
Come avvisato ieri, piccolo post di servizio per cercare di riassumere una volta per tutte i motivi per cui tutto quello che scriverò sarà sempre reso disponibile gratuitamente in formato elettronico, anche quando (cosa che è successa e penso che molto probabilmente succederà ancora) verrà pubblicato in edizioni cartacee con prezzo di copertina.
Lo scrivo più che altro perché diventa lungo ripetere le cose ai singoli che mi scrivono in privato, avrò quindi un post cui rimandarli tramite link e via.
Scrivo anche (come sempre, in realtà) per fissare da qualche parte elementi che altrimenti sparirebbero: chi mi conosce sa che ho la memoria di un pesce rosso e che è per me ciò è fonte di assoluta disperazione.
Tutti voi che leggete normalmente le mie farneticazioni qui non troverete nulla di nuovo perciò sciò, andate a giocare a Elements.
Questa cosa di distribuire gratuitamente quel che scrivo non ha, ahimè, radici nobili, speculazioni filosofiche altissime, ragionamenti 2.0, condivisioni da centro sociale o chissà che altro, purtroppo. Non posso tirarmela, questa cosa c'è sempre stata e basta, non è frutto di nulla di che.
Da piccolo sogni di diventare astronauta, calciatore, scrittore, esploratore o chissà che altro.Io fino a quando non ho smesso di sognare di diventare uno scrittore professionista, direi intorno a un'età compresa fra i 10 e i 13 anni (non potrei essere più preciso, temo) ho sempre accoppiato a questo sogno la nitida visione di andare in giro per scuole e biblioteche a regalare i miei libri.
Non rendendomi conto del buco logico (non che ora vada meglio in quella materia) sognavo di diventare ricco con i romanzi, comprare quindi i miei romanzi e regalarli a tutti.
Yeah, i know silly uh?
Downright dumb.
Ma questo per farvi capire che tipo di impostazione mentale avessi.
Nutrito a colpi di bancarelle e biblioteca (vengo da una famiglia che suppongo rientrasse allora nella definizione di "sotto la soglia della povertà") sognavo un sacco di volumi di fronte alle vetrine delle librerie ma dovevo poi accontentarmi dell'usato o dei prestiti.
Questi fatti, insieme a una educazione generale di un certo tipo e a varie esperienze personali (ricordo che c'era questo ragazzo, vicino di casa e più grande di me, che occasionalmente mi regalava fumetti e libri, lo idolatravo) non hanno fatto altro che consolidare certe convinzioni nel sottoscritto.
Ancora adesso quando vedo una chiesa con entrata a pagamento o con illuminazione a pagamento per certi quadri sento i brividi e non ne capisco il perché. O meglio, non lo accetto.
Questo per cercare di spiegare le radici lontane di questo mio perseguire una cultura/intrattenimento/arte che non abbia come sbarramento il denaro bensì esclusivamente la voglia, l'impegno, il tempo, la dedizione, l'energia, la passione.
Ma questo anche per farvi capire che non c'è nessun "merito" in una scelta del genere.
Non ne vado fiero, non penso che sia moralmente migliore rispetto a chi invece vuol farsi pagare per ogni parola che gli esce dal pc, non c'è nessun tipo di sforzo e ben poco pensiero filosofico dietro. Nessun merito, si tratta semplicemente di una cosa che è in me e che non è migliore o peggiore di altre soluzioni.
Vorrei che questo elemento, più di tutti, fosse ben chiaro, perché a me di risultare filantropo, buono, troppoavantifuckyeah o sailcazzocosa non importa nulla.
E non sono nemmeno uno sprovveduto.
Il denaro non mi spiace e se un'azione non mi è gradevole pretendo eccome di essere pagato.
Quando scrivo determinate news a pagamento soffro durante il processo, ergo voglio essere pagato.
Lavorare non è piacevole, voglio essere pagato per compensare almeno in parte questa non piacevolezza. Surplus e altri discorsi li lascio ai dotti.
In generale (lo so, ridete) voglio essere pagato per parecchie cose che normalmente, se non fossi pagato, non farei.
Non è il caso della scrittura. Quasi mai. Infatti quando è il caso, la scrittura diventa spiacevole.
Sempre meglio che scaricare sacchi di cemento, ma spiacevole comunque.
Ogni volta è stato così.
E le poche volte che non mi hanno pagato un lavoro sono diventato una belva.
Una volta un tizio mi tenne in cantiere per un bel po', dava anticipi, prometteva e tutto. Alla fine, convinto di poterla sfangare, non mi pagò. Non andai in tribunale né provai a sputtanarlo.
