lunedì 8 febbraio 2010

Codice: Genesi (2010)

Codice_Genesi_Locandina_Poster_AnteprimaCODICE: GENESI
(THE BOOK OF ELI)
2010, USA, colore, 118 minuti
Regia: Albert e Allen Hughes
Soggetto/Sceneggiatura: Gary Whitta
Produzione: Alcon Entertainment e Silver Pictures

In un futuro post apocalittico la Terra è ridotta a un deserto, l'acqua è un bene assai prezioso e tutto è barattabile, da un paio di vecchie scarpe alla carne umana.
In mezzo a queste terre desolate popolate da gente pericolosa e disposta a tutto, viaggia Eli, un uomo che da ben 30 anni porta con sé quella che è con ogni probabilità l'ultima copia esistente della Bibbia.

Eli viaggia verso Ovest, recita continuamente citazioni dal suo libro preferito e cerca a ogni costo di evitare la violenza, ma diventa un temibile guerriero se provocato. Sulla sua strada si pone però Carnegie, il signorotto di una piccola città, che vuol mettere le mani sul libro in quanto ritiene che esso potrebbe garantirgli il potere di conquistare fette di territorio ben più vaste...

Ci sono molti elementi dentro questo film che mi hanno fatto partire favorevolmente prevenuto, convinto di potermi gustare l'ennesimo apocafilm (gli statunitensi sentono il fiato del 2012 sul collo e ci vanno pesanti con disastri e post-disastri) di media qualità arricchito però da elementi di pregio.
Datemi un qualunque lungometraggio con Denzel Washington, Gary Oldman e Jennifer Beals e, ecco, mi avete già convinto.
Ficcateci dentro Tom Waits libero di gigioneggiare nel suo negozio di carabattole e divento fan numero uno.
Inseriteci dentro una spassosissima coppia di American Gothic invecchiati, pazzerelli e con il divano pieno di armi e allora basta, il mio portafoglio è vostro.

Purtroppo non avevo tenuto conto di (anzi, proprio non avevo proprio notato) un "particolare" in grado di rovinare al momento della cottura tutti questi ingredienti, ovvero il fatto di avere i fratelli Hughes in cabina di regia.
Il duo ci aveva regalato nel 2001 quel terribile, inguardabile pasticcio di From Hell e da allora avevano avuto il buon senso di non avventurarsi più sul grande schermo, dedicandosi per un breve periodo di tempo alla produzione televisiva, ambiente più adatto alle loro capacità.

Ma a distanza di ben nove anni eccoli tornare a regalarci quello che sembra la classica lezione da corso di scrittura (classe post-apocalisse, terzo piano, in fondo a destra. No, ho detto destra, quello è il bagno!), per giunta seguita in maniera distratta e svogliata.

C'è il protagonista di turno, l'eroe solitario, taciturno ma ricco di perle di saggezza; c'è la dirty old town; ci sono gli sgherri e c'è il villain preso a uno stock discount, nello scaffale Malvagi Parloni e Isterici; ci sono le scene di violenza (sottosezioni Duelli e Assedio); c'è la bella Damsel in Distress che però (sottosezione “Siamo emancipate e non abbiamo perso le zinne durante il processo“) rivelerà al momento opportuno di essere coraggiosa e intraprendete; ci sono i soliti toni fra il grigio e il marrone.
Insomma, c'è davvero tutto quel che, se non si è in grado di gestirlo, può far annoiare a morte qualsiasi spettatore che non sia alla sua prima esperienza di westernapocalisse.

L'insopportabile tema che monta man mano fino a esplodere nel finale (la Fede ci salverà) è per fortuna mitigato dalla figura di Carnegie/Oldman, che proprio tale (bisogno di) Fede vuole utilizzare per dominare il mondo, ma rimane comunque una sensazione di stanchezza ogni volta che Eli/Washington parte con qualche citazione biblica.

Alla sensazione di stanchezza si aggiunge poi la solita questione dell'essere trattati come "consumatori imbecilli" da parte dei produttori che, evidentemente convinti che il pubblico non riesca a recepire i continui richiami al western che costellano buona parte del film, ci infilano anche citazioni sonore così esplicite e didascaliche da far venir voglia di interrompere la visione.

