
Come vi avevo già detto a inizio recensione di The Descent 2, l'ultimo mese è stato bello tosto per quanto riguarda sia il clima regnante in alcuni settori di Rete che frequento sia per quel che concerne gli impegni personali.
Nel giro di due-tre settimane sono accaduti alcuni eventi spiacevoli che inevitabilmente mi hanno destato una serie di riflessioni, spingendomi infine a mettere in cantiere l'ennesimo progetto che ritarderà quelli precedenti.
Li ritarderà perché lo ritengo più importante e anche più urgente.
Procediamo per ordine sparso, confondendo il personale con quanto accade anche a molti altri in giro ed elencando ad muzzum:
- Di recente una persona che scrive in Rete (blog, e-book e articoli vari) e che conosco bene, che reputo un amico anche se per ora non ci siamo ancora conosciuti dal vivo, ha ricevuto una querela in seguito a un suo post in cui parlava di editoria a pagamento.
Non intendo rivelarvi l'identità di questo amico, non chiedete, se vorrà ne parlerà lui, fa bene a mantenere al momento un profilo molto basso.
Pensate solo che questa persona è sempre, sempre ben più equilibrata e cortese del sottoscritto, mai e poi mai lo avrei immaginato come target di querele.
Non è il solo, anzi, l'elenco è purtroppo lungo.
- La progressiva e inarrestabile riduzione del numero di critici in organico in moltissime testate, in particolare per quanto concerne le pubblicazioni cartacee negli USA.
- Le minacce di violenza fisica, gli insulti e le promesse di adire a vie legali che ho ricevuto in parecchie occasioni, ultima delle quali Orvieto (ma anche in occasione di passate recensioni di libri, quando ho parlato degli ultimi film di Dario Argento o quando ho discusso del livello qualitativo di alcuni portali horror in Italia). Stesse minacce e insulti le trovate più o meno uguali in moltissimi pezzi di critica sparsi per la Rete.
- La progressiva diminuzione degli accrediti stampa e delle proiezioni in anteprima per la stampa da parte di molte major cinematografiche, specie per quanto riguarda titoli dei quali già si sospetta una certa qualità traballante.
- Certa ingiustificabile attitudine da parte di alcuni critici, che paiono prediligere un generico attacco alla persona-scrittore invece di analizzare l'opera motivando con forza e dovizia di esempi i propri giudizi.
- Episodi assurdi come quelli elencati in questo pezzo apparso su Il Giornale che, per attitudine, toni, sostanza di quanto esprime e velati inviti e provocazioni portate avanti, trovo articolo particolarmente detestabile.
- La deprimente tendenza a polarizzare, ridurre e semplificare sempre e comunque qualsiasi tipo di problema complesso, formando vari ipotetici fronti di guerra, "critici contro scrittori" il più evidente fra tutti, favorendo e forzando lo "schierarsi" a ogni costo.
Potrei andare avanti ancora a lungo, ma ritengo che abbiate capito.
Io, per mia fortuna, mi trovo a non far parte di questa situazione nel particolare, in quanto non sono uno scrittore, non sono un critico e ultimamente non sono quasi nemmeno più un lettore/spettatore di opere del mercato italiano, ma ritengo comunque sia una trasformazione che coinvolge nel bene o nel male tutti quanti noi.
E come con tutte le trasformazioni (o rivoluzioni, termine che detesto) trovo sia impossibile fissare un punto d'inizio e uno di fine se non parecchi decenni dopo che le cose sono iniziate o finite: sono sempre sorpreso da chi ha la lucidità per riuscire a fissare linee di demarcazione mentre gli avvenimenti accadono...
Ritengo che sia un problema che sorpassa il concetto di "critica accademica", pur colpendolo in pieno, per andare a toccare il ben più vasto campo dell'attività "critica" in generale condotta da tutti quei fruitori che non riescono ad adagiarsi al mero livello del consumo reiterato e indifferente.
E, beninteso, non sono nemmeno coinvolto in qualità di strenuo sostenitore di chi si schiera sempre e comunque, pur amando esprimere il mio pensiero.
A me chi non si schiera spesso piace molto: sugli "ignavi" la penso molto più come Cioran che come Dante.
Ma sono tutte spie di allarme del compimento di un processo in atto da una trentina d'anni e più: la morte della critica e, per esteso, della possibilità di un dialogo costruttivo fra più parti, dialogo nel quale se porti avanti le tue idee con dati, ragionamenti e domande ricevi magari risposte, ammissioni, riconoscimenti o, in caso contrario, dimostrazioni logiche, di nuovo con dati e ragionamenti, che le tue critiche sono infondate, del tutto o parzialmente.
Al posto di questo processo abbiamo invece ora un bazar di confronti di basso livello, dove pare contare solo la posizione di eventuale potere di uno dei due poli, e con la facilissima, inevitabile caduta nell'epiteto, nella rissa, nella provocazione, nella querela, nella diffamazione e tanto altro ancora.
Posizioni di potere che se un tempo erano nette (per autorevolezza acquisita sul campo, numero di pubblicazioni, numero di lettori e tanti alti dati) ora diventano assai più sfumate e cangianti, visto che, persino su un elemento cardine come il numero di lettori, parecchi siti più o meno importanti possono vantare cifre che fanno impallidire il numero medio di copie vendute sia di molti scrittori sia delle riviste contenenti interventi critici.
