giovedì 18 marzo 2010

Peter Sutcliffe, lo Yorkshire Ripper

Lo Squartatore dello Yorkshire

Nome completo: Peter William Sutcliffe

Status: Ergastolo

Nato il: 1946

Morto il: -

Vittime accertate: 13

Modus operandi: Assaliva giovani donne, solitamente prostitute, colpendole da dietro e poi finendole una volta stordite

Armi preferite: Martello, coltello


Se il caso dello Yorkshire Ripper passò alla storia per clamorose sviste e goffa inadeguatezza da parte della polizia inglese, lo stesso si potrebbe dire di Peter Sutcliffe e del suo disorganizzato, confuso e improvvisato modo di uccidere.

Non c'è (come in realtà non c'è quasi mai quando si parla di serial killer reali) nessun glamour, nessun fascino perverso di qualche genio del male che sfida la polizia in un estenuante gioco di caccia. Non ci sono complicate trappole o distorti sensi della morale.

Solo un uomo piuttosto anonimo che uccide prostitute, un corpo di polizia pasticcione che tralascia elementi importantissimi e il popolo che sbava sui particolari cruenti ma pensa anche che, hey, in fondo se la sono andata a cercare, dopotutto sono solo puttane.
Fino a quando Sutcliffe ucciderà una "normale" ragazza di sedici anni e allora diventerà, improvvisamente, un "vero" mostro.

Un bambino gracile e solitario

William Peter Sutcliffe nasce il 2 giugno 1946 a Bingley, una zona industriale dello Yorkshire, da John e Kathleen Sutcliffe, primo di sei bambini della coppia.

Suo padre è il classico omaccione che passa parecchio tempo al pub, non ha problemi a frequentare altre donne e non vede l'ora che il suo primogenito cresca e diventi un maschione come lui per potersi stordire insieme di birra e sport.
Pressione, quindi, fin da piccolino, e Peter non reagisce certo bene: è gracilino, a scuola non lega con i compagni, odia gli sport violenti e i contatti fisici e preferisce la compagnia di sua madre, una donna gentile cui rimarrà sempre molto legato.

Alcune cosette cominciano a cambiare verso la pubertà: Peter si stanca del bullismo scolastico, comincia a fare body building, sviluppa qualche muscolo che gli permette di battere tutti i suoi fratelli e di passare di casta nell'ambiente scolastico.

Il padre è finalmente contento, per quel che conta, e il nostro futuro squartatore molla gli studi a quindici anni per incappare in uno dei tratti solitamente comuni ai futuri serial killer: una lunga sequenza di lavori di ogni tipo, con frequenti licenziamenti e piccoli crimini che costellano i vari cambi.
Lavora anche al cimitero e anni dopo un suo amico ricorderà gli strani scherzi che Peter si divertiva a fare con i cadaveri e i furtarelli di gioielli dagli stessi.

Peter and Sonia

Arriviamo caracollando fino al suo ventesimo anno di età.
1966 e Peter non ha ancora avuto una "fidanzata". Rimedia a una festa, avvicinando per la prima volta una ragazza, tale Sonia Szurma, figlia di immigrati cecoslovacchi.
Era il tassello che ancora mancava: papà e mamma sono finalmente contenti, il loro figlio ha messo su i muscoli e ha anche dimostrato di non essere un finocchio, ci si può rilassare e andar fieri, no?

Ci vorranno otto anni per arrivare al matrimonio fra i due, Peter salta da un lavoro all'altro e la situazione economica non è certo rosea ma ottiene finalmente, nel 1973, un posto fisso e tutto pare filare liscio, i due convolano il 10 agosto 1974 che è anche il giorno del ventiquattresimo compleanno di Sonia. Ma...

Luci rosse

Ma i furtarelli ai cadaveri non sono certo l'unico scheletro nel peterarmadio.
Suo cognato, per esempio, smette di frequentarlo dopo un po' perché quando i due escono per pub Sutcliffe non fa altro che vantarsi dei suoi vari exploit con le prostitute dei quartieri a luce rossa. Eppure a casa sembra il maritino modello...
Oppure Trevor Birdsall, un suo amico che più tardi tornerà in questa storia, ricorda benissimo le innumerevoli serate passate a bere e frequentare signorine di dubbi e facili costumi.
Ricorda persino, con una certa preoccupazione, una occasione, nel 1969, in cui Peter lo lascia per qualche minuto in macchina e poi torna, senza fiato, asserendo di aver colpito una "vecchia vacca" in testa con una pietra che aveva precedentemente messo in una calza.
Voi cosa fareste se un vostro amico se ne uscisse fuori con una confessione del genere?
Trevor qualcosa farà, lo vedremo più avanti, ma continuerà comunque a frequentare il Senza Peccato fino al momento del suo arresto, nel 1981.

Visto? Abbiamo due date. 1969 e 1981.
Questa mi pare la reale durata delle attività dello Yorkshire Ripper, perché se Peter ha ucciso 13 donne, altrettanto importanti sono tutti quei tentati omicidi che avrebbero potuto far salire il body count di parecchie unità.
Peter ne ha ammazzate 13 ma ha lasciato parecchi altri zombie in giro e alcuni di loro avrebbero preferito morire...

Squartatore_Yorkshire_2

L'apprendistato

Torniamo al'episodio della pietracalza.
Pare che gli episodi scatenanti che porteranno in seguito ai massacri siano due. Da un lato una serie di aborti da parte di Sonia, che porteranno infine al temuto responso medico: la coppia non potrà avere i tanto desiderati figli.
Dall'altro lato un avvenimento banale, un graffietto da niente che infetta e manda in cancrena tutto il sistema: sembra che ai bei tempi del fidanzamento, Sonia "parlasse" anche con altri, in particolare un gelataio italiano.
Questo gelataio, o questo italiano, come preferite, manda su tutte le furie Peter che decide di vendicarsi andando a puttane.
Le vie della vendetta paiono infinite e anche un tantino astruse.

Quella sera d'estate, 1969, lui sceglie una signorina, si mette d'accordo per 5 sterline e via, verso il disbrigo dell'accordo.
Ma mentre si dirigono in camera Peter ci ripensa o, chissà, non riesce a mettere in posizione verticale l'attrezzatura necessaria allo scambio d'opinioni.
Insomma, alla fine Peter dice alla prostituta che non si combinerà nulla ma che lei potrà tenersi comunque le 5 sterline.
Il problema è che lui le ha dato una banconota da 10 e vorrebbe il resto.
Lei dice di non averlo e di doverlo andare a prendere da amici, lui attende in macchina ma il resto non arriva. Arrivano però gli amici che gli spiegano che non è aria e dovrebbe andarsene prima di farli arrabbiare.

Queste 5 sterline rubate si trasformeranno in un tarlo mentale di proporzioni gargantuesche che scaverà tunnel su tunnel nel cervello già fin troppo areato del nostro uomo.
Ma come, la mia futura moglie si abboffa di ottimo gelato italiano, gratis per giunta e a me invece, che sono buono e bravo, mi fottono cinque sacchi?
Che questa sia la scintilla scatenante a me pare difficile, è come credere che la prima scaramuccia mondiale sia veramente nata dall'anarchico con la pistola, ma ne capisco però il fascino dal punto di vista narrativo, quindi facciamo finta che, d'accordo?

