TONY2009, UK, colore, 76 minuti
Regia: Gerard Johnson
Soggetto/Sceneggiatura: Gerard Johnson
Produzione: Abbott Vision, Chump Films e Dan McCulloch Productions
Tony è solo, disoccupato da praticamente sempre, vive in un orrendo caseggiato di qualche periferia londinese e vaga per le strade della City in cerca di compagnia.
Bambini che giocano a calcio contro il muro, gay di qualche club notturno, tossicodipendenti in cerca della prossima dose o venditori abusivi di dvd piratati, tutto va bene a Tony che vorrebbe solo qualcuno con cui scambiare qualche parola e magari guardare insieme qualche film d'azione.
Ma prima o poi tutte queste persone finiscono con il contrariare Tony, con il deriderlo o volerlo lasciare solo o usarlo in qualche modo. E Tony reagisce nell'unico modo che conosce, uccidendo. E uccidendo. E uccidendo...
Qualcosa di importante sta per forza accadendo in una Inghilterra che nel giro di pochi mesi è capace di sfornare sia la trilogia di Red Riding che questo allucinante viaggio nella vita quotidiana di un trascurato, involontario e noncurante serial killer della porta accanto.
La scintilla che mi ha spinto a cercare informazioni e quindi a vedere Tony, devo ammetterlo, è di natura extra-filmica. The The (Matt Johnson) è da sempre l'unico artista per cui io possa dire di nutrire qualcosa di lontanamente simile al fanatismo ma, dopo aver messo in download gratuito il suo ultimo album (prima e con meno ricerca di pubblicità di tanti altri gruppi), il buon Matt si è defilato e ha prodotto ben poco.
Quando, tempo fa, mi arrivò in mail la newsletter del suo sito che parlava di un ritorno sulla scena per The The in occasione della colonna sonora di un film che riguardava un serial killer mi sono immediatamente segnato il titolo e nei mesi seguenti ho notato con sempre maggiore soddisfazione e interesse che si parlava sempre di più e sempre meglio di questa pellicola.
E se gli USA hanno avuto John McNaughton che nel 1986 ha spiegato loro le vie proletarie all'omicidio seriale, ecco che ora spunta l'esordiente Gerard Johnson a proporre il suo Tony Pioggia di Sangue.
La prima cosa che salta subito agli occhi, alla mente, alla gola è che da sempre l'Inghilterra sembra essere il Paese più capace di capitalizzare sul proprio squallore.
Gli interni e gli esterni dei sobborghi di Londra proposti qui e in mille altre occasioni parlano di spazi geosociali nei quali diventa pressoché impossibile condurre una vita normale, crescere più o meno sani mentalmente.
Casermoni in degrado che annichiliscono chi vive dentro; stanze impossibili da arredare e occupare degnamente sui cui muri persino la muffa stenta a crescere; birra annacquata e puzza di cavolo; bambini obesi e cerebrolesi che non riescono nemmeno a far rimbalzare una palla contro il muro; cabine telefoniche tappezzate di volantini sessuali; casalinghe distrutte da anni di loop catatonici e anaffettivi che non riescono nemmeno a essere "inquiete"; pub di terz'ordine che ospitano coppie disgregate pronte a scaricare l'odio interno su chiunque stia loro vicino in quel momento...
L'elenco potrebbe andare avanti a lungo e rappresenta null'altro che l'habitat naturale per Tony, serial killer definitivo che nulla ha dei mostri assai glamour cui ci ha abituato la Hollywood delle ultime decadi.
Parafrasando e distorcendo Shirley Jackson si potrebbe dire che nessun organismo vivente può conservare a lungo la propria salute mentale vivendo in condizioni di degrado di questo tipo: Tony ci prova a lungo durante tutto il film.
Offre da bere a dei tossici (ma non devono appoggiare il piede, anche se ingessato, sul tavolino), si porta a casa un gay pur non essendo omosessuale, chiede coccole a una prostituta, consiglia il venditore di dvd pirata di offrire alla clientela anche delle videocassette, allargherebbe il giro d'affari, si interessa ai litigi di coppia nei locali pubblici...