Denzel Washington regala l'ormai consueta, strepitosa prova nei panni di Eli, rintuzzando con la recitazione parecchi difetti di caratterizzazione psicologica (il codice morale di Eli, infatti, pare essere piuttosto casuale nella scelta di chi proteggere e chi invece condannare per inazione) ma mostra, come già si sapeva, clamorosi limiti nella gestione delle scene d'azione.

Gary Oldman dal canto suo viene lasciato libero di esagerare come e quanto vuole con il suo Carnegie e ci regala un cattivone tanto urlato quanto stereotipato, un Malvagio che sarebbe molto più a suo agio in qualche grotta o base segreta, intento a spiegare i suoi folli piani di conquista all'eroe di turno.

Peccato, peccato perché alcuni momenti sparsi (seppur illogici e inseriti giusto per il gusto di) strappano più di un sorriso, a partire appunto dalla comparsata di Tom Waits per finire con la strana coppia di vecchietti cannibali che ricevono gente per il tè delle quattro al suono di Ring my Bell.

Ma è troppo il peso messianico che cade sulle pur capaci spalle di Washington, che cede comprensibilmente alla vanità e, essendo lui stesso produttore della corbelleria, non riceve correzione di rotta alcuna.
Così come non ne riceve Mila Kunis, troppo MTV-glamour per il ruolo assegnatole e incapace di assomigliare anche solo lontanamente a una sopravvissuta post apocalittica.

Meglio non andare nemmeno a indagare la qualità di certi elementi di computer graphic rozzamente inseriti in post-produzione, così come è meglio tacere della goffaggine di alcune scene di combattimento.
Di scena noiosa in scena inutile e malgirata si arriva al forzoso twist finale (appare anche un Malcom McDowell sempre più alimentare e stanco) che lascia il tempo che trova e non mi invoglia di sicuro a premere il tasto rewind per andare a verificare se erano stati sparsi i giusti segnali e indizi.

Peccato, perché più di tanti altri suoi colleghi post(icci)-apocalittici questo Book of Eli aveva il potenziale per lasciare un ricordo ben migliore. Così invece rimangono in testa scene sparse, una colonna sonora decente, qualche lampo di recitazione. Decisamente troppo poco.

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23 commenti:

  1. Ma non ti sembra un Ken il Guerriero senza Hokuto? :D
    Io lo devo ancora vedere, ma da quel poco mi è già sembrato inguardabile.
    Gary Oldman ha sempre la stessa espressione da Léon (1994).
    Ultima nota riguarda il titolo: ma chiamarlo "Il Libro di Eli" faceva così schifo?

    ciao!

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  2. ... in effetti, Codice Genesi mi fa pensare a un bel baraccone transumano, tutto riscritture del DNA e nanomacchine...

    Il discorso è -per quel che mi riguarda - sempre il solito: bisogna rispettare il genere, perché ilgenere, se frainteso, non perdona.
    Considerare il genere solo un costume da far indossare al "messaggio" che si vuole martellare nel cervellino degli spettatori è una ricetta per il disastro.

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  3. Queste tue ultime recensioni fanno passare qualsiasi voglia di mettere piede in un cinema.
    Il cinema non è morto ma è in coma profondo.
    E i pochi segni di risveglio in Italia non si vedono proprio più...

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  4. Ho visto il teaser sabato e devo dire che NON mi ha invogliato affatto a visionare il film.
    Prova a immaginare questa sensazione amplificata cento volte dopo aver letto la tua recensione...

    Lo metto semmai in coda di download.

    PS: e che questa deriva reborn christians di cui ci ammorba una certa cinematografia è diventata davvero insopportabile...

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  5. @McNab
    Gli investimenti da parte di certi gruppi evangelici nelle produzioni cinematografiche stanno aumentando di anno in anno.
    Negli USA (prevalentemente) è in corso una guerra.
    Ed è abbastanza interessante notare che se è indubbio che vi sia molta propaganda atea al cinema negli USA, si tratta quasi sempre di documentari (sarà per quello che qui da noi non li distribuiscono, vero? Perché sono documentari, non per motivi ideologici...) mentre la propaganda evangelica tende a prendere la via della fiction.
    Potrei fare delle battute molto taglienti, su questa dicotomia.

    Mi limito invece semplicemente a notare la mia scarsa pazienza per chi cerca di cacciarmi in gola a forza ciò in cui crede (o non crede).