Seguono giorni d'ira e confusione, con Peter Vendetta che cerca la donna ovunque e quando infine la trova e chiede indietro i soldini viene deriso da lei, amici e colleghe.

Mettete anche queste risate dentro la fornace, vediamo se aumenta la pressione.
Da qui scaturisce l'episodio della pietra in testa alla prostituta e di sponda anche il primo momento, anche questo un classico nelle vite dei serial killer, nel quale il "mostro" comincia a sentirsi intoccabile.
La prostituta in questione si era segnata il numero di targa e il giorno dopo la polizia bussa alla porta di Peter, ma è solo per un rimbrotto, niente di ufficiale: la donna per suoi motivi non ha sporto denuncia e Sutcliffe se la cava con quattro parole e via...

Poco dopo, altro momento di invulnerabilità.
Il nostro esce di sera, armato di quelli che in seguito diventeranno i suoi attrezzi del mestiere, ovvero un martello e un coltello, intenzionato a uccidere una prostituta.

Ha violenti mal di testa, afferma di essere depresso e ossessionato da quelle cinque sterline (che, in altra forma e importanza, torneranno fra qualche anno) e quindi perché non ammazzare una donna di strada?
Lo becca un poliziotto che nota la macchina posteggiata con il motore acceso e lui, armato di martello, che si aggira su proprietà privata.
Arrestato, riesce a nascondere il coltello e se la cava con una multa di 25 sterline per essere andato in giro nottetempo attrezzato per il furto con scasso.
In realtà era attrezzato per ben altro...

Trevor, banconote da cinque sterline, martello e coltello: sono già parecchi gli elementi che faranno il loro ritorno più in là in questa vicenda.

On the road

Queste esperienze rimangono quindi a fermentare per qualche anno, durante il quale non si hanno notizie certe di altri attacchi, questo non vuol certo dire che non ce ne siano stati.
Periodo di cambiamenti per la coppia: ricevono, come detto, la notizia che non ci saranno mai pargoli nel loro futuro e Peter prende la patente per camion cambiando quindi lavoro (trasporto pneumatici per una grossa ditta della zona).
Sonia, realizzato che non sarà madre, riprende gli studi per poter in seguito passare all'insegnamento.
Abbiamo warpato fino all'anno 1975, Peter è pronto a riprendere gli attacchi notturni.

Prima di riuscire a uccidere una prostituta questo goffo killer esegue prove generali per tre volte durante l'estate, attaccando prima Anna Rogulskyj (5 luglio), quindi Olive Smelt (15 agosto) e infine Tracy Browne (27 agosto)
Il modus operandi è sempre uguale e già cristallizzato: osserva e segue la vittima durante la notte, tenta approcci verbali che possono più o meno riuscire e quindi, alla prima buona occasione, colpisce la donna alla testa con un martello e poi cerca di finirla con coltellate all'addome, alla gola o alla schiena.
In tutti i casi viene disturbato (da un vicino allarmato dai rumori e da automobili di passaggio) e lascia le poverette a terra, malconce, a fronteggiare un futuro probabilmente peggiore della morte.

Morte che arriva il 29 settembre del 1975.
Wilma McCann ha 28 anni quattro figli che non le impediscono di andar in giro per pub la notte a bere e cercare clienti, mentre la più grandicella (9 anni, una donnina ormai) si occupa di fratellini e sorelline.
Quella notte però incontra il cliente sbagliato. Piena di alcool (l'esame post mortem parla di almeno una decina di bicchieri) viene avvicinata da Sutcliffe e si accordano su cinque sterline.
Ma il Ripper vorrebbe romanticismo per riscaldarsi ed eccitare il suo diesel, mentre Wilma invece a momenti non sa nemmeno dove si trova, si cala i pantaloni e cerca di fare prima possibile per poi rientrare a casa.
Atteggiamento non gradito dall'ora ufficialmente Squartatore, che le fracassa il cranio due volte e poi le rifila quindici coltellate al collo, petto e addome.
Trovano le figlie infreddolite, di notte fonda, fuori di casa, ad aspettare la mamma alla fermata dell'autobus.

Peter_William_Sutcliffe_Yorkshire_Ripper_2
1976

Passa un'ottantina di giorni prima che lo Squartatore torni a colpire.
Questa volta tocca Emily Monica Jackson, 42 anni, prostituta atipica: marito e tre figli, in famiglia le cose non vanno granché bene dal punto di vista economico e così il marito porta ogni tanto Emily in giro per Leeds, le lascia il furgoncino nel quale la donna si prostituisce mentre lui beve fino alla chiusura dei locali, momento in cui la moglie torna a prenderlo per andare a casa.
Quella notte del 20 gennaio 1976 il marito se ne torna a casa in taxi mentre Emily non ci tornerà mai più: la ritrovano con il cranio sfondato da due colpi di martello e cinquantun ferite di cacciavite su collo, petto e stomaco.
Peter Pasticcio ha persino lasciato chiare impronte di uno stivale Wellington sulla scena del crimine.

La polizia comincia ad attivarsi e a stabilire correlazioni, ma arriva anche la prima di una lunga serie di lettere (e più tardi telefonate e registrazioni) che giocheranno una parte fondamentale nel confondere le indagini.
La lettera, scritta, pensava allora la polizia, dallo Squartatore afferma che anche l'omicidio di tale Joan Harrison fosse da attribuire al Ripper.
Nella trilogia filmica di Channel Four Joan Harrison diventerà Clare Strachan...
Tuttavia non ci si agita più di tanto. Sono crepate solo due prostitute, la gente per bene è al sicuro...

9 maggio. Intermezzo con Marcella Claxton, prostituta, vent'anni. Sta tornando a casa, sbronza marcia, verso le quattro del mattino. Peter la carica in macchina e le offre le solite cinque sterline per farlo in un campo ma lei non sembra molto convinta e rifiuta.
Scende per urinare e viene colpita alla testa, due volte. Cade a terra, sanguinante e intravede l'uomo che si masturba in piedi, sopra di lei.
Lo Squartatore quindi le butterà i fazzoletti sporchi e la banconota addosso, intimandole di non chiamare la polizia, per poi dileguarsi.
La donna riesce a trascinarsi fino a una cabina telefonica, dalla quale chiama aiuto proprio mentre Peter, sempre più confuso, torna per cercarla e finire il lavoro, non riuscendo però a trovarla.

La ragazza, nera e con un QI molto basso, viene trattata con una certa superficialità dalla polizia e un agente viene sorpreso a definirla "just this side of a gorilla", potete immaginare quanto la sua pur accurata descrizione del killer sia stata presa in considerazione al tempo.

Le prostitute cominciano a lavorare in gruppo, tenendo traccia delle targhe dei clienti e fornendo scarse informazioni a una polizia che sembra impegnarsi poco sul caso.

Sutcliffe entra in letargo: licenziato dal precedente posto di lavoro (arrivava continuamente tardi e aveva rubato del materiale), passa parecchi mesi di inattività prima di essere assunto, sempre come camionista, da una nuova ditta. Il resto del 1976 trascorre tranquillo, con il nuovo sovraintendente alle operazioni di polizia che non ha occasione per indagare su ulteriori mosse del killer.

