sabato 20 marzo 2010

This is the North...

This_is_Yorkshire_1
Sono, anzi, siamo stati in giro per lo Yorkshire per una settimana.
Non so voi, ma io... Come in Jaws, no? I'm tired and I want to go to bed...

E dopo un viaggio di questo tipo è meglio tornare a casa di sabato: si ha una domenica di cuscinetto per passare da una realtà all'altra, da una luce all'altra, da una violenza all'altra.
Almeno, io quando vado all'estero cerco sempre di fare così...

Elencare nuovamente i mille motivi per cui ho adorato (e già visto due volte) questa trilogia sarebbe inutile.
Sono, appunto, molteplici e spaziano da questioni puramente stilistiche a dettagli riguardanti il contenuto fino, ovviamente, alle emozioni suscitate.
E li avete letti giorni fa.

Il cuore centrale che mi spinge a parlare di film (e, suppongo, quello che spesso mi ha impedito, insieme a certa mia pochezza culturale e tecnica, di farne una professione) sono proprio le emozioni.
Chi mi conosce di persona, e ormai siete in molti ad avermi incontrato in qualche occasione fra Milano, Torino, Roma e qualche altro posto, sa che sono molto, molto emotivo; in tanti si sono divertiti a vedermi guardare un film.
Un amico, webmaster di un noto portale, ha detto più volte che vale la pena andare a vedere un film di merda al cinema solo per stare vicino a Elvezio mentre si muove, sbuffa, sbraita, fa casino, mostra chiaramente tutta l'insofferenza o, per contro, si lascia andare a esclamazioni di gioia.
Alle volte mi addormento, altre volte me ne vado a pigliare una birra e poi torno, altre volte ancora divoro un film due volte di seguito.

Ecco, l'emozione che mi ha regalato Red Riding è cosa rara, molto rara, che ben pochi capolavori ben più "alti" hanno saputo regalarmi.
Posso amare, chessò, La vita è una cosa meravigliosa, oppure Amici Miei Atto II, ma è solo quando condivido qualcosa di intimo e profondo che scatta questo meccanismo emotivo che, per il sottoscritto, vale più della visione di mille Kubrick.
Sia chiaro, conta di più tutto l'insieme di tecnica e contenuto, ma anche questo sentire comune gioca una bella parte.

E quasi sempre questo meccanismo scatta quando incontro un'opera con la quale spartisco la visione della vita, della società, del destino dell'uomo.
Con Red Riding ho provato un fortissimo livello di spartizione, di condivisione, di comunanza di visione.
Un universo violento, spesso ignorante, insensato, pieno di uomini guasti nel quale non vale nemmeno la pena discutere di quale sia il miglior sistema di governo o la legge preferibile, in quanto essi saranno poi elaborati e applicati da uomini che provvederanno a distorcere in ogni modo possibile governo, legge, media, polizia, ordine, emozioni, gusti, paesaggio, tutto.

Non è un caso che i tre "eroi" (che falliscono, tutti e tre ricordiamolo) di questa trilogia siano un giornalista, un poliziotto e un avvocato, tutti men che perfetti, tutti destinati a capitolare.

Come non è un caso che in un mondo bestiale come quello descritto si faccia spesso ricorso a simboli animaleschi, discorso sulla favola a parte.

Come non è un caso che gli unici personaggi davvero puri siano bambini o matti, tutti nuovamente destinati alla morte.

Red_Riding_Trilogy_Still
Nel corso della mia vita non ho mai incontrato indizi o prove consistenti che mi portino a pensare che qualcosa possa cambiare o che questo tipo di meccanismo non fosse in atto prima e non sarà in atto fra tot anni.
Non ho nessuna fiducia nell'uomo e considero fortunate, splendide eccezioni i pochi uomini (e donne, ovviamente,anzi, sicuramente più donne che uomini) incontrati in vita che mi hanno mostrato che ci si può anche comportare diversamente.
Non ho nessuna fiducia nell'uomo in generale, continuo a fidarmi dell'uomo in particolare.
Ma non posso basare pensieri e considerazioni sulle eccezioni.
Suppongo il mio sia un pensiero reazionario, ma tale non mi ritengo. Né reazionarie, men che mai, sono le mie azioni nei confronti del prossimo.
Proprio perché penso che le cose stiano così, e proprio perché considero assolutamente negativo questo "così", non posso far altro che agire in maniera opposta a questo "così", ogni giorno, pur con la profonda, totale convinzione che non serva a nulla.
Ma cosa altro si può fare? Diventare loro?
Non ho mai sopportato chi usa il nichilismo come scusa per motivare il proprio egoismo, le due cose non mi sono mai sembrate collegate e anzi, semmai ho sempre collegato nichilismo a gentilezza, cortesia, disponibilità, così come quando sento la parola anarchia penso a una carezza e non a una bomba.