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  6. Concordo con McNab e con Mana sul fatto che questo trend "reborn christians" stia infiltrando in modo fin fin manipolatorio i gusti dello spettatore medio. Sembra comunque che le case produttrici abbiano proprio un'idea di spettatore come "spettatore imbecille". Il mio dubbio, a questo punto, è che questa imbecillità sia reale, diffusiva ed epidemiologicamente ingravescente, altrimenti costoro non produrrebbero simili pasticciacci composti da facili mitologie pseudo-biblico-moralistiche, capaci di incantare solo l'inconscio-bambino di spettatori bambini. Ma questo è ciò che accade, in effetti, purtroppo.

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  7. @Davide: un annetto fa scrissi un articolo sugli scrittori finanziati dai gruppi di Reborn Christians. Mentre mi documentavo ho scoperto che si possono permettere di creare dei veri bestseller, roba da stracciare perfino i vari Dan Brown e Tom Clancy.
    E' evidente che non lo fanno solo per tornaconto economico.

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  8. PS: è notizia di ieri che Sarah Palin si candiderà per i Repubblicani fra un paio di anni. Parliamo di un'invasata che crede fermamente alle vaccate sul "rapimento" in cielo dei reborn christian, mentre sulla terra prenderà piede il regno dell'Anticristo.
    Si prospettano anni interessanti...

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  9. @Martin: per fortuna ho visto negli ultimi giorni la prima vera bomba del 2010, inaspettata, Town Creek/Blood creek, favoloso. Ne parlerò quanto prima...

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  10. @McNab
    Sui capitali coinvolti, niente da dire - hanno un sacco di quattrini e non hanno scrupolo ad impiegarli.
    Il mio preferito rimane comunque Harun Yahya, che è riuscito a regalare decine di migliaia di copie di volumoni hardback superilustrati nel tentativo di dimostrare che Darwin sbagliava.
    Dove li prendono i soldi?

    @Angelo (nomen omen)
    Pensa al successo che ha avuto anche da noi una serie TV come "Touched by an Angel", sulla tipa che viene precettata come aiutante dell'Angelo della Morte (!) - in ogni episodio entra in contatto con qualcuno che morirà e gli fa capire che è bello così.
    Polpettone manipolativo e antiscientifico - uno degli episodi consiste nel convincere la ragazzina moritura, "prima che sia troppo tardi" che le teorie evoluzioniste sono sbagliate...
    Pericoloso, ma di ampio successo.
    Una fetta di pubblico è fortemente manipolabile.

    Dato interessante, i fondamentalismi - evangelici e musulmani fondamentalisti propugnano le stesse idee, anche se faccia a facia farebbero a pistolettate trovando le proprie posizioni reciprocamente inconciliabili.

    Ma ciò che sorprende, naturalmente, è che idea che paiono presa da Hellblazer non abbiano mai scatenato le ire dei guardiani della nostra moralità...

    E qui mi stoppo,perché l'OT incombe.

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  11. @Davide: da dove prendono i soldi? Da DIO! Semplice no? Comunque la storia di Yahya è pazzesca (la conoscevo ma non ricordavo il nome). Di certo questa gente non mira solo al potere economico. Chi la pensa così sbaglia. Ci sono degli aneddoti sull'entourage di Bush che fanno venire i brividi... gente che si augurava, anzi, incitava l'Armageddon. E cercava di convincere la gente della necessità del conflitto finale proprio tramite libri e film.
    In tema di serial vogliamo dire qualcosa su Jericho? Stroncato perché faceva filtrare un messaggio fortemente antiamericano (alla fine i "buoni" erano anarchici e pacifisti).

    Va beh, chiedo scusa a Elvezio dell'ampia OTtata...

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  12. No no no, avete il dovere, voi che siete informati, di andare OT, più IT che mai.

    Segnalo, per prendere alla larga il problema, l'ottimo documentario in tre parti della BBC, The Power of Nightmares...

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  13. @McNab
    Da Dio?!
    Ma se Dio ha continuamente bisogno di soldi - come diceva la buonanima di George Carlin.

