lunedì 31 maggio 2010

Harry Brown (2009)

Harry_Brown_poster_locandinaHARRY BROWN
2009, UK, colore, 103 minuti
Regia: Daniel Barber
Soggetto/Sceneggiatura: Gary Young
Produzione: Marv Films, UK Film Council e varie

Harry Brown cerca di tirare avanti dopo la morte della moglie avvenuta in ospedale in seguito a una lunga malattia.
Un tempo in servizio presso la Royal Marine, ora è un anziano signore come tanti altri, con una vita abitudinaria in un blocco di case popolari di qualche sobborgo londinese.

La vita non è facile nei dintorni e gruppi di ragazzi dominano la zona, fra atti di violenza, spaccio e bullismo vario.
L'unico amico di Harry, stanco di subire, si reca dalla polizia e, non ottenendo attenzione, decide di affrontare la teppaglia, finendo ucciso dai ragazzi che giungono perfino a urinare sul suo cadavere.

Harry decide che è arrivato il tempo di intervenire e contrattaccare...

Mi ha sempre divertito l'estrema facilità con cui in Italia si fa uso del termine "fascista" al posto di "reazionario" o "conservatore".
Facilità che a mio modo di vedere è figlia bastarda di pressapochismo, ignoranza e mancanza di curiosità intellettuale e che garantisce rassicuranti schematismi e tabelle tramite le quali ingabbiare e catalogare la realtà.

Che tale aggettivo venga quindi usato anche quando si discute di alcuni film è quindi ormai pratica normale e non possiamo stupircene in un Paese che, dominato culturalmente per decenni da certe derive alto borghesi-finto sinistroidi, aveva, tanto per fare un esempio, rigettato (a)criticamente alcuni film di Friedkin in quanto "era un fascio" o guardava con sufficienza certe proposte di Don Siegel.

La diretta conseguenza di questo modo di ragionare è il tirare fuori il termine fascista ogni volta che spunta un film nel quale, fra le altre cose, si narra di una persona che decide di occuparsi di determinati problemi da solo, senza ricorrere alla polizia.
Effetto immediato è comunque un certo deprezzamento critico di tali film: siccome narrano di eventi di questo tipo parte tutta una serie di preconcetti che annebbia la visione e condiziona il giudizio finale.
Salvo poi, decine di anni dopo, rendersi conto delle cantonate (o meglio, far finta di non averle mai prese) e rivalutare, fuori tempo massimo, determinate pellicole.
Nulla di nuovo.

Harry Brown è una film di buona fattura, nobilitato da alcune scelte azzeccate a livello tecnico che vanno a pareggiare alcuni scivoloni di sceneggiatura, funestato da certi eccessi manichei e retorici che però in un modo o nell'altro non riescono a rovinare il piacere di vedere il maggiordomo del cinema, Michael Caine, mentre ci regala uno dei picchi assoluti di una carriera che ha sempre girato su livelli medio-alti.

In una narrazione che ricorda con forza certo western assistiamo a vari duelli fra il cowboy ormai stanco, sepolcrale, elegiaco e la gang dei criminali.
I casermoni in disarmo dei council estates fanno il verso alle ghost town e dodge city di un tempo, l'arancione delle luci al sodio sostituisce il tramonto naturale, i saloon si trasformano in pub di terz'ordine e al posto dei canyon abbiamo sottopassi mal illuminati.

Terreno fertilissimo per il muso impassibile di Caine, che sguazza nel pantano retorico di un film che estremizza ruoli e realtà, forzando facili quanto piacevoli schieramenti con il vendicatore di turno.
Il garbato conservatore impersonato dall'attore ha problemi ad accettare la contemporaneità in ogni suo aspetto, tecnologia (i dannati cellulari) in primis ma, a differenza di tante altre figure a lui simili, non mostra alcun astio o odio pregresso, solo un continuo senso di spaesamento, di sfasatura con un tempo che non gli appartiene.
Il confronto con momenti ricorrenti (la visita in ospedale alla moglie, il rituale della colazione, la partita a scacchi con l'amico, la birra al pub) è quel che lega l'ex soldato alla inattività (che è anche assenza di contemplazione e osservazione): quando questi porti sicuri svaniscono, vuoi per mano di Cronos, vuoi sotto i colpi delle invasioni barbariche, ecco che al gentleman non rimane che scambiare il bastone da passeggio con la mazza da guerra.

Vi sono eccessi e schematismi ingiustificati e ingiustificabili lungo tutta l'opera, dal facile gioco di montaggio riguardante i vari, turpiloquianti interrogatori fino al poco credibile (ma godibile) antro dello spacciatore locale, vero e proprio film nel film, durante il quale si ha l'impressione di un passaggio di fase e uno slittamento di realismo verso una regione di fantasia piuttosto cupa, con orchi malvagi che abitano vere e proprie foreste urbane di marijuana.
In quello che è uno dei momenti più allucinati del film dobbiamo lottare con forza per continuare a sospendere la nostra incredulità, ripagati dalla straordinaria prova, caricaturale e fisicissima, dell'attore che interpreta lo spacciatore locale, un Sean Harris sempre più in forma che già pareva aver raggiunto il top in Red Riding.

