
Da lunedì, come promesso, comincerò a occuparmi della trilogia filmica Red Riding.
Scrivo queste ultime righe dopo aver completato tutto l'insieme di recensioni e articoli che vanno a costituire il mio apporto nel far conoscere a quanta più gente possibile un prodotto che, a mio avviso, rappresenta quanto di meglio può, al momento, proporre la televisione per quanto riguarda un certo tipo di narrazione.
I follower più fedeli (ovvero quelli con una dose maggiore di pazienza e sopportazione) sanno già che il sottoscritto non guarda la televisione.
Ma vorrei ribadire (alla nausea, per chi mi ha già letto) che la mia non è la posizione del sinistrato sinistrorso lettore di Repubblica che grida ai quattro venti di snobbare la televisione e vedere solo Santoro salvo poi, un post ogni tre, sbraitare contro il Festival di Sanremo, le mafiette di Amici, la decadenza di Lost o chissà che altro.
No, io proprio non possiedo fisicamente l'apparecchio televisivo da ormai molti anni, più di cinque senza dubbio.
Non ne comprendo (e quando lo comprendo non mi piace) il linguaggio e morta lì: nessuno può far tutto nella vita, ogni scelta è rinuncia, preferisco un minimo di specializzazione in più, niente rimorsi o nostalgie.
Così come ho abbandonato recentemente il libro cartaceo, tempo fa ho lasciato la televisione.
Non c'è nulla di cui andare fieri o di cui sentirsi colpevoli, ho semplicemente rinunciato a un mezzo in favore di altri e ciò non può rendermi migliore o peggiore, molto probabilmente nemmeno diverso.
Seguo il cinema, gli e-book, la Rete, vado a mostre e concerti e bla bla bla, direi che già così ne ho abbastanza (anzi, dovrei ridurre ancora di più per approfondire) per non dover cercare altri media e altri overload di informazioni e narrazioni.
Ma, e deve essere chiaro, non ho nulla contro la televisione.
O meglio, non posso più avere nulla contro, visto che non la conosco da troppi anni.
Sento e leggo che moltissimi se ne lamentano, ma non posso unirmi al coro, sarei bugiardo, ipocrita.
E, secondo importante "ma", quando occasionalmente la guardavo, era comunque alla televisione inglese che mi rivolgevo in cerca di proposte interessanti.
Il mio programma comico preferito di tutti i tempi, Bottom, è inglese.
I due documentari che più mi sono piaciuti negli ultimi anni, Power of Nightmares e Century of Self, sono inglesi.
Inglese è anche la Red Riding Trilogy.
Che a me pare abbia ben poco di televisivo, ma molto ha, indubbiamente, di inglese.
Come ho detto in occasione della recensione di Tony, gli Inglesi mi sembrano il popolo più abile a speculare (in tutti i sensi e accezioni) sulla propria miseria, sul proprio squallore.
Riescono a prendere elementi atroci e a farne risaltare una certa bellezza, un fascino, come non ho mai visto fare, in modo così costante, a nessun altro.
Red Riding è l'adattamento televisivo di una quadrilogia scritta da David Peace, che dall'Inghilterra è scappato per andare a vivere a Tokyo. Più avanti, martedì prossimo, alcuni amici vi parleranno di lui.
La quadrilogia scritta da Peace è distinta in 1974, 1977, 1980, 1983.
A causa di un taglio ai fondi i produttori, sceneggiatore e registi hanno dovuto condensare il tutto in una trilogia che descrive una serie di avvenimenti accaduti nello Yorkshire occidentale fra il 1974 e il 1983.
Il perno centrale dell'interva vicenda sono gli omicidi effettuati dallo Yorkshire Ripper, un pericoloso serial killer operante al tempo in quella zona, ma Peace innesta su questo una vicenda ben più complessa e affascinante, una serie di complotti e corruzioni che causano delitti ben più numerosi, sparizioni di bambine, massacri nei bar e tanto, tanto altro ancora.
Il tutto in un periodo storico-politico che, da chi si sente in grado di giudicare le epoche, viene visto come uno dei più negativi di tutta la storia inglese, in particolar modo a causa di una tremenda crisi economica e del governo Thatcher.