    Il mio personale oggetto dell'incubo è Left behind, orrida serie fantascientifico/apocalittica che dipinge (fra le altre cose) gli ebrei come alleati dell'Anticristo (che è europeo, naturalmente - e di cognome fa Carpathia), e che immagina un mondo dove sono rimasti in circolazione solo i peccatori - poiché i puri sono stati portati in cielo.
    I nostri eroi (che hanno tutti nomi tipo Buck, Bruce e cose del genere) sono i membri della Tribulation Force.
    Sedici volumi.
    Quaranta milioni di copie vendute.
    Senza contare i fumetti, i CD e gli audiolibri, i videogiochi, le serie Tv ed i film...

    E dire che è così difficile trovare i soldi per fare un buon film basato, chessò, su "Gli anni del riso e del sale"...

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  14. Accidenti Elvezio, e io che ci speravo in 'sto film…

    Ti prego (che visto la deriva dei commenti mi pare l'atteggiamento più efficace), posta al più presto una recensione positiva che altrimenti mi sale la depressione.

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  15. Mi sa che a sto giro risparmio i soldi del biglietto ! Il trailer sinceramente non mi aveva ispirato per niente....e confermo anch'io che ormai il buon Gary Oldman è in fase calante (a parte il ciclo Batman).

    Ma i fondamentalisti che hanno prodotto questo film non saranno mica gli stessi di "Fireproof" ??

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  16. @Davide: ho letto il primo capitolo di Left Behind, che da noi grazie a Dio (a Satana?) è passato decisamente in sordina.
    Beh, è veramente un orribile papocchio con finalità di proselitismo. Ci salviamo perché è scritto male.
    E' invece assai scritto meglio, ma pur sempre agghiacciante a livello di messaggio subliminale, i dittico "Alla destra del padre" e "A sua immagine", di James Beauseigneur, dove i "cattivi" sono quelli dell'ONU, i seguaci della new age, gli atei e gli scienziati.
    Fantastico, no?

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  17. @ Iguana: arrivano le recensioni positive, arrivano...
    Entro la settimana una di cinema e una di letteratura...

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  18. I got the news, come cantavano gli Steely Dan: la prossima "fatica" dei fratelli Hughes consisterà nel rifare "Akira".
    In due parti.

    La domanda è - se l'originale "Akira" di Katsuhiro Otomo fu responsabile dell'esplodere della mangamania in occidente, riuscirà l'"Akira" degli Hughes a suscitare abbastanza vergogna nella comunità degli otaku da far scomparire il fenomeno manga/anime dall'occidente, per l'eternità?

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  19. concordo decisamente sia nel giudizio su questo, che su from hell. 'sti fratelli hughes erano assenti da una decina d'anni, ma non si sentiva proprio la loro mancanza.

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  20. Visto ieri. Scetticismo confermato da una pallida sceneggiatura, un pallido cast, una pallida regia. Insomma un totale pallore.
    Mi ha lasciato perplesso la stranissima vicinanza in fatto di storia generale e fotografia con The Road, con V. Mortensen, che tratta lo stesso tema in un modo diverso. Un pò meglio ma nemmeno in maniera troppo sorprendente, a volte irritante.
    A me Codice Genesi ha ricordato, in più di una scena, il parto incrociato fra Mad Max e un film western tipo Appaloosa.
    Devo dire che senza aver intravisto Tom Waits avrei lasciato li dopo 20 minuti.
    Per chiudere, mi sto chiedendo perchè Gary Oldman non dia più il massimo da un pò; qui siamo ad un 10% delle sue possibilità...
    Ciao a tutti

    Michele - tarta11@yahoo.it

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  21. Sono d'accordo con quanto hai detto. Specie su Gary Oldman, pare in fase transitoria davvero da troppo tempo.
    Non mi era spiaciuto però in Backwoods, lo hai visto?

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  22. Si. Tempo fa dopo tua recensione. Non male l'idea della Spagna montanara e ignorante, sicuramente si posiziona davanti a tanti film (mi spiace ripetermi) americani, che esagerano sempre, senza trovare un filo logico che giustifichi anche la violenza oltre all'ostilità indigena (The Hills Run Red).
    Invece in Backwoods la storia regge benissimo e Oldman, effettivamente, pare al posto giusto nel momento giusto. Però io lo preferisco di più nelle sue versioni psicotiche o misteriose. Non so, avere sempre in mente Leon, Il quinto elemento o Dracula me lo fa vedere sempre un pò stanco appena fa parti buone come questa o dignitose, come Gordon nei nuovi Batman.
    Oldman poteva essere leggendario nel ruolo di Di Caprio in Shutter Island, per esempio...

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