Un anno intenso

Arriva il 1977 e Peter, forte del nuovo lavoro, ricomincia a darsi da fare anche con l'altro lavoro e il 5 febbraio tocca a Irene Richardson, una prostituta di ventotto anni che si becca tre martellate in testa, una delle quali così violenta che un pezzo di osso le penetra il cervello. Il Ripper doveva aver preso le sue vitamine in quella occasione perché anche le usuali coltellate furono molto, molto violente, al punto da sbudellarla.
Al solito il nostro, con la sua cura, attenzione ed eleganza, lascia un sacco di tracce in giro (impronte di scarpe e impronte di pneumatici) che però non serviranno a nulla nel corso delle indagini.
A sentire Peter, questo è un momento piuttosto importante nella sua "carriera", perchè: "By this time, after Richardson killing, prostitutes became an obsession with me and I couldn't stop myself, it was like some sort of a drug".

Non bisogna però addossare tutta la colpa alla polizia. Non c'è solo negligenza in questo caso, ma anche una mole enorme di dati in un'epoca nella quale i computer non potevano aiutare più di tanto a incrociare ed eliminare.
Pensate che a un certo punto il peso dei documenti cartacei inerenti il caso è tale che bisogna rinforzare il pavimento della stanza per reggere il tutto!

Il 23 aprile è il turno di Tina, al secolo Patricia Atkinson. Prostituta, tre figlie, tendenza a bere forte, si porta Peter nell'appartamento e le viene riservato il "trattamento": martellate e coltellate. Viene ritrovata, come accaduto a quasi tutte le altre, parzialmente svestita, con il seno esposto e i jeans calati.
Nuove impronte di scarponcino sul luogo.

Fino a questo momento Peter e Sonia hanno vissuto a casa dei genitori di lei ma ora, con Sonia che ha prospettive di impiego, i due si guardano intorno per una casa nella quale vivere senza la presenza di parenti e la trovano il 25 giugno, al numero sei di Garden Lane, Bradford.
Quella sera stessa, forse a causa dello stress dovuto alla forte somma da versare per l'acquisto del nido d'amore, Peter esce per una passeggiatina.

In mezzo alla marea di trascuratezze e disorganizzazioni questo sarà il vero, grande errore dello Squartatore.
Perché per la prima volta una sua passeggiata non lo porta in qualche via a luci rosse ma da una "onesta" ragazza di soli sedici anni.

Jayne MacDonald era felice quel sabato sera: aveva appena trovato il suo primo posto di lavoro e stava per uscire con amici, fra i quali un ragazzo che le piaceva.
ragazzo che a fine serata, non trovando un taxi o un passaggio, la accompagna fin quasi a casa.
Quel quasi è lo spazio e il tempo in cui arriva Peter e massacra la ragazza con la sua solita, mortale combo di martello e coltello.

Ora a infuriarsi e sentirsi minacciati non sono più solo le donne di malaffare. La gente "per bene", qualsiasi cosa voglia dire, capisce finalmente che nella zona è attivo un predatore che non si nutre solo di prostitute e comincia a chiedere a viva voce ala polizia dei risultati.

Risultati che, nonostante una maggior apertura verso i media e un incremento del personale coinvolto, stentano ad arrivare. Lettere anonime, segnalazione, migliaia di deposizioni e interviste, un mare di dati che si accumula progressivamente nelle stanze della stazione di polizia senza nessuno che riesca a organizzare e analizzare tale flusso di informazioni.

Peter ne approfitta e scorrazza in lungo e in largo, permettendosi un nuovo omicidio mancato il 9 luglio, quando offre un passaggio a Maureen Long e procede a martellarla in testa e accoltellarla all'addome.
Ma un cane si mette ad abbaiare proprio sul più bello e Pavido Peter scappa subito via, lasciando il lavoro a metà.
Maureen Long verrà ritrovata il mattino dopo e portata in ospedale.

La polizia cerca di cogliere la palla al balzo e si attiva come non mai, ma non fa altro che accumulare una nuova, immensa massa di dati che nessuno riesce a correlare. Si indagano i tassisti, fra gli altri sospetti, ma le forze dell'ordine paiono più quelle del disordine.

Il tutto mentre Peter e sua moglie celebrano la migliore estate della loro vita, lei ha un lavoro e la tanto sognata casa, lui una nuova macchina. E quando avete una nuova macchina siete ansiosi di provarla quanto prima possibile, giusto?

E Peter la prova, tutto orgoglioso, il primo ottobre, caricando tale Jean Bernadette Jordan.
L'accordo è quello standard: cinque sterline per appartarsi da qualche parte. Il da qualche parte è vicino al cimitero e la banconota, nuova di pacca, finisce in uno scomparto segreto della borsetta di Jean che, poco dopo, muore sotto ben tredici colpi di martello.
Sutcliffe è più agitato del solito, nasconde per bene il cadavere, poi torna a casa.
Ma è molto nervoso: sospetta che il ritrovamento della banconota da cinque possa in qualche modo mettere la polizia sulle sue tracce. Così la sera dopo, domenica, torna sul luogo del delitto, sveste il cadavere, cerca in giro ma non trova la borsetta.
Infuriato, prende a coltellate il corpo, ben diciotto volte, e cerca anche di tagliarne la testa.
Ma con un coltello da cucina non è così facile e dopo poco torna a casa, preoccupato.

Prove, prove, prove

E a ben ragione, visto che la polizia ritroverà la borsetta (e la banconota) poco distante dal luogo del delitto e, indagando sul numero di serie, riuscirà a circoscrivere il numero dei possibili proprietari a circa ottomila persone, intervistandone moltissime nei mesi seguenti fra cui, più volte, sia Peter che sua moglie.

Oltre alla banconota si aggiunge anche la testimonianza di Marilyn Moore, altra prostituta sopravvissuta a un attacco dello Squartatore, il 14 dicembre 1977, grazie al provvidenziale cane che si mette ad abbaiare quando sente le grida della vittima colpita dal martello. Fornirà accurate descrizioni dell'uomo e della sua macchina, inutili come tutto il resto.

Tempo di entrare nel 1978 e impattiamo subito in altre due vittime, Yvonne Pearson (21 gennaio) ed Helen Rykta (31 gennaio).
Peter si accanirà particolarmente sulla Pearson: la trascina dietro un vecchio divano abbandonato, le riempie la bocca con l'imbottitura, la riempie di calci e infine le salta ripetutamente addosso, per poi coprirla con un po' di terra e nasconderla sotto il divano.
Verrà ritrovata solo il 26 marzo, ben dopo la Rykta, complicando ulteriormente indagini già assurdamente difficili e compromesse.

Ulteriori complicazioni arrivano da una nuova lettera che pare credibile, che ribadisce il fatto che la Harrison sia stata uccisa dallo Squartatore e che la prossima vittima sarà piuttosto anziana, come infatti accadrà, visto che a morire sotto i soliti colpi di martello e ferite da arma da taglio toccherà a Vera Millward, quarantun anni, la sera del 16 maggio 1978.

Passeranno ben nove mesi prima che il killer torni a colpire, nove mesi di ulteriori accumuli di prove, di altre lettere (le cui predizioni questa volta non troveranno riscontro), di nuove indagini su Peter (la sua targa veniva spesso vista nelle strade a luci rosse). Nove mesi durante i quali Sutcliffe rimane inattivo probabilmente a causa della morte della madre, cui era molto affezionato.