Giallo e arancione sono colori violenti e Martin Ruhe (già visto all'opera, con diversa filosofia, in Control) ne abusa con piacere in molte scene salvo poi patirne l'assenza in altri momenti mentre, con facile ma efficace didascalismo sociale, il brutto cemento, i prati spelacchiati e i soffocanti interni di appartamenti e locali ci descrivono, come spesso (e sempre di più) accade, una Inghilterra inumana, inospitale, invivibile, odiosa.

Ma è il sottopasso che gioca il ruolo centrale lungo tutto il film e rappresenta la scelta simbolico-metaforica più azzeccata e potente.
Vera e propria soglia verso un altro mondo, svolge la quadruplice funzione di ambita scorciatoia in grado di far risparmiare una faticosa camminata, antro della banda di troll in eterno agguato, sede del confronto più tenebroso e mesmerizzante fra Harry e i ragazzi e, infine, rappresentazione psicofisica dell'agognato trapasso.

Ben poco, in realtà, separa la bestialità swing di Harry Brown, in grado di legare un ragazzo a una sedia e quindi torturarlo a morte per ottenere un nome, dalla ferinità pop dei ragazzacci, nonostante il tentativo del primo di giustificare certa violenza attraverso un sistema di valori (il discorso sull'Ulster verso la fine del film): alla fine è solo questione di montaggio.
Gli omicidi dei primi sono anfetamici, in prima persona, montati da qualche ospite del reparto agitati, quelli del secondo sono sludge metal e organizzati dallo stesso ospite ma post-valium.

Da vedere in originale per gustarsi appieno sia la flemma british della recitazione di Caine sia la tempesta fucksonica dei ragazzi, specie durante l'interrogatorio.
Godibile anche per chi non frequenta Salò e dintorni...

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Filmato:

28 commenti:


  1. Mi ha sempre divertito l'estrema facilità con cui in Italia si fa uso del termine "fascista" al posto di "reazionario" o "conservatore".
    Facilità che a mio modo di vedere è figlia bastarda di pressapochismo, ignoranza e mancanza di curiosità intellettuale e che garantisce rassicuranti schematismi e tabelle tramite le quali ingabbiare e catalogare la realtà.


    Parole sante, anzi, di più, che andrebbero marcate a fuoco sulla schiena di una miriade di teste di cazzo. Riguardo al film, ovviamente voglio vederlo.

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  2. Il grosso problema, conseguenza diretta dell'abuso dell'etichetta di "fascista", è che fornisce una comoda scappatoia ai fascisti veri, che se ti provi ad etichettarli per ciò che sono si rifugiano nella faccenda delle etichette abusate.
    È un bel paradosso.

    Detto ciò, Michael Caine resta due dita sopra a tutti i suoi contemporanei - con buonapace di Hopkins e McKellen. Anche nella più trita pellicola, non si riduce mai a caricatura di se stesso.
    Questo comunque lo vedrei bene spalla a spalla con quell'altro simpatico filmettino britannico sulla vendetta - The Limey, con Terence Stamp e Peter Fonda.

    (e avendo parlato di Peter Fonda, mando un saluto a Dennis Hopper)

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  3. Bravissimo, Davide, parole sante.
    Non possiamo far altro che tentare di spezzare i paraossi e rompere i loop, ognuno di noi, per quanto possibile...

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  4. è un fatto sistemico: vengono etichettati i fascisti esattamente come i comunisti, con i problemi che denunciano elvezio sul piano critico ed ermeneutico e davide su quello sociale.
    è un problema di lingua? sì, della lingua che usiamo dentro la nostra scatola cranica, quando pensiamo. solo in seconda istanza della lingua che usiamo fuori da detta scatola, quando comunichiamo.
    le descrizioni che fruiamo sono solo il frutto di analisi anali.
    e in italia l'analisi del reale fa schifo, con motivi ben fondati.
    se vi interessa questo argomento, mi permetto di suggerirvi la lettura di un testo di un ricercatore e una ricercatrice (italiani ma) che lavorano ad oxford (qui: http://hal.archives-ouvertes.fr/docs/00/43/66/55/PDF/Gambetta-Origgi_24_10_09_final2.pdf).

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  5. ok, sul termine fascista sei chiarissimo.
    Detto questo, 'sto film è fasc ops… reazionario e/o conservatore?

    Ma a parte il dettaglio della collocazione politica (ma perché l'hai tirato fuori senza poi approfondirne il significato?), m'hai fatto venire in mente due film, molto diversi tra loro ma che affrontano argomenti che mi paiono simili a questo Harry Brown. Il primo italiano, del 1977, il secondo è americano di un paio d'anni fa.

    Indovinati?

    Non so se li hai visti, ma nel caso, sono paragonabili a questo? Oppure sono molto diversi? E se sì, in che modo si differenziano?

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  6. Questo film non me lo voglio perdere.

    Riguardo all'abuso del termine "fascisti" ricordo le ridicole polemiche a proposito di "Tropa de elite", etichettato come film superfascista e reazionario.
    Evidentemente abbiamo dei critici che non sanno un cazzo di politica, e anche di storia. Ma la cosa non mi stupisce.

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  7. Ma più che altro e ancora di più dell'abuso del termine (ottimi commenti, btw, grazie a tutti, specie al diminishing alladr) a me stupisce questo passaggio mentale che molti spesso fanno: all'interno di un film c'è un personaggio "fascista" allora il film è "fascista".

