BLOOD CREEK (TOWN CREEK)
2009, USA, colore, 90 minuti
Regia: Joel Schumacher
Soggetto/Sceneggiatura: David Kajganich
Produzione: Gold Circle Films, Lions Gate Films
Victor ed Evan Marshall sono due fratelli, ma mentre il primo combatte in Iraq e torna in patria da eroe, il secondo si barcamena a fare l'infermiere sulle ambulanze.
Un giorno, da poco tornato a casa, Victor va a pescare insieme a suo fratello, accade qualcosa e lui non tornerà mai più a casa, rapito o ucciso da qualcuno.
Evan non riesce a darsi pace e passa i due anni seguenti a punirsi: accudisce il padre anziano e malato che, rabbioso, non manca mai di ricordargli quanto sia inferiore al fratello; si esaurisce in lunghissimi turni di lavoro e cerca anche occuparsi di nipoti e cognata.
E un giorno, all'improvviso, Victor torna. Capelli e barba lunghi, provatissimo, segni di tortura sul corpo: senza spiegare nulla chiede al fratello di prendere due fucili e seguirlo alla volta di una fattoria nella quale asserisce di essere rimasto prigioniero durante tutto il tempo della sua scomparsa.
La fattoria in questione è edificata sopra una pietra di potere dei vichinghi, era stata studiata da agenti nazisti negli anni trenta e ora è contornata da uno steccato recante strani simboli, simili a quelli presenti su porta e finestre.
I suoi occupanti sembrano non essere invecchiati di un giorno dagli anni Trenta e nascondono un terribile segreto...
Blood Creek è macchina molto, molto particolare e affascinante.
Parte dai box come raffinato (ed espressionista?!) bolide di Formula Uno ma già alla prima curva il telaio della logica comincia a mostrare pericolosissimi cedimenti e a perdere pezzi a ogni accelerata.
Brutta cosa questa, che di solito nel circuito Malpertuis significa esclusione dalla gara o pesante penalizzazione.
Ma non per il razzo Blood Creek che, facendo tesoro degli incidenti di percorso, si libera man mano del peso di parte del suddetto telaio e carrozzeria e si trasforma di giro in giro in un dragster fra i più scheletrici mai visti e aumenta ancora di più in potenza e velocità.
Se manca la telaiologica, tengono però perfettamente il motore nazihorror, la benzina ad alti ottani d'azione, le gomme di una storia più originale e intrigante della media e il pilota di una regia di spessore ed esperienza rispetto agli altri concorrenti.
Fuor di metafora (corto)circuitante, ci troviamo di fronte a un gran titolo con cui (ri)iniziare il nuovo anno horror, dopo alcune cocenti delusioni: salutiamo il ritorno di uno dei registi in assoluto più altalenanti del circo hollywoodiano, quel Joel Schumacher che ci ha regalato in ordine sparso Ragazzi perduti o Linea mortale ma anche Batman e Robin o Number 23.
Questa volta, per nostra fortuna, Mr Schumacher è in gran forma, corre a filmare in Romania con lo scadente copione firmato da David Kajganich (o meglio, con il rimaneggiamento di una storia che nelle intenzioni dello sceneggiatore doveva essere totalmente ambientata fra Anni Trenta e Quaranta), non si cura delle crivellature logiche che bombardano ogni pagina dello script e si getta a capofitto nell'organizzare da un lato un'azione montante, senza respiro e dall'altro un adeguato frame estetico nel quale inquadrare detta azione.
Caveat emptor: saranno molte le volte che vi capiterà di chiedervi, durante la visione, "ma perché hanno fatto...", "ma come mai allora", "ok ma quindi ora loro di sicuro" o "si vabbè ma allora vaffanculo eh".
Non date retta, per questa volta non date retta.
Non date retta perché per fortuna a fronte di tali difetti abbiamo comunque un insieme di meriti che a mio avviso vale comunque, di gran lunga, la visione.
Di quando in quando romanzi e film tentano di affrontare il tema del nazismo magico e una parte dei tentativi di narrazione al riguardo si risolve con uno scontato quanto insipido sguardo ironico, comico o derisorio, grottesco quando proprio ci è andata bene.
Schumacher e Kajganich affrontano invece il soggetto con estrema serietà, riservandogli la stessa dignità che si sono meritate tantissime altre tematiche.
E la scelta ripaga, perché estromessa dalla pellicola la risata che cerca di seppellire il Mostro Nazista senza mai riuscirci, non rimane che il confronto, la lotta violenta e senza esclusione di colpi.
