VAN DIEMEN’S LAND2009, NAZIONE, colore, minuti
Regia: Jonathan auf der Heide
Soggetto/Sceneggiatura: Jonathan auf der Heide e Oscar Redding
Produzione: Noise and Light, Inspiration Studios, Screen Australia
La Van Diemen’s Land del titolo è la Tasmania, precisamente la Tasmania dell’Ottocento, spietata prigione dell’Impero Britannico.
Ed è appunto da Macquarie Harbour, colonia penale fra le più dure, che nel 1822 Alexander Pearce e altri sette detenuti decidono di scappare, contando sul fatto di riuscire ad appropriarsi di una barca e vari rifornimenti.
Purtroppo gli evasi non riescono ad arrivare all’imbarcazione e sono costretti a ripiegare all’interno. Privi di cibo, provati da condizioni climatiche estreme, senza mezzi e con scarsissima conoscenza del territorio, i nostri vagheranno per settimane lungo l’interno della costa tasmanica.
E quando la fame diventerà intollerabile…
Wasn’t the devil in you when you brought me here?
Questo è quel che si chiede Pearce durante la vicenda, e tenetela a mente perché è domanda importante, fondante.
Da tempo l’horror attendeva un survival adulto, serissimo e plumbeo come questo Van Diemen’s Land nel quale regista e sceneggiatore (che fra l’altro vediamo entrambi recitare nella pellicola, in particolare un ottimo, gaelico Oscar Redding nei panni di Pearce) si prendono tutto il tempo necessario nella costruzione dell’atmosfera e nell’accumulo di tensione, prima di liberare energia e orrore in brevi, efficaci esplosioni di violenza e sangue.
Tante le carte vincenti, a partire dalla deprimente e cupa fotografia di Ellery Ryan che tratta nella maniera adeguata il floridissimo paesaggio circostante: i boschi e le paludi della Tasmania, ricchi di vegetazione, vengono privati di ogni alito di colore, trasformandosi un ferroso deserto di morte per gli sventurati che, pensando di essere evasi dall’Inferno, non si rendono conto di aver in realtà fatto un terribile balzo all’indietro dal Purgatorio nel quale si trovavano.
Ugualmente valida l’ispirata colonna sonora di Jethro Woodward che sparge paranoia, tensione e ansia a partire dai primissimi minuti attraverso un uso spiazzate di moderni riverberi di chitarra elettrica, e ovviamente azzeccatissima (per quanto obbligata) la scelta di girare un survival totalmente al maschile e abbondantemente over 25-30, scelta che spazza via d’incanto ogni possibile concessione all’ironia o a certi stereotipi teen di cui abbiamo fatto indigestione in passato.
La natura, “mortificata” dal direttore della fotografia, è la incontrastata padrona di questa vicenda, teatro indifferente delle pene e degli scontri, delle sofferenze e delle indicibili decisioni di questo manipolo di uomini e in questo, come in altre cose, potremmo, fatti i dovuti paragoni e con il giusto rispetto, definire Van Diemen’s Land come La Sottile Linea Rossa dell’horror.
Di rosso in verità ne scorre ben poco ma quel poco basta e avanza in quanto ogni volta che compare riduce gli uomini che avevate imparato a conoscere, con i quali avevate talvolta sorriso e di cui non si poteva far altro che apprezzare la assoluta ricerca di libertà a ogni costo, ecco, trasforma questi uomini in bestie.
Bestie di due tipi: la preda del momento, che spesso vediamo rantolare, tremare, sobbalzare come un vitello epilettico che si rifiuta di crepare al macello e i predatori, che ricordano (fin troppo) da vicino quei licaoni, sciacalli, coyote e iene che girano in circolo di fronte al debole selezionato con cura, fino a vibrare il colpo mortale.
Bestie fantasmatiche diventano anche coloro che si rifiutano di sottostare a questa “logica” e di uno in particolare continueremo a sentire a lungo il verso da uccello volato via…
E mentre queste bestie si affannano e faticano per andare incontro alla morte nel modo più disperato e inumano, la Natura attorno sbiadisce sempre di più e, ritirato fin dall’inizio il suo aspetto Animale, lascia quello Vegetale a osservare impassibile e indifferente questi peccatori consumare i loro fieri pasti.
E il vegetale risponde da par suo alla chiamata: tratti di foresta che ricordano più il tredicesimo canto che il trentatreesimo; paludi di un brodo verde e immobile che giocano in contrasto nettissimo nei confronti di alcune cascate e fiumi limpidi; monti di uno smeraldo cupo che si stendono senza fine uno dietro l’altro, a ricordare, per rimanere IT, che la diritta via è davvero smarrita…
Sepolti da questa valanga verdastra, gli animali/cibo svaniscono e vanificano la caccia disperata degli uomini/cibo e persino quando, per l’unica volta, assurgono a protagonisti, rimangono nascosti fra foglie e cespugli: del serpente che azzanna uno degli evasi scorgiamo solo il segno del morso sulla gamba.