Red Riding condivide (fino a un certo punto, ovvio) con me questa visione del mondo e degli uomini quasi fino in fondo, e non posso non provare (doppia negazione, ahi ahi) la sensazione , stupenda, di sentirmi a casa.
Così come mi sento a casa dal punto di vista dell'estetica.
Non amo la natura eccessivamente florida, a dire il vero non amo proprio la natura, ma se tale deve essere preferisco le campagne brulle e leggermente ondulate proposte in questi film piuttosto che le foreste dell'Amazzonia, o qualsiasi spettacolo eccessivamente ricco e lussureggiante.
Amo l'archeologia industriale, le città squallide, gli edifici che paiono costruiti senza tenere molto conto delle reali esigenze umane.
Rovine e vecchi casermoni in degrado sono preferibili, al mio occhio, rispetto a graziosi viottoli di qualche piccola città arroccata su in collina, o ai palazzi di Tokyo, alle discese e salite di San Francisco, i monumenti di Roma e Firenze o le follie strabilianti di Dubai.
Il mio edificio preferito è qui.
Non so che farci, e mi sento quasi colpevole a confessare tutte queste preferenze.
Quasi.

E quanto mi piace vedere i potenti, i lupi, i dominatori di Red Riding fare tutta questa fatica, tutto questo pianificare, corrompere, ordire, torturare, ungere, manipolare, violentare e uccidere per cosa poi?
Per bere birra di seconda scelta in un pub che nemmeno regalato, per vivere in una villa che sembra uno scarto di geometria da Secondigliano, per scoparsi vedove alcolizzate e gonfie di valium e disperazione?
Per brindare in camere buie e arredate da degli orbi, per organizzare feste con altri loro simili inguardabili, non euclidei?

Yeah_Love_Sure_Whatever
Ecco, questo ho sempre adorato di certo potere.
Chessò, la vita nei buchi e nelle grotte dei vari boss mafiosi multimilionari.
Chessò, potentissimi uomini politici, magari, chissà, addirittura capi di stato, ridotti a regalare perline e specchietti a quattro aspiranti veline, facendo servire focaccia e pezzi di pizza unta alle loro feste di palazzo che paiono presentazioni di elettrodomestici pagabili a rate.
O andare (ci pensate fosse vero!) a corteggiare delle tamarre adolescenti, alla loro festa di compleanno, in qualche infimo ristorante di qualche infima provincia desertificata e nuclearizzata.
O chiudersi in un bunker mentre piombano le bombe dei prossimi dittatori, sbraitare, consumare un'ultima cena vegetariana e un ultimo matrimonio improvvisato per poi crepare come cani.
O rifugiarsi in villa, sniffare la coca del mondo e poi morire mitragliato, cadendo a faccia in giù in una piscinetta pacchiana, barocca, di pessimo gusto.

E sempre soli.

Nasciamo e moriamo soli, ma questi signori sono soli anche nello spazio in mezzo fra questi due momenti, che è cosa oscena, imperdonabile.
Questo avviene anche in Red Riding.
Coloro che brindano al Nord, dove possono fare quel che voglio, poi in questo Nord ci fanno ben poco a parte torturare, bere e uccidere e rendere più brutto e invivibile il loro stesso territorio.
Dawson mangia pasti da poco in un club di terz'ordine, guardato a vista dai suoi orrendi gorilla.
Laws passa buona parte del tempo in una piccionaia, nella merda.
E così via per tutti gli altri.
Vi siete tanto sbattuti per questo? Davvero?
Questo mi ha sempre fatto ridere dei potenti, tutto questo sfaccendare per poi ridursi a una vita di scarti, in sedicesima.
Amo questo tipo di visione.