Attesi un po' e alla prima occasione entrai in cantiere rubando attrezzatura per l'importo dovuto e via.
Un tempo pubblicare i propri scritti gratuitamente era praticamente impossibile o molto difficile.C'era il piacere di scrivere ma, collegate ad esso, c'erano anche alcune spese.
Anche la più scrausa delle fanzine (e ho pubblicato su fanzine ben scrause, ve l'assicuro) aveva costi (carta, stampa, spedizione, tempo, impaginatura, contatti via posta, scarpinate, reperimento materiale) che sono incomparabili rispetto all'era elettronica.
Si usavano molti più soldi, molto più tempo e molte più energie per raggiungere risultati che spesso (non sempre, sia chiaro, ci sono fanzine che si mangiano pezzi di grandi redazioni a colazione) erano inferiori rispetto agli odierni blog o e-zine.
Non si poteva quindi evitare, a fronte di un maggiore dispendio di soldi, il cercare perlomeno di non rimetterci.
E così ho fatto anche io alle volte, prima sono arrivato al pareggio con le spese, poi da quel punto ho cominciato a distribuire gratuitamente (ovvero rimettendoci, perché le spese di spedizione rimanevano).
A proposito, se qualcuno vuole il cd metal che ho realizzato insieme ai Nacom chieda, ne regalo copie con spedizione gratuita.
Ora, grazie alla Rete, tutto ciò è superato.
Non ci sono più costi di carta, fotocopie, spedizioni e altro ancora. E si raggiunge un numero di persone infinitamente più vasto.
Si possono davvero diffondere in maniera del tutto gratuita il proprio pensiero e le proprie narrazioni.
E il mio iniziale, grande timore, è andato svanendo con il tempo.
Temevo, con questo tipo di diffusione, una grande dispersione dei contenuti validi in mezzo a una mare di contenuti di scarso interesse.
Questo per fortuna non è vero, perlomeno non per il sottoscritto.
I blog e le e-zine scadenti ormai si notano a un esame anche poco approfondito, le togli dai preferiti e dai feed e via andare in due secondi, non esistono più.
Sono sicuro che anche buona parte dei miei lettori sappia comportarsi in questa maniera.
Diffusione gratuita, quindi.
Purtroppo per molti gratuito equivale a scarsa qualità.
Anche chi si professa duro e puro finirà nel vedere la pubblicazione da parte di una grande casa editrice come sinonimo di una certa qualità universale e l'aver venduto milioni di copie come prova incontrovertibile di un livello qualitativo assai alto.
Non intendo nemmeno iniziare a controbattere in quanto sono criteri che hanno lo stesso identico valore dei miei, ognuno ragiona in base ai suoi e sceglie di conseguenza.
Non vedo il distribuire in modo gratuito come via per farsi pubblicità per poi bombare con chissà quali vendite future, né lo vedo come gesto politico di qualche tipo né ancora lo vedo (Cthulhu me ne scampi) come "lotta al potere" (certo, come no, da una piattaforma Google, con un pc di una multinazionale, forte come lotta...) o chissà che altro ancora.
Si tratta della sola via praticabile per il sottoscritto, pena il sentirsi a disagio con quello che si sta realizzando, nulla di più.
E si tratta di raggiungere un numero di persone maggiore che con il solo cartaceo a pagamento.
Raggiungere più persone per me è, senza nessun dubbio, più importante che cavarci fuori dei soldi.
E in realtà, nulla di tutto ciò è gratis.
V
oi state già pagando un sacco quando leggete dei miei scritti.Penso non tanto e non solo alle normali recensioni (che già comunque....) quanto piuttosto agli articoli lunghi contenuti nella sezione dossier. Quello riguardante il porno, per esempio. O quello sugli zombie, su Dantec, diamine, quello sul Nuovo Gotico del Sud!
Voi state già pagando!
E state pagando salato, ma di brutta!
Pagate in termini di minuti spesi a leggermi ed energia mentale spesa a digerire, assimilare e quindi magari anche commentare quel che ho scritto.
Quei minuti non ve li darà indietro mai più nessuno. Non li potrete più riguadagnare o barattare.
Per me è il punto centrale, questo.
Siamo pari.
Io ho speso tempo ed energia a scrivere, voi ne spendete a leggermi.
Siamo pari così.
Anzi, probabilmente ci guadagno comunque io perché SICURAMENTE ho goduto nello scrivere quelle cose e nel leggere le vostre risposte, mentre non è detto che la stessa cosa sia capitata a voi.