E quel che ricava da questa sua stranita, dolorosa ricerca di affetto e attenzione è un violentissimo muro di ostilità che si amplifica di minuto in minuto: urla, indifferenza, parolacce, spintoni, accuse.
Fuoco sotto una pentola a pressione mai così quieta, cui hanno tolto ogni valvola e fischio d'avviso.
Nessun ghigno satanico, nessun richiudersi in una stanza a parlare con le voci dei demoni, nessun tic rivelatore prima dell'assalto, prima dell'omicidio che è l'unico modo, per questo serial killer naif, per risolvere l'empasse.
E persino l'atto di violenza definitivo viene spesso tenuto sotto controllo, senza rivelare troppi dettagli in camera, senza riversare esagerata violenza grafica che creerebbe solo un inutile accumulo su un quadro che già di suo ha saturato ogni possibile nostra resistenza.
Tutto questo avviene grazie allo stile accorto, spesso minimalista di un Gerard Johnson alla prova d'esordio dopo un cortometraggio di rodaggio (per molti versi simile a questo film) girato qualche tempo prima.
E Johnson è fortunato e abilissimo a scegliere e far collidere fra loro un gruppo di persone di grandissimo talento.
Se esterni e interni giocano già di per sé un ruolo fortissimo, quando vengono fotografati dal bravissimo David Higgs (guarda caso all'opera anche in Red Riding) allora risaltano ancora di più in tutto il loro spietato squallore e plasticosità cheap, e il cui lavoro su angoli e colori rende non dico sopportabile ma comunque affascinante questo tipo di ambiente; così come se già il personaggio di Tony affascina e brilla su carta, interpretato da un Peter Ferdinando in stato di grazia diventa istantaneamente una figura di assoluto rilievo in una ideale galleria di serial killer cinematografici.
Molti i momenti memorabili, da incorniciare.
Tutta la scena fra Tony e il prostituto gay (prima al club, poi a casa); l'incredibile colloquio di lavoro con il tizio che gestisce il solarium (per non parlare del precedente colloquio con l'addetto al collocamento); il momento in cui, consultando il tariffario della prostituta, Tony chiede quanto costino le coccole; il munchiano omicidio del tossico e infine, come da migliore tradizione, il confronto allo specchio.
"Non sei un criminale, sei un soldato e morirai come un soldato!"
Ma subito dopo essersi confortato in questo modo di fronte allo specchio, ecco che urla a se stesso: "Non sei un soldato! Sei solo una mosca su un cumulo di merda!"
Dopodiché prorompe in un tremendo urloruggito che è momento a se stante nel film e nella vita di Tony.
Fortunatamente nessuna spiegazione. Nessun abuso o trauma infantile a spiegare il suo attuale status, nessuna geometria ordinata nella quale i why vengono tutti cancellati dai because.
Non c'è un perché se non una maligna indifferenza che percola dalle strade e dalle scale, dai muri grigiastri e dalle orride tappezzerie fino a spingerti a uccidere e poi sezionare i pezzi del defunto nel bagno di casa.
O a svegliarti vicino a un cadavere e chiedergli se gradisce una colazione.
Su tutto il tappeto sonoro di piano, echi e distorsioni creato da The The, fra gli artisti più adatti da sempre per tastare il polso a un'Inghilterra che pare morta anche nei suoi anni più brillanti ed effervescenti.
La musica di Matt Johnson accompagna Tony lungo i suoi continui, stranianti viaggi fra una non-meta e l'altra e prende il sopravvento nel finale perfetto (l'unico accettabile e che certamente non sarebbe stato girato in caso di produzione hollywoodiana), il momento in cui, più di tutti, la notte preme e cerca di invadere ogni interstizio, e ci pare di assistere a uno stralunato passaggio dal reale al surreale.
