LEGION2010, USA, colore, 100 minuti
Regia: Scott Stewart
Soggetto/Sceneggiatura: Peter Schink e Scott Stewart
Produzione: Bold Films
Dio è così deluso dall'Umanità da averla abbandonata e le schiere degli angeli stanno per portare l'Apocalisse sulla Terra. L'Arcangelo Michele però, in netto contrasto con il volere del Padre, crede ancora nel potenziale dell'Uomo e perde il suo status semidivino scegliendo di scendere in campo dalla parte degli umani.
A quanto pare l'ultima speranza è riposta in una cameriera di una sperduta tavola calda: incinta e prossima al parto, potrebbe dar vita a un nuovo anelito di speranza per la razza umana. Ma gli angeli non vogliono rischiare e stringono d'assedio il piccolo ristorante, "possedendo" frotte di umani e cercando di strappare il nascituro alla madre.
Solo Michele, insieme a un eterogeneo gruppo di uomini e donne, si frappone fra gli angeli, guidati da Gabriele e la ragazza in dolce attesa.
Riuscirà l'Umanità a provare ancora una volta il suo valore?
Solo Garth Ennis può venirmi a raccontare storie di scontri apocalittici in una piccola tavola calda/stazione di servizio spersa nel deserto, con Dennis Quaid e Paul Bettany come ultimi baluardi del genere umano, e farla franca.
Detto questo, dalle parti di Hollywood devono avere delle sveglie sataniche che ogni tot anni avvisano i produttori sul fatto che è possibile fare il remake/reboot/copia/plagio di qualche idea e questa volta purtroppo è capitato a The Prophecy.
Ovviamente, (ri)partorito nel nuovo millennio, il concept prende ben altre direzioni e protagonisti, senza parlare del feeling generale.
L'Apocalisse ai tempi di Obama, assecondando il clima generale, ha toni da fast food, uno snack pop da masticare svogliati, annichiliti da una delle peggiori estetiche e iconografie mai viste su grande schermo.
Viene messo in piedi in cinque minuti un gruppo di personaggi dalle psicologie raffazzonate e approssimative: all'interno della tavola calda spersa nel deserto troviamo il solito manipolo di burattini definiti dal monotratto.
Ci sono la tipa incinta che sta con il tizio che la ama moltissimo nonostante il figlio sia di un altro; il padre amareggiato e deluso; la coppia in crisi con figlia problematica annessa; il nero delinquente ma buono che tenta di riconciliarsi col padre e così via: a nessuno è concesso essere "normale", bisogna avere almeno un superproblema o un supertrauma nella FantaHollywood dei corsi di sceneggiatura e persino il cuoco, non sapendo bene come tratteggiarlo, si ritrova con un braccio di metallo, tanto per dare personalità almeno fisica anche a lui.
Come non tifare per gli angeli che vogliono la fine di tale branco di scimmie?
Ovviamente le cose cominciano a girare male dentro il Bar alla Fine del Mondo: TV e radio non funzionano, per non parlare dei telefoni e delle nubi di mosche che si avvicinano all'orizzonte; una adorabile vecchietta comincia a vomitare brutte parole, arrampicarsi sul soffitto, mostrare una certa aggressività e così via.
Per fortuna che arriva Michele il Guerriero/Condottiero a mettere a posto le cose: picchia gli angeli minori, istruisce i nostri su come cavarsela e trova il tempo per spargere un po' di fiducia e speranza negli sfiduciati e disperati.
La conclusione, dopo l'ovvio e facile sacrificio delle pedine secondarie e l'inevitabile showdown fra Mick and Gabry, ve la potete facilmente immaginare.
Paragonare questa pellicola con The Prophecy è esercizio utile per cercare di comprendere la terribile degenerazione a livello estetico-morale che ha colpito Horrorwood nel corso degli anni. Laddove, pur all'interno di una ricerca di estrema leggibilità e vendibilità del prodotto, si cercavano situazioni ricche e con un minimo di complicazione sia a livello di schemi che di morale, qui viene preferito il facilissimo assedio dei Cattivi contro i Buoni, senza se e senza ma, tutti di facile identificazione per gesti e connotazione fisica.
Laddove si preferiva una estetica meno immediata e volgare qui ci ritroviamo invece con angeli centurioni che paiono gli scarti di lavorazione di qualche Sword and Sandal di troppo tempo fa e, infine, laddove c'era un minimo lavoro di scavo e informazione qui si preferisce rimanere così sul vago da far sembrare alcuni atteggiamenti più frutto del tiro di un dado che di qualche tipo di ragionamento.
Ecco allora che il film diventa esclusivamente funzionale alla messa in scena di alcuni quadretti e sequenze: la vecchietta zannuta e cattivissima, il RagnoGelataio Urlante (interpretato da un Doug Jones che dovrebbe valutare con maggiore attenzione come proseguire la sua carriera, evitando il cul de sac dei ruoli da mimo), Gabriele armato di mazza rotante supertecnologica e ali-rasoio in puro Marvel Style, e poco altro.