Spariti i ragionamenti sull'opera, non possiamo far altro che assistere a uno squallido circo di accuse. Beninteso, la mia non è certo una difesa dei critici, ho letto cose atroci anche da parte loro e anche loro abusano del poco potere che hanno, spesso parlano di romanzi mai letti (ma non ho le prove di questo, rimane sensazione) e scrivono pezzi ancora più indegni dello scadente romanzo analizzato, ci mancherebbe.
Il pregiudizio è presente in entrambi i settori e allarga ancora di più un abisso già incolmabile.
La sensazione generale è quella di trovarsi alla fine di un'era che non mi è dato sapere se tornerà tanto facilmente.
La paura è che più andremo avanti più difficilmente ci imbatteremo nelle splendide pagine di un James Wood o di un Harold Bloom (faccio nomi stranieri per tentare di non localizzare un evento che trovo universale, sebbene da queste parti si versi come al solito in condizioni più gravi) o che se anche ci capitassero, tali pagine, verrebbero soffocate da un coro di recensioni di amici, parenti e fan, pronti allo scontro più feroce nel caso non ci uniformi al loro parere.
Se l'attacco alla persona-scrittore è imperdonabile e ingiustificabile, lo è ovviamente anche quello alla persona-critico, no?
Eppure ormai si sprecano i cori di "critico vai a lavorare", "il parere di Bloom conta quanto quello di una lettrice tredicenne di Twilight", "allora fallo tu se sei capace" o ancora l'inevitabile reductio all'Invidia, vero e unico motore di chiunque scriva perché una certa opera d'arte non lo ha convinto del tutto.

Per quanto non sia coinvolto non indossando nessuno dei due panni, è ovvio che rivolga contro me stesso, periodicamente, tutti i dubbi e gli strumenti che uso nell'analisi degli altri e non se ne esce, purtroppo, senza colpa.
Mi è capitato, non spesso per fortuna, di trascendere, insinuare dubbi con una certa cattiveria, scadere nell'ironia più facile.
Nulla di grave e per fortuna tutto ciò sempre accompagnato da una marea di dati e considerazioni, ma ritengo che l'ammissione di colpe e difetti sia un vero e proprio punto di forza, necessario per costruire un modus operandi ancora migliore, privo di punti che possano far perdere valore all'intero discorso.
Se vogliamo un clima migliore, prima di puntare il dito contro chi inquina è sempre meglio controllare il nostro livello di emissioni nocive.
Ovvio quindi che vi chieda di sorvegliare con attenzione sul mio operato: ogni volta che vi sembra che stia lavorando sulla persona invece che sull'opera, vi prego, fatemelo notare che vedrò di porre rimedio.
Siamo più o meno nella fine di un'epoca.
Ancora poco tempo e il parere dei critici non varrà più nulla, sostituito da commenti, sponsor-thread su anobii e post pieni di wink-wink, pollici alzati e "minchia quanto è fiko quello scrittore" o, per contro, affollati di "che libro di mmmerda" "tizio è proprio un misero incapace deve andare a coltivare".
Con tutto il rispetto che ho per alcuni commenti e post letti in giro per la Rete nel corso degli anni, raramente ho trovato un blogger fai da te che possedesse le capacità di analisi e scrittura di un Wood.
Molto, molto raramente.
Io cerco di essere aperto, mi sono ripetuto mille volte che il parere del ragazzino conta quanto quello del Critico, ma alla riprova dei fatti non c'è mai stato confronto: leggendo dei professionisti ho spesso imparato molto e anche quando non ho condiviso il loro parere mi sono goduto la lettura del pezzo, cosa che mi accade ben più raramente (il che non vuol dire mai, sia chiaro) con chi non ha una preparazione accademica o semi-accademica.
Si tratta anche di una questione numerica: a fronte di un commento o post molto approfondito (positivo o negativo poco importa) trovo poi miliardi di commenti e post assai superficiali e inutili, fino ad arrivare a certi siti o blog che paiono più gli uffici stampa di una casa editrice o di una major cinematografica che un progetto di analisi critica serio, con dietro un metodo, studi, concetti, visioni.
Chi ne guadagnerà da questa situazione?
Non ne ho idea.
Non penso che recensioni negative o positive riescano a muovere le vendite, quindi non credo che le case editrici beneficeranno della scomparsa della critica, non so, forse alcune fra le piccole potrebbero sentire qualche effetto, non ho dati.
Né cambierà molto la vita dei lettori o degli scrittori, se non nel caso di quei lettori che cercano testi critici per avere più mezzi di comprensione del testo, quei lettori che hanno voglia di imparare e non si accontentano delle armi a loro disposizione ma ne cercano sempre di nuove, quei lettori che invece di far volare epiteti o di darsi il cinque con lo scrittore/critico avevano voglia di discutere seriamente sull'opera in questione, persino quei lettori (io sono uno di questi) che usano le critiche e le recensioni per decidere alcuni acquisti.
Idem per gli scrittori, ci perderanno quelli che recepivano le critiche come strumento utile per migliorare (e comprendere) il proprio operato, ci guadagneranno quelli che cercano solo il plauso (ma, attenti, venato di qualche annotazione critica minore e innocua, tanto per non rendere troppo trasparente il giochino del consenso).
E non riesco a vedere questa trasformazione come negativa o positiva, mi limito a prenderne atto e continuare per la strada che mi piace.