Ma è uno squallido e insensato loop anche quello, come qualsiasi cosa in questo splendido, straconsigliato film.
Altri film nell'Archivio Recensioni Cinema
Filmato:
This is The (The) Day
The Beaten Generation (parecchi anni fa The The descriveva la cupa italietta d'oggi, giri di chitarra smithsiana di Johnny Marr compresi):




















Ok, questo entra direttamente nella top 5 dei film da visionare al più presto.
RispondiEliminaBellissima recensione Elvezio, rifarò una capatina da queste parti dopo aver visto il film.
Ero convintissimo, volevo vedere questo filmo. Poi ultima riga, cosa leggo? "Johnny Marr". Ora, questo rovina tutto. E' il male. No. Se un film è sonorizzato da un musicista influenzato dla chitarrista del gruppo criptoemo per eccellenza.... agh! Scherzi a parte me (tranne sugli Smiths), mi segno 'sto film.
RispondiEliminaElvezio, ti dico solo una cosa: grazie. Nei prossimi gg. lo rivedrò ancora.
RispondiEliminaGrazie. Grazie. Grazie.
Reduce da poco dalla visione, gran bel film, potente!
RispondiEliminaGod save the UK Film Council, per l'aiuto dato alle produzioni indipendenti.
Grazie a tutti!
RispondiElimina@ niccolò: nemmeno a me gli Smiths piacciono però mi piace inventare aggettivi ad cazzum. Non credo che Marr collabori ancora con The The, era qualche anno fa...
E in pi era Matt a influenzare Marr e migliorarlo, maledizione...
;)
Non conosco la musica di Matt/The The, ahimè... un titolo per iniziare?
RispondiEliminaThe The mi folgorò con "Slow Emotion Replay" di parecchi anni fa. Poi per pigrizia ne persi le tracce. Valido.
RispondiEliminaAnche il film è molto interessante, ma come spesso accade, se con l'americano riesco a star dietro ai dialoghi, con l'inglese mi è difficilissimo. Sembra paradossale ma è così.
io non sono dell'ambiente...ma sono capitato qui per link e mi ha fatto impallidire questo film o meglio il personaggio che praticamente ho tutto in comune con lui eccetto quel "passaggio di livello" finale che lo fa diventare un serial killer. A dire il vero fisico-fisionomicamente non mi somiglia ma...e qui mi sorprendo nuovamnete, somiglia in modo impressionante ad un mio ex collega "nostro" omonimo. Sara' una maledizione affine a quelli che portano questo nome?
RispondiEliminaCurioso... :(
Penso che il commento qui sopra sia il più strano e interessante che abbia mai ricevuto.
RispondiEliminaE comunque, guarda, penso che siamo in molti a somigliare a Tony per certi versi...
@ Niccolò: non so consigliarti, per so che io ho iniziato ad ascoltarlo con Infected e da allora ho recuperato i lavori prima (più acerbi) e quelli dopo, i due posteriori a Infected sono probabilmente i due migliori della carriera, ma per ragioni sentimentali continuo a rimanere attaccato al primo impatto..
Ha anche fatto un album di cover country così così (ma buona I saw the light), e l'ultimo album prima del silenzio non era certo il suo migliore (ecco, vedi, non riesco a essere fan nemmeno di The The, a posto...)