I punti di riferimento, gli assi cartesiani possono essere uno Zodiac più corale e un Ellroy più sfiduciato e disperato.
A prescindere dagli enormi meriti di tutte le persone coinvolte in questo progetto, penso sia giusto tributare un particolare plauso ad alcune di esse in particolare, ovvero allo sceneggiatore Tony Grisoni per aver saputo affrontare una materia così magmatica, complessa ed esplosiva senza mai perdere la testa e riuscendo a trasporre su schermo più di quel che si pensava possibile e, ancora di più, ai produttori.
Hanno trasformato tre segmenti così diversi fra loro (tre registi e staff differenti, tre metodi diversi: 16mm, 35mm e digitale) in un qualcosa di omogeneo e molto coerente.
Quindi grazie Andrew Eaton, grazie Anita Overland, grazie Wendy Brazington, grazie a tutti gli altri coinvolti nella produzione.
Io mi occuperò di questo strabiliante insieme di film suddividendo i post settimanali come segue, al ritmo di uno al giorno partendo da lunedì 15 (trasformerò in link le varie voci man mano che pubblico):
1) Prefazione (che state leggendo)
2) Red Riding 1974
3) David Peace e la sua opera
4) Red Riding 1980
5) Lo Yorkshire Ripper
6) Red Riding 1983
7) Conclusioni
E ora, per finire, due avvertenze, una di carattere generale, un più particolare.
La prima cosa che voglio dirvi è di non guardare questi film in cerca di qualche forma di svago o intrattenimento dopo la vostra dura giornata di lavoro e/o studio.
Uscirete dalla visione più tristi e scoraggiati (alcuni di voi magari incavolati, vai a sapere) rispetto a quando avete premuto il tasto play e non ci saranno catarsi o altri bei meccanismi. Esclusivamente un mare di squallida, odiosa, violenta merda filmata e raccontata da dio.
La seconda cosa.
Ho messo impegno, speso energie, consumato tempo per scrivere una serie di post che corrono il serio rischio di diventare fra quelli meno letti della storia di Malpertuis. E stiamo parlando di una media di 8 cartelle per ogni post.
Questo perché, sono tenuto a dirvelo, ho SPOILERATO l'intera trama, tutta la trilogia, anche nei fatti minimi.
Ho rivelato identità di assassini e finali di ogni episodio e molto altro ancora.
Odio lo spoiler, sia chiaro.
Incapparci inconsciamente, rivelare qualcosa senza accorgersene è ancora comprensibile, ma farlo volontariamente è una delle cose più sconce e assurde in campo di critica cinematografica o anche "semplicemente" scrittura di qualche post di blog.
Ultimamente ho cancellato dai bookmark/feed due siti a stelle e strissie proprio perché avevano spoilerato apposta un film che non gli era piaciuto.
Io, per la massima parte, ho un solo modulo di reazione di fronte a chi mi danneggia: l'ostracismo, l'esclusione dalla realtà (che, e non potrebbe essere altrimenti, significa dalla mia realtà).
Quelle persone hanno intenzionalmente rivelato un finale credendo di fare i fighi, ora hanno un lettore in meno per sempre.
Vi prego di segnalarmi sempre quando eccedo nel rivelare le trame, non lo faccio ovviamente mai volontariamente.
In questo caso però da un lato non era possibile fare altrimenti, dall'altro lato non è possibile più di tanto danneggiare, se non superficialmente, un'opera come questa rivelando qualche svolta di trama.
E narrare la trama con abbondanza di particolari (noterete che la sinossi gioca ruolo fondamentale nelle tre recensioni ed è perlomeno il triplo in lunghezza rispetto alla media di Malpertuis) è assolutamente indispensabile per far capire parte del valore di questa opera, a mio modo di vedere.
Ovviamente non vi biasimo se non crederete al fatto che sapere molte cose prima della visione non vi rovinerà lo spettacolo, ma dopotutto non accade la stessa cosa quando andate a vedere un film tratto da un libro che avete già letto?
Per quanto mi riguarda conoscevo la trama prima di assistere al tutto e nel giro di una settimana ho visto i tre film due volte, sempre godendomi appieno lo spettacolo.
