martedì 16 marzo 2010

David Peace

David_Peace_Red_Riding_Quartet
Malpertuis, suppongo lo sappiate, cerca di produrre contenuti originali a ogni suo post.
Da queste parti citazioni, copie ed estratti vari non sono visti molto bene, ma in questo caso la magione dovrà fare una eccezione.

Non ho, come già detto, mai letto David Peace.
La vita, purtroppo, è una sola e pure breve, Peace era (è) nella lista degli autori da leggere ma per un motivo o per l'altro non sono mai riuscito a prendere un suo libro in mano.

Quindi prima citerò wikipedia su Peace, tanto per inquadrare il personaggio (scusate pigrizia e mancanza di coerenza, ma la mole di lavoro è davvero troppa a questo giro) e quindi ospiterò un intervento di Davide Mana, seguito da alcuni link a un altro frequentatore del malpersalotto.

Una delle maggiori soddisfazioni dell'operare in Rete è l'entrare in contatto, durante gli anni, con una moltitudine di persone interessanti e stimolanti. Non è necessario un accordo completo su ogni fatto della vita, su ogni autore, su ogni idea, su ogni politica.
Anzi.
Mana ha specificato meglio di me, qualche tempo fa, le differenze fra me e lui in un ottimo post con metafore giocoruolistiche.
Ma...
Ci siamo incontrati qualche volta di persona, come con tanti altri che frequentano la malpercasa (e altri ancora spero si aggiungeranno nei mesi, negli anni) e c'è il piacere di frequentarsi, discorrere, confrontarsi.

Lo stimo, come stimo molti altri dei commentatori fissi di questo blog.
Cioè, ok, è uno scienziato quindi crede in strane cose e forse pensa pure che andrà tutto più o meno meglio, il che è terribile e se ne accorgerà.
Ha gusti musicali un po' mosci e legge troppa roba di avventura e fantascienza, ma, dai, lo stimo uguale.
Lui scrive dopo aver studiato, pensato e ragionato, mentre io scrivo per ordine di alcuni alieni medusoidi di Vega, che mi mandano messaggi soprannaturali attraverso i venti stellari.
Lui in più tipo che ha scritto un post sui cinque migliori cocktail senza alcool, ciò dovrebbe bastarvi per non visitare mai più il suo sito.

Per me non solo è un vero piacere ospitare il suo intervento su David Peace: è anche un onore, ecco.
Credo che Davide sarà più o meno presente da queste parti e saprà rispondere a vostre eventuali curiosità e dubbi...

da Wikipedia:

David Peace cresce a Ossett, nel West Yorkshire.
Nel 1991 lascia il Manchester Polytechnic per andare a insegnare inglese a Istanbul, dove rimane per due anni, prima di tornare in patria.
Dal 1994 si trasferisce a Tokyo, con l'intenzione di trascorrervi un periodo altrettanto breve, invece si ferma a vivervi stabilmente.

Nel giro di quattro anni, dal 1999 al 2002, pubblica il cosiddetto Red Riding Quartet, una quadrilogia di romanzi noir ambientati nello Yorkshire di fine anni settanta e primi ottanta, segnati degli efferati delitti dello Squartatore dello Yorkshire.
Per questi romanzi, che mescolano cronaca nera e finzione, con uno stile molto impegnativo per il lettore, Peace viene paragonato al James Ellroy di American Tabloid e Sei pezzi da mille.
Nel 2009 l'intera quadrilogia è stata adattata in una miniserie televisiva, Red Riding, trasmessa da Channel 4.

Nel 2003 l'autorevole rivista letteraria Granta inserisce Peace nella sua lista dei venti migliori giovani (under 40) romanzieri britannici (Best Young British Novelists), pubblicata a cadenza decennale.

La sua opera successiva, GB84 (2005), è incentrata su un episodio cruciale della storia britannica, lo sciopero dei minatori del 1984-1985, terminato con la vittoria di Margaret Thatcher e del Partito Conservatore e la completa sconfitta dei sindacati.
Il romanzo vince il prestigioso premio letterario nazionale James Tait Black Memorial Prize.