Peter_William_Sutcliffe_Yorkshire_Ripper_3
Secondo errore

Ma non si può piangere mamma troppo a lungo, bisogna rimettersi al lavoro. E per la seconda volta Peter sbaglia target e colpisce una onesta lavoratrice, Josephine Whitaker, di ritorno da una visita ai nonni, nientemeno.
Siamo passati al 4 aprile 1979: i nonni pregano Josephine di rimanere per la notte a casa loro, ma sono passati molti mesi dall'ultima vittima, la gente comincia a rilassarsi e poi sono solo dieci minuti a piedi attraverso un parco.
Dieci minuti che bastano e avanzano al famigerato martello e a venticinque coltellate.
Stampa, polizia e pubblico impazziscono, si moltiplicano le telefonate, arrivano altre lettere e alla fine anche una registrazione da parte del presunto Ripper, con un accento molto particolare, registrazione che viene resa pubblica, con tanto di esperti che identificano con presunta precisione la zona esatta di provenienza di tale accento.

Invece di utilizzare lettere e registrazioni come possibile pista, esse vengono sfruttate dagli inquirenti come cartina di tornasole in grado di escludere o includere eventuali sospetti. L'accento non corrisponde a quello di Peter e quindi poco importa che tantissimi altri indizi portino direttamente a lui.
La registrazione non viene riconosciuta da molte delle vittime sopravvissute agli attacchi, ma nella testa della polizia non c'è spazio per il concetto di antitesi, l'idea è ormai radicata e sono sicuramente vittime e testimoni a sbagliarsi.

Horror Parade

Sutcliffe può quindi continuare a uccidere con tranquillità e il primo settembre dello stesso anno massacra una studentessa, Barbara Janine Leach, di ritorno da una festa.
Barbara sceglie di deviare tornando verso casa, un suo amico non la segue e al mostro basta un singolo colpo di martello. Si risparmia anche sul numero di coltellate, questa volta solo otto.

Due "innocenti" morte nel giro di pochi mesi: si attiva una campagna pubblicitaria per un costo che supera i milione di sterline, tutta incentrata sul particolare accento presente nella registrazione.

Inizia il 1980 e si comincia a usare anche i computer, che eliminano sì parte del lavoro, ma ne creano parecchio altro. Solo per quanto riguarda il numero di immatricolazioni di autoveicoli si è arrivati alla incredibile cifra di cinque milioni di schede.
Peter continua a corrispondere a un sacco di indizi.
Ha una fessura fra i denti frontali, il gruppo sanguigno corrisponde, la sua macchina è stata vista spesso nei quartieri a luci rosse, il numero di scarpa è identico a quello del killer, è presente nella lista delle trecento persone che probabilmente hanno ricevuto la famosa banconota.
Eppure nulla.

Viene persino arrestato per guida in stato di ebbrezza e rilasciato senza alcun controllo.
Ma lentamente lo stress, il peso delle uccisioni, la stanchezza sembrano avere effetto, tutto si muove più velocemente, gli errori aumentano, il centro non regge.

E parlando di stanchezza, immagino che nessuno di noi sia lucido come all'inizio di questo post, giusto? Le vittime si accavallano, il modus operandi si ripete uguale di volta in volta e per quanto sia orrendo non conferire uguale spazio a ognuna delle tredici donne uccise, ripetere ogni momento la stessa, identica atrocità non può far altro che avvicinarci un tantino allo schema tipico del serial killer.

Quindi è forse meglio soprassedere e dirvi semplicemente e con poche parole che nei mesi seguenti Peter attacca altre quattro donne, uccidendone due.

20 agosto 1980: Marguerite Walls, uccisa con martellate e strangolamento (sempre più distratto, aveva dimenticato di portare con sé il coltello).

24 settembre 1980: Upadhya Bandara, dottoressa arrivata a Leeds da Singapore per un corso. Prima di riuscire a finirla Peter è costretto a scappare causa rumore di passi in avvicinamento.

5 novembre 1980: Theresa Sykes, torna a casa dopo essere passata dal pub del padre. Peter la colpisce con forza tale da sfondarle il cranio, il ragazzo di Theresa, Jimmy, osserva il tutto dalla finestra, urla e corre verso la scena: il Ripper scappa via, lasciando Theresa gravemente ferita ma viva, fra le braccia del suo ragazzo.

17 novembre 1980: Jaqueline Hill, studentessa. Basta di nuovo un unico colpo da dietro. In seguito ne trascina il corpo al riparo e infierisce con particolare cattiveria, pugnalandola anche in un occhio.

L'amico Trevor

Devo ribadirvi come a ogni nuova morte aumentino segnalazioni, telefonate, lettere? Tutti si sentono minacciati, chiunque ha una moglie, una figlia, una nipote, una amica e tutte quante possono essere a prossima vittima del killer con l'accento del Nord Est.

E ricordate Trevor Birdsall?
Trevor ha continuato ad accompagnare Peter durante tantissime uscite nei pub e nelle vie del peccato durante tutti questi anni e ha sempre visto l'amico comportarsi in maniera strana, episodio della pietra nella calza a parte.
Alla fine non ne può più e scrive alla polizia suggerendo loro di indagare in direzione Sutcliffe.
Nisba, la lettera finisce nel mucchio, come finisce nel dimenticatoio la sua apparizione di persona di fronte agli agenti, a ribadire i suoi sospetti.

Troppi gli avvicendamenti nelle persone a capo delle indagini, scarsa la comunicazione fra la task force e le forze di polizia ordinarie, ormai impossibile da gestire la mole di dati.

Ring my bell

Dove non può l'uomo, per farla breve, può infine il caso.
Sarà infatti per puro caso che il Ripper verrà arrestato il 2 gennaio 1981.
Negli ultimi tempi Peter aveva sviluppato un certo gusto per la zona di Sheffield in occasione di uno dei suoi frequenti viaggi da camionista ed è proprio a Sheffield che torna, a inizio anno, con la macchina, per far conoscere anche alle prostitute locali le sue armi preferite.

Si apparta con Olivia Reivers ma, come spesso gli è capitato, non riesce a far funzionare l'altro suo attrezzo e sta seriamente meditando su come massacrare la ragazza con i fidi martello e coltello quando arriva una macchina della polizia locale, insospettita dall'auto ferma con coppia a bordo.
E per poco Peter non la fa di nuovo franca, con Olivia che, prontissima, dichiara di essere la sua ragazza.
Ma uno de due agenti, il sergente Ring si ricorda, per fortuna, che Olivia ha un passato da prostituta e non abbocca all'amo. I due finiscono in Centrale e, una volta tanto, scattano tutti i giusti meccanismi.
Prima di salire a bordo dell'auto però, con una scusa, Peter riesce a nascondere le armi vicino a dove si era appartato con Olivia.

Una disposizione del sovraintendente alle indagini sul Ripper raccomandava di contattare la task force per ogni cliente sorpreso con qualche prostituta.
Alcuni degli investigatori coinvolti nelle indagini già da tempo non erano granché convinti dalle lettere e dalla registrazione e a questo giro decidono di ignorare la scagionante dell'assenza di accento. Sono troppi gli indizi a carico dell'uomo, che infatti viene trattenuto per la notte.