    Che diamine vuol dire?

    (minispoiler)

    Harry Brown, per esempio, pur tenendo conto del fatto che il protagonista si salva (ma si salva veramente?) e "vince", non mi pare "tifare" con forza per certi metodi, anzi, la scena della tortura porta a inevitabili condanne e nel finale è reso ben chiaro che certi sistemi non cambiano lo status quo.
    Come avviene quindi questo slittamento?
    Ovvero, se guardo un film ambientato nel medioevo posso talvolta definirlo monarchico???
    E un film con protagonista Marx è "comunista"???

    @ Iguana: hai ragione, non ho approfondito. Ma giravo già oltre le 4 cartelle, ho un segnale d'allarme dopo la terza facciata, figurati, alla quarta il computer si spegne da solo...
    Purtroppo è noto che io sono senza memoria. Scrivo per supplire a questa mancanza (ovvero: se mi chiedi, dal vivo e fra un anno un parere su questo film non saprei che dirti, giuro), quindi non riesco a indovinare di quali film tu stia parlando: nomina e saprò dirti qualcosa!

    @ Tutti: da vedere ovviamente (uscito più o meno in contemporanea) anche Law Abiding Citizen, più cazzaro, fantascientifico e muscolare, ma probabilmente ancora più "fascista", qualsiasi cosa voglia dire...

    E Tropa de Elite è film da vedere e rivedere...

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  8. Sono convinto che una lettura politica del cinema non sia sbagliata in quanto tale, ma che sia deleteria quando si limita all'appiccicare questa o quella etichetta al dato film.
    Ma se siamo d'accordo su 'sto punto, non puoi gettare il sasso contro la critica superficiale che appesta l'ambiente per poi nascondere la mano e liquidare il tutto con un passaggio come quello del tuo post. Tra l'altro la parentesi fascista sì / fascista no non dice assolutamente nulla su Harry Brown.
    Insomma, hai tirato fuori un tema fondamentale per liquidarlo con una battuta. In questo modo non ti sei dimostrato migliore dei critici che sbeffeggi, ti pare?

    Vabbuò, fine della parentesi politica (seeee…) :-)

    I due film cui facevo riferimento erano Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli e Gran Torino di Clint Eastwood. Due ottimi film molto diversi tra loro ma che mi sembra affrontino un tema simile a quello del film che hai recensito.

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  9. Per restare in tema: Gran Torino è un film molto furbo, che in quest'ottica FINGE di essere reazionario mentre è esattamente il contrario, è assolutamente liberal. Per questo è stato accettato unanimemente come capolavoro in Europa, altrimenti sarebbe stato demolito pezzo per pezzo. Non c'è scampo per chi tocca certi temi in Italia e in Europa: la fatwa è inevitabile. Samuel M

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  10. [interessante uso del termine "fatwa", incidentalmente]
    Considerati i risultati dell'ultima volta che certi temi hano preso la mano ad alcuni elementi un po' troppo entusiasti, una certa diffidenza in Italia ed Europa è comprensibile.
    Ma naturalmente, La Notte dei Cristalli, nonostante il titolo estremamente efficace, non fu un film - bisogna distinguere tra realtà e immaginazione, fra storia e narrativa.
    Lasciare troppo spazio alla politica nella valutazione di un'opera dell'ingegno umano rischia di sbilanciare il giudizio.
    Si può apprezzare un film pur non condividendone l'ideologia.

    Io di solito a questo punto consiglio la lettura di The Iron Dream, di Norman Spinrad :P

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  11. @ Iguana: no, allora avevo frainteso.
    Secondo me sono inapplicabili sia il fascista sì che il fascista no, per quello non ne parlo. Non vedo perché se dico che non mi piacciono certe etichette e non le intendo applicare mi tocchi poi dilungarmi in qualche senso, mi sono limitato a segnalare una deriva che personalmente detesto.

    Non posso dilungarmi a spiegare, come da te richiesto, se questo film sia reazionario o conservatore (o fascista) perché non credo che un film lo diventi solo perché al suo interno ospita un personaggio conservatore.

    Harry Brown, al contrario di Gran Torino (e per fortuna, direi anche,in quanto è un film che detesto) non ha molte tesi e non dimostra granché.
    Si limita a osservare, poco partecipe (se non per qualche inquadratura esagerata e la naturale coolness dell'attore) quanto alla fine sia la soluzione della polizia sia la soluzione del vendicatore non apportino nessun tipo di cambiamento alla situazione.

    Non trovo tesi e ideologie chiare in questo film.

    C'è una implicita critica sociale comune a molta Inghilterra e abbastanza banale (ovvero: i delinquenti diventano tali anche perché obbligati a crescere fra casermoni e welfare), c'è l'appoggio di un poliziotto alle gesta di Brown e la condanna di un altro alle stesse gesta, mi pare che il quadro sia come al solito troppo complesso per trovare una etichetta e spiegarla, non riesco a bollare in qualche modo film come questo, al massimo posso dirti che il personaggio Harry Brown è un conservatore, ex soldato, che ha deciso di farsi giustizia da sé. Come questo possa connotare politicamente il film davvero non so, dovevo però (in questo hai sicuramente ragione) essere più chiaro e bollare come inefficaci (anche se più appropriati) anche i termini "conservatore" e "reazionario"...

