Tutto merito di Stephen King se ho letto e gradito Audrey Rose.
Bisogna partire da tempi lontani per spiegare, cercherò di farla breve ma tutti quelli che non ne hanno voglia possono tranquillamente scorrere con il mouse fino alla copertina, la recensione inizia lì...
Incappai in Danse Macabre di King per la prima volta nel lontano 1984, in una edizione inglese trovata però in USA, strano caso.
Avevo 14 anni, ovvio che mi piacesse il tutto.
Già allora però ricordo che rimasi colpito quando, a pagina 282 (controllata ora), lessi il parere negativo di King su De Felitta.
Avevo già intravisto questo nome su qualche copertina ma non avevo mai letto nulla. Archiviai il tutto e via.
Passano gli anni e il Re praticamente parla bene di tutto e di tutti, ogni libro horror che esce è consigliato alla grande da Zio Steven, tutti per lui sono the next big thing in horror.
E mentre gli anni passano, insieme alle riletture di Danse Macabre che me ne fanno capire la pochezza a livello critico, mi rimane il tarlo De Felitta.
Ma non mi cavo mai il sassolino dalla scarpa.
Le letture sono tante, troppe e non ho mai occasione di occuparmi di questo scrittore.
Mesi addietro tutto ha fatto finalmente clic.
Leggo le facili accuse di King alla Meyer (condivisibili, sia chiaro, ma molto facili, come il bambino a scuola che già ne hai quattro addosso e lui arriva e bam, infierisce sul mucchio) e mi ritorna in mente questo De Felitta.
Mi dico che male non può fare e che al massimo lo mollerò dopo dieci pagine.
Ho invece letto con gusto Audrey Rose e ora cercherò qualche altro suo titolo. Immagino che King si riferisse a qualche altro romanzo, ben più fallimentare, del povero De Felitta, perché se sono tutti sul livello di questa prova allora davvero non capisco...
Audrey Rose Frank De Felitta
Grand Central Publishing, 1984
brossura, 480 pag. - $ 0,13
ISBN: 978-0446324823
Bill e Janice Templeton sono una coppia che sembra avere tutto dalla vita: lui ha un ottimo lavoro, vivono in uno splendido appartamento in un palazzo lussuoso e dalla storia importante, hanno amici con cui passare il tempo, un notevole gusto per l'opera e la loro vita sessuale, dopo così tanti anni, è ancora ragguardevole sia per quanto riguarda la quantità che la qualità. Infine la loro unica figlioletta, Ivy, è un amore di bambina.
Ma questa vita deliziosa sta per essere spazzata via dall'arrivo di Elliot Hoover il quale, dopo averli spiati per alcune settimane (e dopo aver girovagato per l'India molti anni), li incontra e si dichiara certo che in Ivy alberghi lo spirito di Audrey Rose, la figlia di Hoover scomparsa insieme a sua madre in un tragico incidente proprio il giorno della nascita di Ivy.
E dal momento dell'irruzione di Hoover la figlia dei Templeton mostrerà preoccupanti sintomi di crisi: di notte, in apparente stato di sonnambulismo, si agita, cercando di uscire dalla finestra ma al tempo stesso rifuggendone il contatto, trovando la superficie del vetro rovente. Ivy chiama a gran voce suo padre e pare in gran pericolo, replicando la scena primaria dell'incidente, nel quale Audrey era morta prigioniera dell'automobile in fiamme. Solo la presenza di Elliot pare calmare la piccola, ma i Templeton decidono di ricorrere a misure legali per impedire all'uomo di avvicinarsi a Ivy.
Il rapporto di coppia, comincia a incrinarsi e in un giorno di forte crisi per Ivy Hoover ignora la proibizione e prende con sé la bambina per curarla. Bill chiama subito la polizia e fa arrestare l'uomo, che non oppone resistenza. Ne seguirà un processo destinato a cambiare per sempre la vita di tutte le persone coinvolte...
Chi è amante delle sensazioni forti, dello splatter in your face o, per contro, chi adora squarci di terrore cosmico e orrore alieno non troverà certo pane per i suoi denti in questo classicissimo prodotto degli anni Settanta nel quale avviene ben poco di eclatante dal punto di vista dell'horror.