E questo filmaker è estremamente a suo agio quando si parla di lotta, confronto, violenza, azione: porta sbrigativamente i due fratelli dentro la fattoria (dopo averci fatto capire che bravo ragazzo sia Evan), si tiene molti segreti per la seconda parte, ci regala ottime scelte registiche (il primo colpo di fucile di un reticente Evan) che sono solo un appetizer per altri grandi momenti quando dall’intrusione si passa all’incredibile assedio del secondo tempo, introdotto da un cavallo zombie che irrompe dentro la cucina della fattoria, un momento di perturbante che riconcilia con l’horror.
Una fattoria isolata, un assurdo nazinecromante in cerca del potere dei vichinghi, pugnali e armature d’osso, bionde e splendide ragazze più vecchie di vostra nonna, rune protettive, eclissi di luna, apertura del terzo occhio, animali zombie al servizio del loro resuscitatore e due fratelli rabbiosissimi in cerca di vendetta.
Frenare la tentazione di gettarla in caciara istrionica e risaputella, ridendo di quei falliti dei nazisti che cercano Graal ed Excalibur è davvero difficile, ma Schumacher ci riesce e, nonostante tutti i paletti e sgambetti tentati dalla sempre più cieca Lionsgate, alla fine, dopo un sacco di tempo, Blood Creek ha raggiunto la giusta visibilità.
La pellicola è graziata da un cast funzionalissimo, dallo studioso nazista Michael Fassbender a un ottimo Henry Cavill nella parte del più calmo, razionale e metodico Evan, ma è Dominic Purcell che ruba la scena a tutti quanti irrompendo e immettendo quintali di adrenalina e rabbia come nemmeno Vin Diesel nel suo giorno più storto e sotto cocaina di quella da marcia boliviana.
Mai visto in una forma simile, Purcell gioca con corpo e volto tenendoli costantemente sotto stress ed esplodendo praticamente in ogni scena nella quale viene inquadrato.
Osteggiato in qualche modo dalla fotografia troppo melmosa e nerofumosa di Darko Suvak, Blood Creek rifulge comunque in troppi campi per lasciarselo sfuggire: quando avete una fattoria isolata attorno alla quale corre una mandria di cavalli zombie agli ordini di un Michael Fassbender graziato da un ottimo makeup è lecito soprassedere su certi buchi logici, e quando venite presi alla gola dalla valangante azione che non lascia quasi tempo di riflettere sui suddetti buchi allora ci siamo: sono (siamo) dentro con gli assediati, odio una volta tanto il Mostro che ho di fronte e spero che Purcell in armatura d’osso gli faccia un culo come un paiolo.
E poi c’è, ovviamente, e vale la pena di ripeterlo, la scena del cavallo non-morto in fiamme nella cucina della fattoria. Non se ne esce: è il perno del film e rimarrà impressa in retina per molto, molto tempo.
Ripetiamolo: un cavallo non-morto in fiamme dentro una piccola cucina di una nazifattoria .
Fa bene all'horror ripetere cose come queste.
Sceneggiatura rimaneggiata, intralci di produzione, tagli e rimaneggiamenti, soggetto potenzialmente comico, cattivone di turno assai pacchiano: raramente ho incontrato in vita mia un film che, partendo da così tanti handicap, sia riuscito a convincermi e appassionarmi così tanto, al punto che a fine visione, quando viene prospettato un eventuale (ma, visti gli esiti al botteghino, quantomeno improbabile) sequel, mi sono trovato a tifare per una o due ulteriori dosi di nazioccultismo.
E io ho un odio pre-emptive nei confronti dei sequel.
Da vedere.
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Filmato:




















Cavalli zombie in fiamme dentro piccole cucine di nazifattorie? Questa non posso proprio perdermela!
RispondiEliminaCavalli zombie... ho una specie di deja-vu, c'è una tavola di un manga che mi ronza in testa, non riesco a identificarla.
Ma davvero Dominic Purcell ha imparato a recitare?
RispondiEliminaPassi Prison Break in cui faceva il macho col petto villoso in bella mostra ovunque (anche se comunque la staticità di Wentoworth Miller gli rubava la scena), ma in Paura Primordiale e soprattutto in Blade Trinity, madonna, era terribile...
Infame maledetto! Sai che ora mi ha messo la voglia di recuperare questo film e vederlo? Intendo dire IMMEDIATAMENTE...
RispondiEliminaScateno i miei duergar in giro per la Rete a cercare il prezioso tesoro...
PS: comunque anch'io ho una pietra di potere vichinga in giardino. E' grave?
Wow, Schumacher oscilla tra il commercialone, il cult e il cagatone... un film con una trama così crazy direi che le miscela tutte. Che poi è anche anziano ormai, non ce lo vedo a impegnarsi con professionalità in un film che parla di nazizombie... sbavo e recupero però...