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  12. In primo luogo non è affatto una abitudine o anomalia italiana.
    Sono gli Americani i primi a parlare di fascism o crypto-fascism riguardo a Punisher; una semplice ricerca mostra che Harry Brown è stato anche chiamato "morally and politically repugnant" ed ha avuto recensioni comunque polarizzate, anche se per lo più positive.
    Lo stesso vale per Tropa de Elite, a partire dal Brasile fino a Belgio e Finlandia.

    Harry Brown, per esempio, pur tenendo conto del fatto che il protagonista si salva (ma si salva veramente?) e "vince", non mi pare "tifare" con forza per certi metodi, anzi,

    A te "non pare" sulla base di quello che porti di personale nella tua visione del film. Ma hai anche detto: estremizza ruoli e realtà, forzando facili quanto piacevoli schieramenti con il vendicatore di turno...Vi sono eccessi e schematismi ingiustificati e ingiustificabili lungo tutta l'opera , dal facile gioco di montaggio riguardante i vari, turpiloquianti interrogatori fino al poco credibile (ma godibile) antro dello spacciatore locale, vero e proprio film nel film, durante il quale si ha l'impressione di un passaggio di fase e uno slittamento di realismo verso una regione di fantasia piuttosto cupa, con orchi malvagi che abitano vere e proprie foreste urbane di marijuana.

    Questo tipo di operazione mi sembra del tutto analoga alla narrazione del disagio sociale urbano che fanno, anche in questi giorni nel mio paese, la Destra e la Lega (con il valore aggiunto che gli orchi malvagi sono extracomunitari). Penso che Franco Cardini, ad esempio, si incazzerebbe se chiamassi questo tipo di narrazione, applicata alla realtà, "semplicemente" reazionaria o conservatrice.

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  13. all'interno di un film c'è un personaggio "fascista" allora il film è "fascista".

    Il problema non è il personaggio fascista. Il problema è che ogni opera narrativa è un costrutto retorico. In quanto tale si compone di tre momenti: Inventio (la scelta degli elementi) Dispositio (il loro arrangiamento) Elocutio (l'uso dello stile più adatto all'obiettivo)
    Si tratta di tre livelli di scelta che non sono neutri; ognuno di essi è un intervento sulla realtà che si riflette sull'opera.
    Se io vedo un film o leggo un libro ambientato agli inizi del secolo negli Stati Uniti non sarà certo un problema il fatto che ci siano dei personaggi razzisti. Eventualmente sarà come vengono presentati i vari personaggi, bianchi e non, che potrà o meno disturbarmi.
    Ma se vedo un film o leggo un libro sulla costruzione del Central Pacific Tract della First Transcontinental Railroad, trionfo dei buoni sentimenti, l'eroe della storia è un ragazzo bianco, gli altri lavoratori sono bianchi con un solo cinese token saggio, simpatico,etc. etc. allora quella è una operazione razzista, punto e basta. Perché il 90% dei lavoratori era cinese. E qualsiasi discorso su etichette o intenzioni (no, ma è solo perché così vende di più, non penso che il regista creda nella superiorità genetica della razza bianca, e poi le razze non esistono) è dotta discussione sul sesso degli angeli.
    Allo stesso modo, se un film o libro estremizza e semplifica, mediante eccessi o schematismi ingiustificati e ingiustificabili, in modo da forzare una identificazione catartica col vendicatore di turno (tue parole) il minimo che si possa dire è che si tratta di una operazione moralmente ambigua e politicamente non neutra.
    A te magari non farà caldo nè freddo, altri potranno vederla come una descrizione oggettiva del reale, altri ancora interpretarla come fantasia reazionaria che glorifica il vigilantismo, con giusto qualche pezza aggiunta per dare un illusione di equilibrio.
    E non credo tu abbia alcun titolo per dire ad altri come interpretare qualcosa che è basato su un approccio che tu stesso ritieni distorto e ambiguo.
    E se devo essere sincero, a me piacciono molto di più le opere che sposano apertamente tesi o ideologie chiare rispetto a quelle che sembrano ambire a una certa obiettività o magari presentano tutti i personaggi come "complicati" e "simpatetici" perché "non esistono verità semplici" e a questo scopo fanno un accurato editing e riarrangiamento dei fatti a monte.

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  14. No, vero, non ho alcun titolo e non penso che nessuno possa vantare un titolo del genere.

    Infatti non mi pare di aver "detto" ad altri come interpretare, mi sono limitato a detestare interpretazioni di tale tipo, così come a me piacciono molto di più le opere che non sposano apertamente tesi e ideologie (non importa che poi ambiscano o meno. Dimentico ogni volta che in Rete bisogna aggiungere ogni tre righe un "per me" o "secondo me", continuo a considerarlo scontato, evidentemente non dovrei.

    Non ho visto "accurati editing" dei fatti a monte in questo film e continuo a gustarmi il fatto che la identificazione catartica venga poi accuratamente bilanciata sia dalla scena della tortura (che mi ha fatto uscire da tale identificazione) che da tutto il finale del film, impedendo qualsiasi visione/scelta/interpretazione netta e definitiva.

    Probabilmente tu quando hai visto il film ne hai ricavato impressioni diverse, non vedo come questo possa alterare quelle che ne ho ricavato io.