E, trattando comunque di reincarnazione e di uno spirito all'interno del corpo di una bambina non avremo nemmeno purè di piselli, teste che girano a 360 gradi o messaggi d'aiuto incisi nella carne.
Io però ci ho trovato quello che più cerco, in assoluto, nell'horror di ogni tipo.
Ovvero l'arrivo, in un ambiente stabile che crede di avere regole forti e valori radicati e saldi, di un elemento estraneo, meglio ancora se soprannaturale (ma non è necessario), che distrugge e perturba, lascia i vari personaggi coinvolti incapaci di reagire al cambiamento.
E, a fine narrazione, nessun ritorno allo status quo o restaurazione di nessun tipo.
Tutto questo Frank De Felitta lo costruisce con lentezza, prendendosi tutto il tempo possibile, impiegando molte pagine per costruire la coppia Templeton e altrettante per tentare di distruggerla.
Perché come molti romanzi horror, Audrey Rose narra anche di una rovina economica e di una perdita di status, sottotesto che può riuscire a terrorizzare anche le persone insensibili a tentacoli dalle fogne e clown assassini.
L'intrusione di Hoover è null'altro che l'irruzione del diverso, dello spirito nella materia, del concetto di reincarnazione in un mondo di bridge e opera, dell'Oriente nell'Occidente dell'odio e della freddezza nell'amore e di tanto altro ancora.
Questa intrusione, questo assalto avvengono, come detto, con una lentezza che lascerà insoddisfatti molti lettori.
Ma è tutto già in atto, fin dalle primissime pagine dove New York diventa subito ostile, con Bill che ricorda la storia di un suo amico rovinato per aver reagito a uno psicotico che gli stava pisciando sulla macchina, dove le telefonate anonime e minacciose sono considerate evento quotidiano e normale, dove persino la spesa al supermercato può assumere toni inquietanti, vagamente sinistri.
Il parco nel quale i Templeton hanno così spesso portato la figlia a giocare si tramuta in un labirinto angosciante quando, pensando che Ivy sia stata rapita, i due lo attraversano in cerca della figlia:
Crossing into the park, they all but ran up the narrow dirt path that led to the children's playground.
The awkward surrealist play forms which had, in a spurt of unthinking generosity from the Estee Lauder company, replaced the swings, seesaws and jungle gyms, were literally dripping with children of all ages and races, gamely attempting to wrest a modicum of fun out of the odd, demented shapes.
(...)
Janice moved through a maze of children-ridden monoliths, her eyes darting swiftly about, focusing, refocusing on, past, around galaxies of screaming, laughing, upright, sideways, upside-down faces, seeking, searching, probing the nightmare world for a telltale sign, an essential clue: vanilla boots, faded jeans, golden hair ... Walking, stumbling, sidling, Janice felt herself drowning as she pushed through wee mad clusters along the western shore of Jabberwocky, hysteria rising, building, surging until screaming became the only possible antidote...
La mitragliata di gerundi, accoppiata all'uso di termini quali mad, children-ridden monoliths, demented, hysteria, screaming e così via pone il lettore in una dimensione allucinatoria, in un parco-labirinto affollato di bambini cui viene associato il verbo to drip, con scelta azzeccatissima.
Saltiamo un po' di pagine ed è di nuovo la natura ad aggredire e minacciare Janice che, arrivata in ritardo a scuola, pensa che la figlia sia andata nel parco innevato:
In the brief time it took to reach the edge of the low rock wall which separated the promenade from the park, the snow had turned to frozen sleet.
Tiny pellets of ice were stinging at Janice's face; still, she found herself perspiring as she daintily picked her way through drifts of crusting snow which had gathered along the wall's edge.
With the aid of her hands, cupped tightly around her eyes, Janice scoured the immediate area of the park, squinting hard to penetrate the opaque shield of wind-whipped ice falling madly about her.
Once, when the wind shifted slightly, she thought she saw the figure of a girl gambolling amid the falling snow on a hillock a short distance away. But she couldn't be sure and decided to climb over the wall in order to gain a 'closer vantage point. She felt a number of things ripping as she straddled the wall and gradually lowered herself down on the other side, her hands clinging to the slippery ledge.