Ne avevo sentito parlare, quindi grazie per avermelo riportato sulla soglia della coscienza. Adesso sono però alle prese con "The Descent 2", e sua relativa recensione. E poi anche con mille altre cose, naturalmente, quindi "Tony" dovrà aspettare ancora un pò (speriamo che non si arrabbi...). Mi interessava tuttavia il tuo discorso sul "trauma", che ritorna spesso nei tuoi post. Io credo che non possiamo dire che "non ci sia" un trauma in un film come "Tony", o altri di questo tipo. Anzì, c'è ancora di più, proprio perchè non è sbandierato ai quattro venti, come tu dici giustamente. Il trauma, un film come questo che hai recensito, lo fa vivere proiettivamente all'inconscio dello spettatore. E' il trauma dello spettatore che viene evocato, e proprio in questo senso un film (horror soprattutto, direi) è un "oggetto evocativo". E' un pò la stessa cosa che accade quando per strada incontriamo un Punkabbestia, sai quei personaggi col cane che vanno in giro silenziosi, e poi improvvisamente emottono urla sgangherate (come l'urlo di Tony che tu descrivi così bene nel post)? Ecco, quell'urlo talvolta ci coglie di sprovvista, ci "spaventa". Perchè accade questo? Perchè il Punkabbestia proietta in noi il suo trauma, facendo vibrare le corde del nostro. Chi è spaventato è lui, cioè il trauma E' in lui, ma lo viviamo noi, perchè in lui è lontanissimo dall'essere cosciente. Penso che un film come "Tony" (o altri del genere) agiscano su questa linea di confine preconscio-conscio. E con grande potenza emotiva.
RispondiEliminaScusate l'intrusione, peraltro abbastanza fuori tema, ma il commento qui sopra mi ha lasciato basito.
RispondiEliminaQuesta cosa dei punkabbestia è in assoluto -con rispetto parlando per le convinzioni altrui- fra le più immonde riflessioni psicosociologiche che abbia mai sentito (e di minchiate del genere purtroppo ne sento a bizzeffe).
Caro Angelo... Lombroso ti fa un baffo.
Probabilmente, i "punkabbestia" in questione urlano nel constatare quanta svilente, tracotante (e questa sì, palesemente subconscia) idiozia ne pervada altri, di personaggi.
p.s.
Che grandissima delusione, Descent part 2! Non vedo l'ora di leggerne la tua stroncatura, Elvezio. Sembra Wrong turn, con l'aggravante che si prende terribilmente sul serio.
L'ho visto solo ieri e ho già una gran voglia di dimenticarmene.
Il moralizzatore
Non ho ancora visto The Descent 2 e temo che ci vorranno altre due settimane minimo. Nel frattempo mi sono tediato a dovere con Shutter Island.
RispondiEliminaDunque...
Non devi scusarti, qui si discute o si tenta di farlo, basta che conduciate il tutto senza offendervi e sarà molto, molto interessante leggere i vostri scambi (su un argomento che conosco pochissimo, fra l'altro mi avete fatto pensare che è molto che non ne vedo uno a Milano, di cosiddetti punkabbestia, pur non avendo sostanzialmente mutato mie tempistiche, percorsi o altro...
Ok, starò via tutto il giorno dalle 10 in poi, niente offese mi raccomando. Però potete sbranarvi...
Caro Anonimo-Il moralizzatore, mi dispiace molto che tu abbia frainteso così radicalmente il senso del mio commento, bollandolo sommariamente come "riflessione lombrosiana". Ma questo dimostra semplicemente quanto il linguaggio sia foriero di ambiguità e misreading tra i più vari, soprattutto quando la comunicazione è liofilizzata in uno stringato commento a un post. Infatti sono perfettamente d'accordo con te che un Punkabbestia urli contro una società che è lei stessa il vero "trauma". Il Punkabbestia è assolutamente lui la vittima di un ambiente sordo e cieco alle sue istanze, modelli, visioni del mondo, e in questo senso stretto è "traumatica". Nel mio commento probabilmente non ho sottolineato a sufficienza questo aspetto (per me implicito), e questo ti è bastato per individuare un atteggiamento "lombrosiano", che non esiste proprio nel mio modo di vedere le