Film come questo, con lo sfondo di qualche tipo di facile canzoncina metal, potrebbero essere rimontati in un videoclip di cinque minuti senza che qualità ed efficacia ne risentano.
Intrappolato fra estrema (e inappropriata) serietà e ipercitazionismo (Brivido, Carpenter e Romero, Dal tramonto all'alba, Feast e tantissimo altro ancora, senza trascurare il fastidioso particolare della cittadina che si chiama, sigh, Paradise Falls), vittima di scelte di cast quantomeno dubbie (Dennis Quaid ha rinunciato a recitare da quando Stone gli ha spaccato la schiena mentre faceva il quaterback, purtroppo) e afflitto da un grave caso di cattiva computergraficosi, Legion arranca verso l'insopportabile finale che vuole forse convincerci di quanto siano davvero misteriose (schizofreniche?) le Sue Vie.
Paul Bettany cerca di salvarsi dal disastro, sceglie la via del tipo duro, rude e sparatutto: minimizza comunque i danni ma è poca cosa a fronte di un film che proprio nei momenti in cui si dovrebbe schiacciare sull'acceleratore sceglie di parcheggiare l'azione e inebetirci con qualche filippica random che pare estratta di peso dalle pagine della posta di Gente, Chi o fogliacci simili.
Dati tecnici sotto la media tenuto conto dei 26 milioni di dollari buttati dentro questo pozzo, con la fotografia talpoide di John Lindley (che così bene aveva fatto in Mr Brooks e Reservation Road) che tutto ottunde e occulta.
Quando le sue scarse luci avranno finito con il rendervi ciechi ecco che ci penserà John Frizzell a farvi diventare sordi con i suoi scontati cori dell'Apocalisse.
Lento (e confuso quando sceglie di muoversi), verbosissimo e privo di atmosfera religiosa, senso d'assedio o atmosfera da fine del mondo, Legion è prodotto spiegabile solo con la fregola, da parte di ogni casa di produzione, di avere almeno un titolo da fine del mondo in catalogo entro il 2012.
Da evitare a ogni costo a meno che non vogliate farvi una scorpacciata dei tatuaggi e bicipiti del Bel Bettany ...
Altri film nell'Archivio Recensioni Cinema
Anche gli angeli amano le risse (dossier)
Filmato:




















Peccato, perché in questo titolo ci speravo.
RispondiEliminaDa fan di Prophecy e seguiti vari, devo ammettere che il sottogenere mi affascina.
Ma è anche un filone ad alto rischio di stereotipi. Dalla tua recensione si evince che li hanno proprio presi tutti, porca putrella.
Ma alla fine, e in questo senso allargo il ragionamento un po' a tutto il non-genere horror, mi par di dedurre che gli stereotipi e la non-originalità sono ciò che la plebe anela...
Io ho smesso di sperare in questi film.
RispondiEliminaThe Prophecy è l'unica eccezione, credo.
E comunque quoto Alex. Lo stereotipo "rassicura", mette a proprio agio.
Io mi ci annoio e basta, ma che ci volete fare?
"Solo Garth Ennis può venirmi a raccontare storie di scontri apocalittici in una piccola tavola calda/stazione di servizio spersa nel deserto, con Dennis Quaid e Paul Bettany come ultimi baluardi del genere umano, e farla franca."
RispondiElimina... e considerato che Ennis non lo digerisco, non accetterei l'apocalisse in tavola calda manco da lui!
A Hollywood evidentemente continua a circolare quel vecchio manuale di "In Nomine"...
RispondiEliminaSullo stereotipo e sulla non originalità, tuttavia, consiglierei una certa cautela.
Non c'è nulla di male nei cliché, se questi vengono utilizzati in maniera originale.
È quando il cliché, lo stereotipo, vengonoinnestati così come sono nella trama, senza alcuna elaborazione e senza alcuna innovazione, che la storia precipita.
Esistono storie eccellenti costruite su pile e pile di cliché- basta pensare ad un buon film di James Bond o, nel campo dell'orrore, al classico topos della casa infestata, usato con successo da autori che hanno saputo guardarlo sotto ad una diversa angolazione.
Sul fatto che la massa desideri la rassicurazione dell'ovvio e del semplice-e-scontato... ah!
La massa è stata diseducata all'apprezzamento della complessità.
Sui cliché la penso come mana, ma c'è da dire che molti sceneggiatori e registi hanno in testa l'equazione cliché = permesso a lavorare in modo sciatto e con pigrizia, che non è esattamente quel che ho in mente io quando penso a quella parola...
RispondiEliminaPer me un cliché si autodefinisce.
RispondiEliminaLi accetto abbinati all'ironia, ma non riesco a correlarli alla parola originalità.