In Il maledetto United (2006) Peace racconta, a modo suo, il breve periodo (soli 44 giorni) durante il quale Brian Clough allenò il Leeds United. Nel 2009 il romanzo è stato adattato per il cinema dallo sceneggiatore Peter Morgan, nel film omonimo, diretto da Tom Hooper, con Michael Sheen nel ruolo del protagonista.

Con Tokyo anno zero (2007) dà inizio ad una trilogia ambientata nel Giappone devastato dopo la Seconda guerra mondiale, durante l'occupazione americana, ispirata ad autentici episodi di cronaca nera.

Bibliografia italiana:

* Red Riding Quartet:
o 1974 (Nineteen Seventy-Four) (1999) Meridiano zero, 2001
o 1977 (Nineteen Seventy-Seven) (2000) Meridiano zero, 2003
o Millenovecento80 (Nineteen Eighty) (2001) Marco Tropea, 2004
o Millenovecento83 (Nineteen Eighty-Three) (2002) Marco Tropea, 2005

* GB84 (GB84) (2005) Marco Tropea, 2006

* Il maledetto United (The Damned Utd) (2006) Il saggiatore, 2009

* Tokyo Trilogy:
o Tokyo anno zero (Tokyo Year Zero) (2007) Il saggiatore, 2008


David_Peace_Tokyo_Picture
DAVIDE ON DAVID:

It is clearly the work, looking back, of quite a troubled and solitary man.
[David Peace riguardo al suo romanzo d'esordio, 1974]

David Peace è un autore difficile.
Difficile da leggere.
Difficile da tradurre, posso immaginare.
Certo difficile da dimenticare.
Red Riding è il titolo sotto al quale vengono raccolti quattro romanzi di Peace pubblicati a cavallo fra ventesimo e ventunesimo secolo.
Ciascuno ha per titolo una data, un anno.
1974
1977
1980
1983
Quattro romanzi noir.
L'etichetta più inflazionata e utilizzata a sproposito per la narrativa pubblicata nel nostro paese, e che invece calza come un guanto il lavoro di Peace.

I romanzi della tetralogia di Red Riding sono noir nelle atmosfere, claustrofobiche ed opprimenti, derelitte, squallide, della periferia e della provincia inglesi negli anni del governo Thatcher.
Sono noir nell'immergersi nella palude di corruzione umana e sociale all'interno della quale si svolge l'azione.
Sono noir nel non offrire motivi ma impulsi, non spiegazioni ma gratificazioni momentanee.
Sono noir nell'ignorare impunemente la linea di demarcazione fra buoni e cattivi, pur riuscendo ad esplorare con sguardo acuto le dinamiche del Bene e del Male.

Peace ha un buon taglio giornalistico, dal quale riesce ad allontanarsi quando ne ha bisogno, e se i suoi romanzi sono un compendio di efferatezze clinicamente descritte, e la mole di informazioni riversata sul lettore è colossale, non mancano momenti di altissima classe: c'è, nel primo romanzo della serie, una scena nella quale lo spettacolo del totale annientamento di un individuo (durante un interrogatorio di polizia) viene resa con una precisione e un'efficacia impareggiabili.
Potenza del linguaggio.
E delle immagini.

I romanzi ruotano attorno a una serie di indagini su crimini commessi nella regione dello Yorkshire, e in particolare alla caccia, protattasi per quasi un decennio, allo Yorkshire Ripper, un efferatissimo omicida seriale che arrivò a ossessionare e paralizzare una intera comunità.
Lo Squartatore dello Yorkshire, al secolo Peter Sutcliffe, uccise tredici donne (di età compresa fra i sedici ed i quarantasette anni) fra l'autunno del 1975 e l'inverno del 1980.
L'effetto sulla comunità delle azioni dell'omicida è uno dei fili conduttori dell'azione narrativa - e il lettore, nell'affrontare una storia che comincia prima delle attività di Sutcliffe e si chiude ben dopo l'ultimo degli omicidi, ha modo di veder crescere progressivamente l'ossessione per lo squartatore nei protagonisti, ma anche la paura e la paranoia nella cittadina di York, che si trasformerà negli anni '80 in una sorta di città fantasma.