Le indagini e gli interrogatori proseguono, ma a rilento e senza molti progressi, fino a quando a Ring, di ritorno sul posto di lavoro per un nuovo turno, non scatta la seconda, fondamentale intuizione: ricorda di aver sentito uno strano suono sul posto dell'arresto, ci torna e scova martello e coltello.

Sono colpi decisivi per Sutcliffe che, provato dalle lunghe ore in mano alla polizia, dal fatto che sua moglie, controinterrogata, non rilascia deposizioni concordanti con le sue e infine dal ritrovamento delle armi, rilascia finalmente una lunga dichiarazione nella quale rivela di essere lo Squartatore del Yorkshire.

Finale di partita

Ci interessa davvero più di tanto quel che segue?
Perché vi è ancora materiale sufficiente per tantissime pagine, ma ho sempre trovato triviali i fatti che seguono l'arresto di queste persone e non intendo concedere molto spazio.
Ne segue insomma la solita giustizia degli uomini, poco importa se tramite prigione, condanna a morte, cure psichiatriche, gogna o chissà che altro: i defunti non tornano in vita e ai loro parenti non sarà certo alleviato alcun dolore.

Peter comunque, altro tratto comune a molti serial killer, appena preso si mette subito a frignare e gioca la carta della follia, variante mistica: è stata la voce di Dio a ordinarmi di uccidere le prostitute.
Sia come sia il giudice non abbocca, processo piuttosto rapido con l'imputato considerato sano di mente e colpevole di tredici omicidi.
Ergastolo.

Ci sarebbe ancora molto da dire.
Peter che non se la cava bene fra le sbarre e subisce molti attacchi da parte di altri detenuti, uno dei quali riesce a privarlo di un occhio e a sfigurarlo.
Peter che apprezza particolarmente il bowling sulla Wii.
Peter che forse potrebbe uscire presto di prigione.
E tutti a indignarsi, tutti a strepitare che non è giusto che esca e che loro la Wii non ce l'hanno neppure, maledizione.
Interessa davvero?
Siete forcaioli? Progressisti? Avete letto Focault? Vi piace il fritto alla texana oppure è tutta colpa della società?

E altro ancora (quante cose, eh?), a partire dalle indagini sulla Harrison (Peter non è colpevole di quell'omicidio e il sospetto che qualche tipo di copycat si aggiri ancora per lo Yorkshire) fino all'enorme massa di materiale giornalistico che è stato prodotto negli anni.

Se volete indagare oltre, eccovi un ottimo, straordinario sito che ovviamente fa impallidire, per profondità e cura, queste poche righe che ho messo insieme alla meno peggio:

Yorkshire Ripper

Ma è tempo di chiudere, di lasciare il 1980 e passare, domani, al 1983, capitolo finale di Red Riding. Non prima però di aver ricordato qualche persona...

Squartatore_Yorkshire_1
I morti viventi

Le 13 donne uccise non sono altro che la punta di un disperato iceberg. E se i morti non soffrono, molti dei vivi toccati dallo Squartatore sono starti condannati all'inferno in terra.

Anna Rogulskyj, la sua prima vittima del 1975, ricordate?
Lasciata svenuta, con il cranio fracassato, verrà trovata e ricoverata d'urgenza. L'operazione dura 12 ore, le viene data l'estrema unzione. Torna a casa dove si trincererà per tutto il resto della sua esistenza. Sviluppa un comprensibile terrore per i maschi, perde il ragazzo e guadagna 5 gatti e un sacco di sistemi d'allarme per la casa-bunker.
Esce raramente e cerca sempre di camminare in mezzo al marciapiede, evitando ombre e muri. Le persone che le si avvicinano da dietro la spaventano a morte.
Vorrebbe essere morta quella notte.

Olive Smelt? Da quei giorni, una volta dimessa dall'ospedale, vive nella paura e nella depressione. Ha sospetti su suo marito, il rapporto di coppia è rovinato, sua figlia avrà un crollo nervoso e il figlio chiuderà sempre tutte le porte nel caso esca lasciando la madre in casa.

Marcella Claxton si becca cinquantadue punti in testa e un odio profondo per gli uomini, al punto di non sopportarne la presenza nella stessa stanza per molto tempo in seguito all'aggressione.
Seguono depressione, svenimenti e incapacità a conservare un posto di lavoro.
Anche lei avrebbe preferito morire piuttosto che andare avanti in questo modo.

Wilfred MacDonald era il padre di Jayne. Dico era perché dopo la mote della figlia ha perso ogni interesse ad andare avanti, sviluppò immediatamente un'asma nervosa, perse il lavoro e due anni dopo, passati a star seduto e pensare a sua figlia, morì di infarto. O, come preferiscono dire i romantici, con il cuore spezzato.

Sei settimane in ospedale e altre tre di convalescenza in casa di riposo non serviranno poi molto a Maureen Long che entrerà nel solito tunnel di disperazione, vivendo con i soldi dell'assegno di disoccupazione e di qualche occasionale furtarello, insieme alle somme che riuscirà a farsi dare dai giornalisti che vorranno sentire della sua esperienza con il Ripper.

La morte di Jean Bernadette Jordan distruggerà altre due vite. Jean era sposata con Alan Royle, i due avevano avuto due bambini e sebbene Jean da qualche tempo vivesse da separata in casa, progettava di chiudere con la prostituzione e tornare a vivere con il marito.
Alan, morta la moglie, perse il suo lavoro da cuoco: non riusciva più a concentrarsi su nulla e aveva un solo pensiero fisso in testa, ovvero l'omicidio di Jean. Uno dei loro figli rimase così scioccato dalla morte della madre da subire un grave ritardo nello sviluppo: a cinque anni non riusciva ancora a pronunciare che pochi monosillabi.

Marilyn Moore tornò, dopo qualche tempo, a lavorare come prostituta a Leeds, ma la depressione non l'abbandonò mai più e un evidente buco in testa le ricorda il suo incontro con il Ripper, ogni istante della sua non-vita.

Theresa Sykes era una ragazza allegra prima del suo incontro con il martello. Dopo molte settimane passate all'ospedale tornò a casa, ma lasciò Jimmy, il suo ragazzo, con il quale doveva sposarsi e andò a vivere con i genitori, avendo una paura folle di tutti gli uomini.
Mutò anche drasticamente carattere, diventando irascibile e lunatica. Anche la sua vita non fu mai più la stessa, anche lei venne in pratica uccisa quella notte.

A tutti questi, a tutti i sopravvissuti.
Che possano trovare un po' di pace.

Altre schede di serial killer su Serial Killer Cyclopedia

25 commenti:

  1. Colossale.

    Aggiungo per pura pedanteria un paio di considerazioni.

    la prima, che può essere banale, è che lo Yorkshire Ripper agisce al di là di uno dei grandi spartiacque del tempo - Sutcliffe è un serial killer che opera prima che la definizione di serial killer venga codificata ed entri nell'uso comune della stampa, e della polizia.
    Questo non vuole essere una giustificazione per la marea di baggianate commesse dalle forze dell'ordine, ma andrebbe tenuto presente per valutare appieno l'impatto emotivo della comparsa di un simile personaggio sulla scena britannica.
    Noi oggi viviamo in unmondo in cui il serial killer è ossessivamente presente - Hannibal Lecter, Criminal Minds, Profiler...
    La narrativa c'è andata a nozze, tanto che ormai pare impossibile scrivere un buon poliziesco senza tirar dentro la figura dell'omicida seriale.
    Da una parte è come se la quiantità di vittime costituisse un'aggravante - o un elemento di fascino maggiore.
    Dall'altra c'è questa idea del seriale come scacchista, che pianifica, si confonde fra la popolazione, sfida la legge.
    Tutte sciocchezze, ma tant'è.
    Noi siamo abituati al serial killer.
    Gli abitanti ed i poliziotti dello Yorkshire non lo erano.