    Il mio "non mi pare" è motivato da riscontri oggettivi nel film, non da quello che porto di personale nella visione, l'ho già spiegato.

    In più, non vedo comunque come tutto questo possa motivare, in Italia e altrove, l'uso del termine "fascista" ma, come per qualsiasi altra opinione espressa da queste parti, è chiaro che è pecca, difetto o incapacità mia, non certo questione oggettiva, come potrebbe essere altrimenti?

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  15. @ Samuel M. che dice "Gran Torino è un film molto furbo, che in quest'ottica FINGE di essere reazionario mentre è esattamente il contrario, è assolutamente liberal."
    Eh?
    Come fa un film a fingersi reazionario? No, davvero, non capisco…

    @ Davide che dice "Si può apprezzare un film pur non condividendone l'ideologia." È difficile, però succede. L'esempio che faccio di solito in questi casi è Un mercoledì da leoni, che nonostante l'impianto ideologico insostenibile (per me!) rimane uno dei miei film preferiti…

    @ Elvezio: Ma infatti per me discutere del contenuto politico di un dato film significa tutto tranne che appiccicargli un'etichetta di comodo. In questo senso sposo completamente quel che scrive Marco nei suoi commenti.
    Ribadisco: non mi interessa dare del fascista, del comunista o del xxx alla data pellicola, mi interessa capire come l'opera si pone nei confronti dei valori morali ed etici (e quindi politici) che caratterizzano il vivere sociale. Mi interessa capire come la rappresentazione della realtà adottata dal regista sia coerente con la mia idea di ciò che è giusto e sbagliato nelle scelte di individui e organizzazioni (che altro è la politica?).
    Poi certo, la lettura politica non è obbligatoria (ci mancherebbe!) se insisto su questo punto è solo perché l'hai tirato fuori tu per primo come premessa alla tua recensione, dando forse per scontato che ci fosse tra i tuoi lettori una conoscenza pregressa di polemiche ideologiche riguardo il film che a me erano invece del tutto sconosciute.

    'mo però te lo devo chiedere. Come mai tutto 'sto odio per Gran Torino? Per quanto non sia un capolavoro a me è sembrato un film degnissimo, totalmente coerente con il percorso artistico/politico (arridaie!) di Clint Eastwood, uno dei pochi registi hollywodiani per cui l'approccio etico al cinema non è un optional e che nonostante questo non casca mai nel facile moralismo.

    (e del Borghese piccolo piccolo che mi dici? Se non l'hai mai visto recuperalo, che credo ti sorprenderebbe.)

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  16. No, beh, odiare un film (o una persona, se per questo) mi è impossibile. Ci ho provato eh, alle volte, ma nisba, mi vien da ridere a odiare.
    (Mi vien da ridere anche quando faccio sesso e mi penso nell'atto, ma quella è altra cosa).

    Premessa/mani avanti: sono un fan di Eastwood, è importante eh, The Unforgiven per me è uno dei più bei film della mia vita.

    Gran Torino non mi piace per i dialoghi da prima elementare; per una delle peggiori recitazioni di Clint Eastwood (madonna i grugniti che fa, madonna); per il cambiamento di mentalità eseguito così, come ci si cambia la camicia o il pannolone, illuminato da qualche cribbio di cespuglio infuocato; per il criptorazzismo che si insinua in ogni dove (in fondo lui non fa nessuno sforzo per capire la loro cultura, li difende così, da cavaliere superiore per diritto di nascita che dispensa la sua forza agli umili e bisognosi, e in più comunque contro altri nemici/orchi cattivi, i latinos e i negri, senza ovviamente rivolgere verso loro alcuno sguardo, hanno sostituito i musi gialli...); perché usa persone come background alla cazzo, tipo le foto false in The Game (vado a memoria e io, ripeto purtroppo ho memoria zero, ma la moglie del personaggio di Clint???? Ma come, vivi tutta la vita insieme a sto pezzo di stronzo e non fai nulla? Eppure lui dice che è stata la cosa migliore che gli sia capitata, ovvero, devo desumere, o una schiava silenziosa o una razzista come lui e andavano a bruciar croci insieme, mano nella mano, quando lui tornava dalla fabbrica); per il volto di Clint che pare sull'orlo dello stesso (r)ictus tutto il tempo; per la terribile attitudine paternalistica che permea tutto il film; perché doveva scegliere e o recitare (cosa che temo non sappia più fare) o girare o produrre, le tre cose insieme sono stavolta micidiale autoindulgenza, non hai mai l'editor che ti cazzia; perché è manipolatorio nel modo che non sopporto (ovvero quando ti fai beccare); perché non è mai il suo personaggio particolare bensì una summa dei suoi personaggi più duri; perché elude senza nemmeno rifletterci il problema della vecchiaia (splendidamente affrontato, invece, in Space Cowboys); perché da dopo Mystic River in definitiva io non riesco più a riconoscere il mio regista preferito...

    Che poi conoscere dal vivo alcuni interlocutori di Rete, come mi è successo con te, Iguana, è strambo in quanto mette in ambra alcune cose e ne migliora altre, tipo ora mentre scrivevo ci immaginavo seduti in quel pub a Torino con te che fai sempre tante domande che vuoi capire e porti fuori la scimmia cattiva che nascondo dietro le spalle...

