati rispetto alla moralità trita e banalotta di King.
(segue)
King non rischia mai di discostarsi o sottrarsi ai cliché morali e sentimentali più abusati (e quindi digeriti, assimilati, pensati "nostri" e riconosciuti quando li leggiamo) e spesso la sua gestione del soprannaturale o dell'elemento mostruoso/magico lascia molto, molto a desiderare anche solo dal punto di vista dell'ideazione e della trama ( La zona morta o Pet Semetary per esempio, ma tantissimi altri...), rischiando spesso contraddizione o ridicolo, e molte volte la fa cascare dall'alto così, senza lavoro precedente, e la impone al lettore in virtù (e perché mai dovrebbe bastarci?) del fatto che dovremmo credergli solo perché lo dice lui e subirne nel mentre gli alti e bassi di uno scrittore che in definitiva mi pare spesso a disagio con l'elemento soprannaturale e molto più a suo agio nel dipingerci le noiose routine quotidiane di molti suoi personaggi, spesso attraverso cliché tremendi e metafore banali.
RispondiEliminaLo trovo bravo, talvolta molto bravo in alcune descrizioni di personaggi secondari, specie quando ha a che fare con l'adolescenza (comparto dove brilla quasi sempre), salvo poi fallire nello sviluppo delle psicologie, ma terribile. insopportabile nella gestione dei "cattivi", uno dei suoi punti più deboli insieme ai finali di partita...
Potrei andare avanti ancora molto ma ho già detto troppo e mi pentirò di questo commento nei secoli. Sarebbe interessante (ma lunghissimo, oneroso e insomma, poco attuabile) dedicare man mano, magari una volta ogni tot giorni, un post a una sua singola opera per scavare a fondo, previa obbligatoria rilettura di molti testi da parte di quelli fra noi intenzionati ad avviare un percorso di questo tipo, perlomeno, diciamo, fino al 2000 (dopo diventerebbe davvero insopportabile come compito).
Lo dico perché amo discussioni come questa, che mettono sempre alla prova e in dubbio ogni mio convincimento o anche solo mi aiutano a formularlo (prima di scriverle, molte cose per me rimbalzano in un limbo dove quasi non riesco a pensarle), ma io per primo non sarei sicuro di riuscire ad aggiungere, a un carico di letture già mostruoso, anche il peso di riletture di questo tipo...
Ditemi voi, se in molti sentite che potrebbe valerne la pena possiamo davvero organizzarci e farci un pensierino...
Eh... oh, buona notte eh.
RispondiEliminaDomani per fortuna mi aspetta una pacchia: in negozio turno di pomeriggio quando, causa una certa partita, non entrerà praticamente cliente!
"Ditemi voi, se in molti sentite che potrebbe valerne la pena possiamo davvero organizzarci e farci un pensierino..."
RispondiEliminaIn tutta onestà, preferirei dedicassi/mo quel tempo a parlare di numerosi altri autori, magari ingiustamente meno noti.
Ian
Fischia,che commento!In pratica hai già anticipato il post,Elvezio...
RispondiElimina:-D
Comunque,secondo me 'Le Notti di Salem' si meriterebbe ben più una citazione nel futuro post,non fosse altro perché lo stesso autore ha osato paragonarlo all'immortale 'Dracula' di Bram Stoker...Epic fail!
Ricordo ancora con rabbia,e con un orrore di certo non generato dal baubau di cartapesta Barlow,le pagine,pagine e ancora pagine di sbrodolamenti su Casa Marsten,il Grande Incendio del '51 ed via cianciando come una vecchia comare...Importanza ai fini della trama,dell'atmosfera...?Zero!Fosse stato ambientato nel mall di Monroeville,per dire,sarebbe stato più suggestivo!
P.S.Grazie,in ogni caso,per avermi fatto scoprire l'origine di 'more cowbell'e con lui il SNL,una boccata d'ossigeno rispetto alla palude dei vari 'Colorado'e 'Zelig'...
*modalità TIFOSO ITALIOTA on*
E dacci comunque un'occhiata alla partita,visto che la dimensione del dolore verrà raggiunta in quei 90 minuti...Altro che 'Hellraiser'!
*modalità TIFOSO ITALIOTA off*
XD
Comunque altro che sport minori come il calcio, oggi è successa una cosa fuori dal mondo a Wimbledon.
RispondiEliminaI poveri Isner e Mahut sono 59-59 pari al quinto set. E' da due giorni che giocano e l'anno sospesa per oscurità.
Follia.
Ian
Sì, va be', l'ANNO.
RispondiEliminaAdesso mi sospendo anche io per l'oscurità. ;-)
Ian
No, no, calmi, non ho nulla contro il calcio eh, non mi piace più di tanto ma ok, bella lì, non seguo praticamente nessuno sport se non cinque minuti di NBA ogni settimana quindi figuratevi, dannato me per averlo nominato, era solo per dire che oggi in negozio sarà giornata di riposo. NON parlate di calcio nei commenti a seguire, vi prego.
RispondiElimina@ Ian: (sono andato a cercare e ho letto: 10 ore di gioco??? incredibile) dai, capita a tutti, errore più cattivo e immortale è scrivere anno senza una n, no?