    Seconda annotazione - i media ci andarono a nozze, con effetti da guerra psicologica.
    Stando a ciò che lo stesso David Peace osserva in una sua intervista, una delle frasi che più piacevano alla stampa era "lo Squartatore deve avere una moglie e dei figli da qualche parte", con cui si voleva sottolineare come l'omicida potesse annidarsi ovunque.
    Una conseguenza di una simile esposizione era che, come racconta Peace, i ragazzi a scuola si domandavano se il proprio padre, o il padre di un amico, potessero essere lo Squartatore.
    Terribilmente malsano.

    Sull'organizzazione delle prostitute, infine - la scrittrice Pat Barker analizzò a fondo la rete di mutua protezione organizzata dalle prostitute (e non, si badi bene, dai loro protettori) ed usò i dati per scrivere un eccellente romanzo, Blow Your House Down che prefigura la tetralogia di Peace per il taglio noir e oppressivo, e che vede il caso risolto - accidentalmente - dalle prostitute e non dalla polizia.
    Il volume venne pubblicato anni or sono da Virago, e vale decisamente la pena.

    RispondiElimina
  2. Sii pure ancora più "pedante" se vuoi, c'è molto di tuo in questa serie di post e non solo nel capitolo riguardante Peace, sono molto soddisfatto.

    Annotazioni giustissime, aggiungo solo che avevo interrotto da qualche mese i post sui serial killer perché mi ero accorto che scrivere di questi accadimenti, di questi tristi e grigi operai dell'omicidio, mi faceva, mi fa male. E infatti anche dopo questo pezzo ho subito due o tre giorni di down.

    Posso gustarmi anche tre film di fila dove giovani mamme vengono immerse nell'acido sotto gli occhi dei loro figli mentre papà viene divorato dalle formiche mutanti, ma di solito anche solo vedere un braccio rotto "vero" mi piglia male, figurarsi questa scia di morte.

    Un tempo no, giocavo a fare il cinico e il post e così riuscivo a superare tutto, banalizzandolo. Ora no, ho subito una sorta di processo inverso, fra qualche anno probabilmente piangerò guardando i tramonti o i rondinini nel nido...

    Quindi pochi SK nel futuro del MalperBuilding, diciamo 3 o 4 all'anno, perché comunque interesse e fascino rimangono forti.

    RispondiElimina
  3. Per gente del genere sono incredibilmente forcaiolo, e una volta riconosciuta la colpevolezza sarei per l'eliminazione immediata. Per il resto gran bel post e ottimo pure l'intervento di Davide. E' vero, non ci si pensa, ma tutti oggi abbiamo ben presente il concetto di serial killer, mentre solo quarant'anni fa per niente e questo incideva parecchio sulle indagini...

    RispondiElimina
  4. Conta anche il non avere computer di livello...
    Ma ve la immaginate realmente una stanza così piena di carta che bisogna rinforzare il pavimento altrimenti crolla???
    Madò...

    RispondiElimina
  5. E' un immagine che fatico davvero a visualizzare. Posso capire il tavolo, la scrivania, lo scaffale... ma il PAVIMENTO! :)

    RispondiElimina
  6. Molti anni fa subivo una sorta di fascino morboso verso certi argomenti. Credo che la stessa cosa sia capitata e chiunque non frequentasse esclusivamente i binari della cultura ufficiale dominante. Quindi libri, pubblicazioni fino ad arrivare ad oscure fanzine, oramai considerate mitiche e che valgono molto denaro nel mercato del collezionismo, a stretta circolazione "interna", diciamo così. Oggi puoi parlare, per dire, di "Boiling Angel" e di Mike Diana anche a buonadomenica, ma molti anni fa vi assicuro che non era così...
    Poi un giorno in un numero particolare di una di queste fanzine "ciclinprop" scopro, di colpo e con orrore, che ogni articolo, ogni resoconto, ogni scritto, ogni lettera, ogni intervento, erano completamente permeati di morbosa simpatia per lo o gli omicida seriali di turno. Ricordo ancora uno scritto in particolare in cui, con estrema sottigliezza, si sbeffeggiavano le vittime di quel certo omicida seriale, arrivando anzi a ipotizzare l'omicida seriale come "artista" o comunque genio al-di-là-del-bene-e-del-male. Sto sintetizzando e per questioni di spazio banalizzando moltissimo, s'intende. I risultati di questa mia improvvisa scoperta, o meglio consapevolezza, furono una lettera inferocita all'indirizzo del responsabile della fanzine in questione e il mio immediato abbandono di certi interessi.
    Da allora leggo/vedo/ascolto di questi argomenti con l'orecchio appuntito, il collo teso e i peli dritti, con la carogna pronta a salirmi.
    Ebbene, sto leggendo - con un certo disagio, certo - i post di Elvezio a tema e non vi ritrovo nessun sospetto di morbosa e "simpatica" fascinazione, nessun "tifo", nessuna accondiscendenza per il mostro.
    E questo, per quel che conta, non fa che aumentare ulteriormente la stima di persone e luoghi virtuali che ho scoperto da poco ma che comincio a sentire sempre piu' come casa anche mia.
    Una casa che ogni tanto fa anche paura e consolida consapevolezze che ahimé coi rondinini nei nidi han poco a che spartire, ma di una casa si amano anche certi angoli bui, perché comunque sia ci appartengono anch'essi.

    un caro saluto.
    Orlando

    RispondiElimina
  7. sì, io che non amo l'horrore finto né, tantomeno ovviamente, quello vero, apprezzo molto l'umanità -- la simpatia per le vittime -- del padrone di casa.
    grazie Elvezio!

    RispondiElimina
  8. Thomas Harris colpisce nel segno quando, in Red Dragon, descrive i fan del serial killer (The Tooth Fairy) che si fanno stampare le magliette...
    Si tratta del segnale - all'interno de romanzo - che la civiltà ha mollato gli ormeggi dalla salute mentale - ed è quindi pronta ad abbracciare personaggi come Hannibal Lecter nel ruolo di superuomini/supereroi.
    Il fatto che poi la cosa capiti anche nella realtà è un tributo alle capacità di Harris.
    La disumanizzazione ha ormai raggiunto il livello di guardia.
    Ma queste sfumature non sono state colte, naturalmente.
    Tutti al cinema a guardare Anthony Hopkins che rende affascinante e accattivante uno che si mangia le persone.