    (il borghese piccolo piccolo mi piace più il romanzo che il film (ma anche il film) ho un pregiudizio su Sordi pur avendo visto quasi tutto di lui persino In viaggio con papà, al cinema perdio...).

    Sei un pitbull.

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  17. Non ci siamo capiti. Provo a spiegarmi meglio. Attenzione:avverbi.

    1) Io non ho visto Harry Brown. Probabilmente non rimarrei particolarmente scandalizzato dalla visione del film.
    Tu però hai usato il film come pretesto per una discussione sull'attribuzione di etichette. Discussione che è arrivata ad un consenso secondo cui non ha senso dare una interpretazione politica di certi libri o film e chi fa così è : a) borghesuccio sinistroide b) sempliciotto incapace di analisi c) intollerante che promulga fatwe d) provincialotto ignorante (il solito pressapochismo italiano) e via dicendo.

    2) Riguardo al punto d), ovviamente certi film provocano reazioni polarizzate ovunque, qed.

    3) Se io mi accorgo che i personaggi di Earthsea sono stati sbiancati nell'adattamento televisivo, quello è razzismo. Se io leggo il centesimo romanzo pulp in cui i personaggi femminili sembrano esistere solo come povere vittime o femmes fatales, quella è misoginia. Se io guardo il millesimo film dell'orrore in cui è matematico che la coppia che scopa a inzio film verrà smembrata di li a poco, quella è sessuofobia. Non ha nessuna importanza se queste cose siano il prodotto di una ideologia consapevole o siano piuttosto memi che si autoreplicano. Si tratta di elementi la cui interpretazione è ovvia e che per alcune persone sono sufficienti ad impedire il godimento di un opera.

    4) Allo stesso modo, il motivo del giustiziere è un meme fascista.
    Il fascismo dice: l'unico stato legittimo è uno stato autoritario. L'assenza di uno stato autoritario produce inevitabilmente inarrestabile declino morale. A questo punto l'individuo spiritualmente più evoluto ha il dovere e la responsabilità di porsi al di fuori di uno stato le cui leggi non sono più eticamente giustificate e lottare per ristabilire l'igiene morale.
    Ora, ipoteticamente, è senz'altro possibile nella "realtà" che gli eroi di una storia siano tutti bianchi, che molte donne siano femmes fatali, che uno zombie ti squarti subito dopo la tua prima trombata o che uno si svegli e decida di farsi giustizia da solo.
    E' rendere queste situazioni un luogo comune - e nel caso dei film sui giustizieri, far sembrare che questa sia l'unica risposta possibile ad una determinata situazione - che diventa problematico.

    5) A questo punto si possono legittimamente fare discorsi del tipo:
    - non è che se gioco a Space Invaders sono a favore del genocidio degli alieni
    - Io leggo Hamsun e Celine e questo non fa di me un nazista

    Ma non si può banalizzare e delegittimare le reazioni di chi è irritato da questi tropi, per lo più se sembrano trattati in maniera acritica. Anche perché la retorica dell'impotenza della polizia, delle periferie abbandonate a se stesse e della mancanza di alternative ad una azione diretta dei cittadini è la stessa che porta qualcuno a parlare di ronde anche in situazioni come quella del mio paese, dove con tutta la buona volontà del mondo l'emergenza sicurezza non la vedi.

    6) Poi si può dire che un film può affrontare determinate tematiche senza necessariamente condividerle: un film sulla guerra può essere antimilitarista.
    Un opera può essere più o meno diretta o ambigua, ma l'interpretazione è comunque in parte personale. Per esempio Iguana ha dato una lettura anche, "politica" , in senso lato, di un romanzo che mi piace molto, secondo me non giustificata.
    Ma si tratta comunque della sua esperienza, e se ne può discutere anche appassionatamente, non dire che è chiaro esempio della superficialità dei borghesucci di pseudosinistra.

    Probabilmente tu quando hai visto il film ne hai ricavato impressioni diverse, non vedo come questo possa alterare quelle che ne ho ricavato io.

    Già.

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  18. E se devo essere sincero, a me piacciono molto di più le opere che sposano apertamente tesi o ideologie chiare rispetto a quelle che sembrano ambire a una certa obiettività o magari presentano tutti i personaggi come "complicati" e "simpatetici" perché "non esistono verità semplici" e a questo scopo fanno un accurato editing e riarrangiamento dei fatti a monte.