Sì comunque, preferirei anche io dedicare quel tempo ad autori meno conosciuti, ma...
Ecco, non che sia un juke box, ma con questo post e con quello precedente su Hellraiser ho notato che c'è una certa attenzione, una certa fame e ricerca della discussione su argomenti molto noti, quasi come se alcuni post potessero andare a sostituire (in piccolo, ovviamente) la funzione che un tempo era lasciata ai soli forum.
Ovvio, ora ci sono anobii e probabilmente altri spazi simili, ma proprio anobii ha dimostrato talvolta di poter degenerare e scivolare nella rissa con certa facilità, cosa che per esempio non è successa qui su un argomento "caldo" come King.
Si potrebbe quindi pensare di offrire qualche volta spazio a situazioni come questa, argomenti e autori più conosciuti (cinema, arte, letteratura), giusto qualche riga di intro e poi via spazio ai vari commentatori.
Non genera maggiori visitatori, al massimo qualche pagina vista in più, ma può sortire qualche discussione interessante e concependo io questo posto sempre meno come "vetrina" e sempre più come spazio partecipativo si potrebbe pensare a qualche post, occasionale, del genere.
Ci sarebbero da evitare le secche più ovvie (chessò, Tolkien destra sinistra, Lovecraft era uno sporco razzista, Koontz è un pennivendolo...) ma potrebbe interessare e generare materiale interessante e fornire alternativa ai post su autori sconosciuti che spesso vengono "subiti" dal lettore con modalità passiva...
@ August: lavoro in un negozio senza televisore e con un pc mezzo marcio, anche se volessi non potrei seguire la partita, ma credo che mi renderò conto dell'esito dalle urla intorno!
Lieto di averti fatto scoprire Saturday Night Live, ha avuto annate di qualità pazzesca e ancora adesso se la cava molto, molto bene...
"Ci sarebbero da evitare le secche più ovvie (chessò, Tolkien destra sinistra, Lovecraft era uno sporco razzista, Koontz è un pennivendolo...)"
RispondiEliminaFai così: se fai post di questo tipo, metti un disclaimer dove dici chiaro e tondo che i commenti su detti argomenti verranno cassati, visto che sono questioni trite e poco interessanti. Dopodiché, effettivamente, cassi, nel caso... :)
Accolgo con entusiasmo l'idea dei post ciclici!!! Sui cattivi. E' vero. Difficilmente i cattivi di King sono convincenti fino in fondo: qui entro in un giudizio di gusto e non di valore, ma mi azzardo a dire che mi piacerebbe che i suoi Villains avessero una motivazione in più. Che suscitassero almeno un tremolio empatico in chi legge. Un po' avviene con Annie Wilkes. Un pochino con Randall Flagg ne L'ombra dello scorpione. Molto con Carrie, ammesso che sia cattiva (no, non lo è). Su questo mi piacerebbe che si tornasse, in effetti: perchè King, in molti casi, è straordinariamente moralista e non azzarda l'unhappy end se non in pochissimi casi. Pet Sematary, per esempio, non poteva non finire così, e anche Salem's Lot, o Carrie. Ma, appunto, sono ben pochi i finali privi di redenzione.
RispondiEliminaAspetto!!!
stephen king rappresenta una scuola. quando mi si chiede: "cosa pensi di stephen king?" a me viene in mente "il gioco id gerald" per prima cosa.
RispondiEliminaè difficile scrivere un libro dove il protagonista è da solo. ci sono riusciti con successo solo matheson e lui, e hanno scritto capolavori.
ma quando si pensa a stephen king non si deve pensare ad un genio, ma ad una persona sufficientemente dotata ed estremamente compulsiva: chiunque possiede delle buone idee in mezzo ad un mare di stronzate e l'unico modo è lavorarci in continuazione. in questo, king è una scuola.
stephen king ha scritto fino allo sfinimento. non è un tiratore scelto, è uno che va in giro con il mitragliatore.
ha vomitato pagine e pagine e pagine. chiunque voglia raccontare, su carta e non, dovrebbe seguirlo come esempio indipendentemente dal fatto che lo apprezzi o meno.
Elvezio,visto che mi sembra che da questo post siano venuti fuori molti commenti interessanti,perchè non fai più spesso qualcosa del genere su altri scrittori o argomenti?
RispondiEliminaP.S.Lo sapevi che la Gargoyle Books dovrebbe pubblicare nel 2011 Tom Piccirilli (e anche Richard Laymon)?
Il vampirologo che ride
@ Vampirologo: Sì, avevo sentito qualcosa e sono molto, molto contento! Sono sicuro che non si ricorderanno di chi ne ha parlato per primo in Italia, stessa cosa d'altronde avevano già fatto con Ketchum, ma va bene così, in effetti operiamo su due livelli diversi e non credo sia possibile che chi pubblichi in cartaceo possa accorgersi di chi opera in Rete...
RispondiEliminaSì, passata l'estate cercherò di proporre più spesso post simili, che poi alla fine non sono post ma inviti alla discussione e li trovo molto stimolanti.