Ritengo che alla fine siamo arrivati dove fosse naturale e ovvio arrivare: a furia di ripeterci giorno dopo giorno che il libro è un prodotto commerciale come qualsiasi altro, che le case editrici devono guadagnare e non sono istituti di beneficenza, che i romanzi hanno "target" e "soglie" e "specifiche", ecco, siamo arrivati a questo.
Trovo perfettamente normale che forzando questa concezione del libro la critica vada scomparendo e non bisogna più di tanto piangerci sopra.
Se i libri sono come le automobili, gli stereo o i pomodori in scatola è giusto che ricevano non critiche e recensioni dettagliate bensì schede di Altroconsumo o Quattroruote, con tanto di tabelle tecniche, stelline, voti numerici e tutto quel che può servire al consumatore per la scelta.
Come tentare di operare ancora pur essendo convinti, totalmente convinti che si tratti di una battaglia persa e che stiamo dando scosse a un paziente ormai morto?
Beh, ritengo si debba agire su più fronti, uno dei quali è senza dubbio quello dello specchio a casa nostra.
Bisogna essere impietosi nei confronti dell'opera e pietosissimi nei confronti dell'essere umano che esiste dietro l'opera.
Bisogna riuscire a non scadere mai, mai in attacchi immotivati alla persona (a meno che non abbiate evidenti prove, ovvio) ed essere sempre, sempre aperti a ogni tipo di confronto e domanda.
Non bisogna MAI temere di ammettere un torto o un fallimento, specie quando ben dimostrati da chi accetta di dialogare con noi. Si cresce da lì, non dal consenso bovino o dalla negazione reiterata.
Bisogna controllare e ricontrollare la propria critica, sia dal punto di vista dei dati che per quanto riguarda lo stile, proprio come se si trattasse di narrativa (per me lo è, ma so che non molti la pensano così, ecco il perché di quel "come se").
Bisogna concentrarsi esclusivamente sull'opera, lasciando perdere i sentito dire, le considerazioni su meccanismi editoriali che spesso si conoscono poco e male, i gossip su Tizio e Caio. Bisogna anche riuscire a bypassare eventuali antipatie personali, sarebbe imperdonabile farle pesare in qualche tipo di analisi del testo.
Bisogna avere rispetto e riuscire a non perdere mai la calma di fronte agli inevitabili attacchi.
Bisogna evitare di sentirsi esclusi (o, peggio ancora, inclusi) da qualche tipo di gruppo o schieramento o cospirazione. Di solito non esistono e quindi farete bene a non sentirvi parte o meno di una cosa che non esiste, quando invece esistono è comunque meglio non farsi distrarre da questi meccanismi.
Bisogna, infine, non avere paura.
E qui arrivo al vero motivo del post, motivo solo annunciato all'inizio.
Una querela, specie se spedita da una casa editrice o una major agguerrita, provoca inevitabilmente un minimo di paura in chi la riceve, specie se è la prima volta o se si è molto giovani.
Deve provocare timore, è il suo scopo, molto di più dell'eventuale pagamento della somma di denaro.
Deve indurvi a ritirare tutto, a fare ammenda e mea culpa. Anche quando sapete di avere ragione, anche quando avete dalla vostra dati e ragionamenti.
Le querele purtroppo non sono il normale, per quanto sgradevole epiteto di chi non sa confrontarsi su un piano razionale.
Sono, spesso, facendo i dovuti confronti, la testa di cavallo sul letto.
E necessitano quindi di ben diverso approccio rispetto alla pazienza/indifferenza che possiamo riservare all'epiteto.

Tanto per farvi capire la potenza di una querela, mi permetto di pubblicare un piccolo stralcio da una delle mail che ho ricevuto da questo amico scrittore.
So che in certa misura così facendo violerò la privacy, ma tengo comunque il tutto in forma anonima e si tratta di un piccolo passo:
(...) nelle 24 ore dopo la simpatica querela avevo solo voglia di chiudere l'intero blog, o limitarlo a post innocui, magari senza la possibilità di commentare. Ovviamente così non è stato, ma avverto comunque un gran senso di scoramento, una voglia di limitare la mia presenza sul Web e di dimenticare certi circoli malsani di gente ancor più malsana.
Come già detto, capisco bene perché tu cerchi di evitare - laddove è possibile - polemiche e analisi incisive come quelle che facevi fino a qualche mese fa (...)
Capite?
E se questa persona si fosse fatta davvero prendere dallo scoramento e avesse chiuso e cancellato il blog per sempre?
Bisogna quindi reagire.
La paura si può superare con alcuni mezzi.
Contornarsi di persone che aiutino la tua causa.
Munirsi di conoscenza.
Avere a disposizione persone specializzate che sappiano consigliare cosa sia meglio fare in determinate condizioni.
Questo io vi chiedo.
Nelle prossime settimane cercherò di accumulare quante più informazioni possibili sul diritto in Rete, su casi di querela, su consigli legali e testimonianze.
Link, testi, articoli. Qualsiasi cosa.
Poi vedrò di riassumere tutte queste informazioni in una sorta di post-vademecum, una guida for dummies, qualcosa che possa tornare utile a chi vive questo tipo di problemi.
Magari con una raccolta di soldi che vada a finire dentro un fondo fisso.
Magari con una serie di indirizzi e numeri di telefono di avvocati esperti in questo campo.