    No, qui parlavo di Tropa d'Elite. Tropa d'Elite parte da un libro in cui si parla dei piani di settori della Bopa per l'assassinio del governatore di Rio de Janeiro (colpevole di voler investigare le violenze della polizia e di essere favorevole all'aborto) e lo trasforma in un film in cui poliziotti sono sotto pressione perché, poverini, devono proteggere il papa. Sorvola sul fatto che la polizia in trent'anni non ha ottenuto nessun risultato sostanziale nella lotta alla droga ma si è resa responsabile, secondo dati ufficiali, del 70-80% delle morti violente nelle favelas (inclusi bambini e donne incinte che si trovavano in mezzo al fuoco), morti che non sono mai risultate in una incriminazione (e in diversi casi si hanno prove certe di vere e proprie esecuzioni) ,e inserisce scena di salvataggio eroica.
    La voce del dissenso poi è affidata a giovani universitari - borghesucci annoiati di sinistra, tanto per cambiare.
    Non, per dire, ai missionari comboniani - ne conosco bene due che nelle favelas di Rio ci vivono, e sono tutto tranne che quello.
    E sebbene non sia esperto della situazione brasiliana, ho seguito per anni per Amnesty International un paese nella cui capitale si vive una situazione molto simili a quella delle favelas Rio de Janeiro - compreso lo status da star di certi comandanti delle forze speciali di sicurezza. E neppure nel caso dell'omicidio di sette ragazzi minorenni, in cui le associazioni delle famiglie si sono autotassate per ottenere esami balistici e di medicina legale che hanno reso insostenibile la versione della polizia - pallottole che attraversano la nuca dall'alto verso il basso a distanza ravvicinata non sono compatibili coll'ipotesi di uno scontro a fuoco - si è arrivati ad una incriminazione degli agenti coinvolti.
    E' davvero un film che dovrebbe essere visto e studiato più volte: il suo modo di non prendere posizione è un capolavoro di retorica applicata.
    E difatti per il regista è un film contro la brutalità della polizia, per uno degli attori è un film dalla parte della stessa, i bambini delle favelas si mettono le magliette della Bopa e non quelle delle bande perché sono più tosti, e il successo - pubblico e critica, brasiliano e mondiale - è assicurato.
    A me non interessa affatto se sia un film progressista o reazionario.
    Posso anche essere daccordo che alla fin fine l'effetto del film sia sostanzialmente positivo.
    Ma rimango dell'opinione che sia un film profondamente disonesto, e in fatto di furbizia tre giri di stadio avanti a Gran Torino.

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  19. Quasi temo a ringraziarti per la discussione, perché potrebbe sembrare sospetta captatio.
    Ma ti ringrazio lo stesso: ce ne fossero come te.

    Rispondo solo al primo dei tuoi commenti, visto che l'altro riguarda altro film e non è questa la sede.

    A mio modo di vedere, il fatto che tu non abbia visto il film è un problema.
    Lo si avverte nel tuo punto 4, che dice:

    "E' rendere queste situazioni un luogo comune - e nel caso dei film sui giustizieri, far sembrare che questa sia l'unica risposta possibile ad una determinata situazione - che diventa problematico."

    Non ammettendo catalogazioni di genere, puoi immaginare come non mi piaccia ficcare Harry Brown dentro qualche supposto gruppo.

    Di Harry Brown stiamo parlando e forse per parlarne a questo livello dovrebbe essere necessaria visione.

    Ecco, in Harry Brown questa cosa di cui tu parli al punto 4 non avviene.
    Nel film una persona prima cerca di rivolgersi alla legge/polizia e questo sistema non funziona, quindi altra persona, visto che il sistema tentato dalla prima persona non funziona, decide di farsi giustizia da sé e di nuovo non funziona: diventa una bestia uguale ai ragazzi che uccide (evidente nella scena della tortura) e i suoi metodi non sortiscono nessun effetto sullo status quo (evidente nelle scene finali dopo la sparatoria nel locale).

    Il massimo che ottiene (e, spero, ammetterai che è ben poco) è che qualche vecchio, per poco tempo, potrà attraversare il sottopasso in pace, ovvero morire in pace.

    L'unica figura positiva presentata è quella del detective donna, che cerca di imporre certa razionalità su entrambe le parti (vendicatore e polizia) fallendo per certi versi e riuscendo per altri.

    Ora, partendo da queste basi, a me, lo ribadisco, mi sembra difficile sostenere che il film ha ottica reazionaria/fascista, ma molte persone, in giro per il mondo, sembrano intravedere questa ottica, anche in modo molto forte.

    A me pare sbagliato, a te pare lecito senza aver visto il film: continuo a rimanere perplesso...

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  20. Quasi temo a ringraziarti per la discussione

    Mi fa piacere che tu dica così, perché quando faccio interventi lunghi e polemici di questo tipo mi viene il dubbio di essere un troll attaccabrighe e logorroico

    perché potrebbe sembrare sospetta captatio

    la mia benevolenza ce l'hai già ;)


    Ma ti ringrazio lo stesso: ce ne fossero come te.

    Però non esageriamo, che mi metti in forte imbarazzo e poi mi blocco se mi viene un commento breve e stupidotto.


    Non ammettendo catalogazioni di genere, puoi immaginare come non mi piaccia ficcare Harry Brown dentro qualche supposto gruppo.

    Non è come rifiutarsi di vedere le foreste per i singoli alberi?

    Di Harry Brown stiamo parlando e forse per parlarne a questo livello dovrebbe essere necessaria visione.

    Ma gli altri commentatori ti hanno dato ragione senza aver visto il film. Devo dire che le frasi che hai usato nella recensione (e per questo te le ho rigirate addosso) mi avevano fatto un impressione diversa rispetto all'analisi del tuo ultimo commento. Ma il punto è che il giustiziere solitario è un tema piuttosto sensibile, del tipo che provoca reazioni a pelle.
    Magari saranno anche, in questo caso, ingiustificate e/o da riflesso condizionato.
    In generale però, il fatto che questo tipo di film provochi un ventaglio di opinioni diverse, alcune anche "sbagliate" , mi sembra nella natura delle cose.