Peace scrive con cognizione di causa - nato e cresciuto a nello Yorkshire, e ha vissuto nell'ombra dello squartatore dai sette ai sedici anni.
In una interessante intervista rilasciata nel 2001 al Guardian l'autore ricorda come sua sorella, all'epoca dei fatti, fosse solita includere nelle preghiere prima di coricarsi una esortazione affinché Dio non permettesse allo Squartatore di mettere le mani addosso alla loro madre.
Questo clima al limite dell'incubo permea i quattro romanzi - e rafforza l'elemento estraneo, surreale od onirico che tanta parte ha nella definizione di noir.
I fantasmi del passato e gli incubi delle ossessioni personali affollano le pagine di Peace.
È in parte per risvegliarsi dall' incubo che Peace ha scritto i romanzi - e nel terzo della serie arriva a dare voce, e così vita, e dignità, alle vittime, adottando una forma estremamente aperta di prosa, quasi un flusso di coscienza che include e compendia stralci di giornale e rapporti di polizia, e citazioni dantesche.

Ma non è solo l'ombra dello Yorkshire Ripper a gravare, opprimente, sui quattro romanzi.
Altrettanto minacciosa, altrettanto insinuante, anch'essa in lenta ma inesorabile espansione, c'è la coltre di corruzione che mina le istituzioni a tutti i livelli.
Poliziotti corrotti e violenti, amministratori locali facilmente negoziabili, imprenditori rampanti, una classe politica indegna del ruolo che dovrebbe ricoprire.
Nulla e nessuno sopravvive alla dissezione operata da Peace.
È questa corruzione, sembra volerci dire l'autore, al cuore del Male che ha spazzato lo Yorkshire, emblematico "terzo mondo" della Gran Bretagna thatcheriana (così lo descrivono i Monty Python ne Il Senso della Vita), sede di lotte sindacali e speculazioni innominabili.
È questa corruzione che rode l'anima del paese, che striscia verso un 1984 molto più cupo e terribile di quello descritto da Orwell (Pace è anche autore di UK84, sullo sciopero dei minatori dello Yorkshire e sulle macchinazioni politiche che - ipoteticamente - vennero messe in opera da governo e servizi segreti in quell'occasione).

Particolarmente ossessiva e disturbante è l'idea di una forza di polizia che può, nelle parole di più di uno dei protagonisti "fare ciò che vuole" - il che significa estorcere confessioni con la violenza e con la tortura, portando i malcapitati sospetti "in the belly", nella stanza sotterranea dove ogni cosa è possibile, ogni cosa è tacitamente consentita.
Può una forza di polizia corrotta e criminale affrontare il crimine e la corruzione?
Peace non si pronuncia, ma lascia ben pochi dubbi.
Ed è interessante notare come questa stessa sbrigatività e violenza della polizia vada a fare da leit-motiv per il grande successo "brillante" targato BBC degli ultimi anni, quel Life on Mars che tratteggia gli sbirri politicamente scorretti degli anni '70 come macchiette.
Nello Yorkshire di Peace, è chiaramente una faccenda molto diversa.
Con la chiusura del caso dello Squartatore, in 1983 resterà alle figure di contorno, compromesse ma forse, in extremis, capaci di raggiungere una personale redenzione, il ruolo di vittime e carnefici in una finale mattanza degna di una tragedia greca, e che renderà conto di ogni questione rimasta in sospeso nei tre romanzi precedenti.