Magari con qualcuno pronto a rispondere alle vostre domande.
E tante altre cose ancora.
Per non rimanere soli e non avere paura.
Quindi inviatemi (per mail o qui nei commenti) qualsiasi tipo di informazione vi possa sembrare utile, ok?
Davvero, senza la vostra collaborazione tutto questo sarà estremamente più lungo, laborioso e difficile.
E se non mi smuove altro, fatevi smuovere dall'egoismo: potrebbe prima o poi capitare anche a voi di beccare una querela, non vi piacerebbe in tal caso essere aiutati?
E consideratemi quel che sono: un assoluto e totale ignorante in materia, un deficiente che vuol provare a capire qualcosa, vuole avere qualche informazione e mettere poi queste informazioni al servizio di tutti, in un post che avrà un link fisso ben visibile per sempre qui nella colonna di destra.
Infine, a chi ancora crede alla possibilità di una critica.
Questa NON è una guerra.
La guerra, se tale era, è già stata combattuta decadi fa e siamo stati sconfitti senza possibilità alcuna di rivincita, sia chiaro.
Capita, pazienza, non fatene un dramma.
Si tratta solo, ben più semplicemente, di decidere come andare a morire dopo questa sconfitta.
E forse è meglio andare a morire da furbi e sereni piuttosto che da stupidi pieni di paura.
Quindi se io cercherò di sbattermi per mettere insieme queste informazioni voi avete il dovere di farvi più furbi e capaci.
Se pensate o avete le prove che qualcuno sia un gran truffatore, non sparate termini come truffa, ladro, imbroglio, bastardo ecc ecc.
Se un romanzo vi pare disastroso sotto ogni punta di vista non dite che lo scrittore è "un analfabeta mezzo scemo".
Se su un sito vi sembra che accadano cose poco chiare, non partite subito con un "sono mafiosi".
Di Grillo ne basta e avanza uno.
In sostanza è lo stesso problema dello show don't tell, no?
Lasciate che sia il lettore ad arrivare, mentre scorre il vostro pezzo, alle varie conclusioni "allora sono mafiosi, è un analfabeta mezzo scemo" o, per contro "devo avere questo libro" "meglio bookmarkare questo sito" e tutto il resto.
Termini e toni di quel tipo servono solo a dare appigli ai querelanti.
State calmi e scrivete articoli che non abbiano debolezze, carenze o punti fuori tema.
Rimanete sul pezzo, non lasciatevi portare in rissa dai provocatori.
Recentemente mi hanno più o meno detto, dopo aver tentato di provocarmi in ogni modo, che questa mia attitudine "Zen" non mi porterà da nessuna parte.
Ora... A me è stato detto di tutto in vita: anarchico di merda, comunista mortaccione, fascista devi morire, metallaro del cazzo, patetico coglione (quello anche le donne con cui sono stato, ma è altro campo di critica, forse anche lì ci vorrebbero le tabelle di Quattroruote...) e tanto tanto altro ancora.
Zen è la prima volta e proprio non me lo sento, ma ne capisco il senso (assai distorto, lo so) e mi fa piacere perché ne intravedo il grandissimo potere.
La calma, l'attenzione e la consapevolezza nel motivare le vostre critiche possono farvi vincere dove invece la pancia e la furia vi faranno sicuramente perdere, se volete vedere tutto come una partita o una guerra.
Preparatevi una serie di risposte standard alle accuse più frequenti (le solite: "lo fai per invidia, lo fai per farti una fama, la critica/saggistica è cosa ben minore rispetto alla narrativa, scrivere in Rete è roba da minorati rispetto a pubblicare su carta, stai parlando di un libro/evento insignificante, vuoi solo rovinare la scena, tanto X vende migliaia di copie e tu?"), è facilissimo proprio perché più o meno gli attacchi sono prevedibili e sempre uguali.
Una volta che avete queste risposte standard potrete copiare/incollare cambiando eventualmente solo qualche nome e potrete rispondere al 90% delle persone malintenzionate con due click, che è un guadagno mica da poco.
Voi state calmissimi e continuate a vedere il mondo con occhi critici, al resto, ai vari problemi psicolegali vedremo di pensarci tutti insieme, ok?
Se bisogna morire e scomparire, tanto vale farlo in modo degno e a testa alta, salutando da morituri e continuando a fare quello in cui crediamo fino alla fine.
Cominciate a far piovere le segnalazioni e i consigli, mi raccomando.
Tutti piccoli leoni, dai...




















solita storia, uno butta un occhio sulla situazione italiana e subito glielo cavano.
RispondiEliminacomunque : io suggerirei al querelato di rifarsi al caso del blog "Il Butirrometro" VS Moncalvo a maggio dell'anno scorso. Ora, in questo caso specifico si trattava di satira ma può comnuqe tornare utile il fatto che il giudice tra le varie motivazioni ha tenuto conto che fosse un "post" e non un "articolo", evitando così di considerare il blogger un giornalista e tutto cio che ne consegue.
un pò di link selvaggi :
http://www.daw-blog.com/2009/05/10/mirko-batte-il-querelante/
http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/05/07/assolto-il-buttirrometro-moncalvo-perde-in-tribunale/(linkare repubblica mi costa sforza e dolore)
la sentenza( cosa più importante) : http://files.splinder.com/2083d2863cb5dbf5a787abf78bb60e00.pdf
questo è tutto ciò che mi viene in mente e ho trovato. in bocca al lupo. Certo che a Spider Jerusalem queste cose non succedono cazzo.