RispondiElimina@ Simone: Dominic non imparerà mai a recitare, è semplicemente adatto al ruolo :)
RispondiElimina@ Alex: più che grave, è greve!
Per adesso non trovo il tempo di vederlo, anche se oltre che da te, ne ho sentito parlare non male pure altrove. Peraltro non sono certo un fan dei "nazizombie-movies". Vedremo.
RispondiEliminaSciallis ma sei impazzito? Questo Town Creek è una vera ciofeca! D'accordo che Purcell abbia il giusto carisma ma lo scopo principale di un film come questo non dovrebbe essere intrattenere senza molte pretese? Allora perchè si sbadiglia in continuazione? Tensione zero e non è nemmeno così comicamente involontario da accontentare gli appassionati del trash. Il fratello paramedico poi è uno dei personaggi più insopportabili degli ultimi tempi e quella bandiera patriottica che campeggia alla fine sappiamo tutti dove se la può infilare. Il cattivo di turno è insulso ma si è visto di peggio quindi perchè non citare lo stupendo cavallo in computer grafica che irrompe in casa? Sigh... Eppure il bell'incipit in bianco e nero faceva ben sperare e mostra come l'accoppiata nazisti-occulto possa avere delle ottime potenzialità se ben sfruttata. Consigliato solo a chi soffre d'insonnia.
RispondiEliminaC'è da dire che "Sciallis ma sei impazzito" mi ha fatto effetto sgridata come non ne sentivo da tempo, maledizione...
RispondiEliminaPoi ti ho appena visto nell'anteprima di The Wolfman (ciofeca inenarrabile) e ora leggere che commenti mi strania alquanto.
Sarebbe interessante (ma impossibile) una mappatura completa delle concordanze e discordanze fra me e i vari commentatori, per vedere se escono dei pattern...
Per me l'unica ciofeca sono gli effetti speciali, visibilmente posticci (roba quasi amatoriale)... per il resto, Nazi-ocCULTo!
RispondiEliminaIo invece del buon Elvezio continuo a fidarmi e quindi vedo di recuperarmi il filmazzo, tanto so che poi nonho il tempo di vederlo.
RispondiEliminaNon era passato qualche tempo fa Dead Snow, sempre a proposito di nazi zombie?
Sì, e non ne ho ancora parlato, maledizione. Divertente, però, appunto, ricade nella categoria/attitudine "ridiamo dei nazi" che non è che ami in modo particolare...
RispondiEliminaNon vorrei che il buon Sciallis stesse cominciando a perdere colpi ma direi che di lui ci si può ancora fidare. In fondo due sbandate (The house of the devil e questa schifezza) su più di 200 ottime recensioni si possono tollerare ;) Ora attendo di farmi quattro risate sulla stroncatura di The Wolfman ma ricorda:
RispondiElimina1) ho un mutuo da pagare
2) sono sempre bravo e affascinante
;)
RispondiEliminaC'è una cosa che adoro di Hugo Weaving (l'attore, se è anche il caso del commentatore allora wow).
Non importa come lo trucchi.
Non conta se gli allunghi i capelli e le orecchie, lo fai diventare biondo o lo metti dentro uno scafandro.
Non conta se, come nel caso di The Wolfman, cristiddio gli metti le rendigote e le ghette e la tuba.
Traspare da lui un disprezzo per l'umanità che always make my day...
Ma proprio lo vedi eh, gli occhi gli si impallano, la bocca piega verso il centro della terra e via, maledetti umani...
E anche qua la sua tirata retoricissima sull'uomo lupo all'uomo è l'unico istante durante il quale mi sono rizzato in poltrona, sveglio, a dire: "Sì? Chiamato?"...
Poi mi sono riaddormentato e insipido m'è naufragar in quel mare di peli e cartapesta...
Non so Elvezio, questo film ha del buono, lo ammetto, la regia è piuttosto ispirata e qualche scena è indubbiamente efficace.
RispondiEliminaPerò, anche volendo passare sopra alle voragini della sceneggiatura, non mi ha preso, non ero mai sulle spine, non mi ha schifato né urtato, insomma, mi ha lasciato abbastanza indifferente.
Concordo con Hugo Weaving: l'incipit in b/n faceva presagire altro.
un film più brutto di un pulmino di brutti e ho detto tutto.
RispondiEliminaRecuperato questo pomeriggio e devo dire che nonostante le voraggini logiche nella sceneggiatura mi ha preso.Ben dirette le scene d'azione,memorabile il nazi-necromante-vampiro e gustoso Purcell in versione incazzosa.Insomma una visione la vale bene.(e poi ho la fissa per il nazi-occultismo e qui è ben rappresentato.)
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