Hanging there, her feet seeking purchase and finding none, Janice had the sinking feeling that her body was dangling over a gaping hole and would be swallowed into the earth if she ever let go.
She would have remained fixed in this position had not her fingers lost their hold on the frozen concrete.
Her feet met the ground a few inches below her, but the slant and slickness of the terrain upset her balance and sent her plunging sideways down a gentle embankment, rolling uncontrollably down the crusted snow to the edge of a pathway. Janice sustained the ordeal in total silence, accepting it as the next logical step in the day's insanity.
Credo sia inutile sottolinearvi nuovamente i motivi dell'efficacia di un passaggio di questo tipo.
E se Hoover è l'elemento che irrompe catalizza la catastrofe, è la sostanziale incapacità di Bill nell'accettare o comprendere l'esistenza di vie e modi estranei ai suoi che porta dalla catastrofe a una rovina che rischia di essere totale.
E, acutamente in un romanzo che parla di reincarnazione, sarà proprio il bad karma provocato da precedenti azioni molto "borghesi" dei Templeton a mettere nelle mani della parte opposta alcune delle migliori armi durante il processo.
Egualmente a suo agio anche nelle descrizioni di persone e situazioni oltre che nell'uso dell'ambiente, ecco che per De Felitta, per fare solo un esempio, i Templeton, mentre seguono a un tavolo di ristorante Hoover durante il primo incontro, diventano:
Bill and Janice followed him like a pair of sheep being escorted by a Judas goat to the killing room.
O l'innocente cerimonia del falò che scioglie un pupazzo di neve, tenuta ogni anno nel collegio femminile dove verso i due terzi del romanzo viene inviata Ivy diventa, sotto la lente dello scrittore e attraverso gli occhi di una suora, ben altra cosa:
Watching from her window, Mother Veronica Joseph felt the acrid taste of fear rising in her throat. Asit did every year on this day.
Pagan, unchristian, she thought anxiously, watching the rapt and intense faces of one hundred and twenty-seven virgins observing their sacrificial effigy - a labour of weeks - succumb to the all-consumingflames.
Homage to Moloch, pagan god of fire. Heathen gambols on consecrated soil.
Why did she permit it? Each year she vowed to eliminate it from the school programme, and each year she hesitateddoing so. Why?
The flames were gathering force now - licking and hissing against the snowman's lower extremities - eroding his strength, vanquishing his pride, devouring his crowned glory. Creation. Adulation.
Destruction. A primitive rite.
Unthinkable.
De Felitta, sia ben chiaro, non è certo esente da difetti. Un lavoro di editing più cattivo avrebbe snellito il volume e ridotto la pesantezza e la ridondanza di certi passaggi; una certa tendenza alla sovra-aggettivazione, all'infodump e al dire invece di mostrare minano molte pagine così come le scene di sesso sono spesso infelici e goffe.
Così come non mi piace molto il modo con cui (mia sensazione) temo si sia giocato molto pesantemente sul tema della reincarnazione, forse per guadagnarsi la simpatia di chi crede in questo tipo di avvenimenti.
Ma i momenti in cui Ivy è succube di Audrey, certe scene in tribunale, l'intero finale e lo spessore generale dei vari personaggi rappresentano per me motivi sufficienti per consigliarne la lettura.
Lasciando stare il mercato dell'usato italiano (ho visto qualche tempo fa copie del volume che giravano a oltre 25 euro!), su Amazon potrete trovare la versione hardcover ai "soliti" 0,01 dollari mentre per il tascabile dovrete "purtroppo" sborsare fino a 0,13 dollari, con gravi ripercussioni sul vostro caffè mattutino...
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Non conoscevo, e pertanto metto in lista.
RispondiEliminaI brani citati mi fanno venire in mente il modo di scrivere di Ramsey Campbell - il che non è affatto male.
Anche se De Felitta è molto più "normale", meno freddo e fantasioso del grande liverpooliano...
RispondiEliminaNe è stato tratto anche un film, con Anthony Hopkins, non l'ho mai visto...