Ps: I Mumford and Sons ? non smetti mai di stupire !
Ottima partenza.
RispondiEliminaIl senso di questo post è proprio nell'accumulare segnalazioni da tutti.
Avrei potuto anche far da solo ma trovo sia atteggiamento non adatto a chi scrive in Rete.
In più sono pessimo, pessimo nelle ricerche google e cento occhi e mani trovano meglio e molto di più di due.
Sui Mumford, diciamo che ascolto generi molto diversi fra loro.
La prossima volta metto gli Anal Cunt, ok... :)
Io sono dell'idea di tutelare, anche finanziariamente, la critica libera via web. Costituire un fondo in generale mi sembra difficile (chi lo gestisce? chi ne ha la responsabilità? solito problema: chi controlla i controllori?). Invece reputo sensato, caso per caso, informare della situazione, rivolgersi a un avvocato comune (meglio uno solo, univoco, che così diventi "esperto" della cosa), chiedere un preventivo per difendersi dalla querela, e organizzare una colletta. E anche contrattaccare: mi quereli per diffamazione? Bene. Io non solo mi difendo, ma a questo punto valuto se TU stai facendo qualcosa di illegale. Un paio di bastonate legali sul muso e secondo me le querele facili le facciamo sparire. Su queste basi io sono d'accordo a valutare la situazione. Samuel
RispondiEliminaEnucleando i due macroargomenti sui quali focalizzi il tuo intervento e rispondendoti in estrema sintesi: per ciò che concerne il rapporto triadico critica-testo-lettori sono forse ancora uno dei rarissimi sostenitori della sensatezza della critica, laddove non si limiti pleonasticamente all'elogio o alla stroncatura ma cerchi di comprendere e far comprendere il plusvalore estetico di un oggetto testuale (quale che sia, libro, film, rappresentazione teatrale, disco, dipinto etc.), che non è semplicemente un oggetto di consumo (è per questo che trovo poco interessante la logica consumistica della critica come consiglio per gli acquisti), proprio perché credo che la posta in gioco sia ben altro, ovvero quel (dis)piacere del testo di cui parlava Barthes. E il critico è colui che può avviare un dialogo a più voci intorno alle meraviglie o meno di un testo.
RispondiEliminaSulla "tutela contra querelantes" condivido il tuo convincimento di fondo, la paura in questi casi è figlia d'ignoranza e la conoscenza può rivelarsi strumento indispensabile per affrontare questo genere di problematiche. Oltre a raccogliere informazioni e casistiche legali attendibili, mi trova d'accordo la linea propugnata da Samuel qui sopra, ovvero individuare un avvocato che si occupi nello specifico di "Diritto in rete" che chiarifichi ciò che naviga ancora nel vago come la giurisprudenza in relazione a internet.
Se la questione riguarda la critica di un'opera, allora, come ha suggerito Sciallis, basta parlare dell'opera senza "toccare" l'autore. A quel punto nessuno potrà dire nulla dal punto di vista del diritto. E se proprio qualche permaloso ha soldi da bruciare in procedimenti legali finirà per perdere.
RispondiEliminaParlando in generale, la fregatura è che la giustizia non è cosa per i meno abbienti e, anche quando si ha ragione e/o ci si vuole difendere, si viene risucchiati in un vortice dove si è costretti a spendere (o comunque anticipare) cifre ragguardevoli la cui cosa, in questo caso, potrebbe essere aggirata con la citata colletta, però... sappiamo che gli amici si vedono solo al momento del bisogno.
Buona giornata.
Uff, blogspot mi ha mangiato un commentone. Ok, sintetizzo per punti solo la parte della questione legale...
RispondiElimina1 - inutile raccogliere pdf e doc di leggi e leggine. i processi durano una vita, gli editori grossi hanno avvocati migliori e dopo due o tre anni per sfinimento si patteggia (e se si decide di continuare per difendere gli ideali, ci penserà il tuo stesso avvocato a portarti via pure le mutande). Il sistema giudiziario italiano è uno schifo e un'azienda con uno studio di avvocati già stipendiati non si accorgerà nemmeno della causa in corso, voi sì.
2 - "Non ci sono i critici di una volta, ma proteggiamo lo stesso quelli di oggi", discorso lungo. In breve, io credo che critici capaci ci siano, ma si dedicano all'analisi e producono testi che pochi comprano. Magari ne riparleremo... per adesso il mio consiglio per avere una tutela legale è DIVENTARE GIORNALISTI. Per l'iscrizione all'albo dei pubblicisti vi basta un po' d'esperienza da sottopagati in una redazione (si può fare anche da casa, per un mensile bastano 24 pezzi in due anni), poi ci s'iscrive all'ordine e con 100€ all'anno e l'iscrizione al sindacato, anche se non esercitate la professione, avrete la copertura legale che cercavate.
3 - Il fondo di assistenza per i caduti della critica... :D Elvis, sei troppo giovane dentro!
postilla al post di Valentino Sergi: vero che diventando nominalmente giornalisti (quindi iscrizione all'albo e pagamento cedola sindacale) si hanno più adeguate tutele legali, aggiungo che per diventare pubblicisti i pezzi devono figurare regolarmente retribuiti secondo tabelle dell'odg (almeno fino a 2 anni fa era così) e con continuità per 24 mesi.