E infine adoro le storie di sconfitta, ho una netta preferenza per i personaggi negativi o neutri, incapaci e difettosi che si fissano su qualcosa, ne diventano dominati, cercano di ribellarsi senza averne le capacità e finiscono infine distrutti, annullati: sconfitti, appunto.
Uno sguardo ai miei film preferiti dello scorso decennio, nel post di fine anno scorso, può far ben capire a cosa stia pensando.

Tutto questo, questi oggetti di fascinazione da parte mia, sono poi in contrasto con quel che cerco di realizzare ed essere ogni giorno, con le risate e la disponibilità, con l'altruismo e la fiducia: non so che farci, è così e mi rendo benissimo conto che dire "son fatto così" è ben povera e facile spiegazione.

Suppongo sia una certa, boh, bellezza e fascino dello squallore e della malinconia, uno dei pochi sentimenti, insieme a noia e invidia, che provo molto raramente e che forse per questo cerco assiduamente nelle opere d'arte.
Più di così non so scavare nelle ragioni emotive che mi portano ad ammirare così tanto Red Riding (bravura tecnica di tutti i professionisti coinvolti e alti contenuti a parte, ovvio).
Dovrete accontentarvi di misere spiegazioni.
D'altronde siamo nello Yorkshire, cosa pretendete?

To_The_North
Beh... Vi avevo promesso un lungo viaggio che si sarebbe concluso sabato e come vedete l'autobus Malpertuis è stato, se non altro, puntuale.
Se vi siano piaciuti paesaggio, servizio a bordo, località toccate e persone conosciute spetta a voi dirlo e dopo tutte queste pagine scritte il minimo che mi dovete è almeno una pernacchia, un "vai a lavorare nei campi" o, si spera, qualcosa di più costruttivo.

Da lunedì, messo il bus in garage, si torna alla programmazione standard, in attesa di qualche futuro colpo di fulmine che mi faccia di nuovo mettere dietro al volante.
Ora tocca a voi scovare la trilogia in questione e mettere occhi e orecchie al lavoro, come vi ho già detto armatevi di sottotitoli perché nello Yorkshire non parlano l'inglese più limpido, semplice o aulico del mondo.
E dopo la visione tornate da queste parti a dire la vostra.
Non mi stancherò mai di ripeterlo: ogni vostro commento rimane, lì, in fondo all'articolo o alla recensione e ne diventa parte, che vi piaccia o meno, arricchendo, modificando, integrando. Fatevi sentire, qui non siamo su una rivista cartacea che al massimo ha una finta rubrica della posta, qui vostri commenti possono tranquillamente stare alla pari, sovrastare, completare, arricchire e tutto il resto, senza filtri, senza censure, in tempo reale.

Alla prossima. Speriamo che il Sandman sia clemente questa notte...

Altri dossier come questo nella sezione apposita

Speciale Red Riding


Filmato


Show me the way... Odio Spielberg, ma questa è con buona probabilità la mia scena preferita nella storia del cinema. Bassa qualità, non si trova altro, ma forse è persino meglio così.



Show me the way to go home
I'm tired and I want to go to bed
I had a little drink about an hour ago
And it went right to my head
Where ever I may roam
On land or sea or foam
You will always hear me singing this song
Show me the way to go home

12 commenti:

  1. ma....allora sei un romantico!
    ekkekkazzo!
    :) love, mod

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  2. Fraggin' bleekers.
    ;-)

    Mi concedo una considerazione estetica - il potere senza compassione è volgare.
    E c'è quindi in noi individui compassionevoli (ce lo hanno insegnato le nostre mamme, ad esserlo) una miscela di pietà e indignazione quando ci accorgiamo che i fautori del potere e dell'avidità (si parlava di Gordon Gekko, giusto?) alla fine dimostrano una pochezza ed appunto, una volgarità inusitate nell'esercizio di tale potere, nell'espressione di tale avidità.
    Nel momento in cui il potere diviene un fine e non un mezzo, i sogni scompaiono, la capacità di sognare scompare.
    E noi poveracci (senza voler offendere nessuno) restiamo costernati e offesi davanti allo squallore delle gratificazioni di questi signori.