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  21. (Quando vola qualche complimento piglia e porta a casa perché da queste parti la torre di controllo autorizza ben pochi decolli, ti assicuro)...

    Direi che siamo in chiusura di giro di commenti, sì, il giustiziere solitario è tema sensibile e terrò a mente per future recensioni, però non posso rispondere delle reazioni dei vari commentatori.

    E nel penultimo capoverso già dicevo abbastanza di come ne uscisse Mr Brown da tutta la bagarre, ovvero piuttosto male. Pensa che manca persino la scena con, non so, i vecchi del vicinato che escono sui ballatoi e applaudono perché "finalmente qualcuno ha fatto qualcosa, ohhhh!".

    A questo punto credo che rinvierò di un po' la possibile rece di Law Abiding Citizen (film di fantascienza, se proprio dobbiamo parlare di foreste...).

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  22. 'spetta prima di chiudere i commenti! :-)

    I miei due cent su Gran Torino. Quello che scrivi a proposito del film è vero, ma non mi ha disturbato. I difetti che elenchi sono bilanciati dalla presenza di quel protagonista che tu hai - giustamente! - detestato. Perché, secondo me, le caratteristiche negative che tu elenchi sono frutto di scelte precise.

    Il razzismo nel film è tutto tranne che criptico. Kowalski è la quintessenza dello stronzo razzista. Non c'è alcun dubbio in merito. Non c'è nessun cambiamente nel suo carattere o nel suo atteggiamento per tutto il tempo in cui lo vediamo in scena. Il bello del film sta nel vedere quello che è a tutti gli effetti una brutta persona fare alla fine una cosa giusta, ma non per tutti i valori democratico/liberal/sinistroidi cari ai cvitici nostrani, quanto piuttosto per piantare l'ultimo chiodo sulla bara ideologica che quel personaggio che si è costruito nel tempo e uscire al contempo vincitore da un mondo andato troppo avanti e ormai incomprensibile.


    Bon, ora puoi definitivamente mandarmi a cagare!


    (BTW meglio pitbull che cagacazzo, e puoi ritenerti fortunato che non ho il tempo per seguire il tuo blog come vorrei!!! :-))

    (a parte gli scherzi è sempre un piacere seguire i tuoi post e le successive discussioni. Continua così!)

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  23. Sì ma il giorno che ti mando a cagare vuol dire che sono diventato stronzo oltre il rehab.
    Ed essere mandati a cagare da uno stronzo non fa né caldo né freddo, :)

    E lo sai che ormai ti uso come spia per sapere se sto sbrodolando o meno, fra te e Marco uno o due allarmi mi sono suonati in testa a questo giro...

    Ora basta però con le cortesie, per favore spunti qualche Ano-nimo con un bel pacco di insulti, adoro l'odore degli insulti di tarda mattina...

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  24. mi sa che anonimi e fanboy, hanno abbandonato le scene di malpertuis..

    forte questo Harry Brown!
    Un cattivo revenge sostenuto dal maggiordomo piu maggiordomo di tutti, in effetti Caine non so se mi convince piu di tanto in queste vesti, ma la sua sporca figura la fa comunque.
    in Italia quando lo vedremo?

    joe.

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  25. Sa anche a me, non parlare davvero più di robe taliane risolve il problema anonimi, e non incensare i fa boy risolve l'altra faccia della medaglia.
    Mi fossi svegliato prima, ma ok anche così...

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  26. Mi sono procurato questo film due mesi fa e l'ho visto solo ieri. Come d'abitudine dopo averlo visto faccio un salto su Malpertuis per leggere, semmai commentare, e che ti trovo? Una serie di botta e risposta che, caro Elvezio, ti sei proprio andato a cercare...
    Detto questo, dato che io non devo gestire o moderare discussioni lo dico chiaramente. Il pensiero che fa nascere e crescere l'idea del film è progressista e di denuncia, di una società inglese che se ne sbatte della lower class e toglie dignità a chi, più sfortunatamente brava persona, ci deve vivere; ma poi si butta sulla soluzione come se in mezzo non ci fossero mezze misure: se sei stato un marine, se ne hai un buon motivo, se sei anche pronto a lasciarci la pelle... fatti giustizia da solo! E questo sbilancia effettivamente un pò troppo a destra tutto il pacchetto.
    Quando si arriva (come hai descritto) alla foresta di marjuana e alla rappresentazione di una realtà più vicina al fumetto che ad altro, torna alla mente la voce di Nonno Felice (alias Lino Banfi) e le sue raccomandazioni di non frequentare brutte compagnie che "si comincia con lo spinello".
    Mi sono dilungato sulla parte che mi interessava meno. Sintetizzo al massimo sul resto: Michael Caine al massimo livello. Concordo a pieno sulla lingua originale, in questo film il doppiaggio può fare solo danni.
    Regia e fotografia superlative. Immaginare di vivere in questi appartamenti popolari farebbe venire voglia di spacciare a chiunque. Tranne appunto a delle brave persone abbandonate dal sistema e quindi destinate alla guerra.
    Un caro saluto a tutti e un incoraggiamento a fottersene dell'influenza malsana dei concetti politici/ideologici a tutti i livelli e amare il cinema e basta.

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