THE REEDS2009, UK, colore, 90 minuti
Regia: Nick Cohen
Soggetto/Sceneggiatura: Chris Baker, Mark Anthony Galluzzo
Produzione: Reeds Film e varie
Sei amici intorno ai trent'anni si preparano a passare un week end in barca, lontano dalla tensione e confusione londinese, in giro per le brughiere e paludi del Norfolk Broads.
Purtroppo il viaggio è funestato fin dall'inizio da una serie di incidenti piccoli e grandi, con i nostri che finiscono con il perdersi fra i canneti e, evento ben più grave, un palo finisce con il perforare lo scafo della barca e ferire gravemente uno di loro.
Aggiungete a questo una palude che di notte diventa sempre più inquietante, il ritrovamento di uno scheletro nelle acque e un gruppo di ragazzini sinistri e minacciosamente beffardi e capirete come il week ed fuori porta si sia trasformato in un viaggio d'incubo...
Nulla di nuovo sotto le nuvole inglesi di The Reeds, con Chris Baker che tenta, nella sua sceneggiatura, di creare qualche sorta d'ibrido fra due o tre narrazioni diverse ma le componenti restano ben divise senza mai amalgamarsi a dovere: si finisce con un copione scandito in vari atti, che non convince in nessuno di essi.
Ecco quindi che ci troviamo di volta in volta sballottati fra le ormai consuete disavventure del cittadino alle prese con una natura riottosa che non si compra con la carta di credito né si modifica con il telecomando; l'indagine socio-documentaristica sui ragazzi cattivi alla Eden Lake che tanto affascina l'Inghilterra; il confronto/scontro convenzionale con tanto di cattivone di turno e infine la destrutturazione ed eterno ritorno soprannaturale e psicologico già assorbiti da mille parti (Dead End, Triangle e dintorni, tanto per intenderci).
Tutti spunti che vengono solo abbozzati e poi lasciati morire.
Peccato perché è comunque presente uno sforzo maggiore della media nel tratteggiare i vari personaggi di turno, sforzo che finisce con il fornirvi personaggi un pochino meglio definiti del solito che però non agiscono mai e rimangono pupazzi inerti seppur ben descritti.
Così come è notevole il paesaggio che serve da fondale per i protagonisti: canneti e paludi che, gestite con mano sicura dal direttore della fotografia, prima paiono qualche sorta di miracoloso paradiso tascabile a pochi chilometri da Londra e quindi, ritoccati colore e luci, diventano un inferno in miniatura che farà ben presto rimpiangere smog e traffico.
Ma ormai non basta più (è mai bastato?) questo sempre più esasperato tentativo di appoggiarsi alla stampella del magnifico paesaggio, lasciando fare alla natura quel che dovrebbe essere invece compito dell'uomo, ovvero narrare una storia con un minimo di interesse, azione e coinvolgimento.
E sono proprio questi gli elementi mancanti in The Reeds, che rimane morto e poco emozionante dall'inizio alla fine, fatte salve alcune scene che giungono inaspettate e dolorose (l'impalamento dello sventurato di turno, alcuni fuochi nella brughiera, alcune allucinazioni e visioni sparse) dando l'impressione che il televisivo Nick Cohen sia molto più a suo agio con la staticità e la descrizione che con il movimento e i sussulti d'azione.
Pur essendo apprezzabile come sforzo produttivo, visto il basso budget dell'operazione, bisogna sempre pensare al fatto che scrivere una sceneggiatura non ha i costi degli effetti speciali e di tanti altri reparti della cinematografia e quindi se certe imperfezioni sono perdonabili tenendo conto del budget, altre, di diversa natura, lo sono molto meno.
Pochi soldi non giustificano una trama debole, i comportamenti irrazionali da parte dei personaggi e certe pessime scene di dialogo (il tizio che, impalato al fondo della nave e in preda a un dolore assurdo, trova fiato e tempo per dire che si sente "come un fottuto kebap" è davvero imperdonabile).
Titolo debole all'interno di un festival (After Dark Horrorfest) che non riesce a spiccare il volo e anzi, a ogni edizione ne esce con fama e meriti sempre più ridotti, pur testimoniando la grande voglia di fare e proporre che muove e struttura le scene estere.
Più collage di singoli quadretti che vero e proprio film, The Reeds soffre di una malattia comune a tanti autori e narratori che, temendo la storia piana e semplice e il raccontare senza fronzoli, danno troppo valore all'originalità a ogni costo, al nuovo che sempre avanza e spesso si incaglia e finiscono con il sovrapporre troppe idee prese in giro, senza che tali donatori multipli riescano a dar vita a mezzo bimbo sano e vispo.
Come la barca protagonista della vicenda, The Reeds finisce con il far acqua da tutte le parti e a lasciare a bocca asciutta lo spettatore.
Solo per completisti, amanti dei documentari sulla natura inglese e pescatori della domenica assortiti.
Altri film nell'Archivio Recensioni Cinema
Filmato:




















Si.sicuramente non sarà ricordato come un film memorabile.Però nonostante tutto è comunque sempre qualcosa di più di quello che passa da noi.Non vorrei essere frainteso,nè passare per un esterofilo ma la vitalità del cinema di genere in un paese si misura anche dalla presenza di film di livello medio basso come questo.Mi spiego meglio,nel nostro paese una volta c'erano registi come Bava,Fulci,Freda che sfornavano film che ancora oggi ricordiamo ma anche i vari Mastrocinque,Polselli eccetera che realizzando anche film poco convincenti mantenevano vivo ed attivo il genere,poi ad un certo punto più nulla.Sbaglierò ma nonostante la pochezza di questo film continuo ad invidiare gli Inglesi che almeno continuano a poter vedere questo tipo di operazioni.
RispondiEliminanick
No no, non sbagli per nulla, anzi:
RispondiElimina"la vitalità del cinema di genere in un paese si misura anche dalla presenza di film di livello medio basso come questo"
Io toglierei "anche" e metterei "soprattutto", gli exploit occasionali servono a poco, è la quantità e la produzione stabile di pellicole a far da cartina di tornasole...
bè, ragazzi, io me lo guardo sto film. la rossa nella palude con la faccia da madonnina che si traforma mi piglia.
RispondiElimina:) thanks elvy
Io mi sono annoiato e il giochino del loop mi ha un pò stancato. Non so perché, ma quando un film comincia con "C'è un gruppo di ragazzi\adolescenti che..." già mi metto le mani nei capelli. Ma possibile che non ci sia qualche idea nuova in campo?
RispondiEliminaE questo si è vinto anche il festival... mah!
In ogni caso il commento di nick "...continuo ad invidiare gli Inglesi che almeno continuano a poter vedere questo tipo di operazioni..." è super condiviso dal mio punto di vista.
Aspetto di vedere cosa ha combinato Zampaglione.
Eddy