    RispondiElimina
  9. L'ultimo commento di Davide Mana è inquietante ma azzeccato.
    Così come le osservazioni fatte da Orlando, che un certo senso rispecchiano anche il mio "vecchio me".
    Certo, non voglio fare la parte del retroconservatore in stile Moige. Non credo che i film sui serial killer facciano male alle persone. Piuttosto direi che fanno male a chi ha già qualche rotella fuori posto, nonché tanti problemi replessi che possono sfogare facendo il tifo per uno che ammazza delle poverette.

    Del resto basta guardare su Facebook (vero specchio dei tempi), per trovare frequentatissimi fan clun dei più noti assassini seriali.
    Guardate quanta gente esprime ammirazione per Amanda Knox, Donato Bilancia. C'è qualcuno che fa perfino il tifo per i "mostri di Erba".
    Ma non credo che li considerino superuomini. Forse, più semplicemente, fanno ciò che la maggioranza becera e silenziosa sogna solo di notte: ammazzare i vicini, massacrare la compagna di classe, stuprare...

    Brr...
    Brivido vero.

    RispondiElimina
  10. Grazie Orlando (e tutti, ovviamente).
    Ma grazie sul serio, non quei grazie che si battono sulla tastiera perché tanto sono solo sei lettere ed è facile.
    Il fegato con le fave e il chianti che poi citano tutti, le magliette con Manson Cristo contemporaneo, i dipinti dei serial killer battuti all'asta, le lettere dei fan...
    Queste cose, come dice mana, provocano dei cortocircuiti disumanizzanti a così tanti livelli che non se ne esce davvero fuori e bisogna cercare di contrastare per quanto possibile.
    Il che non può avvenire cedendo il terreno a queste non-persone bensì cercando di occuparsene con maggiore responsabilità.

    Responsabilità, insieme a gentilezza, altruismo, disponibilità e quattro o cinque altre parole, sono termini che ricorrono spesso questa settimana e sono rimbalzati dal post di Mana sul suo blog, quello sul nichilismo di qualche giorno fa, fino a qui e che torneranno anche sabato, quando cercherò, confusamente, di spiegare nuovamente che al fascino che si prova verso temi del genere NON dovrebbero poi corrispondere certe morali e scelte di vita.

    Ma è discorso lungo e lo continueremo fra alcuni giorni, per ora ancora grazie, Orlando.

    In più, è un fascino impossibile anche solo a livello, boh, superficiale, vogliamo mettere il Dottor Destino, Red Skull o Modok contro questi poveri mentecatti?

    RispondiElimina
  11. Ho scritto Mana con la m minuscola.

    Probabilmente avrà già inviato un plotone di microconchigliefossili velenosissime, se non leggerete più nulla di mio sapete chi accusare...

    RispondiElimina
  12. Complimenti. Notevole sensibilità psicologica e profondità d'indagine, mai pedanti, rese attraverso una scrittura accattivante che non cade mai in facilonerie psicologistiche. Toccante la pietas che si rivolge al versante post-traumatico vissuto dalle vittime, elemento di solito messo in ombra dal voyeurismo attivato da "casi" di questo tipo. Davvero una visione panoptica che comprende bene anche il versante psicosociale di un fenomeno di carattere antisociale le cui origini sono sempre più "banali" di ciò che una mitopoiesi banalmente postmoderna vorrebbe farci credere. Questo post mi ha poi fatto venire in mente molte altre cose, prima fra tutte l'idea di una "preconcezione della morte" (tema molto discusso nella psicoanalisi contemporanea, e che verrà trattato, tra gli altri temi, nel XV Congresso Nazionale della Società Psicoanalitica Italiana, sull'Inconscio, che si terrà a Taormina dal 27 al 30 maggio 2010, e a cui parteciperò). Il fenomeno "seriale" fa pensare, oltre a un carattere mortifero-coattivo igravescente della condotta omicida ripetuta, anche, appunto, ad una sorta di evoluzione "tumorale" di una "preconcezione della morte", che è possibile ipotizzare in ogni essere umano vivente (un qualcosa di psichicamente "innato", in sintesi), ma che in soggetti come Sutcliffe, sembra prendere strade imperscrutabili e devastanti. A tale devastazione il "contesto" (polizia, amici, società) sembra partecipare inconsciamente in una deriva autodistruttiva collettiva.

    RispondiElimina
  13. Complimenti anche al commento di Mana sulla deriva disumanizzante che ci attraversa. Commento che condivido decisamente.

    RispondiElimina
  14. Ci può essere incapacità; ci può essere inesperienza; ci può essere superficialità; ci può essere negligenza. Ci può essere tutto. Colpisce che la sua imminente, ultima vittima mancata, gli crei un alibi che per poco non gliela fa fare franca. Colpisce che a risolvere il caso sia stato poi un agente di pattuglia. Ammirevole il signor Ring, peccato non ce ne sia stato uno simile ai tempi di Jack. Anche se ai tempi di Jack era ancora più arduo cacciare serial killer. La cosa che mi fa riflettere è che Jack lasciò sicuramente delle impronte digitali in un momento in cui qualcuno già le proponeva come mezzo di indagine senza essere ascoltato. Ma siamo agli albori delle moderne scienze criminologiche. Mi chiedo se fra le vittime non vi sia da annoverare anche la moglie di Peter Sutcliffe. Sarei curioso di sapere quali sono state le sue reazioni dopo aver scoperto che il marito era il feroce assassino che terrorizzava lo Yorkshire, lei compresa.
    Capisco il rigetto nell'affrontare certi argomenti. Comprendo e condivido.
    Seguo spesso il tuo blog. Grazie per lo sforzo che fai.

    RispondiElimina
  15. Un giorno cercheremo di spiegare questa ossessione del padrone di casa per le microconchigliefossili.

    La comparsa di Jack lo Squartatore mi porta ad aggiungere qualcosa, sull'osservazione di Angelo.

    L'omicida seriale è - anche - un omicida industriale.
    E di fatto la figura emerge solo con la Rivoluzione Industriale (ci sono casi precedenti, ma non ce li ricordiamo - sono stati classificati diversamente, sono entrati in altre province dell'immaginario collettivo).
    Il serial killer lavora a cottimo, produce repliche, è un grossista della morte.

    Sarebbe interessante cartografare l'incidenza dei seriali e l'andamento dell'economia...

    RispondiElimina
  16. I serial killer anche se con altri nomi,compaiono
    spesso anche in molte storie, cronache e ballate popolari.(Le versioni originali delle fiabe dei Grimm ne presentano qualcuno e alcuni presunti lupi mannari,come Stubb o la famiglia Dandilon erano forse assasini seriali.) Lo stesso vale per la fascinazione per la violenza o il macabro,
    durante il periodo del terrore i parigine regalavano ai figli fazzoleti inzuppati nel sangue dei condannati a morte,come souvenir dell'esecuzione. Il vampirologo che ride

    RispondiElimina
  17. Mi scuso per alcuni errori grammaticali che ho seminato senza accorgermene nel mio commento precedente.
    Il vampirologo che ride

    RispondiElimina
  18. (bel nickname!)

    Presumo sia questione di densità, quantità, frequenza. SK ce ne sono da sempre, ma il loro numero è aumentato in modo esponenziale con l'era industriale e l'urbanesimo sempre più forte, su questo mi sembra che non ci piova, perlomeno a leggere tutti i principali testi sull'argomento...