Siamo di fronte a un ottimo esordio da parte di un Jonathan auf der Heide che già si era misurato con lo stesso tema in un precedente cortometraggio (dal profetico titolo di Hell’s Gates) e che, prese le giuste misure, confeziona uno slow burner infernale che ha come carburante clorofilla e sangue umano (che si fonderanno in una memorabile sequenza onirica), un diesel che allontanerà i tifosi di certo ebefrenico turbo splatter d’avanguardia e metterà il resto dei volenterosi spettatori alle prese con un lento ma continuo moltiplicarsi di dualismi: uomo-bestia, morale-immorale, uomo-natura, silenzio-rumore, veglia-sonno/sogno, realtà-allucinazione, violenza-tranquillità.
Dualismo, confronto con la natura, fuga inizialmente facile, fin troppo: ma, ben prima del viaggio di questi sventurati, la Sibilla Cumana aveva avvisato altro viaggiatore che dopo la facile discesa sarebbe arrivato hoc opus, hic labor, fatiche e difficoltà alle quali, ahimè, i nostri, ben lontani dal ricordare Enea, soccombono uno dopo l’altro, novelli dieci piccoli tasmaniani.
La natura, nel frattempo continuerà a essere bella, stupenda, anzi, lo sarà sempre di più a ogni reiterato, fordiano atto di cannibalismo e ciò provocherà infine il mistico stupore di Pearce, che giungerà a chiedere addirittura a Dio il perché di questa bellezza.
Ricordandoci poi, finalmente illuminato dal "nettare" che consuma, che Dio non è altro che una entità che sta ballando con in mano un’ascia, arma che non ha mai esitato a usare…
In breve, per chi giustamente non avesse capito una fava: caldamente consigliato.
Wasn’t the Jack Daniel’s in me when I brought you here?
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Filmato:
Addenda (dall'unico album degli U2 che trovo quasi sopportabile):




















Cazzo, gli U2 no... con tutti gli ottimi gruppi australiani, e soprattutto con questa canzone che parla proprio dei fatti del film
RispondiEliminahttp://www.youtube.com/watch?v=6nWdUl-F4dw
Marco
Ahaha, maledizione, mi hai rovinato la gara...
RispondiEliminaA fine scrittura dell'articolo ho ovviamente fatto ricerca e mi sono imbattuto in vari video, compreso quello da te segnalato.
E stavo per inserire uno di quelli.
Poi però mi sono detto. vediamo chi arriva per primo a incavolarsi per gli U2 e avevo in mente due o tre nomi di miei lettori abituali, così ho subito pubblicato il tutto.
E invece vince l'outsider, che scazzo...
Eh, ma io non ho mica bisogno di cercare quando si tratta di musica australiana...
RispondiEliminaGrazie Elv, questo lo seguivo da un po', ora vederlo è d'obbligo!
RispondiEliminaUn film senza una storia d'amore del cazzo è già un evento da non lasciarsi scappare, a prescindere da tutto il resto.
RispondiEliminaAnche se non si può dire che tu abbia spoilerato, come futuro spettatore avrei preferito non sapere del problema del cibo... Va be', fa niente.
Molte grazie per la segnalazione.
Eh... Ho pensato e ripensato prima di scrivere la rece ma era impossibile fare altrimenti...
RispondiEliminaTi assicuro che ehm, il problema del cibo viene annunciato nei primissimi, disgustosi fotogrammi e quindi reso centrale nella prima mezz'ora, altrimenti avrei messo un allarme spoiler, sono sensibile a quel rischio, tranquillo...
Cioè... Si sa che Van Diemen's Land parla di sti evasi cannibali (fra l'altro cercate in Rete come vive e cosa combina Pierce "dopo" il film, un uomo di volontà, senza dubbio).
La frase alla fine del trailer "hunger is a strange silence" mi sembra molto azzeccata.
RispondiEliminaGrazie per l'ottima segnalazione!
Il vampirologo che ride
>Cioè... Si sa che Van Diemen's Land parla di sti evasi cannibali
RispondiEliminaHai ragione da vendere. Pensa che io, da ignorante marcio, non avevo mai sentito parlare di questa vicenda. Pensavo fosse roba inventata per il film. Chiedo venia.
Ehi! A me piacciono gli U2!
RispondiElimina(Nic, suka! :-))
Il film sembra interessante, ma come spesso accade quando passo da 'ste parti, chissà se e quando riuscirò a vederlo…
Io intanto continuo a segnare. Non si sa mai…
Ennesima dimostrazione del fatto che, narrata senza fronzoli, la Storia (quella cosa che ci insegnavano a scuola spesso rendendola criminalmente noiosa) può essere invece infinitamente terrificante.