    Detto ciò, un paio di foto scattate in Yorkshire durante la gita.

    La prima è la foto di quel grande cartello che si vede, appena fuori Londra, all'imboccatura dell'autostrada.
    È verde, grande quanto quattro tavoli da ping-pong e dice The North, con una freccia puntata in alto.
    E basta.
    È il Nord - lo percepiscono davvero come un altro mondo.

    La seconda cartolina è più personale - io considero il fallimento degli eroi di Red Riding un fatto positivo.
    Non puoi combattere il Male con le sue stesse armi e trionfare.
    Una polizia corrotta non può sconfiggere la corruzione.
    Ma il fatto di provarci...
    Ah, quella è la redenzione.
    Non il fatto di arrivare ed ammazzare tutti i cattivi.
    Il punto è che, pur con strumenti inadeguati, pur nella maniera sbagliata, forse addirittura per il motivo sbagliato, a volte cerchiamo di fare la cosa giusta.

    Agire è meglio che accondiscendere passivamente.

    Fine.

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  3. Ciao Elvezio,
    ti sono molto grato per avere segnalato Red Riding, un capolavoro. Ho trovato delle affinità, nella visione della trilogia, con i sentimenti che mi passavano per la testa durante la visione di altri due film (peraltro segnalati anch'essi da te): The Lost e Red. In tutti e tre i casi, la tensione crescente dovuta ad eventi sempre più terrificanti (e sempre più assurdi su un mero piano logico) mi ha fortemente scosso; in tutti e tre i casi mi sarei veramente messo a urlare contro alcuni protagonisti della vicenda.
    Mi trovo completamente in tutto quello che hai scritto a proposito del potere e di chi vede in esso la sua unica ragione di esistere: come dicono gli anarchici, il potere ti rende schiavo.
    Grazie ancora Elvezio
    Vortex Surfer

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  4. La mia scelta di leggere i libri, prima di continuare la visione dei film, diluirà di molto l'esperienza "Red Riding". Arricchirò il mio bagaglio più lentamente, ma l'importante è farlo...
    Comunque, come spesso accade da queste parti, ho aggiunto altri pezzi importanti al mio personale magazzino di parole e immagini. E poi altro ancora, per via d'interventi molto interessanti... come quelli che ci ha regalato Davide Mana.
    Spero ci si riesca a vedere, prima o poi.
    Grazie, giovini! :-)
    Jakken

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  5. Non ho ancora Red Riding, ma ho letto le varie puntate del saggio senza farmi spaventare dagli spoiler e lo vedrò appena possibile.
    Adesso intervengo per commentare questo: "Non ho nessuna fiducia nell'uomo in generale, continuo a fidarmi dell'uomo in particolare". Sono parole usate quasi testualmente (se non mi ricordo male) da Houellebecq per descrivere l'atteggiamento di Lovecraft. Houellebecq dipinge Lovecraft come un tipo innegabilmente privo di stima per la specie umana ma anche, altrettanto innegabilmente, gentilissimo nei confronti del singolo esemplare, il che sembrerebbe annoverarlo tra i soggetti che confermano quanto scrivi in seguito.
    Complimenti per il saggio, ragazzi. Ci risentiamo quando potrò commentarlo!

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  6. @ Modesty: non potrei essere altro! :)
    @ Davide: te e il tuo dono della sintesi, che invidia.
    @ Jakken: la prossima volta che mi gira di organizzare un incontro o a Milano o a Torino leggerai il post di avviso, tranqui...
    @ Aunt: non amo più di tanto Houellebecq (pur avendolo letto tutto, il che è strano per me) ma il paragone con L. mi riempie d'orgoglio eh...