    RispondiElimina
  19. Più che altro il serial killer pre-industriale viene identificato con altri tipi di creature mostruose - la Bathory, ad esempio, che fu certamente una omicida seriale con un forte elemento sadico, venne appunto schedata come vampiro.
    Ciascun seriale antico è un unicum, un mostro particolare.
    Non se ne immagina una categoria comune.

    E poi, se uno proprio ci godeva ad ammazzare a ruota libera, c'erano fior di carriere militari aperte, e diconflitti disponibili.

    Sulla Rivoluzione Francese propenderei per altri fattori - come in altri casi affini (penso alla Guerra dei Trent'anni, alla Rivoluzione Russa), qui abbiamo a che fare con una sorta di patologia diffusa all'intera popolazione.
    Mi pare fosse Reich a far notare che non vennero diagnsticati casi di nevrosi in Germania dopo l'ascesa al potere di Hitler - semplicemente perché tutti erano chi più, chi meno, nevrotici.

    RispondiElimina
  20. Lo stesso problema si è posto, in altre forme, durante il conflitto serbo-croato...

    RispondiElimina
  21. Ottimo articolo, detto da chi lesse a 16 anni il libro del giornalista inglese che si occupò del caso.
    Una volta lessi: "I Serial Killer, quelli veri, non sono sofisticati aristocratici e intellettuali, dai modi eleganti come Hannibal Lecter: sono ragazzi e uomini soli, che vivono in case fatiscenti in periferia, si rimpinzano di coca-cola e chips dalla mattina alla sera...I serial Killer sono come Peter Sutcliffe..." Mi trova d'accordo la disanima.
    Un po' meno d'accordo mi vede chi "giustifica" errori madronali da parte degli inquirenti di allora con frasi tipo "ai tempi non esisteva il concetto di Serial Killer."
    Non c'entra nulla, perché un bravo investigatore (e la letteratura ce ne ha forniti moltissimi) NON deve per me fare distinzioni. Vero che fino a 3 decadi fa non esisteva la parola "Serial Killer",ma è altrettanto vero che i "pazzi maniaci", i "maniaci omicidi", o "assassini deviati" (come spesso venivano chiamati) sono sempre esistiti, fin dai tempi di Adamo ed Eva. Che poi uccidessero una persona, 10 o 3000 (come Gilles De Rais o Elizabeth Bathory) poco importa. La "memoria storica" c'era, c'è sempre stata.
    Se non fossero stati commessi errori giudiziari da "manuale delle giovani marmotte" personaggi come "Il mostro di Firenze", "Lo squartatore dello Yorkshire", "Il Killer dello Zodiaco", "il Killer del Green River" sarebbero stati scoperti prima, o sarebbero stati scoperti punto.
    Saluti

    RispondiElimina
  22. Ciao Elvs..
    Giusto per amor di verità -e fermo restando che credo di avvicinarmi assai più al tipo umano che "piange per i rondinini", piuttosto che a quello eccitato dagli asassini seriali- volevo puntualizzare che, sebbene sia unanimamente considerato una sorta di diavolo in terra, e stia tuttora scontando la condanna a vita, Charles Manson nella sua disgraziatissima vita non ha mai commesso un solo omicidio.
    Nè è mai stato provato che sia in qualche modo il "mandante" della strage in casa Polanski.
    Il processo (politico!), e la relativa condanna da lui subiti, somigliano parecchio al genere di escamotage cui si affidano le istituzioni quando hanno bisogno di rassicurare -e perchè no- dirottare l'opinione pubblica lontano dalle malefatte del potere.
    Mi meraviglia parecchio una leggerezza del genere da parte tua.
    In soldoni: "le magliette con Cristo Manson" che magari per te sono indice allarmante della galoppante disumanizzazione verso cui si muove la nostra società, io le considero una irriverente denuncia dei circuiti comportamentali (quelli sì, disumanizzanti) entro i quali le nostre vite si consumano.

    Con immutata stima

    IlMoralizzatore

    RispondiElimina
  23. (ti prego, non scrivermi mai più "con immutata stima", madò, è una frase che mi inquieta tantissimo, ogni volta che la leggo penso sempre che voglia dire il contrario infatti ho smesso di usarla, lo so, dirai tu, problema mio...)

    Forse hai ragione, ma la trovo denuncia debolissima e inefficace...
    Lasciando quindi perdere quello che Manson ha fatto o meno, ritengo che per quel tipo di denuncia ci siano molti, molti soggetti preferibili a un criminale di scarsissimo spessore intellettuale e di zero valori morali, senza dimenticare che anche esteticamente è ben poco gradevole...

    RispondiElimina
  24. Elvs, a prescindere dall'opinabilità dei metodi di protesta (potremmo facilmente andare avanti settimane, se scoperchiamo la questione), riguardo Manson non c'è una sillaba di quel che dici che mi trovi d'accordo. Il potenziale sovversivo, destabilizzante -su di un piano puramente e consapevolmente filosofico- del suo pensiero, spaventò a tal punto il governo federale da scatenargli contro una caccia alle streghe come non se ne vedevano dai tempi di Salem.
    Su di lui, e soprattutto sulla sua autodifesa al processo (che fu tra i più lunghi -oltre 9 mesi- e costosi della storia stelle&strisce) c'è fior di bibliografia, e non manca chi lo annovera fra i più importanti pensatori che la (contro)cultura u.s.a. abbia mai partorito. Il fine -anche troppo evidente- della demonizzazione di un uomo come Manson (che ricordiamocelo, era figlio del sistema penitenziario americano, più che dell'americana società) doveva essere -e di fatto, fu- la condanna morale definitiva a ciò che tutto il "Flower power" rappresentava. L'Establishment trovò in lui il grande Satana con cui identificare -e poi stroncare- l'intero movimento Hippy, seria minaccia all'ordine sociale tanto caro allo zio Sam. Ci voleva il mostro giusto al momento giusto da dare in pasto ai media (ah, se l'hanno spremuto bene!), e insomma, in quegli anni di Vietnam, schifezze varie ed imminente recessione economica.. ci siamo capiti, no?
    Sempre se hai tempo e voglia, dà un'occhiata alle dichiarazioni processuali inerenti al caso. Non dovrebbe essere difficile trovarle online, e tempo fa ne girava anche un'edizione tascabile di Stampa alternativa.

    "La prigione è nella vostra mente... Non vedete che io sono libero? "

    Immutabilmente stimandoti,

    IlMoralizzatore

    RispondiElimina
  25. (mi stai ammazzando, non usare più imm o stim, qui c'è un uomo che soffre).
    Il libretto di Stampa Alternativa l'ho letto, anche altra roba sparsa... Io sono d'accordo con te sul meccanismo di cui parli, che è comunque accaduto spesso e accadrà ancora però... Oh, non so che dire, a me molte delle dichiarazioni di Manson (mi arrischierei a dire tutte ma non è vero, ho una memoria di cacca) mi lasciano indifferente quando non mi fanno sorridere per banalità.
    Ricordo abbastanza bene la delusione nello scoprire che si trattava di un personaggio che in fondo no aveva granché da dire.
    Ma in discussioni come queste sono sempre guardingo: se vedo uno molto convinto e se l'argomento riguarda letture di parecchio tempo fa sono spinto a rileggere.
    Sarebbe utile il parere di altri ce conosco Manson e hanno letto qualcosa...

    RispondiElimina