RispondiEliminaLa questione è un pò spinosa,però penso che pìù che concentrarsi sul dopo (quando si viene citati,i giochi (del diavolo.) sono ormai fatti e tu sei fregato,per questo non c'è santo che tenga.)convenga concentrarsi sul come evitare la querela.Sarebbe quindi utile un vademecum su come recensire senza però scadere nell'insulto gratuito,pur mantenendo intatte le proprie opinioni. Sarebbe interessante anche un elenco delle strategie più diffuse che vengono usate per provocare i blogger e scatenare così reazioni a cui aggrapparsi per la querela.(Questo risulterebbe d'aiuto ai blogger più inesperti o emotivi.)
RispondiEliminaIl vampirologo che ride
Elvezio, mi sembra una gran bella idea. E uno spunto di riflessione non da poco.
RispondiEliminaPurtroppo ormai c'è la "querela facile", una sorta di patologia che, in maniera endemica, sta contagiando tutti gli italiani. Quando una cosa non ti è gradita (un pezzo di critica, una diagnosi, un il colore delle tende del vicino) scatta la querela. Certo, l'idea principe è quella di spaventare, così da far metter le cose a posto. Senza discutere, senza ammettere di essere in errore.
Concordo sul principio di conoscenza. Se uno conosce, mastica qualche legge, sa davvero quando è utile o meno preoccuparsi, o come fare per evitare di esporsi.
Ah, dimenticavo, Elvezio: quando uscirà il mio primo romanzo (che sto ancora scrivendo ma SO già sarà un capolavoro) mi aspetto una recensione degna. Conta che ho già pronta la querela, se no!
Ciao,
RispondiEliminanon ho nulla da segnalare (purtroppo) ma vorrei lo stesso incoraggiarti a continuare il blog, a collezionare il materiale e ascoltare le varie voci.
Lo dice uno che nel 70% dei casi NON e' d'accordo con te, che non ama visceralmente l'horror, ma che segue sempre il tuo blog. Del resto seguivo quello di Gamberetta odiando il fantasy....
ciao Elvezio
RispondiEliminanon so se ti hanno già segnalato o meno
guarda qui
http://www.giornaledellamusica.it/news/?num=105128
ciao
Fabio
L'articolo gentilmente linkato e postato da Fabio, qui sopra, è davvero inquietante, come inquietante è tutto il tema del critico da bruciare come le streghe medievali, usando artatamente e delinquenzialmente la Legge come rogo inquisitorio/sadico contro la soggettività parlante del "critico". Sì, perchè il punto credo sia proprio questo: una distorsione macroscopica, perversa, della Legge, che, da Ordine Paterno che dovrebbe dare senso al convivere comune, diventa invece ideologia fondamentalista appunto sadica e onnipotente che uccide l'Individuo e il suo pensiero. Il trend è questo, soprattutto in Italia, ove ormai la Forza domina sul Senso, a vari livelli, e quindi è ovvio che la critica venga presa a fucilate, poichè la critica determina conflitti di interpretazione che a loro volta promuovono simbolizzazione, significazione e dazione di senso al "testo". Tutto questo, a casa mia, si chiama con due nomi: Cultura e Conoscenza. A casa d'altri ciò deve essere estirpato attraverso l'iniezione di dosi di paranoia (la paura), una paranoia che si concretizza nella paura della precarietà economica (la "multa" salata da pagare al "diffamato"). Infatti, guarda caso, la paranoia è il contrario della Conoscenza, è cioè una convinzione delirante. Lodevole la proposta emersa da più parti nei commenti di pensare ad un avvocato che accomuni le esperienze e difenda così il Soggetto. Se la cifra della colletta non è esorbitante, ci starei senz'altro anch'io.
RispondiEliminaELVè SEI UN EROE !
RispondiEliminaNo no, a momenti non ho nemmeno i coglioni per scendere giù a prendere il latte, figurati, gli eroi stanno nei romanzi fantasy (quelli scritti male, imho), cerco solo di fare quello che mi sembra giusto.
RispondiEliminaNon riuscirei a rispondere a tutti ma sappiate che sto leggendo ogni vostro commento e assorbo tutto.
Valentino ha ragione da vendere, infatti la pagina che preparerò oltre a contenere link ecc ecc si concentrerà su tutti i possibili "trucchi" pre-finale, quindi su come assumere in automatico una forma di scrittura che possa prevenire tali situazioni, forma di scrittura che comunque farà guadagnare qualità al pezzo già di per sé...
Grazie a tutti per l'ormai consueta (non abituatemi troppo bene o, se lo fate, continuate per sempre) qualità dei commenti.
Allora mi intrometto, segnalando:
RispondiEliminahttp://www.minotti.net/il-minottino/
Ebook chiaro e ben scritto.
Elvezio, ti capisco benissimo. Il sito di Linda Rando, Writer dream , credo possegga un vero e proprio record di querele, minacce, tentativi di trolleraggio di ogni sorta. Certo li conosci e saprai che conducono una vera e propria battaglia contro l'editoria a pagamento. Il regolamento del forum è rigidissimo, proprio per dare il minor appiglio possibile agli squali- pardon, volevo dire personaggi dalla difficile collocazione- dell'editoria.