cose (inoltre Lombroso faceva un'analisi di derivazione somatica di soggetti soprattutto delinquenti, categoria nella quale i Punkabbestia non rientrano, e invece, curiosamente ce li fai rientrare tu, accostandoli a Lombroso. Questo "accostamento" l'hai fatto tu, non certo io). La mia, in sintesi, era semplicemente una metafora per evidenziare un meccanismo evocativo, che non escludeva affatto (anzi includeva implicitamente) la traumaticità di quella "tracotante, svilente idiozia" che pervade altri personaggi, come giustamente affermi. Infatti penso che sia decisamente e realmente più traumatico un bancario in doppiopetto, di un qualsiasi Punkabbestia che incontro per la strada. Almeno per me è così. Questo però non significa che il meccanismo comunicativo inconscio che utilizza il Punkabbestia per ributtare fuori di sè il trauma causato dall'impatto della società tracotante in cui vive, non possa prendere la via di una ribellione "urlata" che può avere l'obiettivo (inconscio) di capovolgere il trauma sulla società, rappresentata da un qualsiasi "passante". Il meccanismo credo sia proprio quello, e si chiama "identificazione proiettiva", che non è un termine derivante da una "immonda riflessione psicosociologica", bensì un concetto che può essere semplicente utile a descrivere una modalità di comunicazione. Modalità di comunicazione che può avvenire tra chiunque, voglio dire, anche tra me e il mio edicolante, oppure tra me e mia moglie, per esempio, non solo tra un passante e un Punkabbestia (che ha tutte le sue ragioni per urlare contro una società di merda). Non so se adesso mi sono spiegato meglio.
RispondiEliminaE comunque, mi sono dimenticato di rispondere, io per "trauma" intendevo lo stupido trauma hollywoodiano, qui per fortuna assente, quello che tipo se sei bimbo e tuo patrigno ti brucia la mano e tu in quel momento vedi passare un canguro allora poi diventerai il serial killer dei canguri armato di tenaglie roventi, robe simili...
RispondiEliminaAh certo, certo, Elvezio, avevo inteso. E' che io, come avrai capito, sono sensibile alla parola "trauma", sulla quale esiste una vera mole di cogitazioni psiconalitiche da più di cent'anni a questa parte:le tue riflessioni cinematografiche non fanno altro che stimolare la "sensibilità" del Punkabbestia che è in me :)
RispondiEliminaGrazie delle infos, mi documentaggerò. Riguardo ai punkabbestia, mediamente sono tali per scelta e tendono pure a essere gran teste di cazzo di incredibile prepotenza e maleducazione.
RispondiEliminaQuesto commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminaE qui quoto niccolò al 99%.
RispondiEliminaL'unico trauma dei punkabbestia è indivuduabile nello sguardo allucinato di quei poveri cani che si portano appresso.
Anyway, il serial killer di canguri armato di tenaglie roventi è roba da oscar, altroché cavalli nazisti in fiamme! :-))
Angelo caro (oddio, sembra l'incipit d'una preghiera!)...
RispondiEliminaIo non volevo risultare polemico. Senza addentrarmi troppo in spiegazioni che poco o nulla interesserebbero ai lettori di questo bel blog, semplicemente ci tenevo a evidenziare quella che mi è sembrata, da parte tua, una metafora un pò facilona, ove non biecamente qualunquistica.
Il fatto è che parli da psicologo. Se ciò sia un bene o un male, questo ha a che fare con la personale percezione che ognuno di noi ha del suddetto mestiere. Io mi limito a discernere abito e monaco, ecco. Verissimo, Lombroso si basava sui tratti somatici, non ci crederai ma su questa tua puntualizzazione avrei scommesso la testa ;). Da qui al sottile ragionalmento con cui cerchi di affibbiarmi l'equazione punkabbestia = delinquente, però ce ne passa.
Mi premeva solo chiarire quanto sia inopportuno -oltre che sterile, aldilà di ovvie deformazioni professionali- affrontare determinati comportamenti sociali come se si trattasse di "patologie".