Mi sembrano piuttosto "utili" proprio a fare quel che dici tu, Elvezio: confezionare prodotti anonimi e sciatti.
Pieno accordo con la tua recensione. Io ho trovato questo film anche molto ambiguo nel suo sottotesto moralistico religioso. L'ho anche scritto nella mia rece, laggiù da me. Gravemente ambiguo: di che Dio stiamo parlando? Quello ebraico? Quello cristiano-cattolico? Boh. Un gran minestrone che riflette l'indifferenziato-omologante cui corre al galoppo la moderna Kultur, ormai colonizzata da slogan memetici che distruggono lentamente, silenziosamente ciò che resta dell'Inconscio, del Soggetto, del Significante. Non so se hai letto l'ultimo interessantissimo libro di Recalcati, "L'uomo senza Inconscio" (Raffaello Cortina, 2010), di cui suggerisco molto la frequentazione, poichè getta luci nuove sulla postmodernità, in chiave psicoanalitica. Un discorso che coinvolge naturalmente anche le derive della Kultur. Compresa certa cinematografia agglutinante come questa di Stewart.
RispondiEliminaHai ragione, Angelo, da vendere.
RispondiEliminaChe poi, volendo riassumere e fare i cattivelli stupidi...
...
SPOILER
...
Sono Dio e ora sono stufo, a morte gli Umani. Però morte con delle regole, gli angeli possono solo impossessarsi di inutili babbioni gelatai e usare un decimilionesimo del loro potere.Ah no, ritratto, ne mando uno potentissimo. Ma sono comunque Dio, sono arciconvinto, morte agli Umani, inutili e schifosi.
Ehi ciao Dio siamo quattro umani mischiati a cazzo dentro una tavola calda e sai non vogliamo morire, lottiamo e guarda ora salviamo pure sta tizia incinta.Dio, dai, su, la vita è bella e l'amore regna e guarda quest'alba che spettacolo, madò...
Dio: oh, cavoli, che forti gli Umani, che teneri, che migliori, ma guardate quanto sono tosti e hanno valori e tutto e guardano pure l'alba (wow, che bravo che sono, tiro fuori di quelle albe da delirio) e ok mi avete convinto vi risparmio tutti quanti.
Se fossi religioso mi sentirei tremendamente offeso da sta roba, ma molto di più che da un Dawkins o chi per lui...
Pollice verso per "Legion", decisamente.
RispondiEliminaPossibile che non si riesca ad avere un film decente che dipinga l'Apocalisse?
Parlo chiaramente dell'Apocalisse vera, quella della Bibbia.
Potrebbe essere un tale spettacolo...
Visto.
RispondiEliminaAvevi ragione. Pallosissimo e insensato. Praticamente le cose decenti le hanno riassunte nel trailer.
Senza parlare della morale d'accatto che sta alla base della trama (trama?).
Meno male che Santo Streaming ha salvato gli 8 euro che avrei buttato al cinema...
un film che è talmente una cazzata che un po' mi sono persino divertito a vederlo (ma le mie aspettative partivano già basse)
RispondiEliminaHo visto da qualche ora il film e, a mente fredda, nel pieno delle mie facoltà mentali, posso dirlo.
RispondiEliminaQuesta recensione è ingiusta.
"Legion" è il film che mi ha regalato le risate migliori dai tempi di Troy, quando una mia amica che portai al cinema commentò il solo prologo con un "vaffanculo!" così potente e baritonale da far invidia a Pazuzu.
Questo film è un gioiello. Le perle migliori?
- "Papà, DIGLI CHE TI DISPIACE!"
- "Ah, anche io, quando ero più piccolo... " (e parte il momento sega mentale introspettiva traumatica).
- "Papà, sono sconvolto... non ho potuto premere il grilletto!" (dopo aver appena visto una balda ottantenne arrampicarsi su un muro e farsi crescere le zanne)
- "Sentivo di doverlo fare/ non doverlo fare!" (la frase usata per giustificare OGNI scelta dei personaggi).
- "Cara... è arrivato l'UOMO DEI GELATI" (uno dei personaggi, prima di morire, presagendo non si sa come l'arrivo di un mostro).
- "Perchè combatti ancora? è tutto finito!" "Uh... VAFFANCULO!"
Dio vince a mani basse per il suo sense of humor che gli fa mandare come sicari (ma un bel fulmine sul fast food no, eh?) una vecchietta in preda alla sindrome di Tourette, un UOMO DEI GELATI allungabile e un arcangelo che fa la trottola con le ali urlando "attackensplugen!" come Ryu o Ken in Street Fighter.
Maledetto, per un secondo quando ho letto le prime righe ho pensato ti fosse davvero piaciuto e, belin, ok le differenze di gusto ma non so se sarei riuscito a inventarmi qualche risposta urbana e cortese...
RispondiElimina