In più il riassunto delle trame potrà offrirvi uno scheletro di guida nel caso vi perdiate in mezzo alla folla di nomi e fatti che compongono questo cupo affresco dello Yorkshire.
Beh, insomma, voi emptori siete stati caveati a sufficienza direi: non leggete lo speciale se siete fra quelli che non vogliono sapere nulla della trama prima di intraprendere la visione.
Per me era di importanza basilare avvertirvi con anticipo, ripeterò l'avviso a inizio di ogni recensione.
Bene, a chi è rimasto e nonostante tutto ha comprato lo stesso il biglietto del bus dico: benvenuti a bordo, lunedì alle solite 0.01, puntuali, si parte per una lunga, lunghissima scampagnata nello Yorkshire...
Altri dossier come questo nella sezione apposita




















Elvio Riding Infinity!
RispondiEliminaA livello di piacere viscerale, mi fai ritornare ragazzino, quando ti saliva l'emozione e l'ingrifo per le cose più banali di questo mondo.
La materia prima è già nel mio HD.
Da queste parti siamo prontissimi!
Kurando.
:)
RispondiEliminaL'ingrifo deve salire sempre, al massimo, ora che si è un filo meno giovani, la differenza è che sull'ingrifo ci si ragiona anche, invece di eiaculare, spaccare sedie e ridere beati, ma no ingrifo no party eh...
E comunque Elvè, invischiati oramai da anni nell'abbondanza telematica, io dico che la via dell'approfondimento massiccio e capillare è l'unica strada percorribile.
RispondiEliminaAbituati a divorare cultura come fossero orsetti gommosi, alla fine si ha come la sensazione di aver assimilato poco e niente.
L'approfondimento coi relativi e necessari tempi di sedimentazione dell'oggetto preso in esame, saranno la salvezza dell'uomo della strada.
Kurando.
BEne bene, attendo numeroso, e intanto scarico. Su "gli Inglesi mi sembrano il popolo più abile a speculare (in tutti i sensi e accezioni) sulla propria miseria, sul proprio squallore", pure Lemmy è dello stesso identico parere.
RispondiEliminaEcco, essere dello stesso parere di Lemmy made my day...
RispondiEliminaIncredibile... ero convinto di essere l'unico pirla di questo paese a non possedere la televisione. La cosa mi conforta un pochino ^__^
RispondiEliminaGiustappunto stasera avevo in programma il primo, Red Riding 1974. Se riesco ti seguo in simultanea come spettatore e commentatore, anche e naturalmente rispetto agli altri due. Così poi discutiamo meglio :)
RispondiEliminaL'ex tubo catodico britannico brilla da decenni nella sua funzione avanguardistica.
RispondiEliminaUno sguardo,nelle produzioni più importanti,che è sempre riuscito a porre le domande più intelligenti e scomode ai teleutenti.
Partì tutto con The Prisoner e il Flying Circus dei Monty Phyton,ma penso che la colpa sia tutta di Shakespeare..
C'è del marcio in Inghilterra.
Ossequi,
Simone
Due domande, se posso.
RispondiEliminaCome fai a dire che la Trilogy "abbia ben poco di televisivo" se la televisione non la guardi?
Ti posso assicurare che è proprio il contrario, di televisivo c'è tanto, della televisione inglese ovviamente. E questo non per fare il solito denigratore dell'Italia e della sua melmosa televisione.
Secondo.
Non sarai mica uno di quelli che pensa che avere un pc collegato alla Rete equivalga a NON avere un televisore?
Per amor di completezza, segnalo che sul sito di Roger Ebert, il critico americano ed ex collaboratore di Russ Meyer, è stata pubblicata una breve recensione di Red Riding.
RispondiEliminahttp://rogerebert.suntimes.com/apps/pbcs.dll/article?AID=/20100310/REVIEWS/100319992
Il pezzo è interessante per il punto di vista americano sulla trilogia.
@ Martin: hai ragione, ritengo sempre scontate cose che scontate per altri magari non sono. Dovevo specificare che "ha ben poco di televisivo per quanto riguarda la televisione che conosco io", grazie per l'occasione che mi hai fornito di precisare il tutto.
RispondiEliminaNo, non sono uno di "quelli", non sapevo nemmeno che esistessero "quelli".