RispondiEliminaMe lo segno.
Grazie della segnalazione.
...A IGUANA JO PIACCIONO GLI U2!!!!!!!... (pensare che pareva uno in gamba...)
RispondiElimina:-)))
Grazie a Elvezio per la recensione, mi ha messo addosso una voglia pazza di vedere il film, cosa che conto di fare (se doppiato o quando doppiato o sottotitolato)
Cricetus Maximus
Elvezio, stavolta sono più d'accordo con la recensione di Mymovies, mi pare manchi un pò di coraggio.
RispondiEliminaMa grazie sempre per il tuo lavoro!
Non leggo my movies. Se per coraggio intendono mostrare qualcosa di più devo dire che preferisco dosi minori di coraggio e dosi maggiori di lirismo, come in questo caso, ma a ognuno il suo.
RispondiEliminaGrazie a te per seguire ciò che faccio (enophilia.net? Ti intendi di vini?)
diciamo di si
RispondiEliminaAllora diciamo beato te!
RispondiElimina@ Cricetus Maximus: :-P
RispondiEliminaMagari ci faccio pure un post, sugli U2, alla faccia tua! :-)
(Elvezio, vogliamo chiarire le idee al Criceto, per favore? No, non sugli U2…)
Ciao,
RispondiEliminami presento: Sono Eddy e sono un appassionato di film horror "cazzuti".
scusa se faccio il bastian contrario a dispetto degli altri commenti.
Ho visto il film (normalmente cerco di vederli in lingua originale con i sottotitoli per non perdere il gusto della vera recitazione) ma sono rimasto alquanto perplesso. Mi aspettavo un film horror ed ho visto una jungle-adventure che poco ha di horror. Il film è visivamente meraviglioso, gli attori sono fenomenali ma il film lo valuterei più drammatico che horror...
Ho paura che si stia perdendo il vero senso di questo genere. Io vorrei rimanere "terrorizzato". L'unica cosa che mi ha spaventato è nel vedere per 2 ore otto imbecilli sulle ali della libertà finire per mangiarsi l'un l'altro e venire a scoprire che si salva "l'Hannibal del '800".
Seguo il tuo blog con grandissimo interesse perché ti trovo estremamente coerente e quello che recensioni è quasi sempre aderente con ciò che poi vedo. In questo caso mi sa che siamo nel "quasi".
Ciao e benvenuto.
RispondiEliminaE grazie per il commento: quando il dissenso viene espresso con i toni che hai usato è un piacere.
Temo che qui, e non è un voler evadere la discussione rifugiandosi nel de gustibus, si vada davvero a toccare corde molto personali.
A me non interessa sempre essere "terrorizzato".
Ci sono infinite sfumature che cerco in questo non-genere.
Si passa dal terrore all'angoscia, dalla paura al disgusto, dalla tensione a sottili inquietudini.
E alcune di queste emozioni sono arrivate molto forti. In particolare m ha parecchio turbato la ripetizione quasi da lavoro in fabbrica delle varie uccisioni, che da un lato svilisce l'importanza di ogni singola morte e riduce l'atto a terribile routine.
Ma, come detto, è comprensibile che ad altri non faccia effetto.
Siano avvisati i vari lettori, a seconda di quello che cercate potreste non trovare nulla in Tasmania.
Lieto che ti sia deciso a commentare, Eddy, continua a farlo, se possibile...
Meravigliosa risposta... vorrei conoscerti dal vivo! Molto spesso (praticamente sempre) certi film me li guardo, me li gusto e me li godo da solo. Che tristezza che non si riesca a capire dove inizia l'arte e finisce il cinema.
RispondiEliminaA parte la disquisizione, grazie per avermi risposto con la solita fermezza. sei un grande e continuerò a seguirti con solerzia! Attento che hai acquisito un rompiballe nel blog, sei avvertito...
Eddy
Meravigliosa risposta. sempre fermo e coerente. Grande. Hai ragione, ma io vado "di anima e core". Sono spesso snobbato per i film che guardo, così me li vedo, me li gusto e me li godo da solo... Bene, bene, sappi che il tuo invito a commentare verrà preso sul serio. Mi sa che stai acquisendo un nuovo rompiballe nel blog.
RispondiEliminaEddy
Notare che ho postato due volte per essere sicuro di rompere le balle davvero.
RispondiElimina(excuse me! Il browser non mi mostrava l'anteprima e pensavo di non aver postato... sorry)
Eddy
Fermi tutti, l'ho appena visto e non ho dubbi: se fosse un dramma, dove sarebbe il dramma? Invece l'attacco della natura sugli spiriti dei poveri evasi è del tutto horror.
RispondiEliminaGiuseppe