Vi sto già chiedendo tantissimo, per quale motivo dovrei chiedervi anche dei soldi, oltretutto non avendone bisogno?
Tempo ed energia.
I soldi non potrebbero ridarmi né l'uno né l'altra. E nemmeno a voi.
Se fossi scontento cercherei altre soluzioni, come altre soluzioni cercavo quando ero scontento al tempo.
Ora mi pare, da un due anni circa, di aver trovato un certo equilibrio (ormai insperato a dire il vero) e finché dura, scusatemi, ma io me la godo.
Quindi ogni cosa che scriverò, pubblicata in cartaceo o meno, verrà diffusa gratuitamente in formato elettronico dal sottoscritto.
MA...
Purtroppo c'è un grande MA.
Non posso coinvolgere altre persone in una scelta che è solo mia.
Se qualcuno prende un mio testo, lo edita, ci spende del tempo per impaginarlo, spende dei soldi a stampare e distribuire, a pubblicizzare e far recensire, in sostanza crede in un modello, in una filiera, in un sistema cui io non credo, non posso nella maniera più assoluta penalizzarlo con una mia azione.
Questo intoppo rischierebbe di portarmi in un cul de sac dal quale non mi sarebbe nemmeno permesso di girarmi per cercare di tornare indietro.
Può capitare la volta in cui un editore (è il caso di Edizioni XII) crede anche lui che si possa distribuire gratuitamente del contenuto e allora mi va bene e via.
Più spesso potrebbe capitare che l'editore in questione, per un motivo o per un altro, non ci stia. Cosa super lecita, la via scelta da me non è migliore di quella scelta da uno scrittore che vuole farsi pagare, solo diversa.
La soluzione che prospetto è questa.
Nel caso in cui un editore non ci stia, diffonderò in Rete il testo originale. Quello pre-intervento di editor, correttore di bozze, impaginatore, grafico e altro ancora.
Una forma assai imperfetta rispetto a quella finale, una forma diversa, che non coinvolge il lavoro di altri.
Una forma che, se la casa editrice sa fare il suo lavoro, sarà meno interessante rispetto al prodotto finale.
Ma abbastanza interessante per chi mi vuole leggere gratuitamente. Dovrà bastare.
Mi sono scervellato a lungo per risolvere il dilemma: inizialmente ero per la diffusione del prodotto finito anche contro la volontà dell'editore, quindi per il non accettare nessun editore che ponesse paletti, questa soluzione mi sembra infine la migliore fra tutte quelle praticabili e quella meno lesiva della libertà delle altre persone coinvolte.
Altra cosa importante, già detta, la pubblicazione del materiale in elettronico avverrà in contemporanea rispetto al cartaceo, possibilmente anche prima.MAI dopo, mi sembra la scelta più ipocrita in assoluto.
Ecco, tutto qui.
Guardate, mi piacerebbe molto fare dei soldi con ogni mia singola parola. Non ho grandi bisogni, ma qualche soldo in più schifo non farebbe.
Ma non deve arrivare dai lettori, per me non esiste punto e basta.
Chessò, un assegno mensile da parte del governo?
Andiamo, chi ci crede. Abbiamo più falsi invalidi che veri invalidi, si creerebbero all'istante più falsi scrittori che veri scrittori.
Purtroppo non c'è altra via che guadagnare sul portafoglio del lettore, a me non è mai piaciuta come via e non posso farmi ulteriori pippe al riguardo, le pippe sfibrano più del sesso e lasciano un retrogusto peggiore: gratis e basta.
Quindi, come ho chiuso altri argomenti sui quali non sono più tornato, chiudo anche questo e non vi ammorbo più, d'ora in poi lo daremo per scontato, ok? In più, ciliegina (piccola) sulla torta, rilasciare tutto in forma gratuita mi rende inpiratabile.
Inpiratabile, voglio dire: how cool is that?
Commenti chiusi, solo per questo post.
Si è trattato soltanto dell'annuncio di una decisione, nulla di cui discutere...
Non sopporterei né i commenti tipo "bravominchiaseitroppounoavanti" né quelli di "quante cazzate ma non sai che facendo così servi il Potere e in pratica assecondi i Protocolli, i Rettiliani e Maynard Keynes?", questa volta non ce la farei a sopportare.
Il discorso continua QUI.
Ci sentiamo domani per parlare di entità invisibili che stuprano giovani mamme...




















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