Crime is brutal, harrowing and devastating for everyone involved, and crime fiction should be every bit as brutal, harrowing and devastating as the violence of the reality it seeks to document. Anything less at best sanitises crime and its effects, at worst trivialises it.
[David Peace intervistato da Crime Time Magazine, 2001]

Sulla scorta dei quattro romanzi, Peace venne segnalato nella prestigiosa classifica dei 20 migliori giovani scrittori del Regno Unito compilata dalla rivista Granta (nel mondo anglosassone - dove 20 buoni giovani scrittori si trovano ancora con facilità, certe classifiche contano).
1974, il romanzo d'esordio, con il suo occhio per la struttura sociale ed il suo linguaggio ruvido, risente di un certo debito nei confronti di James Ellroy.

I titoli successivi della serie si affrancano dallo stile del narratore americano e trovano una forma propria, anche se Peace resta per la maggior parte dei lettori anglosassoni "the British Ellroy".
Il paragone non è certo da poco, né si deve sottostimare la capacità straordinaria mostrata tanto da Ellroy quanto da Pace di fondere fatti e finzione, cronaca e ossessioni personali, facendo di un genere come il noir, o il thriller, uno strumento estremamente raffinato per fotografare l'anima di un paese e di un momento storico.

Everything is political, said Stokley Carmichael back in 1972 and he's still right. Crime fiction has both the opportunity and the obligation to be the most political of any writing or any media, crime itself being the most manifest example of the politics of the time. We are defined and damned by the crimes of the times that we live in.
[ibid]

Collegamenti:

Re Ratto su Tokyo Anno Zero

Re Ratto su Il Maledetto United

Altri libri nell'Elenco Recensioni Letteratura

10 commenti:

  1. non posso assentarmi un po' che quando torno ho una nuova lista della spesa... miseria Elvis, ne tiri fuori una più del diavolo!

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  2. Calling Elvis 667.
    Scusate, colpa del Calvados, vado a dormire, ok...

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  3. Maledizione Elvezio, i miei miseri post su Tokyo anno Zero e The Damned United ci fanno una figura piuttosto magra di fronte a tanto ben di Cthulhu.
    In effetti più che di recensioni sarebbe meglio parlare di "qualche riga di considerazioni". Pazienza, spero che possano comunque contribuire ad avvicinare qualcuno all'opera di Peace.
    Non ho ancora letto tutto il materiale da te pubblicato su queste pagine, ma rimedierò al più presto. E chissà che stavolta la visione dei film preceda la lettura dei romanzi, nella mia wishlist da tempo immemore...

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  4. Sono reperibili queste opere di Peace, o sono ormai, come capita spesso, oggigiorno in Italia, fuori catalogo? Grazie dell'informazione (a chi ne ha) :)

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  5. Tutte reperibili: http://www.ibs.it/ser/serfat.asp?site=libri&xy=david+peace

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  6. Bene! Non mi era venuto in mente IBS. Grazie.
    Per chi lo cerca in lingua originale-usato e non-senza spese di spedizione:
    http://www.play.com/Books/Books/4-/5827438/Nineteen-Seventy-Four-Red-Riding-Quartet/ProductReviews.html
    Ciao.
    Jak

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  7. Grazie, Re Ratto. Grazie Jack. :)

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  8. Ciao :)
    Confermo ottimo servizio di Play.com. Ho preso il primo, usato, a € 5,50, ma è nuovo e senza alcun segno-strappo-piega. Ricevuto dopo quindici giorni circa: ok, forse sono stati un po' lenti, però zero spese...
    Saluti a tutti
    Jakken

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  9. Ottimo!
    Forse tutti quanti noi poniamo fin troppa attenzione sulla "velocità" di certi servizi. 15 giorni sono nulla, abbiamo libri e film a sufficienza per riempire sempre qualunque tipo d'attesa, no?

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  10. Hai ragione. Non ci si annoia di sicuro.
    E ora mi tuffo nella lettura, tra slang e frasi idiomatiche... almeno credo.
    ;-)
    Jakken

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