RispondiEliminaSe la contatti ti risponderà di sicuro .
Grazie per il tuo bel lavoro.
Nadia
Commento lungo abbastanza da essere un post. Mi scuso in anticipo.
RispondiEliminaVorrei partire da due delle cose che hai citato in questo articolo, per esaminare la loro connessione. La prima è l'articolo sul Giornale, la seconda la querela al blogger.
Io sono dell'idea che Santacroce abbia fatto benissimo a scrivere quella lettera aperta.
Qualunque sia l'immagine che della cosa passa attraverso l'articolo che hai menzionato, lei nel pezzo originale ha asserito che il suo vecchio romanzo (VM18), nella recensione al suo nuovo romanzo (Lulu etc) e dunque nella visione di Barilli, sarebbe passato da "capolavoro" a "buona prova". A meno che Santacroce non sbagli nel ricordare, quella che ha fatto è informazione: ha informato i lettori di qualcosa che è giusto sappiano su come il Sig. Barilli usa le definizioni nel recensire un prodotto editoriale. Poco importa che l'informazione arrivi da un'autrice stroncata, a meno che non ci si voglia mettere a discutere sulle intenzioni invece che sul punto. Il punto è: è stato competente, diligente, questo signore, nel recensire i libri della S.?
Santacroce pensa di no, e ha pubblicato la sua su un blog con la funzione commenti attiva.
L'articolo su Il giornale invece contiene - insieme a un tot di distruttiva vocazione alla provocazione - interessanti spunti per la lettura di una situazione in cui il mestiere di romaziere "puro" si individua con estrema rarità. Cito:
“Umiliato da due mandarini della critica che, buttando lì una frasetta velenosa in articoli in cui si parlava di tutt’altro, avevano irriso i suoi due ultimi libri senza averli neppure letti, Baricco [...] non rinunciò a restituire la stoccata. […] «Adesso vi dico cosa avrei dovuto fare, secondo il galateo perverso del mio mondo, invece che scrivere questo articolo. Avrei dovuto stare zitto e lasciar passare un po’ di tempo. Poi un giorno, magari facendo un reportage su, che ne so, il Kansas, staccare lì una frasetta tipo “questi rettilinei nella pianura, interminabili e pallosi come un articolo di Citati”. Poi, un mesetto dopo, che so, andavo a vedere la finale di baseball negli Stati Uniti, e avrei sicuramente trovato il modo di chiosare, in margine, che lì si beve solo birra analcolica, triste e inutile come una recensione di Ferroni.”
Vogliamo negare che le cose siano esattamente come le descrive Baricco?Questa é l'alternativa? Questa o la querela? ben venga la reazione aperta.
segue ->
Uno scrittore può scegliere con che critica confrontarsi: con quale livello e anche con quale stile di critica. Se si ritiene che un recensore non abbia dato prova di professionalità, secondo me è legittimo non solo strafregarsene di quanto scrive, ma anche annunciare all'universo mondo che lo si considera disinformato, incompetente. Sarà impopolare, antipatico, meno elegante di un aristocratico silenzio, sarà perfino passibile di querela, ma è moralmente legittimo.
RispondiEliminaLe querele sono un altro paio di maniche.
La querela presuppone lo stato d'animo di chi sente di aver subito un torto ed è certo che per il mal tolto non gli verrà corrisposto alcun riconoscimento. lo stato d'animo di chi non crede che la situazione possa essere sciolta/chiarita attraverso il dialogo, (a) in causa della malafede della controparte, (b) in causa della gravità estrema del danno inflitto, o ( c) della propria incapacità di confutare la controparte, dunque nella speranza di riaversi su di essa attraverso qualche virtuoso gioco di cavilli o, più semplicemente, di vendicarsi infliggendogli il tormento delle spese giudiziare. Un tormento che in questo paese terrorizzerebbe chiunque.
Una scrittrice stroncata subisce un danno (qualcuno non comprerà il suo romanzo). La scrittrice però crede che il dialogo possa arginarlo. Posta sul blog. Formalmente risponde al critico ma praticamente si rivolge ai lettori: "questo signore dice che il mio libro fa schifo, secondo me la sua opinione non è affidabile, lo penso perché, duepunti, argomento".
Questo atteggiamento potrà anche partecipare di un'atmosfera generale di insofferenza, ma è l'esatto contrario della querela.
A livello di relazione con la critica in particolare e con il diritto di critica in generale è infinitamente più salubre: da una parte c'è un comportamento aggressivo, che denota la propensione – passionale quanto vi pare - al dibattito, dall'altra un comportamento che può assumere i connotati dell'intimidazione e che in ogni caso dichiara disinteresse o sfiducia nel colloquio (nella polemica?) come strumenti utili all'individuazione della "verità" o almeno alla sua ricerca.
Il legame tra l'articolo e la brutta faccenda del tuo amico si può ravvisare in un'atmosfera, ma le modalità di confronto con i propri detrattori sono anche, da un certo punto di vista, l'una il contrario dell'altra.
Detto questo, sono veramente costernata per quanto è accaduto al tuo amico. Patisce un sistema che trasforma un mezzo di tutela in un'arma su cui troppo pesa il dislivello di potere e l'asimmetria del rischio corso da querelanti e querelati.
Ma infatti, Agony, trovo detestabile l'articolo de Il Giornale, non l'atteggiamento della Santacroce.
