THE ENTITY1981 (distr. 1983), USA, colore, 125 minuti
Regia: Sidney J. Furie
Soggetto/Sceneggiatura: Frank De Felitta
Produzione: Pellport Investments e varie
Carla è una trentenne single che ha già tre figli, uno adolescente e due bambine più piccole. lavora e frequenta un corso di dattilografia per migliorare la sua posizione sociale.
Ha avuto in passato relazioni disastrose, con un ragazzo tossicodipendente che è poi morto e con un uomo più anziano di lei che l'ha lasciata dopo qualche anno.
Ora frequenta un ricco uomo d'affari che è sempre in giro per lavoro.
Improvvisamente, una sera, Carla viene attaccata in casa sua da una forza invisibile che la stupra.
Gli attacchi si ripetono, distruggendo parte del mobilio della casa, continuando ad abusare violentemente del suo corpo e mettendo a rischio la vita dei figli.
Nemmeno l'esterno è sicuro: la forza invisibile l'attacca in auto o a casa di amici.
La donna si rivolge a uno psicologo senza apparenti risultati e quando finalmente un attacco ha come testimone la sua amica Carla ne accetta l'origine soprannaturale e chiede aiuto a un dipartimento di parapsicologia.
Riuscirà a liberarsi della malevola entità prima che sia troppo tardi?
Anno importantissimo, il 1981, per le donne del cinema horror: spuntano fuori due personaggi magnifici come Anna di Possession e Carla di The Entity: se aggiungiamo poi al gruppo delle uscite altri titoli quali Scanners, Evil Dead e An American Werewolf in London possiamo renderci conto di quanto sia stato importante quell'anno per la storia intera del nostro non-genere preferito.
E avercene di donne come questa Carla.
Infanzia funestata da un padre incestuoso, fuga da casa per andarsi a intrappolare in situazioni ancora peggiori nella Grande Mela, si ritrova vedova e madre prima dei vent'anni, cerca di ricostruirsi una vita con un nuovo uomo, questa volta più vecchio, che la lascia con altre due bambine.
Carla lotta, trova un lavoro, non riesce quasi a pagare l'affitto ma non si ferma e lotta ancora: corsi notturni per acquisire una qualifica che possa aiutarla a trovare un lavoro migliore, quando torna a casa trova sempre la forza di sorridere alle due bambine e ha un ottimo rapporto con il figlio più grande.
In mezzo a una vita faticosa che stroncherebbe gente all'apparenza ben più forte, l'indipendente, indomita e coraggiosa Carla trova anche il tempo per coltivare amicizie e una relazione altalenante con una persona decente. Chissà cosa direbbe Elisabeth Badinter di Carla...
Ma se sei una donna che ce la fa anche senza i maschietti (o meglio, nonostante essi), la punizione è sempre presente e se non ci riescono gli uomini e le loro istituzioni, allora ci provano le entità sovrannaturali.
Sidney J. Furie, solidissimo professionista proveniente da un passato Hammer e in seguito rivoltosi alle più tranquille spiagge dei drammoni con star di sicuro richiamo e budget più che decenti, torna al non-genere horror dopo qualche decennio e lo fa affrontando il complesso e intrigante tema degli stupri astrali/soprannaturali in modo serissimo, senza temere mai il ridicolo che rischia di suppurare in ogni istante nel caso non si sappia controllare tale argomento.
Serietà vuol dire da un lato studiare il tema e dall'altro contornarsi di ottimi professionisti per cercare di dar forma a quanto si è visto e capito studiando.
Ecco quindi la ricerca approfondita su quanto accaduto alla "vera" Carla, tale Doris Bither e, di conseguenza, la scelta di appoggiarsi a chi il caso lo aveva seguito seriamente fina dalla seconda metà degli anni Settanta, ovvero quel Frank De Felitta che tempo fa era autore assai stimato e pubblicato anche qui in Italia.