Cordialità,
Il moralizzatore
@ niccolò
RispondiEliminaPer inciso, e fermo restando che ognuno ha le sue, di esperienze (debitamente filtrate dai codici psicologico/sociali con cui cresce, ovvio), in vita mia ho conosciuto rispettabilissimi "professionisti" cui avrebbe giovato -e non poco- un corso di bon ton e perchè no, cultura generale, tenuto estemporaneamente da un qualsiasi punkabbestia in una qualsiasi piazza.
Le scelte, appunto.
Quanta reale libertà di scelta abbiamo, nell'Itaglia del 2010???
Il Moralizzatore
Bella discussione.
RispondiEliminaSulla percezione dei punkabbestia ci sarebbe molto da discutere, come detto è qualche anno che ne vedo meno, io ricordo che la retorica che più girava ai tempi in cui più giravano era: "sono figli di papà che poi quando si stancano tanto hanno un bel lavoro assicurato e magari la fabbrichetta", pensate... Cioè, non so, non mi è tanto facile crederci, eppure era una narrazione molto forte, l'ho sentita spesso, chissà come è nata.
Io di quando li incrociavo, mentre uscivo o entravo dai vari centri sociali, ricordo più che altro i cani (non amo molto i cani, tranne spinoni, chow chow e bulldog, di solito loro avevano altri cani, anche abbastanza cazzuti) e mi perdevo a pensare a che razza di casino sia andare tutto il giorno in giro con un sacco di cani, una cosa che proprio non mi piacerebbe e mi ci incasinerei un sacco e anche farei preferenze fra i cani che sarebbe brutto.
Tempo di pensare quello e mi ero già perso il punkabbestia, così non sono mai riuscito a elaboraci un pensiero...
Moralizzatore, resta e lotta con noi che già il nick mi piace.
Elvezio: I chow chow sono i miei cani preferiti, infatti ne ho sempre avuti! :)
RispondiEliminaLa mia esperienza coi punkabbestia, al di là del luogo comune che si sente spesso dire e che è quello che hai citato della fabbrichétta del papi, è sempre stata la stessa: persone maleducate e prepotenti che vogliono fare il cazzo che gli pare e se gli fai notare che non puoi tenere i cani sciolti che attaccano gli altri cani intorno o fare casino ubriachi fino alle quattro di notte e poi finire picchiando il cane stesso che non li fa dormire, ecco tu sei un fascista che limita la loro libertà e sei pure uno stronzo che non gli dà i soldi. Comodo così. L'estrazione media del punkabbestia è il drop-out universitario - quello troppo stupido per finire scienza della comunicazione, di solito, che passava tutte le giornate al CSOA. Il CSOA di Pisa era strapieno di gente simile, come quello di Viareggio! Poi sono diventati naturali seguaci di pizziche varie, w il Salento etc etc.
Moralizzatore: naturalmente li ho incontrati pure io dei "rispettabili" che poi si sono rivelati ignoranti, maleducati, teste di cazzo etc. Solo, non riesco proprio a trovare del fascino bohemienne in una manica di cazzoni che incolpano "gli altri" e "la società" della propria cazzoneria. Comodo fare così.
Anonimo-Moralizzatore: non desideravo, in verità, aprire un dibattito sui Punkabbestia. Ribadisco, se non lo avessi già ribadito financo pedantemente nel mio ultimo, lungo commento, che usavo i Punkabbestia come metafora qualsiasi atta ad indicare il concetto di "identificazione proiettiva", che coglievo nell'immagine dell'urlo del film "Tony" segnalata da Elvezio. Potevo usare altre metafore. Potevo prendere in considerazione anche Berlusconi, altro grande esempio clinico di I.P. Ma mi pareva noioso citarlo. Ormai lo citano tutti e ha stufato. E poi cosa vuol dire che "parlo da psicologo"? Parlo da come mi pare. Poi non sono neanche uno "psicologo", ma uno psicoanalista, che sono due "cose" ben diverse. In ogni caso anche a me è piaciuta la discussione, che è quantomeno servita a farci ritornare alla coscienza un'antropologia urbana interessante nella sua fenomenologia. Saluti.
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