RispondiEliminaIl confronto è sempre sano (o perlomeno fin quando rientra in certi binari), meno lo è la querela, che ben descrivi nelle due ultime righe. Querele che arrivano sempre e comunque senza mai tentare la via del dialogo/confronto.
Il post che spero di riuscire a scrivere fra un po' mira anche a cercare di pre-sedare la situazione, invitando a non arrivare al momento della querela, proprio perché intravedo ogni tanto, in molti pezzi di critica che leggo in giro, degli scarti spiacevoli, che si potrebbero evitare contando anche solo fino a tre.
Che si dovrebbero evitare...
Bell'articolo e mi sono piaciuto molto tutti i commenti, Agony in primis.
RispondiEliminaMi sembra chiaro che la differenza la fa sempre il modus operandi di cui parla il buon E, piuttosto che l'essere giornalisti.
In linea di massima, una volta che si agisce alla luce del sole, con competenza, cercando di essere oggettivi al cento per cento, una querela troverà pochi appigli; sarà, come avete già detto, solo un atto per intimorire il lettore/recensore.
Ma poi, porca la vacca, non riesco a capire come chiunque produca qualcosa, dalla cosa più banale al servizio ospedaliero, non riesca a comprendere che il consumatore/utente/ecc... è la cartina da tornasole indispensabile.
Ok che con la ricerca di mercato si cerca di anticipare il feedback...
Andate a dire alle case automobilistiche che hanno rotto le palle con sti minchia di Suv... e loro vi risponderanno che è il mercato che le vuole.
Idem per le case editrici che continuano a pubblicare saghe di vampiri stilosi-emo-con il quoziente intellettivo di un mattone - e forse anche peggio perché le molecole del mattone fanno il proprio lavoro in modo impeccabile - e vi diranno che i ragazzi adorano i vampiri e il prodotto vende alla grande. Un feedback che si discosta da degli ottimi risultati di vendita, o che possa in qualche modo creare problemi in quella stessa fase, deve essere contrastato...eh!, certo che sì.
Insomma, io sono per il dire la nostra sempre e comunque. Farlo nel modo giusto, documentandoci, rimanendo sempre oggettivi, tenendo il nostro gusto personale ben distante dal giudizio finale.
Ma sono anche per punire chi le spara grosse...
C'è gente che recensisce libri senza aver mai letto un romanzo storico, la fantascienza classica, i primi horror e thriller, un saggio, ecc...
Quelli un po' di spavento, almeno quello, lo meritano.
Un link al volo per il tuo amico Elv. Non so le circostanze, ma almeno l'argomento è lo stesso (editori a pagamento): http://www.riaprireilfuoco.org/Ordinanza_Ferrigno.pdf
RispondiEliminaAnonimo, quanto scrivi sulla mutazione del lettore in cliente è vero e sicuramente il fenomeno non è senza conseguenze, sotto il profilo della relazione tra prodotto editoriale e critica. La critica, in quell'ottica, non può essere considerata quel che diceva più su Mauro, ma una sorta di "anti-pubblicità".
Volevo segnalarti il WD ma l'hanno già fatto. Mi spiace per il tuo amico e capisco bene cosa si prova in quei momenti. Sono stata Admin del WD e c'ero quando le è arrivata la prima diffida. Non bisogna indietreggiare perché pagare per pubblicare non è reato e quindi rivelare o criticare la politica di un editore è consentito.
RispondiEliminaCiao Elvezio,
RispondiEliminacomplimenti per il post, specialmente nei punti in cui ti dilunghi in consigli per non scoprire il fianco alle minacce di querela. Molto zen ;-)
Lavoro con una piccola associazione culturale - Studio83 - che si occupa di editoria e scrittori esordienti (e di critica, sob) e ci siamo imbattuti più di una volta nel problema del "bullismo" di certe case editrici, specialmente a pagamento, che non tollerano non dico la critica, ma nemmeno la mera verità e fanno il diavolo a quattro se solo li si definisce "editori a pagamento".
Il WD ha il primato delle minacce ricevute, o almeno delle minacce "pubbliche": l'editore o chi per lui(compresi i troll) interviene sul forum/blog e fa la voce grossa. Esistono anche le diffide private... in seguito alle quali alcuni gestori di forum hanno vietato agli utenti di fare nomi delle case editrici. E ci sono anche le proteste telefoniche, come quelle che abbiamo avuto noi dalla Kimerik e che sono abbastanza tristi.
L'unico caso noto (cioè, che conosco io ^^) di una querela arrivata fino in fondo, cioè al processo e alla sentenza, è quello che la casa editrice "Il Filo" ha intentato contro Ettore Bianciardi relativo ad alcuni commenti sul blog "Riaprire il fuoco" . La sentenza del giudice è confortante perché la Costituzione italia è dalla nostra parte, dalla parte del diritto di cronaca e anche del diritto di critica.
Maggiori dettagli con tutti i link compresa la sentenza del giudice qui:
http://www.studio83.splinder.com/post/17878395/sul-filo-del-rasoio
Se hai bisogno di aiuto per il tuo vademecum, scrivici pure. Troverai altri esempi di bullismo degli EAP nella nostra categoria "Editoria a pagamento".
Ciao e auguri, leggo spesso il tuo blog e mi piacciono molto i tuoi pezzi, anche se spesso riguardano film che non avrò mai il fegato di guardare...