Per ovvie ragioni drammatiche De Felitta si prende qualche libertà, amplifica portata e intensità degli attacchi e immette lo strano prefinale con la trappola che dovrebbe catturare e bloccare l'entità, ma tutto sommato fa un buon lavoro e ci regala personaggi di grande spessore, magnificati da interpretazioni memorabili da parte di Barbara Hershey e Ron Silver.
Conscia di aver avuto un'infanzia e adolescenza problematiche, Carla, pur pensando di sapere che il problema sia "reale" e fuori dalla sua mente, si affida in prima battuta alla soluzione più razionale (e quindi "sana"?) possibile, ovvero corre di sua volontà dallo psicologo, nei confronti del quale (altro atteggiamento da sottolineare) non ha mai, fin dall'inizio, un rapporto supino, anzi, è molto conflittuale e pone quesiti e dubbi.
Le risorse di Carla, nel corso del conflitto con la creatura, non si risolvono certo solo all'affidarsi alla scienza (per alcuni pseudotale, ma non apriamo davvero dei baratri di discussione). Si confronta con l'entità, la sfida, la combatte e cerca persino una sorta di compromesso pur di non mettere a rischio la vita dei figli ("le permetterò di fare quel che vuole fare"), si affida alla rete amicale (corre due volte a casa della sua migliore amica), chiama i ghostbusters senza esitazione e trattandoli esattamente come ha trattato lo psicologo, fino alla decisione che vedrete nel finale, anche quella ammirevole e segno di una personalità matura, complessa e affascinante.
Vi sono dei momenti di cedimento, come è ovvio che sia in una situazione di questo tipo, quello più preoccupante di tutti è quando, a letto con il suo compagno, supplica l'oggettivazione: "Mettimi in tasca e portami con te", frase tremenda che farebbe scattare ogni tipo di allarme in altro film e con altro personaggio di donna, ma che inserita in questo contesto è appunto solo un comprensibile momento di estrema debolezza e una voglia di fuga totale, cosa che aggiunge ulteriore spessore alla sua già bella caratterizzazione.
Che è ottima anche dal punto di vista fisico: Furie e la Hershey mettono in piedi alcune scene di attacco e stupro che ancor oggi conservano intatta tutta la loro disarmante e oscena (in più di un senso...) violenza ma evitano ogni nota di patetismo o di retorica della vittima, intervallandole con alcuni momenti di intrusione più sommessa e manipolatoria che hanno maggiore impatto.
La scena più insostenibile, se ci riflettiamo un momento, non è una delle tante in cui l'entità spacca mobili, lancia fulmini e poi apre le gambe a Carla per violentarla.
No, l'abisso è mirabile in un momento in cui Carla è finalmente addormentata, la creatura invisibile entra nella camera, solleva il lenzuolo e comincia a manipolarle i seni (e probabilmente anche la vagina) fino a portarla all'orgasmo nel sonno, evento che la donna in seguito confesserà allo psicologo sentendolo come ancora più intrusivo della già insopportabile violenza fisica.
Scena il cui impatto è amplificato a dismisura dagli effetti speciali (Stan Winston Studio, fra l'altro in questo caso dei semplici getti d'aria compressa) che, tolto di mezzo (rendendolo invisibile) l'assalitore ci mettono di fronte all'essenza dell'atto, con i seni manipolati che cedono alla pressione.
E non è solo una questione di felice caratterizzazione del personaggio di Carla: l'intero film è spietato battleground fra i due sessi nel quale il maschio ne esce più o meno costantemente con le ossa rotte.
Il padre di Carla era un uomo incapace di comunicare che manifestava desideri incestuosi.
Il primo ragazzo di Carla (e padre del suo primo figlio) una persona inaffidabile, immatura, tossicodipendente.
L'altro compagno (e padre delle due bambine) era un uomo più anziano che non riusciva a legarsi a posti e persone e che è scappato via lasciando una ragazza giovane alle prese con tre figli.