    Cheers

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  7. Che dire Elvezio... in un post in cui ti esponi così tanto, ogni commento può sembrare indelicato e superfluo.
    A ogni modo mi è piaciuta questa gita nello Yorkshire, l'hai raccontata proprio bene.
    Su tutto il discorso introspettivo, leggo e assimilo, condivido su alcuni punti, mentre su altri dissento ma rifletto.
    Quando ci si beccherà di persona, magari avrò più credenziali per dire la mia ;-)

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  8. Sì sì quando ci si vede io ti chiederò documenti e credenziali che poi facciamo il colloquio pe l'assunzione oppure ti porto in caserma eh...
    Non scrivendo praticamente mai post-diario, ogni tanto approfitto di qualche spazio.

    Prossima settimana, per contrasto, solo post leggeri di pernacchie e fanculate, ho visto The Descent 2 e l'ultimo di Romero e sto ancora asciugandomi le lacrime dal ridere per come fanno pietà...

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  9. Buongiorno, sono il brigadiere Elvezio, favorisca documenti e credenziali.
    Ah, noto che non ha ancora pubblicato abbastanza su carta! Come mai?

    E vedo che non si è aperto in rete e non ha confidato né amori né preferenze politiche e nemmeno quella volta che sul lavoro...!
    E, diamine, leggo qui dal suo resume che non ha scritto post né sulla Englaro né sul fascismo di ritorno e neppure sul global warming!!!
    E, cristiddio lei lavora per L'Aura che, brava ragazza eh, ma mi ha triturato gli attributi la scorsa estate al concerto dei REM e le ho gridato di tutto.

    Uhm... Non so se sula base di tali documenti si possa organizzare un incontro film più bevuta eh...
    In più noto con estremo dispiacere che lei non è donna...
    Prego, entri in macchina, continuiamo questo discorso in Questura...

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  10. Preferenze politiche: sostanzialmente filo-asburgico. Avessi una macchina del tempo, ripristinerei l'Impero austro-ungarico(e ovviamente mi procurerei un titolo nobiliare, che lavorar la terra mi fa un po' schifo...)
    Amori: rigorosamente femminili :-P Spesso non contraccambiati, ma vabbé.
    Quella volta sul lavoro...? Che avrei combinato, tra le tante cose?
    Post sulla Englaro? Sul global warming?? Non sono mica Povia :-P

    E sì, critiddio, lavoro per L'Aura che, te lo rivelo, è sostanzialmente un'ex metallara e una strega professionista (non nel senso che è stronza, ma è che proprio... stregonesca).
    E poi io lavoro per lei perché mi sta aiutando a scoprire i rettiliani che ci circondano. Icke ci fa una pippa, a noi due.
    Scherzo? mah, chissà...

    No, non sono donna, ahimé, ma potrei sempre tagliarmi il pizzetto e, alla bisogna, farmi la barba e magari (ma proprio magari) darmi anche una lavata!

    PS: l'ultimo Romero fa davvero così cagare? Ma che caz... mi cade un mito (già sull'orlo del baratro, dopo "La terra dei morti viventi.)

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  11. L'ultimo Romero è impossibile da guardare, io mi ero seduto dicendo "madò, che palle, ora devo vedere l'ennesima cavolata di st'uomo" ma mi ha sorpreso totalmente IN NEGATIVO nonostante la preparazione.
    Romero ha l'argentite acuta...

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  12. solo aggiungere una cosa...sono stato anch'io piacevolmente colpito dalle tonalità della fotografia ma soprattutto dalle magnifiche geometrie delle inquadrature. Se non ricordo male (ma lo riguarderò al più presto) c'è proprio una sorta di crescendo nella geometrizzazione dell'inquadratura che ha il suo apice nel terzo episodio.
    Non vorrei andare troppo sul filosofico ma ho trovato molto interessante il modo in cui la figura umana viene emarginata all'interno dello stesso quadro tele-visivo; spesso sono oggetti fuori fuoco in primo piano e che delimitano le figure, queste a fuoco, sullo sfondo. Altre volte il contrario, altri sono impallamenti e stratagemmi vari (molte asimmetrie) che non fanno altro che evidenziare, tecnicamente in modo molto efficace, quella empatica piacevole angoscia a cui fai riferimento...

    un saluto
    Fabio

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