Il compagno attuale è una persona assente, che promette e non mantiene, incapace di stare vicino a Carla nel momento di assoluto bisogno.
Il marito della migliore amica di Carla è un individuo scontroso e ostile, egoista e incapace di manifestare affetto e solidarietà (o di ospitare in casa per più di una notte) alla donna e ai suoi figli.
Lo psicologo, per quanto migliore di tutto il resto del gruppo, è persona ottusa e ostinata, incapace di apprendere, che ha un atteggiamento fideistico nei confronti della propria materia e di negazione verso qualsiasi elemento che infici le sue tesi.
Gli specialisti di parapsicologia sono dipinti come dei nerd, spesso redarguiti dalla donna a capo del dipartimento, che hanno un atteggiamento più da fan che da studioso nei confronti della loro materia.
Per contro, oltre a Carla, abbiamo altre due figure femminili assai brillanti (e che brillano non per adozione di comportamenti maschili): l'amica di Carla è una donna che non trascura il suo corpo e la sua bellezza, non è succube del marito autoritario (anzi, medita di lasciarlo) ed è molto protettiva nei confronti della donna, il capo del Dipartimento di Parapsicologia ha una professionalità molto elevata e conserva un sano scetticismo di fondo nei confronti della sua stessa materia, rimanendo aperta a ogni possibile soluzione.
Elementi questi che fanno di The Entity, già pellicola in grado di assolvere benissimo alla sua funzione più viscerale e commerciale, ovvero il provocare terrore nello spettatore, un film molto, molto importante se lo inseriamo in un discorso di analisi della figura femminile e dei rapporti donna-uomo all'interno del non-genere horror.
Ma ci sono anche altri interessanti spunti, dalla diatriba fra psicologia e parapsicologia che purtroppo viene esasperata e ripetuta fin troppo, al senso di precarietà economica (Carla non riesce a pagare l'affitto) e transitorietà (ha già traslocato parecchie volte, durante il film passa del tempo o a casa dell'amica o addirittura in macchina con i figli) che aggiungono sempre impatto e spessore nell'horror.
Per contro l'intera sequenza del trappolone vira involontariamente nel semicomico ed è un momento gravemente fuori sincrono con il resto del film.
E a tutto questo si aggiunge l'altissimo livello professionale di praticamente ogni reparto, dagli attori che forniscono prove solidissime fino ai già menzionati effetti speciali che rafforzano la durezza di certe scene, passando per gli accurati costumi e le scenografie, il tutto pastosamente fotografato dal grande Stephen H. Burum, uno dei preferiti assoluti qui nella Malpercasa. Qualitativamente meno alto il livello del montaggio e in generale dieci minuti in meno avrebbero giovato alla resa finale, considerando la ripetitività di alcuni momenti.
Discorso a parte merita il genio di Charles Bernstein alle musiche: abbandonato il sinistro fioretto usato in altri film ecco che il maestro afferra la synth-clava e martella degli assalti proto-industrial senza i quali le scene di stupro perderebbero buona parte del valore ed efficacia.
Pietra miliare, film da rivedere spesso o da scoprire per i fortunati che non lo hanno ancora visto!
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Filmato:




















Grandissima pellicola - forse la mia preferita nel genere.
RispondiEliminaA parte Barbara Hershey, brava e bellissima (avrebbe dovuto essere Rachel di Blade Runner - destino maledetto!), si tratta di una pellicola estremamente soddisfacente.
Butto lì un paio di considerazioni sfuse.
Considerazione numero uno - si noti, prego, che nessuno, da nessuna parte, nel corso del film cerca di dirci chi diavolo (?) sia l'entirtà; nessuno se ne viene fuori con "è il satanasso!" oppore "é l'anima inquieta del postino!", "è un alieno libidinoso!" o chissà che altro.
Questa scelta, lungi dal lasciare un vuoto, accresce da unaparte l'elemento orrifico (la famosa paura dell'ignoto di lovecraftiana memoria), e dall'altra rafforza il taglio fantascientifico della pellicola.
Considerazione numero due - Entity è (anche) un film di fantascienza, e come tale viene catalogato (ad esempio) sulla vecchia enciclopedia Aurun/Overlook. Tutto, nell'approccio alla sceneggiatura, ha un taglio scientifico. Non ci sono ravanamenti mistici, derive spirituali, esoterismo da baraccone. E se la scienza si rivela in ultima analisi fallimentare nel gestire il problema, è anche vero che gli scienziati vengono tratteggiati positivamente (molto più positivamente di quanto accada nel cinema dei primi anni del ventunesimo secolo).
Considerazione terza - ho conosciuto (e raramente lavorato con) ricercatori su progetti d'avanguardia e un po' improbabili: l'entusiasmo "da fan" è sempre presente. Per affrontare un progetto che tutti gli altri dicono impossibile/inutile/superfluo, devi avere passione per ciò che fai. Fosse anche costruire una finta casa di periferia sul campo da basket.
In questo, ("fan attitude" e campodabasket) ilfilm si mantiene coerente col proprio taglio realistico.
Ultima cosa buttata lì - èvero che Carla ha un partner piuttosto insipido, ma l'impressione molto forte (mia, per lo meno) è che Carla trovi molto più gratificante ilrapporto con lo strizzacervelli e con la banda di nerd.
Se Carla è affettivamente gratificata dai propri figli e sessualmente gratificata dal proprio compagno, intellettualmente è gratificata dalle persone competenti che la prendono sul serio.
E qui chiudo lo sproloquio.
Tutto vero e interessante (bisognerebbe fondare un blog a 4 mani, se ne avessimo il tempo).
RispondiEliminaIo direi che Carla è innamorata dello psicologo, oltre che intellettualmente gratificata, ma il finale dice altro, ahimè...
Comunque sì, terza volta che lo rivedo e nmon perde nulla, built to last...
Concordo! splendido film!
RispondiEliminaanni '80... bei tempi che purtroppo non torneranno più. Allora il cinema era ancora genuino e tanto tanto creativo.
Mi permetto una postilla: sebbene prodotto nel 1981 il film è stato distribuito nel 1983 (infatti sulle prime ero rimasto perplesso a leggere l'anno, poi ho fatto una ricerca e ho avuto conferma che l'uscita in America è stata il 4 febbraio 1983, anche se già a fine '82 il film è uscito in alcuni paesi nordeuropei).
RispondiEliminaBel film in ogni caso, Barbara Hershey grande e sottovalutata attrice!
Cavoli se devi permetterti!
RispondiEliminaVisto che dividerò alcuni calcoli in base alle decadi è molto importante che si rien tri nel decennio. in questo caso ok, ma in altri casi potrebbe essere cruciale.
Ora correggo, grazie.
Ti ringrazio Elvezio per avermi fatto avvicinare a piacevoli visioni che altrimenti chissà quando avrei incontrato. Questa pellicola però non m'ha convinto, l'avevo vista e rimossa anni fà.
RispondiEliminaM'è piaciuta la protagonista così ben caratterizzata ma la scena dello stupro e la reazione di paura/gelosia del partner che afferra e gli scaglia addosso la sedia m'ha fatto scappare un sorriso goliardico. Come tu stesso hai scritto il trappolone finale toglie 'tono' al tutto ed è poco plausibile in una storia in cui si è già affidato all'inivisibile il volto del male.
Grazie a te.
RispondiEliminaConcordo, ovviamente in particolar modo sulla ghostbusterata finale...
uno dei miei film preferiti in assoluto!
RispondiEliminaCerto perde un po' nel finale quando si cerca di "materializzare" l'entità tramite quel tentivo marchiano con l'azoto liquido...